Teglia di “Patane e maccarune”

31 luglio 2010
teglia di pasta e patate

Teglia di "patane, pasta e maccarune"

Questa e’ una ricetta che accompagna da sempre i miei ricordi di ragazzina.
La preparava molto spesso in estate la buonanima di mio padre, soprattutto nel periodo intorno a ferragosto.

Ingredienti:
- gr 400 di pasta tipo penne o mezzani
- 6 o 7 patate
- 1 bottiglia di pomodoro di quelle preparate in casa
- 3 o 4 pomodori san marzano
- 1 spicchio di aglio
- basilico in abbondanza
- origano q.b.
- olio extravergine di oliva q.b.

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Gnocchi alla Sorrentina

31 luglio 2010

Gnocchi al pomodoro

Diffusi in tutto il mondo e di origine antichissima  presentano differenze notevoli sia per la forma che per ingredienti con cui vengono realizzati: farine di riso, di frumento, di semola,  con patate, con mandorle, con pane secco, tuberi o verdure vario genere.

A Roma, vengono preparati con il semolino e sono detti appunto gnocchi alla romana,  e spesso, in base alla tradizione locale/regionale molteplici sono gli ingredienti impiegati.

Possono essere serviti come primo, come è tradizione in quasi tutto il nostro Paese,  come piatto unico o come contorno. Quest’ultimo caso è più frequente per i knödel centreuropei.

L’impiego di peculiari ingredienti ne determinava la differente colorazione: ad esempio la bietola e gli spinaci erano  utilizzati per preparare gli zanzarelli di colore verde,  mentre quelli gialli,  aggiungevano polpa di  zucca o zafferano.

Ed arriviamo nel Seicento quando subirono un lieve cambiamento nel nome e nella preparazione.

Vennero chiamati malfatti ed in alternativa alle mandorle e al pane venivano aggiunte farina, acqua e uova, quelli bianchi,  venivano  invece impastati con carne di pollo tritata, ed erano di color arancio, quando venivano preparati con carote.

Ma quelli di patate sono senzaltro i  più diffusi e rinomati nel nostro paese, e a partire dal 1880 si diffusero a macchia d’olio.

La loro storia ha inizio quando vennero importate in Europa le prime patate provenienti dal Nuovo  continente.

Gli altri tipi di gnocchi fecero la loro comparsa  dapprima nei banchetti rinascimentali della Lombardia; venivano impastati con mollica di pane, latte e mandorle tritate e venivano chiamati zanzarelli.

Ferdinando Galiani

A Napoli sono conosciuti nella forma dialettale di strangulaprievete e,  si racconta questo anneddoto, anche se, non sappiamo quanto sia attendibile poichè sul Galiani e su qualche altro prelato come il Perrella, si raccontano una infinità di storielle, forse perchè non tutti questi abatini riscontravano grosse ed immediate simpatie.

Sull’origine etimologica del nome Strangulaprievete, tra le  più dotte e ricercata, vi è quella che ci racconta Nicola Vottiero, egli presuppone, che questo termine napoletano, discenda direttamente dal greco e più precisamente da queste due locuzioni, che trascrivo in lettere del nostro alfabeto:  strangulos e preptos

Il termine napoletano, sarebbe l’unione di queste due parole greche che significano un corpo rotondo e sferico.

Ma la scaltrezza partenopea ci è ben nota per cui, e potrebbe anche darsi che alluda all’appetito clericale, data anche la consistenza dello gnocco o strangulaprieveto, che se mangiato in fretta si ferma in gola e potrebbe strozzare.

La  mia preparazione degli gnocchi,  prevede l’impiego di una patata per ogni commensale, una volta lessate queste vanno pelate e schiacciate con uno schiacciapatate,  lavorate  su un ripiano ampio fino a quanta farina  queste  riescono ad assorbire.

Il risultato dovrà essere un impasto elastico ed omogeneo,  da cui staccherete dei pezzetti e li lavorerete  col palmo delle mani in modo da ricavarne dei bastoncini sottili della grandezza di un dito.

Tagliate questi bastoncini in pezzetti di circa 2 cm di lunghezza, che rotolerete sui rebbi di una forchetta, o anche di una piccola grattugia, in modo da incavarli, affinchè possano accogliere più salsa ed essere dunque  più saporiti.

Gettateli in acqua salata e saranno cotti non appena rimonteranno a galla.

La scelta del condimento si presta ad infinite interpretazioni: con il classico Ragù napoletano, con burro fuso, salvia e parmigiano, o con un semplicissimo sugo a base di pomodoro e basilico, ed aggiunta di mozzarella a dadini, (questi vengono chiamati appunto, alla sorrentina) preparati nelle ciotoline “di coccio” e gratinati al forno risultano essere ancora più saporiti, anche con panna,  salmone e rughetta a seconda del vostro gusto ed estro creativo.

Nella città di Roma, gli gnocchi rappresentano il piatto tradizionale del giovedì, seguendo il detto “Giovedì gnocchi”Venerdì pesce (o anche “ceci e baccalà”), “Sabato Trippa”.

Ancora sopravvivono antiche hostarie e trattorie dove si segue la tradizione. Noto è il detto “Ridi, ridi, che mamma ha fatt’ i gnocchi” (usando la “i” come articolo, e non “gli” come vorrebbe la grammatica; il proverbio sottolinea l’importanza del giovedì come giorno  semifestivo, che necessita d’un piatto elaborato e gustoso e che anticipa quello di magro del giorno successivo.

In varie città la tradizione degli gnocchi varia,  infatti al sud il giorno tradizionale degli gnocchi conditi con sugo di carne ed un pizzico di mozzarella a cubetti sciolta (es. Napoli, “Gnocchi alla sorrentina”) è la domenica.
Di tutte queste prelibatezze oggi vorrei segnalarvi gli gnocchi alla sorrentina, un piatto semplice ma molto gustoso.

Per preparare questa prelibatezza, innanzitutto, occorre lavorare l`impasto per gli gnocchi.
Preparazione degli Gnocchi:

* patate (possibilmente farinose per mantenere il composto più morbido)
* farina
* sale

Le patate vanno lavate per bene, messe in una pentola coperte d`acqua e portate ad ebollizione.

Gnocchi passati sui rebbi della forchetta

Non appena le patate sono pronte, bisogna passarle ancora calde nello schiacciapatate; il purè così ottenuto va lavorato poi con la farina e un po` di sale, fino ad ottenere un composto morbido e liscio. A questo punto il composto va diviso in più parti da cui si formeranno tanti piccoli cilindri.

I cilindri vanno poi tagliati a pezzetti; se si desidera ottenere degli gnocchi lisci il procedimento si interrompe qui, se invece si desidera preparare i cosiddetti gnocchi rigati (che nel nostro caso sono più indicati perché i solchi raccolgono più sugo) allora c`è bisogno o di un assicella rigagnocchi o semplicemente di una forchetta contro cui andiamo a schiacciare gli gnocchi.

Gli gnocchi vengono poi cotti in una pentola con abbondante acqua salata e appena iniziano a salire a galla li si raccoglie con una schiumarola.
Preparazione del condimento:

Per il condimento occorrono:

* salsa di pomodoro
* mozzarella
* parmigiano
* basilico

Una volta cotti gli gnocchi vanno versati in una pirofila, conditi con una parte della salsa e una parte del parmigiano, amalgamando bene il tutto.

La superficie degli gnocchi va poi ricoperta con la salsa e il parmigiano restanti e la mozzarella tagliata a pezzetti.

Gli gnocchi vanno lasciati gratinare in forno a circa 200° e in ultimo serviti guarniti da foglioline di basilico

Cianfotta sorrentina

24 luglio 2010

Cianfotta Sorrentina

Cianfotta o ciambotta, preparazioni a base di verdure che richiamano,  negli ingredienti la famosissima ratatouille frncese e la rattatuja ligure, costituite essenzialmente da peperoni, melenzane, zucchini, patate e pomodori, ma anche fagiolini freschi, fiori di zucca, sedano, vengono servite tiepide o fredde,  sono piatti tipici della stagione estiva. In Sicilia questa preparazione viene chiamata caponata, da non confondere con quella che nella campania e’ una preparazione realizzata con le gallette o freselle, inumidite in acqua e condite con aglio, olio, basilico e pomodori o altri ingredienti disponibili.
Le verdure possono essere cotte al forno o stufate in una capace padella.
La versione sorrentina prevede l’aggiunta delle pere mastantuono e delle prugne secche
Ed in ogni caso, questo e’ un piatto che si presta a molteplici  variazioni sul tema, a seconda del proprio estro creativo e agli ingredienti disponibili sul mercato, e come diceva la mia nonna: cchiu’ ce miette cchiu’ ce truov, e cioe’ quanti piu ingredienti utilizzi piu ne troverai all’interno :-)

Cianfotta Sorrentina

Ingredienti:
- Olio D’oliva q.b,
- Peperoncino,
- 1 Cipolla,
- 1 Spicchio Aglio,
- gr 400 di Pomodori San Marzano,
- gr 300 di Patate,
- gr 200 di Carote,
- gr 400 Zucchine,
- gr 200 Zucca Lunga,
- 1 Melanzana,
- gr 300 Zucchette,
- 6 Prugne Secche,
- 6 Pere Mast’antuono (o Pere Spadone),
- Basilico,
- Sale q.b.

Esecuzione
Rosolare nell’olio la cipolla tagliata a fette sottili con il peperoncino e lo spicchio d’aglio, che eliminerete quando sarà dorato. Unite poi i pomodori pelati e tagliati a pezzi e lasciateli cuocere per circa dieci minuti prima di aggiungere le patate, le carote tagliate a dadini e un bicchiere d’acqua. Intanto sbucciate la zucca lunga e tagliatela a pezzetti; tagliate nella stessa forma anche le zucchine, le zucchette e la melanzana e unite ogni cosa nella casseruola.

Mettete il sale quasi al termine della cottura in modo che le verdure non perdano la lucentezza dei loro colori.

Lasciate cuocere a calore moderato per circa un’ora, senza mescolare troppo, aggiungete le prugne secche snocciolate e le pere (rigorosamente quasi acerbe) tagliate a pezzi.

Dopo circa quindici minuti la cianfotta sarà ben cotta,  completate, aggiungendo del buon basilico fresco e profumato.

La Tiella di Hans da “Le perfezioni provvisorie” di Gianrico Carofiglio

21 luglio 2010

Gianrico Carofiglio

Hans è il socio di Nadia. E’ un cuoco e pasticciere oltre che tedesco di Dresda. Ha l’aspetto di un ex lanciatore dl peso che ha lasciato gli allenamenti e si è dedicato alla birra. Non so come sia fnito a Bari, ma credo ci stia da parecchio perche’ parla un accettabile dialetto e si e’ impadronito dei segreti della cucina locale.

La tiella di riso patate e cozze è un piatto simile alla paella valenciana, anche se qualsiasi barese direbbe che è molto più buona. Si prepara sovrapponendo in casseruola – la tiella appunto – strati di riso, di cozze, di patate, di zucchine, pomodori freschi a pezzi, acqua di lavaggio delle cozze, utilizzando un condimento di olio, pepe, cipolle tritat

e e prezzemolo anch’esso tritato. Il tutto va tenuto in forno per una cinquantina di minuti e il risultato non è affatto garantito, se non si è baresi da almeno quattro generazioni.

“Non vorrei sembrare mai scortese con Hans, anche perchè, a occhio, non pesa meno di centoventi chili, ma ho qualche dubbio che sia capace di fare bene riso patate e cozze”.

“Tu prova la tiella di Hans e poi ne parliamo”.

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Il Ristorante “The Garden” a Sorrento

15 luglio 2010

Gennaro Prisco e sua moglie Rosaria

Sorrento è una delle località turistiche più visitate della nostra regione e, in posti come questo, non sempre è facile trovare un buon ristorante, molto spesso si mangia bene ma i prezzi sono alti e senza l’offerta di un servizio adeguato.
Il ristorante “The Garden”, è poco distante dal centro di Sorrento. E’ situato lungo la via principale, il Corso Italia, nell’incrocio con via Tasso, uno dei più caratteristici vicoletti di Sorrento.
Il suo attuale gestore, Gennaro Prisco, figlio di questa nostra terra sorrentina, nasce in una famiglia di origini contadine.
Dalla mamma impara ad apprezzare tutto quello che i giardini, gli orti, le colline sorrentine offrono per preparare sane e gustose vivande.
L’arte della madre è felicemente passata al figlio, “pasciuto” in un terreno fertile all’ombra di sagge e precise lezioni di buona gastronomia.
Il suo passato da “apprendista”lo ha spinto poi ad aprire il locale che gestisce insieme alla sua gentile consorte, Rosaria.
Gennaro oltre ad essere un grande esperto di vini e formaggi, è un appassionato gastronomo, e andare ad assaggiare la sua particolare cucina costituisce un momento di vero relax e di gustoso nutrimento.
Diplomatosi all’Istituto Nautico “Nino Bixio” ha solcato il mare per qualche tempo.
Il richiamo della cucina lo ha riportato, per fortuna dei suoi avventori, sulla terra ferma.
Aprire infatti il “The Garden” un ristorante che vanta una ricca enoteca i cui vini ben si sposano con i piatti elaborati dall’ex marinaio. Egli li propone ai suoi clienti, solo quando l’elaborazione mette in evidenza gli aromi e i sapori degli ingredienti tipici della cucina sorrentina e raggiunge con i prodotti del territorio, un perfetto equilibrio.

Tagliolini con pomodorini, melanzane e mozzarella di bufala

Se è una bella giornata, vi consiglio di mangiare all’aperto sulla suggestiva terrazza col pergolato, dove ho potuto degustare dei fiori di zucca avvolti in una fragrante pastella aromatizzata con i nostri limoni, degli eccellenti tagliolini con pomodorini, melanzane e mozzarella di bufala frullata.

Senz’altro meritano un commento, anche se al primo assaggio ti lasciano sconcertata e senza parole, le seppie servite su di un saporitissimo letto di scarole ripassate con olive di gaeta e capperi. Le due parmigiane con fiordilatte e mozzarella di bufala non hanno bisogno di annotazioni.
Non si può terminare un buon pranzo, senza aver assaggiato un dolce realizzato con la ricotta di bufala, con vaniglia e con amarene sciroppate locali, quelle nostre, quelle dei “Colli di San Pietro” che vengono raccolte in estate ed utilizzate nelle preparazioni dolciarie.
Il nostro ristorante – mi racconta Gennaro – e’ frutto di una continua evoluzione. Nel dopoguerra mia nonna qui gestiva una salumeria, successivamente mio padre negli anni ‘ 60 prese in affitto lo spazio retrostante il locale ed inaugurò uno snack bar, con sala te’ per i turisti inglesi che vi si recavano nelle ore pomeridiane. Da qui il primo nome all’iniziativa: “Tea garden“.
Noi ne abbiamo continuato l’attivita’ con un bar rosticceria – pasticceria. Successivamente nel 2000 abbiam

Semifreddo alla ricotta di bufala con amarene sciroppate dei colli di san Pietro

o deciso di tenere solo il ristorante e l’enoteca wine bar.

Nella cucina del signor Gennaro preponderanti sono gli insegnamenti e l’influenza avuta dalle due mamme: quella di mamma Rosa, legata soprattutto al territorio (Massalubrense) e quella di mamma Stella un po’ piu’ ricercata e raffinata ma sempre realizzata con l’apporto di prodotti genuini e di prima qualita’.
Un buon cuoco – sottolinea – deve essere molto paziente.

Quando si cucina non bisogna avere mai fretta! Non abbiamo un segreto, né siamo fortunati ma è perche’ mettiamo impegno nel lavoro che amiamo. Questo impegno è quello che cerchiamo di trasmettere ai nostri collaboratori con l’orgoglio di svolgere il proprio lavoro al meglio. Nella cucina del The Garden c’è l’attenzione verso le materie prime, voluttuosamente elaborate a formare nuovi piatti da quelli tipici che rivisitiamo. Questo non è capriccio o artifizio ma una naturale evoluzione, poiche’ vogliamo noi per primi essere collimati dal nostro lavoro, ed è anche per questo che, mi confida, io, come chef non ho la grande aspirazione di riuscire ad ottenere le ambite stelle per il mio locale, no, io sono convinto delle mie possibilita’, e mi basta che la gente del posto comprenda che il nostro non è un locale solo per i turisti, ma che lavoriamo bene e che venire a mangiare da noi e’ una bella scoperta!
Al mattino prima di aprire il locale il sig. Gennaro si reca presso fidate pescherie per fare la sua spesuccia.

Vede di persona cosa c’e’ di buono, e solamente dopo aver scelto pescato di ottima qualità libera il suo estro creativo realizzando le sue prelibatezze nelle cucine del “Garden”. La ricerca dei prodotti avviene dopo l’analisi del piatto che si vuole preparare, cercando di impiegare i prodotti del nostro territorio, scavando nella memoria del gusto e dell’odore.
Una buona compagnia è ovvio che si sposa bene con un buon cibo e rende felice la tavola.
Allora gli chiedo cosa ne pensa dei molti chef che sono sbarcati in tv con programmi simil-reality, puntando su un bell’aspetto e una buona presenza scenica, nonché sul successo della tendenza “cucina a domicilio“, e ci sono anche programmi dedicati alla cucina, mi risponde che oggi si va sempre di corsa e anche le donne sono troppo prese dal lavoro non hanno tempo per chiudersi in cucina ed elaborare succulenti pietanze, nonostante ci sia sin troppa informazione e troppe ricette sull’argomento, sono rare le signore che si dedicano a questo tipo di attività. Troppa pubblicità ed è il caso di ricordare in proposito un vecchio proverbio che non tutti conoscono:
Quanno sient… Cerase assaie…cerase assaie…. Tu…curre cu ‘o panaro piccerillo.!
Vale a dire troppe chiacchiere poco costrutto.
La cosa che ama prepararsi di più è la sua insalata realizzata con i pomodori l

Gennaro nella sua enoteca-wine bar

ocali e mi confessa che va matto per la pastiera
Solo da quest’anno il locale ha una nuova denominazione difatti è stato aggiunto

da Gennaro” al The Garden, poiche’ è lui l’anima del ristorante.

Una logica trasformazione dall’originario “Tea garden”,  sia per affetto s

ia per riconoscenza verso suo padre.

La nostra piacevole chiacchierata gastronomica prosegue sulle melenzane di cui io sono una appassionata cultrice e Gennaro sostiene che la melanzana è uno di quei prodotti che andrebbe rivalutato, infatti uno dei piatti del “Garden” è una preparazione realizzata con sei piccole ricette varianti circa il gustoso ortaggio.
Il suo menu’ ideale: Antipasto: calamari saltati su letto di scarole croccanti; Primo: risotto mantecato con zucchine alla scapesce con bocconcini di coccio all’acquapazza Secondo: Piccata di ricciola bruschettata agli asparagi con dadolata di pomodoro di Sorrento Dessert: Spuma ghiacciata di limone di Sorrento dop con salsa di frutti di bosco e menta fresca.
Anche le preparazioni dolciarie sono realizzate dallo staff e vi consiglio di provare oltre al semifreddo alla ricotta ed amarene anche il baba’ alla crema Rossana ed il Pestato di torrone e cioccolato.
Spesso, vengono presentate serate a tema di un prodotto locale, dove vengono proposti dei piatti di formaggi e salumi locali.
Un piccolo suggerimento ci viene da Gennaro per le amministrazioni locali: la promozione dei prodotti locali con la realizzazione di mercatini che vendano solo le tipicità del nostro territorio: verdure locali, limoni, olio di Sorrento:
Attualmente queste iniziative sono solo ad opera di qualche “imprenditore”, sempre gli stessi, che ovviamente cercano di trarne profitto.
Il mio sogno ci racconta – sarebbe quello che il Corso Italia divenisse un isola pedonale permanente, una specie di viale tipo le ramblas spagnole, dove la gente può passeggiare senza annoiarsi, con un sottofondo di musica napoletana di modo che la gente non abbia mai voglia di ritornare a casa.

Andare al “The Garden”costituisce il vero approccio con l’autentica cucina sorrentina. Credetemi… e andate a provare!!!

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Piccolo ricettario per cuochi perdigiorno di Roberta Deiana

2 luglio 2010

Roberta Deiana

Roberta Deiana si divide tra tra blog, libri e food styling, tutto quello che volete sapere di lei e’ scritto nel suo blog Confessions of a Food Stylist

Piccolo ricettario per cuochi perdigiorno pubblicato per Bietti è un divertissement scanzonato, in piena sintonia con lo spirito buontempone che anima il suo blog.

Un insolito ricettario classico con qualche tocco creativo e l’ho spennellato in tutte le sue parti (tutte le ricette, incluse anche introduzione e prefazioni) con una serie di linguaggi specifici oppure con dei modi narrativi molto lontani dalla cucina. Poi  ho mescolato bene e ho lasciato insaporire il tutto per qualche mesetto.

Sono 73, con stile fortemente letterario.
Perché, come insegna Queneau, lo stile è la base del comunicare, la sua forza e il suo divertimento.  Roberta Deiana – appassionata food stylist, cuoca e blogger – non ha resistito alla tentazione di raccontare queste ricette riprendendo qualcosa dell’esistere, perché è lì che il cibo si colloca, tra una canzone e le pagine di un romanzo, l’oroscopo del giorno e l’annuncio commerciale, un atto d’accusa e il dialogo tra madre e bambina. Leggendo il Piccolo ricettario per cuochi perdigiorno (Edizioni Bietti, 313 pagg., 16 euro) ci si diverte, incontrando la ricetta dello zabaione in forma di sms, i fiori di zucca mischiati al palinsesto televisivo e, giusto per stare in tema, “E.R. – Emergenza Ripieno”.
Ci sono le canzoni di Paolo Conte, di Francesco Guccini e di Laura Pausini, i ritmi rap dell’Insalata di Natale, il curriculum vitae “Margherita Pizza”, il telegramma “Lessato borlotti”, la telepromozione “Mangia anche tu le lasagne A modo mio” e il decreto legislativo. Bellissimo l’Haiku del pane dorato, ma anche l’insa_riso 1.0. A questa immersione forte in ricette che, in realtà, sono preparati molto semplici, e che rimanda di continuo tra parola e alimento, si arriva ben preparati. Infatti la premessa è in forma di lista da dieci comandamenti (le mie preferite…), e raccomanda le cose da sperimentare in cucina almeno una volta nella vita, quelle che non dovrebbero mancare mai nel frigo e quelle che non mancano mai (la differenza non è poca…), gli utensili che si trovano e quelli che non si trovano, i piaceri feticisti (potrei citarne qualcuno, ma preferisco che l’elenco rimanga intonso per chi lo leggerà). Qualcosa della tradizione, come i dieci proverbi sul cibo e le cose che si dicono dei cuochi. Infine un po’ di tendenza: le dieci spezie che fanno subito fusion e i dieci nomi di pesci per sushi.
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Le deliziose di Grazia

2 luglio 2010

Le "Delziose"

Questo dolce partenopeo  è tra i più antichi, ed è presente sempre nelle vetrine delle pasticcerie napoletane, facendo bella mostra di se’, tra babà, cassatine, cannoli e choux; esistono anche nella versione mignon.
Questa e’ la ricetta di famiglia di Grazia, custodita in un preziosissimo quaderno e che si tramanda da almeno tre generazioni.
Con questa ricetta potrete preparare una quarantina di “deliziose”.

Pasta Frolla
Ingredienti
- gr 800 di farina
- gr 400 di sugna o burro
- gr 400 di zucchero
- 4 rossi d’uovo
- 1 pizzico di sale
- la buccia grattugiata di due limoni
- acqua o latte q.b.
- 1 pizzico di ammoniaca
- vanillina

NB: Le proporzioni tra gli ingredienti, possono essere cambiare: per ottenere una pasta frolla un po’ più secca si possono utilizzare uova intere anzichè solo tuorli.

Per aumentarne, invece, la friabilità si può aumentare la quantità di burro o quella dello zucchero.

Esecuzione
Procedere con l’impasto come x la pasta frolla, quindi formate dei dischi di 6/7 cm di diametro,adagiateli su una placca rivestita di carta da forno e cuocete in forno a 180° fino a doratura.
Sfornateli e lasciateli raffreddare.

Crema alla ricotta
Ingredienti
- 1 kg di ricotta
- gr 500 di zucchero
- 2 cucchiai di farina
- 1 bustina di vanillina
- cioccolata fondente
- la buccia di 1 limone grattugiato
- gr 150 di mandorle

Esecuzione:
Lavorate la ricotta aiutandovi con una forchetta, aggiungete la farina. la avanillina, la buccia di limone e lo zucchero, lavorate questa crema sul fuoco, fino a quando non comincia a sobollire, a quel punto spegnete il fuoco.
Lasciate raffreddare la crema, unitevi le mandorle tritate ed il cioccolato fondente a scaglie, se piacciono potrete aggiungere anche i canditi.

Farcite i dischi di pasta frolla con la crema, rotolate i bordi nella granella di nocciola e spolverate di zucchero a velo.

Invito a pranzo da Totò Peppino e i fuorilegge

1 luglio 2010

Peppino e Titina De Filippo con Totò

Con la complicità di Peppino, Totò si finge rapito ed ottiene dalla moglie un riscatto di cinque milioni, ma la verità viene a galla quando i due vengono visti in televisione pasteggiare e bere champagne in un night club.
Tornato a casa viene veramente rapito da Ignazio “il torchio” ma non viene creduto da nessuno.
Sua figlia Valeria e Alberto sulle traccie di Ignazio liberano Totò promettendo al bandito un’intervista che gli darà la celebrità.

I due giovani si sposano e Totò cacciato di casa finisce col fare il garzone nella bottega dell’amico Peppino.
fonte: www.antoniodecurtis.com

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Rosalina, Rosalina…

1 luglio 2010
Hilda

Hilda

Forse oggi Rosalina potrà smettere di dannarsi per migliorare la propria linea visto che secondo un recente sondaggio della Swg gli uomini italiani preferiscono le donne rotonde.

Un sogno che si avvera per tutte le donne in lotta con la bilancia? Macchè… i nomi che ipocritamente emergono dal sondaggio sono quelli di Sabrina Ferilli e Jennifer Lopez: due signorine che più che abbondanti sono da considerare maggiorate.

Il sovrappeso reale, quello dalla 48 in su, per intenderci, è una faccenda ben più complessa.
I modelli di riferimento sono rari, inarrivabili e spesso inattendibili: Sophie Dahl, la più celebre delle plus-size model, ha perso le sue rotondità per omologarsi alle magrissime colleghe.

mia tyler

Mia Tyler

Resiste ancora al richiamo della dieta la splendida Mia Tyler, sorellastra di Liv, testimonial della linea di moda oversize Big is Beautiful del colosso dell’abbigliamento svedese H&M.
La moda è un altro punto dolente per le BBW, sigla d’invenzione americana che sta per Big Beautiful Women.
Le donne di taglia forte non hanno scelta, a parte la linea trendy di H&M in vendita nella vicina svizzera le proposte del panorama italiano sono inclassificabili.
Già perché una ragazza che ha voglia di assomigliare alle sue amiche, si vede invece costretta a vestirsi come sua nonna.
Un duro colpo per l’autostima di una giovane già additata come un outsider.

Le donne in sovrappeso vengono infatti percepite attraverso luoghi comuni: sono sempre allegre, buone e gentili anche se deboli e prive di carattere per via della loro propensione all’abbuffata.
Lo sa bene Jennifer Weiner, scrittrice plus size autrice del best seller “Brava a letto” ennesimo libro sulla scia del diario di Bridget Jones, che però vede come protagonista Cannie, arguta giornalista extralarge in cerca di rivalsa.

A lei probabilmente assomigliano quelle signorine che affollano nei week-end l

jennifer weiner

Jennifer Weiner

a pista di Club Curves, la discoteca per “donne dalle curve abbondanti e per gli uomini che le amano” nata a Culver City in California grazie all’intuizione delle due proprietarie, le pingui Shadoe Gray e Michelle Wilson.
Anche se la ricetta per la felicità non sta certo nell’auto segregazione ma nell’accettazione da parte degli altri… e c’è da scommettere che una volta apprezzati si può anche cominciare a dimagrire.


Rosalina, Rosalina
tutto il giorno in bicicletta
fino a sera, sera
chissa’ i polpacci, poveretta
fino a sera, sera
chissa’ che piedi gonfi avrai.
Rosalina, Rosalina
a me piaci grassottina
ma quando e’ sera, sera
ti sento masticare
quando e’ sera, sera
t’ammazzi con i bignet.
Amore mio ti voglio bene come sei
sei eccitante al punto che ti sposerei
novanta chili di libidine e bonta’
e poi vedrai, un po’ di moto ti aiutera’.
Rosalina, Rosalina
tutto il giorno in bicicletta
fino a sera, sera
chissa’ i polpacci, poveretta
fino a sera, sera
chissa’ che piedi gonfi avrai.
Mia madre dice che col tempo dimagrirai
ma non importa amore non cambiare mai
hai fatto caso, che le megre sono tristi
invece tu hai sempre volgia di cantare.
Rosalina, Rosalina
la mia bella farfallina
che pedala e canta
canta finche’ muore il sole
e quando e’ sera, sera
ti sento masticare
e quando e’ sera, sera
t’ammazzi con i bignet. Ole’

Ed ora una poesia di un amico…dedicata ad una antipaticissima donna magra (io non gliel’avrei dedicata :-)
Lontano dal mondo come sono vissuto. Non temo la morte, ma te, l’ossuto tuo riso, l’affondo di candore e velate violenze. Amore lo chiami ma invochi carezze malate di ego e di echi di sacrifici umani

I fichi di Monsignore

25 giugno 2010

La giornata è particolarmente afosa ma la stanza dove mi riceve Don Antonino Guarracino, con il suo abituale solare sorriso, si apre su di una terrazza che rivela il paesaggio tipico della nostra zona, una fuga di agrumeti, la linea dolce delle colline e poi l’ampio orizzonte del mare.

E’ sempre un piacere incontrarmi con lui, che ha già festeggiato sessanta anni di sacerdozio spesi a servizio della comunità con un interesse particolare verso la gioventù carottese in qualità di animatore dell’Oratorio di San Nicola e direttore e fondatore dei Pueri Cantores.

Inizia il nostro colloquio che riporta la memoria del passato e rivela lontane usanze e interessanti curiosità come quella sul fico, frutto che, nella stagione estiva e all’inizio dell’autunno, è presente sulle nostre tavole. Per rendere più esatta e colorita la descrizione Don Antonino prende dalla sua biblioteca “Il dolce nido” un lavoro di Don Alfredo Amendola ( che fu il mio docente di italiano e latino al Liceo classico “ P. V. Marone” di Meta ) e me lo porge evidenziando che non è possibile prestarmelo, in quanto è difficilissimo trovarlo e non vuole assolutamente privarsene neanche per un solo giorno.

Inizio a sfogliarlo mentre lo ascolto raccontare come i fichi in passato si potevano maturare con anticipo grazie ad un semplice espediente, ampiamente confermato dalla lettura di alcune pagine del capitolo terzo del libro.

La voce di Don Antonino mi riporta al 1670 quando a Piano di Sorrento, “Carotto”, il corso era formato da una strada stretta dal fondo di terra battuta, che ad ogni pioggia a dirotto diventava come il letto di un torrente, ed era molto difficile potervi camminare, i signori andavano a dorso di cavallo e di mulo, mentre la gente semplice si rimboccava gli abiti e vi sguazzava dentro, camminando con difficoltà. Il traffico non aveva nessun elemento caotico, non sfrecciavano pericolosi motorini, motociclette rombanti, macchine, tir, pullman, che non danno facile possibilità al povero pedone di attraversare neanche sulle strisce, ma consisteva in qualche carretto agricolo, qualche carrozza, qualche biroccio e per lo più dagli stessi pedoni soprattutto quando era bel tempo. I contadini portavano i loro prodotti nella Gran Piazza, il mercato del paese fino alla seconda metà del secolo scorso, che si riempiva di ceste di frutta dal profumo e dall’aspetto allettante.” Allora sì che si poteva assaporare la sua dolcezza, era tutto un altro mondo. “ sottolinea Don Antonino con un soffio di melanconia nello sguardo. A questo punto leggo un’osservazione dal libro di Don Alfredo ” Se i fichi piacciano tanti agli uccelli e non solo alle fucetole, ma a tutti i passeracei in genere, non piacciono meno agli uomini che, da quando hanno scoperto la loro squisitezza, li hanno sempre coltivati con immutabile amore. Nella penisola sorrentina ve ne sono una discreta qualità ed assai più ve ne erano ai tempi passati, quando gli agrumeti non erano così densi di queste tipiche piante, ma i contadini di quel tempo avevano il buon senso di coltivare quelle che dessero i frutti in ogni stagione, e tra gli alberi preferiti vi erano i fichi, una varietà è chiamata ancora oggi “ fichi del vescovo”, forse perché le prime specie furono piantate in un fondo di proprietà di Monsignor Giuseppe Mastellone, situato alla fine di via Savinola, da dove si diffuse la particolarità di maturazione” .

Fico "brogiotto"

Il fondo era stato affidato a Simone Zaccaria che, affezionato al suo padrone, ci teneva a coltivarlo nel migliore dei modi, soprattutto per quel che riguardava gli alberi di fichi di cui il prelato era ghiotto. Simone aveva addirittura inventato uno speciale artificio per farli maturare anzitempo, con un anticipo di almeno dieci giorni.

Mi spiega Don Antonino “ per accelerare la maturazione senza danneggiarli bisogna pungerli, benché sia improprio l’uso dell’espressione in quanto non è una puntura ma semplicemente si pone sulla loro boccuccia una goccia d’olio o di alcol puro, così si accelerava il processo di maturazione pur rimanendo di gusto inalterato”. Questa operazione richiedeva molta pazienza, è un’innocente trovata che in considerazione delle moderne tecniche adoperate a danno di pomodori e melanzane sottoposte a speciali iniezioni per crescere in fretta è veramente cosa da poco conto. “A quei tempi - leggo sempre nel libro di Don AlfredoSimone Zaccaria aveva con grande meraviglia di tutti un’assoluta precedenza nel coglierli . I primi fichi più belli e più grossi erano per il suo Monsignore ed era felice nel vedere con quanta festa accoglieva la prima cesta che egli portava nell’ultima decade di agosto e alla domanda piena di meraviglia del prelato su come riuscisse a compiere tale magia, rispondeva che usava solo un trattamento speciale,un segreto personale, e alla sollecita richiesta di conoscerlo Zaccaria rispose. ” A voi posso confidarlo, perché sapete tenere il cece in bocca…” e avvenne la rivelazione che Monsignore custodì con rispetto, ma che Zaccaria purtroppo, un poco alla volta, confidò ora a un amico ora a un parente e così in breve tempo tutti a Piano di Sorrento pungevano i fichi e finì il primato di Simone”. Così nacquero i fichi del vescovo che anche in quell’ estate del 1687 la produzione fu abbondante e Monsignore ne potette assaporare il delizioso sapore senza parsimonia. A questo punto non posso che ringraziare Don Antonino e aggiungere una ricetta per coloro che seguono le mie ricerche e che ringrazio per l’attenzione che pongono e per le numerose lettere che mi scrivono a testimonianza della loro soddisfazione a ritrovare frammenti del passato e a scoprire