Archivio di aprile 2010

La parmigiana di patate di Rossella

domenica, 25 aprile 2010

La mia rubrica ospita spesso ricette che non sono di cucina tradizionale, ma piatti veloci, di facile realizzazione quotidiana, pronti ad accontentare il gusto anche dei palati più raffinati.

parmigiana_di_patate

parmigiana di patate

E’ il caso di questa insolita parmigiana che utilizza come ingrediente base la patata, il famigerato tubero gioia di grandi e soprattutto piccini.
Ho anche capito perche’ Pasquale, l’ha scelta come legittima consorte :-)

Ecco a voi la ricetta

Questa parmigiana utilizza come ingrediente di base le patate, e si sa, del prezioso tubero, siamo tutti un po ghiotti, e dire poco e’ riduttivo, molto riduttivo :-)
(Adesso ho capito anche perchè Pasquale ha scelto al suo fianco una donna cosi’…:-)


Ingredienti
:
- patate gr 500
- prosciutto crudo tipo speck gr 150
- provola affummicata
- beciamella
- sale q.b.

parmigiana_di_patate

parmigiana di patate - reprise

Esecuzione:
Armatevi di pazienza e buona volontà, lavate e nettate le patate, tagliatele nel senso della lunghezza ricavandone delle fette non troppo sottili, friggetele, dovranno essere dorate, adagiatele in un piatto sul cui fondo avrete messo della carta assorbente.
Realizzate una besciamella con 100 gr di burro, 1 litro di latte, un pizzico di noce moscata, e se piace un po di pepe.

A questo punto ricoprite il fondo di una teglia con uno strato di beciamella, e adagiatevi le patate a fette, ricopritele con pezzettini di provola e prosciutto e ricoprite con altre patate, ripetete questa operazione, fino al totale esaurimento degli ingredienti. Cospargete di parmigiano e fiocchetti di burro e mettete in forno a 200 gradi per un quarto d’ora.
Lasciate riposare per circa una mezzoretta a forno spento e servite.

Cucina Storica di Bruno Cantamessa

venerdì, 23 aprile 2010

Bruno Cantamessa

Il bello della rete, parafrasando “il bello della diretta” locuzione tanto cara al mitico Gianni Mina‘, e’ proprio questo, il relazionarsi con tantissime persone e condividere la passione per un argomento appassionante come la gastronomia, e’ cosi che ho conosciuto Bruno Cantamessa Chef Storico di Geo e Geo la seguitissima trasmissione di RAI 3.

Chef per professione, scrittore per diletto e webmaster per curiosità.

E’ cosi che nasce Cucina storica:
Il passare dei secoli, ha lasciato segni indelebili nella cucina italiana e le abitudini alimentari hanno seguito gli eventi storici ed i passaggi epocali, così pure i sistemi di cottura e conservazione si sono evoluti.
Trovare tutte queste informazioni non è sempre facile, grazie anche all’uscita del libro “La Cucina Storica” di cui sono coautore, ho pensat
o di dar vita a questo sito puramente amatoriale e per gli amanti della cultura dell’alimentazione.
Bruno Cantamessa
(continua…)

Lo Guarracino: incanto della biodiversità marina nel Golfo di Napoli

giovedì, 22 aprile 2010

CastagnolaLo guarracino è una celebre canzone in lingua napoletana la più antica tarantella risalente alla fine del ‘700 di autore ignoto ed ha da sempre attirato l’interesse degli studiosi per la variegata  biodiversità descritta racchiusa all’interno del testo
Al primo ascolto ciò che maggiormente colpisce sono i versi: un susseguirsi incalzante di suoni vivaci e ritmati, allitterazioni e onomatopee a sfondo marino.
Definita dal filosofo Croce “una singolare fantasia capricciosa e graziosa e di un brio indiavolato”
Le diciannove strofe, infatti, costituiscono una vera e propria epopea del mare in cui si esaltano tutte le specie ittiche del Golfo di Napoli.
La storia narra della rivalità in amore di due pesci, il Guarracino (castagnola) e l’Alletterato (tonnetto), entrambi innamorati della bella Sardella (sardina).

Nell’amorosa tenzone intervengono amici e parenti dei due partiti e sotto la superficie del mare scoppia una colossale zuffa.
Cinque vivacissime strofe ne descrivono il tafferuglio e ivi vengono nominate ben settantadue specie ittiche, tra pesci, molluschi, crostacei e mammiferi marini.
Il guarracino, in italiano altri non è che la castagnola nera

(continua…)

Se mi lasci, non male edizioni Kàiros a cura di Gianni Puca

giovedì, 22 aprile 2010

Cosa ci azzecchera’ mai una antologia umoristica in una rubrica gastronomica? E ve lo spiego subito: in questa antologia umoristica curata da Gianni Puca, che mi ha anche regalato la sua intervista gastronomica è contenuto il mio racconto umoristico “Invito a cena con relitto”, nella sezione dedicata ai racconti “gastro-ironici”, la storia di un invito a cena, che lascia

Gianni Puca

presagire una conseguente folle notte di passione, e con un sorprendente finale…dietetico…, il racconto è in possesso di ottimi e succulenti ingredienti che si sposano bene con l’ironia, la sensualità e la gastronomia, che lo rendono adatto e mi e’ sembrato anche giusto, ad essere recensito in un posto in cui si disquisisce di cose buone oltre che nella mia storica rubrica dedicata Mangiar Bene che curo da piu’ di dieci anni all’interno del Progetto guide di Supereva.

Ma vediamo come nasce questo progetto di Giovanni Puca, detto Gianni, classe 1973 pè grazia ’e Dio… ancora vivente, e meno male, aggiungo io, altrimenti neanche io avrei potuto prendere parte al suo progetto editoriale!!!
Gianni è laureato in Giurisprudenza, presso l’Università di Napoli Federico II, ed  esercita la professione di avvocato civilista, specializzato involontariamente in separazioni e divorzi.
E’ Autore di una commedia teatrale dal titolo Finché l’avvocato non vi separi, edita dalla Kairòs, ispirata da paradossali esperienze professionali. Al libro sono allegati un cd musicale con due testi di Puca, musicati dal gruppo di musica popolare Vottafuoco.

Ha pubblicato per Cento Autori un libro di favole per bambini ed ex bambini, dal titolo Il Principe Quasiazzurro e la password maledetta, in cui i personaggi delle favole classiche mettono in scena una protesta contro gli scrittori classici per aver scelto dei finali da loro non condivisi.

Autore di un giallo noir a tinte rosa ambientato in una città tutta grigia, dal titolo Io sono un altro (Ad Est dell’Equatore edizioni) in cui i rappresentanti di ogni categoria del male vengono assassinati in modi assolutamente beffardi e di un testo teatrale Giudizio Universale, Appello e Cassazione, interamente scritto in rime, in una lingua arcaica inventata, nel quale vengono ribaltate alcune “sentenze di condanna” contenute nella Divina Commedia e alcuni personaggi della realtà e della fantasia affrontano i tre gradi del nuovo giudizio universale, attraverso i quali viene processata la nuova morale.
Suo il testo teatrale dal titolo “2013 Meglio tardi che Maya” e anche la commedia scritta a quattro mani con Gino Rivieccio dal titolo “Intrigo al caravan petrol”, e ancora un altro libro per ragazzi “Sacchetta e Romeo” (Kairòs edizioni).

La malsana idea dei nonoromanzi d’amore gli è venuta un bel giorno, quando preso dal cosidetto raptus di Lyala decise di cimentarsi nell’impresa di scrivere un romanzo d’amore.
Più volte si è domandato come diavolo facessero gli scrittori a scrivere romanzi d’amore di due o trecento pagine, sono esageratamente fortunati o hanno una fantasia sconfinata? Fattosta che con tutto l’impegno necessario i romanzi d’amore a lui venivano al massimo tre o quattro pagine.
Così nasce l’idea di chiedere ad un gruppo di amici scrittori, giallisti, umoristi, poeti, di scrivere ciascuno un proprio micro romanzo d’amore da pubblicare in una collana apposita. Ed, in questo modo ha potuto constatare che non era l’unico scrittore contemporaneo ad avere questo tipo di problema.
Sono infatti pervenuti romanzi d’amore di un rigo, di una parola…
…Sì, perchè l’amore non è più come quello di una volta, quelli che duravano più o meno per sempre.
E’ cosi’ che nasce questo nuovo genere pseudo letterario dei nanoromanzi d’amore, in cui ogni nanostoria ha una lunghezza proporzionale alle storie d’amore che si vivono nella realtà.
Le storie contenute nella raccolta “Se mi lasci non male” edita da Kàiros di Napoli sono quasi tutte autobiografiche, anche se nessuno lo ammetterà mai, a cominciare da un personaggio di fama nazionale che ha aderito con grande entusiasmo a questo progetto, regalando una bellissima storia vera, chiedendo però di conservare l’anonimato, questi ha voluto con il suo contributo fare una sorpresa originale alla donna della sua vita, evitando però che lo venisse a sapere la moglie…
Ricordiamo che il 15 maggio, ore 22.00 l’antologia umoristica verrà presentata al salone del Libro di Torino, presso lo stand della Regione Campania mentre la prima presentazione campana e’ fissata per l’11 maggio, alle ore ore 18.00, alla libreria Feltrinelli di via San Tommaso d’Aquino a Napoli.
mentre venerdì 28 maggio alle ore 18.00 si terrà a Roma alla libreria Odradek, in via dei Banchi vecchi n. 57.

Se mi lasci, non male

Se mi lasci, non male
Antologia di nanoromanzi d’amore umoristici, a-lieto fine (dove la “a” è intesa nel senso di alfa privativo). Autori vari, tra cui scrittori di fama nazionale e giovani esordienti, hanno offerto il loro contributo per questa antologia in cui in ogni storia c’è un personaggio di troppo: la coppia.
Uno più una non fa mai due: in amore, l’aritmetica è un’opinione. La cifra ideale è uno, più una, più un altro, più un’altra, più molti. Ovviamente, nella fattispecie, la somma non fa il totale, ma crea il caos più totale…
Le storie narrate sono tutte assolutamente surreali; i protagonisti, però, estremamente realisti, giungono alla unanime conclusione che la felicità non esiste e che quindi non resta che provare a essere felici senza.
La sofferenza è un vuoto a perdere, quindi affrontano le delusioni d’amore con auto-ironia, invitando il lettore a soffrire solo quel giusto indispensabile per distinguersi dai coccodrilli.
La robusta convinzione di ciascun autore è che l’amore è nano!


Elenco degli autori
:
Gabriele Aprea, Edgardo Bellini, Laura Bugno, Guido Bulla, Riccardo Brun, Angie Cafiero, Elio Capriati, Nagi Capuvoni, Marco Catizone, Ugo Ciaccio, Liborio Savio Ciufo, Laura Costantini, Roberta Cuozzo, Anita Curci, Maurizio De Angelis, Maurizio de Giovanni, Pippo Della Monica, Luca De Pasquale, Francesco Di Domenico, Argia Di Donato, Marcello D’Orta, Milena Esposito, Loredana Falcone, Alessandro Ferrara, Raffaella R. Ferré, Enzo Fischetti, Enzo & Sal, Monica Florio, Gennaro Francione, Raffaele Galiero, Pino Imperatore, Elisabetta Malantrucco, Ciro Marino, Marco Marsullo, Arnaldo Tony Matania, Ada Natale, Giovanni Nurcato, Marco Palasciano, Chiara Piedisacco, Antonella Platì, Gianni Puca, Aldo Putignano, Febo Quercia, Aurelio Raiola, Maria Rosaria Riccio, Laura Rossetti, Lucio Rufolo, Cristina Maria Russo, Sergio Saggese, Simonetta Santamaria, Sonia Scarpa, Antonella Scotti, Gianni Solla, Palma Spina, Piero Antonio Toma, Anna Trieste, Luana Troncanetti, Floriana Tursi, Nando Vitali.
A questi straordinari autori contemporanei vanno aggiunti un nanoromanzo d’altri tempi di Ciullo D’Alcamo e Monna Rosa de Fresca Frasca e un nanoromanzo anonimo, di un personaggio noto che ha voluto dedicare uno straordinario racconto all’amore della sua vita, senza che venisse a saperlo la moglie…

www.edizionikairos.com

www.paragulp.it

Travis…a torte in faccia

mercoledì, 21 aprile 2010

Come non poter consigliare la visione di questo divertentissimo video dei Travis – Sing?

Chi sono i Travis? È quella band che nel suo clip più famoso (Sing) trasformava una tranquilla cena inglese in una guerra a colpi di torte in faccia.

Recentemente sono stati tra i partecipanti al Live 8 sul palco di Londra, dove hanno appunto eseguito questo loro grande successo.

Francis Healy (voce) forma il gruppo a Glasgow nel 1990, insieme al chitarrista Andy Dunlop, al batterista Neil Primrose e al bassista Douglas Payne.

“The Invisible Band”, il terzo disco, esce nel giugno del 2001. Il primo singolo estratto dall’LP è il tormentone “Sing”, accompagnato dal famoso  nel quale i quattro Travis si trovano coinvolti in una guerra di cibo in faccia.

Vola veramente di tutto, dalle salsine cremose, alle aragoste alle piovre, per terminare in una battaglia finale a torte in faccia.

Il video musicale,   e’ stato girato a Pasadena e diretto da Jonathan Dayton e Valerie Faris che hanno già lavorato per i R.E.M., gli Smashing Pumpkins ed i Red Hot Chili Peppers.

Sul sito dei travis vi e’ la possibilita’ di vedere il video sing, nonche’ un dietro le quinte girato durante la preparazione del video.

“Sing”, incarna pienamente lo spirito del disco. Nonostante il testo non brilli certo per varietà, questa “slow ballad” conquista subito, forse grazie anche a quel tocco di originalità dato dall’accompagnamento del banjo che fa tanto country.

Lo zabaglione di san Pasquale Baylon

mercoledì, 21 aprile 2010

Sono diverse le interpretazioni sull’origine di questa preparazione tra le più famose del Piemonte.

Una e’   legata alla figura del capitano di ventura emiliano  Giovanni Baglioni

Si racconta che intorno all’anno 1500 questi giunse,  per pura casualità,  alle porte della città di Reggio Emilia e vi si accampò.  A corto di viveri mandò,  com’era uso a quel tempo, alcuni soldati a razziarli ai contadini della zona.
Il raccolto, però, fruttò ben poco e il Capitano Baglioni si trovò con uova, zucchero, qualche fiasca di vino e delle erbe aromatiche. In mancanza d’altro fece mescolare il tutto e lo diede ai soldati al posto della solita zuppa e questi ne furono entusiasti.

L’uso popolare chiamava Giovanni Baglione  ‘Zvàn Bajòun’ e la crema ne prese il nome diventando prima ‘zambajoun’, poi Zabajone e infine Zabaglione.

L’ altra invece, è  legata a San Pasquale Baylon, nato il 16 maggio 1540, a Torre Hermosa nel regno spagnolo di Aragona.
Il  francescano Pasquale de Baylon, era ospitato nella chiesa di San Tommaso.

Di Pasquale de Baylon, i biografi raccontano che durante le sue esequie, al momento dell’elevazione dell’ostia e del calice, il frate già irrigidito dalla morte, abbia riaperto gli occhi per fissare il pane e il vino della mensa eucaristica, e rendere così l’ultima testimonianza del suo amore al divino sacramento. Baylon, oltre ad essere un uomo di chiesa, era anche un cuoco sopraffino, e alle penitenti che si lamentavano della scarsa vivacità dei consorti, consigliava una particolare ricetta fatta con uova e vino.

Così nacque la prelibatezza: 1 tuorlo d’uovo, due cucchiai di zucchero, due gusci d’uovo di vino marsalato, uno d’acqua.

Il suo culto, oltre che nel luogo di origine, si diffuse particolarmente a Napoli nei lunghi anni della dominazione spagnola.
ed è in relazione alla sua ricetta che, con molta probabilità,  nella tradizione popolare napoletana il nome di Pasquale Baylon è spesso accostato all’universo femminile quale santo protettore; da qui l’invocazione: «San Pasquale Baylonne protettore delle donne, fammi trovare marito, bianco, rosso e colorito, come te, tale e quale, o glorioso san Pasquale!».

Diventanto Santo nel 1690 venne dunque chiamato “san Bayon” (pronuncia: sambaiun) e da qui ha origine il nome  della prelibata leccornia.

Dal 1722 San Pasquale de Baylon è protettore dei cuochi.
Divenne  santo solo dopo la metà del ‘600, durante il pontificato di Alessandro VIII, ed  entrò nella leggenda, perché il suo nome fu dato alla ricetta della “calda” bevanda, che in dialetto torinese era chiamata “San Bayon”.

La ricetta

Ingredienti
- 4 uova
- vino liquoroso (preferibilmente marsala)
- vino bianco dolce
- gr 80 di zucchero

Esecuzione:

Separate gli albumi dai tuorli, mettete questi ultimi in una ciotola. Unite lo zucchero e con una frusta montate a lungo il composto fino a quando non risulterà ben gonfio e soffice (usate altrimenti un frullatore).

Amalgamate due mezzi gusci d’uovo di marsala con due di vino e unite i due vini alle uova, continuando a mescolare molto delicatamente. Portate a leggero bollore dell’acqua in un recipiente che contenga un secondo tegamino con il composto dello zabaione e cuocetelo a bagnomaria lavorandolo sempre con la frusta. Quando incomincerà ad inspessirsi, gonfiandosi versatelo in coppette e servitelo accompagnadolo con  biscottini  secchi.

Il Videocorso di cucina Barese di nonna Stella

martedì, 20 aprile 2010

Nonna Stella, svela i segreti della cucina barese grazie a suo nipote Michele che ha realizzato una serie di video che stanno spopolando sul web

Tutte le lezioni, di cucina barese, si possono seguire liberamente per imparare o perfezionare le proprie capacità gastronomiche.

Tentazioni…

martedì, 20 aprile 2010

«L'unico modo di liberarsi di una tentazione è cedervi» Oscar Wilde

Le Pere mastantuono imbottite

lunedì, 19 aprile 2010

Il Ristorante le Tre arcate e’ un posto veramente delizioso, e si trova a Piano di Sorrento in Piazza Cota,  il locale e’ a gestione familiare, ed Alessandro Russo ci propone questa ricetta delle famosissime pere mastantuono tipiche della festa dell’Assunta

Pere "mastantuono"

Ho il piacere di illustrare una delle ricette più tipiche del ferragosto in Penisola Sorrentina.

Entrambi i miei genitori, per me fonte inesauribile alla rivalutazione dei sapori del territorio, ricordano questa ricetta trasmessa da generazioni.
La mia mamma ricorda che il nonno non faceva iniziare il pranzo di ferragosto qualora, al centro tavola, non fossero presenti le pere del proprio giardino farcite con la carne magra del macellaio di fiducia..era festa!!!
Il mio babbo, inesorabilmente, nella settimana di ferragosto deve produrre e consumare le pere farcipere mastantuonote di carne, le pere al cioccolato e le melanzane al cioccolato.

Tralasciando questi brevi e simpatici cenni storici, passiamo al frutto potagonista della ricetta: La pera mastantuono in dialetto napoletano Pera e’ Mast’Antuono’ è una particolare varietà pera di dimensioni molto piccole e rotondeggianti, che vede il massimo della sua produzione nel mese di agosto.
Ha una polpa soffice e profumatissima.

Purtroppo, attualmente assieme ad altre varietà locali, è stata soppiantata, nonostante le ottime qualità organolettiche dei frutti, da cloni con pezzature più grandi. Pera eccellente soprattutto per la consistenza e la profumazione.

Paccheri alla Genovese di Baccalà

lunedì, 19 aprile 2010

Interno del Ristorante Umberto

Questa ricetta e’ stata

preparata dallo Chef Gennaro Pace per la trasmissione “Gusto” di Canale 5 del Ristorante Umberto di Napoli, che fa parte del circuito dei “Locali storici d’Italia”

La storia di questo locale comincia nel 1916, quando i coniugi Ermelinda ed Umberto Di Porzio fondarono una piccola trattoria, co

nosciuta come la trattoria di ”Don Umberto’‘.

Il menù sempre ricco e variato, articolato in una sezione con i piatti caratteristici della tradizione napoletana, una sezione per piatti stagional

i consigliati e una sezione delle pizze napoletane, inoltre propone un menù di degustazione in occasione di eventi culturali e tradizionali con una rivisitazione dell’eno-gastronomia partenopea.

C’è anche una sezione d

ella sala ristorante dedicata alle mostre di Artisti napoletani e non, organizzate con cadenza bimestrale con l’aiuto dell’associazione culturale Eughea;

Ristorante Umberto
via Alabardieri 30
80132 – Napoli
Tel: 081418555

Ingredienti per 4 persone:
- gr 500 di Paccheri di Gragnano;
- gr 600 di baccalà;
- 1 Kg. di cipolle;
- gr 50 di capperi,

pinoli e uva sultanina;
- olio extra vergine D.o.p. campano;
- gr 50 di parmigiano r

eggiano;
- vino bianco;
- Sale, pepe e prezz

emolo quanto basta.

Esecuzione:
Questa ricetta “clona” il nome di una delle due salse base della cucina napoletana: la genovese.

In questo caso il nome genovese mutua dalla presenza della cipolla, anche se ha caratteristiche completamente diverse dalla ricetta originaria della “genovese”, che prevede carne di manzo (punta dipetto o spezzatino e lardo) e soprattutto che viene molto soffritta e tirata fino a renderla di un colore scuro, quasi bronzo. In questo caso invece la cipolla viene cotta poco, solo “ammazzata” come si dice in gergo per eliminare i residui acidi, e anche dopo l’aggiunta dei filetti di baccalà la cottura è veloce, altrimenti il baccalà stesso si sfalda.
Fate soffriggere la cipolla nell’olio extra vergine campano, e “ammazzatela” con un po’ di vino bianco.

A parte spellate il baccalà, spinatelo e tagliatelo a piccoli cubetti; cuocete i cubetti di baccalà nella padella con la cipolla, aggiungendo ancora un po di vino bianco ed un po d’acqua; a cottura quasi ultimata aggiungete i capperi, i pinoli, l’uva passa e spolverate con un po’ di prezzemolo.

A parte cuocete i Paccheri artigianali in abbondante acqua precedentemente salata per circa 12 minuti (la pasta artigianale trafilata a bronzo ed essiccata naturalmente richiede un maggior tempo di cottura).

Eliminate l’acqua di cottura dalla pasta e saltare i paccheri in padella con la salsa di baccalà, in maniera che possano rilasciare amido e legare; aggiungete un po di formaggio grattuggiato (preferibilmente parmigiano reggiano).

Sistemate i paccheri in un piatto di portata, guarnendo con formaggio, prezzemolo fresco e pepe se apprezzato.