AngieCafiero.it

E' inutile versare rum…

Date: 9 ottobre 2010

Taralli n’zogna e pepe

Taralli e birra sono un binomio vincente, “nzogna” (la sugna) , parecchio pepe e mandorle  e, la loro peculiarità sta nel connubbio del gusto dolce delle mandorle che si fonde con il piccante gusto del pepe.
Il tarallaro, percorreva incessantemente le strade della città coi suoi mitici taralli ‘nzogna e pepe contenuti entro una grande sporta, e tenuti in caldo con una coperta. cfr Brak

Taralli "nzogna e pepe”


Il tarallo è l’ennesimo figlio della creatività, del sopravvivere e adattarsi con poco tipica dei napoletani, veniva preparato utilizzando la pasta di pane rimasta.
Infatti i fornai intrecciavano con gli avanzi del pane, delle trecce che arrotolavano chiudendole a a ciambella alle quali aggiungevano sugna e pepe pur di non gettare “lo sfriddo” ( gli avanzi), solo all’inizio del 1800 ai classici taralli nzogna e pepe si è aggiunta la mandorla ed è sotto questa veste che attualmente si conoscono.

la loro particolarità sta nel connubbio del gusto dolce delle mandorle che si unisce alla mordente vivacità del pepe nero.

Taralli nzogna e pepe
Ingredienti:
– Farina: 1 kg
– Olio 125 g
– Sugna: 125 g
– Lievito di birra: 25 g
– Sale 25 g
– Mandorle intere: 150 g
– Pepe q.b.

Esecuzione:

Sciogliete il lievito in pochissima acqua tiepida e, con esso ed un poco di farina, preparare una pagnottella molto morbida e mettetela a lievitare in luogo riparato per 15-20 minuti.

Trascorso questo tempo, ponete il lievito al centro della farina disposta a fontana, aggiungere tutti gli altri ingredienti ad eccezione delle mandorle ed impastate con acqua tiepida fino ad ottenere una pasta morbida e consistente. Lavoraratela bene fino a che non diventi liscia ed elastica. Coprirla e farla lievitare in luogo tiepido per circa mezz’ora.

Successivamente rimettetela sul tavolo infarinato e ricavatene dei bastoncini di circa quindicina centimetri e spessi quanto un dito. Attorcigliateli due alla volta e chiudeteli in cerchio. Disponeteli, un poco distanziati tra loro, su di una placca leggermente unta; coprite e fate nuovamente lievitare.

Quando saranno ben lievitati, spennellateli con uovo battuto e poggiate tre o quattro mandorle su di ogni tarallo, pressando un poco per farle aderire. Infornatee in forno già caldo intorno ai 160° e sfornateli quando sono belli dorati.

Taralli n’zogna e pepe Ricetta tratta dal sito sito di Gennarino

Venditore di Taralli

Ingredienti:
– 30 gr di lievito di birra (ho ridotto a 15 grammi aumentando il riposo)
– 100 gr. di farina
– poca acqua tiepida
– 500 gr farina
– 200 gr strutto
– acqua q.b.
– 2 cucchiaini di sale
– 2 cucchiaini di pepe nero
– 200 gr. di mandorle intere con la buccia

Esecuzione:
Sciogliete il lievito in un po’ d’acqua.
Formate la classica fontana con i 100 g di farina e versatevi al centro il lievito sciolto. Impastate aggiungendo acqua, se necessaria, fino ad ottenere un panetto molto morbido ed umido.
Coprite e lasciate lievitare per un’ora.
Mescolate i 500 g di farina con il sale ed il pepe, aggiungetevi lo strutto e sabbiate.
Tostate 80 gr. circa di mandorle in forno a 180° per pochi minuti e tritatele grossolanamente.
Quando il panetto sara’ raddoppiato di volume, incorporatelo all’impasto precedentemente sabbiato aggiungendo l’acqua necessaria ad ottenere un impasto morbido. Aggiungete le mandorle tritate e lavorate l’impasto lo stretto necessario.
Formate con la pasta dei rotolini spessi 1 cm e lunghi 20 cm. Intrecciateli a due a due e richiudeteli a ciambella.
Decorate le ciambelle con le mandorle intere, spingendole bene nell’impasto, eventualmente inumidendole con acqua per farle aderire. Coprite con un canovaccio e lasciate riposare per almeno due ore (con metà lievito ci vorrà più tempo, ma tutto dipende dalla temperatura dell’ambiente).
Infornate a 180° fino alla doratura. Dovrebbero occorrere circa 50 minuti.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

Syrentum la birra della Terra delle Sirene

…e alla fine “Gastarea”, la decima Musa di Brillat Savarin, quella che presiede ai piaceri del gusto, mi ha accompagnato nella stesura di queste righe dedicate ad i miei amici e ad un prodotto da annoverarsi tra le tipicità più buone della mia terra, insieme al limoncello, il provolone del monaco e la delizia al limone, e, vi assicuro che non è da meno!

Francesco Galano e Giuseppe Schisano

Un sabato d’estate decisi di parlare nel mio spazio dedicato alla gastronomia, all’interno de “I Fatti di sabato” in diretta dal Lido Marinella, programma condotto da Dr TrankyMr Hyde su Radio Club91, della Birra al Limone dei miei amici, tra l’altro distribuita anche dal Bambu Bar che ha ospitato la trasmissione.
Con Francesco Galano ci conosciamo oramai da quasi dieci anni, c’eravamo persi di vista ma, l’avvento Facebook, e’ stato un ottimo espediente per reincontrarsi e, scoprire che, dietro la birra artigianale Syrentum c’eran lui e suo cognato Giuseppe Schisano.
Così previo appuntamento telefonico decido di andarlo a trovare, per scambiare quattro chiacchiere e devo dire, che mai incontro fu più costruttivo, infatti dopo la chiacchierata, Giuseppe e Francesco mi hanno fatto visitare la loro cantina, e Giuseppe mi ha fatto addirittura “annusare”, non so se il termine sia quello adatto, il prodotto contenuto nella piccola botte che potete vedere nelle foto che arricchiscono questo mio articolo, precisando: –” …perche’ ci sei simpatica, perche queste cose non le facciamo con nessuno :-)”
E cosi’ posso dire di essere stata una delle prime a percepire il gradevole aroma di un mosto pensato proprio per il legno.

Dopo svariati tentativi e sperimentazioni artigianali, con degustazioni limitate al solo nucleo familiare, Francesco e Giuseppe decidono di aprirsi ad una produzione un po’ piu ampia, e per far questo, non avendo a disposizione un buon impianto si appoggiano a quello di Mario Cipriano che ad Alvignano, da ben due anni produce la Karma.
Ma, contrariamente a quello che si può pensare, la birra nella nostra terra non è affatto una novità, infatti Francesco e Giuseppe hanno entrambi sposato le figlie di quel Gennaro Gargiulo, che fu il primo in Italia a possedere un birrificio artigianale.

L’idea successiva di legarla ad un prodotto tipico del nostro territorio, ed è per questo che nella produzione vengono utilizzate le bucce dei limoni di Sorrento, limoni biologici, e più precisamente quelli del giardino di Francesco.

Un Prodotto del tutto artigianale, anche il logo sull’etichetta nasce da un’idea grafica, della moglie di Giuseppe, e naturalmente sull’etichetta è rappresentata la coda di una sirena.

Io amo la birra, ma non ne sono una grandissima esperta ma è lo stesso Giuseppe che mi racconta che la loro birra si avvicina a quella prodotta in Belgio, e allora la domanda sorge spontanea: – ma e’ vero che la birra belga è una delle migliori in commercio? O almeno è quanto sostiene mi fratello che da anni, vive ad Anversa, e Giuseppe dichiara che quella belga è quella che preferisce e Syrentum è pensata proprio come la tipica birra estiva della tradizione belga, piacevolmente dissetante, medio leggera, dal sapore amaro secco che predispone la bocca a sorseggiarla di continuo, di buona freschezza e a basso tasso alcolico, contrariamente alla tendenza della stragrande maggioranza delle birre belga che per lo più sono molto alcoliche, di buona struttura, particolarmente aromatiche e quindi poco dissetanti.

Questo prodotto non viene ne’ filtrato ne’ pastorizzato, mantiene quindi integre le proprietà organolettiche, il mosto viene naturalmente filtrato facendolo scorrere lentamente tra le trebbie del malto, che trattengono le eventuali farine ed impurità, rilasciando lentamente un mosto limpido e dolcissimo.
La scelta del nome cade su Syrentum, e qui comincia il nostro percorso a ritroso nel tempo, la leggenda racconta che Syrentum, fanciulla di rara bellezza, venne alla luce a Sorrento nel XVI secolo in seguito ad un voto fatto dai genitori al Tempio delle Sirene nella Baia di Ieranto.
In seguito sposò un ricco nobile di Sorrento e mostrò sempre grande generosità verso il suo popolo.
Nel 1558 la città fu invasa dai saraceni e molti furono i prigionieri, compresa la bella Syrentum, che durante la sua prigionia apprese le primordiali tecniche per la produzione di una bevanda ottenuta dalla fermentazione di cereali.
Al suo ritorno Syrentum offrì in dono questa bevanda al Tempio delle Sirene e trasmise l’arte di produrla ai sorrentini che continuarono ad offrirla alle divinità.

La birra e’ stata anche segnalata tra le migliori novità per il 2009, e la spinta ulteriore a continuare è l’incontro con Lorenzo Dabove, guru ligure della birra meglio conosciuto come “Kuaskua”.

Di prossima produzione l’ambrata “Minerva” aromatizzata all’arancia, e cos’altro si può aggiungere su questi giovani maestri birrai, se non l’augurio un sentito “Ad Maiora”
Per maggiori informazioni vi consiglio di visitare il loro Blog, in continuo aggiornamento!
Prosit!

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

Un gradito riconoscimento da parte dei miei amici della “Syrentum”

Quando scrivo, tiro fuori tutta la mia anima, me stessa, lo faccio spesso in maniera molto ironica, in questa maniera vivo e vedo la mia vita e le ingarbugliate e comiche situazioni, in cui spesso mi trovo coinvolta.
Scrivere di gastronomia, di cucina, di antropologia e cultura gastronomica, riuscire a far apprezzare le cose belle e buone della mia terra attraverso la scrittura, non sempre è facile, cerco di fare il possibile per esserne all’altezza, e se il mio lavoro molto poco professionale ma sicuramente più istintivo passionale, viene
riconosciuto, ed apprezzato, è una grossa gratificazione, ed è una cosa che ti regala stimoli nuovi per migliorare e cercare di essere sempre più brava 🙂

Cosi’, l‘articolo dedicato ai miei amici dalla Syrentum è stato apprezzato e linkato dal loro “Diario di Bordo”

Dal Blog Birrificio Sorrento

sabato 18 settembre 2010
SuperEva, SuperAngie e SuperSyrentum.
Di “Sorrentinità”, ovviamente con ciò intendendo tutta la penisola, nella nostra storia e in quello che facciamo ce n’è veramente tanta perchè tanto è l’amore che proviamo per la nostra terra,

Quando tutto ciò ti viene riconosciuto e per di più da una tua concittadina allora capisci che non è stato tutto speso invano!
Grazie Angie

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén