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E' inutile versare rum…

Il Gelsomore

Ovidio ci racconta la storia dei  babilonesi Piramo e Tisbe, antenati
di Romeo e Giulietta molto simile alla tragedia narrata da William Shakeaspeare è la loro storia.

I due giovani si amano intensamente malgrado  l’opposizione delle rispettive famiglie,  e,  come i personaggi di Shakeaspeare, anche loro, a causa di un tragico equivoco muoiono  e, per il sangue che fuoriesce dalle loro giovani membra

Thisbe – John William Waterhouse

Le bacche del gelso (l’albero del loro fatale incontro) da bianche diverranno scure.
Non quelle di tutti i gelsi, però: esistono infatti tutt’oggi sia gelsi bianchi (Morus alba) che neri (Morus nigra).

Quelli bianchi, provenienti dall’estremo oriente (Cina, Giappone, Tailandia, Malesia e Birmania), si diffusero in Europa soprattutto per via della produzione della seta; le sue foglie, infatti, costituivano il cibo prediletto ed esclusivo dei bachi.

Il gelso nero, invece, ha come zona d’origine il medio Oriente: Persia, Turchia e Arabia.

Già i Romani ne conoscevano i frutti che erano apprezzati non solo da Ovidio, ma anche da Plinio il Vecchio, che sosteneva che  il gelso costituiva una cura contro la diarrea, combatteva i parassiti intestinali e le foglie tritate e con l’uso di un po’ d’olio venivano applicate sulle ustioni

Il re normanno Ruggiero II introdusse il gelso bianco nel regno di Sicilia nel 1130.
Nel 1500 in tutto l’Italia si era già diffuso.

Precedentemente veniva coltivato nell’impero Bizantino, dove il gelso bianco era attivato dalla Cina attraverso la Persia.
Fino al VI secolo la Cina aveva invaso l’Europa con le sue sete che i romani e i bizantini pagavano a peso d’oro.

La via della seta attraversava tutta l’Asia centrale e attraverso numerosi intermediari arrivava in Europa.

Per lungo tempo si pensò che la seta fosse prodotta dagli alberi, fino a quando nel 555 due monaci (a rischio della propria vita) portarono nei manici dei bastoni alcune uova del bombice del gelso, i cui bruchi sono appunto i bachi da seta.

gelsomore

I cinesi lo conoscevano da 3.000 anni; le cronache narrano che verso che verso il 2.700 a.C. l’imperatrice Si-Ling-Chi, dopo aver osservato dei piccoli bruchi che mangiavano le foglie di gelso bianco che tessevano dei bozzoli sericei in cui si chiudevano per diventare crisalidi, ebbe l’idea di allevarli per trarre profitto dalla loro seta lucente.

Per i suoi frutti si coltivava (prima del gelso bianco) il gelso nero (Morus nigra L.) con foglie e frutti di colore scuro.
In Grecia si conosceva la mora viola/nerastra chiamata Sykaminon, nome derivato da Sukè , il “fico” o più correttamente moron, frutto del rovo.

Il gelso, oltre a produrre le more può essere utilizzata a scopo ornamentale.

Il fusto può raggiungere i 20 metri,  le sue foglie sonomolto fitte, i rami sono di colore giallo-grigiastro per il Morus alba, e grigi o bruni nel caso la pianta sia una Morus nigra.

Bachi da seta tessono

Questa pianta ha una particolarità:  essendo monoica, può presentare nella stessa pianta infiorescenze sia maschili che femminili o anche infiorescenze ermafrodite.

I frutti, caratteristici per trattenere il picciolo quando cadono dall’albero, hanno caratteristiche diverse a seconda della varietà della pianta.

Il gelso bianco  può vivere 4 secoli, i suoi frutti  ( Morus alba) sono tondi, piccoli e il loro colore può variare dal bianco al nero.

Quelle di Morus nigra hanno una forma oblunga, sono piuttosto grosse e di colore nero o rosso scuro.

La mora di gelso e’ costituita per l’85% da acqua e contiene anche proteina e fibra grezza, acidi liberi e molti zuccheri invertiti. È ricca di carotene e, come tutti i frutti di bosco, di vitamina B1, B2 e C. Quelle rosso scuro o nere devono il loro colore al contenuto di sostanze fenoliche della categoria degli antociani.

Vengono usate come tonici e sedativi nella medicina orientale.

Le more della varietà nigra sono sfruttate, inoltre, per curare il mal di denti, la stitichezza, gli eczemi e la tosse.

Da queste si può anche ricavare uno sciroppo ottimo contro le infiammazioni della gola. È dimostrato che la mora di gelso non solo stimola l’apparato gastrointestinale, ma funge anche da sedativo del sistema nervoso centrale. Si suppone, e si stanno facendo studi per provarlo, che questo frutto, inoltre, riduca la febbre e induca sonnolenza.

I frutti del gelso vengono consumati per lo più freschi, soprattutto per esaltare il gusto e il colore delle macedonie.

Hymalayan people

Alcune popolazioni dell’Himalaya, però, ricavano dalle more secche una farina, che viene mescolata  a quella di mandorle e viene consumata durante l’inverno. I frutti vengono utilizzati  per preparare sciroppi, gelatine, marmellate, sorbetti e dolci di vario genere e anche una grappa molto alcolica. inoltre, il succo delle more rosse, vista la sua intesa colorazione, viene impiegato come colorante naturale dall’industria alimentare.

In Campania con il termine dialettale di “ceveze” viene identificato il gelsomore scuro e una delle ricette più antiche  è quella di un  rosolio,  preparato con impiego di gelse rosse, ‘r ceveze ross’, prodotto nelle zone interne della regione, in particolare in tutta la zona della provincia di Avellino,  fin dal XVII secolo.

Liquore di gelso

Secondo l’antica ricetta che è stata tramandata negli anni di padre in figlio, le gelse campane, di colore rosso rubino, si devono lasciare macerare in alcool a 90° per circa 15 giorni.

Dopo la macerazione, va aggiunta al preparato una soluzione zuccherina e poi viene filtrato; il liquore di gelse è un digestivo dal sapore dolce e deciso, dal gradevole colore rosso rubino e di una gradazione alcolica di circa 30°.

Con l’espressione dialettale siente, sie’ che sceruppo ‘e ceveze! che letteralmente tradotto: senti  senti che sciroppo di gelse, si definisce una persona o una situazione fastidiosa quando non nociva o dannosa: osserva, oppure considera quanto ciò o costui/costei è fastidioso/a, nocivo/a, dannoso/a; e per significare tutto ciò, in napoletano basta usare l’esclamazione: siente che sceruppo! esclamazione che poi si colora di maggior grevezza e/o fastidio se si aggiunge uno specificativo: siente che sceruppo ‘e ceveze!, atteso che lo sciroppo di gelse, benché odorosissimo è grandemente appiccicoso, risultando molestamente importuno, di cui sarebbe difficile liberarsi e/o nettarsi se qualcuno se ne imbrattasse mani o abiti…; si usa però l’esclamazione siente che sceruppo! nel senso ironico suddetto non necessariamente in presenza di grave danno o pericolo, ma anche soltanto per bollare il fastidioso comportamento di talune persone,uomini o donne, ma piú spesso donne che usano berciare, blaterare, litigare alzando i toni etc. cfr Lello Brak

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2 Comments

  1. ricette dolci

    Bell’articolo! E’ un piacere passare e leggere qualche bel post ogni giorno! 😀

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  2. ricette dolci

    http://ricette-dolci.info

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