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E' inutile versare rum…

Month: febbraio 2011

Intervista Gastronomica a Gianni Coppola

Gianni Coppola

La mia amicizia con Gianni, nasce scasualmente, poiche’ recentemente ha aperto un negozietto a Meta, nella piazzetta, proprio di fronte a quella strana fontana :-),

ma non solo assieme collaboriamo al progetto Matrimoni Speciali

I tanti caffè amari che mi ha offerto in questi giorni di regime alimentare forzato, e le chiacchiere nel suo studio, hanno rafforzato il tutto, e cosi gli ho proposto la mia intervista gastronomica, che solitamente propongo a personaggi famosi, embe’?? Che c’e’?? Anche Gianni lo e’ 🙂

La passione per la fotografia la si respira nei suoi scatti,

Gianni mi racconta che per lui fotografare è unaforma di scrittura che utilizza e a cui si dedica, ormai da tempo, per raccontare  attraverso i suoi scatti le emozioni che vive ogni giorno.

Grazie ad una formazione classica, ed una laurea  in scienze sociali, riesce a guardare oltre il semplice scatto ed utilizzare l’immagine come una forma di comunicazione visiva.

Lo stile di fotografia che predilige è il reportage, un insieme di immagini che si susseguono per raccontare un’avvenimento, che può essere un matrimonio, una festa, un compleanno, un evento, un concerto, una rappresentazione teatrale.

Ma l’ingrediente necessario alla riuscita della sua professione è la passione, che gli concede la possibilità di considerare la sua attività non come un lavoro comune, ma come una nuova ed avvincente sfida  ricca di emozioni e piena di soddisfazioni.

Raphael Gualazzi vincitore della Sezione Giovani Sanremo 2011 fotografato al Premio Caruso dal nostro Gianni Coppola

Le sue immagini  sono frutto di un paziente apprendimento da autodidatta, che ha avuto modo di approfondire grazie a corsi e specializzazioni in diversi ambiti della fotografia, come ad esempio il workshop in fotografia di teatro svolto nel febbraio 2009 a Firenze in occasione della manifestazione “Danza in Fiera”.

Workshop organizzato dalla scuola di fotografia del teatro “La Scala” di Milano con la docenza del fotografo di scena Luciano Romano.

Lasciamo cosi’ spazio ai suoi lavori che  sicuramente possono narrare meglio di qualunque altra cosa il suo stile  e,  per saperne di piu’ vi invito a dare uno sguardo al suo sito personale e, se volete mettere in moto i succhi gastrici, vi consiglio anche un salto alla “Food Gallery”

Nel 2010 segue un corso interamente dedicato a Photoshop

Nel 20102011 segue il corso di fotografia di moda  presso la John Kawerdash di Milano

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?

Gianni: –  molto perchè secondo me mangiare troppo e male ci fa anche rallentare il nostro lavoro, mentre un’alimentazione corretta ci permette di essere molto più leggeri e quindi più reattivi mentalmente.

Pennette con pomodorini e basilico del Ristorante "sciuè" - Sorrento - Foto di Gianni Coppola

Angie: – Hai mai pensato di ispirarti nella fotografia  anche alla gastronomia?

Gianni: – facendo il fotografo molto spesso ho pensato di dedicarmi alla  fotografia di food, ho già realizzato qualche lavoro e ti dirò che mi affascina molto.

Angie: -Le tue esperienze lavorative?

Gianni: – come ti dicevo prima ho avuto almeno un 4 o 5 esperienze lavorative di questo genere e mi farebbe piacere avere la possibilità di portare a termine un progetto gastronomico molto più ampio e complesso, per me la foto è una sfida ogni volta diversa.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?

Gianni: – sì,  in verità sono due le Tre arcate a Piano di Sorrento, e in estate anche La tavernetta giù la spiaggia di Puolo, molto caratteristico, ma soprattutto un luogo dove si può mangiare bene vicino al mare, lasciandosi cullare dal rumore delle onde.

Angie: – Sei mai stato a dieta?

Gianni: – per mia fortuna no, e credo che sarebbe molto difficile per me privarmi di qualche cibo. non sono una persona che mangia molto, ma mi piace mangiare tutto senza dover stare li a vedere cosa posso o non posso.

Angie: -Meglio carne o pesce?

Gianni: -preferisco il pesce anche se ci sono alcuni tipi di carne che mi piacciono molto a patto che siano fatti alla brace. così come anche il pesce non mi piace tutto indistintamente, ma solo alcune cose. diciamo pure senza nascorderci che sono un po’ viziuso’

Angie: -Se fossi un dolce, quale saresti?

Gianni: -mi piacerebbe essere un bel babbà è il dolce che preferisco, buono e leggero
Angie: -Vino?
Gianni: -purtroppo non sono un buon bevitore, dico purtroppo per i vinai, visto che a me il vino non piace proprio fatto eccezzione per quello un po’ frizzantino, io vado a coca-cola.

Angie: -Il tuo punto debole

Gianni: -ci dovrei pensare un po’ c’è ne sono molti in cucina.

Angie: -Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?

Gianni: -la cosa che preferisco è un abella mozzarella, meglio se è una treccia.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?

Gianni: -premesso che non so’ cucinare, l’unica cosa che riesco a fare e che mi piace molto è un bel piato di pasta (spaghetti) con sopra un bell’uovo all’occhio di bue

Angie: – E quello che ti piace mangiare?

Zuppa di Mare del Circolo dei Forestieri di Sorrento - Foto Gianni Coppola

Gianni: – il gattò di patate o la pasta con la besciamella.

Angie: -Come ti definiresti a tavola?

Gianni: -un buon mangiatore, ma non eccessivo, normale.

Angie: -Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?

Gianni: – goloso un po’ di tutto, m odio le verdure, ed al secondo posto la frutta.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

Gianni: – ultimamente l’origano.

Angie: -Non puoi vivere senza…

Gianni: – no a questa domanda non posso rispondere, perchè non potrei
vivere senza ogni cosa, visto che tutto mi piace.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,
o anche il saper cucinare

Gianni: -spero no la seconda cosa cosa visto che come ho detto prima non so cucinare.

Spaghetti con l'uovo fritto

Angie: -Una tua ricetta per i miei lettori

Gianni: – l’unica è quella del l’uovo a occhio sugli spaghetti, ricetta molto complicata, prendete gli spaghetti e metteteli a cucinare, quindi fate un bell’uovo all’occhio di bue, scolate la pasta, prendete l’uovo aggiungete del pepe e girate tutto facendo rompere l’uovo.

Angie: -L’ultimo libro che hai letto?

Gianni: – alcuni libri di Fabio Volo, ormai mi dedico solo alla lettura di testi di fotografia.

Angie: -Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…

Gianni: – non ci ho mai pensato, mi dispiace.

Angie: – Hobby?
Gianni: -fotografia

Angie: -Qual è il tuo sogno più  grande?

"Gattò di patate"

Gianni: – diventare un grande fotografo.

Angie: -Cosa ti dicono più spesso?

Gianni: – non saprei.

Angie: -Ti fidanzeresti con una cuoca?

Gianni: – no, sarebbe un disastro per me e la mia linea, diventerebbe una curva

Angie: -Un piatto della tua infanzia

Gianni: -sempre il gattò di patate, mi  ricordo come era bello prepararlo con mi nonna che ormai non c’è più, in questo momento mi ritorna in mente tutto, la vedo li e sento addirittura il profumo e la sua voce, e fuori della finestra c’è una bellissima giornata di sole, darei qualunque cosa per rivivere un solo attimo di quei momenti.
www.giannicoppola.info
ph. gianni coppola
Via Caracciolo, 98 Meta
Piazza Casale.

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Il Limoncello

Bucce di Limone

La buccia gialla e rugosa del limone è l’ingrediente essenziale per la realizzazione di questo liquore la cui paternita e’ contesa tra le due costiere, quella amalfitana e sorrentina e l’isola di Capri.
In un fazzoletto di chilometri, tre popolazioni si vantano di una produzione di limoncello tramandata da svariate generazioni.
A Capri, qualcuno sostiene che le sue origini siano legate alle vicissitudini della famiglia dell’imprenditore Massimo Canale che, nel 1988, registrò per primo il marchio «Limoncello»
Ma in realtà, anche nelle due costiere esistono in abbondanza, leggende e racconti sulla produzione del tradizionale liquore di limoni.
A Sorrento, ad esempio, si racconta delle grandi nobili famiglie del luogo, che agli inizi del secolo non lo facevano mai mancare agli ospiti illustri, realizzato secondo la tradizionale ricetta.

Ad Amalfi, invece c’è chi sostiene addirittura che il liquore abbia origini molto antiche, quasi legate alla coltivazione del limone.
Tuttavia, come spesso accade in queste situazioni, la veridicità rimane confusa e tante invece le seducenti ipotesi a supporto della narrazione.
Qualcuno asserisce che il limoncello era utilizzato dai pescatori e dai contadini al mattino per combattere il freddo, già ai tempi dell’invasione dei saraceni.
Altri, invece, ritengono che la ricetta sia nata, come tante altre prelibatezze della cucina napoletana all’interno dei famosi monasteri per deliziare i frati tra una preghiera e un’altra.

Ma come sono veramente andati fatti, non la sapremo mai, e al là di questioni puramente campanilistiche, il sono decenni che il tradizionale

Sorrento

liquore giallo, simbolo della regione Campania conquista i mercati di mezzo mondo, e non solo per il suo profumo viene utilizzato molto spesso nelle preparazioni dolciarie.

Bottiglie delle piu sfariate forme artistiche e non riempiono e fanno bella mostra sugli scaffali dei market d’oltreoceano, e nuovi importanti scenari commerciali si stanno sviluppando anche sui mercati asiatici.

Il limoncello, dunque, rischia davvero di diventare un prodotto di caratura mondiale alla pari del Bitter o dell’Amaretto.

Avril Lavigne
Avril Lavigne

E per difendersi dalle imitazioni, si è corso anche ai ripari, riservando alla produzione del caratteristico

«ovale» sorrentino (il “femminello”) o lo sfusato amalfitano IGP la denominazione di Indicazione geografica protetta (Igp).

Infatti, L’originale limone di Sorrento deve essere prodotto in uno dei comuni del territorio che va da Vico Equense a Massa Lubrense e nell’isola di Capri.
La cantante statunitense Avril Lavigne parla del limoncello nella canzone I Can Do Better, appartenente all’album The Best Damn Thing, in cui si dice: “I will drink as much Limoncello as I can and I’ll do it again and again” “Berrò più Limoncello che posso e lo farò ancora ed ancora”), poiche’ Limoncello è anche la bevanda preferita della cantante.

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La Parmigiana di melenzane

Parmigiana di Melenzane

Quando voglio prepararla
si fa a gara per gustarla.
Mai fu invito più ricercato
per un piatto cosi’ prelibato.
Incomincio col lavare,
poi nettare e poi salare
le fettine succulente.
La padella e’ sul fornello
mentre l’olio vien scaldato
sfrigolando piano piano
si incomincia la frittura
con pazienza allora attendo
la preziosa indoratura.
Dopo adagio le fettine
sulla carta ad assorbire
l’eccessivo condimento.
Cuoce lento il pomodoro
col basilico e l’ajetto
viene fuori un bel sughetto.
Prendo ora il fiordilatte
e man mano taglio a fette
e l’alterno messo a strati
nella teglia preferita:
sugo, fette e fiordilatte.
Ed infine nel finale
parmigiano ad abbondare.
Metto al forno per mezz’ora
cuocio e faccio riposare
Mentre tutti i commensali
incominciano ad arrivare.
L’acquolina vien mangiando,
il profumo è delizioso
il sapore ancor di più.
Ce n’e’ ancora?
chiedon in coro.
Soddisfatta e sorridente
porto in tavola la teglia
che si apprestano a finire
e si svuota in un istante
che momento… il più appagante!
Guardo allora i miei invitati
soddisfatti e ormai satolli
che mi chiedono curiosi
quando allora riprepari
questi piatti deliziosi?

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Sono in carne e me ne vanto

Spesso mi chiedo: – Sono una donna al passo coi tempi?
Cammino o rotolo?

Hilda

Non mi peso da una vita,  questo è un rito che, assolutamente,  non rientra nel mio modus vivendi, mi deprime, e se ingrasso o dimagrisco, me ne rendo

conto solamente dai vestiti che, o scendono fluidi o mi si avvolgono addosso, modello mummia egiziana.
No, appropinquarmi alla Pizia, per il fatidico responso, non rientra proprio nei miei piani.
Sarebbe solamente masochismo puro.
Recentemente il verdetto degli specchi di casa e degli abiti è stato blandamente funesto. Del tipo catastrofe irrecuperabile, e sto quasi pensando di sostituire quegli specchi con dei maxi poster di una modella alla soglia dell’anoressia

Insomma, cronaca di un aumento previsto.
Quindi, dicevamo, siccome sono una donna al passo coi tempi – cioè studio adeguatamente per lo scopo – sto ancora decidendo se sia il caso o no di impegnarmi a seguire una dieta, che, come dicono i dietologi tutti, non è questione di mangiare meno, ma proprio questione di stile di vita.

Io per altro, venendo altresì da una stirpe di donne floride, belle femminone e procaci donne del sud Italia, diciamo, di diete ne conosco tante, ma il punto e’ che non riesco mai a portarle a termine.
Poiché in casa Cafiero come stile di vita base, c’è quello del tipo edonistico fatalista sorrentino ecco: Dio è morto Marx anche, ma il ragu’ alla genovese della nonna è davvero leggendario.  Magna che te passa. Poi pentiti.

A casa mia si registravano due ravvedimenti annui: quello in preparazione della Santa Pasqua, post invernale, e quello di ottobre novembre, al ritorno dalle vacanze estive, dove si e’ fatto un po il cazzo che ci pare.

Io rientravo ed uscivo immediatamente, a mo di sveltina in entrambi e queste sono le mie riflessioni al fine di non essere troppo nervosa per questo fatto.
– Ci vuole una dieta equilibrata. Tempi lunghi. Durante questi tempi lunghi, una donna deve continuare a sorridere e guardarsi con gentilezza – che diamine. Per cui:

1 – Se una è una persona col Karma della ragazza piena di salute, nonostante legga magari Kant, e sia una tipa davvero spirituale, essa non potrà mai, e poi mai e poi mai, ambire a essere una di quelle femmine radicalscicche modello palo della luce, collo sterno in fuori, pancia azzeccata coi reni le occhiaie e l’aria sofferta et consapevole della grave tragedia ontologica che affligge noi, ma soprattutto chi ci sta intorno, che se ne fa una propria battaglia a mo di crociata, senza rendersi conto che e’ solamente tempo perso, e ne potrebbe fare a meno, occupando quel suo tempo insituazioni molto piu’ costruttive ed energetiche per la sua persona, vedi trombare. Insomma se una ragazzona in salute dimagrisce troppo, non approderà mai agli splendenti lidi di Oh, quanto mi manca il Butan, sembri il ritratto della fame in India, oppure Porto sempre gli occhiali da sole la luce mi da fastidio.

Tuttalpiù qualcuno le può chiedere, se si e’ gravemente ammalata, perche tutto cio non puo’ essere frutto di una ferrea dieta, magari s’è beccata pure l’epatite C.

L'omino della Michelin

2 – Una femminona perciò deve rimanere fedele invece al suo karma di femminona, fino al limite in cui la suddetta femminona non si avvia alla trasformazione in un androide stile Omino della Michelin, e solo in quel caso caso i complessi sono giustificati.
La moderna psicologia insegna che non sempre le pippe mentali sono pippe: se uno non avesse paura non si accorgerebbe degli incendi ed essere ciccione oltre che essere poco carino per i più, provoca diversi problemi cardiocircolatori. Ciò non toglie che la femminonitudine ha un suo pregevole e apprezzabile cosmo: la femminona, è epicurea, materialista ma storica, empirista nella logica e nelle sue scelte esistenziali.

3 – Recentemente sono stata ad una  cena e c’erano anche persone con cui non sono in grandissima intimità li reggo meglio quando sono diluiti con altri ingredienti. Al buffet, mi appropinquo, come tanti non sono la sola al Buffet, ed gia’ incrocio il primo dei simpaticoni che mi fa la battudina acida: – Mamma mia come hai riempito il piatto!! Avesse parlato il fotomodello, o il tipo modello biafra lo avrei anche capito, ma viste le proporzioni del suddetto soggetto, mi e’ sembrato poco elegante il commento, ma ho lasciato perdere, succede sempre cosi quando una persona piu’ in carne si reca a questi infelici buffet.
Torno a tavola, e nel mentre incorocio un’ altra simpaticona, modello yogurt danone che guarda il mio piatto e dice: – non e’ che forse hai preso troppo pane??
A tavola lievemente incavolata faccio notare la cosa ai miei amici, e cosi al momento del dolce, una mia amica, si alza al posto mio e me lo va a prendere, il piatto era colmo, ed ovviamente non e’ che me li sarei mangiati tutti.
A fine serata, i dolci erano rimasti la, in solitudine nel mio piatto, ritorna il modello danone e buttando un occhio sul mio piatto dice: – poverina, non sei riuscita a mangiarli tutti?
La mia risposta e’ stata molto seccata ma anche un tantinello sarcastica, ma dubito che la tipa abbia compreso: – sai, questi erano la ciliegina sulla torta, e dopo tutto quello che ho strafocato, non entravano assolutamente, stavo quasi pensando di farmi fare il pacchetiello da portare a casa! Cosa che in questi contesti risulta essere di un kitch esageratissimo (ed io è per questo che l’ho detto 🙂
Ha continuato dicendo: – sbaglio o sei un po’ ingrassata eh…
In questi casi,  NON SI DEVE ASSOLUTAMENTE cadere in uno stato di triste sconforto e dire, – ooh hai ragione-, o addurre giustificazioni, sulla propria vita da povera single disgraziata, logicamente sempre per scelta di qualcun’altro e non propria,  sulla propria salute, ma dire maliziosette, guardando l’intrombabile,: – hai ragione ma è che a me mangiare PIACE e voglio morire grassa.
E’ una rivendicazione culturale, che ci renderà vittoriose non tanto per il suo contenuto intrinseco, ma per l’immediata aria incazzata che si dipingerà sul suo volto.
E’ un pregiudizio assodato che chiunque ami il cibo ami altrettanto il sesso, pregiudizio che almeno nella mia persona sottoscrivo, e per altro non è più un pregiudizio, ma una considerazione di fatto ecco.
Quello che voglio dire, è che le donnone hanno una cosa che i pali della luce non possono avere con lo stesso vantaggio: l’aria malandrina da fienile.

Se il palo della luce ammicca ella è inevitabilmente associata al serpente di Eva, la pericolosa tentazione della carne, la lussuria sofisticata di Sodoma e Gomorra…le donne rotondette invece,  se ammiccano fanno pensare alle gioie del fienile, al sesso sano e spensierato ed al sesso abbinato al buon cibo. Non dimenticatelo!

4 – Debita attenzione va al look scelto dalla donna in carne. Una donna rotonda e moderatamente sofisticata fa sempre la sua figura. Qui naturalmente ognuna ci mette del suo. Io ad esempio adoro lo stile etnico, le gonne lunghe, le scollature, i gioielli etnici, le creme dopobagno, le essenze, adoro in estate i sandali aperti con le unghie dei piedi smaltate e l’uso metodico e inveterato della scollatura oltranzista, e’ un colpo di piu’ nella canna del proprio fucile. Una cosa infatti è certa, per le donne tettescamente dotate le mezze misure s

ono nefaste. Immancabilmente scatta l’effetto: – cara hai una tetta sul ginocchio.

5 – Dulcis in fundo Infine, questo prezioso consiglio l’ho appreso alla tivvù, da una ex femminona, che elargiva perle di saggezza in b

Olympia di Manet

ase alla propria esperienza, e suggeriva, quando avete un appuntamento galante e piccantino, e arrivate al sodo della situazione, mandate il vostro cavaliere a prendere del buon prosecco, che non fa mai male e e fatevi trovare nude, e stese

: le donne orizzontali sono tutte belle! E ha ragione!

L’Olympia di Manet nun è mica magra, è sdraiata

Infine: non mangiare è triste. perciò ridete, ridete, ridete, che fa bene al corpo e all’anima, ed in piu’ ridere e’ una sorta di ginnastica facciale che aiuta nella prevenzione delle rughe.

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Polpette di Patate del Cilento (Polpette di Carnevale)

Polpette di Patate cilentane

Piatto tipico del Cilento, si preparava  per la ricorrenza di San Biagio, in tempi non molto lontani, e vengono chiamate anche

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Il polpo con le Patate di Stela

Spalato

Spalato

Voglio parlarvi di una cosa molto buona, che ho assaggiato a casa dei miei amici Saverio e Stela.
E’ una ricetta tipica della Croazia, Stela naturalmente, proviene da quella bellissima terra, che ha risentito nella sua gastronomia dell’influenza mediterranea e di quella mitteleuropa.
Furono i greci infatti ad impiantare le viti, cosiccome furono gli ungheresi ad introdurne il goulash.
I Turchi invece si deve il sarma ( una sorta di involtino ripieno di crauti ), mentre dall’Italia arriva la pasta.
Stela è originaria di Spalato, la gastronomia è quella tipica della Dalmazia centrale, con piatti a base di carne bovina e ovina, molto genuina, e di pesce fresco. Buona anche la produzione di formaggio e di verdure.
La Dalmazia produce quello che viene considerato il migliore vino croato, generalmente bianco e più corposo rispetto a quello della Croazia settentrionale.
Il polpo con le patate, e’ una delle specialità di Spalato, è questa e’ la ricetta della famiglia di Stela.
Trascritta dal buon Saverio

Polpo con patate

Polpo con Patate

Ingredienti:
–  1 Polpo di un paio di kg
– strutto
– olio evo
– peperoncino q.b

– 1 cucchiaio di capperi
– 1 cipolla rossa
– 2 carote
– 1 gambo di sedano
– 1 kg di patate
– vino bianco secco
– un cucchiaio di miele

– sale q.b.

Esecuzione
:
Per prima cosa, procuratevi un polpo di un paio di kg, meglio se fresco, altrimenti optate per quello surgelato.
Se lo prendete fresco, pulitelo e nettatelo bene,fino a quando non farà piu’ schiuma ed i tentacoli cominceranno ad attaccarsi sulla pelle delle mani. Congelatelo in modo tale che tutte le innervature si spezzino rendendo

Saverio

lo cosi’ piu’ morbido.
Quando decidete di cucinarlo lo lasciate scongelare in acqua salata o acqua di mare pulita (ammesso che la troviate:-).

Prendete un pirofila da forno e

mettete dello strutto, olio di oliva, peperoncino, capperi, cipolle rosse, carote, sedano, patate tutte tagliate a quarti.

Al centro sistemate il polpo con la testa fra i tentacoli. Vino bianco secco ed un cucchiaio di miele a goccia sugli ingredienti. Sigillate il tutto con la carta alluminio e mettete in forno preriscaldato e ventilato a 200 gradi.
Per la cottura regolatevi controllandolo di tanto in tanto e, bagnatelo con il vino bianco e quando sarà cotto con delle forbici tagliate il polpo e mescolate delicatamente il tutto. Spolverate con prezzemolo tritato finemente a pioggia.
Servite e buon appetito, accompagnandolo anche con un rosso.

Io preferisco la biancolella ghiacciata…

Saverio

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Migliaccio dolce sorrentino

Migliaccio sorrentino

Migliaccio dolce (versione sorrentina)

Ingredienti:

– gr 750 latte
– gr 75 burro
– gr 90 semolino
– gr 300 zucchero
– 5 uova
– buccia grattugiata di 1 limone
– vaniglia 1 bustina
– limoncello ½ cucchiaio.

Esecuzione:
In una casseruola, dove avrete versato il latte e il burro, aggiungete lentamente, quando il latte sta per bollire, il semolino e cuocetelo a fuoco basso, rigirandolo continuamente.
Quando il semolino sarà cotto, lasciatelo raffreddare, aggiungete poi lo zucchero, il limonegrattugiato, la vaniglia, il limongello, i tuorli delle uova ed infine gli albumi montati a neve.
Versate il tutto in uno stampo da soufflè imburrato e spolverizzato con zucchero e farina e mandatelo in forno a temperatura media per circa quaranta minuti.

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