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E' inutile versare rum…

Month: marzo 2011

A Sorrento il giro d’Italia in 80 dolci e Maxi Garibaldi di cioccolato

Antonio Cafiero e l'eroe dei due mondi di cioccolato

Il giro d’Italia… in 80 dolci. Lo si potrà intraprendere dal 14 al 20 marzo 2011, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, negli open space della gelateria “Primavera” di corso Italia 142, a Sorrento.

Per l’evento, nel “quartiere generale” del pasticciere dei Vip Antonio Cafiero, si potrà degustare la vera pasticceria italiana attraverso l’espressione delle più squisite tradizioni regionali: dalla sbrisolona al buccellato, passando per la torta Pasqualina, lo strudel, lo zelten, fino ai classici cannoli.

Ma all’appello, oltre ai dolci più rinomati, non mancheranno squisitezze meno note e antichissime, ma altrettanto buone come il bensone modenese, la polenta “dolce mele” della Val d’Aosta e il sanguinaccio campano.

E non è tutto. Sì, perché, grazie all’estro del maître chocolatier Antonio Cafiero, nello stesso periodo ed oltre, alla gelateria “Primavera” si potrà ammirare una squisita scultura a grandezza naturale del peso di oltre 100 chili realizzata con cioccolato fondente e white, raffigurante “l’Eroe dei Due Mondi” Giuseppe Garibaldi, “scortato” per l’occasione da una schiera di insoliti garibaldini ovvero 1.000

Umberto Eco e Antonio Cafiero

mini babà al marsala.

Un’idea che ha preso forma dal recente incontro in pasticceria

tra Cafiero e Umberto Eco, che gli ha donato il suo ultimo libro

“Il cimitero di Praga”, dove descrive un Garibaldi insolito amante, a quanto pare, anche del buon cibo.

«L’intento – spiega Antonio Cafiero – è di cercare di unire l’Italia a modo mio, almeno attraverso i dolci, magari, abbinandoli a un buon bicchiere di vino… al grido, se siete d’accordo, non più di “Obbedisco”, ma di “Addolcisco”!!!».

“Gelateria Primavera” – corso Italia 142- Sorrento (Napoli)

Tel. 081 8073252

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La torta di Frà

L'espresso napoletano - marzo 2011

L’Editoriale di Giovanni Leone, su “L’Espresso Napoletano”, mensile dedicato alla cultura, tradizioni e personaggi della Campania, è sempre degno di nota ed attenzione, la scrittura di Giovanni è coinvolgente e spesso, nel suo editoriale  racconta del nostro territorio ricco di storia ma che non tutti conoscono e di nostalgici personaggi che caratterizzano una città ricca di contradizioni come Napoli.

Il perche’ abbia scelto proprio l’editoriale del numero di marzo 2011 non è difficile da capire 🙂 racconta di cose buone, di antichi sapori e ricordi di altri tempi:

La torta di Frà di Giovanni Leone

Frà aveva occhi neri come la pece, ravvivati da una scintilla, lì proprio al centro dello sguardo.

A dire il vero ilsuo nome era Francesco, ma la pigrizia napoletana aveva decretato quel fonema. Tutti conoscevano quei pochi centimetri baldanzosi che correvano su e giu’ per il vicolo, tutti sorridevano alle infinite domande che il piccolo mitragliava ogni giorno. A quei pochi gioiosi anni si perdonava quel perenne punto interrogativo, a volte anche impertinente. I Genitori – Giovanni, facchino alla Stazione Centrale, soprannominato ‘a stadera per l’abilità nel bilanciare le valigie da portare e Grazia, tuttofare per gli anziani del quartiere – rimproveravano di continuo il figlio: “E basta mò,ma che vuò sapè! Statte zitto!” Ma Frà era incontenibile. Soltanto in un preciso momento della giornata le parole venivano meno. Quando il piccolo passava davanti alla vetrina di Peppino il pasticciere.

Gli occhi si riempivano di quelle torte, di quelle acrobatiche guarnizioni, di quel trionfo di cioccolato e panna. “Che peccato doverle tagliare”, pensava Frà. Erano così belle nella loro monumentale presenza. Perchè spartire? A dire il vero quel verbo spartire, non piaceva molto al giovanetto, lo inquietava, aveva qualcosa di sporco.

Meglio dividere, ma con cautela, come dettava un sano egoismo infantile. Lui, di quelle creazioni, ammirava tutto.

Torta al cioccolato

Di sicuro il sapore era ineguagliabile, ma vuoi mettere l’apertura per intero. Al compimento dei suoi dieci anni, il 18 giugno 1946, Frà non stava più nella pelle.

Peppino gli aveva regalato proprio una di quelle meravigliose bontà.

Il piccolo rimase in religioso silenzio per l’intera mattinata, seduto al tavolo della cucina ad ammirare quella dolce prodigiosa creazione. Quando nel pomeriggio arrivarono amichetti, parenti e conoscenti, si profilò il dramma: la torta andava tagliata. Una lacrima scivolò sul viso del ragazzino. Odiò con tutto se stesso quel miserabile coltello che affondava nel pan di Spagna. Oggi, Frà è un taciturno signore di 74 anni. Ed anche lì in provincia di Bolzano, dove vive, continuano a chiamarlo con quel fonema. Ha speso la sua vita tra farina, cioccolato, panna e fantasia. Si, è diventato pasticciere. Ed ha capito che ogni singola fetta di torta contiene tutti gli ingredienti, bellezza compresa.

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