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E' inutile versare rum…

Month: luglio 2011

Intervista Gastronomica a Nunzia Schiano

Nunzia Schiano e Claudio Biso in "Benvenuti a Sud"

Nunzia Schiano, nasce a Portici, il 16 maggio 1959, dove vive tuttora da ben a 23 anni con il marito, Nico Mucci, e il figlio Francesco.
Ha lavorato veramente tanto per giungere al meritato successo grazie al film di Luca Miniero di “Benvenuti al Sud”, di cui abbiamo ampiamente parlato nelle nsotre pagine, dove interpreta il ruolo della simpatica madre ossessiva di Alessandro Siani.
Tra i suo film al cinema ricordiamo: Vacanze di Natale 2000, per la regia di Carlo Vanzina (1999), South Kensington, sempre di Carlo Vanzina (2001), Il paradiso all’improvviso, per la regia di Leonardo Pieraccioni (2003), Ti lascio perché ti amo troppo, regia di Francesco Ranieri Martinotti (2006), Benvenuti al Sud, per la regia di Luca Miniero (2010), Sul mare, regia di Alessandro D’Alatri (2010), La valigia sul letto,regia di Eduardo Tartaglia (2010)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Nunzia: –  Conta molto,anche se spesso si mangia in modo sbagliato,molto tardi la sera, al ristorante, dove non si può certo controllare la cucina.

Angie: – In Benvenuti a Sud, ci sono molte scene che hanno a che fare con la cucina tradizionale campana, ma anche in altre performance ti sei mai ispirata a qualcosa di culinario?
Nunzia: –  A Museum per Sgruttendio, preparavo degli gnocchi e poi offrivamo una frittata di

Nunzia, in "Benvenuti a Sud Foto di Gianni Fiorito

maccheroni, preparata da noi.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene?
Nunzia: –  Usare prodotti di qualitá, cercare di verificarne la provenienza. Preferisco la qualità alla quantitá.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Nunzia: –  Ho cominciato con la musica per poi passare al teatro. Ho imparato tanto dai miei incontri con Giacomo Rizzo, Renato Carpentieri,Vanzina, Sironi,Pieraccioni, Claudio Bisio, Anna Bonaiuti, Nino D’Angelo, Alessandro D’Alatri, Nuccia

Angie: – Hai un ristorante oun locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Nunzia: –  Il Giardino a Ventotene, il Tallioo a San Giorgio a Cremano.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Nunzia: –  Sono sempre a dieta!

Angie: – Meglio carne o pesce?
Nunzia: –  Pesce.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Nunzia: –  Millefoglie con crema pasticciera.

Angie:  – Vino?
Nunzia: –  Assolutamente si!

Angie: – Il tuo punto debole?
Nunzia: –  La gola, in tutti i sensi,del resto sono del segno del toro

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Nunzia: –  Frutta e verdura, latte, legumi e passat

Pane

e di pomodori.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Nunzia: –  I primi e i dolci.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Nunzia: –  La pizza.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?

Nunzia: –  Curiosa,ma non troppo!

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Nunzia: –  Adoro pane e pizza,ma non amo le interiora.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Nunzia: –  L’odore del pane appena sfornato.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Nunzia: –  I miei uomini.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Nunzia: –  Entrambe le cose,ma sarebbe la perfezione!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Nunzia: –  La Kryptonite nella borsa di Ivan Cotroneo

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Nunzia: –  …spaghetti,pollo e insalatina!!!!!

Angie: – Hobby?
Nunzia: –  Quando il lavoro lo permette,il mezzopunto!

Nunzia Schiano e Alessandro Siani "Benvenuti a Sud" foto Gianni Fiorito

Nunzia con Alessandro Siani "Bnvenuti a Sud" Foto Alessandro Fiorito

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Nunzia: –  In questo momento,vedere mio marito camminare di nuovo!
Angie: – Cosa ti dicono più spesso??
Nunzia: –  Ma siete la mamma di Siani?

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?
Nunzia: –  Penso di no,ne andrebbe della mia salute!

Angie: – Un piatto della tua infanzia?
Nunzia: –  I crocchè della nonna Nunziatina!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Nunzia: –  La cucina italiana è tra le migliori al mondo proprio per la sua varietà,si mangia bene in ogni  regione e quindi in tutta la nazione!

Pizza

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Nunzia: –  Non ho dubbi LA PIZZA!

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Nunzia: –  Tra quelle che ho provato mi diverte molto quella Giapponese.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Nunzia: –  un fritto misto all’italiana!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Nunzia: – Babá rustico:

Ingredienti:
– 300 gr.patate lesse;
– 500 gr.farina;
– 2 cubetti di lievito di birra;
– 4 uova;
– 100 gr.burro;
– 50 gr.romano grattugiato
– 50 gr.parmigiano grattugiato
– 1/2 cucchiaio di sale;
– 2 cucchiai di zucchero

Babà Rustico

– Per il ripieno un misto di salumi e formaggi a scelta.

Esecuzione:

Disponete la farina a fontana con al centro il burro e le patate schiacciate.
A parte battete le uova con il formaggio, lo zucchero, il sale ed unitevi il composto a farina e patate.

Alla fine unite il lievito, sciolto in poco latte tiepido.
L’impasto dovrà risu

ltare elastico eventualmente aggiungete altra farina.
Stendete l’impasto e lo farcite arrotolandolo ben stretto.
Ponetelo in una teglia unta forata al centro,facendolo crescere fino a farlo raddoppiare di volume.
Cuoce in forno a 200 gradi per circa 40 minuti, facendlo ben cuocere nella parte inferiore.

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Gelato nel piatto ricetta di Marco Medaglia

Marco Medaglia

La ricetta di Marco, con un procedimento abbastanza lungo ed elaborato, ho deciso di inserirla in una pagina singola, un po’ perche merita, un po’ per dare spazio ad una originale preparazione firmata da  un grande chef.

Gelato al Parmigiano in “Three Way” (tre versioni di gelato al parmigiano)
Cialda Di Parmigiano con gelato al parmigiano reggiano variegato al Balsamico 24 anni
Gelato al Biscotto(Cucciolone permettetemi un ricordo di infanzia) ai Pistacchi con Gelato al parmigiano e Prosciutto di Parma croccante
Fiore Di Zucchina Farcito al gelato al parmigiano e fritto in tempura giapponese con spuma di pomodorini di Pachino

Ingredienti e Metodi

Per 1 Kg di  gelato
– 150 gr di zucchero
– 40 gr destrosio
– 200 gr parmigiano grattugiato
– 40 gr di parmigiano tritato finemente
– 570 gr latte scremato
– 80 gr crema
– 60 gr tuorlo d’uovo
– sale se vi piace

Esecuzione:
Lasciate  200 grammi di parmigiano grattugiato in infusione in metà del latte a 60 ° C di temperatura calda.
Aggiungete il restante latte, zucchero, destrosio, uova, panna e portare a 75C miscelazione.
Mantecate
Aggiungete il parmigiano rimanente dopo are tolto il gelato dal mantecatore

Per il Biscotto al Pistacchio
– 500g -Pistacchio
– 250g – Nocciole
– 100g – Farina
– 750g –  Zucchero
– 500g – Bianco Uovo
– 200g –  Burro fuso

Preparazione:
In un recipiente mescolate Farina, Zucchero e bianco d’uovo.
Aggiungete mescolando le nocciole e i pistacchi precedentemente tritati
Unite il burro fuso.
Stendete sul silpat mantenedo  un’ altezza di circa 5mm cuocere nel forno preriscaldato a 160C* per 15 circa minuti. A cottura ultimata dare la forma desiderate usando un Copapasta

Briciole di prosciutto (per il Gelato al biscotto):
Preparazione:
Fettine di Prosciutto di parma passato sulla piastra per un minuto.
Usate qualcosa  per pressare le fettine per impedire che si deformino.
Riponete in luogo asciutto per finalizzare la disidratazione.
Sbriciolate il prosciutto quando perfettamente  secco.
Finalizzazione del biscotto al gelato:
In un recipiente mescolate il gelato al parmigiano con il prosciutto sbriciolato.
Con l’aiuto di  un copapasta  inserite il gelato nel mezzo dei due biscotti
Mantenete in freezer fino al momento di servire

Spuma ai Pomodorini di Pachino
Ingredienti:
– gr 300 –  Pomodorini di Pachino
– gr 2 –  Xantana
– 2 – Bombolette ISI
– Sifone ISI
– gr 10 –  Olio di oliva
– Sale ,Pepe

Gelato nel PIatto a cura di Marco Medaglia
Gelato nel Piatto a cura di Marco Medaglia

Preparazione:
Frullate i pomodorini nel Mixer con l’aggiunta di olio di oliva sale e pepe quindi filtrate  il tutto usando  il colino “cinese” facendo attenzione che non ci siano residui solidi
Emulsionate il tutto  aggiungendo il  Xantana per fare rassodare il tutto
Mettete  nel sifone, caricatelo con il gas e lasciate riposare in frigo.

Cialda di Parmigiano

Ingredienti:
– Parmigiano Reggiano
– Padella antiaderente

Preparazione:
Scaldate la padella a e versate il parmigiano.
Aspettate che si sciolga e quando imbrunisce  e prende consistenza togliete dal fuoco.
Formate  il  cono  e lasciate raffreddare

Tempura
Ingredienti:
– gr 200 – Farina Giapponese per tempura
– gr 360 cc – Aqua fredda
– 1 – Rosso d’Uovo

Preparazione:
In una bacinella mettere l’ acqua (molto fredda). Aggiungete il rosso d’uovo amalgamando bene
aggiungete la farina creando una pastella fluida.

Fiori di zucchine
Ingredienti:
– 1 pezzo –  Fiori di zucchine
– Gelato al parmigiano (quantita necessaria)
– 1 foglio –  Carta di riso

Gelato nel Piatto

Preparazione:
Eliminate lo stelo dei  fiori. Avvogete la pallina di gelato nella carta di riso e  inseritela delicatamente  nel fiore di zucchina.
Mantenete in abbattitore a -25 di temperature fino al momento d’uso. Quando necessario Immergetela nella tempura e friggete in olio di semi.

COMPOSIZIONE DEL PIATTO:
Friggete i fiori di zucchina
Sifonate la spuma di pomodoro nel Piatto
Asciugate accuratamente  il fiore di zucchina con carta paglia ed appoggiatelo nel piatto
Formate  la pallina di gelato e aggiungete  gocce di balsamico invecchiato  e ponetela nel cono
sistematela nel piatto
Mettete nel piatto il gelato al biscotto adagiato su di un lato (non sdraiato)
Ed il piatto è bello e realizzato!

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Intervista Gastronomica a Marco Medaglia

“ La mia cucina parte dal mio Cuore, interpretata dalla mia mente e finalizzata con le mie mani “

Marco Medaglia

Tra tutti gli ospiti intervistati nella mia rubrica, eccone uno che cade come si suol dire “proprio a fagiolo” poichè lui lavora con il cibo, è uno del settore, uno che “ci capisce” come direbbe il mio amico PLS.
Marco Medaglia, abruzzese doc, nasce a Chieti il 9 Marzo 1973, eredita la passione per la cucina dalla famiglia che operavano nel settore alla ristorazione’.
Nel 2009 decide di accettare la sfida di trasferirsi ad Hong Kong nella compagnia Aqua leader nel settore della ristorazione come Italian Executive Chef di Aqua Roma.
Attualmente Marco è al Ristorante Angelini, empre ad Honk Kong.
Altre informazioni sulla sua carriera professionale le potete trovare sul sito degli Chef Italiani nel Mondo
Da li la passione di Marco si è concretizzata anche sul Web, meritandosi un articolo sulla rivista “A Tavola”

Il mio incontro con Marco avviene in rete, infatti sono l’unica non “addetta ai lavori”, o meglio una “teorica della cucchiarella”, come piace definirmi, che collabora e scrive sul sito degli Chef Italiani nel mondo, con una rubrica tutta mia dedicata alla tradizione gastronomica del nostro paese.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Marco: – Direi molto visto che ce il rischio concreto che stando sempre in cucina si assaggia di tutto e quindi si rischia di alterare i ritmi del metabolismo

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Marco: – L ideale sarebbe avere 2 pasti al giorno di 2 corse tipo un antipasto e un primo per il pranzo e un antipasto e un secondo per la cena bere molta acqua e mangiare frutta al di fuori dei pasti  senza assaggiare tutto il tempo cosa per altro abbastanza difficile stando a contatto con il cibo tutto il tempo e avendo la necessita di controllare gli alimenti che vengono serviti ai clienti

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Marco: – ho iniziato a 13 anni al ristorante di fronte casa come lavapiatti e addetto agli antipasti e a 38 sono stato chef dell’ Aqua roma di Hong Kong, ed attualmente sono in forza all’Angelini sempre ad Honk Kong, nel mentre ho vissuto in 8 nazioni diverse
comunque trovi tutto sul mio sito www.marcomedaglia.com

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare, che non sia quello dove eserciti la tua professione:-)?
Marco: – Si in genere sono abbastanza abitudinario e quando ho il mio giorno libero la maggior parte delle volte frequento gli stessi locali

Angie: – Se sì, dove?
Marco: – Il ristorante thailandese e quello giapponese sotto casa ogni tanto mi concedo qualche uscita da qualche collega illustre per rimanere aggiornato

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Marco: – Lo sono tutt’ora ai me

Angie: – Meglio carne o pesce?
Marco: – Personalmente preferisco pesce

Parrozzo abruzzese foto http://www.flickr.com/photos/clada74/

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Marco: – il parrozzo ?? un po secco un po dolce

Angie: – Vino?
Marco: – Montepulciano come la mia terra

Angie: – Il tuo punto debole
Salami e formaggi non posso resistergli

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa,
Marco: – ovviamente non quelli del ristorante, ma quelli di casa tua?
Cibo asiatico per  mia moglie che è indonesiana, io personalmente non mangio mai a casa ed in genere quando sono libero preferisco andare fuori anche perché qui ad Hong Kong le case non sono propriamente come le nostre, nel senso che gli spazi sono ridotti e si vive in appartamenti di 70 mtq allora quando sono a casa  si va fuori  e anche perché fare la spesa solo per me una volta a settimana mi costerebbe di più di andare fuori con inevitabili sprechi

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Marco: – Dipende non penso ci sia un piatto che preferisco fare ma ce un innamoramento per le nuove creazioni quasi un evoluzione ,tipo, la creazione il perfezionarlo in dettaglio fino ad un ipotetica perfezione poi piano piano ce un distacco quindi viene sostituito da una nuova creazione

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Marco: – Salami e formaggi  ne sono ghiottissimo un bel piatto di affettati nel mio tavolo non manca mai poi le salsicce sott’olio di mamma e nonna …..

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Marco: – Un goloso controllato

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Marco: – A un cioccolatino proprio non posso dire di no nonostante la dieta,
Marco: – La cipolla cruda sara  forse l’unica cosa che proprio non mi va giu

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

Marco: – Menta, melissa, anice, limone sono tra i miei preferiti

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Marco: – Il cucinarle sicuramente ha un altro fascino e una marcia in piu

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Marco: –  La mia ricetta per “Il gelato nel piatto”
E per questa ricetta, poichè è abbastanza lunga ed elaborata ho pensato di dedicargli una pagina a parte, la potete trovare qui:

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Marco: – Saro noioso ingredienti di Alajmo giusto per cambiare discorso …me lo sono portato dalle  ultime ferie

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Marco: – Non penso ce ne sia uno ce un pezzo per ogni periodo e molti ricordi legati ad ognuno

Angie: – Hobby?
Marco: – Il web che pero e diventato un secondo lavoro poi il resto del tempo lo dedico alle Bimbe ho due bambine ormai i loro hobby sono diventati i miei, il parco giochi e via dicendo…
Poi se mi rimane del tempo una partita a pallone con gli amici non me la faccio scappare.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Marco: – Hehehehe raggiungere l’equilibrio tra felicita e serenità con me stesso, poi gli obbiettivi li fisso man mano come ne raggiungo uno ne fisso un altro.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Marco: – Please Chef stop … I miei ragazzi quando non ne possono più

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Marco: – Meglio di no

Angie: – Un piatto della tua infanzia

Marco: – La Cecirchiata (dolce tipico di carnevale in Abruzzo e centro Italia) di carnevale non vedevo l’ora

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Marco: – in un certo senso si ,ognuno a la sua area di competenza

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che
Marco: – preferisci? Se si’, quale?
Giapponese l’adoro, alcuni piatti indonesiani, ma comunque mangio di tutto

Angie: – Da anni lavori all’estero, facendo conoscere in altre nazioni i nostri sapori, le nostre abitudini alimentari e tradizioni, dalla tua esperienza, puoi raccontarci, gli stranieri cosa apprezzano di più della nostra gastronomia?
Marco: – dipende molto dalle nazioni ma diciamo che in linea di massima unbel piatto di pasta fatta bene non dispiace a nessuno

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Marco: –  Agrodolce??

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Intervista Gastronomica a Diana Lama

Diana Lama

Medico napoletano, ricercatore universitario, miss Diana Lama legge e colleziona gialli da quando era bambina.
Nel 1995 vince  il Premio Alberto Tedeschi indetto dal Giallo Mondadori con “ROSSI COME LEI”, scritto a quattro mani con  Vincenzo de Falco pubblicato poi come Giallo Mondadori 2445 nel dicembre del 1995 .

Sempre con de Falco nel  1999 pubblica  “NELL’OMBRA” con la casa editrice Lo Stagno Incantato.
Entrambi questi romanzi sono stati pubblicati nei paesi di lingua tedesca dalla casa editrice Scherz Fisher, il primo nel 2004 col titolo “TOTE NYMPHE”, il secondo nel 2006 come “TOD IM GLASHAUS”.
Ha scritto, in coppia con il regista RAI Angelo Villani una sceneggiatura per una fiction televisiva girata dallo stesso regista dal titolo “LA MORTE NON ESISTE”. Dalla stessa sceneggiatura è stato tratto anche un fotoromanzo pubblicato sul Mattino di Napoli.
E’ tra i soci fondatori de Il Pozzo e Il Pendolo e di Brividea.

Nel 2003 ha fondato l’associazione Napolinoir, il cui duplice scopo è contribuire alla diffusione del giallo e del noir a Napoli e allo stesso tempo di promuovere il giallo napoletano e i suoi autori al di fuori della città partenopea.
Dal 2009 organizza il Premio letterario ParoleinGiallo per gli studenti di ogni ordine e grado.

È nella giuria del Premio Lama e trama 2009. Ha creato ed è il manager della Vesuvius Heart Band un’orchestra di bambini dedicata alla beneficenza.

Ha partecipato con due racconti a “NERO DI NOTTE”, spettacolo teatrale nell’ambito del Festival del Racconto nel 2003.
Dal 2000 scrive da sola e suoi racconti compaiono in molte prestigiose antologie, tra cui: “Non toccateci il presepe” in “KILLERS & CO.”, Sonzogno 2003; “Lo strummolo con la tiriteppola” in “FEZ, STRUZZI & MANGANELLI”, Sonzogno 2005; “Preludio ad un massacro di inizio anno” in “IL RITORNO DEL DUCA”, Garzanti 2007; tutte a cura di Gian Granco Orsi. “Cappuccetto Rosso & Hannibal Lecter” in “PARTENOPE PANDEMONIUM”, Larcher 2007, a cura di Giuseppe Cozzolino.
Suoi racconti sono stati pubblicati anche su Il Mattino di Napoli, Il Secolo XIX, M la rivista del Mistero.
Il suo thriller “SOLO TRA RAGAZZE” è stato pubblicato dalla Piemme nel 2007 e nel corso del 2008 è stato pubblicato anche in Russia con la casa editrice Mir Knigi.

Diana in compagnia del collega Maurizio De Giovanni

A febbraio 2008 esce l’antologia Piemme “MYSTERY AND HYSTORY”, a cura di Gian Franco Orsi, che contiene il suo racconto “L’ultimo segreto”.
Sempre di quell’anno è invece il romanzo “LA SIRENA SOTTO LE ALGHE”, Piemme.
Per saperne di più vi invito a leggere quel che Diana scrive di sè in queste pagine mentre qui, il dotto wikipedia ci regala queste informazioni🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Diana: – Generalmente quando mangio e bevo secondo i miei gusti sono più di buon umore, ma quando sono a dieta le mie performances migliorano nettamente. Mi divido equamente tra questi due estremi.

Angie:  – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Diana: – Spesso e volentieri. Nei miei romanzi ambientati nel Cilento c’è molto della cucina cilentana che amo tantissimo, negli altri romanzi è racconti c’è quasi sempre qualche dettaglio eno-gastronomico, basato sulle mie preferenze, ci sono ricette e generalmente i miei personaggi mangiano e devono bene.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene
Diana: – Io mangio solo per piacere, qualunque cosa scelgo di mangiare mi deve piacere, altrimenti preferisco astenermi. Morirei di fame piuttosto che mangiare qualcosa che non mi piace, ma per fortuna sono pochissime.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Diana: – Come medico, scrittore o cuoco?  Nel terzo caso cucino per diletto, solo quando ne ho voglia e qualche ricetta mi intriga, o se voglio prepararmi qualcosa che mi piace particolarmente. Sono brava per le sfoglie e le paste brisè imbottite, antipasti, tartine canapè etc di ogni genere (molto fantasiosa), alcune ricette di carne, i dolci, le marmellate, poco il pesce però sono competente su gamberi e aragosta. Non so cucinare quello che non mi piace e non mangerei, oppure quello che si mangia per dovere.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Diana: – Più di uno, a seconda di dove sto. In genere però ogni tanto uno diventa il mio ristorante del cuore, dove vado per festeggiare ricorrenze, rilassarmi, passare una serata piacevole o momenti particolari. Non è solo questione di cibo, ma mi piacciono le persone che ci lavorano, l’atmosfera, l’ambiente, i decori e mi ci sento a mio agio come a casa. Quando ne trovo uno così ci sto volentieri anche a cena da sola.

Angie:  – Sei mai stata a dieta?
Diana: – Non ne parliamo, è la tragedia della mia vita. Adoro mangiare quello che voglio, quindi preferisco diete rapide e violente, che reggo benissimo. Il mantenimento mai, non sono mai stata capace di fare nemmeno un giorno di mantenimento. Sono un pessimo esempio.

Angie:  – Meglio carne o pesce?

Scorzette d'arancia al cioccolato - Foto StockFood


Diana: – Ben cucinati li amo entrambi, ma ho una predilezione per la carne, e negli ultimi tempi per quella al sangue, tartare etc, anche se amo anche le tartare di pesce. Comunque sono una bevitrice di rossi strutturati, quindi scelgo preferibilmente la carne ma bevo ottimi rossi anche sul pesce senza farmi scrupoli.

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?
Diana: – Difficile a dirsi, me ne piacciono tanti, ma sarei probabilmente una scorzetta di cioccolato fondente con dentro un cuore di arancia candita, due sapori spiccati in forte contrasto ma amalgamati in una tentazione pungente.

Angie:  – Vino?
Diana: – Rosso, strutturato, di pregio. Amarone, Taurasi, Sassicaia, quei vini che ti riempiono l’olfatto e la vista prima ancora del gusto. Lo reggo bene, posso arrivare quasi indenne a due terzi di una bottiglia, e la mattina dopo non ne risento, però solo una volta ogni tanto. Coi bianchi invece mi basta mezzo bicchiere per passare una nottataccia.

Angie:  – Il tuo punto debole
Diana: – Alimentarmente parlando, parecchi: maionese prima di tutto, e tutto ciò che è in crosta o in sfoglia rustica. E poi la nutella, la cannella, il te, il gorgonzola, la parmigiana di melanzane, la genovese, la zuppa di cipolle, l’aragosta, il pane, le olive infornate, la frittata di cipolle, il pane e burro, i toast alla francese, la lemon curd, è più breve se dico quello che non mi piace: la birra e la mozzarella non cucinata. E la panna su dolci e gelati.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Diana: – Preferisco averle entrambe ben fornite, ma veramente nel mio frigo non manca mai la maionese (e la so anche fare bene). Anche le uova le trovo indispensabili, e nella dispensa il caffè, ma in genere sono equipaggiata per resistere a un assedio di media durata.

Angie:  – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Diana: – Vario a seconda dell’entusiasmo e delle ricette da cui vengo affascinata, ma adoro fare la frittata e i cornettini di sfoglia imbottiti. La torta caprese, anche.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Diana: – La parmigiana di melanzane, senza alcun dubbio, ma fatta come dico io.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Diana: – Golosa, buongustaia, settoriale, esigente.

Angie:  – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Diana: – Cioccolato, maionese, la sfoglia, pane, un buon rosso, mirtilli e more, formaggi stagionati, frutta martorana, cioccolato foresta, besciamella fritta, carot cake, sandwich al cetriolo, meringa veneta, salmone, albicocche. Non posso nemmeno sentire l’odore della passata di pomodoro cruda, mi fa stare male.

Bacchette di Cannella - Foto StockFood

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Diana: – La cannella sopra ogni cosa, ma amo molto basilico, noce moscata e menta. L’odore del pane appena sformato mi fa impazzire.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Diana: – Pane ( ma purtroppo spesso sono costretta a farne a meno). Caffè e tè mi sono essenziali per la sopravvivenza, ma l’alimento più sano di cui faccio larghissimo uso e l’acqua di rubinetto. Ne bevo almeno due litri al giorno.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Diana: – Saper cucinare fa il suo effetto e aggiunge fascino ad un uomo, basta che lo faccia con nonchalance. Ma in verità basta anche una buona cena preparata da qualcun altro, ma un uomo per piacermi deve assolutamente capirne di vini, e mangiare con gusto.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Diana: – Questa è facilissima e fa colpo. Cuocere eliche al dente, condirle con un cucchiaio di olio o pesto e farle raffreddare. A parte condire pomodori a ciliegina tagliati a metà con olio, basilico, sale e pinoli. A parte saltare in padella del tonno fresco tagliato a cubetti con olio di oliva, sesamo, volendo anche del pan grattato. Unire tutto a freddo, con qualche oliva nera infornata piccante e qualche oliva bianca dolce.
Un’altra volta ti svelerò la mia ricetta per la sfoglia imbottita di mezze maniche con ragù e piselli, è un po’ più complicata. Me la sono costruita per sopperire a un piatto meraviglioso che era il mio preferito per il compleanno da molti più anni di quanti mi faccia piacere ricordare. Purtroppo il negozio di gastronomia che me la faceva ha cambiato gestione e cuoco, e così da quest’anno ho iniziato a prepararmela da me, ed è anche più buona, però una fatica!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Diana: – Una selezione tra le novelle di Guy de Maupassant. Quelle nere, crudeli e fantasiose. Non c’è però dentro Boule de suif, che raccomanderei come lettura a chiunque ami la buona cucina. la secna della condivisione delle vivande in carrozza mette letteralmente l’acquolina in bocca.

Angie:  – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Diana: – Ahimè, molti. Ma ce n’era uno in particolare di Mina, non ricordo il titolo, forse Cacao, forse Per che cosa lo faresti. Era divertente, eccitante, e metteva fame.

Angie:  – Hobby?
Diana: – Leggere sopra ogni cosa, e poi disegnare, nuotare, di recente mi è spuntato un pollice verde spropositato, sto annegando tra le piante. E mi piace fare marmellate.

Angie:  – Qual è il tuo sogno più  grande?
Diana: – Essere tradotta in America con un thriller che diventa un film girato da Steven Spielberg di cui facciamo insieme la sceneggiatura io e lui e vinciamo un Oscar che vado a ritirare io, in un vestito taglia 42, e gli interpreti sono Luca Argentero e Sean Connery che poi mi porto a cena nel ristorante migliore che c’è in zona dove brindiamo alla mitica statuetta con svariate bottiglie di Brunello di Montalcino Biondi Santi del 1961.

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
Diana: – Un sacco di cose belle e brutte, non saprei. Però una volta qualcuno mi disse che si sarebbe potuto innamorare di me vedendomi mangiare. Ed era una donna, totalmente eterosessuale. Lo considerai un grande complimento.

Angie:  – Ti fidanzeresti con uno  chef?
Diana: – Per rubargli qualche segreto, sicuramente. Peccato che ingrasserei smodatamente. Ho avuto un affascinante corteggiatore chef, aveva una coltelleria stupenda.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Diana: – Il ricordo migliore fra tantissimi, mia mamma cucina proprio bene : I crocchè di patate, meravigliosi.

Diana: – Il ricordo peggiore: La carne di ippopotamo,

"Crocchè di patate"

sempre di mia mamma: orrida. In realtà era il bollito, ma ancora non lo posso guardare, e per me resta la carne di ippopotamo.
Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?

Diana: – La cucina regionale italiana è ricchissima ed estremamente varia, non saprei certo dire se mi piacciono più alcuni dei capolavori della cucina siciliana, o bolognese, o veneta o di altre regioni. Per fortuna è un campo nel quale credo nessun italiano, di Centro, Nord o Sud farebbe lo schizzinoso.

Angie:  –  Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Diana: – Probabilmente la classica Pizza Margherita, che ha i tre colori rosso del pomodoro, bianco della mozzarella e verde del basilico, però forse potrei venire accusata di campanilismo.

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Diana: – Non faccio distinzioni: adoro la cucina francese, ma mi piace anche quella greca, spagnola, cinese, giapponese, persiana, venezuelana, araba, svizzera, tailandese, amo qualunque cosa che sia americana e vado letteralmente pazza per ogni e qualsivoglia cibo inglese, perfino le uova in maionese e il pasticcio di carne, tutto! Qualunque cucina con cui io venga a contatto mi rende irrimediabilmente schiava devota. Sono una sperimentatrice alimentare.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Diana: – Onnivoro? (però con un certo criterio J).

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Intervista Gastronomica a Mariassunta Di Matteo

Mariassunta insieme a Francesco Di Domenico in arte "Didò"

sono una persona socievole amante dell’humor la risata di cuore è molto terapeutica

Con queste parole, la nostra Mariassunta si descrive nelle pagine di Facebook, e, galeotto fu appunto il noto social network teatro della nostra conoscenza, grazie anche all’amicizia comune di Didò (ndr. Francesco Di Domenico) Mariassunta con le sue battute ogni giorno regala un tocco d’ironia e di umorismo alle mie giornate telematiche. E cosi’ ho deciso di intervistare anche lei, che certamente non sfigura nella mia rubrica, soprattutto perchè l’ingrediente principale di questa accogliente conversazione gastronomica è risultata essere l’ironia che da sempre contraddistingue il suo modo di essere e della sua scrittura telematica.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro? Assunta: – Per quello che faccio, mi basterebbe una pera!

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario? Assunta:-Si! La lista della spesa.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene Assunta:- Mangiare di gusto ed in ottima compagnia.

Angie: – Le tue esperienze lavorative? Assunta:- Insegnante di ebraismo e cristianesimo – Manager marketing compagnie telefoniche, direttore artistico radio libere

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Assunta: Nei Boschi Di Lari (PI) c’è un localino che sempra la casetta dei 7 nani con prezzi da gigante! Però si mangia bene

Angie: – Sei mai stata a dieta? Assunta:- Purtroppo si…l’acqua ‘mmocca!

Angie: – Meglio carne o pesce?

...che vita sarebbe...senza nutella...

Assunta:- sono una donna di carne e di pesce. Manzo, tonno i miei preferiti. Angie: – Vino? Assunta:- Chianti rosso, però mi manca il “fragola” di Napoli

Angie: – Il tuo punto debole Assunta:-la nutella.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa? Assunta:- Ogni tipo di insaccato, figurati, faccio 35 km per andare in un supermercato dove hanno la “prusuttella”

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto? Assunta:- Pennette rigate alle alghe marine (asparagini di mare)

Angie: – E quello che ti piace mangiare? Assunta: – Gnocchi alla sorrentina. Un omaggio alla tua Sorrento!

Angie: – Come ti definiresti a tavola? Assunta:-Pappa/gone, eqquequà, nun me ‘nzurdate!

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace? Assunta:-Gli involtini di manzo in ragu’- Non amo la cacciagione Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito? Assunta: – Tutte le erbe aromatiche, tranne l’origano! Abbiate pietà!

Angie: – Non puoi vivere senza… Assunta:- Affetto e affettati.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre un uomo? Una buona cena, o anche il saper cucinare Assunta: – Prenderlo per la gola e, se non cede, ho pur sempre una corda!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto? Assunta:- Notte in Arabia di Francesco Di Domenico Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici… Assunta:- Run to the hills degli Iron Maiden

Angie: – Hobby?

Assuntina con Didò

Assunta:- Alta enigmistica, disegno a carboncino, rendere belle cose che gli altri buttano

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande? Assunta:- Vivere, da grande e alla grande, in una comune con tutti i vecchietti amici di FACEBOOK

Angie: – Cosa ti dicono più spesso? Assunta:- Uà! 57 anni? Te ne davo 100 :))

Angie: – Ti fidanzeresti con un cuoco? Assunta:- il mio sogno erotico, vedere ‘sto presunto fidanzato, impastare per me. Angie: – Un piatto della tua infanzia Assunta:- ‘A zuppa ‘e samurchio! (chiedilo ai SANTANTIMESI)

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina? Assunta:- Odio i miscugli ed la globalizzazione culinaria, su questo, ognuno ‘a casa soja!

Angie: -Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia? Assunta:- Un trittico di pasta: Trenette al pesto, rigatoni al burro e ricotta, pennette al pomodoro.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale? Assunta:- la paiella ed i tacos

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico? Assunta:- Agro-dolce tendente al piccante!

Ribollita - Zuppa di 'avolo toscana

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori Assunta: Zuppa di ‘avolo toscana, detta anche ribollita Ingredienti: – gr.150 di carote – gr. 150 di sedano – gr. 150 di cipolla – 3 foglie di basilico – dl 3 di olio d’oliva – gr. 1500 di patate – gr. 1000 di fagioli freschi – gr. 1000 di cavolo nero – gr. 200 di pomodori maturi – gr. 500 di pane raffermo. Esecuzione: in una pentola di giusta grandezza mettete una mirepoix non troppo fine di cipolle, carote, sedano, qualche foglia di basilico e fatela imbiondire con dell’olio d’oliva. Dopo alcuni minuti unite le patate tagliate a pezzi e lasciatele insaporire; aggiungete una parte dei fagioli e le foglie di cavolo nero tagliate molto finemente. Aggiungete adesso i pomodori maturi che avreteo avuto l’accortezza di fare salsare in un altro poco di olio, senza soffritto, profumando solamente con un pò di pepe e salando moderatamente. Lasciate che le verdure stracuociano, aggiungendo se necessario poca acqua o brodo. A questo punto unite i restanti fagioli passati con il loro brodo di cottura, regolate di sapore e rimestando continuamente lasciate bollire per 10 minuti. Servite in una zuppiera con pane raffermo tagliato in fette sottili.

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Intervista Gastronomica a “Kappa”

Franco Cappelletti in arte "Kappa"

Alto, biondo, cogli occhi azzurri. ah no, scusate, avevo letto fakebook. più marxista di groucho marx, più calvinista di italo calvino, più campanilista di achille campanile.

Questo è scritto nelle info del suo profilo su Facebook, e già la dice tutta, sul personaggio che mi accingo ad intervistare 🙂
Conosco Franco da più di dieci anni quando insieme scrivevamo su it. hobby.umorismo.
Ma lui è diventato ormai uno scrittore satirico più famoso di me visto che
Franco Cappelletti in arte Kappa (Ivrea, 1966), è rubricista della popolare rivista satirica Il Vernacoliere
Così si presenta sul suo Blog
franco cappelletti
agronomo cassiere di cinema collaboro col Vernacoliere (le kappate), ho collaborato coi siti satirici Giuda, Mamma ed Eco del Padule. Ho collaborato con diversi vignettisti, tra cui Dimpo e Oqqu. Collaboro tuttora con la vignettista Alelaz.

Con Franco ci siamo ritrovati spesso ad i vari raduni di IHU a condividere i fornelli, purtroppo solo quelli.
Ecco un profilo gastronomico del nostro simpaticissimo ed ironico amico, il quale si è prestato ben volentieri al mio terzo grado gastronomico.

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Kappa : – Molto, anzi, io scelgo le mie attività in funzione di quanto e come sia necessario mangiare per poterle svolgere. Per questo non farei mai il cuoco: cucinare per gli altri anzichè per me? Ma scherziamo??? Ora faccio pausa che ho fame.
Angie:  – Hai mai pensato, quando scrivi, di ispirarti alla cucina ed alla gastronomia?
Kappa: – Sì, molto spesso. Soprattutto quando scrivo utilizzando il concentrato di pomodoro o la pasta d’acciughe al posto dell’inchiostro (di seppia, no, non il prete):

Angie: – Ma cosa significa per te  mangiar bene
Kappa: – Mangiare biologico penso sia un bel mangiare. Ma quando mi abbuffo non sto lì tanto a pensare, ciò che non ammazza ingrassa, o al limite ferisce.
Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Kappa: – Agente di commercio, anche se non mi ricordo più cosa voglia dire. Agronomo, anche se cosa voglia dire non l’ho mai saputo. Scrittore satirico, ma questo è un segreto tra te e me.
Angie:  – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?

Gelato al cioccolato...dolce un po' salato...


Kappa: – Sì, un self-service perchè non c’è attesa e i tavoli sono ampi che ci puoi aprire il giornale anche non tabloid.  A Sandiglliano (Bi).

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Kappa: – Io sono sempre a dieta! Ipercalorica, d’accordo, ma sempre dieta è!

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Kappa: – Bene entrambe, l’importante non le rane che non sono nè carne nè pesce.
Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Kappa: – Gelato al cioccolato (chi ha orecchie, ma soprattutto tette, intenda).

Angie:  – Vino?
Kappa: – Io amo il Timorasso (vino bianco dei colli tortonesi), quindi non quello. Nebbiolo, ha un nome che ricorda il mio stato quando ne bevo parecchio.

Angie: – Il tuo punto debole
Kappa: – Sono ipocondriaco, mi ammalo di tutto, compresa l’ipocondria.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Kappa: – Nel mio frigo non manca mai la muffa. Nella dispensa le farfalle della farina. Come pasta prendo sempre le farfalle, apposta per non aver problemi.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Kappa: – Il piatto tondo. No, scherzo (forse). Pollo arrosto con patate.

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
Kappa: – Lasagne alla ligure (forse). Anzi no porcini fritti e frittata di gallinacci!

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Kappa: – Lento, lento, lento. A tavola non invecchio, muoio direttamente senza passare dal via.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?

Funghi


Kappa: – Pur preferendo il salato al dolce, ho una venerazione per la panna, e il mio colesterolo lo sa bene. Detesto la cipolla (su youtube c’è un video in cui ne morsico una per promessa elettorale per la vittoria di Pisapia a Milano).


Angie
: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Kappa: – Funghiiiiiii!!!

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Kappa: – ……….no, scherzo ci vivo sempre. No, però delle patate in cucina non posso farne a meno.

Angie:  – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Kappa: – No, dimmelo tu, porca zozza!

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Kappa: – Risotto al timo serpillo (va benino anche coltivato). Semplicissimo, basta basta cuocere il riso col timo e viene molto saporito, usare vino bianco (ma copre un po’ il sapore), oppure un brodo leggero vegetale.

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Kappa: – Moby Dick. Moderno, eh? No, è che lì c’è parecchia trippa per gatti.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici
Kappa: – Qualunque di Shakira…ah no, non sono gastrici…Alan’s psychedelic breakfast dei Pink Floyd.

Angie:  – Hobby?
Kappa: – Vale la masturbazione?

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Kappa: – Diventare un Ciclope. No, essere un cabarettista satirico che campa di quello.

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
Kappa: – Che panza che hai! Ma sempre meglio di quando mi dicevano “dovresti andare alla Corrida!”

Franco Cappelletti, versione bel tenebroso

Angie:  – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Kappa: – MLD?

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Kappa: – Quello con sopra gatto silvestro. No, i fiori di zucca in pastella.

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Kappa: – Assolutamente sì: la mia cucina è al nord, la camera da letto a sud. Soggiorno ladrone!
Angie: –  Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Kappa: – Pasta al pesto: viene bene ovunque!
Angie:  – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Kappa – Quella greca, perchè somiglia a quella italiana. Comunque mi piace più o meno tutta esclusa la nordica.

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Kappa: – Sono un bel polpettone, non in senso cinematografico. Crostoso, cicciuto, sapori molto articolati e non sempre percettibili.

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Intervista Gastronomica a Gianni Lamagna

Gianni Lamagna

Ho conosciuto Gianni Lamagna per la prima volta telematicamente, quando chiese di occuparsi nel “Progetto Guide di Supereva” della rubrica dedicata alla musica napoletana, ho sempre seguito con grande interesse la sua carriera di musicista, essendo una grande appassionata di musica popolare, ma non vi è stata mai l’occasione di conoscersi di persona, ma spero che quanto prima la nostra amicizia si possa concretizzare anche di persona.
Gianni, nasce a Napoli nel 1954. Il suo debutto artistico avviene nel 1972.
Nel 1974, con alcuni amici musicisti ed antropologi svolge lavori di ricerca sulla musica e il teatro di tradizione, collaborando con la cooperativa teatrale “I Masaniello” fino al 1976.
Nel 1979 entra nella compagnia di Roberto De Simone, e inizia uno studio sulla vocalità che gli permetterà di cantare la musica sacra e quella di tradizione, le arie antiche e la musica contemporanea.

In seguito, partecipa alla maggior parte dei lavori del Maestro, da quelli teatrali-musicali: La Gatta Cenerentola, L’opera Buffa del Giovedì Santo, Il Canto de li Cunti, Il Drago, Dedicato a Maria, Le 99 disgrazie di Pulcinella, L’Opera dei Centosedici etc., a quelli operistici: Piedigrotta, Crispino e la Comare, Requiem per Pasolini, Stabat Mater, Carmina Vivianea, Cantata per Masaniello, Le Cantatrici Villane.

Nel 1980 è tra i fondatori del gruppo Media Aetas, e partecipa a moltissimi festival internazionali in Italia e all’estero (Germania, Francia, Spagna, Israele, Russia, Iraq, U.S.A., Brasile, Algeria,

Dal 1997 Gianni entra a far parte della Nuova Compagnia di Canto popolare, al posto di  Giovanni Mauriello.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Gianni: –  una buona alimentazione è essenziale per il mio quanto per il lavoro di tutti.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Gianni: – mai pensato al cibo quando canto o cerco di creare qualche melodia.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Gianni: – mangiare bene è come essere un poco felici, almeno per la durata del pasto

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Gianni: – sono molto legate alla cucina e al cibo, spesso sono in giro per concerti e, dato che ho iniziato quarant’anni fa, le esperienze lavorative sono andate di pari passo con i gusti e i sapori dei luoghi che ho avuto la fortuna di conoscere in giro per il mondo.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Gianni: – ne ho incontrati di veramente speciali, ma non ho un posto in particolare da menzionare.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Gianni: -spesso mi metto a dieta, certe volte riesco ad ottenere i risultati che mi prefiggo e altre volte, dicendo a me stesso, chesta è ll’urdema sera ca magno, passano sere e ssere e nun accummencio maje.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Gianni: – meglio tutto, ma meglio il buono. però mi definirei appartenente alla razza “Carnivora”

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Pastiera Napoletana

Gianni: – ‘na bbella e bbona pastiera.

Angie: – Vino?
Gianni: – si, ma ho iniziato da pochi anni.

Angie: – Il tuo punto debole
Gianni: – la pasta, è una vera passione, sono un esperto, in ogni salumeria o supermercato sono, da bambino, affascinato dal reparto pasta. me la guardo, la scelgo, cerco formati strani e la mangio sempre molto volentieri.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Gianni: – sempre fornito di parmigiano e pasta di diversi formati, specialmente i lunghi.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Gianni: – sughi a base di carne e cipolle per condire, immaginando, poi il momento di unirli alla pasta.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?

Pasta alla siciliana

Gianni: – ho un’antica passione per la siciliana: pennoni o paccheri al forno con melanzane fritte a fette, provola, basilico, molto e sugo, non molto tirato, di pomodoro, fresco, possibilmente.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Gianni: – uno che si diverte.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Gianni: – di primi piatti golosissimo, non riesco proprio a farmi piacere la senape.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Gianni: – la cipolla e l’aglio che soffriggono.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Gianni: – senza musica.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,
o anche il saper cucinare
Gianni: – cucinare una buona cena, accogliere in un ambiente che sia amabile.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Gianni: – Zitoni spezzati alla crema di latte:
semplice ma lunga, massimo se po ffà nu par’ ‘e vote all’anno.

Ingredienti per 4 persone:
– 2 litri e mezzo di latte,
– 200 gr. di burro,
– 3/4 di carne, un solo pezzo avvolto con lo spago,

Esecuzione:
Mettete tutti gli ingrdienti assieme, portate lentamente ad ebollizione, fate attenzione altrimenti fuoriesce e se ‘nguacchia tutt’ ‘a cucina, da quel momento fate attenzione e controllate spesso girando con la cucchiarella di legno, dopo un oretta e mezza sollevate la carne e mettetela da parte, lasciate cucinare lentamente il latte e il burro, mescolando ogni tanto finchè il latte non sarà diventato una crema di colore marroncino, saranno passate come minimo 5 ore, prima di spegnere aggiungete un bicchierino di vermouth bianco, lasciate evaporare e spegnete. Menat’ ‘a pasta, fatela cuocere al dente, condite, cospargete con parmigiano e una grattata di pepe fresco e mangerete una delle cose più buone al mondo.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Gianni: – Il mio cuore è un mandarino acerbo di Alessio Arena.

Gianni Lamagna

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Gianni: –Superstition di Stevie Wonder

Angie: – Hobby?
Gianni: – pochi, e tutti legati alle passioni: musica, teatro, letture, suonare, viaggiare.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Gianni: – dirigere una grandissima orchestra, credo sia la più grande soddisfazione della vita far “cantare” come vorresti, un’orchestra di circa 100 elementi.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Gianni: – che sono simpatico e trasmetto emozioni, ma io spisso, nun ce credo.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Gianni: – certo, potrebbe essere pericoloso per il mio sistema circolatorio e per il colesterolo, ma lo farei. me piacen’ ‘e ccose ca fanno “male“.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Gianni: –‘a pasta caso e ova e ‘e rise uoglio e pretusino.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Gianni: – in cucina è federalismo all stato puro.

Angie: -Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Gianni: – quello che da qualche anno facciamo in estate, fettuccine con pesto fresco e pomodorini, il bianco, il rosso e il verde.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che
preferisci? Se si’, quale?
Gianni: -non ho preferenze, mi piace mangiare quello che cucinano nei posti dove mi trovo.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Gianni: – aromatico.

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Intervista Gastronomica ad Achille Elio Stanziano

Achille Elio Stanziano

Elio, come me e’ un appassionato di cucina, ed il nostro incontro in rete nasce appunto da questa passione, notevole contributo, ha dato alla mia storica rubrica Mangiare Bene , adesso possiamo svelarlo, il cuciniere mascherato , chi altri  era se non  lui, sotto mentite spoglie?

Nel 2007 pubblica Obiettivo San Diego un  avvincente thriller edito da Robin.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Elio: – Ovviamente molto: una buona alimentazione è importante non solo per il lavoro, anche per la vita

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Elio: – Sì, una volta, insieme ad un’amica: ci assegnarono il tema:”La cucina negli scritti di Italo Calvino”. Detesto Calvino, e, quindi, mi ispirai alla cucina messicana, che detesto del pari… Poi l’editore fermò la collana, giusto prima di esaminare il nostro manoscritto… Festeggiai con un sontuoso bucatino alla matriciana…

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Elio: – Significa alzarsi da tavole più contento di quando ci si è seduti…

Elio con sua moglie Marina
Elio con sua moglie Marina

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Elio: – Dirigente industriale, settore aeronautico, ho avuto la fortuna di lavorare in molti Paesi anche non proprio… dietro l’angolo! Ho sempre portato con me, rientrando in Italia, ricette che mi erano particolarmente piaciute. Ieri sera, per esempio, ho preparato (con successo!) per gli amici di un torneo di burraco, la Shuba, insalata russo-ucraina di verdura ed aringhe…

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Elio: – Certo! Io sono un cliente fedele, se il cibo è buono, l’oste gentile ed il conto ragionevole!

Angie: – Se sì, dove?
Elio: – A Napoli, ovviamente (vivo lì il 60% dell’anno), ma anche ad Itri, nel basso Lazio. Ed ho ricordi bellissimi di posti assai interessanti a Torino (una delle città dove si mangia meglio), Foggia, Mesagne (vicino Brindisi), Tel Aviv, San Diego, Mosca… quando trovo un buon ristorante ci resto … affezionato!

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Elio: – Sì, e pure di recente. Persi 6 chili. Una tristezza! Mi mancano come delle persone di famiglia!

Angie: – Meglio carne o pesce?
Elio: – Qui non si butta niente! Ditemi chi c’è ai fornelli e risponderò a questa domanda!

La Pastiera napoletana

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Elio: – La pastiera

Angie – Vino?
Elio: – Il Negramaro

Angie: – Il tuo punto debole
Elio: – Le signore che amano la buona tavola

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Elio: – Nessun gentiluomo degno di questo nome può fare a meno di formaggi assortiti (dallo stracchino al gorgonzola) e di cipolle di Troppa, sempre a portata di mano

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Elio: – Il sartù di riso: è pieno, intenso, complesso, vario, profumato, appagante!

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Elio: – Il casatiello napoletano: dicono sia “pesante”. Sciocchezze! Le stesse malelingue direbbero che una notte con Penelope Cruz  possa essere micidiale per le coronarie!

Angie : – Come ti definiresti a tavola?
Elio: – Un gourmet, ovviamente

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Elio: – I primi piatti italiani: dalle fettuccine alla bolognese, alla pasta ca’norma, ai Manfredi con la ricotta, ai ravioli alla salvia… insomma tutte!!!
Detesto il fegato: da quello alla veneziana al paté de fois gras.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Elio: – Quello di quando nel forno c’è il casatiello che comincia a dorare…

Angie: – Non puoi vivere senza…
Elio: – Vino rosso pugliese e formaggi

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Elio: – Saper cucinare, ovviamente!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Elio: – Zucchini freschi, tagliati a dadini, una padella con olio extravergine ed un aglio tagliato a pezzi grossi. Far imbiondire l’aglio, toglierlo, ed, in quell’olio, friggere (in modo non aggressivo, dolce dolce…) gli zucchini. Quando saranno ben coloriti, toglierli e lasciar riposare l’olio con qualche foglia di menta fresca ed il sale. Bollire gli spaghetti e versarli (ancora un po’ da cuocere) nell’olio con la menta. Mantecare con altra mentuccia ed un altro spicchio di aglio spremuto. Servire caldo, con parmigiano o cacioricotta.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Elio: – Il “filo che brucia” di Jeffery Deaver: un autore di thriller che ho scoperto da poco, ma sono già al quarto libro suo che leggo, davvero con piacere…

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Elio: – “satisfaction” dei Rolling Stones

Angie: – Hobby?
Elio: – Fotografia, scrittura, bricolage ed. ovviamente la mia adorata cucina!

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Elio: – Dimostrare che l’equazione di Einstein E=mc2 è sbagliata! Così tornerebbero possibili i viaggi nello spazio….

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Elio: – “Non rompere!” ma, in questi ultimi tempi, sto troppo spesso in famiglia!

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Elio: – Si, se fosse una donna interessante e sexy… tanto a cucinare ci posso sempre pensare io!

Elio, versione bel tenebroso

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Elio: – Il capretto al forno con le patate ed il suo sugo sui bucatini: quello di mia nonna era mitico!

Angie – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Elio: – In cucina esiste solo la comunità delle cose buone. Che è democratica (anche cibi semplici possono essere deliziosi), affratellante (a tavola si diventa tutti fratelli – se il cibo è buono), pacifica (davanti ad una buona tavola, chi ha voglia di lanciarsi bombe che non siano alla crema?)

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Elio: – La Pizza Margherita, ovviamente: che altro?

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Elio: – Due anni vissuti in Francia non mi lasciano dubbi! Quella francese!

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Elio: – Aperto alle più varie esperienze

Il sartù di Elio

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Intervista Gastronomica a Luciano Galassi

Luciano Galassi

Ho conosciuto tempo fa Luciano Galassi alla presentazione del suo primo libro di racconti “Sigma Più” edito da Kairos alla libreria Jonathan Livingstone di Sant’Agnello e da allora il buon Luciano ha realizzato altre notevoli pubblicazioni dedicate alla lingua napoletana come: “Wellerismi Napoletani”, ” ’O mellone chino ’e fuoco” – Venditori e voci di Napoli, “Acqua ’e maggio” – I proverbi segnatempo della tradizione napoletana

Luciano è nato a Napoli dove si è laureato in Giurisprudenza, dirigente in pensione di un Ente pubblico nazionale.

In comune con lui, c’e’ la grande passione per i gatti solo che a differenza mia che son sbarcata da Caserta qui con le mie due belve, di cui una passata a miglior vita in maggio Luciano e sua moglie, in pratica sono stati adottati da tutti i miagolanti, affamati, del suo quartiere. E 4 gatti, hanno assunto a tempo pieno Luciano e sua moglie come factotum e cioe’ ricoprono a tempo pieno le mansioni di:  cuochi, badanti, camerieri e nurse, non ha ancora capito che gli amici felini fanno  il “passa parola” su qual è il migliore b&b gratis della zona.

Durante gli anni di lavoro ha continuato a coltivare i suoi interessi letterari, con particolare riferimento alla narrativa, alla poesia e al dialetto napoletano.

Già Direttore dei Corsi e docente presso la LUETEC (Libera Università per la terza età della Campania), in Napoli, dove ha approfondito temi di “Lingua e cultura napoletana” e “Letteratura italiana del Novecento”.

Collabora con il mensile “Il Vomerese”, dove tiene una rubrica fissa sui modi di dire napoletani, e con la rivista informatica “napoliontheroad”, sulla quale pubblica articoli sul dialetto napoletano, sulla storia e sulle varie realtà di Napoli nonché racconti e poesie; vi cura anche una rubrica titolata “Stupidario linguistico”.

Scrive anche per l’edizione cartacea di napoliontheroad e pubblica sulla rivista informatica vesuvioweb, sempre in tema di dialetto napoletano (problemi ortografici e modi di dire di particolare interesse storico).

Da anni è collaboratore esterno de “La Settimana Enigmistica” dove propone sciarade, zeppe, palindromi, bifronti, crittografie ed altri giochi di parole.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Luciano: – Abbastanza, direi molto. Il meglio lo produco nell’attesa di un buon pranzo o dopo aver mangiato e bevuto con soddisfazione;

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Luciano: -Il mio unico (finora) libro di racconti, “Sigma più”, abbonda di ricette o descrizioni di piatti vari e ben due storie hanno un titolo culinario: “Calamaretti con radicchio” e “Soup de poisson”;

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Luciano: – Sublimare un bisogno primario e trasformare in piacere e filosofia di vita un’irrinunciabile pratica materialistica;

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Luciano: – Un’unica esperienza lavorativa, quella all’ENEL presso le Direzioni del Personale e del Segretariato, prima come impiegato e poi come dirigente. Ho girato l’Italia per lavoro e ho mangiato un po’ dovunque;

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Luciano: – Da qualche anno, diciamo da diversi anni, preferisco andare a mangiare “Da Dora”, a Napoli, in via Palasciano alla Riviera di Chiaia (ottimo pesce, ottima cucina);

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Luciano: – Sì, ma sempre per qualche ora;

Angie: – Meglio carne o pesce?
Luciano: – Meglio pesce, ma per intendere tutti i prodotti del mare (quindi anche molluschi, cefalopodi, crostacei);

Crostata

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Luciano: – Una crostata: superficialmente dolce, ma, da buon Scorpione, anche traversato e sostenuto da “durezze” strutturali;

Angie: – Vino?
Luciano: – Certo, vino. Bianco, rosso. Purché buono. Confesso che è l’unico vero lusso che mi sono concesso in vita mia: bevo solo vino di qualità medio-alta e, quindi, spendo di conseguenza;

Angie: – Il tuo punto debole
Luciano: – Sono due: il gusto per le donne che me le fa desiderare tutte e l’eccessiva, innata, disponibilità verso il prossimo;

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Luciano: – Nel frigo non manca mai il vino bianco, quello da pasto e una bottiglia di prosecco superiore. Nella dispensa non manca mai il pane fresco di giornata;

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Luciano: – Sono combattuto fra il capretto al forno con patate e cipolle e i polipetti in cassuola;

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Luciano: – Il ventaglio è assai ampio. Diciamo, per esemplificare: primo piatto: linguine alla puttanesca; secondo piatto: sogliola ai ferri; contorno: rucola o zucchini alla scapece; frutta di stagione (ci vuole sempre);

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Luciano: – Un buongustaio che gode intensamente il cibo di qualità, non dimentico della quasi-fame patita da bambino in epoca post-bellica;

Fragoline di bosco

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Luciano: – Golosissimo di fragoline di bosco. Per il resto mangio tutto, ma non mi piace (e a chi piace?) il vino che sa di tappo;

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Luciano: – Sì, uno, insuperabile, di una freschezza e di un aroma paradisiaci: il basilico;

Angie: – Non puoi vivere senza…
Luciano: – Le ciliegie a maggio, le percoche a luglio, le prime noci fresche in agosto, l’uva baresana a settembre, le prime castagne in ottobre, le arance in novembre, le ciòciole a dicembre;

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Luciano: – Certamente una buona cena (meglio se ottima) aiuta. Ma, quando si è trattato di dovermi cimentare in cucina, il risultato mi ha ulteriormente favorito (sempre crostacei e altre delizie strappate a Nettuno);

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Luciano: – L’insalata di riso, descritta nel racconto “L’esecuzione di Micia” nel libro «SIGMA PIU’»: Scaldato il riso (da insalata, ovviamente), metterlo a “riposare”, poi aggiungere funghi porcini, cubetti di formaggio, pomodoro a pezzetti, olive bianche, abbondante maionese e una scialata di basilico freschissimo. Una sosta in frigorifero e, buon appetito!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Luciano: – “I morti non serbano rancore”, di Nando Vitali. Bellissimo. Lo consiglio a tutti.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Luciano: – My way.

Angie: – Hobby?
Luciano: – Ne avevo, ma ora si sono trasformati in passatempi professionali; per cui il vero hobby residuo è la passeggiata, che mi consente di osservare con divertimento l’umanità che mi osserva;

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Luciano: – Quello che ogni padre, ogni nonno, accarezza per il propri figli e nipoti: la loro felicità;

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Luciano: – Ma pecché currite accussì? Ma pecché faie tutto ‘e pressa?

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Luciano: – E certo! Sarei finanche disposto a sposarla.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Luciano: – Le polpette fritte preparate da mia nonna Agata. Sembra una pietanza semplicissima, la polpetta; ma non lo è.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Luciano: – No, e per fortuna!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?

Spaghetti al pomodoro

Luciano: -Spaghetti al filetto di pomodoro.

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Luciano: – Sì, la francese; poi segue quella cantonese (Cina), che ho sperimentato sul posto;

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Luciano: – Buono ma non facilissimo da digerire; come vino, avrei un leggero retrogusto amarognolo.

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Intervista Gastronomica a Luca Calabrese

Luca Calabrese in compagnia di Tullio De Piscopo

Luca Calabrese in compagnia di Tullio De Piscopo

Con Luca, ci conosciamo da più di dieci anni, è stata una delle mie prime conoscenze telematiche, all’epoca vivevo a Caserta, e in occasione dei una manifestazione di “Settembre al Borgo”, ci siamo anche incontrati. Bene o male siamo rimasti sempre in contatto, ma Facebook questo famigerato ed incredibile strumento telematico ci siamo reincontrati.

Luca Calabrese, è uno dei più grandi trombettisti in circolazione nel nostro panorama musicale.

Nato a Castello di Annone, un paesino della provincia di Asti, nel nord ovest italiano il 22 gennaio 1964. Collabora come solista o sessionman con gruppi diversi fra loro, dalla musica popolare a quella contemporanea, dal jazz tradizionale fino all’avanguardia suonando fra gli altri con: Gianni Basso, Dusko Gojkovich, Tullio de Piscopo, Alvin Queen, Roberto Cecchetto,Giorgio Gaslini, Giorgio Occhipinti, Carlo Actis Dato, Tony Scott, Claudio Roditi, Franco d’Andrea, Ray Charles, … Ecco quello che racconta di lui nel suo profilo fb:

Quando sono nato, in quella mattina del ventidue gennaio, l’inverno era una faccenda serissima. I vetri erano ghiacciati e tutto era bianco e silente. Una stufa a carbone garantiva quel minimo di tepore necessario al benessere mio e di mia madre. Si, quella stupida stufa, che decidendo di saturare la stanza di monossido di carbonio, ha cambiato radicalmente la mia vita. Mia madre, già in preda di quelle nefaste esalazioni, raccolte le ultime forze, riesce ad alzarsi e a spalancare la finestra. Di colpo, l’aria gelata dell’inverno con tutti i suoi candidi profumi, è entrata di forza nei miei polmoni. Il bianco che scaccia il nero, la vita che scaccia la morte. Se in pieno inverno, con il termometro che segna temperature sotto lo zero, mi vedrete chiudere gli occhi e respirare profondamente, se mi vedrete godere del vento di ghiaccio che taglia la faccia, se mi vedrete felice come un bambino al cospetto di una nevicata… ora sapete perché!

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro? Luca: – Per me è fondamentale, ma non in termini nutrizionali: per me la tavola è il momento della verità. Se mangio bene insieme a qualcuno, sicuramente ci starò alla grande anche sul palcoscenico. Angie: – Hai mai composto qualche pezzo ispirandoti a qualcosa di culinario Luca: – No, però è una buona idea… potrei scrivere un brano romantico dedicato alla pasta al forno!

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene Luca: – Per me significa soprattutto buona compagnia. Il piatto più delizioso, il mio preferito, non me lo gusto appieno se sono da solo. E poi mi piace osservare come mangia la persona che ho di fronte a tavola, mi piace vedere cosa preferisce, come usa la forchetta. Mi soddisfa vederla soddisfatta. Per ciò che riguarda me, direi che sono abbastanza semplice e forse per questo amo i sapori. Mi ricordo una zuppa di legumi mangiata in piedi a Siracusa in un piatto di plastica… semplicemente fantastica! E poi i ravioli di ricotta della mamma, con lo stufato di maiale e i semi di finocchio… ecco mi è tornato l’appetito eh eh

Angie: – Le tue esperienze lavorative? Luca: – Forse questa è una domanda per un cuoco… sono un musicista che ha la fortuna di girare per il mondo e conoscere un sacco di gente simpatica e interessante. E ovviamente non mi sottraggo dall’assaggio della cucina locale.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove? Luca: – Pur essendo aperto a ogni tipo di esperienza culinaria, confesso di essere fondamentalmente un abitudinario e quindi a Milano ho la mia pizzeria preferita, il mio ristorante giapponese preferito (ao me piace er sushi.. non è colpa mia) e un paio di locali molto tradizionali dove mi piace andarci una volta ogni tanto. Ma vengo dal Piemonte, e nel Monferrato, pur conoscendo ristoranti in luoghi sublimi dove, per intenderci si va sul sicuro, mi piace trovare nuovi locali e fare nuove scoperte sia in tema di piatti che di vini.

Angie: Sei mai stato a dieta? Luca: – Scherzi?

Sushi

Sushi

Angie: – Meglio carne o pesce? Luca: – Bella domanda… posso passare oltre?

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti? Luca: – Un Tiramisù: semplice, saporito, morbido, moderatamente alcolico

Angie: – Vino? Luca: – Se fossi un vino sicuramente sarei una Barbera

Angie: – Il tuo punto debole Luca: – La crosta della pasta al forno

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa? Luca: – Non mancano mai parmigiano e pecorino e nella dispensa.. pasta, riso, olio al peperoncino e aceto balsamico

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto? Luca: – La pasta ca muddica

Angie: – E quello che ti piace mangiare? Luca: – Vado matto per la pizza!

Angie: – Come ti definiresti a tavola? Luca: – Un moderato, che però, piano piano, fa sparire le cose dal tuo piatto!

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace? Luca: – Domanda difficile perché sono goloso di cose diverse e la cosa dipende molto dal momento. Ora direi una bella crema catalana. Ciò che invece proprio non mi piace … cos’è che non mi piace?

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

Basilico

Luca: – Il profumo del basilico

Angie: – Non puoi vivere senza… Luca: – Pizza

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare Luca: – Sicuramente il saper cucinare è importante. Diciamo che io riesco quasi sempre a indovinare il ristorante giusto!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori Luca: – Mica posso svelare i miei segreti

Angie: – L’ultimo libro che hai letto? Luca: – Il Purificatore – del mio amico Maurizio Blini! Uno che di cucina se ne intende (Maurizio eh, non il purificatore)

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici… Luca: – You can leave you hat on

Angie: – Hobby? Luca: – Fotografia, mi piace tantissimo e ho scoperto da poco quanto mi faccia stare bene fotografare.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande? Luca: – Una casa con una grande finestra sul mare da un lato e su una pineta dall’altro… e sullo sfondo, dietro la pineta, le montagne. Già che si sogna lasciami sognare alla grande!

Angie: – Cosa ti dicono più spesso? Luca: – Ma la pianti?

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca? Luca: – Perchè no?

Angie: – Un piatto della tua infanzia Luca: – La Scaccia siciliana (pomodoro e formaggio)

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina? Luca: – Assolutamente si. Non c’è una sola città in Italia dove si mangino le stesse cose, fatte nello stesso modo. Figuriamoci le regioni.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia? Luca: – Gli spaghetti pomodoro e basilico. perchè credo che sia un “piatto” simbolo!

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale? Luca: – Lo dicevo prima… sono goloso di Sushi

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico? Luca: – Non lo so… ma mi piacciono i colori: il rosso come il pomodoro o una bella mela, il verde, il blu del mare, adoro il profumo degli agrumi, le rotondità di un buon vino, il vapore delle patate lessate. Mi piacciono le cose vere, sincere come un pomodorino appena tolto dalla pianta, caldo di sole. Il dolce e il salato, così come adoro il caldo torrido e il freddo più pungente. La mollica del pane intinta nell’olio d’oliva! Questo dopo tutto sono io: tutto e niente!

Le pagine di Luca:

http://www.myspace.com/lucalab

http://www.myspace.com/belittle2

http://www.myspace.com/syntonymusic

http://www.myspace.com/highravemusic

http://www.myspace.com/pizzatrio

http://www.myspace.com/pjazz4th

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Intervista Gastronomica a Patrizio Rispo

Patrizio Rispo nasce a Napoli il 26 agosto del 1956.
Attore di teatro, cinema e televisione, lo ricordiamo soprattutto per la soap opera trasmessa da Rai 3, Un posto al sole, dove dal 1996 interpreta il ruolo di Raffaele Giordano, portiere di “Palazzo Palladini”.

Io con Patrizio Rispo

La carriera di Patrizio è, però, molto variegata e si articolata in cabaret (nel gruppo Il criticone, con Francesco Paolantoni e Mario Porfito), teatro (ha lavorato con Vittorio Caprioli, Tato Russo, Valeria Moriconi, Biagio Izzo, ecc.
Ha scritto tre commedie teatrali.

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Torta con Yogurt, pistacchi e cardamomo

Torta con yogurt, pistacchi e cardamomo

dal Blog di Cavoletto di Bruxelles

Un dolce facile da preparare e che può andare bene sia  per la colazione  che l’ora del tè 🙂

Ingredienti:
– gr 180 zucchero
– gr 180 farina 180g
– gr 150 pistacchi decorticati non salati
– gr 150 burro
– gr 150 yogurt bianco
– 3 uova
– 1 cucchiaio lievito per dolci
– 1 cucchiaino cardamomo macinato

Esecuzione:
Frullare i pistacchi, unire il cardamomo, il burro fuso, la farina e lo zucchero, poi le uova intere e lo yoghurt, mescolare bene. Ungere una teglia da forno di 21cm e versarci il composto. Livellare la superficie e infornare a 180° per 45 minuti finché la torta non sia dorata.

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Minestra Maritata

Minestra maritata o pignato grasso

Zuppa tradizionale ed antica del territorio campano, che ogni paese della regione interpreta a suo modo, rivendicandone la paternità.
E’ un piatto ricco e sostanzioso, in cui in cui carne e verdure si “maritano”. Da qui, la denominazione “maritata”, che deriva proprio dal “matrimonio” tra i due ingredienti: verdure a foglia e carni.
Anticamente veniva cotta in una pignatta sul fuoco del camino.
Nell’Isola d’Ischia viene tradizionalmente preparata per il giorno di Santo Stefano, ma nell’area napoletana e casertana trova una sua collocazione anche nel pranzo pasquale.
La ricetta della minestra maritata, col passare del tempo, ha subito delle variazioni, ove alcuni ingredienti sono stati eliminati o modificati perché sempre più rari da reperire in commercio. Ma tuttavia, durante le festività tradizionali, nei mercatini rionali di Napoli, ancora vi è la possibilità di poter acquistare le verdure tipiche per prepararla: cicoria, piccole scarole (scarulelle), verza e borragine, che ne conferisce, quest’ultima, una nota amarognola. In qualche variante viene utilizzata anche la catalogna.
La carne è tipicamente di maiale, con tracchie (puntine di suino), salsicce e altri tagli.
Nella tradizione più antica, al posto del pane tostato, venivano usati gli scagliuozzi, tipiche frittelle di farina di mais fritte dalla forma triangolare, che venivano adagiate sul fondo del piatto.
Come tutte le ricette tradizionali, anche questo piatto possiede delle varianti, quella cinquecentesca del Marchese G.B. Del Tufo prevede, la mescolanza, di salsicce di vario tipo, sopressate, pancetta, prosciutto, muso di vitello, piede di porco, carne secca, un orecchio di maiale salato, formaggio, finocchi ed anice. Mentre, in un altra ricetta del 1600, si utilizza “un pezzo di carne di giovenca grassa, un cappone imbottito, una gallina paesana, un salsiccione, una fetta della parte genitale della scrofa, 4 capi di salsicce cervellate, un pezzo di cacio nostrano, ossa mastre, spezie e foglie scelte nelle più tenere cime.
Secondo la preparazione che ci viene narrata dal Tardacino nelle sue annotazioni alla Vaiasseide, viene preparata con un brodo molto grasso fatto di ossa con midollo o osso di prosciutto non completamente scarnificato, carne di vitella, cappone ripieno, gallina casareccia, pancetta o “verrinia” (la vulva di maiale), salsicce e salame nostrano in cui vengono cotte a dolce bollore le seguenti verdure: “scarolelle, borraccelle, cicorielle, vrucculille, cappucce e torzelle” e cioè foglie verdi e tenere di prima crescita di indivie, boraggini, cicorie, broccoletti, verze e torsoletti (un ortaggio quest’ultimo oggi difficile da reperire ed un bel pezzo di formaggio caciocavallo piccante e del peperoncino da assaporare poi dopo averla per un poco lasciata riposare nel pignato.

Torzelle del Vesuvio

La torzella era la primattrice di questa minestra chiamata cavolo greco o torza riccia, la torzella, rientra dal luglio 2006 nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali della Campania, è una verdura che si consuma sia cruda, che cotta a vapore, lessata o saltata in padella.
Ha un gusto vivace e pungente, a metà tra il Friariello e la Cima di Rapa, ed è ricca di Vitamine A e C, Calcio e Glucosinolati, elementi che prevengono l’insorgenza del cancro. Ha un’ottima resistenza al freddo e la raccolta avviene infatti, in più riprese tra novembre e marzo.

La Minestra Maritata (menestra maritata)

Ingredienti:
– gr. 500 Mascariello (guanciale) e orecchio di maiale freschi
– gr. 400 tracchie di maiale
– 1 osso di prosciutto
– gr. 150 guanciale magro salato
– gr. 100 lardo
– mezza verza- cappuccia
– gr. 500 – scarolelle
– 2 spicchi d’ aglio
– croste di parmigiano
– qualche pezzetto di caciocavallo
– peperoncino rosso
– mazzetto aromatico
– sale q.b.

Minestra Maritata

Esecuzione:
Bollite il “mascariello” e l’orecchio di maiale passateli sulla fiamma, dopo averli asciugati per eliminare i peli.
Rimetteteli nella pentola con l’osso di prosciutto, il guanciale magro ed il mazzetto e fateli cuocere.
Tagliate le carni a pezzetti, dopo aver spolpato gli ossi e metteteli in una terrina.
Quando il brodo di cottura che avrete messo da parte, sarà raffreddato, sgrassatelo e rimettete la pentola sul fuoco.
Cuocete metà delle verdure in acqua leggermente salata e, dopo averle sgocciolate, calatele nella pentola del brodo, con le croste di parmigiano, il caciocavallo secco tagliato a pezzetti l’aglio e il peperoncino.
Completate la cottura delle verdure e aggiungete i pezzetti di carne, che in precedenza avevate messo da parte, aggiustate di sale.

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‘o suffritto

Venditore di Soffritto

Per molti è una ghiottoneria, anche se io, penso il contrario, poichè non amo molto le frattaglie, ma come si dice “De gustibus non disputandum est”.
Va mangiato accompagnato da un corposo vino rosso, essendo questa, una pietanza molto piccante.
Come tutti i cibi tradizionali, per gustarlo pienamente, bisognerebbe scovare una di quelle osterie di paese o in certe trattorie ubicate nei vicoli più popolari che sanno cucinarlo a “regola d’arte”, ma attualmente con l’avvento di Internet, a quanto pare, la si puo’ acquistare anche su ebay.

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I Tortelli

Tortelli foto a cura di DocG2008

I Tortelli sono una specialità che ritroviamo nella Valle d’Aosta, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Toscana.

L’origine dei Tortelli come pasta ripiena, generalmente nella versione “di magro”, è antichissima.

La prima traccia di un piatto simile agli odierni Tortelli risale al Medioevo: la pasta così elaborata era infatti già apprezzata nella longobarda regione padana intorno al 1100.

È assai probabile che siano stati ispirati dalla necessità di utilizzare gli avanzi della tavola e, questo ci spiega perché nel ripieno spesso ci sia una combinazione alquanto insolita di alimenti, infatti, non è raro incontrare combinazione di gusti dolci come la marmellata, le prugne, l’uvetta, la mostarda che ben si amalgamano con quelli più neutri delle verdure o decìsamente sapidi dei formaggi, dei salumi, delle carni.

Nella preparazione, inoltre, il più delle volte non manca l’aroma delle spezie (noce moscata, pepe) eredità, questa, della cucina rinascimentale, che utilizzava droghe esotiche dal sapore piccante.

Il nome prende origine dall’etimo –Torta, con cui, in epoca medievale, si indicavano delle preparazioni che prevedevano un involucro di pasta, forse perché la pasta veniva ripiegata, o anche per la loro forma circolare.

I Tortelli sono il solo piatto di pasta degno di nota della tradizione gastronomica valdostana, che non annovera tra le sue preparazioni tipiche questo genere di primi piatti, e, come spesso accade tra le popolazioni montane, i Tortelli valdostani hanno una forma quadrata o rettangolare, e custodiscono al loro interno un copioso ripieno a base di spinaci, parmigiano, uova e carne trita di vitello.

Nella versione mantovana invece si evidenzia il contrasto di agrodolce e speziato: infatti l’imbottitura raccoglie polpa di zucca, uova, formaggio grana, amaretti, buccia di limone grattugiata e mostarda di mele, questi, vengono successivamente chiusi a triangolo o a rettangolo, e serviti asciutti e conditi con burro fuso e formaggio grattugiato, ma anche con un condimento a base di sugo di pomodoro al quale può essere aggiunta una salamella sbriciolata.

Tortelli Cremaschi

Nella zona di Crema sono di forma triangolare e vengono imbottiti con uva sultanina, amaretti sbriciolati, noce moscata, cedro candito, Marsala secco, formaggio grana, mollica di pane, uova e mostaccino, un biscotto adatto a legare insieme gli ingredienti. Bolliti e scolati, i Tortelli detti appunto “alla cremasca” si servono asciutti e in bianco, con burro e formaggio.

In Emilia la farcia nasce dall’unione della ricotta con le verdure, di solito spinaci o bietole, ma esiste anche una versione emiliana simile alla classica ricetta dei Tortelli mantovani dove gli amaretti e la mostarda di mele sono sostituiti dal Savór, una salsa a base di scorze di arancia e melone con polpa di zucca gialla, mele cotogne mescolate a mosto cotto e noci.

I Tortelli d’erbetta sono un classico piatto della cucina di Parma: e tradizionalmente sono associati al 23 giugno, vigilia di San Giovanni. Si narra infatti che nel secolo XIII, quando non correva buon sangue tra le città di Cremona e Parma, una lunga serie di sanguinosi contrasti portò infine i parmigiani a prevaricare: era il 24 giugno 1210. Per celebrare la vittoria si organizzò un pranzo solenne nella piazza principale, e tra le portate

Tortelli d'erbetta tipici della città di Parma

del banchetto comparivano a

ppunto i Tortelli d’erbetta, che erano stati preparati per festeggiare l’architetto e scultore Benedetto Antelami (11501230) – che nel 1196 aveva iniziato i lavori del Battistero di Parma – e da questi donati alla festa cittadina.

Un’altra versione indica invece che sia stato lo stesso Antelami a preparare i Tortelli, per festeggiare i suoi capimastri.
La delicata farcia dei Tortelli unisce la ricotta, il burro, l’uovo, abbondante formaggio parmigiano ed un pizzico di sale a un mazzo di erbette, pulite e mondate delle coste, precedentemente stufate per qualche minuto in una padella con il coperchio. Il tutto viene poi racchiuso nella sfoglia, tagliata a triangoli di sette centimetri e mezzo di base e cinque di altezza.

In Romagna, al confine con la Toscana, un tempo si disponeva tutto l’anno di patate; queste, unite a formaggio e aromatizzate con un po’ di noce moscata, danno vita al ripieno dei Tortelli alla Piastra, chiamati anche Crescioni o Cassoni; di forma rettangolare, e di circa dieci per quindici centimetri, e sono cotti appunto in una piastra di terracotta.

In autunno alla loro imbottitura può essere aggiunta la zucca. Vengono conditi con pepe, aglio, cipolla, ma c’è anche chi mette pancetta o lardo soffritti per esaltarne il sapore.

Tortelli fritti foto a cura di fugzu

Sempre in Romagna c’è il Tortello fritto,  e qui,  da dove ho tratto anche la foto, è contenuta un’ottima ricetta, e preparato con un impasto a base di acqua, farina e sale, di forma più piccola rispetto ai Tortelli alla Piastra; tradizionalmente veniva fritto nello strutto, mentre oggi sì usa per lo più l’olio d’oliva, il ripieno è costituito da ricotta, formaggio Raviggiolo, erbette di campagna o di collina.

Tipici di San Leo, in provincia di Pesaro e Urbino, i Tortelli marchigiani assomigliano a ravioli giganti: una saporita farcia prevede erbe aromatiche spontanee di campagna, bietole e spinaci, ricotta e formaggio; si servono accompagnati da sugo di carne e formaggio.

In Toscana i Tortelli si preferiscono con ripieno di ricotta fresca di pecora, spinaci e bietole. Nella zona della Garfagnana si chiamano Tordelli: la farcia accoglie cervella, vitello, erbette e sugo di carne; vengono serviti asciutti.

Liberamente tratto da “Le Garzantine – Prodotti Tipici d’Italia” a cura di Davide PaoliniEd. Garzanti

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Intervista Gastronomica a Viola di Grado

Viola Di Grado

Figlia di Antonio Di Grado, italianista e uno dei massimi studiosi di Sciascia e De Roberto, e di Elvira Seminara, scrittrice. Viola, Si è laureata in lingue orientali a Torino. Ed è stata a Leeds per l’Erasmus.
Ha viaggiato in Cina e Giappone e adesso si sta specializzando in filosofia cinese a Londra.
Questo romanzo lo ha finito di scrivere due anni fa, quando di anni ne aveva appena ventuno.
Il suo primo romanzo Settanta acrilico trenta lana è stato pubblicato da e/o nel 2011, vince il Campiello Opera Prima 2011 e viene inserito nella rosa dei 12 titoli dello Strega, presentato da Serena Dandini e Filippo La Porta

Mi piace riportare nelle mie pagine la recensione che la bravissima Sandra Bardotti ne fa su Wuz
“…Settanta acrilico trenta lana dimostra una originalità e maturità di lingua e contenuti davvero rara per una scrittrice della sua età. Definita “dark come Amélie Nothomb e letteraria come Elena Ferrante“, Viola Di Grado costruisce il suo romanzo sulla lingua, attraverso iperboli, sinestesie, allitterazioni, parole che dipingono una natura al neon, di plastica, – acrilica, appunto -, sezionando lo spazio ovattato di questa Leeds letteraria come un bisturi. Una lingua che taglia e squarcia la pagina, come se fosse un fiore o vestito. Parole che coniugano esperienza corporea ed estetica, che si collocano esattamente sulla pagina come ideogrammi inscritti nel loro quadrato ideale. Parole che contraddicono la sterilità dell’esperienza depressiva, debordano fuori dal tracciato, si scompongono, si mescolano, si uniscono: chiavi di volta, parole che si fanno carne e riempono lo spazio, parole che significano sempre qualcosa di più della loro forma. Una lingua cesellata come una porcellana orientale eppure sfrontata e insolente come quella che solo a vent’anni si può avere.
Settanta acrilico trenta lana è il romanzo di una bellezza straziata, di una vita persa, ritrovata, persa di nuovo – ciclica, come un buco -, di una vita che muore ogni giorno e ogni giorno risorge, per lanciare una provocazione alle nostre candide esistenze.”

Viola Di Grado – Settanta acrilico trenta lana
189 pagg., 16 € – Edizioni E/O 2011 (Dal mondo)
ISBN 978-88-7641-947-8

Che tu mi veda o no io sono quella lì coi capelli neri e il naso prendi tre paghi uno. Quella lì che è già notte, ed è già fine, anche se tu volevi una storia in cui tutto è del suono giusto e del colore giusto, e le farfalle volano, e le persone parlano e amano e parlano e amano.
Settanta acrilico trenta lana – Viola Di Grado Edizioni E/O

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Viola: – Abbastanza, ma in negativo: la soddisfazione spesso nuoce alla creatività.

Angie: – Hai mai pensato, quando scrivi, di ispirarti alla cucina ed alla gastronomia?
Sì: ho scritto un racconto in cui una “fonduta alla mongola” era la metafora di una relazione in crisi. Ma anche in “Settanta acrilico trenta lana” il tema dell’ingerire (ma soprattutto poi rigettare) è molto presente: Camelia soffre di “anoressia verbale”, vomita ogni parola che pronuncia. In una scena molto importante, poi, una teglia di lasagne risulta simbolicamente devastante…

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Viola: – Essere esteticamente soddisfatti dei cibi.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Viola: – A parte scrivere? Ho tenuto un laboratorio di filosofia cinese e giapponese all’università.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Viola: -No, mi piace cambiare.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Viola: -Sì. Digiunare mi diverte.

Angie: – Meglio carne o pesce?

Viola: -Carne.

Takara Plum Wine – Vino alle prugne giapponese

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Viola: -Una torta al limone ripiena di cianuro.

Angie: – Vino?
Viola: -Vino alla prugna giapponese con acqua calda.

Angie: – Il tuo punto debole
Viola: -Il punto e virgola, o forse il punto croce.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Viola: -Succo di mango, zenzero sottaceto, mirtilli americani.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Viola: -Le cose già cucinate, così non rischio di fare creazioni mostruose o far suonare l’allarme antincendio, entrambi fatti molto frequenti.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Viola: -Ho una morbosa attrazione estetica per i cibi estremamente sani e insapori, come il tofu e i mochi, o gli udon alle erbe di montagna che mangiavo sui monti giapponesi. Come per tutto il resto amo gli estremi: o il sanissimo o il pollo fritto dei fast food inglesi.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Viola: -Adattabile.

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Viola: -Amo il gelato alla viola, a rischio di suonare auto-cannibalesca, e odio il risotto ai funghi.

Zenzero

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Viola: -zenzero

Angie: – Non puoi vivere senza…
Viola: -Mangiare? Pare che si muoia…

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Viola: -Provocarle un’indigestione!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Viola: -Semplice avocado mangiato col cucchiaino. Non è una ricetta però.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Viola: –“Taoist meditation and longevity techniques”

Angie: – Hobby?
Viola: -Fotografare, fare collages…

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Viola: -Quello che già si sta realizzando.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Viola: -Che sono un’aliena.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef ?
Viola: -Sarebbe perfetto, visto che cucino da schifo.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Viola: -Lo zucchero di canna in bustina lanciato dalla finestra da una vicina gentile.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Viola: -Giapponese.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Viola: -Un carattere wasabi con aspetti al pompelmo e una nota di meringa.

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Intervista Gastronomica a Giorgio Nisini

Giorgio Nisini foto tratta dal suo sito personale

Giorgio Nisini, scrittore e saggista, nasce a Viterbo nel 1974.
Laureato in Lettere presso l’Università degli studi di Roma “La Sapienza“, ha conseguito un dottorato di ricerca in Studi di storia letteraria e linguistica italiana con una tesi dedicata all’opera di Pier Paolo Pasolini.
Dal 2006 è docente a contratto in Sociologia della letteratura presso la Facoltà di Scienze Umanistiche della Sapienza.
È autore dei romanzi La demolizione del Mammut (Perrone, 2008 – Premio Corrado Alvaro Opera Prima) e La città di Adamo (Fazi, 2011).
“La città di Adamo” ‘viene candidato al Premio Strega.
L’autore si racconta in una intervista rilasciata ad Affaritaliani.it dove dichiara: “La camorra m’interessava solo in quanto possibile rappresentazione del male. I veri temi del romanzo sono quelli del dubbio, della questione morale, della complessità di stabilire una verità incontrovertibile su un determinato fatto. Come si fa a condannare in maniera assoluta un individuo, mi sono chiesto, soprattutto se questo individuo è tuo padre?”.

In questa pagina l’intervista di Giorgio nella trasmissione Fahrenheit su Radio 3

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Giorgio: – Molto. L’alimentazione è fondamentale per il proprio equilibrio psico-fisico, e se sono in equilibrio lavoro (e vivo) meglio.

Angie: – Hai mai pensato, quando scrivi, di ispirarti alla cucina ed alla gastronomia?
Giorgio: – Per un romanziere tutto è fonte di ispirazione, dunque anche la cucina, e cioè odori, colori, sapori.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Giorgio: – Stare bene con se stessi

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Giorgio: – Sono soprattutto esperienze di scrittura

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Giorgio: – Due locali in riva al mare, nelle Marche. Per il resto mi piace sperimentare.

Tiramisù

Angie: – Sei mai stato a dieta?

Giorgio: – No

Angie: – Meglio carne o pesce?
Giorgio: – Pesce

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Giorgio: – Tiramisù

Angie: – Vino?
Giorgio: – Bianco d’estate, rosso d’inverno

Angie: – Il tuo punto debole
Giorgio: – Tanti, troppi. Non però la golosità

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Giorgio: – Nel frigo il latte, nella dispensa un pacco di pasta

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Giorgio: – La pizza. Vuol dire che ci sono amici per una cena informale. Mi mette allegria.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Giorgio: – La pasta in tutte le sue forme

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Giorgio: – Tradizionalista e sperimentatore, nel senso che amo i piatti semplici, ma mi piace esplorare ogni tipo di cucina.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Giorgio: – L’ho già detto, pasta. Ciò che non mi piace non è un piatto specifico, ma un piatto cucinato male.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Giorgio: – Pomodoro

Angie: – Non puoi vivere senza…
Giorgio: – Quel piccolo pezzetto di dolce dopo ogni pasto

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Giorgio: – Il saper cucinare una buona cena

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Giorgio: – Ci sono troppi cuochi in italia, a ciascuno il proprio mestiere

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Giorgio: – Josè Saramago, Tutti i nomi

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Giorgio: – Per me la musica conta più in fase di digestione

Angie: – Hobby?
Giorgio: – Se avessi tempo, sport e cinema

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Giorgio: – Continuare a fare sempre ciò che faccio ora

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?

Salame di cioccolata

Giorgio: – Non ho mai fatto questa statistica, provvederò

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Non credo che mia moglie sarebbe d’accordo

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Giorgio: – Il meraviglioso salame di cioccolata che faceva mia madre

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Giorgio: – L’italia gastronomica, come l’Italia linguistica e culturale, è un paese multiforme. E’ bello trovare cucine diverse in ogni luogo e in ogni paese.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Giorgio: – Gli spaghetti pomodoro e basilico

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Giorgio: – L’orientale

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Giorgio: – Aromatico

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Intervista Gastronomica ad Alberto Tristano

Alberto Tristano

Alberto Tristano nacque dopo le Olimpiadi di Roma ma prima che l’uomo mettesse piede sulla luna. Dopo due decenni di serietà e duro impegno per realizzarsi come uomo e come professionista, può ora cavalcare in piacevole tranquillità l’onda dell’ ironia. Essendo troppo rotondetto per fare il Cubista, decide di scrivere e usa la penna per corto racconti che definire corbellerie è un ardito eufemismo. Tuttavia consegue soddisfacenti reiterati piazzamenti in concorsi letterati seri.
(Quelli nei quali non riceve menzione, a suo avviso, sono concorsi letterari poco seri). Usa uno stile colto e raffinato impreziosito da un lessico evoluto: tale scelta per differenziarsi dagli idraulici dei quali, tuttavia, invidia il proverbiale sex appeal.
Siccome avevo i capelli rossi i compagni di scuola mi avevano ribattezzato lo ChefRoscio giocando sulla offensiva assonanza fonetica. In realtà invidiosa dei miei successi con il gentil sesso.
Alberto, cura il suo blog: http://arditoeufemismo.splinder.com/

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Alberto: – Per prima cosa bisogna discernere il “buono” da il “sano”. Se per buono si intende sano direi che paradossalmente la buona cucina è antitetica al mio lavoro di aspirante manager. Se i vertici ti vedono in forma fisica pensano che tu sia un narciso e non un nerd sempre intento a pensare a strategie aziendali senza badare ai maniglioni dell’amore e al collo taurino che ti costringe dentro una Oxford collofit 18. I padroni si sa, hanno tempo per lo yackt e le nuotate, le aragoste e la bottarga. Noi funzionari al massimo possiamo ambire al panino con tonno e pomodoro.

Angie: – Hai mai pensato, quando scrivi, di ispirarti alla cucina ed alla gastronomia?
Alberto: – I disturbi alimentari, affrontati in maniera ironica, sono il mio cavallo di battaglia. Ne “La goffaggine delle radici quadrate” parodia de “La solitudine dei numeri primi”, i miei due disadattati sono obesi colitici. E lei muore per overdose di soppressata.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Alberto: – Mangiare piatti, anche molto semplici, dagli ingredienti però selezionati e genuini.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Alberto: – Sono un “quadro” direttivo di una società di factoring. Nel mio periodo grasso mi sono evoluto da quadro in  “trompe l’œil”

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Alberto: – Si, a Roma in via Margutta, da Babette. Bello il locale, ottima la cucina

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Alberto: – Io sono la dieta. Scarsdale ha copiato da me. La dottoressa Tirone (una cicciona che spacciava pasticche) l’ho inventata io. Ho detenuto per anni il pacchetto di maggioranza della Weight Watchers. Ho provato quella a punti, la dissociata, la conta calorie, la smuovi metabolismo, il palloncino, il bendaggio gastrico, la digiuno terapia con le flebo, il sondino. Al momento però quella che adoro di più è una dieta to

Bistecche alla griglia

talmente proteica con massicce assunzioni di fendimetrazina tartrata che si possono ottenere solo con un indice di massa corporea che supera i 30 e accompagnato dal medico in farmacia.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Alberto: – Ahimè carne. Almeno una volta a settimana, pena crisi di astinenza, devo andare da Steack House o da Wild West o da Crazy Bull per spararmi dei tagli da 800 grammi su pietra ollare.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Alberto: – Questa è la tua domanda più difficile.  Io sono un potenziale diabetico e amo i dolci al di sopra di qualsiasi altra cosa. Se mi chiedessero preferiresti una bomba alla crema o un orgasmo, tentennerei un attimo ma poi sceglierei la prima. Se fossi un dolce sarei un “tiramisù”

Angie: – Vino?
Alberto: – Originariamente mi piacevano i bianchi freschi e frizzantini. Chardonnay, roba così. Poi il sommelier mi spiegò che quelli non si possono neppure definire vini. Quindi per fare il figo provai i rossi e devo dire che ora amo molto il Nero d’Avola o i corposi toscani.

Angie: – Il tuo punto debole
Alberto: – Come ti ho detto i dolci. La prima volta che i miei genitori mi lasciarono da solo a Roma, scesi in pasticceria e pranzai con  uno “zuccotto” per otto persone.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Alberto: – Latte e capperi sotto aceto

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Alberto: – Uno ne so fare. Me lo insegnò un collega bastardo che voleva farmi le scarpe quando ancora eravamo amici. Trattasi della “Pasta Gialla”. Pennette rigate in un condimento fatto di soffrittino di cipolla, tonno, panna, peperoncino e zafferano.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?

"mparrettati" calabresi

Alberto: – Gli ‘mparettati di mia suocera calabrese. Pasta lavorata a mano con fili di saggina, con sugo di pomodoro e poco peperoncino fresco.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Alberto: – Dipende quale delle mie personalità dissociate incarno. Posso essere il bulimico che si ingozza di wurstel crudi, il vegetariano che si ciba di insalata e un frutto. Il buongustaio che ama la buona cucina tradizionale.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Alberto – Zuccheri e Grassi. Detesto oltre ogni ragionevole dubbio la cicoria. Secondo me puzza di pipì.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Alberto: – L’olfatto, la vista e il gusto sono sensi che trovano gratificazione nel cibo. Mi piace quando Vissani, con fare feticista, porta i prodotti alimentari al naso per inalarne l’essenza. Io in genere lo faccio col prosciutto crudo.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Alberto: – Il pranzo e la cena, sempre e comunque.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare:
Alberto: – Dipende dalla donna. Certo saper cucinare è un valore aggiunto che ti fa guadagnare un miliardo di punti da non bruciare facendoti poi sorprendere con i calzini corti bianchi.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori:
Alberto: – Versare del latte fresco in un bicchiere della coca cola omaggio di mac  donald’s. Porlo nel microonde a 800 w per un 50 secondi. Aggiungere Nescafè miscela classica, dietor qb, e frullare il tutto con il frollino per cappuccini di Ikea (Stieg 2,50 euro)

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Alberto: – Leggo di preferenza autori italiani. L’ultimo degno di nota è Profezia di Sandro Veronesi.
In tema culinario mi è piaciuto questo passo del libro di Fabio Volo, Il tempo che vorrei.
Parla dei genitori “La spesa la fanno al discount dove tutto costa poco, il formaggio sembra di plastica e le mozzarelle palline di gomma…qualche volta porto ai miei qualcosa di speciale ma dopo aver spiegato loro la particolarità di quel formaggio, loro subito dicono “non starlo ad aprire per noi. Portalo a casa e mangialo tu. Tu sai che non le capiamo nemmeno queste cose.” E’ vero non sentono la differenza. O magari la sentono ma preferiscono ciò che mangiano di solito perché  amano l’abitudine anche nei sapori. Un gusto nuovo li agita. Non riescono a capire se gli piace o no” Molto vera questa non cultura e curiosità del cibo.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Alberto – E’ degli Articolo 31 si chiama Ohi Maria. E’ una gustosa metafora a favore delle droghe leggere. Sia ben chiaro. Io sono contrarissimo all’uso della marijuana. Non ho mai fumato una sigaretta figuriamoci una canna, ma quando sento questo pezzo mi viene sempre un certo appetito: “Maria Maria. Dalla mattina fino a sera, siamo stati insieme e stavo troppo bene, sebbene…m’era venuta una fame immane, da pescecane, mi sono fatto otto panini col salame, ed un tegame di pasta al pesto…del resto…dopo mangiato Maria si bacia con più gusto”

Angie: – Hobby?
Alberto: – Scrivere. A volte vivere.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Alberto: – Un mondo dove la qualità della vita sia a misura d’uomo. Il ritorno della lira. Una sanità pubblica, una scuola pubblica, l’economia al servizio dell’essere umano e non viceversa. “Un mondo dove non si muoia di fame solo perché qualcuno si è servito doppio.” (cit. da una canzone della Pina)

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Alberto: – Non si capisce mai quando scherzi e quando dici la verità.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Alberto: – Si, solo se obesa però, adoro le BBW. In alternativa una figlia unica di farmacisti. Per una mera questione economica.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Alberto: – Patate. Mangiavo solo quello. Mia madre, da brava romana, mi dava della “bocca di fresca (eufemismo per non scadere nel volgare)” Mi dev’essere rimasto il dubbio perché come colluttorio anziché il tantum verde uso quello rosa. Ma non sono l’unico, ho notato nella pubblicità della lavanda vaginale compare la scritta NON BERE!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Alberto: – Io e la mia dolce “un quarto” diciamo sempre: “Ovunque vai, in Italia, se magna da Dio!”

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Alberto: – Pizza alla Norma, con salame di Felino, radicchio trevigiano, du carciofoli romaneschi.  Il tutto accompagnato con un’insalata di rinforzo.

Angie: – Dopo la cucina Italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Alberto: – Ultimamente ho provato l’Eritrea. Mi schifavo ma era buonissima.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Alberto: – Piccante come il peperoncino, dolce come la panna, profumato come la cannella, rude e fragile  come il carasau.

E dopo quest’ultima dichiarazione di Alberto, c’e’ il mio Wuao, è un uomo da sposare, peccato che in Italia la bigamia sia un reato 🙂 Ma come non si può apprezzare un uomo cosi’ ironico e che, per di più ama le bbw? 🙂

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Intervista Gastronomica a Davide Morganti

Davide Morganti

Davide Morganti, napoletano, classe ’65, ha pubblicato Prove tecniche d’apocalisse (Marotta, 1999), “Screazione” (ne I disertori, Einaudi, 2000), Cedolario dei fuochi di Amerigo Vargas (Graus, 2004), Da grande voglio essere di polistirolo (Graus, 2005), Monna chisciotte (La Compagnia dei Trovatori, 2005) e Moremò (Avagliano, 2006). Nel 2002 ha realizzato un documentario per Radio Tré.  Collabora con «II Mattino» di Napoli.

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Intervista Gastronomica a Fabio Geda

Fabio Geda

Fabio Geda nasce a Torino il primo marzo 1972, e fa l’educatore in una comunità per minori, si occupa di disagio giovanile e dei problemi della crescita e dell’educazione dei bambini, da svariati anni pubblica regolarmente articoli che trattano queste tematiche su “Linus” e su La Stampa. Vive ancora a Torino dove lavora collaborando anche con la Scuola Holden, la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura e il Circolo dei Lettori di Torino.

Il suo esordio letterario avviene nel 2007 con il romanzo “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani”, riscuotendo un grande successo immediato sia di critica che di pubblico.

Il romanzo lo conduce dritto dritto nella rosa dei finalisti del Premio Strega e si aggiudica la vittoria del Premio Stresa di Narrativa e del Premio del Giovedì Marisa Rusconi nonchè l’assegnazione come miglior esordio al Premio Letterario Via Po di Torino.
Anche la trasmissione radiofonica Fahrenheit che ne trae una traccia audio per i non vedenti, gli assegna la nomina di miglior titolo esordiente.
La città di Cuneo seleziona il suo testo come romanzo di lettura da proporre ai ragazzi durante l’anno scolastico.

“L’esatta sequenza dei gesti” (2008) è il suo secondo romanzo che si aggiudica il Premio Grinzane Cavour e il Premio dei Lettori di Lucca.

La sua ultima fatica è “Nel mare ci sono i coccodrilli – Storia vera di Enaiatollah Akbari” (2010) Baldini Castoldi Dalai narra la vera storia di un giovane ragazzo che è riuscito a fuggire dall’Afghanistan e che adesso è sotto asilo politico a Torino.
Il libro viene selezionato tra i dodici titoli per l’anno 2011, presentato da Valeria Parrella e Marino Sinibaldi.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Fabio: – Quello che conta davvero è il pranzo. Nel senso che, quando devo scrivere di pomeriggio, dev’essere leggero, altrimenti il cervello si spegne per ore e ogni frase esce come se stessi scavando in miniera.

Angie: – Hai mai pensato, quando scrivi, di ispirarti alla cucina ed alla
gastronomia?
Fabio: – C’è molto cibo nei miei libri. Mi piace specificare cosa mangiano i miei personaggi. Spesso, quando le scene sono ambientate in casa, li faccio muovere in cucina, pelare delle carote o soffriggere della cipolla.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene.

Tortelli di zucca mantovani

Fabio: – Amo mangiare un piatto unico, abbondante e gustoso. Soffro molto i buffet. Ne esco sempre insoddisfatto: troppi sapori, troppa confusione. Quando vado a Mantova, al Festivaletteratura, mangio solo tortelli di zucca. Solo quello, pranzo e cena, per due o tre giorni.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Fabio: – Per dodici anni ho lavorato come educatore. Da quattro mi occupo di narrazione in molto modi diversi.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Fabio: – No.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Fabio: – Sempre. Non sono mai stato non-a-dieta. Tendo a ingrassare e devo continuamente tenere sotto controllo il peso.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Fabio: – Pesce.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Fabio: – Uno Strudel

Angie: – Vino?
Fabio: – Ruchè di Castagnole Monferrato

Angie: – Il tuo punto debole?
Fabio: – Formaggi.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Fabio: – Nel frigo un qualche tipo di formaggio (spesso da abbinare all’insalata) e in dispensa il tè.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Fabio: – Le torte salate.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Fabio: – Le torte salate.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Fabio: – Coscienzioso.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Fabio: – Goloso di tante cose. Mentre l’unico piatto che odio è l’insalata di barbabietole crude.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Fabio: – L’odore dell’arancio.

Angie: – Non puoi vivere senza…

Pinoli

Fabio: – Pinoli.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,
o anche il saper cucinare.
Fabio: – Saper cucinare è più importante.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori.
Fabio: – Giusto per brevità vi dico: provate ad abbinare l’ananas al tonno, sentirete.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Fabio: – La biografia di Andre Agassi. Sono un appassionato di tennis.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Fabio: – Musica folk, country.Vedo subito bistecche e birre fresche.

Angie: – Hobby?
Fabio: – Perdermi per i musei.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Fabio: – Vedere tutti i più grandi scenari naturali della Terra, dai deserti alle cascate alle cime.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Fabio: – Stai scrivendo qualcosa?

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Fabio: – Immediatamente.

Angie: – Un piatto della tua infanzia.
Fabio: – Il pollo alla panna.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Fabio: – Secondo me esiste la cucina.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Fabio: – Senza dubbio la pizza.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Fabio: – Io mangio bene ovunque: dal sashimi al kebab, dalla paella al gulash.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Fabio: – Molto, molto, molto socievole.

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Intervista Gastronomica ad Antonello Maresca

Antonio Maresca ”aka” Antonello

Con Antonello ci conosciamo da un bel po di tempo ed abbiamo condiviso un po di esperienze legate al mondo del web, lo viviamo nella stessa maniera e condividiamo la stessa visione di idee sul pianeta internet.
Per saperne di più su di lui vi invito a dare uno sguardo al suo sito personale, Antonello è un web coaching, e l’incipit della sua presentazione dice tanto sulle sue competenze riguardo la rete italiana:

Mi chiamo Antonio Maresca (”aka” Antonello) e dal 1997 mi occupo di nuove tecnologie ed in particolare dell’affascinante mondo Internet.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Antonello: – Una buona alimentazione è fondamentale per il benessere psico-fisico in generale ed ha enormi ricadute sull’efficienza lavorativa. Il problema è che con i ritmi lavorativi e le continue trasferte si fa fatica a tenere la rotta 🙁:(

Angie: – Hai mai pensato, quando scrivi, di ispirarti alla cucina ed alla gastronomia?
Antonello: – Si certo, una volta ho scritto un post intitolato “lo sciu’ di zio Tonino” … ah dimenticavo per i non partenopei lo sciù è il bignè, ma già chiamarlo così mi cambia il gusto!

Angie: -Ma cosa significa per te mangiar bene
Antonello: – Significa seguire poche e precise regole. Non sono un fautore delle diete rigide ma consiglierei [agli altri visto che predico bene e razzolo malissimo] di darsi delle norme elementari di “igiene” nutritiva

Angie: -Le tue esperienze lavorative?
Antonello: – Mmh … faccio prima a dire cosa non ho fatto! A parte l’ironia presuntuosa direi che ho sempre fatto le cose per passione. Nella mia vita lavorativa due sono le tappe più importanti. Un primo ventennio dedicato ad una videoteca che ha lasciato il testimone all’attuale attività di consulenza e formazione web marketing nel 1997.

Angie: -Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Antonello: – Si mi affeziono alla cucina ma soprattutto ai gestori. A Sorrento amo andare al Buco, del mitico Peppe Aversa, al Leone Rosso di Tonino Maresca e dall’Antico Francischiello dell’amico d’infanzia Francischiello. Ora mi sono trasferito in Umbria, a Montecchio di preciso, e li non riesco a rinunciare alla tagliata di Angelo della Padella alla Brace.

Angie: -Sei mai stato a dieta?
Antonello: – Ci ho provato ma i ritmi lavorativi non sono degni alleati.

Angie: -Meglio carne o pesce?
Antonello: – Pesce

"Sciù" al cioccolato

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Antonello: – lo sciù di zio Tonino

Angie: – Vino?
Antonello: – Bevo volentieri ma non sono affatto un intenditore anche al ristorante annuso il vino e gli faccio prendere aria con un fare esperto … tutta scena 🙂:)

Angie: – Il tuo punto debole
Antonello: – I dolci e la pasta … in tutte le salse

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Antonello: – Non manca mai il parmigiano e nella dispensa deve esserci tassativamente pasta di gragnano e olio umbro

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Antonello: – Spaghetti con le vongole

Angie: – E quello che ti piace mangiare?

Spaghetti con le vongole

Antonello: – Spaghetti con le vongole :

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Antonello: – Moderatamente ingordo. Curioso il giusto ma non rischio quando ho fame!

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Antonello: – Ripeto ai dolci non so dire di no anche se non c’è più posto nello stomaco. Non amo l’aglio e la cipolla … anche se sono consapevole della loro necessaria presenza. Per questo in alcuni piatti l’accetto.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Antonello: – Amo il profumo della cucina in generale. Non so dirti cosa in particolare ma una cucina “vissuta” e “profumata” mi ricorda le giornate trascorse ad osservare mia madre cucinare per decine di persone.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Antonello: – Il pan di Spagna

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Antonello: – Per conquistarla una buona cena al ristorante con un vino generoso e “complice”. Per non perderla è meglio che tu sappia cucinare 🙂:)

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Antonello: – Ti sorprenderò nel dirti che amo puntare sui prodotti e sulla qualità. Prova a fare una pasta in bianco senza la pasta di Gragnano [quella vera] l’olio giusto ed un parmigiano stagionato 30 mesi e mi dirai

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Antonello: – Marketing 3.0 … mmh deformato dal mio lavoro

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Antonello: – Purtroppo ascolto poca musica e non ho mai legato il cibo alla melodia

Angie: – Hobby?
Antonello: -Amo lo sport da osservatore, in particolare il basket

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Antonello: – Morire sereno

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Antonello: – Mi dicono che sono troppo suscettibile. Invecchiando cerco di migliora

La pizza margherita

re anche perché le cose che mi fanno star male diventano sempre di meno.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Antonello: – Certo, anzi credo che mia moglie avrebbe potuto fare la cuoca con successo

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Antonello: – Pasta e patate

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Antonello: – Certo ed è giusto così. Siamo la nazione dei campanili e dei prodotti tipici che sono la vera peculiarità. Amo scoprire le tipicità che ogni territorio, con orgoglio, ci regala

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Antonello: – Sarò scontato ma la Pizza margherita è e sarà l’emblema della nostra nazione

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Antonello: – Non saprei dirti. Viaggio tanto in Italia ma mi muovo male nel mondo [non volo con piacere]

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Antonello: – Socievole e conviviale. Non ho mezzi termini, la buona cucina la si deve sempre dividere con gli altri.

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Intervista gastronomica a Nello Mascia

Nello Mascia

Nello Mascia, attore e regista napoletano, è nato a Sala Consilina il 28 dicembre del 1946. Debutta in teatro recitando in compagini dirette da Pupella Maggio, Giustino Durano per entrare poi nella compagnia di Eduardo. Poco dopo fonda una compagnia teatrale tutta sua che va avanti per 25 anni, così mette in scena molte opere e riscopre anche le opere di Raffaele Viviani. Come nel teatro è anche attore in numerosi film, occasione che lo ha portato a recitare con i più grandi registi.
Nel cinema è fra gli interpreti di Morte di un matematico napoletano di Mario Martone. Successivamente è protagonista di un episodio del film di Nanni Loy Pacco contropacco e contropaccotto. Ancora significativa è la sua partecipazione nel film di Carlo Verdone Sono pazzo di Iris Blond.
Nel 1998 è tra i protagonisti de La cena di Ettore Scola, film che gli procura il “Nastro d’Argento” come Migliore attore non protagonista.
Nel 2002 ricopre il ruolo del Molosso nel film d’esordio di Paolo Sorrentino L’uomo in più.
Nel 2006 è fra i protagonisti nel film La ragazza del lago di Andrea Molaioli.
Nel 2009 è con Toni Servillo in Gorbaciof.

Toni Servillo e Nello Mascia in "Gorbaciov"

Nell’intervista che segue, Nello, racconta di due grosse passioni gastronomiche: gli spaghetti con i pomodorini saltati in padella ed il gelato, e si definisce un “monotono”, per forza, anche quando e’ all’estero, cerca ristoranti italiani che siano in grado di preparargli i suoi spaghetti ai pomodorini:-)
Eppure, nella mia rubrica, custodisco gelosamente una ricetta degli struffoli di sua madre Anita, a testimonianza che la cucina di casa Mascia, sicuramente non si limitava alla preparazione dei summenzionati spaghetti 🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Nello: – Beh una buona alimentazione conta per ogni attività. E’ alla base del vivere bene. Purtroppo non sempre si può raggiungerla. Mangio quasi sempre fuori. E a sera tardi si va nel ristorante aperto che non sempre è sulla guida Michelin.
Nel mio lavoro si è abituati al dopo-teatro. Cenare dopo lo spettacolo. Una volta era un piacere andare a cena con tutti i compagni di lavoro era un modo per rilassarsi, cazzeggiare e divertirsi semplicemente in libertà. Nelle grandi
città c’erano ristoranti dove si riunivano tutte le compagnie presenti su piazza. Era una festa. Si conoscevano colleghi, c’era uno scambio professionale costante. Ora tutto è cambiato. Un po’ la crisi ha reso sempre meno numerosi i
ristoranti aperti a una certa ora. E poi le paghe sono sempre più misere e costringono l’attore a risparmiare. Nessuno va più a cena fuori. Tutti si ritirano in case o B&B a cucinarsi da soli. Una tristezza.

Angie: – Hi recitato in “Miseria e Nobiltà” e la c’era una famosa scena dedicata al cibo, hai in programma altro che che si possa ispirare alla cucina ed alla gastronomia?
Nello: -L’anno prossimo farò “Natale in casa Cupiello” e già tremo. In quel testo c’è la famosa pasta e fagioli di Concetta.

Angie: – Ma cosa significa per te mangiar bene?
Nello: – sono di gusti semplici. E confesserò di non essere una buona forchetta. Mi basta uno spaghetto col pomodorino saltato in padella per farmi felice.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Nello: – Cambio spesso. Una volta – quando non c’era crisi – io e un mio compagno attore avevamo un vezzo. Andare nei più grandi ristoranti d’Italia. Posso dire di aver provato la cucina dei più grandi chef.
Angie: – Sei mai stato a dieta?
Nello: – Si sono stato a dieta. Quella dell’ananas.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Nello: – E’ l’organismo che decide. A volte l’uno a volte l’altro

Babà

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Nello: – Baba’? (banale…)

Angie: – Vino?
Nello: – Due bicchieri la sera

Angie: – Il tuo punto debole
Nello: – Il gelato. Lo adoro.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Nello: – Il gelato. Adoro.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Nello: – L’unico che so fare. Spaghetti col pomodorino saltati in padella.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Nello: – Spaghetti col pomodorino saltati in padella.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Nello: – Pessima forchetta

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Nello: – Gelato. Non mi piacciono la Zucca ed i cavoli.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Nello: – Basilico.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Nello: – Spaghetti col pomodorino saltati in padella.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,
o anche il saper cucinare
Nello: – secondo me conta altro.

Angie
: – Una tua ricetta per i miei lettori
Nello: – In una padella mettere due dita d’acqua e i pomodorini non spellati e tagliati
a meta’. Far cuocere per cinque minuti.
cuocere la pasta, scolarla molto al dente, aggiungerla alla salsa e finire di cuocere in padella, se necessario anche io aggiungo un po’ di acqua di cottura tenuta da parte. Quando si arriva al giusto punto di cottura della pasta con la giusta densità della salsa, togliere dal fuoco e condire il tutto con dell’ottimo olio extravergine freddo di frigorifero. Strappare con le mani tre belle foglie di basilico fresco.
Lo spaghetto. Protagonista assoluto. Non c’è anitra all’arancia o patè de fois ch

Spaghetti ai pomodorini

e tenga. Numero uno garantito. La cucina mondiale si inchina devota.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Nello: – La peste di Tommaso Sodano. Sull’affare rifiuti a Napoli. Ne ho tratto uno spettacolo teatrale.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Nello: – Amo Aznavour. Paolo Conte luigi Tenco

Angie: – Hobby?
Nello: – Calcio e ciclismo

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Nello: – Sono gia sposato

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Nello: – Una pizza rustica fatta da mia madre

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Nello: – In Italia si mangia benissimo dovunque. E la cucina varia di regione in regione.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Nello: – Sono molto critico con l’Unità d’Italia. Non credo sia mai esistita. Quello che è accaduto 150 fa è stato un colossale imbroglio che ha penalizzato irrimediabilmente il Mezzogiorno. Non mi sento italiano.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che
preferisci? Se si’, quale?
Nello: – Quando vado all’estero cerco un ristorante italiano per mangiare Spaghetti col
pomodorino saltati in padella.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Nello: -Monotono.

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Intervista Gastronomica a Dario Bucci

Dario Bucci

Dario Bucci

Classe 1967, nato ad Hitchin nella contea dell’Hertfordshire, in Inghilterra, Dario comincia a “gattonare” nel teatro un bel po di tempo fa in una compagnia amatoriale di Caiazzo ridente cittadina in provincia di Caserta, in cui è vissuto, e, poiché il teatro gli era si era insinuato come un tarlo non solo in testa ma anche nell’animo complici le commedie del grande Eduardo De Filippo che venivano trasmesse alla televisione, ben presto decide che da grande vuol diventare un attore professionista e, questo fervido desiderio lo porta a trasferirisi dalla piccola cittadina casertana al capoluogo campano dove incomincia a studiare recitazione, a forgiare le prime esperienze, a farsi le ossa, all’Università Popolare dello Spettacolo all’epoca diretta da Ernesto Calindri
Successivamente si trasferisce a Roma, città in cui inizia a frequentare i primi teatri e, dove comincia a delinearsi la sua scelta professionale che non è sempre facile, infatti non presto incomincia le sue prime tourné teatrali, e conosce anche grandi e lunghi periodi di disoccupazione.
Difficile il mestiere dell’attore se non si hanno le giuste conoscenze o il giusto talento ed io non posseggo ne l’uno ne l’altra – è quello che mi racconta in una maniera spudorata ed incandescente Dario, che a costo di grossi sacrifici decide di portare avanti la sua scelta dettata da un grande amore verso la recitazione.
E, alla solita domanda su quali sono i suoi progetti futuri, Dario mi confida che dopo tanti anni, trascorsi sul palcoscenico alla mercé anche di registi non del tutto qualificati, ha un grande sogno nel cassetto e cioe’ quello di portare in scena realizzando tutto da solo, regia, costumi, scenografia, il Giulio Cesare di Shakespeare, un obiettivo cristallino il suo e, le idee sono tante sul come, dove, quando e con chi metterlo in scena.
– E’ un testo che ho sempre amato, molto- e con l’idea di poter realizzare questi futuri progetti sorride con gli occhi complici e beffardi e di chi sa il fatto suo 🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Dario: – E’ importantissima…Il teatro, che per me è soprattutto una disciplina sportiva, richiederebbe da parte dell’attore una decorosa forma fisica e una buona tenuta atletica, ma spesso gli attori, invece, si presentano al pubblico vistosamente appesantiti e con un bel po’ di panza.
Ma, bisogna anche dire, che non è facile per un attore quando è in tourne’ in giro per l’Italia, sbattuto da una città all’altra, seguire una corretta alimentazione…Si conduce una vita un po’ irregolare, e, non c’è la possibilità di fare tanta attività fisica, si mangia nei ristoranti a tarda ora e si beve tanto vino svegliandosi l’indomani raramente prima di mezzogiorno. Con questo ritmo di vita non è facile mantenere un fisico tonico ed è per questo che quasi tutti gli attori hanno la panza…

Angie:- Hai mai pensato di scrivere un testo teatrale con delle puntatine gastronomiche?
Dario: – No, Nisba. Non sono capace di scrivere testi teatrali. Tanti anni fa, mi pare di ricordare, che in una commedia che avevo provato a scrivere c’era un personaggio che aveva deciso di mangiarsi il piede…Ma si trattava di una schifezza di comedia che chissà dove è finita…Forse Gianni Papa ne conserva una copia…

Angie:-Le tue esperienze lavorative.

Carlo Croccolo

Dario: – Ricordo con molto affetto gli anni che ho lavorato con Carlo Croccolo (grande attore da cui ho appreso tanto), in commedie come Il malato immaginario, Miseria e Nobiltà, Il Medico dei pazzi anche se in genere non credo di aver mai fatto delle cose memorabili dal punto di vista artistico, poche volte mi sono sentito veramente coinvolto, ma in compenso mi sono sempre divertito tanto.
Adoro la vita da Tourné ed ho sempre legato molto con i colleghi, credo di avere un buon carattere che mi porta ad andare d’accordo con quasi tutti e a volte proprio negli spettacoli peggiori, trovo il modo di divertirmi di più con i colleghi e, ti confesso che, preferisco di gran lunga recitare in un pessimo spettacolo con una compagnia simpatica che in un bellissimo spettacolo dove però si respira clima di tensione e di competizione.

Angie:- Hai un ristorante o locale dove preferisci andare a mangiare? se si, dove?
Dario: – Nessuno in particolare. In genere preferisco le taverne e le bettole poco frequentate, on mi piace stare nei locali pieni di gente.

Angie:- Sei mai stato a dieta?
Dario: – Perennemente. Sono vanitosissimo e ogni mattina controllo allo specchio se mi è spuntato un principio di panza.
Se ho, anche, solo la sensazione, che possa essere successo allora lancio un gran grido modificando il regime alimentare e, la mia dieta così diventa veramente ferrea, fino a quando il mio disubbidiente stomaco rientra nei suoi giusti ranghi, e cioè quello di uno stomaco che appartiene ad un uomo che tiene al suo fascino e bellezza.

Angie:- Meglio carne o pesce?
Dario: – Mi piacciono tanto entrambe. Nel periodo estivo preferisco decisamente il pesce accompagnato da un bel vinello bianco, mentre invece in inverno non disdegno sia carne che pesce.

Babà foto a cura di SteveH

Angie:- Se fossi un dolce, quale saresti?
Dario: – Mi è sempre piaciuto il gioco del se fossi, ma a questa domanda non so ben rispondere, allora diciamo un bel babà con la panna. Credo che è il dolce che preferisco e poi c’è chi dice che sono un babà e dicono anche che sono un cetriolo, ma non è un dolce.

Angie:- Vino ?
Dario: – In abbondanza, grazie. Mi piace sia il vino bianco che rosso, a pranzo e a cena ci vuole, sperando poi di non prendere pericolose derive. Il vino mi piace freddo anche quando è rosso e che nessuno inorridisca ma di bere il vino a temperatura ambiente non ne voglio proprio sapere.

Angie:- Il tuo punto debole?
Dario: – Ne ho parlato già prima, la vanità, anzi ti dirò che se uno vuol Se uno mi vuole conquistare basta che faccia qualche apprezzamento fisico o rida a qualche mia battuta ed io sono sottomesso al suo volere 🙂

Angie:- Nel tuo frigo cosa non manca mai, e nella dispensa?
Dario: – Bevande, acque, vini. Di cibo non c’è mai molto, visto che faccio la spesa giorno per giorno comprando solo quello che voglio mangiare in quel momento.

Angie:- Qual’è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto???
Dario: – La carbonara. E’ molto semplice da preparare e mi piace molto.

Angie:- E quello che ti piace mangiare?
Dario: – Tutto, non ho particolari preferenze. Sono una buona forchetta e un buon cucchiaio (adoro il brodino) che riesce ad apprezzare tutto il cibo in assoluto.

Angie:- Come ti definiresti a tavola?
Dario: – Un vorace. Mangio velocemente e così accontento anche chi mi ospita e il mio apprezzamento è evidentissimo nei bocconi che butto giù masticandoli appena.

Angie:- Di cosa sei più goloso? E cosa proprio non ti piace?
Dario: – Sono goloso di tutto. Il cibo mi piace assai, ma una cosa che mi piace particolarmente è la mozzarella di bufala, quella delle mie parti. Non mi viene in mente niente che non mi piace….ah sì…l’aglio, quello non mi piace proprio…

Angie:- La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Dario: – Tanti, gli odori, come i sapori, son importanti. Penso che per ognuno di noi quelli preferiti sono quelli che ci riportano all’infanzia, l’odore delle caldarroste ad esempio.

Angie:- Non puoi vivere senza?
Dario: – L’acqua. E’ il bene primario della vita in generale, peccato che forse la privatizzeranno. E’ vitale come l’ossigeno. Sono cose che non possono appartenere ai privati.

Angie:- Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Dario: – Ad entrambe le cose la donna è sensibile. Cucinare per sedurre una donna è molto funzionale, così come lo è una buona cena.
Io ad esempio, che non sono molto bravo a cucinare, punto su di una tavola apparecchiata con gusto e, credo che il meglio di me lo esprima nel lavare i piatti.
Gli uomini si dividono in cuochi e lavapiatti ed io, inesorabilmente rientro a pieno titolo, nella seconda categoria, e tra le due è la meno gradita alle donne.

Angie:- Una tua ricetta per i miei lettori
Dario: – No, non mi sento di darti una ricetta, non ne sono all’altezza, offrirei un pessimo servizio alla tua rubrica, anche perchè rispondere a questa intervista e l’interesse che hai avuto per me mi dà tanta gioia.

Angie:- L’ultimo libro che hai letto?
Dario: – Un bellissimo romanzo Lucia metteva diamanti nel caffè di Enzo La Marca, che, oltre che a essere un bravissimo scrittore è anche un attore.
Il romanzo è divertente e malinconico ed è ambientato nello sfondo di tournè teatrali, e le miserie e il disincanto di chi si trova a fronteggiare il mestiere dell’attore, un mestiere che appare sbrilluciccante solo a chi lo vive dal di fuori.
Enzo la Marca, lo racconta in maniera meravigliosa offrendo al lettore un testo veramente appassionante.
A mio modesto avviso, Enzo, è uno dei migliori scrittori italiani che ci siano adesso in circolazione.

Angie:- Hobby ?
Dario: – Tanti. In questo momento mi è ripresa la voglia di dipingere. Mi piace dipingere soprattutto grandi battaglie. Un’altra mia passione è quella di costruire elmi e armature con materiale economico come il cartone, la plastica, la carta pesta e spero che prima o poi queste mie passioni possanto trovare impiego in un qualche spettacolo teatrale.

Angie:- Qual’è il tuo sogno più grande?
Dario: – Non credo nei grandi sogni. Credo invece negli obiettivi. Dobbiamo concentrarci sulle nostre mete, obiettivi che devono essere alla nostra portata e che danno un senso alla nostra esistenza.

Angie:- Cosa ti dicono più spesso?
Dario: – Che sono un ingenuo, ma si sbagliano. Non sanno quanta finta sia la mia ingenuità.

Angie:- Ti fidanzeresti con una cuoca?
Dario: – Perché no. Mi viene in menteuna battuta del grande
Totò quando dice: Un cuoco in casa fa sempre comodo.

Angie:- Un piatto della tua infanzia?
Dario: – Spaghetti con pomodoro e basilico.

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Intervista Gastronomica a David Anzalone

David Anzalone

David Anzalone, si è presentato alla trasmissione di Fabio Fazio, “Vieni via con me” con il suo bell’elenco di opportunità che si hanno nell’essere handicappati, e sicuramente alcune delle sue tante battute sul perchè gli handicappati sono considerati dei privilegiati, ci offrono una prospettiva del tutto singolare ma soprattutto irriverente sul tema della disabilità:

“Perchè prendiamo la pensione senza aver fatto mai nulla”, “perchè abbiamo i parcheggi riservati”, “perchè andiamo gratis sia al cinema che a teatro”, “perchè in Olanda il sesso ce lo passa la mutua….solo in Olanda però!”.

La sua biografia non autorizzata racconta che a 9 anni capì per la prima volta d’essere nato attore, il suo attuale mestiere.
Ma fu il solo a rendersene conto, perché appena divenuto adolescente in municipio gli scrissero sulla carta d’identità, alla voce «professione», l’incredibile sentenza: «Handicappato».
A 37 anni, David Anzalone in arte “Zanza” ride continuamente di se stesso.
E lo fa su Internet, in televisione, a teatro Targato H, è il suo spettacolo che da gennaio 2006 ha girato lo stivale in lungo e largo e ne e’ nata una pubblicazione dal titolo Handicappato e carogna edita da Mondadori, scritta a quattro mani con Alessandro Castriota. «Carogna» poiché a “ Zanza“, non gli manca certamente il sarcasmo, che esercita innanzitutto contro le persone nelle sue stesse condizioni.
Infatti si presenta così:

«Dopo tanti comici handicappati, finalmente un handicappato che fa il comico.
Ci chiamano diversamente abili e tu stai tutta la vita a chiederti: ma a che cazzo sarò abile io?».

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Zanza: – Moltissimo… Non vado mai in scena senza aver sgranocchiato un tenero abbacchio!

Angie: – Hai mai pensato di ispirati in un tuo spettacolo anche alla gastronomia?
Zanza: – Gia’ fatto! Nella mia regione, le Marche, c’e’ un pasticcino secco che
si chiama il “Brutto ma buono”…
Beh, il libro che ho scritto assieme ad Alessandro Castriotra si
intitola “Handicappato e Carogna”:
in pratica un “Bello ma Cattivo”!

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Zanza: – Tanto teatro! Nel mio spettacolo comico “Targato H”, scritto assieme al
mio regista Alessandro Castriota e che stiamo portando in teatro, cerco di smascherare le ipocrisie, dettate dal pregiudizio, che la societa’ manifesta nei confronti degli handicappati. Ci siamo accorti, poi, che l’handicap era diventato solo un pretesto, un mezzo e non un fine, per parlare a tutto tondo della paura dei “diversi”.
Partendo dal tentativo di distruggere il tabu’ che “l’handicap e’ una tragedia sulla quale non si puo’ ridere ma si deve averne pieta’”, cerchiamo di ridicolizzare la paura e il buonismo allo scopo di fare incontrare le umanità in modo crudo ma autentico.
Certo queste tematiche si tirano dietro anche alcune critiche ma, ve lo assicuro, la maggior parte delle persone che incontriamo a teatro non vedeva l’ora di sentire questo tipo di comicita’.

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Intervista Gastronomica a Maurizio Ponticello

Maurizio Ponticello

Questo bel giovanotto che vedete in foto, con tanto di capello al vento, brizzolato ed il poco di barba incolta, si chiama Maurizio Ponticello, classe 1961, napoletano, imprenditore, scrittore e giornalista, e fin qui non raccontiamo nulla di nuovo, il resto delle notizie sul suo nutrito curriculum le ho raccolte dallo stesso scrittore ma il web è zeppo di notizie su di lui e su quello che ha fatto e continua a fare per cui ricordiamo semplicemente che:
– è stato il direttore del magazine di attualità e cultura Nike e del mensile di ecologia della mente Oikos;
– corrispondente freelance di prestigiose testate nazionali radiofoniche e televisive;
– redattore di Napoli Oggi e Il Giornale di Napoli;
– cronista de Il Mattino;
– Imago è un prestigioso premio di grafica ed illustrazione che nasce da una sua idea ed è da più di dieci anni che si svolge annualmente in collaborazione con Napoli Comicon, della cui associazione è Presidente.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo:
– “Napoli, la città velata. Luoghi e simboli dei Misteri, degli dèi, dei miti, dei riti, delle feste” (Controcorrente, 2007), definito dalla stampa ‘l’altra faccia di Gomorra’;

– il saggio introduttivo al volume “Questi fantasmi…” (Boopen Led, 2009), raccolta di 17 racconti di altrettanti scrittori napoletani;
– “I Misteri di Piedigrotta. Dai culti segreti alla Festa: il Codice Dioniso, il simbolismo, Tradizione, Storia ed altre storie napoletane nel labirinto” (Controcorrente, 2009, pref. di Gianfranco De Turris). Ha ricevuto la Menzione Speciale al Premio Masaniello 2009 e il Premio Domenico Rea 2010.

Nel 2010, tra l’altro, segue il progetto editoriale di Maurizio Boni (“Ci sentiamo in questi giorni” – Boopen Led), per il quale scrive la prefazione.
È socio di Napolinoir e, insieme alla scrittrice Diana Lama, è promotore del Premio letterario ParoleinGiallo, concorso di scrittura creativa del quale è appena uscita la prima antologia di racconti: “Delitti peccaminosi” (Boopen Led, ottobre 2010).

E veniamo invece a qualcosa di nuovo, di esclusivo di succulento, e, che sicuramente non troverete ne’ su altri siti web, ne sul cartaceo, poiche’ posso affermare gongolando di soddisfazione che Maurizio, gastronomicamente….mi si e’ concesso…wuao…e adesso non potete fare, altro che leggermi ed invidiarmi 🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Maurizio: – Spesso è il lavoro che condiziona la mia alimentazione, mai il contrario. Quando mi calo nelle pagine che sto scrivendo, spesso le dita non vogliono staccarsi dalla tastiera e fanno abbondantemente slittare l’ora del pranzo o della cena. Capita sempre così, dopo che ho inseguito l’ispirazione – e finalmente l’ho trovata –, lo stomaco inizia a mugugnare, cerca di distrarmi reclamando attenzione e io fatico a metterlo a tacere. Forse è perché il cibo che mi aspetta non è mai seducente: vivo solo da molti anni e mi nutro principalmente di piatti congelati. Allora sgranocchio un tarallo al pepe o un dolce, per sopravvivere ai morsi della fame e assimilare rapidamente gli zuccheri che riverso in parole.

Angie: – Hai mai pensato a scrivere un romanzo con delle puntatine gastronomiche? Ovviamente non un ricettario.
Maurizio: – Certo, e l’ho anche fatto. Si tratta di un thriller che ho chiuso nel cassetto e che tirerò fuori solo quando lo riterrò opportuno. Il cibo è seduzione, ma può essere anche arma di un delitto, oppure oggetto di un rito comunitario, di un convivio. La gastronomia è un’arte nella quale riversiamo le nostre mancanze, le nostre debolezze e, a volte, è un sostegno appagante. Insomma, mangiare è vivere, anche se vivere non è mangiare.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Maurizio: – Ho lavorato come giornalista per vent’anni fin quando, assalito dalla censura interna che continuava a tagliarmi i ‘pezzi’, ho appeso la penna al chiodo per protesta e mi sono messo a imprendere. Ora ho una piccola attività con la quale cerco sbocchi all’estero: sarebbe un’ottima scusa per girare il mondo, una delle mie passioni. Ma non ho mai smesso di scrivere: scrivo e scrivo, in autonomia e libero da vincoli. Di tutto, e senza mai fermarmi, per sperimentare stili, linguaggi… e anche per fare autoanalisi. Scrivere, infatti, è una esperienza onanistica particolare in quanto spesso si compone narcisisticamente per se stessi, nella speranza però che il mondo poi ti legga. Cioè, a conti fatti, è puro esibizionismo per voyeur.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Maurizio: – No, ho alcuni punti di riferimento disseminati in città che però tradisco puntualmente in cerca del nuovo. Amo sperimentare, anche se in sostanza navigo tra l’autentica cucina meridionale e quella giapponese. Quando esco da un ristorante popolare e napoletano, tuttavia, ho solo necessità di stendermi supino in attesa che giunga il giorno dopo, o una bella donna a sventolarmi con piume di struzzo per tirarmi su; quando, invece, ho mangiato sushi, sono pronto a correre e a fiondarmi in una trattoria nostrana. Non riesco a uscire fuori da questo circolo vizioso del gusto.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Maurizio: – Sì. Purtroppo. Fino a un certo punto della mia vita ho potuto mangiare impunemente qualsiasi cosa in quantità industriale. Poi, improvvisamente, nel giro di pochi mesi ho messo su dieci chili, e smaltirli è stato micidiale. Ora mangio poco, ma la mia alimentazione è scorretta e, ogni cosa faccia o mangi, accumulo sui fianchi anche un chicco di riso. La dieta è sofferenza, un modo per castrarsi pubblicamente o per chiudersi in un convento a pane e acqua.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Maurizio: – Per tenersi leggeri, senza dubbio pesce. Ma il gusto di una buona ‘fiorentina’ al sangue, a mio avviso, è insuperabile. Il problema è trovarla dalle nostre parti… In generale, però, la questione è un’altra: ormai da tempo è tutto frutto di allevamenti intensivi, il cibo non ha più sapore e a livello nutrizionale apporta ai nostri organismi bombe ormonali a orologeria che scoppiano apparentemente senza preavviso. Oggi come oggi, tra pesce e mucca pazza, non saprei scegliere di che morte morire.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Maurizio: – Amerei essere un bignè o una codina d’aragosta piena di panna, ma sono sicuro di essere un torrone natalizio, uno di quelli che, prima di trovare del tenero, bisogna rompersi denti e mandibola.

Angie: – Vino?
Maurizio: – Il vino è divino: come fare a meno del sangue della terra? Un buon bicchiere riempie la tavola, accompagna le conversazioni e le notti a lume di candela. Rosso e corposo d’inverno e bianco e leggero d’estate: è una regola, anche se non rigida.

Angie: – Il tuo punto debole
Maurizio: – Dietro la spalla, come Sigfrido della saga dei Nibelunghi. Ma non lo dire in giro, ho molti nemici.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Maurizio: – Nel frigorifero: latte, per quando vengono i miei figli, e birra, per quando sono solo. Nella cambusa ho sempre una riserva di buon rhum e qualche salsetta pronta da cucinare al momento spacciandola, con qualche trucco, per mia.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Maurizio: – Quello che sporca meno.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Maurizio: – La pasta al forno di mammà: è insuperabile. Tante donne, per prendermi per la gola, hanno cercato di mettersi a livello e di sfidare, inutilmente, la sorte.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Maurizio: – Un curioso e un raffinato buongustaio. Mangio tutto, eppure sono in grado di separare e giudicare i sapori. In particolare prediligo la cucina tradizionale e i piatti più strani. Specialmente quando sono all’estero, mi lascio andare – a volte chiudendo gli occhi – a esperienze straordinarie e talvolta irripetibili. Ho provato carne di scimmia, squalo, coccodrillo, cavallette fritte, spiedini di serpente… Però, detta così, non so se sia una risposta corretta: quando ho mangiato questi piatti ‘esotici’, infatti, non ero mai seduto a tavola… La accetti?

Be’, la mia domanda era in un senso, come dire, ad “ampio” del termine e, non necessariamente “alla lettera”, per cui ammiro una persona che si sottopone a codeste esperienze…”extra-sensoriali”…:-), e sicuramente molto di più del dolce di riso soffiato e mars…:-)

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Maurizio: – Dolci. Affogherei nei dolci, di qualsiasi natura, probabilmente per compensazione. Detesto, invece, la zuppa di cipolle e i cetrioli. Per quanto riguarda questi ultimi, li aborrisco a causa di un trauma infantile: in Inghilterra me li propinavano anche a colazione. Una vera cattiveria! Ma, come fanno? Sarà mica per questo che la chiamano la perfida Albione?

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Maurizio: – È l’odore della cucina in genere, il suo essere sempre straordinariamente diverso e legato al territorio, che mi piace. Una elaborazione culinaria è una magia alchemica di elementi ed esala sempre profumi differenti: è vero che non ci si può immergere nelle stesse acque, così come non si può mangiare lo stesso identico piatto, a meno che non sia un prodotto industriale, un omogeneizzato omologato. Per questo la buona cucina è necessariamente no-global.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Maurizio: – Cioccolata. È lì la mia vera debolezza. Amara, pralinata, spalmata o nuda… Sì, meglio nuda, è più stuzzicante. E poi, contiene la serotonina, il cosiddetto ‘ormone del buon umore’ che tira su.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Maurizio: – Né l’uno né l’altro: è l’atmosfera che si crea con gli sguardi, sono i gesti e le parole che seducono una donna. Può anche capitare di mangiare una pessima cena in un pessimo locale ma, se si riesce a creare un clima spumeggiante, non c’è pessimo piatto che tenga… Una donna, invece, che si faccia conquistare da un uomo che prepara manicaretti, mi lascia perplesso: è quasi come se la sfida – perché l’amore e la fascinazione sono sempre una competizione a due – si tenesse sullo stesso terreno dell’una o dell’altro. Che cosa direbbe una donna al suo amante cuoco, che ha un piatto nella manica? Suvvia… Penso che un uomo e una donna debbano incontrarsi per complementarsi, non affrontarsi: la contesa deve spostarsi su altri piani e altri piatti.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Maurizio: – Preparate 9 bacchette di Mars, una scatola di riso soffiato senza zuccheri e 3 cucchiai di miele. Prima si sciolgono i Mars con il miele a bagnomaria in un pentolino, poi si deve unire all’impasto il riso soffiato e amalgamare bene. Infine: versate in uno stampo e lasciate raffreddare. Provare per credere: i miei figli sono impazziti per anni, e io con loro (più che altro per ripulire la pentola…).

Angie: – L’ultimo libro che hai letto? Ed il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Maurizio: – Non amo la letteratura fast-food. Ho appena riletto “Le manifestazioni del karma” di Rudolf Steiner, un libro straordinario da digerire lentamente. Per quanto riguarda la musica, da più di un decennio mi perseguita “Maria Maria” di Carlos Santana e, ogni volta che la sento, mi fa muovere le gambe e gorgogliare i succhi gastrici…

Angie: – Hobby?
Maurizio: – Tango. Sì, sorpresa? Dopo la salsa – che è una specie di ribollita mista adatta ad ambienti sociali – mi sono dato al Tango, che è più intimo (come un’ostrica solitaria da mangiare in due) e da ballare accanto al fuoco schioppettate di un camino.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Maurizio: – Diventare uno scrittore amato e odiato da tutti. La qual cosa significa avere successo, ma pur sempre essere additato come un personaggio scomodo. Detesto gli scrittori invertebrati che, per salire in classifica, assecondano e cambiano se stessi pur di ottenere fans e lettori. Non bisogna confondere il marketing con le ‘marchette’.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Maurizio: – Che sono terribile. Ma solo perché chi lo dice mi conosce poco: sono un gradino più su. Oppure più giù? A seconda da che parte vuoi vedere la scala.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Maurizio: – Sì, perché no? Ovviamente, intendi una brava cuoca, una così capace di amalgamare i sapori da non farmi desiderare di andare a cena altrove, o di guardare nei piatti degli altri… Sì. Suppongo che una mastra cuciniera possa essere artista in tante altre cose.

Angie
: – Un piatto della tua infanzia
Maurizio: – Sono vari, ma ne scelgo uno solo: il latte condensato mescolato alla nutella, una bomba calorica. Forse è per questo che ancora oggi mi dicono che sono un tipo esplosivo.

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Intervista Gastronomica ad Enza Alfano

Enza Alfano

Ho avuto modo di conoscere, la dolcissima e simpaticissima Enza, sempre attraverso il solito giro di grafomani, scrittori e pseudoscrittori napoletani, e cosi’ ho approfittato biecamente di lei, chiedendole di rilasciarmi una intervista gastronomica, cosi’ come precedentemente hanno già fatto Maurizio De Giovanni, Simonetta Santamaria, Floriana Tursi, Gianni Puca ed altri ancora.

“Via da lì” è il primo romanzo di Vincenza Alfano. Edito da Boopen LED.

Enza è laureata in Lettere Moderne ed insegna materie letterarie presso il liceo Vittorini. Ama la lettura e la scrittura che considera passioni inseparabili. Ha vinto tre edizioni del concorso “Annibelle e la composizione delle nuvole”. Ha pubblicato la raccolta di racconti Il cuore nel cassetto (Graus editore, 2007) e ha partecipato a diversi volumi con racconti e poesie.

Carissima Angie, ti ringrazio per quest’intervista così intrigante. Ho risposto quasi a tutte le domande che mi hai inviato: sono logorroica e prolissa e tu mi hai invitato a nozze!

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Enza: – Conta molto non solo per il mio lavoro ma in genere per la mia vita. A tavola seguo delle regole ben precise ma mi concedo delle deroghe perché credo che il convivio sia da sempre un modo per intessere alleanze, scoprire sintonie, stare bene con gli altri. Il simposio nell’antica Grecia, il convito presso i Romani, i sontuosi banchetti presso le corti, oggi un bel pranzo con vista sul Golfo, o una romantica cena a lume di candela … Come dire? Niente di nuovo sotto il sole, niente che abbia inventato io.

Angie:  – Hai mai pensato, di scrivere qualcosa ispirandoti alla gastronomia?
Enza: – Ho scritto due racconti di tema gastronomico. Il primo dal titolo “Spaghetti terra e mare” è stato premiato nel concorso letterario “Annibelle e la composizione delle nuvole”; il secondo intitolato “A dieta” è stato selezionato per la pubblicazione nell’Instant anthology “La gola”( Giulio Perrone editore)

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Enza: – Mangiare di tutto e seguire la dieta mediterranea che è la più completa ed equilibrata.

Angie:  – Le tue esperienze letterarie ed artistiche?
Enza: – Scrivo dal 2002. Ho iniziato con brevi racconti premiati in concorsi locali e nazionali. Sono autrice della raccolta di racconti “Il cuore nel cassetto” (Graus Editore), ho curato l’antologia di racconti “La città nuova” (Boopen Led) e sono tra i compilatori dell”Enciclopedia degli scrittori inesistenti”. Ho pubblicato numerose poesie e racconti in antologie. La mia ultima fatica è il romanzo “Via da lì” (Boopen led) ma non nascondo che una nuova creatura è già in fase avanzata di gestazione.

Torta alla Panna
Torta alla panna

Angie:  – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?  Se sì, dove?
Enza: – Amo mangiare la pizza in locali storici caratteristici. I miei preferiti sono la pizzeria Gorizia al Vomero e Sorbillo in via dei Tribunali

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Enza: – Pesce.

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?
Enza: – Un torta alla panna dal cuore morbido e dolce …

Angie:  – Vino?
Enza: – Certamente! Bianco freddo, rosso frizzantino.

Angie: – Il tuo punto debole
Enza: – Le emozioni. Difficile tenerle a bada, anche a tavola!

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Enza: – Manca sempre tutto: sono una maga dell’improvvisazione.

Angie:  – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Enza: – Gli spaghetti al pomodoro fresco. Piatto veloce, saporito, pratico e gratificante per il palato.

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
Enza: – Adoro la pizza e il pesce al forno con le patate.

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Enza: – Aperta alle novità, curiosa di gusti nuovi , di sapori inediti. Estroversa, vorace come nella vita.

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

Basilico

Enza: – L’odore del basilico appena colto e rinfrescato da un abbondante innaffiatura , il profumo della cipolla messa a sfrigolare con l’olio.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Enza: – La parola, le buone letture, la scrittura, un progetto sempre nuovo e diverso, un amico disposto ad ascoltarmi e a raccontarsi.

Angie:  – Che cosa secondo te conta nella seduzione, una buona cena, o anche il saper cucinare
Enza: – Una buona cena con l’atmosfera giusta può bastare, ma poter dire di averla preparata con le proprie mani è un valore aggiunto.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Enza: – Difficile! Ne hai una tu per me?
Mi riesce bene la brioche rustica, ma la ricetta è molto complessa.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Enza: – Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrere (Einaudi)

Angie:  – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Enza: – One degli U2

Angie:  – Hobby?
Enza: – Una volta la lettura e la scrittura, oggi professione.

Angie:  – Qual è il tuo sogno più grande?
Enza: – Avere sempre un sogno più grande

Angie:  – Ti fidanzeresti con uno Chef?
Enza: – Senz’altro! Anche per ovvi motivi pratici.

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina
Enza: – Abbiamo un’importante tradizione enogastronomica con differenze regionali molto marcate. Penso a pizza e polenta, brasato e pesce al f

Enza Alfano

orno, mele e arance, salvia e capperi.

Angie:  – Quale piatto

eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Enza: – Gnocchetti abruzzesi con pesto genovese e pomodori pachino: un piatto tricolore in grado di unire la tradizione gastronomica italiana dal sud al nord passando per il centro.

Angie:  – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Enza: – Mi piace sperimentare, a tavola come nella vita amo esplorare nuovi territori con curiosità senza pregiudizi.
Mi attira molto tutta la cucina internazionale , ma sono tifosissima della tradizione culinaria italiana.

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I Biscotti di Fonni

Biscotti di Fonni

Conosciuti anche con i nomi di: Savoiardo, pistoccu, savoiardone morbido e prodotti sull’intero territorio sardo sono dolci dal colore leggermente dorato, e di forma simile ai classici “savoiardi”, da cui si differenziano per le dimensioni, più grandi.

Biscotti di Fonni

Ingredienti
– gr 500 di farina 00
– gr 540 albumi
– gr 390 tuorli
– gr 500 di zucchero semolato setacciato
– gr 300 di zucchero semolato per spolverare

Esecuzione:
Lavorate i tuorli con soli due cucchiai di zucchero semolato ed un pizzico di sale. Lavorateli a mano utilizzando con frusta o con il frullino ma non ad alta velocità, non è necessario una lavorazione eccessiva.
Contemporaneamente montate gli albumi con il restante zucchero ed ancora  un pizzico di sale.
Unite i due composti. I tuorli vanno versati sugli albumi. Con una spatola stemprate la farina setacciata mescolandola dal basso verso l’alto. Disponete i rettangoli di carta sul tavolo bene in ordine. Versate l’impasto nella saccapoche e iniziate a tirare i biscotti, 5 biscotti per foglio. Terminato di stendere i biscotti, poco prima di infornare spolverateli con lo zucchero e rovesciate la carta per eliminare l’eccesso dello zucchero che in cottura potrebbe bruciare. Infornate a 220 °C in forno non ventilato con porta leggermente aperta, 200 °C con forno ventilato per circa 15 minuti, dopo l’ottavo minuto cambiate il verso alle teglie. Controllate comunque la cottura con il colore ambrato. Togliete le teglie e lasciate riposare. Staccate ogni biscotto con la lama di un coltello.

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I Savoiardi

Amedeo IV

Amedeo VI di Savoia

Tipico prodotto della pasticceria piemontese sono chiamati anche Biscotti di Savoia, provenendo da un territorio situato a cavallo fra il nostro territorio e quello francese.
Ricetta tra le più antiche della nostra gastronomia attenendoci a quanto pubblicato sul Dictionnaire de cuisine et gastronomie edito da Larousse, i Savoiardi furono realizzati per la prima volta dal cuoco di Amedeo VI di Savoia intorno al 1348, in occasione di una visita del re di Francia, e successivamente vennero adottati dalla Real Casa piemontese, a beneficio soprattutto dei piccoli eredi…

Una ricetta cinquecentesca ne mostra la preparazione; «Si fanno con un poco di farina, albume d’uovi e zuccaro». Pur essendo stati adottati dal Piemonte, dove il Savoiardo viene chiamato familiarmente el biscotìn, hanno continuato a essere prodotti anche in Francia, in particolar modo nella zona di Yenne, sul lago del Bouget, che originariamente apparteneva al territorio dei duchi di Savoia.
Nel 1873, sono citati nel Grande dizionario di cucina di Alexandre Dumas.
Dalla Francia alla Sardegna i Savoiardi hanno perso parte delle uova: infatti la versione sarda di questi biscotti – fra i quali vanno annoverati anche i Biscotti di Fonni, il cui impasto è però molto più ricco – è quindi più leggera, ha pasta meno biscottata e forma più appiattita

Biscotti di Fonni - savoiardi sardi - Copyright Tutti i diritti riservati a comidademama

Biscotti di Fonni - Tutti i diritti riservati a comidademama

Dalla Sardegna alla Sicilia, questi delicati biscotti hanno perso ancora delle uova, anzi degli albumi, e sono diventati Savoiardi forti, ossia più biscottati e duri dei loro parenti. Perciò sono serviti sempre con morbide creme o vini; hanno il solo scopo di ammorbidirli, oltre a quello di creare sicuramente un goloso prtesto 🙂

Morbidi, friabili e molto leggeri, nutrienti per una consìstente presenza di uova. La particolare leggerezza del prodotto deriva dal fatto che gli albumi vengono incorporati da ultimo nell’impasto, dopo essere stati montati a neve ben soda. Le bollicine d’aria sviluppatesi negli albumi si dilatano durante la cottura conferendo ai biscotti la caratteristica consistenza spumosa.
La ricetta è tra le più semplici da eseguire ma la cottura va però curata con attenzione: prima di infornarli è opportuno spolverizzarli con lo zucchero, per ottenere la crosticina dolce sulla parte superiore; dopo averli lasciati in forno per circa dieci minuti, si ricoprono nuovamente di zucchero e si reinfornano a temperatura leggermente più bassa.
Tradizionalmente si accompagnano alla cioccolata calda o a creme, bavaresi e salse e sono anche un’irrinunciabile componente di classici dolci al cucchiaio come la Zuppa inglese o i vari tipi di charlotte, specialità di origine francese, e del dolce italiano per eccellenza, il Tiramisù, amato da grandi e piccini.
La ricetta che vado a proporvi, è una ricetta che appartiene al famosissimo Mastro Pasticciere Sal de Riso, per realizzarli nella maniera più semplice, più facile e di sicura riuscita.

Ingredienti:

Savoiardi

– 130 g di farina
– 6 uova
– sale
– 60 g di fecola
– 1 stecca di vaniglia
– 1 limone
– 200 g di zucchero semolato
– Zucchero a velo

Esecuzione:
Cominciamo separando i tuorli dagli albumi.
Poi ponete nella planetaria:

i tuorli
100 g di zucchero
i semi della stecca di vaniglia (tagliate la stecca a meta e prelevatene i semi utilizzando un coltellino)
qualche goccia di succo di limone
la scorza grattugiata del limone

Iniziate a lavorare l’impasto fino a quando lo zucchero non è sciolto quasi completamente ed il composto cambia colore.
Mentre il robot lavora l’impasto montate a neve ben ferma gli albumi con i 100 g di zucchero rimanenti e un pizzico di sale.
Una volta che il composto con i tuorli è pronto, lavorate con un cucchiaio l’impasto aggiungendo poco alla volta la farina e la fecola setacciate precedentemente: mescolate delicatamente con movimento dall’alto al basso per non smontare l’impasto.
Unite gli albumi sempre poco alla volta e lavorate sempre molto delicatamente.
Una volta che il composto è ben amalgamato prendete la vostra tasca da pasticcere con bocchetta liscia e versate il composto all’interno.
Rivestite una teglia di carta forno e formate utilizzando la tasca da pasticcere dei bastoncini lunghi 10 cm circa.
Prima di metterli in forno spolverizzateli con lo zucchero a velo, aspettate 5 minuti e ripassateli nuovamente con dell’altro zucchero.
Infornate i savoiardi in forno già caldo a 160° per circa 20 minuti.
Una volta pronti, staccateli dalla carta forno utilizzando una paletta (mi raccomando, con attenzione) e proseguite fino a terminare il composto.
In questo modo dovreste avere 30 savoiardi circa, naturalmente la quantità dei biscotti dipende dalla lunghezza che deciderete di dargli.
Conservateli in un contenitore a chiusura ermetica.

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Pane, fave secche e vernaccia di san Gimignano per l’abate di Cluny

La Rocca di Radicofani

Ghinotto di Tacco, detto Ghino, nacque a La Fratta nella seconda metà del XIII secolo, oggi nel comune di Sinalunga (SI).
Era il rampolllo del nobile ghibellino Tacco di Ugolino e fratello di Turino, della famiglia Cacciaconti Monacheschi Pecorai, ed insieme al padre, al fratello e uno zio commetteva furti e rapine, nonostante la caccia che gli veniva data dalla Repubblica di Siena.
Una volta catturati, i membri maggiorenni della banda vennero giustiziati nella Piazza del Campo di Siena, mentre Ghino e il fratello si salvarono in virtù della minore età.

Nella rocca di Radicofani, in Val d’Orcia, sulla Via Cassia, al confine tra la Repubblica di Siena e lo Stato Pontificio, Robin Hood dell’epoca condusse la sua carriera di bandito, ma in una maniera molto galante, poichè era sua abitudine, lasciare ai malcapitati sempre qualcosa di che vivere.
Il Boccaccio, infatti nel suo Decamerone ce lo lo dipinge come un’eroe buono parlando del sequestro dell’abate di Cluny, nella II novella del X giorno:

Ghino di Tacco piglia l’abate di Clignì e medicalo del male dello stomaco e poi il lascia quale, tornato in corte di Roma, lui riconcilia con Bonifazio papa e fallo friere dello Spedale.

Fave secche

Dante, invece, gli concede un posto tra i personaggi citati nel sesto canto del Purgatorio della sua Divina Commedia, quando narra del giurista Benincasa da Laterina (l’Aretin), giureconsulto a Bologna, poi giudice del podestà di Siena, ucciso da un fiero Ghino di Tacco.
« Quiv’era l’Aretin che da le braccia
fiere di Ghin di Tacco ebbe la morte »

(Dante, Purgatorio VI, vv. 13-14)

Ghino compie scorribande in val d’Orcia, continuando ad alimentare attorno a sé un alone leggendario di fiero ed imbattibile guerriero. Fu in questo periodo che si colloca l’evento che più di tutti ha caratterizzato la sua esistenza: la cattura dell’abate di Cluny che, malato di gotta, fu da lui “curato” rinchiudendolo nella torre a pane, fave secche e vernaccia di san Gimignano.
“Miracolosamente” guarito e reso libero l’abate intercesse sul papa convincendolo ad avviare un processo di riabilitazione, che lo porterà alla cancellazione di tutte le sue pendenze penali, il perdono della repubblica senese e la nomina a Cavaliere di S. Giovanni e Friere dello Spedale di Santo Spirito.
Boccaccio, nella II novella del X giorno del Decamerone (sopra menzionata), parla

Monumento a Ghino di Tacco dello scultore Aldo Fatini

del trattamento che Ghino di Tacco riservò all’abate di Cluny. Questi, nel viaggio di ritorno da Roma dopo aver portato al papa Bonifacio VIII il frutto della riscossione dei crediti della Chiesa francese, decise di curare il suo mal di fegato e stomaco (dovuto agli stravizi romani) con le acque termali di San Casciano dei Bagni, già allora nota stazione termale. Ghino, saputo dell’arrivo dell’importante e ricco abate, organizzò l’imboscata e lo rapì, senza causargli alcun male. Lo rinchiuse nella rocca di Radicofani, nutrendolo solo a pane, fave secche e Vernaccia di San Gimignano. Questa dieta fece “miracolosamente” passare il mal di stomaco all’abate, il quale convinse il papa Bonifacio VIII a perdonare Ghino di Tacco per l’assassinio del giudice Benincasa, nominandolo addirittura Cavaliere di S.Giovanni e Friere dell’ospedale di Santo Spirito, facendolo benvolere anche da Siena.
Ghino, morirà assassinato nel sedare una rissa fra fanti e contadini, avvenuta nel secondo ventennio del XIV secolo ad Asinalonga (Sinalunga).

liberamente tratto da “wikipedia”

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Intervista Gastronomica a Francesca Battistella

Francesca  Battistella, Tonino Belfiore e me, alla presentazione massese del Re di bastoni in piedi

Francesca Battistella, Tonino Belfiore e me, alla presentazione massese del Re di bastoni in piedi

Galeotta fu la presentazione  a Massa Lubrense del “Re di Bastoni in piedi”, il romanzo che l’ha fatta conoscere al grande pubblico, edito da Scrittura&Scritture, e la mia intervista gastronomica, ed è cosi che io e Francesca Battistella, che vive sul Lago d’Orta da svariati anni, ci siamo conosciute,

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Intervista Gastronomica ad Umberto Napolitano

Umberto Napolitano, lo ricorderete tutti, per successi come Ora il disco va (1976), Oggi settembre26 (1976, 2°classificato alla “Gondola d’oro” di Venezia), Con te ci sto (1977, finalista al Festival di San Remo), Amiamoci (1977, 3° classificato al “FestivalBar”), Hey musino (1978), Come ti chiami (1978), Bimba mia (1978, finalista al Festival di San Remo), Mille volte ti amo (1981, nuova partecipazione al Festival di San Remo). Canzoni che ricordano la mia gioventù e, che spesso riascolto volentieri grazie a youtube, ma grazie a Facebook ho avuto modo di reincontrare virtualmente l’idolo della mia adoloscenza, e, che molto gentilmente si è reso disponibile a concedermi una intervista gastronomica.

Umberto è presidente dell’Associazione Famiglie d’Italia ed ha un suo Blog che aggiorna personalmente.

Umberto Napolitano

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Umberto: – E’ importante, perché un buon inizio è il giusto carburante per mettersi in moto. La mia colazione è rappresentata da uno yogurt,un caffè e due fette biscottate, a volte con uno strato di marmellata

Angie: – Hai mai pensato, nel tuo lavoro, di ispirarti alla gastronomia?
Umberto: – Beh, proprio alla gastronomia no, ma l’alimentazione per è importante e ne studio caratteristiche ed effetti, specialmente affrontandoli in un blog, www.famiglied’itamia.it ,del quale sono il titolare

Angie:- Ma cosa significa per te mangiar bene
Umberto: –  Mangiare bene, mangiare sano è alla base della nostra esistenza, perché … noi siamo ciò che mangiamo.

Angie:- Le tue esperienze lavorative?
Umberto: – Io e mia moglie, abbiamo un paio di volte gestito dei ristoranti, o meglio … aperte le attività, fatte funzionare molto bene, grazie ai sani principi gastronomici e gestione del personale e della clientela, e poi vendute  per colpa della mia carriera musicale che mi portava sempre lontano … lasciando le responsabilità maggiori a mia moglie. Però, le persone che ci subentravano erano all’altezza ed il lavoro precedente non veniva sprecato.

Angie:- Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Umberto: – Non esattamente … il ristorante mio preferito è quello casalingo, dove, a volte, mi diletto anch’io

Angie:- Sei mai stato a dieta?
Umberto: – Mi ci metto almeno 2 volte all’anno per smaltire gli eccessi causatimi da una mia preferenza per carboidrati rappresentati soprattutto da succulenti primi.

Angie:- Meglio carne o pesce?
Umberto:- Entrambi, nelle giuste quantità e proporzioni  sono essenziali nella dieta di noi onnivori umani: Il pesce è preferibile alla carne in quanto ha meno grassi saturi … ma entrambi vanno accuratamente scelti perché, purtroppo, soffrono dei mali del millennio: il pesce l’inquinamento, e la carne gli allevamenti selvaggi e senza scrupoli, con eccesso di ormoni e farine sospette

Profiteroles

Angie:- Se fossi un dolce, quale saresti?
Umberto: – Un profiterole, che se anche posso apparire a volte nero fuori … sempre bianco e candido all’interno

Angie:- Vino?
Umberto: – Una buona malvasia, mia madre è di Lipari, da gustare sorseggiandola magari inzuppandogli dei cantucci, ma sempre  mai esagerandone nell’abuso

Angie: – Il tuo punto debole
Umberto: –  Eh … a volte mi alzo la notte e con il mio barboncino Ginger non riusciamo a superare le tentazioni offerte da un frigorifero solo apparentemente dormiente e … sempre pronto a soddisfarti sadicamente se non ti sai trattenere

Angie:- Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Umberto: –  del buon parmigiano, mai aggredito … ma sempre assaggiato, della buona insalata, visto che abbiamo la possibilità di usufruire di un piccolo orto personale, yogurt, budini alla soia e, purtroppo … pochi salumi, per un occhio sempre vigile al colesterolo

Angie:- Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto? E quello che ti piace mangiare?
Umberto: –  dei buoni sughi a base di pesce da abbinare a  vari primi, a secondo dell’ispirazione momentanea

Angie:- Come ti definiresti a tavola?
Umberto: – un moderato … con testa

Angie:- Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Umberto: – sono goloso delle buone pastasciutte e le zucchine bollite non mi piacciono proprio … ricordi di fanciullezza, quando mia madre me le imponeva, per il mio bene, almeno 2 volte alla settimana

Pomodori e basilico

Angie:- La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Umberto: – mi piace molto il profumo del basilico su un sugo di pomodoro fresco e su una bella pizza margherita fumante

Angie: – Non puoi vivere senza…
Umberto: – … almeno una pastasciutta ed un risotto a settimana

Angie:- Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Umberto: – … una buona cena, vissuta in serenità, assaporando il cibo annaffiandolo con un vinello adeguato ed accompagnandolo con una conversazione sensata, può rappresentare l’occasione adeguata per conoscere e farsi conoscere
… no, non penso che sia essenziale il saper cucinare … è più importante, per me, il saper apprezzare la buona e sana cucina e nel dissertarne …  mai strafare o eccedere in banalità

Angie:- Una tua ricetta per i miei lettori
Umberto: – … tanto amore ed umiltà ogni volta che si decide di cimentarsi in cucina … amore, perché io mi cimento qualche volta solo per la mia famiglia o per qualche amico del cuore … umiltà, perché non bisogna mai cercare di strafare per fare colpo, si rischia l’effetto contrario

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Umberto: –  The Secret di Rhonda Byrne

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Umberto: – … non ci ho mai pensato … appena lo scopro te lo faccio sapere

Angie:- Hobby?
Umberto: –  amo a giocare a biliardo , il classico a 5 o a 9 birilli, due palle bianche ed una rossa … me la cavo benino

Angie:- Qual è il tuo sogno più grande?
Umberto: –  … vorrei almeno un  piatto caldo ogni giorno per ogni essere al mondo … e lo dico con sincerità e convinzione

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Umberto: –  fai questo e non fare quello … io faccio sempre ciò che mi detta il buon senso … infatti amo definirmi  “ il cantautore del buon senso “

Angie:- Ti fidanzeresti con una cuoca?
Umberto: –  sono felicemente sposato, ma quando ho conosciuto mia moglie … era una bambina dolce e delicata che nel tempo è cresciuta diventando una grande donna ed un’ eccellente cuoca

Angie:- Un piatto della tua infanzia
Umberto: – La mia nonna di Salerno, quando andavo in vacanza, mi faceva i fiori di zucca impanati con l’uovo e fritti …  lei me li aveva fatti scoprire ed io ne andavo matto … mi piacciono anche molto le melanzane alla parmigiana

Angie:- Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Umberto: – Ogni regione ha il suo piatto caratteristico e lo stesso, in ogni caso, come la pizza, si espande nel mondo e poi ognuno lo interpreta secondo le proprie caratteristiche e tradizioni

Pizza napoletana

Angie:- Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Umberto: –  Senza alcun dubbio … la pizza

Angie:– Dopo la cucina Italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che
preferisci? Se sì, quale?
Umberto: –  Certo, la cucina spagnola e sud americana in genere

Angie:- Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?…
Umberto: – delicato e corposo, nutriente e naturale, cotto e salato al punto giusto … per tutti i gusti …

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