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E' inutile versare rum…

Date: 13 luglio 2011

Intervista Gastronomica a Dario Bucci

Dario Bucci

Dario Bucci

Classe 1967, nato ad Hitchin nella contea dell’Hertfordshire, in Inghilterra, Dario comincia a “gattonare” nel teatro un bel po di tempo fa in una compagnia amatoriale di Caiazzo ridente cittadina in provincia di Caserta, in cui è vissuto, e, poiché il teatro gli era si era insinuato come un tarlo non solo in testa ma anche nell’animo complici le commedie del grande Eduardo De Filippo che venivano trasmesse alla televisione, ben presto decide che da grande vuol diventare un attore professionista e, questo fervido desiderio lo porta a trasferirisi dalla piccola cittadina casertana al capoluogo campano dove incomincia a studiare recitazione, a forgiare le prime esperienze, a farsi le ossa, all’Università Popolare dello Spettacolo all’epoca diretta da Ernesto Calindri
Successivamente si trasferisce a Roma, città in cui inizia a frequentare i primi teatri e, dove comincia a delinearsi la sua scelta professionale che non è sempre facile, infatti non presto incomincia le sue prime tourné teatrali, e conosce anche grandi e lunghi periodi di disoccupazione.
Difficile il mestiere dell’attore se non si hanno le giuste conoscenze o il giusto talento ed io non posseggo ne l’uno ne l’altra – è quello che mi racconta in una maniera spudorata ed incandescente Dario, che a costo di grossi sacrifici decide di portare avanti la sua scelta dettata da un grande amore verso la recitazione.
E, alla solita domanda su quali sono i suoi progetti futuri, Dario mi confida che dopo tanti anni, trascorsi sul palcoscenico alla mercé anche di registi non del tutto qualificati, ha un grande sogno nel cassetto e cioe’ quello di portare in scena realizzando tutto da solo, regia, costumi, scenografia, il Giulio Cesare di Shakespeare, un obiettivo cristallino il suo e, le idee sono tante sul come, dove, quando e con chi metterlo in scena.
– E’ un testo che ho sempre amato, molto- e con l’idea di poter realizzare questi futuri progetti sorride con gli occhi complici e beffardi e di chi sa il fatto suo 🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Dario: – E’ importantissima…Il teatro, che per me è soprattutto una disciplina sportiva, richiederebbe da parte dell’attore una decorosa forma fisica e una buona tenuta atletica, ma spesso gli attori, invece, si presentano al pubblico vistosamente appesantiti e con un bel po’ di panza.
Ma, bisogna anche dire, che non è facile per un attore quando è in tourne’ in giro per l’Italia, sbattuto da una città all’altra, seguire una corretta alimentazione…Si conduce una vita un po’ irregolare, e, non c’è la possibilità di fare tanta attività fisica, si mangia nei ristoranti a tarda ora e si beve tanto vino svegliandosi l’indomani raramente prima di mezzogiorno. Con questo ritmo di vita non è facile mantenere un fisico tonico ed è per questo che quasi tutti gli attori hanno la panza…

Angie:- Hai mai pensato di scrivere un testo teatrale con delle puntatine gastronomiche?
Dario: – No, Nisba. Non sono capace di scrivere testi teatrali. Tanti anni fa, mi pare di ricordare, che in una commedia che avevo provato a scrivere c’era un personaggio che aveva deciso di mangiarsi il piede…Ma si trattava di una schifezza di comedia che chissà dove è finita…Forse Gianni Papa ne conserva una copia…

Angie:-Le tue esperienze lavorative.

Carlo Croccolo

Dario: – Ricordo con molto affetto gli anni che ho lavorato con Carlo Croccolo (grande attore da cui ho appreso tanto), in commedie come Il malato immaginario, Miseria e Nobiltà, Il Medico dei pazzi anche se in genere non credo di aver mai fatto delle cose memorabili dal punto di vista artistico, poche volte mi sono sentito veramente coinvolto, ma in compenso mi sono sempre divertito tanto.
Adoro la vita da Tourné ed ho sempre legato molto con i colleghi, credo di avere un buon carattere che mi porta ad andare d’accordo con quasi tutti e a volte proprio negli spettacoli peggiori, trovo il modo di divertirmi di più con i colleghi e, ti confesso che, preferisco di gran lunga recitare in un pessimo spettacolo con una compagnia simpatica che in un bellissimo spettacolo dove però si respira clima di tensione e di competizione.

Angie:- Hai un ristorante o locale dove preferisci andare a mangiare? se si, dove?
Dario: – Nessuno in particolare. In genere preferisco le taverne e le bettole poco frequentate, on mi piace stare nei locali pieni di gente.

Angie:- Sei mai stato a dieta?
Dario: – Perennemente. Sono vanitosissimo e ogni mattina controllo allo specchio se mi è spuntato un principio di panza.
Se ho, anche, solo la sensazione, che possa essere successo allora lancio un gran grido modificando il regime alimentare e, la mia dieta così diventa veramente ferrea, fino a quando il mio disubbidiente stomaco rientra nei suoi giusti ranghi, e cioè quello di uno stomaco che appartiene ad un uomo che tiene al suo fascino e bellezza.

Angie:- Meglio carne o pesce?
Dario: – Mi piacciono tanto entrambe. Nel periodo estivo preferisco decisamente il pesce accompagnato da un bel vinello bianco, mentre invece in inverno non disdegno sia carne che pesce.

Babà foto a cura di SteveH

Angie:- Se fossi un dolce, quale saresti?
Dario: – Mi è sempre piaciuto il gioco del se fossi, ma a questa domanda non so ben rispondere, allora diciamo un bel babà con la panna. Credo che è il dolce che preferisco e poi c’è chi dice che sono un babà e dicono anche che sono un cetriolo, ma non è un dolce.

Angie:- Vino ?
Dario: – In abbondanza, grazie. Mi piace sia il vino bianco che rosso, a pranzo e a cena ci vuole, sperando poi di non prendere pericolose derive. Il vino mi piace freddo anche quando è rosso e che nessuno inorridisca ma di bere il vino a temperatura ambiente non ne voglio proprio sapere.

Angie:- Il tuo punto debole?
Dario: – Ne ho parlato già prima, la vanità, anzi ti dirò che se uno vuol Se uno mi vuole conquistare basta che faccia qualche apprezzamento fisico o rida a qualche mia battuta ed io sono sottomesso al suo volere 🙂

Angie:- Nel tuo frigo cosa non manca mai, e nella dispensa?
Dario: – Bevande, acque, vini. Di cibo non c’è mai molto, visto che faccio la spesa giorno per giorno comprando solo quello che voglio mangiare in quel momento.

Angie:- Qual’è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto???
Dario: – La carbonara. E’ molto semplice da preparare e mi piace molto.

Angie:- E quello che ti piace mangiare?
Dario: – Tutto, non ho particolari preferenze. Sono una buona forchetta e un buon cucchiaio (adoro il brodino) che riesce ad apprezzare tutto il cibo in assoluto.

Angie:- Come ti definiresti a tavola?
Dario: – Un vorace. Mangio velocemente e così accontento anche chi mi ospita e il mio apprezzamento è evidentissimo nei bocconi che butto giù masticandoli appena.

Angie:- Di cosa sei più goloso? E cosa proprio non ti piace?
Dario: – Sono goloso di tutto. Il cibo mi piace assai, ma una cosa che mi piace particolarmente è la mozzarella di bufala, quella delle mie parti. Non mi viene in mente niente che non mi piace….ah sì…l’aglio, quello non mi piace proprio…

Angie:- La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Dario: – Tanti, gli odori, come i sapori, son importanti. Penso che per ognuno di noi quelli preferiti sono quelli che ci riportano all’infanzia, l’odore delle caldarroste ad esempio.

Angie:- Non puoi vivere senza?
Dario: – L’acqua. E’ il bene primario della vita in generale, peccato che forse la privatizzeranno. E’ vitale come l’ossigeno. Sono cose che non possono appartenere ai privati.

Angie:- Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Dario: – Ad entrambe le cose la donna è sensibile. Cucinare per sedurre una donna è molto funzionale, così come lo è una buona cena.
Io ad esempio, che non sono molto bravo a cucinare, punto su di una tavola apparecchiata con gusto e, credo che il meglio di me lo esprima nel lavare i piatti.
Gli uomini si dividono in cuochi e lavapiatti ed io, inesorabilmente rientro a pieno titolo, nella seconda categoria, e tra le due è la meno gradita alle donne.

Angie:- Una tua ricetta per i miei lettori
Dario: – No, non mi sento di darti una ricetta, non ne sono all’altezza, offrirei un pessimo servizio alla tua rubrica, anche perchè rispondere a questa intervista e l’interesse che hai avuto per me mi dà tanta gioia.

Angie:- L’ultimo libro che hai letto?
Dario: – Un bellissimo romanzo Lucia metteva diamanti nel caffè di Enzo La Marca, che, oltre che a essere un bravissimo scrittore è anche un attore.
Il romanzo è divertente e malinconico ed è ambientato nello sfondo di tournè teatrali, e le miserie e il disincanto di chi si trova a fronteggiare il mestiere dell’attore, un mestiere che appare sbrilluciccante solo a chi lo vive dal di fuori.
Enzo la Marca, lo racconta in maniera meravigliosa offrendo al lettore un testo veramente appassionante.
A mio modesto avviso, Enzo, è uno dei migliori scrittori italiani che ci siano adesso in circolazione.

Angie:- Hobby ?
Dario: – Tanti. In questo momento mi è ripresa la voglia di dipingere. Mi piace dipingere soprattutto grandi battaglie. Un’altra mia passione è quella di costruire elmi e armature con materiale economico come il cartone, la plastica, la carta pesta e spero che prima o poi queste mie passioni possanto trovare impiego in un qualche spettacolo teatrale.

Angie:- Qual’è il tuo sogno più grande?
Dario: – Non credo nei grandi sogni. Credo invece negli obiettivi. Dobbiamo concentrarci sulle nostre mete, obiettivi che devono essere alla nostra portata e che danno un senso alla nostra esistenza.

Angie:- Cosa ti dicono più spesso?
Dario: – Che sono un ingenuo, ma si sbagliano. Non sanno quanta finta sia la mia ingenuità.

Angie:- Ti fidanzeresti con una cuoca?
Dario: – Perché no. Mi viene in menteuna battuta del grande
Totò quando dice: Un cuoco in casa fa sempre comodo.

Angie:- Un piatto della tua infanzia?
Dario: – Spaghetti con pomodoro e basilico.

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Intervista Gastronomica a David Anzalone

David Anzalone

David Anzalone, si è presentato alla trasmissione di Fabio Fazio, “Vieni via con me” con il suo bell’elenco di opportunità che si hanno nell’essere handicappati, e sicuramente alcune delle sue tante battute sul perchè gli handicappati sono considerati dei privilegiati, ci offrono una prospettiva del tutto singolare ma soprattutto irriverente sul tema della disabilità:

“Perchè prendiamo la pensione senza aver fatto mai nulla”, “perchè abbiamo i parcheggi riservati”, “perchè andiamo gratis sia al cinema che a teatro”, “perchè in Olanda il sesso ce lo passa la mutua….solo in Olanda però!”.

La sua biografia non autorizzata racconta che a 9 anni capì per la prima volta d’essere nato attore, il suo attuale mestiere.
Ma fu il solo a rendersene conto, perché appena divenuto adolescente in municipio gli scrissero sulla carta d’identità, alla voce «professione», l’incredibile sentenza: «Handicappato».
A 37 anni, David Anzalone in arte “Zanza” ride continuamente di se stesso.
E lo fa su Internet, in televisione, a teatro Targato H, è il suo spettacolo che da gennaio 2006 ha girato lo stivale in lungo e largo e ne e’ nata una pubblicazione dal titolo Handicappato e carogna edita da Mondadori, scritta a quattro mani con Alessandro Castriota. «Carogna» poiché a “ Zanza“, non gli manca certamente il sarcasmo, che esercita innanzitutto contro le persone nelle sue stesse condizioni.
Infatti si presenta così:

«Dopo tanti comici handicappati, finalmente un handicappato che fa il comico.
Ci chiamano diversamente abili e tu stai tutta la vita a chiederti: ma a che cazzo sarò abile io?».

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Zanza: – Moltissimo… Non vado mai in scena senza aver sgranocchiato un tenero abbacchio!

Angie: – Hai mai pensato di ispirati in un tuo spettacolo anche alla gastronomia?
Zanza: – Gia’ fatto! Nella mia regione, le Marche, c’e’ un pasticcino secco che
si chiama il “Brutto ma buono”…
Beh, il libro che ho scritto assieme ad Alessandro Castriotra si
intitola “Handicappato e Carogna”:
in pratica un “Bello ma Cattivo”!

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Zanza: – Tanto teatro! Nel mio spettacolo comico “Targato H”, scritto assieme al
mio regista Alessandro Castriota e che stiamo portando in teatro, cerco di smascherare le ipocrisie, dettate dal pregiudizio, che la societa’ manifesta nei confronti degli handicappati. Ci siamo accorti, poi, che l’handicap era diventato solo un pretesto, un mezzo e non un fine, per parlare a tutto tondo della paura dei “diversi”.
Partendo dal tentativo di distruggere il tabu’ che “l’handicap e’ una tragedia sulla quale non si puo’ ridere ma si deve averne pieta’”, cerchiamo di ridicolizzare la paura e il buonismo allo scopo di fare incontrare le umanità in modo crudo ma autentico.
Certo queste tematiche si tirano dietro anche alcune critiche ma, ve lo assicuro, la maggior parte delle persone che incontriamo a teatro non vedeva l’ora di sentire questo tipo di comicita’.

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Intervista Gastronomica a Maurizio Ponticello

Maurizio Ponticello

Questo bel giovanotto che vedete in foto, con tanto di capello al vento, brizzolato ed il poco di barba incolta, si chiama Maurizio Ponticello, classe 1961, napoletano, imprenditore, scrittore e giornalista, e fin qui non raccontiamo nulla di nuovo, il resto delle notizie sul suo nutrito curriculum le ho raccolte dallo stesso scrittore ma il web è zeppo di notizie su di lui e su quello che ha fatto e continua a fare per cui ricordiamo semplicemente che:
– è stato il direttore del magazine di attualità e cultura Nike e del mensile di ecologia della mente Oikos;
– corrispondente freelance di prestigiose testate nazionali radiofoniche e televisive;
– redattore di Napoli Oggi e Il Giornale di Napoli;
– cronista de Il Mattino;
– Imago è un prestigioso premio di grafica ed illustrazione che nasce da una sua idea ed è da più di dieci anni che si svolge annualmente in collaborazione con Napoli Comicon, della cui associazione è Presidente.
Tra le sue pubblicazioni ricordiamo:
– “Napoli, la città velata. Luoghi e simboli dei Misteri, degli dèi, dei miti, dei riti, delle feste” (Controcorrente, 2007), definito dalla stampa ‘l’altra faccia di Gomorra’;

– il saggio introduttivo al volume “Questi fantasmi…” (Boopen Led, 2009), raccolta di 17 racconti di altrettanti scrittori napoletani;
– “I Misteri di Piedigrotta. Dai culti segreti alla Festa: il Codice Dioniso, il simbolismo, Tradizione, Storia ed altre storie napoletane nel labirinto” (Controcorrente, 2009, pref. di Gianfranco De Turris). Ha ricevuto la Menzione Speciale al Premio Masaniello 2009 e il Premio Domenico Rea 2010.

Nel 2010, tra l’altro, segue il progetto editoriale di Maurizio Boni (“Ci sentiamo in questi giorni” – Boopen Led), per il quale scrive la prefazione.
È socio di Napolinoir e, insieme alla scrittrice Diana Lama, è promotore del Premio letterario ParoleinGiallo, concorso di scrittura creativa del quale è appena uscita la prima antologia di racconti: “Delitti peccaminosi” (Boopen Led, ottobre 2010).

E veniamo invece a qualcosa di nuovo, di esclusivo di succulento, e, che sicuramente non troverete ne’ su altri siti web, ne sul cartaceo, poiche’ posso affermare gongolando di soddisfazione che Maurizio, gastronomicamente….mi si e’ concesso…wuao…e adesso non potete fare, altro che leggermi ed invidiarmi 🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Maurizio: – Spesso è il lavoro che condiziona la mia alimentazione, mai il contrario. Quando mi calo nelle pagine che sto scrivendo, spesso le dita non vogliono staccarsi dalla tastiera e fanno abbondantemente slittare l’ora del pranzo o della cena. Capita sempre così, dopo che ho inseguito l’ispirazione – e finalmente l’ho trovata –, lo stomaco inizia a mugugnare, cerca di distrarmi reclamando attenzione e io fatico a metterlo a tacere. Forse è perché il cibo che mi aspetta non è mai seducente: vivo solo da molti anni e mi nutro principalmente di piatti congelati. Allora sgranocchio un tarallo al pepe o un dolce, per sopravvivere ai morsi della fame e assimilare rapidamente gli zuccheri che riverso in parole.

Angie: – Hai mai pensato a scrivere un romanzo con delle puntatine gastronomiche? Ovviamente non un ricettario.
Maurizio: – Certo, e l’ho anche fatto. Si tratta di un thriller che ho chiuso nel cassetto e che tirerò fuori solo quando lo riterrò opportuno. Il cibo è seduzione, ma può essere anche arma di un delitto, oppure oggetto di un rito comunitario, di un convivio. La gastronomia è un’arte nella quale riversiamo le nostre mancanze, le nostre debolezze e, a volte, è un sostegno appagante. Insomma, mangiare è vivere, anche se vivere non è mangiare.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Maurizio: – Ho lavorato come giornalista per vent’anni fin quando, assalito dalla censura interna che continuava a tagliarmi i ‘pezzi’, ho appeso la penna al chiodo per protesta e mi sono messo a imprendere. Ora ho una piccola attività con la quale cerco sbocchi all’estero: sarebbe un’ottima scusa per girare il mondo, una delle mie passioni. Ma non ho mai smesso di scrivere: scrivo e scrivo, in autonomia e libero da vincoli. Di tutto, e senza mai fermarmi, per sperimentare stili, linguaggi… e anche per fare autoanalisi. Scrivere, infatti, è una esperienza onanistica particolare in quanto spesso si compone narcisisticamente per se stessi, nella speranza però che il mondo poi ti legga. Cioè, a conti fatti, è puro esibizionismo per voyeur.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Maurizio: – No, ho alcuni punti di riferimento disseminati in città che però tradisco puntualmente in cerca del nuovo. Amo sperimentare, anche se in sostanza navigo tra l’autentica cucina meridionale e quella giapponese. Quando esco da un ristorante popolare e napoletano, tuttavia, ho solo necessità di stendermi supino in attesa che giunga il giorno dopo, o una bella donna a sventolarmi con piume di struzzo per tirarmi su; quando, invece, ho mangiato sushi, sono pronto a correre e a fiondarmi in una trattoria nostrana. Non riesco a uscire fuori da questo circolo vizioso del gusto.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Maurizio: – Sì. Purtroppo. Fino a un certo punto della mia vita ho potuto mangiare impunemente qualsiasi cosa in quantità industriale. Poi, improvvisamente, nel giro di pochi mesi ho messo su dieci chili, e smaltirli è stato micidiale. Ora mangio poco, ma la mia alimentazione è scorretta e, ogni cosa faccia o mangi, accumulo sui fianchi anche un chicco di riso. La dieta è sofferenza, un modo per castrarsi pubblicamente o per chiudersi in un convento a pane e acqua.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Maurizio: – Per tenersi leggeri, senza dubbio pesce. Ma il gusto di una buona ‘fiorentina’ al sangue, a mio avviso, è insuperabile. Il problema è trovarla dalle nostre parti… In generale, però, la questione è un’altra: ormai da tempo è tutto frutto di allevamenti intensivi, il cibo non ha più sapore e a livello nutrizionale apporta ai nostri organismi bombe ormonali a orologeria che scoppiano apparentemente senza preavviso. Oggi come oggi, tra pesce e mucca pazza, non saprei scegliere di che morte morire.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Maurizio: – Amerei essere un bignè o una codina d’aragosta piena di panna, ma sono sicuro di essere un torrone natalizio, uno di quelli che, prima di trovare del tenero, bisogna rompersi denti e mandibola.

Angie: – Vino?
Maurizio: – Il vino è divino: come fare a meno del sangue della terra? Un buon bicchiere riempie la tavola, accompagna le conversazioni e le notti a lume di candela. Rosso e corposo d’inverno e bianco e leggero d’estate: è una regola, anche se non rigida.

Angie: – Il tuo punto debole
Maurizio: – Dietro la spalla, come Sigfrido della saga dei Nibelunghi. Ma non lo dire in giro, ho molti nemici.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Maurizio: – Nel frigorifero: latte, per quando vengono i miei figli, e birra, per quando sono solo. Nella cambusa ho sempre una riserva di buon rhum e qualche salsetta pronta da cucinare al momento spacciandola, con qualche trucco, per mia.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Maurizio: – Quello che sporca meno.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Maurizio: – La pasta al forno di mammà: è insuperabile. Tante donne, per prendermi per la gola, hanno cercato di mettersi a livello e di sfidare, inutilmente, la sorte.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Maurizio: – Un curioso e un raffinato buongustaio. Mangio tutto, eppure sono in grado di separare e giudicare i sapori. In particolare prediligo la cucina tradizionale e i piatti più strani. Specialmente quando sono all’estero, mi lascio andare – a volte chiudendo gli occhi – a esperienze straordinarie e talvolta irripetibili. Ho provato carne di scimmia, squalo, coccodrillo, cavallette fritte, spiedini di serpente… Però, detta così, non so se sia una risposta corretta: quando ho mangiato questi piatti ‘esotici’, infatti, non ero mai seduto a tavola… La accetti?

Be’, la mia domanda era in un senso, come dire, ad “ampio” del termine e, non necessariamente “alla lettera”, per cui ammiro una persona che si sottopone a codeste esperienze…”extra-sensoriali”…:-), e sicuramente molto di più del dolce di riso soffiato e mars…:-)

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Maurizio: – Dolci. Affogherei nei dolci, di qualsiasi natura, probabilmente per compensazione. Detesto, invece, la zuppa di cipolle e i cetrioli. Per quanto riguarda questi ultimi, li aborrisco a causa di un trauma infantile: in Inghilterra me li propinavano anche a colazione. Una vera cattiveria! Ma, come fanno? Sarà mica per questo che la chiamano la perfida Albione?

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Maurizio: – È l’odore della cucina in genere, il suo essere sempre straordinariamente diverso e legato al territorio, che mi piace. Una elaborazione culinaria è una magia alchemica di elementi ed esala sempre profumi differenti: è vero che non ci si può immergere nelle stesse acque, così come non si può mangiare lo stesso identico piatto, a meno che non sia un prodotto industriale, un omogeneizzato omologato. Per questo la buona cucina è necessariamente no-global.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Maurizio: – Cioccolata. È lì la mia vera debolezza. Amara, pralinata, spalmata o nuda… Sì, meglio nuda, è più stuzzicante. E poi, contiene la serotonina, il cosiddetto ‘ormone del buon umore’ che tira su.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Maurizio: – Né l’uno né l’altro: è l’atmosfera che si crea con gli sguardi, sono i gesti e le parole che seducono una donna. Può anche capitare di mangiare una pessima cena in un pessimo locale ma, se si riesce a creare un clima spumeggiante, non c’è pessimo piatto che tenga… Una donna, invece, che si faccia conquistare da un uomo che prepara manicaretti, mi lascia perplesso: è quasi come se la sfida – perché l’amore e la fascinazione sono sempre una competizione a due – si tenesse sullo stesso terreno dell’una o dell’altro. Che cosa direbbe una donna al suo amante cuoco, che ha un piatto nella manica? Suvvia… Penso che un uomo e una donna debbano incontrarsi per complementarsi, non affrontarsi: la contesa deve spostarsi su altri piani e altri piatti.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Maurizio: – Preparate 9 bacchette di Mars, una scatola di riso soffiato senza zuccheri e 3 cucchiai di miele. Prima si sciolgono i Mars con il miele a bagnomaria in un pentolino, poi si deve unire all’impasto il riso soffiato e amalgamare bene. Infine: versate in uno stampo e lasciate raffreddare. Provare per credere: i miei figli sono impazziti per anni, e io con loro (più che altro per ripulire la pentola…).

Angie: – L’ultimo libro che hai letto? Ed il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Maurizio: – Non amo la letteratura fast-food. Ho appena riletto “Le manifestazioni del karma” di Rudolf Steiner, un libro straordinario da digerire lentamente. Per quanto riguarda la musica, da più di un decennio mi perseguita “Maria Maria” di Carlos Santana e, ogni volta che la sento, mi fa muovere le gambe e gorgogliare i succhi gastrici…

Angie: – Hobby?
Maurizio: – Tango. Sì, sorpresa? Dopo la salsa – che è una specie di ribollita mista adatta ad ambienti sociali – mi sono dato al Tango, che è più intimo (come un’ostrica solitaria da mangiare in due) e da ballare accanto al fuoco schioppettate di un camino.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Maurizio: – Diventare uno scrittore amato e odiato da tutti. La qual cosa significa avere successo, ma pur sempre essere additato come un personaggio scomodo. Detesto gli scrittori invertebrati che, per salire in classifica, assecondano e cambiano se stessi pur di ottenere fans e lettori. Non bisogna confondere il marketing con le ‘marchette’.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Maurizio: – Che sono terribile. Ma solo perché chi lo dice mi conosce poco: sono un gradino più su. Oppure più giù? A seconda da che parte vuoi vedere la scala.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Maurizio: – Sì, perché no? Ovviamente, intendi una brava cuoca, una così capace di amalgamare i sapori da non farmi desiderare di andare a cena altrove, o di guardare nei piatti degli altri… Sì. Suppongo che una mastra cuciniera possa essere artista in tante altre cose.

Angie
: – Un piatto della tua infanzia
Maurizio: – Sono vari, ma ne scelgo uno solo: il latte condensato mescolato alla nutella, una bomba calorica. Forse è per questo che ancora oggi mi dicono che sono un tipo esplosivo.

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Intervista Gastronomica ad Enza Alfano

Enza Alfano

Ho avuto modo di conoscere, la dolcissima e simpaticissima Enza, sempre attraverso il solito giro di grafomani, scrittori e pseudoscrittori napoletani, e cosi’ ho approfittato biecamente di lei, chiedendole di rilasciarmi una intervista gastronomica, cosi’ come precedentemente hanno già fatto Maurizio De Giovanni, Simonetta Santamaria, Floriana Tursi, Gianni Puca ed altri ancora.

“Via da lì” è il primo romanzo di Vincenza Alfano. Edito da Boopen LED.

Enza è laureata in Lettere Moderne ed insegna materie letterarie presso il liceo Vittorini. Ama la lettura e la scrittura che considera passioni inseparabili. Ha vinto tre edizioni del concorso “Annibelle e la composizione delle nuvole”. Ha pubblicato la raccolta di racconti Il cuore nel cassetto (Graus editore, 2007) e ha partecipato a diversi volumi con racconti e poesie.

Carissima Angie, ti ringrazio per quest’intervista così intrigante. Ho risposto quasi a tutte le domande che mi hai inviato: sono logorroica e prolissa e tu mi hai invitato a nozze!

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Enza: – Conta molto non solo per il mio lavoro ma in genere per la mia vita. A tavola seguo delle regole ben precise ma mi concedo delle deroghe perché credo che il convivio sia da sempre un modo per intessere alleanze, scoprire sintonie, stare bene con gli altri. Il simposio nell’antica Grecia, il convito presso i Romani, i sontuosi banchetti presso le corti, oggi un bel pranzo con vista sul Golfo, o una romantica cena a lume di candela … Come dire? Niente di nuovo sotto il sole, niente che abbia inventato io.

Angie:  – Hai mai pensato, di scrivere qualcosa ispirandoti alla gastronomia?
Enza: – Ho scritto due racconti di tema gastronomico. Il primo dal titolo “Spaghetti terra e mare” è stato premiato nel concorso letterario “Annibelle e la composizione delle nuvole”; il secondo intitolato “A dieta” è stato selezionato per la pubblicazione nell’Instant anthology “La gola”( Giulio Perrone editore)

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Enza: – Mangiare di tutto e seguire la dieta mediterranea che è la più completa ed equilibrata.

Angie:  – Le tue esperienze letterarie ed artistiche?
Enza: – Scrivo dal 2002. Ho iniziato con brevi racconti premiati in concorsi locali e nazionali. Sono autrice della raccolta di racconti “Il cuore nel cassetto” (Graus Editore), ho curato l’antologia di racconti “La città nuova” (Boopen Led) e sono tra i compilatori dell”Enciclopedia degli scrittori inesistenti”. Ho pubblicato numerose poesie e racconti in antologie. La mia ultima fatica è il romanzo “Via da lì” (Boopen led) ma non nascondo che una nuova creatura è già in fase avanzata di gestazione.

Torta alla Panna
Torta alla panna

Angie:  – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?  Se sì, dove?
Enza: – Amo mangiare la pizza in locali storici caratteristici. I miei preferiti sono la pizzeria Gorizia al Vomero e Sorbillo in via dei Tribunali

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Enza: – Pesce.

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?
Enza: – Un torta alla panna dal cuore morbido e dolce …

Angie:  – Vino?
Enza: – Certamente! Bianco freddo, rosso frizzantino.

Angie: – Il tuo punto debole
Enza: – Le emozioni. Difficile tenerle a bada, anche a tavola!

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Enza: – Manca sempre tutto: sono una maga dell’improvvisazione.

Angie:  – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Enza: – Gli spaghetti al pomodoro fresco. Piatto veloce, saporito, pratico e gratificante per il palato.

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
Enza: – Adoro la pizza e il pesce al forno con le patate.

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Enza: – Aperta alle novità, curiosa di gusti nuovi , di sapori inediti. Estroversa, vorace come nella vita.

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

Basilico

Enza: – L’odore del basilico appena colto e rinfrescato da un abbondante innaffiatura , il profumo della cipolla messa a sfrigolare con l’olio.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Enza: – La parola, le buone letture, la scrittura, un progetto sempre nuovo e diverso, un amico disposto ad ascoltarmi e a raccontarsi.

Angie:  – Che cosa secondo te conta nella seduzione, una buona cena, o anche il saper cucinare
Enza: – Una buona cena con l’atmosfera giusta può bastare, ma poter dire di averla preparata con le proprie mani è un valore aggiunto.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Enza: – Difficile! Ne hai una tu per me?
Mi riesce bene la brioche rustica, ma la ricetta è molto complessa.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Enza: – Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrere (Einaudi)

Angie:  – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Enza: – One degli U2

Angie:  – Hobby?
Enza: – Una volta la lettura e la scrittura, oggi professione.

Angie:  – Qual è il tuo sogno più grande?
Enza: – Avere sempre un sogno più grande

Angie:  – Ti fidanzeresti con uno Chef?
Enza: – Senz’altro! Anche per ovvi motivi pratici.

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina
Enza: – Abbiamo un’importante tradizione enogastronomica con differenze regionali molto marcate. Penso a pizza e polenta, brasato e pesce al f

Enza Alfano

orno, mele e arance, salvia e capperi.

Angie:  – Quale piatto

eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Enza: – Gnocchetti abruzzesi con pesto genovese e pomodori pachino: un piatto tricolore in grado di unire la tradizione gastronomica italiana dal sud al nord passando per il centro.

Angie:  – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Enza: – Mi piace sperimentare, a tavola come nella vita amo esplorare nuovi territori con curiosità senza pregiudizi.
Mi attira molto tutta la cucina internazionale , ma sono tifosissima della tradizione culinaria italiana.

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