Luciano Galassi

Ho conosciuto tempo fa Luciano Galassi alla presentazione del suo primo libro di racconti “Sigma Più” edito da Kairos alla libreria Jonathan Livingstone di Sant’Agnello e da allora il buon Luciano ha realizzato altre notevoli pubblicazioni dedicate alla lingua napoletana come: “Wellerismi Napoletani”, ” ’O mellone chino ’e fuoco” – Venditori e voci di Napoli, “Acqua ’e maggio” – I proverbi segnatempo della tradizione napoletana

Luciano è nato a Napoli dove si è laureato in Giurisprudenza, dirigente in pensione di un Ente pubblico nazionale.

In comune con lui, c’e’ la grande passione per i gatti solo che a differenza mia che son sbarcata da Caserta qui con le mie due belve, di cui una passata a miglior vita in maggio Luciano e sua moglie, in pratica sono stati adottati da tutti i miagolanti, affamati, del suo quartiere. E 4 gatti, hanno assunto a tempo pieno Luciano e sua moglie come factotum e cioe’ ricoprono a tempo pieno le mansioni di:  cuochi, badanti, camerieri e nurse, non ha ancora capito che gli amici felini fanno  il “passa parola” su qual è il migliore b&b gratis della zona.

Durante gli anni di lavoro ha continuato a coltivare i suoi interessi letterari, con particolare riferimento alla narrativa, alla poesia e al dialetto napoletano.

Già Direttore dei Corsi e docente presso la LUETEC (Libera Università per la terza età della Campania), in Napoli, dove ha approfondito temi di “Lingua e cultura napoletana” e “Letteratura italiana del Novecento”.

Collabora con il mensile “Il Vomerese”, dove tiene una rubrica fissa sui modi di dire napoletani, e con la rivista informatica “napoliontheroad”, sulla quale pubblica articoli sul dialetto napoletano, sulla storia e sulle varie realtà di Napoli nonché racconti e poesie; vi cura anche una rubrica titolata “Stupidario linguistico”.

Scrive anche per l’edizione cartacea di napoliontheroad e pubblica sulla rivista informatica vesuvioweb, sempre in tema di dialetto napoletano (problemi ortografici e modi di dire di particolare interesse storico).

Da anni è collaboratore esterno de “La Settimana Enigmistica” dove propone sciarade, zeppe, palindromi, bifronti, crittografie ed altri giochi di parole.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Luciano: – Abbastanza, direi molto. Il meglio lo produco nell’attesa di un buon pranzo o dopo aver mangiato e bevuto con soddisfazione;

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Luciano: -Il mio unico (finora) libro di racconti, “Sigma più”, abbonda di ricette o descrizioni di piatti vari e ben due storie hanno un titolo culinario: “Calamaretti con radicchio” e “Soup de poisson”;

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Luciano: – Sublimare un bisogno primario e trasformare in piacere e filosofia di vita un’irrinunciabile pratica materialistica;

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Luciano: – Un’unica esperienza lavorativa, quella all’ENEL presso le Direzioni del Personale e del Segretariato, prima come impiegato e poi come dirigente. Ho girato l’Italia per lavoro e ho mangiato un po’ dovunque;

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Luciano: – Da qualche anno, diciamo da diversi anni, preferisco andare a mangiare “Da Dora”, a Napoli, in via Palasciano alla Riviera di Chiaia (ottimo pesce, ottima cucina);

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Luciano: – Sì, ma sempre per qualche ora;

Angie: – Meglio carne o pesce?
Luciano: – Meglio pesce, ma per intendere tutti i prodotti del mare (quindi anche molluschi, cefalopodi, crostacei);

Crostata

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Luciano: – Una crostata: superficialmente dolce, ma, da buon Scorpione, anche traversato e sostenuto da “durezze” strutturali;

Angie: – Vino?
Luciano: – Certo, vino. Bianco, rosso. Purché buono. Confesso che è l’unico vero lusso che mi sono concesso in vita mia: bevo solo vino di qualità medio-alta e, quindi, spendo di conseguenza;

Angie: – Il tuo punto debole
Luciano: – Sono due: il gusto per le donne che me le fa desiderare tutte e l’eccessiva, innata, disponibilità verso il prossimo;

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Luciano: – Nel frigo non manca mai il vino bianco, quello da pasto e una bottiglia di prosecco superiore. Nella dispensa non manca mai il pane fresco di giornata;

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Luciano: – Sono combattuto fra il capretto al forno con patate e cipolle e i polipetti in cassuola;

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Luciano: – Il ventaglio è assai ampio. Diciamo, per esemplificare: primo piatto: linguine alla puttanesca; secondo piatto: sogliola ai ferri; contorno: rucola o zucchini alla scapece; frutta di stagione (ci vuole sempre);

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Luciano: – Un buongustaio che gode intensamente il cibo di qualità, non dimentico della quasi-fame patita da bambino in epoca post-bellica;

Fragoline di bosco

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Luciano: – Golosissimo di fragoline di bosco. Per il resto mangio tutto, ma non mi piace (e a chi piace?) il vino che sa di tappo;

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Luciano: – Sì, uno, insuperabile, di una freschezza e di un aroma paradisiaci: il basilico;

Angie: – Non puoi vivere senza…
Luciano: – Le ciliegie a maggio, le percoche a luglio, le prime noci fresche in agosto, l’uva baresana a settembre, le prime castagne in ottobre, le arance in novembre, le ciòciole a dicembre;

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Luciano: – Certamente una buona cena (meglio se ottima) aiuta. Ma, quando si è trattato di dovermi cimentare in cucina, il risultato mi ha ulteriormente favorito (sempre crostacei e altre delizie strappate a Nettuno);

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Luciano: – L’insalata di riso, descritta nel racconto “L’esecuzione di Micia” nel libro «SIGMA PIU’»: Scaldato il riso (da insalata, ovviamente), metterlo a “riposare”, poi aggiungere funghi porcini, cubetti di formaggio, pomodoro a pezzetti, olive bianche, abbondante maionese e una scialata di basilico freschissimo. Una sosta in frigorifero e, buon appetito!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Luciano: – “I morti non serbano rancore”, di Nando Vitali. Bellissimo. Lo consiglio a tutti.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Luciano: – My way.

Angie: – Hobby?
Luciano: – Ne avevo, ma ora si sono trasformati in passatempi professionali; per cui il vero hobby residuo è la passeggiata, che mi consente di osservare con divertimento l’umanità che mi osserva;

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Luciano: – Quello che ogni padre, ogni nonno, accarezza per il propri figli e nipoti: la loro felicità;

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Luciano: – Ma pecché currite accussì? Ma pecché faie tutto ‘e pressa?

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Luciano: – E certo! Sarei finanche disposto a sposarla.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Luciano: – Le polpette fritte preparate da mia nonna Agata. Sembra una pietanza semplicissima, la polpetta; ma non lo è.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Luciano: – No, e per fortuna!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?

Spaghetti al pomodoro

Luciano: -Spaghetti al filetto di pomodoro.

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Luciano: – Sì, la francese; poi segue quella cantonese (Cina), che ho sperimentato sul posto;

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Luciano: – Buono ma non facilissimo da digerire; come vino, avrei un leggero retrogusto amarognolo.

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