Diana Lama

Medico napoletano, ricercatore universitario, miss Diana Lama legge e colleziona gialli da quando era bambina.
Nel 1995 vince  il Premio Alberto Tedeschi indetto dal Giallo Mondadori con “ROSSI COME LEI”, scritto a quattro mani con  Vincenzo de Falco pubblicato poi come Giallo Mondadori 2445 nel dicembre del 1995 .

Sempre con de Falco nel  1999 pubblica  “NELL’OMBRA” con la casa editrice Lo Stagno Incantato.
Entrambi questi romanzi sono stati pubblicati nei paesi di lingua tedesca dalla casa editrice Scherz Fisher, il primo nel 2004 col titolo “TOTE NYMPHE”, il secondo nel 2006 come “TOD IM GLASHAUS”.
Ha scritto, in coppia con il regista RAI Angelo Villani una sceneggiatura per una fiction televisiva girata dallo stesso regista dal titolo “LA MORTE NON ESISTE”. Dalla stessa sceneggiatura è stato tratto anche un fotoromanzo pubblicato sul Mattino di Napoli.
E’ tra i soci fondatori de Il Pozzo e Il Pendolo e di Brividea.

Nel 2003 ha fondato l’associazione Napolinoir, il cui duplice scopo è contribuire alla diffusione del giallo e del noir a Napoli e allo stesso tempo di promuovere il giallo napoletano e i suoi autori al di fuori della città partenopea.
Dal 2009 organizza il Premio letterario ParoleinGiallo per gli studenti di ogni ordine e grado.

È nella giuria del Premio Lama e trama 2009. Ha creato ed è il manager della Vesuvius Heart Band un’orchestra di bambini dedicata alla beneficenza.

Ha partecipato con due racconti a “NERO DI NOTTE”, spettacolo teatrale nell’ambito del Festival del Racconto nel 2003.
Dal 2000 scrive da sola e suoi racconti compaiono in molte prestigiose antologie, tra cui: “Non toccateci il presepe” in “KILLERS & CO.”, Sonzogno 2003; “Lo strummolo con la tiriteppola” in “FEZ, STRUZZI & MANGANELLI”, Sonzogno 2005; “Preludio ad un massacro di inizio anno” in “IL RITORNO DEL DUCA”, Garzanti 2007; tutte a cura di Gian Granco Orsi. “Cappuccetto Rosso & Hannibal Lecter” in “PARTENOPE PANDEMONIUM”, Larcher 2007, a cura di Giuseppe Cozzolino.
Suoi racconti sono stati pubblicati anche su Il Mattino di Napoli, Il Secolo XIX, M la rivista del Mistero.
Il suo thriller “SOLO TRA RAGAZZE” è stato pubblicato dalla Piemme nel 2007 e nel corso del 2008 è stato pubblicato anche in Russia con la casa editrice Mir Knigi.

Diana in compagnia del collega Maurizio De Giovanni

A febbraio 2008 esce l’antologia Piemme “MYSTERY AND HYSTORY”, a cura di Gian Franco Orsi, che contiene il suo racconto “L’ultimo segreto”.
Sempre di quell’anno è invece il romanzo “LA SIRENA SOTTO LE ALGHE”, Piemme.
Per saperne di più vi invito a leggere quel che Diana scrive di sè in queste pagine mentre qui, il dotto wikipedia ci regala queste informazioni🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Diana: – Generalmente quando mangio e bevo secondo i miei gusti sono più di buon umore, ma quando sono a dieta le mie performances migliorano nettamente. Mi divido equamente tra questi due estremi.

Angie:  – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Diana: – Spesso e volentieri. Nei miei romanzi ambientati nel Cilento c’è molto della cucina cilentana che amo tantissimo, negli altri romanzi è racconti c’è quasi sempre qualche dettaglio eno-gastronomico, basato sulle mie preferenze, ci sono ricette e generalmente i miei personaggi mangiano e devono bene.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene
Diana: – Io mangio solo per piacere, qualunque cosa scelgo di mangiare mi deve piacere, altrimenti preferisco astenermi. Morirei di fame piuttosto che mangiare qualcosa che non mi piace, ma per fortuna sono pochissime.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Diana: – Come medico, scrittore o cuoco?  Nel terzo caso cucino per diletto, solo quando ne ho voglia e qualche ricetta mi intriga, o se voglio prepararmi qualcosa che mi piace particolarmente. Sono brava per le sfoglie e le paste brisè imbottite, antipasti, tartine canapè etc di ogni genere (molto fantasiosa), alcune ricette di carne, i dolci, le marmellate, poco il pesce però sono competente su gamberi e aragosta. Non so cucinare quello che non mi piace e non mangerei, oppure quello che si mangia per dovere.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Diana: – Più di uno, a seconda di dove sto. In genere però ogni tanto uno diventa il mio ristorante del cuore, dove vado per festeggiare ricorrenze, rilassarmi, passare una serata piacevole o momenti particolari. Non è solo questione di cibo, ma mi piacciono le persone che ci lavorano, l’atmosfera, l’ambiente, i decori e mi ci sento a mio agio come a casa. Quando ne trovo uno così ci sto volentieri anche a cena da sola.

Angie:  – Sei mai stata a dieta?
Diana: – Non ne parliamo, è la tragedia della mia vita. Adoro mangiare quello che voglio, quindi preferisco diete rapide e violente, che reggo benissimo. Il mantenimento mai, non sono mai stata capace di fare nemmeno un giorno di mantenimento. Sono un pessimo esempio.

Angie:  – Meglio carne o pesce?

Scorzette d'arancia al cioccolato - Foto StockFood


Diana: – Ben cucinati li amo entrambi, ma ho una predilezione per la carne, e negli ultimi tempi per quella al sangue, tartare etc, anche se amo anche le tartare di pesce. Comunque sono una bevitrice di rossi strutturati, quindi scelgo preferibilmente la carne ma bevo ottimi rossi anche sul pesce senza farmi scrupoli.

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?
Diana: – Difficile a dirsi, me ne piacciono tanti, ma sarei probabilmente una scorzetta di cioccolato fondente con dentro un cuore di arancia candita, due sapori spiccati in forte contrasto ma amalgamati in una tentazione pungente.

Angie:  – Vino?
Diana: – Rosso, strutturato, di pregio. Amarone, Taurasi, Sassicaia, quei vini che ti riempiono l’olfatto e la vista prima ancora del gusto. Lo reggo bene, posso arrivare quasi indenne a due terzi di una bottiglia, e la mattina dopo non ne risento, però solo una volta ogni tanto. Coi bianchi invece mi basta mezzo bicchiere per passare una nottataccia.

Angie:  – Il tuo punto debole
Diana: – Alimentarmente parlando, parecchi: maionese prima di tutto, e tutto ciò che è in crosta o in sfoglia rustica. E poi la nutella, la cannella, il te, il gorgonzola, la parmigiana di melanzane, la genovese, la zuppa di cipolle, l’aragosta, il pane, le olive infornate, la frittata di cipolle, il pane e burro, i toast alla francese, la lemon curd, è più breve se dico quello che non mi piace: la birra e la mozzarella non cucinata. E la panna su dolci e gelati.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Diana: – Preferisco averle entrambe ben fornite, ma veramente nel mio frigo non manca mai la maionese (e la so anche fare bene). Anche le uova le trovo indispensabili, e nella dispensa il caffè, ma in genere sono equipaggiata per resistere a un assedio di media durata.

Angie:  – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Diana: – Vario a seconda dell’entusiasmo e delle ricette da cui vengo affascinata, ma adoro fare la frittata e i cornettini di sfoglia imbottiti. La torta caprese, anche.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Diana: – La parmigiana di melanzane, senza alcun dubbio, ma fatta come dico io.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Diana: – Golosa, buongustaia, settoriale, esigente.

Angie:  – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Diana: – Cioccolato, maionese, la sfoglia, pane, un buon rosso, mirtilli e more, formaggi stagionati, frutta martorana, cioccolato foresta, besciamella fritta, carot cake, sandwich al cetriolo, meringa veneta, salmone, albicocche. Non posso nemmeno sentire l’odore della passata di pomodoro cruda, mi fa stare male.

Bacchette di Cannella - Foto StockFood

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Diana: – La cannella sopra ogni cosa, ma amo molto basilico, noce moscata e menta. L’odore del pane appena sformato mi fa impazzire.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Diana: – Pane ( ma purtroppo spesso sono costretta a farne a meno). Caffè e tè mi sono essenziali per la sopravvivenza, ma l’alimento più sano di cui faccio larghissimo uso e l’acqua di rubinetto. Ne bevo almeno due litri al giorno.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Diana: – Saper cucinare fa il suo effetto e aggiunge fascino ad un uomo, basta che lo faccia con nonchalance. Ma in verità basta anche una buona cena preparata da qualcun altro, ma un uomo per piacermi deve assolutamente capirne di vini, e mangiare con gusto.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Diana: – Questa è facilissima e fa colpo. Cuocere eliche al dente, condirle con un cucchiaio di olio o pesto e farle raffreddare. A parte condire pomodori a ciliegina tagliati a metà con olio, basilico, sale e pinoli. A parte saltare in padella del tonno fresco tagliato a cubetti con olio di oliva, sesamo, volendo anche del pan grattato. Unire tutto a freddo, con qualche oliva nera infornata piccante e qualche oliva bianca dolce.
Un’altra volta ti svelerò la mia ricetta per la sfoglia imbottita di mezze maniche con ragù e piselli, è un po’ più complicata. Me la sono costruita per sopperire a un piatto meraviglioso che era il mio preferito per il compleanno da molti più anni di quanti mi faccia piacere ricordare. Purtroppo il negozio di gastronomia che me la faceva ha cambiato gestione e cuoco, e così da quest’anno ho iniziato a prepararmela da me, ed è anche più buona, però una fatica!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Diana: – Una selezione tra le novelle di Guy de Maupassant. Quelle nere, crudeli e fantasiose. Non c’è però dentro Boule de suif, che raccomanderei come lettura a chiunque ami la buona cucina. la secna della condivisione delle vivande in carrozza mette letteralmente l’acquolina in bocca.

Angie:  – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Diana: – Ahimè, molti. Ma ce n’era uno in particolare di Mina, non ricordo il titolo, forse Cacao, forse Per che cosa lo faresti. Era divertente, eccitante, e metteva fame.

Angie:  – Hobby?
Diana: – Leggere sopra ogni cosa, e poi disegnare, nuotare, di recente mi è spuntato un pollice verde spropositato, sto annegando tra le piante. E mi piace fare marmellate.

Angie:  – Qual è il tuo sogno più  grande?
Diana: – Essere tradotta in America con un thriller che diventa un film girato da Steven Spielberg di cui facciamo insieme la sceneggiatura io e lui e vinciamo un Oscar che vado a ritirare io, in un vestito taglia 42, e gli interpreti sono Luca Argentero e Sean Connery che poi mi porto a cena nel ristorante migliore che c’è in zona dove brindiamo alla mitica statuetta con svariate bottiglie di Brunello di Montalcino Biondi Santi del 1961.

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
Diana: – Un sacco di cose belle e brutte, non saprei. Però una volta qualcuno mi disse che si sarebbe potuto innamorare di me vedendomi mangiare. Ed era una donna, totalmente eterosessuale. Lo considerai un grande complimento.

Angie:  – Ti fidanzeresti con uno  chef?
Diana: – Per rubargli qualche segreto, sicuramente. Peccato che ingrasserei smodatamente. Ho avuto un affascinante corteggiatore chef, aveva una coltelleria stupenda.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Diana: – Il ricordo migliore fra tantissimi, mia mamma cucina proprio bene : I crocchè di patate, meravigliosi.

Diana: – Il ricordo peggiore: La carne di ippopotamo,

"Crocchè di patate"

sempre di mia mamma: orrida. In realtà era il bollito, ma ancora non lo posso guardare, e per me resta la carne di ippopotamo.
Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?

Diana: – La cucina regionale italiana è ricchissima ed estremamente varia, non saprei certo dire se mi piacciono più alcuni dei capolavori della cucina siciliana, o bolognese, o veneta o di altre regioni. Per fortuna è un campo nel quale credo nessun italiano, di Centro, Nord o Sud farebbe lo schizzinoso.

Angie:  –  Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Diana: – Probabilmente la classica Pizza Margherita, che ha i tre colori rosso del pomodoro, bianco della mozzarella e verde del basilico, però forse potrei venire accusata di campanilismo.

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Diana: – Non faccio distinzioni: adoro la cucina francese, ma mi piace anche quella greca, spagnola, cinese, giapponese, persiana, venezuelana, araba, svizzera, tailandese, amo qualunque cosa che sia americana e vado letteralmente pazza per ogni e qualsivoglia cibo inglese, perfino le uova in maionese e il pasticcio di carne, tutto! Qualunque cucina con cui io venga a contatto mi rende irrimediabilmente schiava devota. Sono una sperimentatrice alimentare.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Diana: – Onnivoro? (però con un certo criterio J).

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