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E' inutile versare rum…

Month: agosto 2011

Intervista gastronomica a Febo Quercia

Febo Quercia con Gianni Puca alla presentazione del libro di quest'ultimo "L'eleganza del ciuccio"

Febo Quercia, di mestiere fa il nutrizionista, e come ben sapete io, con tutti quelli che obbligano a delle regole, seppur piccole, alimentari non è che ci vado molto daccordo eh :..:-) Ma Febo ho avuto modo di conoscerlo, tramite lo stesso giro, quello del Laboratorio di Scrittura umoristica “Achille Campanile”.  Febo ha anche lui l’hobby della scrittura, ed è stato tra gli scrittori che hanno preso parte  all’antologia umoristica “Se mi lasci non male” curata da quel Gianni Puca de me intervistato ed edita da Kairos.

Da anni si occupa anche dell’associazione culturale NarteA, che da tanti anni organizza spettacoli culturali e visite teatralizzate a Napoli.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Febo: – Tanto… più di quanto si possa immaginare. diciamo che conta tanto visto che la buona alimentazione è il mio lavoro: sono un Nutrizionista

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Febo: – certo:  tutti i giorni, scrivo almeno una decina di DIETE al giorno, e parlo molto al telefono di Alimentazione, e anche con gli amici e con i conoscenti e con la gente per strada… prima o poi mi verrà la nausea e non mangerò più

Piramide alimentare

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Febo: – Qui si rischia di iniziare un trattato, ma mi limito a dire che mangiare bene è fondamentale sotto ogni punto di vista. Siamo quel che mangiamo e mangiare male non può fare altro che peggiorare il nostro benessere psico-fisico. Purtroppo e per fortuna in italia MALISSIMO non si mangia, c’è una pseudo educazione alimentare condizionata dai nostri prodotti: se mangiassimo tutti gli alimenti della nostra terra senza i vari “interventi” esterni, siamo potenzialmente la popolazione più sana al mondo. Sappiamo però che anche le condizioni sociali intervengono su questi fattori e la guerra non proprio lontanissima ha inculcato un MODO di mangiare un pò fuori dagli schemi fisiologici. Mangiare bene non significa adottare il motto: mangio-tanto-fino-a-scoppiare-perchè-poi-non-so-se-mangerò-domani, piuttosto: mangio per vivere, non vivo per mangiare

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Febo: – aheeee, mi viene da ridere solo al pensiero di cosa ho fatto fino ad oggi, diciamo che non sono mai stato con le mani nelle mani e anche d’estate ho provveduto a guadagnarmi la pagnotta… anche perchè, devo ammettere, ho le mani bucate e i soldi non bastavano mai… ho fatto di tutto, tranne il gigolò
..e anche per quel ruolo aggiungo io, non sarebbe stato male 😀

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente
cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Febo: – Non lo so. Fondamentalmente faccio quello che mi piace. forse avrei perso meno tempo e avrei cominciato prima a fare quello che faccio oggi, amo essere preparato e il tempo che guadagnerei tornando indietro lo occuperei approfondendo studi e passioni

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Febo: – Tanti, a partire da Nennella nei quartieri spagnoli a la Scialuppa al borgo marinari… mi piace mangiare di tutto e anche sperimentare cucine straniere (cinese, arabo, greco etc…) anche se poi la cucina di cosa è di gran lunga la migliore e quella che preferisco

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Febo: – Si, l’anno scorso. Mi sono rotto una gamba e il riposo forzato mi ha costretto ad una dieta ferrea… mica potevo aumentare di peso con il lavoro che faccio???

Angie: – Meglio carne o pesce?
Febo: – Da Nutrizionista ti rtispondo: <<entrambi con le giuste proporzioni>>; da Febo ti dico: <<Carne senza dubbio… odio le spine>>

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Febo: – Tiramisù

Angie: – Vino?

Febo: – Pallagrello Rosso

Pasta al forno

Angie: – Il tuo punto debole
Febo: – La pasta al forno

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Febo: – Prosciutto crudo… quello lo metterei anche nello stato di famiglia. Nella dispensa i crackers

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un
piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Febo: – Arrossisco nel dirlo ma… non so cucinare. Forse il fatto che in assoluto, se devo, amo fare Spaghetti aglio olio e peperoncino, dipende dal fatto che non so fare altro

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Febo: – Tutto

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Febo: – scostumato: assaggio tutto e se posso mi concedo anche il BIS, tanto dopo si CAMMINA

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Febo: – Goloso? La pasta. Detesto le interiora; Fegato, cuore, polmoni… per me non sono cibo

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Febo: – Si… l’odore dell’acqua di millefiori… a pasqua lo inalo come fosse una droga….

Angie: – Caffè??
Febo: – non più di tre al giorno

Angie: – Non puoi vivere senza…
Febo: – La mozzarella di castelvolturno

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Febo: – Il saper gustare insieme, saggiare le pietanze ed imboccarsi a vicenda… una cena per me vale come PRELIMINARE, si fa l’amore anche a tavola… ma non con il cibo

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Febo: – Cari lettori: le mie ricette non sono commestibili… Angie saprà sicuramente cosa consigliarvi al posto mio! 😉

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?

"Chocolat" con Juliette Binoche e Johnny Deep


Febo: – La Forma dell’acqua di Camilleri, anche se a dire il vero in una settimana di Camilleri ne ho letti 4

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Febo: – La sigla di Studio Sport

Angie: – Un film?
Febo: – Chocolat

Angie: – Hobby?
Febo: – Degustazione di Vini e Formaggi

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Febo: – Il Dio Apollo, chi altro???

Angie: – Dici parolacce?
Febo: – Troppe, ma solo quando sono nervoso

Angie: – La frase che dici più spesso?
Febo: – <<io non ho vizi: non bevo, non fumo e non gioco; ma le mie virtù non le conosco>>

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Febo: – Che sono uno scassa….

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Febo: – Aprire un megamaxi rifugio per animali abbandonati

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Febo: – Sono troppe… in genere detesto la “conoscenza”, le raccomandazioni etc… sono un filio-meritocratico

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Febo: – No… sarebbe troppo grave… anche se la mia fidanzata cucina molto bene

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Febo: – Besciamella al forno

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Febo: – DEVE esistere!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Febo: – No, ti prego non parliamo dell’unità d’italia… risulterei antipatico visto che non l’ho per nulla vissuta come una festa per noi meridionali ma come una conferma di quanto siamo pecore!

Cucina Greca

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Febo: – La greca… ma in fondo assomiglia alla napoletana

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Febo: – una pasta al forno, o una insalata di riso

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Febo: – Segreto! Ci sono troppe persone che aspettano le idee altrui per fare qualcosa e di conseguenza ho imparato a tacere 😉

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Febo: – entrambi a un piatto rotto

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Febo: – Dipende da dove mangio

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Febo: – Il nemico del mio nemico è il mio migliore amico

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Febo: – Dopo questa intervista ti è venuta fame? Si troppa, vado a pranzo! Ciaoooo

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Ciambella e vino di Lidia Taffurelli

Lidia Taffurelli

Questa è una poesia della mia amica Lidia Taffurelli, che per tanti anni è stata maestra elementare.
La nostra conoscenza è avvenuta tramite il comune amico Dario Bucci, Lidia è stata la sua insegnante.
Con Lidia condividiamo la passione per la cucina, e questa sua deliziosa poesia che fa riaffiorire ricordi “dolci” di infanzia, mi sembrava abbastanza golosa da poterla ospitare nelle mie pagine
Come potete vedere è stata poi musicata e cantata da Dario insieme a quell’altro personaggio che è Gianni Papa 🙂

Quando la nonna diceva:
“Oggi impasto la ciambella!”
il nonno rideva…correva in cantina
a tirare la cannella.

Uova, zucchero,
burro, farina;
che profumo
in quella cucina!

Nel forno la ciambella lievitava:
sempre più alta, morbida, fragrante diventava.

Fuori dalle lucide botti, intanto, il vino
allegro e fresco spumeggiava.

Vino e ciambella,
ciambella e vino,
mi fanno tornare
un po’ bambino.

Appena cotta, la ciambella era sfornata.
Raffreddata e innaffiata di buon vino
accontentava ogni palato,
anche il più sopraffino.

Oggi come allora;
allora come oggi.

Vino e ciambella
fanno ogni tavola più bella.

E’ speciale la ciambella
con un buon bicchier di vino.

Alla fine di ogni pranzo
ritorno un po’ bambino
e risento quel profumo
quel sapore delicato
che riuniva la famiglia
su una tovaglia fresca di bucato…

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Il pasticcio di Ramses

Come si distrugge la fama di una grande esperta di gastronomia...

Ogni anno, a fine agosto viene organizzata qui in costiera sorrentina dall’associazione “Marulandi” la Grande Avventura una sorta di Video Game reale. Ogni anno vi prendo parte, facendo piuchealtro da supporto morale, al resto della squadre, poiche io sono tra quelle persone che preferisce stare in sede, tra le menti eccelse addette alla ricerca, quest’anno invece, ho anche io dato una piccola mano mettendo a disposizione la mia ompetenza gastronomica, che nel giro di un quarto d’ora è andata irrimediabilmente distrutta, e se continuate a leggere questo mio articolo capirete anche il perche’…:-)
Un tempo, quando eravamo un po più giovani esistevano le Caccie al tesoro, si raccoglievano indizi, si ricevevano buste con le istruzioni per giungere e racimolare, oggetti partecipamdo a prove di abilità sportiva in varie location della penisola, e qui, soprattutto a Meta, c’e’ stato sempre tra le nuove generazioni una spirito molto competitivo e tanta voglia di partecipare, ma gli anni passano e della tradizionale “Caccia al Tesoro”, è rimasto vivo solo lo spirito, si ci industria per rendere il tutto ogni anno piu stimolante, tra supporti multimediali, cellulari, internet, macchine digitali e quest’anno anche Facebook, ed ogni anno, quando ti dici puntualmente: – -No, non ce la faccio mi so fatta vecchia!, vieni travolto dallo spirito di squadra perdendo, non solo il sonno ma anche il senno, incazzandoti, polemizzando, ma divertendoti all’ennesima potenza 🙂 Per quanto mi riguarda, posso affermare con sincerità che in questa due giorni, ti estranei dal mondo, tirando fuori quella “sindrome di Peter Pan” che risulta essere l’ingrediente fondamentale per riuscire a creare un profondo “spirito di squadra”, di aggregazione, ma non è solo quello, dopo tanti anni ci lega una profonda amicizia, anche se in quei due giorni perdi le staffe facilmente e questa veramente viene messa a dura prova 🙂 ma è quella, a mio avviso, la peculiarità che ti porta ogni anno a trovare gli stimoli giusti per migliorarti sempre di piu’. Un grazie va a tutti coloro che ci sono da supporto in questa due giorni: alle mamme, alle mogli dei tanti partecipanti che capisco bene, li butterebbero volentieri da soprabbasso, ma sono alla fine, poi tanto comprensive, assecondandoli e facendo finta di nulla quando, li vedono sopraggiungere a casa sconvolti, tutti zozzosi e sporchi, come teneri fanciulli che son stati a giocare la partitella di pallone, giù al cortile, ed in silenzio li accolgono a casa affinchè possano recuperare quelle poche ore di sonno, dopo che tutta la notte sono stati sbattuti da un pizzo all’altro della nostra incantevole costiera 🙂 Sante donne !!! Quest’anno siamo stati supportati anche dai ragazzi della Parrocchia, che ben si sono integrati con le vecchie volpi della squadra 🙂
Ebbene si’, questa ricetta è una vera è propria chicca gastronomica, poichè indecentemente nel pieno svolgimento di una delle prove de “La Grande Avventura 2011” la mia squadra, i Runway, ha dovuto realizzarla sotto un sole cocente di trenta gradi all’ombra, in località Piazza Casale a Meta, si proprio dove sta “quella strana fontana” :-),
Naturalmente io ed Alessandra, moglie di mio cugino Salvatore, abbiamo partecipato alla suddetta prova.
Vi assicuro che in un quarto d’ora, grazie a quell’infamone di Andrea Fienga, che tanto ci sta bene, ribadire certi concetti imprescindibili, e sempre alla faccia sua che non guasta mai :-), la mia fama di esperta di gastronomia, nonchè promettente chef si è liquefatta sotto il cocente sole di agosto, passando irrimediabilmente a miglior vita, papale papale, come ti rovini la reputazione prendendo parte ad una competizione di alto livello più goliardico che culturale.
Tenete conto che quella piazza, nel gioco, rappresentava, il centro del Cairo: il sole nce stev e tenevem pure ‘e Beduini 🙂 Gli ingredienti li abbiamo dovuti recuperare dai vari commercianti che sono stati complici degli organizzatori e cosi il bar tabaccheria di Fulvio ci ha fornito ahwa al cardamomo, (caffè) Salvatore il salumiere la crema di latte di cammella, (mascarpone) le dita di Alì (savoiardi), sesamo cornuto (cacao) ed uova, mentre Amor Divino ci ha fornito il famoso Sciroppo del Faraone, che altri non era che del rum 🙂
Ecco a voi la simpatica ricetta, sotto la quale è occultata una versione del casalingo tiramisù, un dolce di facile realizzazione ed assolutamente buonissimo.

Leggi tutto

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Intervista Gastronomica a Loredana Falcone

Loredana Falcone e Laura Costantini

Loredana Falcone e Laura Costantini scrivono insieme da svariati anni, una grande amicizia ed un sodalizio letterario nato sui banchi di scuola e mai interrotto, nonostante impegni familiari e professionali. Il loro blog Laura e Lory è seguitissimo e  sono la versione in gonnella di  Fruttero e Lucentini.
Loredana nasce a Trastevere, nel cuore della capitale. Si laurea in Lettere moderne presso l’Università degli Studi di Roma, per dedicarsi esclusivamente alla famiglia e ai suoi figli ha scelto di rinunciare alla carriera nel mondo dell’insegnamento.
Ma, la scrittura da sempre ha avuto un posto di rilievo nella sua vita, così come lo studio della Storia Contemporanea. Con Laura Costantini hanno dato vita ad una serie di racconti appassionanti.

Hanno pubblicato:
New York 1920 – il primo attentato a Wall Street (Maprosti & Lisanti, 2006), La guerra dei sordi (Maprosti & Lisanti, 2007), Roma 1944 Lo sposo di guerra (Maprosti & Lisanti, 2007) e appunto Eibhlin non lo sa… (Maprosti & Lisanti, 2007), Violet(n)t red. Rosso violetto… rosso violento (Bietti Media, 2009), Fiume pagano (Historica, 2010)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Loredana: – Sebbene il mio sogno più grande sia di poter vivere di sola scrittura, la realtà è che nella vita di tutti i giorni faccio la segretaria.  E’ un lavoro piuttosto sedentario ragion per cui in ufficio prediligo i pasti veloci e leggeri che non appesantiscono e facilitano la concentrazione.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Loredana: – No, ma la cucina fa parte della mia vita e quindi figura spesso in molto di ciò che scrivo.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene.
Loredana: – Essenzialmente gratificare i sensi, dalla vista al palato.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Loredana: – Per molti anni ho fatto soltanto la moglie e la mamma. Quando la famiglia mi ha lasciato un po’ di spazio sono tornata al mio vecchio lavoro, la segretaria appunto.

Tiramisù

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Loredana: – Non ho molte occasioni per uscire a cena fuori e le poche volte che ciò accade mi piace sperimentare locali diversi.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Loredana: – Un infinità di volte. Ma la diete mi deprimono e col passare degli anni ho imparato ad accettarmi come sono: morbida.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Loredana: – Carne, non amo molto le spine.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Loredana: – Un tiramisù. L’amaro è solo in superficie e serve ad esaltare il dolce.

Angie: – Vino?
Loredana: – Mi piacciono i vini bianchi secchi, preferibilmente del Veneto o del Friuli ma ho un debole per il Morellino di Scansano che bevo freddo  contro ogni indicazione.

Angie: – Il tuo punto debole.
Loredana: – In cucina? Non credo di averne. Modesta eh?

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Loredana: – La frutta e la verdura mentre in dispensa ho sempre delle uova e pasta, risolvono molte situazioni difficili.

Paella

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Loredana: – Mi piace inventare ricette. Il piatto che mi piace cucinare di più è la paella, è piuttosto impegnativa se fatta rispettando le regole ma il risultato è sempre emozionante.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Loredana: – I tortellini in brodo fatti in casa.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Loredana: – Moderata con sofferenza.

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Loredana: – Mi piacciono gli antipasti, di tutti i tipi. Nonostante io abbia provato più volte ad assaggiarla non riesco proprio a farmi piacere la polenta.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Loredana: – Sicuramente il basilico.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Loredana: – Pane, ne vado ghiotta.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Loredana: – Sicuramente si. Una buona e un’atmosfera rilassata predispongono corpo e anima ai piaceri del sesso. Non ho mai avuto un uomo che cucinasse per me, ma mio marito è un mago nello scovare ristorantini.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori.
Loredana: – Cannolicchi alla carcerata.

Una cosa veloce, di quelle che si fanno quando si ha il frigo praticamente vuoto (o come nel caso dei detenuti non si ha un frigo a disposizione, da cui il nome).

Armarsi di una padella dai bordi alti, soffriggere in olio extravergine uno spicchio d’aglio. Aggiungere dei filetti di pomodoro pelato e profumare con tutte le spezie che si hanno in dispensa, fresche o essiccate. Portare a un terzo della cottura dei cannolicchi rigati poi riversarli nella padella con il sugo. A cottura ultimata spolverare con del pepe nero e servire.
Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Loredana: – Il suggeritore di Donato Carrisi.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Loredana: – That’s amore.

Angie: – Hobby?
Loredana: – La cucina ovviamente, scrivere è molto di più.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Loredana: – Cassandra. Spesso i miei ammonimenti non vengono ascoltati, soprattutto dai miei figli.

Mozzarella di bufala, pomodori di pachino e basilico

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?

Loredana: – Che la coppia Costantini-Falcone svetti in classifica tra i best-seller.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Loredana: – Che sono una rompiballe.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?
Loredana: – No perché nella mia cucina non voglio nessuno.

Angie: – Un piatto della tua infanzia.
Loredana: – La mozzarella in carrozza.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Loredana: – Non più. In barba a chi vorrebbe tornare indietro io credo che l’Italia sia più unita di quanto si creda e ad unirla ha contribuito anche la diffusione della cucina regionale.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Loredana: – In realtà niente di cucinato: mozzarella di bufala, pachino e tanto tanto basilico.
Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che
preferisci? Se si’, quale?
Loredana: – Sono piuttosto nazionalista ma se proprio vedo cambiare vado sullo spagnolo o sul messicano. Il cibo cinese mi mette di malumore.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Loredana: – Tradizionale ma con punte di eclettismo.

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Intervista Gastronomica ad Elvira Seminara

Elvira Seminara

Elvira Seminara vive ad Acicastello, ed è giornalista professionista dal ‘91, si è occupata soprattutto di violazioni e abusi (dell’infanzia, dell’ambiente, delle donne e dei senza-diritti. E abuso del tempo, quand’è sequestrato dal mercato e dal consumo ossessivo) .
Nel 2008 pubblica con Mondadori il romanzo “L’indecenza”.
Nel 2009 è uscito il suo libro “I racconti del parrucchiere” (Gaffi editore).
Nel 2010 un suo racconto lungo per l’antologia Supergiallo Mondadori “Eros e thanatos”.
L’ultimo suo romanzo, la dark comedy “Scusate la polvere” (edizioni Nottetempo di Ginevra Bompiani) è uscito nel giugno 2011. Suoi testi sono tradotti in diversi paesi.
Elivira, oltre ad essere una gran brava scrittrice, è la madre di quella famosa Viola di Grado, che ho già gastronomicamente intervistato :-), autrice di “Settanta acrilico trenta lana”.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Elvira: – “ Ebbene sì !,  sono un’ eretica  inappetente,  ma nel mio lavoro, cioè quello di narratrice,  conta parecchio ! Nel mio ultimo romanzo (“ Scusate la polvere”), c’è una protagonista che fa catering, ovviamente con esiti surreali. E  sai  che fa la sua amica ? Riscrive il menu in chiave letteraria,  rinominando i piatti con stile evocativo e  spreco di metafore,   a potenziarne il (minimo) valore gastronomico!”

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Elvira: – “Rischio di deludere ancor  più i  possibili  avventori dei miei libri, ma devo ammettere che nel mio romanzo  “L’indecenza” la ricetta della torta è un presagio malefico, e  nella cucina (della protagonista)  a banchettare con  più passione sono formiche e scarafaggi.  Però, colmo di ironia, sono stata invitata proprio adesso  a scrivere un racconto “gastronomico” per una succulenta antologia !”.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene ?

Uova alla coque

Elvira: – “Ok,  so di perdere  definitivamente i residui devoti dei miei libri :  io non sono una buongustaia,  col cibo sono una primitiva,  una selvatica con guizzi animistici . Mi piace da pazzi in certe mattine solitarie agguantare  un panino al latte nel  primo panificio, e mangiarlo per strada. Mi dà emozioni ineffabili. Mi piace l’uovo bollito, così esatto e rassicurante nel  suo portauovo,  e quella compiutezza assoluta, da baricentro del mondo.   L’uovo bianco dentro il suo portauovo a misura,  in questo mondo senza più contenitori e misure, mi commuove, ha qualcosa di metafisico. “

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Elvira: – “ Detesto la gastrognomica, cioè la gastronomia  gnomica o sentenziosa.  Non mi piace  quando  il titolare ti spiega  troppo i suoi piatti, con ossessione filologica e dettagli  da perito ,  come a farti una lezione di buon vivere !  Preferisco la semplicità.  E poi io mangio soprattutto con gli occhi.  Mi piacciono i posti  sereni e accoglienti,  dove lo sguardo  si riposa allegro,  meglio con qualche frammento di scenario, una finestra, un albero o un cortile. E con le luci giuste, e tracce di vita e di memoria.  Amo certe piccole trattorie familiari, i luoghi senza velleità,  senza troppi bicchieri. (Beh, anche perché non bevo). “

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Elvira: – “No,  mai, per fortuna brucio tutte le calorie, anche quelle dei  congiunti. E menomale, perché detesto il  calcolo di ogni natura,   e figuriamoci i conteggi  di grassi, carboidrati ecc..

Cassatella di agira

cassatella

Non amo la ragioneria del cibo.  Mangio quando ho fame , ma anche quando sono felice o mi piace la compagnia.  Le ultime due voci sono importanti, perché io non ho fame quasi mai, e insomma a quest’ora sarei  afasica e moribonda  ”

Angie: – Meglio carne o pesce?
Elvira: – “Pesce crudo, frutti di mare, conchiglie. Bellissime anche nel guscio, mangerei anche quello”.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Elvira: – “La Crème brûlée  originale, per quella crosta   bruciata e dura che  fa croc quando la spezzi. E sembra di marmo ma è zucchero. E  poi  c’è  sotto,   isolata,  la morbidezza bianca.  E’ un dolce che è un ossimoro, per questo mi  somiglia un poco.”

Angie: – Il tuo punto debole
Elvira: – “Le cassatelle di Agira, ma non è un punto debole, è forte. Sono anche belle. E la cioccolata di Modica al peperoncino.”

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Elvira: – “ In dispensa i Ritz,  che sono insieme dolci e salati , meglio  uno scatolo appena aperto. In frigo uno yogurth di limone, il succo di ananas, un kiwi. “

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?

Moka italiana

Elvira: – “Mi piace fare il caffè , anche  perché la tazzina è la stoviglia che preferisco, la trovo un oggetto bellissimo”.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Elvira: – “I cibi cremosi,  i passati,  dove non c’è da masticare molto. Meglio se bianchi e chiari. Sospetto di avere un palato regredito, infantile”.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Elvira: – “Una buona conversatrice”

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Elvira: – “L’odore del caffè, e  delle torte al cioccolato nero appena gonfiano nel forno”.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di  più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Elvira: – “Io trovo seducenti le parole.  Però  ci sono casi in cui le ricette sono scritte talmente bene, con sano edonismo e suggestione, che le trovo  fascinose. “

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Elvira: – “Io sono una maga delle insalate.   Il segreto ? Apri il frigo, sbircia in dispensa e metti dentro ogni cosa, purché tagliata con arte e cura.  In questo sono brava : decoro benissimo il piatto giocando coi colori. E il bello è che alla fine la puoi anche mangiare!”

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Elvira: – Muriel Spark“Gli anni fulgenti di miss Brodie”

Angie: – Hobby?
Elvira: – “Creare gioielli con scarti e pezzi riciclati”.

Toast

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Elvira: – “Mi piaceva Diana, così libera e sportiva”

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Elvira: – “Il prossimo che farò”

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Elvira: – “Mi chiedono gli orari in cui scrivo. Non ho mai capito perché sembra così importante.  Ma non vorrei aver fatto una gaffe,  era la prossima domanda ? “

Angie: – Ti  fidanzeresti con uno chef?
Elvira: – “Beh sarebbe una sfida ogni giorno contro la mia inadeguatezza…A me la parola Penne evoca solo la scrittura  a mano,  non certo un piatto di pasta  !”

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Elvira: – “Sento l’odore del  primo toast al formaggio,  intenso e conturbante,    nel primo tostapane appena comprato”.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Elvira: – “Un bel piatto di spaghetti.  E davanti , sporche di sugo,  le belle facce di Alberto Sordi e Totò.”

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Elvira: – “La giapponese,  essenziale e micro, e così  raffinata.”

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Elvira: – “Agrodolce.  Aceto e zucchero.  Però, per favore, non il coniglio, che adoro. Meglio verdura, in agrodolce. “

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Intervista Gastronomica a Vincenzo Russo

Vincenzo Russo nasce il 7 novembre 1965, tra gli storici vicoli della Napoli dei Borboni, i “Quartieri Spagnoli”. Ora risiede nel paese che fu di Massimo Troisi, S. Giorgio a Cremano.

Giampaolo Necco dice di Lui: “…segue la scia dei poeti napoletani.
Quelli che, per intenderci, hanno ben stampato nel proprio Dna non solo la cartolina di Napoli nota in ogni parte del globo, che col Vesuvio da una parte e la collina di Posillipo col pino dall’altro, fanno da cornice al golfo ed alla stessa città. Russo, però, non trasmette solo il tratto estetico della sua terra ma anche tutto ciò che la città stessa contiene.”

Per maggiori informazioni su Vincenzo, vi invito a passeggiare nellle sue pagine, per scoprire il suo percorso artistico e le manifestazioni e gli eventi dedicati alla poesia che portano la sua firma.
Dal canto mio, posso dire che condividendo anche io la passione per la scrittura e, conoscendo gran parte delle fervide menti creative, ironiche, stravaganti, divertenti che ruotano non solo intorno al Laboratorio “Achille Campanile” di Pino Imperatore, ma a tante altre realtà culturali campane, e, prima che perda il filo e mi perda anche io nella complessità di questo mio tortuoso pensiero letterario :-), dicevo…, ah si’, il buon Vincenzo, è una delle persone che all’apparenza, dico all’apparenza, sembra più serio del resto della truppa :-), ma oggettivamente non so se sia effettivamente cosi’, e la simpatica intervista che mi ha rilasciato, lo testimonia 🙂

Vincenzo Russo

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Vincenzo: – Tanto, considerato che svolgo un lavoro da impiegato;quindi molto sedentario. Se esagerassi con i grassi diventerei obeso.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Vincenzo: – Sinceramente ci ho pensato, ma fino ad oggi non ho scritto in merito.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Vincenzo: – Mangiare comodamente seduto…ah..ah…

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Vincenzo: – Agente di commercio – Agente Assicurativo – Cameriere – Impiegato – Impiegato – Impiegato –

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Vincenzo: – Docente. Adoro misurarmi con la capacità che ho di farmi ascoltare ed ovviamente trasferire le cose.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Vincenzo: – Ristorante con vista mare…sempre!

Angie:  – Sei mai stata/o a dieta?
Vincenzo: – Sono perennemente a dieta in un certo senso, problemi di colesterolo.

Angie: – Meglio carne o pesce?

Crostata di fragoline di bosco


Vincenzo: – Molto più pesce, qualunque.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Vincenzo: – Quale sarei dovrebbero dirlo gli altri; diciamo che preferirei essere una crostata di fragoline di bosco.

Angie: – Vino?
Vincenzo: – Non deve mai mancare.

Angie:  – Il tuo punto debole
Vincenzo: – Dicono che sia sensibile, questa caratteristica porta in se tante debolezze.

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Vincenzo: – In frigo non manca mai la frutta. In dispensa le spezie.

Angie:  – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Vincenzo: – Lo trovo un sfidante “passatempo”, cucino però solo cose semplici…per non morire di fame insomma.

Angie:  – Quello che ti piace mangiare?
Vincenzo: – Mangerei mozzarella di bufala fino a scoppiare.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Vincenzo: – Educato e gentlemen, di solito verso sempre io da bere, senza distinzione di sesso o ceto sociale.

Angie:  – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Vincenzo: – Goloso di pepite di pollo al curry; detesto fegato e connessi

Zafferano, paprika, zenzero e curry

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Vincenzo: – Zafferano – paprika – curry – zenzero

Angie:  – Caffè?
Vincenzo: – Lo adoro

Angie: – Non puoi vivere senza…
Vincenzo: – Amore

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare

Vincenzo: – Certo che esiste. Le due cose sono connesse, invitare una donna a cena ed ammirare il suo sguardo perplesso di quando le dici “l’ho preparato io”, mi fa contento.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Vincenzo: – Questo è troppo…sarei indegno.

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Vincenzo: – “Radio Giuseppina” (l’ho scritto io)…ah…ah..

Angie:  – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Vincenzo: – “TU SI ‘NA COSA GRANDE”

Angie:  – Un film?
Vincenzo: – “BRAVEHEART” – amore – dignità – coraggio – sacrificio – conquista della libertà, di meglio non si può.

Angie: – Hobby?
Vincenzo: – Scrittura ovviamente, teatro, mare, lunghe passeggiate nel verde.

Angie:  – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Vincenzo: – Onestamente non saprei.

Angie:  – Dici parolacce?
Vincenzo: – Certo, talvolta lo faccio per “scaricarmi”

Angie: – La frase che dici più spesso?
Vincenzo: – Non so

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Vincenzo: – Che sono testardo.

Angie:  – Qual è il tuo sogno più grande?
Vincenzo: – Che un mio libro ispirasse un film.

Angie:  – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Vincenzo: – La falsità, le menzogne e gli “esseri” mediocri.

Angie:  – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Vincenzo: – Certo, il cuore non ha palato…

Angie:  – Un piatto della tua infanzia
Vincenzo: – Pasta al sugo

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Vincenzo: – Certo se lo chef è padano, l’aiutante cuoco napoletano.

Fritto misto all'italiana

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Vincenzo: – Frittura all’italiana… almeno nominiamo questo splendido Paese

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Vincenzo: – Messicana, adoro il piccante.

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Vincenzo: – “Piccante”, non bisogna abusare del sottoscritto, potrebbero esserci “effetti collaterali”

Angie:  – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Vincenzo: – Correzione del mio prossimo testo ispirato ad una vera storia di mobbing (violenza su una donna nel mondo del lavoro; all’organizzazione del Premio Nazionale di Poesia città di San Giorgio a Cremano; alla realizzazione di un format per “Radio Giuseppina”; alla stesura di un ulteriore racconto ispirato alla storia di uno scugnizzo napoletano ambientato nel dopoguerra; alla preparazione di diverse presentazioni del testo “Radio Giuseppina”

Angie:  – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Vincenzo: – “Se non puoi parlar bene di qualcuno, non parlarne” Andreotti docet.

Vincenzo Russo e la sua "Radio Giuseppina"

Angie:  – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Vincenzo: – Si quella volta che non s’accendevano i fornelli…ah…ah…

Angie:  – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Vincenzo: – Te la riassumo con una mia piccola poesia in vernacolo:

“ ‘A neve “

Ogni omm’ quanno nasce,
è comm’ ‘nu sciocco ‘e neve.
‘A cielo chiove sulo,
e sulo, torna ‘n cielo.
Ma quanno s’ appoia ‘nterra,
si nun s’ abbraccia all’ ate,
nun è neve.
Allora  ‘n cielo,
che ce torna a fa?

“ La neve ”

Ogni uomo quando nasce,
è come un fiocco di neve.
Dal cielo piove solo,
e solo torna in cielo.
Ma quando s’appoggia a terra,
se non si abbraccia agli altri,
non è neve.
Allora in cielo,
che ci torna a fare?

“ ‘A neve “Ogni omm’ quanno nasce, è comm’ ‘nu sciocco ‘e neve.‘A cielo chiove sulo,e sulo, torna ‘n cielo.Ma quanno s’ appoia ‘nterra,si nun s’ abbraccia all’ ate,nun è neve.Allora ‘n cielo,che ce torna a fa?
“ ‘A neve “Ogni omm’ quanno nasce, è comm’ ‘nu sciocco ‘e neve.‘A cielo chiove sulo,e sulo, torna ‘n cielo.Ma quanno s’ appoia ‘nterra,si nun s’ abbraccia all’ ate,nun è neve.Allora ‘n cielo,che ce torna a fa?

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Vincenzo: – Cosa elimineresti dal mondo per migliorarlo?
L’ignoranza. “Il sapere rende l’uomo libero”.

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Intervista Gastronomica a Paolo Propoli

Io con Paolo Propoli

Paoletto Propoli, sorrentino di nascita, metese d’adozione :-), è figlio d’arte, il papà infatti è il Meastro  intarsiatore Riccardo Propoli che,  da anni prestigiosamente fa conoscere al mondo l’antica arte della tarsia sorrentina realizzando con grande amore e maestria prestigiose opere, interamente lavorate a mano, di riconosciuto valore artistico.
La mia mamma, per anni ha lavorato come bidella a Sorrento, all’Istituto parificato Santa Maria della Pietà, e, quando Paolo era più piccolo ogni mattina, lo portava con se fino a scuola 🙂
Da allora ne è passato di tempo, e Paolo ne ha fatta di strada, diventando tra i più promettenti musicisti che danno prestigio, al nostro lembo di costa 🙂
Diplomatosi in Chitarra classica al Conservatorio di Benevento, nel giugno del 2000, in continua crescita ed evoluzione, ha continuato il suo percorso formativo ed artistico, collaborando con numerosi artisti, e per saperne di più su di lui, vi invito a visitare le sue pagine personali.
Paolo, molto gentilmente mi si è “concesso gastronomicamente”, e galeotta è stata una sua esibizione estiva, qui, proprio a Meta, dove Gianni Coppola c’ha immortalato assieme, come potete vedere nella foto 🙂

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Paolo: – In genere non si sale mai sul palco a stomaco pieno, per evitare sgradevoli inconevienti! Meglio una ricca e fantasiosa cenetta a sipario chiuso! Ma a parte gli scherzi, una buona alimentazione conta per tutti, a tutte le età e in qualsiasi ambito. Purtroppo nell’era dei cibi transgenici bisogna stare sempre in allerta a cosa si mangia; beati coloro che hanno la possibilità di coltivarsi un minimo di cose in modo ancora “biologico”. Purtroppo siamo in un sistema globlale le cui redini sono nelle mani di pochi potenti, il cui obiettivo quotidiano è il profitto e basta. Si pensa molto alla quantità da produrre e non alla qualità. Io nel mio piccolo cerco di leggere sempre le etichette quando vado a fare la spesa!

Angie:  – Hai mai composto o suonato qualche pezzo ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Paolo: – Composto per adesso no! Però hai voglia da quanti anni mi capita di cantare: “…ma tu vulive a pizza, a pizza, cu ‘a pummarola ‘ngopp”!

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene?
Paolo: – Per non dilungarmi faccio riferimento alla prima domanda. In buona sostanza preferisco mangiare in maniera “tranquilla” durante la settimana, per poi “festeggiare” nel weekend, come la maggior parte delle persone normali, immagino…

Angie:  – Le tue esperienze lavorative?
Paolo: – Nato con la chitarra al posto dei soliti sonagli per neonati, cresciuto nei pub con musica dal vivo, dalle semplici serate e spettacoli sono approdato in un circuito musicale discreto, sia in Penisola Sorrentina che a livello regionale. Alterno impegni artistici disparati, dall’intrattenimento privato a spettacoli pubblici e televisivi. Negli ultimi hanni ho suonato come chitarrista per artisti di fama nazionale, tra cui Eddy Napoli (Orchestra Italiana), Valentina Stella, Giovanni Mauriello (Nuova Compagnia Canto Popolare); a settembre dell’anno scorso ho avuto l’onore e il piacere personale di accompagnare alla chitarra Renzo Arbore in una sua esibizione estemporanea al Premio “Salvatore Di Giacomo”. E poi tanti viaggi, a portare la musica napoletana in giro per il mondo: Germania, Francia, Inghilterra, Stati Uniti.

Angie:  – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Paolo: – Azz…questa è vera e propria pubblicità occulta! Sono cresciuto al “Pub America” di Priora e penso che lì vorrò fare la festa di pensionamento, tra moltissimi anni! Poi c’è il “Tico Tico” a Meta che non tradisce mai, e quando capita, il “Zi ‘Ntonio a Mare” a Marina Grande di Sorrento.

Angie:  – Sei mai stato a dieta?
Paolo: – Si certo, ho seguito i magnifici consigli di una brava nutrizionista, la quale mi ha “insegnato a mangare bene”. Si, perchè il vero segreto per stare in forma non è assolutamente il diminuire le dosi: basta mangiare in modo corretto e salutare, cucinare in modo corretto e il gioco è fatto. Ecco il mio stile di dieta quotidiano: bere molto e fara tanta plin plin, poco sale nei condimenti e olio sempre crudo (quando possibile). E quando è possibile, il sacrosanto bicchiere di vino rosso!

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Paolo: – Sono di segno Leone, quindi sbranerei carne tutti i giorni, comunque amo molto anche il pesce (fresco) e affini. In verità se si riuscisse a mangiare molto più pesce che carne, si starebbe tutti meglio…

cassata, caprese e profiteroles

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?
Paolo: – Sarei un dolce “camaleontico” perchè non posso riassumermi in un unico dolce. Sarei una profitterole al cioccolato, poi sarei una cassata siciliana, un babbà, una caprese

Angie:  – Vino?
Paolo: – Primitivo di Manduria, Cannonau, Aglianico, Lacrima Christi, Falanghina…sicuramente ne sto dimenticando qualcuno!

Angie:  – Il tuo punto debole
Paolo: – Sono troppo buono ed educato, anche se a volte faccio vedere gli artigli. Però in generale mi faccio passare le cose addosso – anche se mi lamento – ma di questi tempi sono fuori moda. Il mondo è pieno di prepotenti e farabutti, sono quelli che stanno sopra di noi, e purtroppo per andarsi a prendere quel posto bisogna diventare come loro, ma io non mi ci vedo nella parte del prepotente e farabutto.

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Paolo: – Prosciutto crudo e formaggi. Nella dispensa tarallucci e vino!

Angie:  – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Paolo: – Scialatielli con tocchetti di pesce spada e scaglie di tonno fatto in casa, crema di formaggio al salmone (una mia invenzione)!

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
Paolo: – La pasta e fagioli di mia nonna: si ferma l’orologio! Ma anche le mitiche orecchiette con rucola e gamberetti, ‘e mammà!
E sul fatto che mamma Antonietta sia un’eccellente cuoca, posso confermare, essendo stata ospite a cena in casa Propoli:-)

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Paolo: – Uno che la sa onorare…non le faccio mai prendere collera!

Angie:  – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Paolo: – Mangerei 365 giorni l’anno solo bistecca ai ferri; se non mi vuoi nemico non presentarmi mai un piatto di riso con la verza!

Gli aromi preferiti da Paolo

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Paolo: – I “miei odori” sono molto umili, sono i classici: aglio, cipolla, peperoncino, capperi, origano, prezzemolo. Apprezzo molto, quando mi capita, i piatti aromatizzati col tartufo ma se dovessi uscire a posta a comprarlo no so se lo farei.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Paolo: – Musica, mare… e la mia cucciola (che già pizzica non male le corde della chitarra).

Angie:  – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Paolo: – Certo si fa sempre bella figura nell’offrire una bella cenetta, magari nel posto giusto. Ma quando le fai trovare la tavola apparecchiata, e magari l’accogli col mantesino addosso che stai ancora “operando” vicino ai fornelli, è ‘nata cosa!

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?

Paolo: – “Verrò da te” di Mario Capanna. Il penultimo è stato “Contro tutti i nemici” di Richard Clark (sull’11 Settembre). Il primo libro “serio” che abbia mai letto è stato “Gente di Dublino” di James Joyce (che a volte leggo ogni tanto, sempre con piacere).

Angie:  – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Paolo: – “Minuano” di Pat Metheny…è l’inno mondiale di tutti noi methiniani!

Angie:  – Hobby?
Paolo: – L’hobby dinamico sono i viaggi; l’hobby da poltrona e il cinema.

Angie:  – Qual è il tuo sogno più grande?
Paolo: – Debellare l’ignoranza della gente comune. Siamo ancora in pochi, quelli che hanno sete di documetarsi e confrontare il proprio istinto con le mezze o false verità che ci somministrano puntualmente ogni giorno alle 13:30.
I Pre-Potenti della nostra epoca trovano terreno fertile e appiglio proprio sulle persone più ignoranti, quelle che si accontentano, quelle meschine e omertose che non hanno coraggio di osare e peggio ancora, quelle che non si sforzano per niente di “staccarsi” da quel loro status di ignoranza.
Ricordate Hitler? Perchè faceva bruciare i libri? Con un popolo ignorante avrebbe potuto dominare tranquillamente!
Oggi in Italia non si bruciano i libri, però si riempiono i palinsesti televisivi di reality fatti da cafoni presi in mezzo alla strada, destinati a essere meteore; gente che bestiemma e sproloquia in fasce orarie protette (?). Quando poi le vere fasce orarie per i bambini e i ragazzi dovrebbero essere proprio quelle notturne: i migliori documentari di storia e di scienza, spettacoli di musica e teatro, dibattiti seri, tutti messi in onda la notte. Quando la massa ignorante attacata ai loro fili di comando dorme…

Angie:  – Cosa ti dicono più spesso?
Paolo: – Che canto e suono bene. E per quanto mi riguarda, mi basta sentirmi dire questo!

Angie:  – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Paolo: – Io sono un grande cuoco, e non voglio nessuno vicino ai fornelli che mi disturbi!!!

Gnocchi alla sorrentina

Angie:  – Un piatto della tua infanzia.
Paolo: – Gnocchi alla sorrentina. Tutte le domeniche al ristorante da “Umberto” ad Arola.

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Paolo: – Ceeerto! Ognuno deve stare al suo posto e gestirsi le proprie mansioni. E penso che questo esista già da sempre nei migliori ristoranti.

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Paolo: – Il trittico tricolore: mezze penne col pesto, pennette panna e prosciutto, rigatoni col ragù!

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che
preferisci? Se si’, quale?
Paolo: – Da quasi un decennio vado in Germania ogni anno per lavoro, e amo molto le loro ricette tipiche: non pensiate che lì siano solo wrustel e birra! Poi amo molto il sushi.

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Paolo: – Sono come il prezzemolo, sto bene dappertutto e dovunque mi metti impreziosisco la situazione! Del resto, il prezzemolo è un’erba molto modesta!

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Paolo: – Vi svelo i miei scialatielli!

Scialatielli - Foto pastificio Gentile

Ingredienti:
– gr 400 Scialatielli
– 1 fetta di pesce spada
– 2 spicchi d’aglio
– 2 o 3 pomodorini
– vino bianco q.b
– olio evo
– sale q.b.
– Phliadelphia al salmone
– prezzemolo q.b.

Esecuzione:
Mentre un paio di spicchi d’aglio (schiacciati e non tagliati!) soffriggono leggermente nell’olio, tagliate a tocchetti una fetta di pesce spada; metteteli poi a soffriggere insieme all’aglio e due/tre pomodorini tagliati a spicchi. Dopo un pò una spruzzatina di vino bianco.
Poco prima che gli scialatielli siano cotti da scolare, scogliete una Philadelphia al salmone nel condimento e subito dopo calate in padella gli scalatielli. Dopo averli impiattati una bella spolverata di prezzamolo tritato e via! E buon appetito!



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Dolci con crema alle caramelle rossana

*Pubblicità del 1960 delle caramelle "Rossana" dal Blog " http://memoryssubmarine.blogspot.com/

Le Rossana sono legate alla mia fanciullezza,  ricordo sempre che la calza della befana, era piena di queste caramelle, dall’involucro rosso con la scritta dorata “Rossana”, attualmente ancora sono in commercio, ma non essendoci un grande martellamento pubblicitario, le nuove generazioni, neanche sanno di cosa stiamo parlando.
Ogni domenica a mio nipote Mario vengono regalate, ma lui, non è che ne mangia tante, così le abbiamo fatte scoprire anche all’altro nipote, quello più piccolo, Mauro, che vive in Belgio, il quale le ha gradite veramente tanto.
Ma di queste caramelle, ne abbiamo accumulate veramente veramente tante, e allora sorge il problema di come poterle impiegare, ed ecco che da una ricerca sul web, scoprop che si possono realizzare delle torte da farcire con una crema alle caramelle rossana, una ricetta semplice semplice , che sicuramente piacerà non solo ai bambini ma anche agli adulti,  io ho utilizzato questa versione:

Per la crema alle caramelle rossana
Ingredienti:
– 1/2 litro di latte
– gr 350 caramelle Rossana
– 4 tuorli
– 3 cucchiai di farina

Esecuzione
:
Mettete in una pentola il latte e le caramelle. Portate a fuoco basissimo mescolando per evitare che le caramelle si attachino sul fondo e fino al completo scioglimento.
In una terrina mescolate i tuorli con la farina facendo attenzione a non formare grumi, e rimestate fino ad amalgamare bene i due composti.
Mettete il tutto in una pentola ed aggiungete a filo il latte. Rimettete sul fuoco fino al completo addensamento.

Per il pan di spagna:
La premessa è che sicuramente ognuno di voi avrà una sua ricetta collaudata del pan di spagna, io vi propongo questa:
ingredienti:
– 8 uova
– gr. 150 farina
– gr. 150 fecola
– gr. 300 zucchero
– la scorza di 1 limone grattugiata
– 1 bustina di lievito per dolci
– 1 bustina di vanillina
– 1 pizzico di sale

Esecuzione:
Montate a neve ferma i bianchi, e lavorate i rossi con lo zucchero ed il pizzico di sale per 15 – 20 minuti, unite i due composti fino a quando non assumeranno un colore giallo paglierino e saranno soffici raddoppiando il loro volume.
Imburrate ed infarinate una tortiera
Aggiungete alle uova il limone grattugiato e la vanillina poi la farina, la fecola e il lievito setacciati.
Quando il composto avrà raggiunto una giusta consistenza versartelo nella tortiera e cuocete in forno a 160 gradi per 45 – 55 minuti (poi dipende sempre dal forno).

Per la bagna

– gr 200 di acqua
– gr 100 di zucchero
– scorza di limone
– scorze di arancio

Esecuzione:
mettete a bollire l’acqua con le bucce di limone e lo zucchero, appena bolle spegnete e lasciate raffreddare poi unite un liquore che più vi piace e nella misura che gradite.

Composizione del dolce
Una volta che il pan di spagna si sarà raffreddato tagliatelo in due, bagnatelo con lo sciroppo a base di e farcitelo con la crema.
Ovviamente se mezzo litro di crema non dovesse bastare raddoppiate le dose, cospargete di crema anche la superfice e cospargetela di lamelle di mandorle.

Crostata alla crema rossana
Naturalmente, anche per la frolla, ognuno utilizza la sua personale ricetta, io ho utilizzato questa 🙂
Ingredienti per la pasta frolla:
– gr 125 zucchero
– gr 350 farina
– gr 125 burro morbido
– 2 uova intere
– 1 tuorlo
– un pizzico di sale
– buccia grattugiata di un limone
– 1 pizzico di bicarbonato

Esecuzione:
Disponete la farina a fontana.  Mettete al centro le uova, lo zucchero, il burro, un pizzico di sale, la buccia grattugiata del limone, il pizzico di bicarbonato. Impastate gli ingredienti al centro e incorporatevi un po per volta la farina. Lavorate l’impasto fino ad ottenere un composto omogeneo. Formatene una palla, ricopritela con la pellicola

Caramelle Rossana Perugina

trasparente e lasciate riposare in frigo per mezz’ora.
Ora, foderate una teglia circolare con della carta da forno e stendetevi sopra

l’impasto, mettendone da parte per ricavare le striscioline dopo. Punzecchiate il fondo con i rebbi di una forchetta. Mettete a cuocere
Quando si sarà cotta, lasciate raffreddare e mettete sul fondo dei savoiardi sbriciolati bagnati con un po di liquore a vostro piacimento (io utilizzo il limoncello).
Versate la crema rossana.
Ricavate delle striscioline con l’impasto tenuto da parte aiutandovi con un taglia pizza, e disponetele sulla crostata. in ogni quadratino mettete una mandorla e rimettete in forno fino a cottura delle striscette.
Fate raffreddare e tenetela una ventina di minuti in frigo prima di servirla.

*Pubblicità delle “Caramelle Rossana” del 1960 dal Blog http://memoryssubmarine.blogspot.com/

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Intervista Gastronomica a Salvatore D’Antona

Salvatore D'Antona

Salvatore D’Antona, è nato a Napoli, classe 1965 è laureato in Scienze Politiche, con indirizzo Asia-Africa.
Ha due grandi passioni sono il mondo arabo e la chitarra.
Da dodici anni risiede in Abruzzo.
Ha pubblicato con Demian Edizioni, L’incanto di nuvola panna (2007),  Come un arancio amaro del 2009,
Santinillo. La tenacia di un successo del 2011, La ragazza di Camden sempre del (2011)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Salvatore: – Nulla! Più sono disordinato nel mangiare, più incubi intestinali ho, più creativo diventa il lavoro. Non è dall’intestino sofferente che nascono i capolavori?

Angie: – Hai mai scritto, ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Salvatore: – C’è un personaggio, nel mio ultimo romanzo “La ragazza di Camden”, che ha un banco di sandwich al mercato di Camden Town. Si chiama David, è stato un cuoco e non fa altro che raccontare di piatti e pietanze.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Salvatore: – Restare in silenzio davanti al cibo, ammirarlo e benedire il momento che ho deciso di ordinare quel piatto.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Salvatore: – Faccio l’assicuratore per campare e lo scrittore per vivere. In passato ho fatto il giornalista e l’animatore.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Salvatore: – Si, si chiama Osteria dell’Angelo e si trova a Città Sant’Angelo, vicino Pescara (Abruzzo).

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Salvatore: – Non nel senso tecnico del termine.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Salvatore: – Pesce


Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Cannoli siciliani

Salvatore: – Non amo molto i dolci. Se proprio devo rispondere: un cannolo siciliano (solo con ricotta bianca).

Angie: – Vino?
Salvatore: – Pecorino d’Abruzzo.

Angie: – Il tuo punto debole
Salvatore: – Dal punto di vista gastronomico? Il crudo di pesce. Dal punto di vista personale: la fantasia.

Angie: – La marmellata. Il mais.
Salvatore: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un
piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Salvatore: – Non sono un gran cuoco. Mi piace l’idea di cercare un dettaglio che renda quel piatto unico (quasi mai mi riesce! O meglio: quel piatto spesso diventa unico in senso negativo e certamente irripetibile per gli stomaci altrui). Il piatto che mi piace di più cucinare: gnocchetti zucchine e scampi (banale, no?).

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Salvatore: – Gnocchetti zucchine e scampi (sempre più banale, no?).

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Salvatore: – Un frettoloso. Mangio sempre troppo in fretta e solo nei miei ricordi un piatto diventa, ad esempio, sublime!

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Salvatore: – Goloso? Già detto: crudo di pesce! Non sopporto il tacchino.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Salvatore: – Mi piace l’aroma dell’aglio che soffrigge, il profumo dell’olio novello, l’essenza del rosmarino. Sensazioni molto mediterranee direi.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Salvatore: – Libri, acqua e una fetta di pane pomodoro e basilico. Lo so, non c’entra molto col tema, ma è così: potrei rinunciare a tutto, ma a queste cose credo proprio di no.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper
cucinare
Salvatore: – Consiste nell’essere vero e se stesso in ogni momento. Se costruisci un personaggio per l’occasione, l’incantesimo svanisce presto. Voglio dire: se non sai cucinare e vuoi apparire a tutti i costi un grande chef non credo che riuscirai a sedurre neppure te stesso. Se l’invito a cena è un capitolo di una storia bella funziona, se è fine a se stesso si spegne. Anche nella letteratura i veri innamorati si accontentano di poco, si nutrono d’amore. Quando l’amore scema entra in gioco il cibo (scherzo, ma fino a un certo punto!).

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori

Pane e pomodoro

Salvatore: – Prendete una fetta di pane di Napoli (quello con la mollica compatta e la crosta un pò bruciacchiata), bagnatelo appena appena con un pò d’olio extra vergine d’oliva (possibilmente abruzzese), inondatelo di pomodori ciliegini (a pezzetti piccoli piccoli), qualche pezzetto di aglio (tritato molto finemente) e una foglia di basilico fresco: sarete sulla porta del paradiso!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Salvatore: – “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Salvatore: – Life in Technicolor dei Coldplay, ma non chiedermi perché!

Angie: – Hobby?
Salvatore: – Amo leggere, viaggiare e suonare la chitarra.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Salvatore: – Ulisse. Viaggia, fa esperienze fantastiche e drammatiche e ogni volta torna verso casa più grande. Ma alla fine del suo peregrinare quella casa dove l’attendeva Penelope, la sentiva ancora sua?

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Salvatore: – Vivere scrivendo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Salvatore: – Che sono una persona sensibile.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Salvatore: – Meglio cuoca che oca!

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Salvatore: – No so se si è capito: pane e pomodoro!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Salvatore: – Sempre meno, la contaminazione è ineluttabile. Lo dimostra il fatto che quando vai in giro e cerchi un ristorante di cucina tipica locale devi davvero sudare e magari ti ritrovi a Bratislava a mangiare il tipico sushi slovacco!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Salvatore: – Così diventa un tormentone, ma non posso evitarlo. Il verde del basilico, il bianco della mollica di pane, il rosso del pomodoro. Che cos’è?

Cucina giapponese

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Salvatore: – Quella giapponese mi fa letteralmente impazzire.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Salvatore: – Un progetto ambizioso: sto scrivendo un romanzo ambientato nel 1886 e parla di luce e ladri. Ma non posso dire di più se non che richiede uno studio meticoloso e lungo.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Salvatore: – Curioso.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Salvatore: – Berlusconi a uno di quei piatti che quando sei in un ristorante di lusso ti presentano dicendo: “abbiamo cilindretti di grano duro in salsa d’oro rosso e una spruzzatina di erbe di giardino” per dire i maccheroni al pomodoro e basilico. Di Pietro: un arrosto misto (di carne).

Angie: – La cucina ti mai tradito?
Salvatore: – Si, una volta con una sala da pranzo, ma l’ho perdonata!

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Salvatore: – Cogli l’attimo facendo attenzione a non fare del male.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Salvatore: – Quando morirai? E chi lo sa?…

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Intervista Gastronomica a Luigi F. Pone direttore de “Il Mediano”

Luigi Pone

Luigi Pone

Il mio incontro con Luigi, avviene come sempre in rete, e non poteva essere altrimenti 🙂
Infatti, sono capitata sul sito della rivista on line da lui diretta, Il mediano approdando negliarticoli del professor Carmine Cimmino, dedicati alla cultura gastronomica, Officina dei Sensi, è il titolo della rubrica, ne sono rimasta incantata e così,  ho scritto alla redazione chiedendo di poterne ospitare qualcuno nelle mie pagine, naturalmente citando autore, fonti e,  linkando la rivista, e Luigi solerte nella risposta, molto gentilmente ha acconsentito e mi ha messo anche  in contatto con il professor Cimmino, che mi piacerebbe intervistare, e mi son detta: perche’ non intervistare anche il direttore megagalattico della rivista?
Confesso, che ci son stati un bel po di scambi di e-mail, prima di convincerlo ma alla fine ci sono riuscita 🙂
Mi son fatta svelare tutti i suoi segreti culinari, molto pochi per la verità, poiche’ Luigi è uno che non si pone (come il suo cognome:-) troppi problemi, ammette di non saper cucinare, ma apprezza la buona cucina.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Luigi: – È importantissima. Essendo un ipoglicemico so che è necessario fornirmi delle energie necessarie per arrivare almeno a metà mattinata; da lì in poi, mangio un frutto o uno yogurt.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Luigi: – Mai.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene?
Luigi: – Allontanare ogni forma di tristezza.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Luigi: – Giornalista in anni giovanili; docente ora, con forte impegno nel giornalismo per lo sfizio di dare un’opportunità ai giovani.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Luigi: – Ho mangiato bene, in un’atmosfera davvero particolare, presso l’osteria La Lanterna, a Mugnano del Cardinale (Avellino)

Zuppetta napoletana foto tratta da *Veganblog

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Luigi: – Sì.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Luigi: – Carne.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Luigi: – Credo si chiami “zuppetta”. Lo adoro perché è quello che di solito lasciano tutti, perché attratti dal cioccolato. E poi, anche perché  è il dolce che preferiva mio padre.

Angie: – Vino?
Luigi: – Non sono un esperto, ma apprezzo molto il Taurasi.


Angie: – Il tuo punto debole
Luigi: – Le mie certezze…che sono poi anche i mie dubbi.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Luigi: – In frigo non mancano mai latte e frutta; nella dispensa non manca mai il caffè.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Luigi: – Purtroppo non so fare da mangiare…


Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Luigi: – Non ho particolari preferenze, l’importante è che sia buono.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Luigi: – Accorto e moderato.

Angie: – Di cosa sei più  goloso? e cosa proprio non ti piace?
Luigi: – Mi piace il rustico. Non mi piacciono le rape.

Pizza nel forno a legna

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Luigi: – Mi piace molto l’odore della pizza fatta al forno…sa di antico e di buono.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Luigi: – Leggere.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Luigi: – Non so se esista un legame. Però credo che una buona cena aiuti a creare feeling e atmosfera.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Luigi: – Non posso, perché non saprei cosa suggerire. Troppo ignorante in materia!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Luigi: – “Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi”, di Gustavo Charmet

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Luigi: – Non ho mai fatto caso se la musica mi provoca quegli effetti!

Angie: – Hobby?
Luigi: – Tennis e calcio, anzi calcetto a 5.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Luigi: – Mah, siccome mi piace molto il mare direi Nettuno.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Luigi: – Andare ad abitare in una bella casa di fronte al mare.

Angie: – Cosa ti dicono più  spesso?
Luigi: – Di farmi vedere di più in giro.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Luigi: – No

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Luigi: – Spaghettini in brodo: una tortura!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Luigi: – Certo che sì!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Luigi: – Ovvio: La pizza.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Luigi: – No.

Angie: – A quali altri progettiti stai dedicando in questo periodo?

Philippe Noiret e Salvatore Locascio – Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore


Luigi: – Sto cercando di capire se esiste lo spazio per dare vita ad un giornale online che si occupi esclusivamente delle problematiche della Campania, figlio di una Associazione di utilità sociale, sul quale siano disponibili a scrivere le belle intelligenze del mondo accademico e delle professioni, con contributi assolutamente originali ed unici. Una sorta di esperienza di giornalismo sociale.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Luigi: – Agrodolce.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Luigi: – Berlusconi ad una minestra fredda; Di Pietro ad uno spiedino.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Luigi: – Se intendi di essere rimasto deluso rispetto a delle aspettative, sì, è  successo. Per fortuna poche volte.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Luigi: – Trovo calzante per me una battuta di Philippe Noiret, in “Nuovo Cinema Paradiso: “…prima o poi arriva un tempo che parlare o stare muti è la stessa cosa. E allora è meglio starsi zitti”.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Luigi: – Perdonami, ma non ho molta stima per Marzullo, non mi ispira domande e men che mai risposte

*La foto della Zuppetta è tratta da Veganblog

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Il ricettario “Strega” Alberti

Liquore Strega Alberti

Il ricordo del Liquore strega, contenuto in una bella bottiglia dall’etichetta gialla e rossa, mi porta indietro  nel tempo, quando le torte di compleanno si preparavano a casa, le festicciuole si facevano in famiglia con parenti e cuginetti, e a massimo uno o due compagni di scuola.

Il liquore Strega veniva utilizzato miscelato con acqua e zucchero, un po di arancia premuta, mandarini e scorze di limoni per la bagna dei pandispagna, ricordo il penetrante profumo, ma la coa più bella per me risultava essere la colorazione di quel liquore di una incredibile gradazione di giallo.

Ricordo anche l’astrologa Lucia Alberti, che  nel 1953 aveva sposato Guido Alberti, patron del premio Strega scoprendo cosi’ anche il famoso premio letterario Strega.

Si legge sul sito:

Nel 1860, evocando un’antica leggenda che narra la città di Benevento quale ritrovo di tutte le streghe del mondo, nasce il Liquore Strega.

Prodotto assolutamente naturale ottenuto dalla distillazione di circa 70 erbe e spezie provenienti da ogni parte del mondo.

Dal gusto fine e vellutato, il Liquore Strega è amato per la sua versatilità che lo rende ideale in ogni momento della giornata. Può essere apprezzato liscio o ghiacciato, sulla frutta o unito a dessert, gelati o cioccolata calda e costituisce anche la base di molti famosi e raffinati cocktails.

Il sito e molto carino con una sezione di downloads dove vi e la possibilità di scaricare wallpaper, e vecchi poster storici dell’Alberti di vecchie pubblicità del noto liquore.

Ma la cosa più interessante, è che registrandosi sul sito vi è la possibilità di ricevere il ricettario cartaceo del Liquore Strega compilando il form in questa pagina.

Cosa che io ho fatto, ed eccolo qui in questa foto 🙂

Ricettario "Strega Alberti" - Fronte

Leggi tutto

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Il Sartù di riso di Elio

Oswald Achenbach - Market day in Naples

Preparare il sartù è un lavoro appassionante, lungo ed elaborato, una macchinosa architettura che lascia presupporre un giusto equilibrio di ingredienti affinchè il risultato finale sia una delicata armonia di sapori, che conservino la propria individualità, senza prevalere gli uni sugli altri.

I napoletani collegavano il termine riso a risata, il riso,  veniva preparato quasi sempre solo in bianco ed era destinato agli ammalati, era di una tristezza infinita, tanto che fu bandito dalle loro mense.
Fu nel ‘700 che venne adottato anche in Italia il servizio alla Francese (entrato per la prima volta alla corte medicea di Cosimo III che aveva preso in moglie Margherita Luisa D’Orleans), e a Napoli alla corte borbonica furono chiamati appositamente i cuochi gallici che empiricamente riuscirono a divulgare con estrema testardaggine le loro abitudini gastronomiche, cominciarono ad utilizzare anche il riso, si proprio quello che i napoletani consideravano un cibo per ammalati, e lo arricchirono mettendo sopra di tutto, in francese sur tout, da cui la parola partenopea “sartù”.
Questa golosa innovazione piacque al popolo che riuscì cosi’ a trasformare, grazie all’inventiva dei cuochi francesi, il triste riso in un piatto allegro e per le grandi occasioni.

Elio Stanziano, che ho avuto il grande piacere di intervistare all’interno della mia rubrica, è un gran buongustaio, e questa è la ricetta del suo sartù di riso

Ngiulì, la ricetta te la mando, ma ci vuole grande pacienza, per farlo. Io sto sbariando da ieri e mo’ vado a mettere il tutto in teglia….

Ingredienti:

* Per il ripieno:
350 g di salsicce sottili (tipo “cervellatine”)
+ vino bianco
+ schizzo di olio.
+ Cuocete in forno le salsicce nel vino ed olio fino a che le salsicce non saranno di un bel colore bronzo. Raffreddate e tagliate a rondelle. Conservare il sugo.
o Polpettine:
+ 250 g di carne macinata
+ un uovo
+ 150 g di pane raffermo
+ uno schizzo di latte
+ 70 g di parmigiano grattugiato
# Impastate il tutto ben bene e ricavatene tante piccole polpettine di non più di 1,5 cm di diametro, infarinatele e friggetele in olio d’oliva, finchè non siano colorite
Cuocete i piselli con la cipolla, il vino bianco, l’olio ed un dado di brodo. Conservatene il sugo. (Si può usare anche una scatola di piselli finissimi: non scolate il liquido della scatola)
Cuocete 4 uova sode ed affettatele con l’apposito attrezzo.

Sartù di riso napoletano – Foto di Francesco Vinci

Foto a cura di Francesco Vinci

Tagliate a dadini 150 g di provola
Tagliate a dadini 100 g di salame napoletano
* Il sugo:
“normale” ragù napoletano (vedi ricetta) magari un po’ light, cioè solo con ritagli di carne di manzo. Non “tiratelo” troppo: si addenserà durante la cottura del sartù in forno. Il rischio è che il sartù risulti troppo “secco”: quindi tenetevi leggeri,
* Cuocete 700g di riso fino a non più di metà cottura, scolatelo, mescolatelo col sugo (conservando una metà del ragù: sì ce ne vuole tanto!). Aggiungete i dadini di salame e di provola, i piselli ed il relativo sugo ed il sugo delle salsicce, continuando a mescolare ed aggiungendo sempre ragù e parmigiano; il tutto, ovviamente, fuori dal fuoco.
* Versate qualche cucchiaiata di sugo sul fondo di una teglia alta di bordo. Fate un primo strato dell’impasto di riso ed imbottitura. Fate uno strato di uovo. Altro strato di impasto, cucchiaiate di sugo, poi strato di rondelle di salsiccia, poi strato di impasto, e strato di polpettine, sugo, ultimo strato di impasto. Poi strato di sugo, spolverata di pan grattato e di parmigiano.

Infine 30 minuti in forno a 180 gradi.
Fate riposare e servite caldo, quasi tiepido.

Lo so, Angie, che è lungo e complesso, ma il risultato è !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
La dose è per 8 affamati e dotati di stomaco grande, oppure per 10 “normali”. Ci mangiano anche 12 anoressici…. (brutta gente!!!)

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Quattro chiacchiere gastronomiche con Laura Costantini

“Mi chiamo Laura.
Ho iniziato a scrivere favole a otto anni. A undici ho capito che volevo essere una giornalista.
A tredici ho creato una serie di romanzi brevi accomunati dal personaggio di un alieno, Dankan, capitato sulla Terra.

Questo è quel che si legge sul suo sito personale,

Laura è una delle felici conoscenze del fenomeno facebook, cosi ho deciso di chiedere anche a lei di rispondere al mio questionario gastronomico, cosa che ha accettato di buon grado, ed anche questa, devo dire, che è tra le interviste che gastronomicamente mi ha soddisfatto divertito di più, e dopo aver intervistato lei, mi sembra giusto chiedere anche all’amica Lory, se si sottopone al mio terzo grado, dite che accetterà? 🙂

Laura Costantini e Loredana Falcone

Laura Costantini attualmente è nella redazione del programma “La vita in diretta”, ma

continua la sua fecondissimaattività di scrittrice spaziando nel blog che cura insieme a Loredana Falcone, e sulla sua pagina di Facebook
Con Loredana scrivono insieme da più anni di quanti piaccia loro ricordare. Un sodalizio nato sui banchi di scuola e mai interrotto, nonostante impegni familiari e professionali.

Infatti dichiarano: Siamo l’unico esempio esistente (fatti salvi Fruttero e Lucentini) di coppia di fatto di scrittrici.

Laura ha poi intrapreso la carriera di giornalista, mentre Loredana quella non meno irta di difficoltà di mamma. Per maggiori informazioni e curiosità su di Laura vi invito a curiosare nella sua ricchissima biografia


Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Laura: – Credo che una buona alimentazione sia fondamentale per tutti i lavori. Nel mio caso, visto che lavoro soprattutto con la testa, il calo di zuccheri è assolutamente deleterio. Tendo a spegnermi come una candela consumata. E a quel punto devo correre ai ripari per scampare a emicranie pazzesche ed immettere carboidrati in tutta fretta.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Laura: – Due volte. La prima fu quando io e Loredana Falcone (la mia socia di penna, nonché cuoca sopraffina) scrivemmo un romanzo (inedito su carta, lo stiamo pubblicando online sul sito www.efpfanfic.net) che aveva per protagoniste due sorelle, Pepper & Cream, che mettono su una caffetteria tavola calda nella Seattle degli anni ‘80. Un trionfo di hamburger, krapfen, frittelle e american pie che ho ancora il colesterolo alto. La seconda è stata con “Fiume pagano” (Historica Edizioni) dove io e Lory ci siamo ispirate alla cucina tipica romana per rinfrancare i due prodi investigatori dalle fatiche di scoprire chi fosse il misterioso assassino velato.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene?
Laura: – Una gioia. Un’esperienza dei sensi. Una gratificazione che tutti ci meritiamo, aldilà del diktat della linea. Sono convinta che mang

Laura Costantini

iare cose buone sia necessario per renderci migliore l’esistenza. E che se siamo in equilibrio con noi stessi, non sarà un bel piatto di gnocchi al ragù o un dolce al cucchiaio a metterci in crisi con la nostra immagine.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Laura: – Faccio un lavoro che mal si concilia con il desiderio di mangiar bene. I giornalisti hanno sempre poco tempo e spesso devono accontentarsi di un panino al volo. In quel caso preferisco evitare l’illusione di sapori gustosi e puntare a qualcosa di semplice. Attualmente lavoro in Rai, presso la redazione della “Vita in diretta”.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Laura: – Nella mia capientissima (e pesantissima) borsa ho un sacchetto dove raccolgo tutti i biglietti da visita dei ristoranti nei quali mi sono trovata bene. Ne ho di tutta Italia, ma non sono una habitué di questo o quello. Avendo la fortuna di vivere a Roma, a contatto con una comitiva di persone alle quali piace molto mangiar bene, non ho che l’imbarazzo della scelta.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Laura: – Quale donne non lo è stata? A rigor di termini io a dieta lo sono sempre. Controllo lo zucchero nel caffè, evito di far colazione con brioche o croissant, evito i cibi troppo conditi, soprattutto quando sono a lavoro. Ma se la sera si esce a cena, allora mi concedo tutto, dall’antipasto al dolce. Soprattutto il dolce.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Laura: – Non sono una carnivora. A una fiorentina preferisco, senza alcun dubbio, una ricca frittura di pesce.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Laura: – Un tiramisù, di quelli che ti fanno credere nell’esistenza del paradiso dei golosi.

Angie: – Vino?
Laura: – Non sono un’esperta e neanche una grande consumatrice di alcolici. Un buon prosecco, però, lo gradisco. Anche per pasteggiare.

Angie: – Il tuo punto debole
Laura
: – Potrei inzuppare in una tazza di tè un intera confezione di wafer alla gianduia. Ecco, l’ho detto!

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Laura
: – In frigo uova, yogurt e una bombola di panna spray (per il caffè). Nella dispensa non saprei fare a meno del riso e anche del cous cous.

Parmigiana di melanzane

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Laura
: – Mi dicono che sono brava a cucinare, ma in realtà cucino molto raramente. Vivo con la mia mamma e lei mi vizia facendomi trovare tutto pronto quando torno da lavoro. Ma mi piace tantissimo friggere: verdure castellate, dolci, melanzane (per la parmigiana).

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Laura
: – La parmigiana di melanzane, appunto.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Laura
: – Godereccia con giudizio.

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Laura
: – Sono golosa di sapori fondenti, di consistenze cremose: la mozzarella che fila, un purè profumato, un creme caramel che si scioglie in bocca, l’accostamento tra il sapore forte del cioccolato e quello dolce della panna. Mi piace accostare il salato con il dolce, mettere la frutta nell’insalata, preparare il filetto di maiale allo zucchero, il tacchino ripieno di castagne e prugne. Non mi piacciono gli aromi pungenti come la cipolla. E proprio non riesco ad apprezzare il formaggio stagionato. Oltre ricotta, mozzarella e mascarpone non vado.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Laura
: – Zenzero. Aglio. Basilico. Buccia di limone. Acqua di fiori d’arancio. Vaniglia. Sono troppi?

Angie: – Non puoi vivere senza…
Laura
: – La cioccolata.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Laura
: – Trovo che condividere la tavola con un uomo sia molto erotico. Piluccare uno dal piatto dell’altra. Mostrare cosa ci piace e cosa no. Certo, se poi l’uomo quei sapori li ha preparati con le sue mani… Però, a oggi, non mi è mai capitato un uomo che scegliesse la propria cucina come approccio seduttivo.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Laura
: – L’ho appena finito: “Follia” di Patrick McGrath. Grandioso.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Laura
: – Non ce n’è uno in assoluto. La buona musica in generale mi predispone ai piaceri della vita. Qualcosa di classico, Rossini, ma anche qualcosa di moderno, Sting e U2.

Angie: – Hobby?
Laura
: – Leggere e scrivere. Sono monotona.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Laura
: – Vivere dignitosamente con la mia scrittura.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Laura
: – Dipende dal contesto. Come persona, che sono troppo buona o troppo responsabile. Come scrittrice, come faccio a scrivere a quattro mani con Lory.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?
Laura
: – Certo che sì. Spesso sono uomini affascinanti e con una passione per il buono della vita.

Gnocchi di patate

Angie: – Un piatto della tua infanzia.
Laura: – Gli gnocchi di patate con il ragù fatti dalla mia mamma.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Laura: – Io sono per l’Unità nella diversità. L’Italia è conosciuta in tutto il mondo per la ricchezza della nostra cucina. Credo che oltre al 40% del patrimonio artistico mondiale, deteniamo per lo meno il 50% delle ricette per preparare piatti da leccarsi i baffi

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Laura: – Gli gnocchi alla sorrentina. C’è tutto lì dentro.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Laura
: – Credo di essere una delle poche persone che riesce a trovare qualcosa di buono in ogni parte del mondo. Adoro le zuppe con la panna acida del mondo slavo, gli aromi speziati d’oriente, il tempura giapponese e il pollo tandoori. Dovendo scegliere, la cucina indiana. Ha sapori pieni di sfumature.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Laura
: – Il mio carattere tiene fede a se stesso anche in campo gastronomico: curiosità e voglia di sperimentare.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori.
Laura: – Vista la stagione, opterei per un piatto fresco, gustoso e di facile preparazione:

Panzanella di cous cous.

Panzanella di cous cous

Ingredienti:
– Cous cous in quantità necessaria per due persone,
– pomodorini ciliegino o piccadilly,
– uno spicchio di aglio,
– un mazzolino di basilico,
– una cipolla di Tropea freschissima,
– ventresca di tonno,
– ciliegine di mozzarella,
– olive nere snocciolate,
– un pizzico di zenzero e uno di origano,
– olio d’oliva,
– sale e pepe.

Esecuzione:
Il segreto sta nel preparare l’insalata di pomodorini, cipolla, tonno e olive con un certo anticipo. Sminuzzate bene l’aglio e il basilico. Condite e lasciate riposare almeno un’ora.
Intanto preparate il cous cous, fatlo freddare (ma non in frigo perché il freddo uccide gli aromi) e unitelo all’insalata. Aggiustate di olio, sale e pepe e solo all’ultimo aggiungete zenzero e origano.

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In cucina con Tonino Siniscalchi

Il nostro Tonino con Giampiero Mughini

Conosco Tonino da un bel po di tempo, corrispondente da svariati anni de “Il Mattino”, grande comunicatore dotato di una naturale carica di istintiva simpatia ed ironia.
Insegnante di scienze motorie è legato al difficile mondo scolastico, i suoi alunni lo apprezzano e gli rimangono legati anche quando hanno terminato il loro ciclo scolastico.
Nel 2005 è Vincitore del Premio Cypraea – Giovane Europa.
Tonino, come tanti personaggi, si è volentieri sottoposto al mio interrogatorio gastronomico, ed io ne sono stata felice poichè lui e Gianni Coppola, sono gli unici indigeni del luogo che hanno accettato di rispondere alla mia intervista 🙂

Angie: –  Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Tonino: – «Tantissimo, sia come docente di Scienze motorie e sportive, sia come giornalista».

Angie: –  Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Tonino: – «Tante volte. Ho iniziato a scrivere quando le “stelle” Michelin non erano ancora sorte…»

Angie: –  Cosa significa per te mangiar bene?
Tonino: – «Significa alzarsi da tavola con la piacevole sensazione di aver mangiato bene».

Angie: –  Le tue esperienze lavorative?
Tonino: – «Le mie esperienze lavorative, a parte il giornalismo e l’insegnamento, possono vantare una ultradecennale attività alberghiera, che mi ha lasciato precise indicazioni per un osservatorio privilegiato finalizzato a conoscere ed interpretare l’arte della gastronomia in cucina ed il piacere di riscontrarla a tavola».

Angie: –  Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Tonino: – «Ce ne sarebbero tanti, ma uno mi è particolarmente familiare…»

Angie: –  Se sì, dove?
Tonino: – «Da Emilia, alla Marina Grande di Sorrento. Un ricordo affettuoso mi lega alla cara memoria di Donna Emilia, con la quale ero solito intrattenermi a parlare di “usi e costumi” dell’antico borgo dei pescatori e della semplicità che ha sempre caratterizzato la sua arte dell’ospitalità».

Angie: –  Sei mai stato a dieta?
Tonino: – «Si, per motivi di salute, quindici anni fa. Meno male, è solo un lontano ricordo. Ora, pur senza rigidità, osservo una sana alimentazione. Negli ultimi mesi l’ho consolidata evitando anche una caramella tra un pasto e l’altro, tra colazione, pranzo e cena».

Angie: –  Meglio carne o pesce?
Tonino: – «Né l’una, né l’altro. O l’una e l’altro. Senza preferenze

Babà

, ma se posso oriento i miei gusti su altre pietanze più vegetariane».

Angie: –  Se fossi un dolce, quale saresti?
Tonino: – «Un babà alla crema… con le fragoline, ovviamente…»

Angie: –  Vino?
Tonino: – «Bianco o Rosso, non c’è differenza».

Angie: –  Il tuo punto debole
Tonino: – «A tavola? Non mi lascio contagiare».

Angie: –  Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Tonino: – «Nel frigo il latte, ma è per i miei figli. Nella dispensa la pasta, preferibilmente pennette rigate…».

Angie: –  Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Tonino: – «Pasta alle zucchine, con una mia originale ricetta».

Angie: –  E quello che ti piace mangiare?
Tonino: – «Tagliatelle alla bolognese»

Angie: –  Come ti definiresti a tavola?
Tonino: – «Un buongustaio che non si fa prendere per la… gola».

Angie: –  Di cosa sei più goloso? E cosa proprio non ti piace?
Tonino: – «Treccia di lavorazione contadina, ma è solo un ricordo, purtroppo. Detesto la trippa».

Pomodori e Basilico

Angie: –  La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Tonino: – «Il basilico»

Angie: –  Non puoi vivere senza…
Tonino: – «Pomodori»

Angie: –  Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Tonino: – «Saper cucinare perché Ti consente di dare il tocco in più per alimentare il fascino della seduzione».

Angie: –  Una tua ricetta per i miei lettori
Tonino: – «Pasta alle zucchine: pennette rigate, preferibilmente, zucchine piccolissime fritte con un filo d’olio extra vergine d’oliva penisola sorrentina dop; formaggi vari grattugiati, non devono mancare assolutamente la parte alta del caciocavallo e un cucchiaio di pomodoro per colorare il piatto. L’arte è tutta nell’amalgamare la pasta quando si fa saltare in padella, con le zucchine a rondelle e i formaggi grattugiati, un mestolino di acqua di cottura e una foglia di basilico».

Angie: –  L’ultimo libro che hai letto?
Tonino: – «In una città atta agli eroi e ai suicidi. Trieste e il “caso Svevo”, di Giampiero Mughini. Ho avuto anche l’onore e l’onere di intervistare l’Autore a Sorrento ed a Massa Lubrense».

Angie: –  Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Tonino: – «’A pizza».

Angie: –  Hobby?
Tonino: – «Tanti, ma non li perseguo come vorrei. Tra l’insegnamento ed il giornalismo, non è facile dedicarmi a quello che vorrei veramente senza l’assillo dell’ora di lezione o dell’articolo da scrivere. Certo, andare in bicicletta sarebbe il massimo, ma…»

Angie: –  Qual è il tuo sogno più grande?
Tonino: – «Il sogno più grande si localizza nel proprio cuore e se è un sogno deve rimanere solo per Te… Ovviamente, sperando che si avveri…».
Angie: –  Cosa ti dicono più spesso?
Tonino: – «Che non manifesto la mia età anagrafica… Un vezzo…»

Angie: –  Ti fidanzeresti con una cuoca?
Tonino: – «Perché no! Anche se il tempo delle mele è passato da un pezzo… E mia moglie, se mi consenti, è una brava cuoca…».

Angie: –  Un piatto della tua infanzia
Tonino: – «Pasta e patate»

Angie: –  Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Tonino: – «Esiste, inutile nasconderlo! Ma non mi sento di censurare un pi

Gnocchi alla sorrentina

atto di tagliatelle alla bolognese per uno spaghetto alle vongole e viceversa».

Angie: –  Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Tonino: – «Gnocchi alla sorrentina, con il rosso del pomodoro, il bianco della treccia ed il verde di una foglia di basilico».

Angie: –  Dopo la cucina italiana, c’é ne é qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Tonino: – «Quella francese, ma senza esagerare con le tante elaborazioni dei piatti».

Angie: –  Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Tonino: – «Aperto alla curiosità di scoprire nuovi… sapori».

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Intervista Gastronomica a Claudio Morandini

Claudio Morandini

Claudio Morandini è nato, vive e insegna ad Aosta. Dopo anni di radiocommedie, ha scritto  alcuni monologhi per il teatro, tra cui Ostriche e Una romantica donna del Nord. Ha poi pubblicato i romanzi Nora e le ombre (Palomar, 2006), Le larve (Pendragon, 2008) e Rapsodia su un solo tema – Colloqui con Rafail Dvoinikov (Manni, 2010). Il racconto Le dita fredde compare nell’antologia bilingue Santi. Lives of Modern Saints (Black Arrow, Baltimora, 2007); Fosca si trova in Nero Piemonte e Valle d’Aosta. Geografie del mistero (Perrone, 2010). Altri testi sono apparsi su riviste o sono disponibili in rete.
Per il blog “Letteratitudine” anima il forum su musica e letteratura.
Sul suo blog “Iperboli, ellissi” si occupa di libri e altro. Nel 2011 ha scritto il romanzo breve Il sangue del tiranno per la collana “Inchiostro rosso” di Agenzia X. Alla cantante Marta Raviglia e al compositore e pianista Simone Sbarzella ha dedicato le Dodici variazioni sul sangue.
Ha scritto Giovanna Repetto su “Il paradiso degli orchi”: “Se Morandini fosse un pittore sarebbe forse un esperto nel trompe-l’oeil.” E Luca Dipierro: “I romanzi di Morandini non sono strade, non cattedrali, e nemmeno case e nemmeno labirinti. Sono foschie. Trame e personaggi vengono moltiplicati e allo stesso tempo dissolti da uno stile fatto di volute e cerchi.”

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Claudio: – Una buona colazione è essenziale per affrontare la mattinata a scuola. Un bel tazzone di caffè caldo mi aiuta a concentrarmi se voglio scrivere. Cucinare mi aiuta poi a rilassarmi, a lasciar decantare i pensieri.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?

Il Talismano della Felicità di Ada Boni

Claudio: – Lo confesso: i miei personaggi non siedono spesso a tavola; e, ahimè, quando lo fanno, non vanno al di là di pranzetti frettolosi, pizzette scongelate, brodini di dado.
Il pomeriggio, si concedono al massimo un tè. Mi riprometto sempre di inserire qualche bella scena a tavola, poi per una ragione o per l’altra me ne dimentico, e loro, i personaggi, rischiano di saltare i pasti. Facciamo così: prometto solennemente in questa occasione che d’ora in poi ci saranno più pranzi, cene e merende nei miei libri.
Eppure trovo che i buoni ricettari di una volta siano anche eccellenti testi letterari: “Il talismano della felicità”, di Ada Boni, ad esempio, lo leggo sempre con ammirazione per lo stile, oltre che per ricavarne qualche spunto per i miei piatti.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene?
Claudio: – Fermarsi in tempo, prima cioè di sentirsi pieni, non mescolare troppo i sapori, non andare di fretta. Sottrarre, insomma – una ricetta che vedrei bene anche in letteratura.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Claudio: – Insegno, scrivo romanzi. Lavoro sempre e comunque con le parole, mie o altrui.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Claudio: – Non ho locali preferiti. Ma ti descrivo il tipo di locale nel quale mi piace fermarmi: piccolo ma non angusto, e soprattutto senza musica a palla in sottofondo o, peggio, il televisore acceso.

Angie: – Sei mai stato a dieta?

Tarte Tatin - Foto Stockfood


Claudio: – Sì, certo.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Claudio: – Mah. Poca carne, in ogni caso, e solo da allevamenti in cui gli animali siano trattati “umanamente”.

Angie: -Se fossi un dolce, quale saresti?
Claudio: – Se fossi un dolce non mi porrei il problema dell’essere o del non essere. Ma stiamo al gioco: tarte tatin.

Angie: -Vino?
Claudio: – Sono astemio, non so nulla di vini. Però di recente ho presentato il mio ultimo libro, “Il sangue del tiranno”, nella Crotta di Vegneron a Chambave, un paese dalle parti di Aosta: e l’enologo ha voluto accompagnare le mie pagine alla degustazione del Blanc de Morgex et La Salle “Rayon”. Le espressioni soddisfatte del pubblico mi hanno convinto che l’abbinamento funziona.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Claudio: – Verdura di stagione. Formaggi leggeri. Nella dispensa: spezie e vari tipi di pasta.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Claudio: – Mi sono specializzato in primi piatti: pasta con intingoli vari, alle verdure.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Claudio: – La pizza cotta in un forno a legna, direi.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Claudio: – Oscillante tra un atteggiamento epicureo e i sensi di colpa.

Angie: – Di cosa sei più goloso? E cosa proprio non ti piace?
Claudio: – La lista di ciò che non mi piace è ridicolmente lunga, e i miei amici ci scherzano sempre su: in cima metterei i cachi e il cocomero, che non solo non assaggerei mai, ma che detesto vedere e sentire mangiare. Poi l’aceto. Quanto alla golosità, devo stare attento ai dolci.

Claudio Morandini ed il suo cappuccino

Angie: – Il tuo punto debole…
Claudio: – I croissant con cappuccino, a metà mattina.

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Claudio: –  Mmm, il basilico? Il cardamomo?

Angie: – Non puoi vivere senza…
Claudio: – I libri e la cara vecchia musica classica, ma questo è un altro discorso.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Claudio: – Immagino che saper cucinare sia efficace. Posso azzardare che saper cucinare e vivere in una casa piena di bei libri e di buona musica sia irresistibile.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori.
Claudio: – Bocconcini di pollo con i carciofi.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Claudio: – Il bellissimo “Donne di Beirut”, di Iman Humaydan Younes (Edizioni La Linea). Ma leggo molto, molti libri contemporaneamente, e approfitto dell’estate per portarmi avanti con la lettura. Quindi tra qualche giorno potrei risponderti “L’eroe del giorno” di Fabio Ciriachi (Gaffi), che non vedo l’ora di aprire.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Claudio: – In senso buono, intendi? Tutto Stravinskij. Ma anche il Prince degli anni ottanta-novanta.

Angie: – Hobby?
Claudio: – Insegnare lettere in un liceo. Mi distoglie dall’impegno della scrittura.
Al di là della boutade: collezionare musica; andar per musei (non sono il primo a dirlo, questo mi piace molto); curare il mio blog http://ombrelarve.blogspot.com/ come un orticello…

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Claudio: – Uno dei lati piacevoli dell’aver superato i cinquant’anni sta nel non dover sospirare più dietro ai grandi sogni. Più che sogni, coltivo speranze: per esempio quella di rivedere non troppo tardi un paese meno volgare e meno cattivo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Claudio: – “Ma come fai a inventare quelle storie?” Come faccio? rispondo tra me. Mi guardo attorno, leggo molto.

Pancotto

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Claudio: – Mia moglie lo troverebbe inappropriato.

Angie: – Un piatto della tua infanzia…

Claudio: – Ci sto pensando… Avrei diversi equivalenti delle madeleines proustiane da citarti, ma alla fine propendo per un piatto povero, poverissimo anzi, che ogni tanto mio padre, tornato dall’ufficio e colto dalla nostalgia per le radici contadine della sua famiglia, faceva la sera: il pancotto.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Claudio: – Non ne ho idea. In generale i confini e i particolarismi non mi piacciono, neanche in cucina, mi piacciono gli sconfinamenti e le contaminazioni.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Claudio: – Me ne vengono in mente troppi!

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Claudio: – La cucina orientale, indiana in particolare, mi attira sempre – anche se so che dire “indiana” è essere terribilmente generici.

Un immagine molto gastronomica di Claudio 🙂

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Claudio: – Ci ho pensato parecchio: direi che “onnivoro selettivo” mi pare una definizione confacente, in cucina, in letteratura e insomma nella vita.

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Intervista Gastronomica a Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello, versione "bel tenebroso" 🙂

Vincenzo Borriello classe 1976, nasce a Torre del Greco (NA)

Laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che lo ha portato a collaborare con due testate giornalistiche Tutto è… ed Il Levante per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica.

Nel gennaio del 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” che narra la storia di Yassir, un govane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è prevista la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro un romanzo “sociale” contro la violazione dei diritti umani;ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico” che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare.

Del Febbraio del 2011 è La donna che sussurrava agli specchi (Montecovello Editore)

che prosegue il discorso di denuncia intrapreso con il precedente lavoro.

Il romanzo stilisticamente è una successiva crescita dell’autore, che ancora una volta vuole essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, a fatti di vita reale sapientemente miscelati alla sua immaginazione e creatività.

Per maggiori informazioni su Vincenzo, vi invito a dare uno sguardo al suo Blog Personale

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Intervista Gastronomica ad Ermanno Capelli

Ermanno Capelli

“A 16 anni durante le vacanze estive va tutto solo a vivere per 2 mesi in una baita in alta montagna, in Valle Gesso, dove comincia a scrivere la stesura del suo primo romanzo. A 18 anni inizia a lavorare in banca ma il suo sistema nervoso continua a peggiorare sempre di più e lui, dopo 2 anni, si licenzia e va a vivere a Milano con un amico che vuole tentare il successo come cantante. Ed è così che Ermanno inizia a scrivere canzoni.” Fonte Wikipedia


Ermanno Capelli, nasce a Torino e già a 14 anni inizia a scrivere romanzi. A 18 anni si diploma e va a lavorare in banca ma la sua indole ribelle lo spinge a licenziarsi dopo soli 4 anni, trasferendosi a Milano, dove decide di fare l’autore di canzoni. Qui, incontra il cantante napoletano Ciro Sebastianelli che resterà per tutta la vita nel suo cuore, come amico e come artista. Nel giro di pochissimo tempo, Ermanno scrive canzoni per numerosi cantanti di successo tra i quali: Mina, Camaleonti, Mino Reitano, Ciro Sebastianelli, Tiziana Rivale, Dik Dik, Nicola Di Bari, Antoine, Maurizio dei Krisma, Flora Fauna & Cemento e tanti altri. Inoltre Ermanno è l’autore del testo di DOLCE LASSIE sigla dei serial TV LASSIE e di CIAO AMICO sigla dello ZECCHINO D’ORO per sette anni ed anche sigla ufficiale dell’UNICEF.

Yo Yo Denti Di Lupo è considerato da Ermanno il suo primo vero romanzo che lo rappresenta come scrittore e come artista. dal sito Laura Capone Editore

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Ermanno: –  Ermanno: – E’ fondamentale una buona alimentazione.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Ermanno: –  Sempre,poichè nei miei romanzi parlo sopratutto d’amore e di s…. e per far bene l’amore devi amare il cibo.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Ermanno: –  Per me mangiar bene significa alzarsi da tavola appagato.. soddisfatto. Dopo aver mangiato bisogn asorridere perchè se sorridi a pancia piena vuol dire che hai mangiato bene…perchè mangiare bene è come fare l’amore!

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Ermanno: –  A 18 anni ero un pazzo: lavoravo in banca! Poi sono diventato NORMALE e ho iniziato a scrivere canzoni e in seguito anche ROMANZI.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Ermanno: –  Mi piace cambiare spesso ristorante perchè amo sperimentare. Ovviamente se sono in compagnia prima di sceggliere valuto anche i gusti dei miei amici-amiche perciò o scelgo il ristorante di lusso o li porto da Mc Donald’s.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Ermanno: –  Non sono mai stato a dieta….anzi no, scusa, una volta mi è capitato ma forse perchè ero single?!!!

Angie: – Meglio carne o pesce?
Ermanno: –  Il pesce è splendido se cucinato con lo champagne. Non disdegno però la carne alla tartara.

Panna Montata

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Ermanno: –  PANNA MONTATA, naturalmente!

Angie: – Vino?
Ermanno: –  La risposta ti parrà strana:Fragolino oppure champagne.

Angie: – Il tuo punto debole
Ermanno: –  Il mio punto debole: gli occhi dolci di una ragazza che ha una cotta per me…poi se è anche una buona cuoca allora è il max

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Ermanno: –  Nella dispensa le spezie e gli aromi orientali. Nel frigo lo champagne, il fragolino e la coca cola perchè non si sa mai…se viene a trovarmi un’amica che ama la coca non posso trascurarla.
Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?

Ermanno: –  La carne alla tartara anche se per farla bene bisogna avere una serata full immersion, per la cena e il dopo cena.
Angie: – E quello che ti piace mangiare?

Ermanno: –  Tutto quello che ha sapori che mi fanno affondare in un’atmosfera da sogno. E naturalmente anche i profumi che mi fanno sognare.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Ermanno: –  Un divoratore buongustaio moderato.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Ermanno: –  Sono golosissimo di PANNA.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Ermanno: –  Il profumo essenza odore che preferisco? PROFUMO DI FICHI FEMMINE!!!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Ermanno: –  Non posso vivere senza amore, cibo e viaggi.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,o anche il saper cucinare?
Ermanno: – I miei 3 step per sedurre una donna:a)Lo sguardo…di solito faccio il pesce lesso ah ah ah! b)una buona cena c)A volte cucinata da me….dipende da lei naturalmente!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Ermanno: –  Ecco LA MIA RICETTA SEMPLICE SEMPLICE X I LETTORI:
Munirisi di una padella
una noce di burro
due fette di petto di pollo

Petto di pollo

quando il burro si è sciolto, dare una voltata e una girata al pollo e  poi versare 1/2 litro di latte intero
aggiungere sale-scorza-limone
fare cuocere a fuoco lento, voltando e girando più volte la carne di pollo
QUANDO IL LATTE E’DIVENTATO UNA CREMA, si spegne il fuoco e si fa una grattata di noce moscata.
Un piatto delizioso, non impegnativo e veloce. Lo so fare perfino io…

Angie: – – L’ultimo libro che hai letto?
Ermanno: –  Il mio YO YO DENTI DI LUPO, poichè facendo lo scrittore ho sempre meno tempo per leggere gli altri autori.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Ermanno: –  Pelle sulla pelle di Riccardo Cocciante e Mi ritorni in mente del nostro mitico Lucio Battisti.

Angie: – Hobby?
Ermanno: –  I miei hobbiy: tennis golf e deltaplano…lo so che sono cose un pò insolite e impegnative e perciò quando non riesco a praticarli mi accontento di belle passeggiate in riva al mare o in montagna.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Ermanno: –  COMPRARMI UN’ISOLA: questo è il mio sogno. Sognamo che fa bene.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Ermanno: –  Che sono strano.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Ermanno: –  Una cuoca? Certo che sì, specialmente se è

Bruschetta

BUONA…..come CUOCA…certamente.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Ermanno: –  Pane e aglio, la volgare bruschetta contemporanea.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Ermanno: –  Alla politica preferisco un bel piatto di aragoste.Per cui non vorrei mischiare la politica con la cucina. Scusate la mia risposta, ma io sono fatto così.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Ermanno: –  Spaghetti e Ceci?

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Ermanno: –  La cucina francese, anche se la cucina ITALIANA è il top.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Ermanno: –  Sfizioso e irriverente.

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Riso con le verze

Cavolo verza

Per quanto ami la cucina tradizionale, devo confessarvi un segreto, piatti come la pasta e fagioli, la pasta e cavoli, il riso con le verze, ho imparato ad apprezzarli, dopo la privazione, nel senso che essendo rotondetta, da sempre ho dovuto lottare con la tendenza familiare all’ingrasso, ed una brutta malattia a cui sono sopravvissuta, la bulimia, che ha forgiato il mio essere, ma quella è un’altra storia.
La Verza, chiamata anche “cavolo verza”, è una pianta erbacea ed appartiene alla famiglia delle Crucifere e il cui nome scientifico è “Brassica oleracea sabauda”
Originaria del bacino Mediterraneo nell’antica Roma, veniva consumata prima dei banchetti per favorire l’assorbimento dell’alcool da parte dell’organismo.
Il buon contenuto di sostanze antiossiddanti, come polifenoli, carotenoidi, indoli e sulforafano, rendono la verza molto utile nella prevenzione dei tumori che colpiscono l’apparato digerente.

Veniamo a questa tradizionale preparazione, di cui ricordo l’odore che si propagava per la cucina, specie in inverno, quando fuori fa freddo ed i vetri delle finestre si appannano.

La versione che vado a proporvi utilizza l’aglio, è semplicissima, occorrono:

Ingredienti:
– 1 verza
– gr  400 di riso
– 1 spicchio d’aglio
– olio EVO
– peperoncino (facoltativo
– sale q.b
– scorzette di pecorino

Esecuzione:
In una pentola fate soffriggere olio aglio e se vi piace del peperoncino aggiungete la verza lavata e privata del torso tagliata finemente a striscette così da agevolare la cottura.
Fatela stufare coprendo con un coperchio, quando si e’ appassita regolate di sale ed aggiungete le scorzette di pecorino aggiungete l’acqua e fatela cuocere il tutto dovrà essere cremoso a cottura ultimata aggiungete il riso e cuocete.
Se gradite potrete spolverizzare con un po di pecorino.

Riso con le verze

Versione napoletana
Ingredienti:
– una bella verza grande
– 400 g. di riso
– 2 cipolle
– 100 g. di ventresca
– 50 g. di olio extravergine di oliva
– croste di formaggio se ne avete, sale e pepe

Esecuzione:
Una volta affettate le cipolle fatele soffriggere con la ventresca tagliata a piccoli pezzi in olio EVO.
Quando il soffritto avrà preso un bel colore biondo buttatevi la verza che avrete già lavata e tagliata a listarelle. Coprite e lasciate cuocere bene rimestando di tanto in tanto, a fuoco basso.
A metà cottura potrete aggiungere, se volete, le croste di parmigiano precedentemente ben raschiate e messe a mollo in acqua tiepida.
Quando la verza sarà quasi cotta, aggiungetevi tanta acqua quanta vi sembra che debba bastare per far cuocere il riso.
A cottura ultimata versate una manciata di formaggio parmigiano grattugiato e lasciate riposare la minestra per qualche minuto prima di servirla.

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Pagnotta di Santa Chiara

Santa Chiara d'Assisi

Le ricette che vado a proporvi sono due, poiche’ mi sono sembrate tutte e due delle ottime procedure.
La prima è dell’amico Roberto Fusco, titolare del preziosissimo blog “‘a cucina ‘e mammà” ricco di ricette tipiche della tradizione gastronomica partenopea

Anticamente la festa di Santa Chiara veniva celebrata a Napoli con la preparazione di una sorta di pizza detta, in onore della Santa, “pagnotta di Santa Chiara”.

La pagnotta è una sorta di fagottino preparato con farina, patate schiacciate, lievito, strutto e pepe impastati a mano che deve lievitare per circa due ore. A parte si cuociono i pomodori e le alici che servono per la farcitura insieme ad origano e prezzemolo.
I fagottini, cotti in forno a legna, anticamente erano molto diffusi in tutte le case, oggi la loro preparazione casalinga è caduta abbastanza in disuso, ma si possono trovare in vendita nelle tipiche friggitorie del centro storico di Napoli.
Tratto dal sito dell’assessorato all’Agricoltura della Regione Campania
http://www.incampania.com

Ingredienti:
per l’impasto:
– 500 gr farina
– 250 ml circa di acqua
– 2 patate media grandezza
– 25 gr lievito
– sale qb
– 2 cucchiai di strutto
– pepe qb

per l’imbottitura :
– 400 gr filetti di alici
– 350 gr pomodorini
– olio extra vergine qb
– abbondante origano
– prezzemolo

Esecuzione:
Lessate le patate, pelatele e schiacciatele per bene. preparate l’impasto con la farina, l’acqua, lo strutto le patate, un pizzico di sale il lievito e lasciatelo riposare, coperto, per almeno due ore.
Nel frattempo preparate le alici: in un tegame fate riscaldare l’olio, versate i pomodorini e fate cuocere per una decina di minuti. Aggiungete i filetti di alici e abbondante origano, e continuate la cottura per altri 5 minuti.
A cottura ultimata aggiungete il prezzemolo finemente tritato.
Lavorate per qualche minuto la pasta che, nel frattempo sarà lievitata e stendetela su una spianatoia infarinata.
Ricavatene dei dischi di circa 20 cm di diametro e farciteli con i filetti di alici preparati in precedenza. Richiudete a libro i dischi di pasta facendo attenzione che i bordi siano ben sigillati.
Ora la tradizione vorrebbe che le pagnotte, siano infornate in forno a legna,. Poiché il forno a legna è del tutto scomparso dalle nostre cucine, dobbiamo accontentarci dei forni moderni che richiedono tempi di cottura maggiori. Quindi infornate a 180° per circa 20/25 minuti, una volta cotte potete cosparge le pagnotte con il sughetto di alici e pomodorini. e…buon appetito!

Pagnotta di santa Chiara foto tratta dal sito dell'assessorato all'agricoltura della Regione Campania

la seconda è tratta dal sito di Gennarino

Ingredienti:
Per La Pasta:
– ml 500 Acqua
– gr 150 Crescito (Pasta Madre) o 2,5g di Lievito
– 1kg Circa di Farina “00” (manitoba)
– gr 360 di Patate bollite e schiacciate a pure’
– gr 25 di Sale Marino
– ml 60 Strutto fuso (potrete sostituirlo con Olio d’oliva)
– 1 ½ Cucchiaio da Tavola di pepe macinato

Per l’imbottitura:
– gr 400 di Alici a filetti
– kg 1 Pomodorini cotti con Origano e Prezzemolo

Esecuzione:
Lessate le patate, spellatele ancora calde e schiacciatele come per farne un pure’.
Mettete l’acqua nell’impastatrice, scioglierci il crescito tagliato a pezzettini (o il Lievito di birra), ed emulsionate con lo strutto (o Olio). Versateci la meta’ della farina a pioggia, aggiungete la purea di patate, il sale e il pepe, e terminate con la restante farina.
Lasciate lievitare per otto ore o piu’.
Riprendete e formate delle palline di circa 200 grammi e lasciate riposare per almeno altre 4 ore.
Stendete ogni pallina come per le pizze, metteteci un po dei pomodorini al centro ed un paio di filetti di alici, chiudete come per un “calzone” sigillandone i bordi, e cuocete in un forno spento ma ancora caldo (come per il pane) per 15-20 minuti.

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Torta di mele di san Lorenzo

San Lorenzo Martire

San Lorenzo Martire

Nel nostro Paese, vi è quasi sempre la tradizione, in occasione delle feste patronali, di realizzare un dolce, una pietanza, un piatto che ricordi quel determinato santo.
Questa è una torta di mele che viene realizzata in occasione della festività di san Lorenzo che ricorre il 10 di agosto.

Di Lorenzo sappiamo che nacque in Spagna, ad Osca in Aragona, nei Pirenei.

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I Tortelli (di patate) di san Lorenzo

Borgo san Lorenzo

Borgo san Lorenzo

Sui tortelli, abbiamo ampiamente discusso, ma quelli di patate, dalla forma quadrata, morbidi, di colore giallo, con un ripieno di patate bollite, formaggio, aglio e prezzemolo. Sono tipici del Mugello, e a Borgo san Lorenzo, vengono preparati in occasione della festività di san Lorenzo
L’odore è quello tipico della pasta fresca e il sapore quello delle patate

Tortelli di S. Lorenzo

Per la sfoglia:
– ½ Kg. di farina
– 5 uova
– pizzico di sale.

Per il ripieno:
– 1 Kg. di patate farinose
– aglio
– prezzemolo
– sale
– pepe
– noce moscata

Esecuzione:

Lessate le patate con la buccia e quando sono ancora calde passatele in un passaverdure finemente. Aggiungete al vostro impasto noce moscata, sale, pepe e un soffritto preparato con il battuto di aglio e prezzemolo.
Spianate la pasta, preparata con la farina, le uova e il sale.
Con il ripieno formate tanti bocconcini e distribuiteli sulla sfoglia alla distanza di 3-5 cm.
La sfoglia verrà poi ripiegata e i tortelli chiusi con l’apposita rotella e ripassati con la forchetta onde evitarne la rottura durante la cottura.

Tortelli di san Lorenzo

Si consumano come primo piatto accompagnato con sugo di carne bovina, d’anatra, di coniglio, di cinghiale o anche funghi.

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Riso agrodolce alla Maniera di Mariano (insalata di riso con pollo e ananas)

Riso basmati con sedano, cetrioli, paprica, senape e yogurt bianco

Questa ricetta non ha un nome specifico, io l’ho ribattezzata in questa maniera, poiche’ nasce dall’inventiva, dalla creatività e dalla passione per la cucina di mio cugino Mariano detto il “piccolo” per differenziarlo da Mariano detto il “grande” cioè mio fratello, siamo una tradizionale famiglia del sud italia, nello specifico della provincia di Napoli, cultori delle tradizioni non solo gastronomiche ma anche familiari, difatti mio fratello e mio cugino, figli di fratelli gemelli, cioè mio padre Mario e mio zio Ninì, ( ‘e gemell) ed entrambi portano il nome del capostipite quel Nonno Mariano marito della famosa Nonna Angela, artefice di quel capolavoro dolciario che è la pizza dolce di crema amarene mandorle di cui abbiamo ampiamente discusso in queste pagine.
Gli ingredienti per questa ricetta non hanno proporzioni, in effetti è un riso all’insalata, che potrete condire a seconda del vostro gusto, se vi piacciono i pinoli ne metterete di piu’, se preferite il sapore della paprika o della senape abbonderete con quella, insomma come preferite cosi vi regolate, daltronde la mia nonna, sapientemente sosteneva, quando si trattava di cucinare, che “cchiù ce miett cchiù ce truove”
Per questa preparazione quindi occorrono:

Riso basmati con sedano, cetrioli, paprica, senape e yogurt bianco

Ingredienti:
– Riso Basmati
– petto di pollo
– sedano
– cetriolo
– cipolla rossa di tropea
– pinoli
– uva passa
– paprica
– senape
– foglioline di menta
– curry
– yogurt bianco
– ananas svuotate da utilizzare per la preparazione
– polpa dell’ananas tagliata a cubetti

Esecuzione:

Riso basmati con sedano, cetrioli, paprica, senape e yogurt bianco

Lessate il petto di pollo in acqua a cui avrete aggiunto un po di sedano, cipolla, pomodoro, per aromatizzare, come se voleste fare un brodo vegetale.
Lessate il riso basmati, scolatelo, e passatelo sotto un po d’acqua fredda, conditelo con il sedano tagliato a pezzetti, il pollo a striscioline, la cipolla rossa di tropea anch’essa tagliata in piccoli pezzi, l’uva passa precedentemente ammorbidita in un po d’acqua, i pinoli, il cetriolo anche questo tagliato a pezzetti, le foglioline di menta, rimestate con cura a questo punto aggiungete, la senape, la paprica, il curry e lo yogurt bianco, rimestate ancora e servitelo in gusci di ananas svuotati dalla loro polpa.

…e naturalamente la polpa dell’ananas a pezzettini (la ricetta si chiamerebbe insalata di riso con pollo e ananas

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Dolcetto ai pistacchi e fiori d’arancio

Dolcetto ai pistacchi e fior d’arancio

Dal Blog di Forchettina Irriverente

Mi piace definirmi un’amante curiosa della cucina veicolo delle emozioni e della propria personalità,
un po’ irriverente verso la tradizione,
ma attaccata saldamente alle mie radici
Emanuela


Ingredienti per 2 persone
:
– 1 tuorlo
– 1 albume
– 100 gr. ricotta di pecora setacciata
– 1 foglio di colla di pesce
– 2 cucchiai di liquore alla vaniglia
– qualche goccia di aroma di fiori di arancio
– 5 gr. pistacchi
– 5 gr. canditi all’arancia
– 40 gr. zucchero
– sale

Per la finitura
: cioccolato fondente – pistacchi tritati al coltello
dolcepistacchi

Esecuzione:
Montate il tuorlo con lo zucchero ed il liquore. Profumate con l’aroma di fiori di arancio. Quindi mettete su un bagnomaria e continuate a montare sino ad avere un composto spumoso (come lo zabaglione). Togliete dal fuoco ed amalgamatevi la colla di pesce, precedentemente ammollata in acqua fredda, quindi scolata, strizzata e sciolta in due cucchiai di latte scaldati. Amalgamate anche la ricotta setacciata. Quindi unitevi i pistacchi tritati grossolanamente e i canditi di arancia anch’essi grossolanamente tritati. Quando il composto è freddo, amalgamatevi l’albume montato a neve con un pizzico di sale. Ricoprite due stampini con carta forno. Mettete il composto negli stampini e poi in frigorifero, a rassodare. Tenete in frigorifero per qualche ora. Quindi sformateli e rotolateli lateralmente nei pistacchi tritati.
Fondete il cioccolato e e spalmatene uno strato sottile sul dolce. Rimettete a solidificare in frigorifero. Poi decorate con i pistacchi e servite.

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Torta allo yogurt speziata con pistacchi e cardamomo

Torta di yogurt speziata con pistacchio e cardamomo

Dopo lo dopo lo zafferano e la vaniglia, il cardamomo, rientra tra le spezie più care al mondo.
Il nome indica propriamente la Elettaria: una specie di pianta tropicale appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae (la stessa di cui fa parte lo Zenzero). Spesso però si indicano con lo stesso nome anche altre piante, tra cui la più simile al vero cardamomo è la Amonum.
Conosciuto già in epoca Greca e Romana, veniva utilizzato per produrre profumi.
Largo l’utilizzo che se ne fa per la preparazione del caffè alla turca, e del caffè e del tè nei paesi arabi in generale.
Nella cucina mediorientale, turca e indiana è utilizzato per insaporire dolci e nelle miscele di spezie. Trova un suo utilizzo anche nella cucina dei paesi nordici (per esempio in Finlandia).
I semi neri del cardamomo sono spesso un componente importante del garam masala e per insaporire il riso.

Torta allo yogurt speziata con pistacchi e cardamomo

– 150 di zucchero
– 250 g di farina
– 100 g di pistacchi
– 100 ml di olio di girasole
– 1 yoghurt bianco
– 3 uova
– ½ bustina di lievito per dolci
– 6 bacche di cardamomo macinato(circa un cucchiaino)
– zucchero a velo
Esecuzione:
Frullate i pistacchi unitamente al cardamomo .
Montate le uova con un pizzico di sale e lo zucchero finchè non diventano belle spumose, aggiungete l’olio, lo yogurt i pistacch,  il cardamomo e la farina con il lievito setacciati.
Mettete tutto in una teglia 22/24 di diametro imburrata e infarinata e cuocete a 180 per 45 /50 minuti.
Una volta che si è freddata cospargetela di zucchero a velo e servite.

http://dolciagogo.blogspot.com/

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La “Pasta e Patane” di Casa Cafiero

Pasta & Patane

Questo piatto tradizionale, che ritroviamo in giro un po’ per tutte le province campane ma anche nelle cucine regionali del nostro paese, è tra quelli più semplici e gustosi da realizzare.
Naturalmente anche il suddetto piatto non è esente dalle famose variazioni sul tema e scuole di pensiero, (aggiunta di provola a dadini, lardo, pancetta etc.etc.) ma il mio ricordo di bambina, quando mio padre la preparava, la vuole realizzata in una maniera molto povera ma genuina, equilibrando bene gli aromi

Pasta e patate

o “odori” come diciamo dalle mie parti, nel caso specifi

co mio padre preparava un battuto di cipolla e sedano, che metteva a soffriggere in olio EVO, a cui poi aggiungeva la passata di pomodoro realizzata in casa ed infine le patate tagliate a tocchetti.
Molto più tardi, da sola ho realizzato che le patate in quella maniera venivano solamente stufate nella pummarola, ed ho attuato la procedura che vado prontamente ad illustrarvi.
Se avete una caccavella di coccio, in cui cuocere il tutto vi assicuro, che è il risultato è veramente da elevazione mistica della mente 🙂

Ingredienti:
– 400 gr. di pasta mista (pasta ammiscata)
– patate (per le patate orientatevi con una patata a commensale)
– 3 o 4 pomodori san marzano
– Olio extravergine d’oliva
– 1 cipolla
– 1 costa di sedano
– basilico fresco
– sale secondo gusto
– scorza di parmigiano e parmigiano grattugiato

pasta e patate (primo piano)

Esecuzione:
Pelate le patate e tagliatele a dadini, non troppo piccoli, altrimenti la patata nella cottura si spappola.
Preparate un battuto di sedano e cipolla, mettetelo a soffriggere in olio EVO, quando si e’ imbiondito, aggiungete i pomodori spezzati con le vostre manine e fateli “appassuliare” a fuoco lento, una volta che si son spappolati aggiungete le patate, rimestate continuamente facendo attenzione a non farle attaccare sul fondo della caccavella, se siete in possesso di scorze di parmigiano, ripulitele dalle timbrature, e mettetele a cuocere con le patate, quando il tutto si è abbastanza cotto, aggiungete il basilico spezzettato, e rimestate ancora, fino a quando le vostre patate non avranno assunto una croccante crosticina, a quel punto se vi piace piu pomodoro potrete aggiungere un po’ di passata, meglio se di quelle artigianali, ed un po d’acqua per far continuare la cottura, dulcis in fundo aggiungete la pasta, la pasta ammiscata è perfetta, a seconda del vostro gradimento, altrimenti vanno bene anche i tubetti.
Cospargete di parmigiano grattugiato e strafocatevi 🙂

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La frittata dalle mille uova

Sofia Loren in una scena di "C'era una volta" Regia di Francesco Rosi

Nel Film film C’era una volta… capolavoro di Francesco Rosi e, magistralmente interpretato dalla nostra Sofia Loren ed Omar Sharif, si fa riferimento a questo episodio leggendario.
Dunque, il re Carlo V di Spagna, ritorna trionfante dalla battaglia di Tunisi nella quale ha sconfitto l’ammiraglio turco Khayr al-Din (detto Barbarossa), e, decide di fermarsi a Padula.
Sosta presso la Certosa di San Lorenzo per due giorni, con l’intero esercito al seguito, ai quali ordina di non mangiare carne in conformità alle regole del monastero.

Lo stesso sovrano rinuncia ad ogni lusso, dormendo in una cella proprio come i padri (l’unico vezzo fu quello di sostituire il pagliericcio con un materasso e le lenzuola di lana con quelle di lino).
L’Imperatore desidera far colazione in cantina con tutti i suoi uomini, ed i monaci preparano per l’illustre ospite una “pantagruelica imbadigione” e, tra l’altro, versano in una enorme frittata ben mille uova.
Carlo rimane sconcertato dall’abilità del cuoco e, grato per le onoreficenze che gli erano state riservate, decide di confermare al monastero gli antichi privilegi di cui godeva.

E’ un episodio che ha del leggendario, ma che a distanza di oltre 463 anni è divenuto realtà.
Infatti, ogni 10 agosto la pro-loco di Padula, commemora lo storico evento presso la certosa, con un evento dal titolo “Padula in festa per Carlo V – Frittata delle mille uova”, e’ un’avvenimento che richiama molti spettatori da ogni parte d’Italia e riveste una grande importanza, quindi, non solo dal punto di vista culturale, ma anche turistico.
Nell’ambito della manifestazione un corteo storico ricorda l’arrivo dell’Imperatore alla Certosa, ed infine una gigantesca padella, viene usata per far cuocere e soprattutto girare la frittate, è un ingegnoso congegno meccanico, che a prima vista sembra una macchina da guerra, è tuttora esposto innanzi la Certosa.
Alla fine della manifestazione è anche possibile mangiare un panino con la leggendaria frittata!

Anche quest’anno, si svolgerà la rievocazione storica Padula in festa per Carlo V, XIV edizione, l’evento supportato dalla Regione Campania, dalla Provincia di Salerno, dalla Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Salerno e Avellino, dal Comune di Padula e organizzato dall’Associazione Turistica Pro Loco Padula. L’avvenimento richiama molti spettatori da ogni parte d’Italia e riveste una grande importanza, quindi, non solo dal punto di vista culturale, ma anche turistico: nella scorsa estate è stato addirittura l’unico spettacolo presentato nella meravigliosa cornice della corte esterna del monastero certosino.

Nei giorni 8 e il 9 Agosto, dalle ore 20:00, lungo l’antica passeggiata dei monaci (Viale Padre Semeria) che conduce all’arco di San Brunone, saranno allestiti standgastronomici e, tra canti e danze popolari, ci si potrà intrattenere in un luogo particolarmente suggestivo.
Il 10 agosto, giorno di san Lorenzo, alle ore 11.30 in Certosa sarà celebrata l’Ora Media e alle ore 20.30, nella corte esterna, la rievocazione con figuranti e attori in costumi d’epoca dell’arrivo nel monastero di Carlo V e a seguire la preparazione e la degustazione della Frittata delle 1000 uova.

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Ragù di pere Mast’antuono

Pere Mast’Antuono

Non tutti sanno che con questa pera, maggiormente utilizzata in preparazioni dolciarie, veniva realizzato un ottimo sugo, esisteva infatti un “Ragout di pere “mastantuono”,  questa ricetta, che vado a proporvi è stata “ritrovata” e “riscoperta” da Antonio Cafiero,  proprietario del ristorante “La Conca” (III traversa Alimuri – Marina di Alimuri Meta).

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Cannarutizia da “Meta tesori nascosti”

Meta tesori nascosti a cura de "il Colibrì"

Questo simpaticissimo brano è tratto dalla pubblicazione “Meta tesori nascosti” realizzata dalla onlus “Il Colibrì” di Meta, pubblicazione alla quale modestamente ho partecipato anche io.
Il ricavato di questa gradevolissima pubblicazione verrà devoluto interamente alla scuola di Sartoria intitolata a “Lia Castellano” a Bukavu in Congo.

Il passo che vado a proporvi parla della “cannarutizia” dei metesi, un bellissimo brano di Adalgisa Mastellone la spiegazione sul significato del termine, è racchiusa nel suo interno.
Per meglio ampliare le vostre conoscenze linguistiche, invece, vi invito a leggere l’articolo dal titolo “Gola, golosità, e dintorni” del mio amico Lello Bracale.

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Intervista Gastronomica a Maria Bolignano

Maria Bolignano

Maria Bolignano napoletana classe 1970, si è diplomata nel 1997, presso l’Accademia Napoletana di Teatro.
E’ Vincitrice del “Premio Massimo Troisi 2005” – miglior attrice comica;
Dal 1997 al 1999 entra a far parte della Compagnia Dell’Accademia, collabora con La Nuova Orchestra Scarlatti, partecipa al Festival del Teatro indipendente “La punta dell’Iceberg”, partecipa alla teatrale dell‘”Albero Azzurro” dalla più nota trasmissione televisiva per bambini in onda su Rai e si confronta con testi di vario genere da Giovanni Granelli a Garcia Lorca a Lorenzo da Ponte.
Partecipa a numerosi stages di perfezionamento, soprattutto di danza teatro e di teatro Kabuki-No. “Laboratorio Zelig” di Napoli.
Per maggiori informazioni sull’attività artistica di Maria vi rimando al suo sito personale, così io lavoro di meno, ed il suo sito fa più accessi 🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Maria: –  Devi sapere, Angie , che io sono una patita dell’alimentazione sana ( con qualche eccezione perchè quando ce vò ce vò) e coinvolgo in questo tutta la mia famiglia ed,  avolte anche i colleghi. Quindi è fondamentale per tutte le mie attività

Maria Bolignano

Angie: –  Hai mai scritto e recitato ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Maria: –  Devo dire la verità no ma è un’idea. Te la posso rubare?

Angie: –  Cosa significa per te mangiar bene?
Maria: –  Significa equilibrio tra genuinità e gusto

Angie:  – Le tue esperienze lavorative?
Maria: –  Questa non l’ho capita bene. Devo parlarti delle mie esperienze a prescindere dalla gastronomia (quindi quelle artistiche) o solo quelle legate ad essa (sai io ho frequentato l’alberghiero anche se come receptionist ma questo lo sapevano in pochi…fino ad ora)

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Maria: – Sì più di uno. Ma quelli che prediligo sono “Lo stuzzichino” di Santa Agata sui due Golfi (se vuoi mangiare con semplicità e genuinità) e Viva lo Re di Ercolano ( per palati più fini ed esigenti e amanti del buon vino). Da entrambi troverete dei padroni di casa “speciali” Mimmo e Maurizio. Ve li consiglio.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Maria: – Certo! Quale donna non è mai stata a dieta?

Angie: – Meglio carne o pesce?
Maria: – Mi piacciono entrambi ma il pesce lo preferisco un tantino di più

Tortino di cioccolato
Tortino di cioccolato

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Maria: – Mio marito mi paragona sempre ad un tortino di cioccolato (quelli con il cioccolato caldo all’interno che quando lo apri ti cola dappertutto). Sarà un complimento?

Angie: -Vino?
Maria: –  Un rosso sicuramente: Aglianico o Cannonau

Angie: –  Il tuo punto debole?
Maria: –  adoro “il casatiello napoletano” ma credo di dover cominciare a stare attenta al colesterolo alla mia età!!!

Angie: –  Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Maria: –  Nel frigo ? O nel freezer? Perchè se è nel freezer la risposta è : del buon gelato artigianale ( Gelateria Polo Nord di Napoli) Nella dispensa credo il riso. Che adoro

Angie:- Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Maria: –  Mi ripeto i risotti: alla zucca, alle zucchine, con le salsicce…

Angie:  – E quello che ti piace mangiare?
Maria: –  Mia madre è una cuoca fantastica e quando mi cucina i suoi piatti vado sul sicuro. Tra i miei preferiti c’è sicuramente come primo le chicche all’astice , come contorno,vado sul classico, la parmigiana

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Maria: –  un’esploratrice di sapori

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Maria: –  adoro i primi piatti ma odio quelli troppo pasticciati. Mi piacciono anche molto i piatti unici

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

Graffe

Maria: –  certo! Gli odori in cucina mi risvegliano sensazioni e ricordi. E proprio per un ricordo legato a mia nonna adoro l’odore delle graffe fritte fatte in casa

Angie: –  Non puoi vivere senza…
Maria: –  Parmigiano Reggiano. Cosa sarebbe la nostra vita senza questa squisita invenzione?

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Maria
: –  Saper cucinare è un’arma in più nella seduzione.Si sa che sesso e cibo vanno a braccetto

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Maria: –  In realtà che ho “riletto” per la decima volta: “L’amico ritrovato” di Fred Uhlman

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Maria: –  Ultimamente – Should I stay or Should I go dei Clash– tanto che, su suggerimento di un’amica cara, l’ho messo nel mio nuovo spettacolo comico, “Caburlesc un pò cabaret un pò Burlesque”

Angie: – Hobby?
Maria: –  leggere e passseggiare ma ultimamente, avendo due figli di cui uno piccolo di 9 mesi in piena dentizione, non riesco a fare molto nè l’uno nè l’altro. Ma va bene così. La gioia che mi danno val pure rinunciare ad un hobby

Angie:- Qual è il tuo sogno più grande?
Maria: – Il mio sogno più grande? Essere per sempre circondata d’amore come adesso

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Maria: – Gli amici ? Che mi stimano e questo per me è fonte di grande orgoglio. Nemici? Non credo di averne. I non-amici? Non lo so , di solito ti parlano alle spalle

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?
Maria: –  se non fossi già sposata con un grande estimatore della mia cucina ( ma è perchè mi vuole bene), credo proprio di sì.

Angie: – Un piatto della tua infanzia?
Maria: –  Pasta cas’ e ove (pasta cacio e uova). Un piatto semplice della cultura contadina che i miei nonni facevano spesso e volentieri in inverno e i tagliolini fatti in casa da mia nonna, nel brodo di gallina

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Maria: –  per la cucina io parlerei più di tradizione legata al territorio che di federalismo. Si badi che in sè il termine “federalismo” non ha nulla di negativo , è il modo in cui se ne parla in Italia che dà al termine una connotazione negativa

Angie: piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?- Quale
Maria: – la pasta e fagioli con la cotica

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Maria: – Quando posso vado nei ristoranti “etnici” perchè mi piace sperimentare nuovi gusti. Quale preferisco non ti so dire perchè c’è sempre qualcosa che mi convince e qualcos’altro che invece non mi garba. Posso dirti , però, quella che non preferisco : la cucina indiana. Troppo prezzemolo.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Maria: –  semplice ma gustoso, colorato ma discreto.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Maria:  Ricetta estiva: Pappardelle fiori di zucca e calamari.

Fiori di zucca

Ingredienti per 4 persone:
– 300 gr di pappardelle (anche integrali se vi va di favorire l’intestino)
– 2 calamari belli grossi
– fiori di zucca
– mezzo bicchiere di vino bianco
– aglio
– pomodorini (ciliegine )
– olio- sale- pepe- q.b.

Esecuzione:
Soffriggete l’aglio nell’olio fino a doratura.Aggiungete i calamari tagliati a rondelle e fateli cuocre fino a a quando non assumono una colorazione rosa. A questo punto sfumate con del vino bianco. Tagliate i pomodorini in due parti e aggiungeteli. Poi i fiori di zucca. Salate e pepate.Fate cuocere per altri 10/15 minuti. Cuocete le pappardelle. Scolatele al dente e spadellate nel sugo precedentemente preparato. Aggiungete un trito di prezzemolo e servire. Spero di aver ricordato tutto. Se è così : buon appetito

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“Pere Mastantuono mbuttunate” – pere mastantuono imbottite

Pere Mastantuono

La pera mastantuono (in dialetto napoletano Pera e’ Mast’Antuono’) è una particolare varietà pera di dimensioni molto piccole e rotondeggianti, che vede il massimo della sua produzione nel mese di agosto.
Eccellente varietà di pera soprattutto per la sua consistenza e profumazione.
Purtroppo, attualmente assieme ad altre varietà locali, è stata soppiantata, nonostante le ottime qualità organolettiche dei frutti, da cloni con pezzature più grandi.

Viene consumata fresca o trasformata in marmellata o in pasticceria imbottita con ricotta e ricoperta di cioccolata.
Il perché di questo nome lo ritroviamo in una testimonianza raccolta dalla scrittrice Cecilia Coppola

– …questa pera è corposa e dolce, ma è necessario che non sia ancora matura quando serve per preparare le famose “ pere

mbuttunate”, una vera leccornia, che era considerata anche simbolo di abbondanza e buon augurio. La signora Giovannina Salvo Irolla mi mette a conoscenza di una singolare storia legata a questo frutto, che la mamma Angelina le raccontava. “ Un contadino aveva un albero di pero, molto dispettoso, perché non aveva mai nel corso degli anni prodotto una sola pera, nonostante le sue cure e la sua attenzione. Per questo, stanco e disilluso, decise di tagliarlo e di vendere il legno, Uno scultore ne acquistò il tronco e fece una statua raffigurante Sant’Antonio che fu benedetta e messa in chiesa. Il contadino, venuto a conoscenza del fatto, si portò accanto all’immagine e disse” Io ti cunosco piro e nun facevi pere, mo’ si Sant’Antonio e vuo’ fa’ ‘e grazie? ”(io ti conosco albero di pero che non produceva alcuna pera, ora che sei Sant’Antonio come puoi fare le grazie?”)”.
Da qui ha origine, con molta probabilità, il nome pera Mast’Antuono e questa frase è diventata proverbiale e si usa nei confronti di qualcuno che vuol sembrare buono e santo ed invece non lo è.

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Intervista Gastronomica a Paolo Cimmino

Paolo Cimmino

Paolo Cimmino, nasce a Napoli nel 1964, e, già il fatto che siamo della stessa annata la dice tutta su quanto sia in gamba il personaggio che mi accingo ad intervistare, visto che anche io sono nata nello stesso anno 🙂

Docente della Cattedra di Strumenti a Percussione presso il Conservatorio di Musica di Salerno, insegna Tamburi a Cornice e Elementi di Musica Etnica presso Musicateneo dell’Università degli studi di Salerno.
Ha lavorato per molti anni come Percussionista dell’Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli.

Tanti gli artisti italiani con cui ha collaborato: Lucio Dalla, Tony Esposito, Marco Zurzolo, Tamburi del Vesuvio, Nuova Compagnia di Canto Popolare, Marco Sannini, Rosario Jermano, Carlo Faiello, Adria Mortari, Francesco D’Errico, Leonardo Massa, Trio Shadow, Jingle & Frames .

E’  Presidente della Società Tamburi a Cornice (www.tamburiacornice.it).

Per maggiori informazioni sull’attività artistica vi rimando al sito personale di Paolo

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Paolo: – E’ un aspetto fondamentale, sono estremamente fissato per tutto ciò che fa bene, penso che una buona condizione fisica sia molto importante per suonare. Le percussioni, in particolar modo, impegnano tutto il corpo e la coordinazione e la velocità non possono ottenersi senza un buon equilibrio psicofisico. Una dieta come quella mediterranea, per esempio, aiuta sicuramente!

Angie – Hai mai composto o suonato qualche pezzo ispirandoti a qualcosa di culinario?
Paolo: – No, strano ma no, le mie ispirazioni vengono soprattutto da momenti lunari della mia anima…

AngieCosa significa per te  mangiar bene?
Paolo: – Significa cercare di mangiare piatti preparati con prodotti il più possibile naturali, significa rispettare il mio corpo, significa rispettare l’ambiente,significa essere in contatto con il mondo che ci circonda, anche se spesso è difficile avere informazioni sulla provenienza dei prodotti.
Significa anche provare gusti nuovi, accostamenti e soluzioni gastronomiche nuove. L’arte culinaria sorprende per la creatività e la fantasia

Angie – Le tue esperienze lavorative?
Paolo: – Sono molteplici e in diversi campi.
Ho lavorato per molti anni come Percussionista al Teatro S. Carlo di Napoli, sono Docente di percussioni al Conservatorio di Musica Salerno, ho collaborazioni  con diversi artisti Italiani come la Nuova Compagnia di Canto Popolare, come Solista porto avanti i miei progetti e la mia musica andando in giro con il mio ultimo spettacolo “Invasioni”… e altro. Insomma mi piace sperimentare e imparare sempre dalla musica che è una continua scoperta.

Angie – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?Se sì, dove?
Paolo: – Si, “ Il gallo e la perla” a Paestum –  Mi piace l’ambiente intimo e familiare e soprattutto trovo un’alta qualità dei prodotti cucinati in modo  leggero e gustoso.

Angie; – Sei mai stato a dieta?
Paolo: – NOOO…ma in effetti si, da sempre. Nel senso che essendo molto goloso mi trattengo, sono molto disciplinato,,,forse troppo. Per quanto riguarda il peso, invece, non ho mai avuto la necessità.

Angie – Meglio carne o pesce?
Paolo: – Pesce.

Angie – Se fossi un dolce, quale saresti?

Mousse al pistacchio

Paolo: – Una mousse al pistacchio

Angie – Vino?
Paolo: – Agostinella ma anche un buon Fiano.

Angie – Il tuo punto debole
Paolo: – preferirei non dirlo..!

Angie – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Paolo: – La frutta, la frutta MAI, ortaggi, verdure e ovviamente il latte…nella dispensa pasta e riso!

Angie – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Paolo: – Ogni tanto, con grandi risate di mia moglie, compro libri con ricette davvero speciali,,,che ti raccontano di gusti lontani,e saporiti…ma raramente ho il tempo di cucinare. Comunque piatti della nostra tradizione.

Angie – E quello che ti piace mangiare?
Paolo: – Spaghetti alle vongole

Angie – Come ti definiresti a tavola?
Paolo: – Pacato..

Angie – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Paolo: – Mozzarella ma quella vera …( ebolitana)
Anche se mangio la carne, proprio non posso mangiare interiora o cose del genere

Angie – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Paolo: – Sarà banale ma è il basilico!

Angie – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Paolo: – Non saprei, senz’altro la conversazione e l’atmosfera mentre si mangia insieme.

Angie – Una tua ricetta per i miei lettori
Paolo: – Tortino di pasta con fiori di zucca e provola

Angie – L’ultimo libro che hai letto?
Paolo: – Vandali di Stella e Rizzo

Angie – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici..
Paolo: – Anime Salve di Fossati e De Andrè

Angie – Hobby?
Paolo: – La lettura.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Paolo: – Battere Nadal alla finale di Wimbledon

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Paolo: – Che capelli che hai!

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Paolo: – Mia moglie non è una cuoca ma mi ci fidanzerei lo stesso.

Angie – Un piatto della tua infanzia
Paolo: – Pasta e lenticchie

Orecchiette con le cime di rape

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Paolo: – Il federalismo è un argomento molto serio che mi tocca molto e mi fa anche arrabbiare, per come viene “interpretato” e proposto da molti. Ma, certo, esiste un’ importante caratterizzazione regionale anche nella cucina.

Angie; –  Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Paolo: – Le orecchiette alle cime di rapa, per ricordare il tributo del Sud.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Paolo: – Mi affascina e incuriosisce la cucina indiana.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Paolo: – Dolce-amaro.

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Mezzemaniche al sugo di Scorfano e Gamberi

Mezze maniche

dosi per 6 persone
– 2 spicchi di aglio mondati e tritati finemente,
– 1 bicchiere d’olio d’oliva e. v. p. s. a f.
– 600 grammi di pomidoro tipo Roma o San Marzano, lavati, sbollentati , pelati e tagliati in grossi pezzi,
– 2 peperoncini piccanti lavati asciugati, privati di picciolo e corona ed incisi longitudinalmente, ma non divisi,
– sale fino alle erbe q.s.,
– pepe bianco q.s.,
– 1 rametto di piperna lavato, asciugato e tritato finemente,
– 1 ciuffo di prezzemolo lavato, asciugato e tritato finemente assieme ad uno spicchio d’aglio mondato,
– 1 bicchiere di vino bianco secco,
– 600 grammi di mezzemaniche rigate,
– 1 scorfano da ca 4 etti,
– 6 gamberi reali.

Esecuzione:
Sfilettate lo scorfano conservando la testa e le lische; sgusciate accuratamente i gamberi eliminando il budellino nero e conservando testa, coda e carapace. Scaldate l’olio in un tegame e fatevi soffrigere gli spicchi d’aglio. Unitevi la testa e le lische dello scorfano, nonché testa, code e carapaci dei gamberi, i due peperoncini piccanti lavati asciugati, privati di picciolo e corona ed incisi longitudinalmente, ma non divisi e fateli rosolare bene. Bagnate con il vino e, una volta evaporato, eliminate testa, lische, code e carapaci ed aggiungete i pomidoro tagliati a pezzi piuttosto grossi, schiacciate i pomidoro con una forchetta, cospargete con il trito di piperna, salate e lasciate cuocere per circa un quarto d’ora, quindi passate il sugo al passaverdura, raccoglietelo in una padella ampia, ponete nuovamente sulla fiamma. Adagiatevi i filetti di pesce, ed i gamberi tagliati in pezzi di ca 3 cm.
Regolate di sale e pepe e lasciate cuocere tutto per circa otto – dieci minuti. Lessate al dente (in abbondante acqua salata) le mezzemaniche, scolatele e saltatele nel sugo per qualche minuto mescolando continuamente.
Impiattate spolverizzando con abbondante pepe bianco ed il trito di aglio e prezzemolo.
Vini: secchi e profunati bianchi campani ( Solopaca, Capri, Ischia, Falanghina, Fiano, Greco di Tufo) freddi di frigo.
Mangia Napoli, bbona salute! E scialàteve!
Raffaele Bracale

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Pastotto Terra e Mare

PASTOTTO TERRA E MARE
Nota linguistica:
. pastotto neologismo da me ideato derivandolo da pasta marcato ad imitazione del termine risotto voce originaria lombarda derivata da riso;
con la voce pastotto indico una particolare minestra di pasta che viene cotta nel brodo, destinato a essere completamente assorbito nel corso della cottura, e che può essere condita in vario modo;

Tubettini

Dosi per 6 persone
– 6 etti di avemarie (tubetti medio-piccoli)rigate ,
– 1kg e ½ di vongole veraci (quelle con doppio sifone)
– 3 piccole zucchine verdi e sode.
– 2 pomidori tipo Roma o Sanmarzano, rossi e maturi sbollentati e pelati,
– 1 aglio mondato e schiacciato,
– 1 grossa cipolla dorata,
– 1 carota,
– 1 ciuffo di prezzemolo lavato asciugato e tritato finemente,
– 2 coste di sedano bianco mondate dei filamenti,lavate asciugate e divese in pezzi di 3 cm.,
– 2 foglie di alloro,
– 1 rametto di piperna,
– 6 chiodi di garofano,
– Un secondo ciuffo di prezzemolo lavato asciugato e tritato finemente assieme ad uno spicchio d’aglio mondato,
– 1 bicchiere e ½ di olio d’oliva e.v.
– 50 gr. di sugna,
– 1 bicchiere di vino bianco secco,
– sale fino e pepe decorticato q.s.

Esecuzione:
Mettete al fuoco una pentola colma di 3 lt. di acqua fredda.Mondate la cipolla, dividetela in quattro parti e mettetene tre nella pentola con l’acqua assieme alla carota grattata, lavata e tagliata verticalmente in quattro parti, le coste di sedano tagliate in grossi pezzi, e tutte le altre erbe ed odori, ½ bicchiere d’olio; salate e pepate ad libitum ed in circa 1 ora approntare un buon brodo vegetale; con un colino separate il brodo ed eleminate le verdure; in metà del brodo decantato (tenendone da parte un mestolo) mettete a lessare le avemarie (14’), avendo cura di tenere la pentola scoperta affinché la pasta alla fine risulti piuttosto asciutta;  una volta lessata, trasferitela in una padella dove a mezza fiamma va mantecata con la sugna e mettetela da parte.
Affettate le zucchine (lavate e spuntate) in rondelle da ½ cm. di spessore e stufatele con mezza cipolla tritata in ½ bicchiere d’olio. Alla fine spezzettatevi dentro i pomidoro, ed allungatee con un po’ di brodo aggiustando di sale e pepe.
Frattanto in un’altra ampia padella ponete le vongole ben lavate, unitevi l’aglio

Vongole

schiacciato, ½ bicchiere d’olio ed il vino; incoperchiate ed alzatee la fiamma in modo che le vongole si aprano; alla fine prelevate dalle valve le vongole e ponetele in una scodella coprendole con il loro sugo di apertura filtrato con un colino di garza fitta. Unite le vongole con le zucchine stufate, aggiungete le avemarie mantecate ed a mezza fiamma, rimestate aggiungendo pepe nero macinato a fresco e spruzzando con il trito d’aglio e prezzemolo; se il pastotto dovesse risultare troppo asciutto (ma non dovrebbe…) bagnate con una mezza ramaiolata del brodo tenuto da parte prima di lessare la pasta.
Impiattate e servire ben caldo di fornello in tavola cospargendo le porzioni con il trito di prezzemolo ed aglio e generosamente di pepe decorticato .
Vini: secchi e profunati bianchi campani ( Solopaca, Capri, Ischia, Falanghina, Fiano, Greco di Tufo) freddi di frigo.
Mangia Napoli, bbona salute e scialàteve!

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Intervista Gastronomica a Lello Brak

Lello Brak

Raffaele, detto Lello, Bracale, è un ‘appassionato esperto di linguistica, non solo dialettale napoletana ma anche italiana.
Appassionato di gastronomia, raffinato cuoco, mi ha omaggiato di tre buonissime ricette che troverete in queste pagine, ha un suo seguitissimo Blog, dove spesso prendo spunti interessanti per la mia rubrica gastronomica, ed a lui mi rivolgo quando voglio conoscere il significato di arcani e non in più in uso termini dialettali.
La sua ricetta del Babà inoltre è ospitata anche nella mia rubrica mangiar bene su supereva.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Lello: – Poco e niente

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Lello: – sí soprattutto ispirandomi ai dolci napoletani, al pane ed alla pasta

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Lello: – alzarsi da tavola soddisfatto pronto per gustare un buon caffé.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Lello: – bancario

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Lello: – ne avevo uno che non c’è piú; il titolare si è trasferito nelle Marche

Angie: -Sei mai stato a dieta?
Lello: – sempre ed ancóra

Angie: – Meglio carne o pesce?

Babà al rum


Lello: – carne!

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Lello: – ‘nu bbabbà a rrumma

Angie: – Vino?
Lello: – poco, ma rosso e di sostanza

Angie: – Il tuo punto debole
Lello: – la salute irrimediabilmente fottuta

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Lello: – le uova – l’abbondanza

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Lello: – i primi di pasta

Angie: -E quello che ti piace mangiare?
Lello: – vermicelli a vongole – strangulaprievete â surrentina.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Lello: – epicureo.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Lello: – amo il pane e la pasta, ma non posso mangiarli; non mi piace il pesce con spine e lische

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Lello: – cinque: prezzemolo, rosmarino, basilico, aglio, cipolla.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Lello: – voler bene ed esser voluto bene

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,
o anche il saper cucinare
Lello: – l’intelligenza e la simpatia

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Lello: – Michele Topa I briganti di sua Maestà

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Lello: – ‘o Paese d’ ‘o sole

Angie: – Hobby?
Lello: – ora solo il teatro, prima della malattia anche fotografia, pittura, scultura, costruzione pastori napoletani

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Lello: – vedere mio nipote grande, felice, laureato e sistemato

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Lello: – professore (e non lo sono se non per acclamazione dei miei amici!)

Angie: – Ti fidanzeres

Cianfotta

ti con una cuoca?
Lello: – ho già mia moglie e mi basta!

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Lello: – rosamarina al pomodoro e basilico

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Lello: – certamente sí

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Lello: – la cianfotta per l’indegno miscuglio fatto con culture e sentimenti diversi e tutto in danno del meridione!

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Lello: – non ne ho altre preferenze,ma vorrei provare quella spagnola

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Lello: -accomodante; riesco a mangiare, senza incazzarmi anche un piatto cucinato male scarso di condimento e di sale!

Due ricette di Lello
Mezzemaniche al sugo di Scorfano e Gamberi
Pastotto Terra e Mare

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Mariassunta Di Matteo intervista gastroironicamente Angie Cafiero

Angie e Assuntina versione Buddy Poke

Se il riso fa buon sangue, Angie Cafiero, avesse ‘a schiattà ‘e salute.
Non solo per la sua abilità culinaria nel preparare la suddetta graminacea, ma per la bellezza del regalarci, ogni giorno , in piena espansione il suo meraviglioso e condagioso sorriso!
Angie sostiene (in molti dei suoi scritti) che la cucina è il posto ideale dove fare l’amore.
Infatti dice spesso: Guagliu’, magnate l’ho preparato con amore.
Angie, ma simme sicure e nun ce truvà nu pilo ‘e baffo dell’arzillo aiuto-cuoco?
Ha intervistato tutti, mescolando sapori e passioni, dal tipo “maccarone ‘e zito”
allo “gnocco gratinato”, da “gallette ‘e castiellammare” a “freselle capunate”
Ci ha servito, riverito e ringraziato.
Angelì, assettate, gustati il sapore che viene dai tuoi amici.
In alto i calici, i cuori no, chill’ ‘e facimme zuffritt’ c’a cipolla!

Assuntina: – Molte coppie moderne che lavorano, purtroppo, (non per il lavoro) tornano a casa e preparano cibi precotti in microonde in 2 minuti e, nel frattempo fanno all’amore…qualcosa non quadra?
Angie: – Be fanno tutto frettolosamente, fanno l’amore surgelato ahahahah

Coscette di rana

Assuntina: – Un uomo abbastanza brutto, ti invita al ristorante cinese, ordinando “coscette di rana”, come riesci ad “ingoiare il rospo”?
Angie: – Se un omo brutto mi invita al ristorante, e io accetto l’invito, deve avere quantomeno una capa orgasmica tanta, senno le cosce di rana le faccio gnocere a lui

Assuntina
: – Se il cameriere al ristorante da del “porco” al tuo accompagnatore, vorrà dire che ha ordinato del maiale. Quale parte succulenta di questa carne preferisci?
Angie: – Non amo molto il maiale, ho da pochi anni ricominciato a mangiare questa carne, poiche quando ero piccina ho assitito al rituale dell’uccisione della povera bestia, cmq preferisco i salumi

Assuntina: – “A tavola non si invecchia mai”. Mentre mi dai il parere su questo famoso detto, posso finire il mio lecca-lecca?
Angie: – Be, allora ne puoi mangiare pure piu di uno

Assuntina: – Se tu dovessi abbinare Francesco Di Domenico ad un piatto, che pietanza sarebbe?
Angie: – Un corposo ragù napoletano

Assuntina: – …e Maurizio Ponticello?
Angie: – Una insalata di riso

Assuntina: – …e Maurizio De Angelis?
Angie: Chiacchiere carnascialesche o anche una gustosa cartuccia, per via della sua altezza :-))

Assuntina: – …e una macedonia di tutti gli altri?
Angie: – Zio pino una crostata di ciliegia, la Tursi uno sciu’ al cioccolato, de giovanni una sfogliatella riccia, il Puca un bicchinotto, l’Ambrogio Von Hotten una prussiana, la Simonetta Santamaria una testa di mor..to

Gelato di pistacchio

Assuntina: – I peccati di carne sifanno con la carne. E quelli di pesce?Con i Angie: – legumi, cioe’ i piselli

Assuntina: – Il “chiantellino”, dalle mie parti, è un chianti piu’ leggero.

Hai mai provato un “chiantellino”?
Angie: – Non provo chiantelle e chiantelline da settembre dell’anno scorso

Assuntina: – Siamo

alla frutta. Che tipo di frutta ti rappresenta?
Angie: – Na frutta sciapa che nun sape e niente, un cetrulo, tanto puo essere sia frutta che verdura

Assuntina: – Dulcis in fundo. Io faccio un sacco di “cassate”,  è la mia specialità. Tu che dolce preferisci?
Angie: – Mi piace molto il pistacchio nella pasticceria, ma dolci ce ne son pochi qui, cosi mi accontento del gelato a quel gusto, amo molto le mandorle, per cui mi piace molto il pasticcetto con le mandorle e le amarene, poi se dovessi trovare un dolce che mi rappresenta degnamente credo che la pastiera sia perfetta

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Pizza dolce di crema, amarene e mandorle

Nonna Angela

Mia Nonna Angela, chiamata affettuosamente in famiglia “Ngiulinella” ,  madre di mio papà Mario, era un donnone sui 100 kg, si racconta che mio nonno, quando lei era ancora piccina e ritornava da scuola lui, piu’ grande di lei, anche di molto, le diceva affettuosamente: – “jesce ‘a casa” e cioè, “corri a casa”.
Io, Nonna Angela, non l’ho mai conosciuta, se non in foto, in cui è ritratta di fianco a mio Nonno Mariano, ma questo è il ricordo che ho di lei, che rivive in un racconto della buonanima di mia zia Enza.
Si sposò molto giovane, e morì ad appena 38 anni di peritonite.
Il 2 di agosto, festeggiava il suo onomastico, alla “Madonna degli Angeli” preparando questa “Pizza Dolce”

le amarene adagiate sulla pasta di mandorla sul letto di pasta frolla

E da allora in quella occasione la mia mamma non può fare a meno di deliziarci il palato, fosse solo perchè le tradizioni di famiglia vanno rispettate e anche gli onomastici delle “figliole” !
La ricetta, è una ricetta di famiglia, ma ho notato con sommo piacere, che tutte le ricette con la dicitura “Pizza di Crema amarene e mandorle” sono trascritte alla medesima maniera, per non smentire il fatto, che molte cose che circolano sul web vengono copiate, senza nemmeno citare la fonte.

Fattosta che l’originale si trova qui e, risale perlomeno a 10 anni fa se non di più.
Una precisazione, va debitamente fatta, si possono utilizzare 2 strati di crema, cioè la bianca e la nera, il risultato è piu’ goloso, ma nelle foto che corredano questo articolo abbiamo utilizzato solo la crema bianca.


Ingredienti
:
Pasta Frolla:

strato di crema bianca

– 1 kg Farina
– 250 gr Burro (o Sugna)
– 1 Limone (scorza Grattugiata)
– 500 gr Zucchero
– 5 Tuorli D’uovo
– un pizzico di sale

Per la Crema:
– 6 Cucchiai di farina
– 6 Cucchiai zucchero
– 6 Tuorli D’uovo
– 300 gr do Cioccolato Fondente In Tavolette

Per il resto:
– 500 gr Amarene
– 500 gr Pasta Di Mandorle
– zucchero a velo per spolverizzare la pizza una volta che si è cotta

Esecuzione:
Rivestite uno stampo con la pasta frolla, alla base di questo sistemerete la pasta di mandorle, ricoprite quindi con la crema a cioccolato ed infine con le amarene e per ultima la crema bianca.

Pizza di crema, amarene e mandorle

Ricoprite con un altro strato di pasta frolla.  Cuocete per una mezzora a 150 gradi. Fate raffredare.

Prima di servire cospargetela di zucchero a velo.

Un tempo per questa libidine, venivano utilizzate le amarene, quelle che si “cuocevano al sole” e da cui si ricavava lo sciroppo che emulsionato con acqua fresca in estate era una ottima bevanda dissetante.

ecco qui, finalmente la fettina di dolce, cosi si puo' almeno apprezzarne l'imbottitura

Io ricordo l’altra nonna, nonna Laura, nonna materna, che metteva queste amarene al sole fuori la terrazza erano una macchia di colore rosso sotto il caldo sole estivo.
Ovviamente non credo si trovino ancora in circolazione queste preparazioni, per cui potrete optare tranqullamente per le amarene sciroppate.

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Intervista Gastronomica a Gaetano Amato

Gaetano Amato

Gaetano Amato, nasce a Castellammare di Stabia, il 5 giugno 1957.
È noto al grande pubblico soprattutto per le innumerevoli partecipazioni da protagonista a serie televisive di grande successo (La squadra, Il Grande Torino, L’uomo sbagliato, L’ultimo padrino, Crimini, Il coraggio di Angela).
Gaetano, si divide tra cinema, televisione e teatro.
Ha una grande capacità quella di riuscire a passare dal comico al drammatico, dalla commedia al canto, e questa sua versatilità lo colloca qualitativamente tra i migliori artisti del nostro panorama cinematografico e teatrale.
Nel 2009 il suo romanzo “Il testimone” è finalista al Premio Bancarella. Scrive inoltre per il cabaret, per il teatro e per il cinema.
Per saperne di più vi invito a visitare la sua scheda su Wikipedia.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Gaetano: – Credo che una buona alimentazione conti un po’ per tutti, indipendentemente dal lavoro che si fa. Bisogna poi capire qual è la buona alimentazione. In fondo secondo me bisogna solo tener d’occhio la salute (trigliceridi, colesterolo, cuore) e poi la buona alimentazione ognuno di noi la decise a secondo di cosa fa star meglio.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Gaetano: – Anni fa scrissi per il cabaret un pezzo sulle diete. Ultimamente scrivo di cucina in ogni mio libro, nel senso che approfitto sempre per infilarci una ricetta.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Gaetano: – Significa essere soddisfatti dopo aver mangiato, che sia uno spaghetto o un po’ di frutta. Se ho soddisfatto appetito e palato allora ho mangiato bene.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Gaetano: – In senso generale o in senso gastronomico? In senso generale, attinenti alla mia ttività, ora sto girando una fiction per canale 5 (Ultimo, una piccolissima partecipazione al nuovo film di Woody Allen, in autunno
riprendiamo la tournee teatrale (Napoli chi resta e chi parte regia di Armando Pugliese) e a fine ottobre esce il mio nuovo libro. Poi infilate qua e la qualche conferenza, qualche corso di aggiornamento ai docenti di scuole media e superiori, etc etc.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?Gaetano: – Beh, ne ho più di uno. Per esempio a palermo vado sempre dal mio amico Antonio,  Al bagatto, dove mangio del pesce assolutamente straordinario. Per
la pizza quando posso vado da Michele ai Tribunali o da di Matteo.  Dipende
da cosa ho voglia di mangiare. Spesso però me lo cucino da solo.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Gaetano: – Sono perennemente a “finta “ dieta, nel senso che come comincio a dimagrire troppo mi fermo e la mollo. La mia compagna è una nutrizionista che segue il
metodo del professor Bugli, suo maestro,il quale ha messo a punto una dieta
straordinaria, di quantità di cibo illimitate, cotte come si vuole… per
cui anche lo stare a dieta non diventa un problema.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Gaetano: – Entrambi. La dieta di cui sopra prevede inizialmente quantità illimitate di carne o pesce, cotte in qualsiasi modo.

Casatiello dolce

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Gaetano: – Quale sarei o quale mi piace. Qualcuno dice che sono “un casatiello dolce”, nel senso un po’ pesante ma in fondo abbastanza dolce.
Per quanto riguarda le preferenze la Pastiera non ha rivali. Subito dopo ci metto i cannoli palermitani.

Angie: – Vino?
Gaetano: – Preferibilmente rosso, corposo, strutturato. Un aglianico di buona fattura o un piedirosso. Anche i bianchi di tanto in tanto, amo quelli fruttati. Per concludere il pasto abbinato al dolce, beh, un Passito di Pantelleria non trova alternative.

Angie: – Il tuo punto debole
Gaetano: – Culinario? La pasta. Nella vita? Fidarmi troppo.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Gaetano: – Sono molto attento alla spesa. In genere non manca mai nulla.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Gaetano: – I primi. Dalle minestre a quelli rapidi. Non ho una preferenza in particolare. Mi riescono tutti abbastanza bene (così dicono gli altri)

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Gaetano: – La pasta, preferibilmente lunga. Anche al burro o con un filo d’olio.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Gaetano: – Tradizionalista con moderate aperture verso il moderno.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Gaetano: – Goloso di pasta. Non mi piace il limone.

Basilico & C. – erbe aromatiche

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Gaetano: – Tutti. La buona cucina è fatta principalmente di odori. Basilico, origano, menta… tutti.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Gaetano: – Il pane. Ma se sto a dieta riesco a farne a meno, per cui non è proprio una dipendenza assoluta.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Gaetano: – Il saper cucinare mi ha mooooolto aiutato…

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Gaetano: – Terroni di Pino Aprile e Gioco segreto, il mio nuovo libro, per forza di cose.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Gaetano: – Non c’è un pezzo in particolare. Mi piace il blues, i grandi del passato come Charles, Armstrong, Pino daniele, i cantautori. A seconda dello stato d’animo cerco il pezzo giusto.

Angie: – Hobby?
Gaetano: – Cucinare.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Gaetano: – Avere i soldi necessari a vivere sei mesi l’anno su una barca ormeggiata davanti a un mio ristorante, su un porto.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Gaetano: -… però si simpatico….

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Gaetano: – Dipende dalla cuoca…

Fagioli alla maruzzara

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Gaetano: – Fagioli alla maruzzara, gnocchi fatti in casa… son tanti.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Gaetano: – La cucina è arte, passione , fantasia, e queste cose non hanno confini federali.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Gaetano: – Anche se non adoro il pomodoro, Vermicelloni pomodorini e basilico, più tricolore di così….

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Gaetano: – Credo che ogni cucina abbia le sue specialità irresistibili e le sue pecche. La cucina spagnola mi piace molto.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Gaetano: – Esageratamente piccante.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori

Pasta con le zucchine

Gaetano: – Pasta e zucchine a modo mio.Tagliare le zucchine a rondelle molto sottili e friggerle da un lato e dall’altro in olio extra vergine senza farle bruciare. Spegnere sotto la padella. Intanto calare la pasta (io preferisco le linguine poi a seconda dei gusti, ma dico è preferibile con pasta lunga) in abbondante acqua salata e a metà cottura tirar via un mezzo mestolo
d’acqua (a seconda della quantità delle zucchine), versarla nella padella,
aggiungere un cucchiaino di pesto e riaccendere a fuoco lento.
Quando la pasta è cotta (meglio leggermente cruda) versatela nella padella delle
zucchine assieme a una noce di burro e una bustina di zafferano (sempre a
seconda dei commensali. 1 bustina per due persone). Far saltare per qualche
secondo poi spegnere e aggiungere abbondante parmigiano misto a un po’ di
pecorino. Impiattare servendosi di un mestolo a mo di cucchiaio in modo da
formare un cesto in ogni piatto. Guarnite con due foglioline di basilico fresco.

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