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E' inutile versare rum…

Date: 12 agosto 2011

Intervista Gastronomica a Claudio Morandini

Claudio Morandini

Claudio Morandini è nato, vive e insegna ad Aosta. Dopo anni di radiocommedie, ha scritto  alcuni monologhi per il teatro, tra cui Ostriche e Una romantica donna del Nord. Ha poi pubblicato i romanzi Nora e le ombre (Palomar, 2006), Le larve (Pendragon, 2008) e Rapsodia su un solo tema – Colloqui con Rafail Dvoinikov (Manni, 2010). Il racconto Le dita fredde compare nell’antologia bilingue Santi. Lives of Modern Saints (Black Arrow, Baltimora, 2007); Fosca si trova in Nero Piemonte e Valle d’Aosta. Geografie del mistero (Perrone, 2010). Altri testi sono apparsi su riviste o sono disponibili in rete.
Per il blog “Letteratitudine” anima il forum su musica e letteratura.
Sul suo blog “Iperboli, ellissi” si occupa di libri e altro. Nel 2011 ha scritto il romanzo breve Il sangue del tiranno per la collana “Inchiostro rosso” di Agenzia X. Alla cantante Marta Raviglia e al compositore e pianista Simone Sbarzella ha dedicato le Dodici variazioni sul sangue.
Ha scritto Giovanna Repetto su “Il paradiso degli orchi”: “Se Morandini fosse un pittore sarebbe forse un esperto nel trompe-l’oeil.” E Luca Dipierro: “I romanzi di Morandini non sono strade, non cattedrali, e nemmeno case e nemmeno labirinti. Sono foschie. Trame e personaggi vengono moltiplicati e allo stesso tempo dissolti da uno stile fatto di volute e cerchi.”

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Claudio: – Una buona colazione è essenziale per affrontare la mattinata a scuola. Un bel tazzone di caffè caldo mi aiuta a concentrarmi se voglio scrivere. Cucinare mi aiuta poi a rilassarmi, a lasciar decantare i pensieri.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?

Il Talismano della Felicità di Ada Boni

Claudio: – Lo confesso: i miei personaggi non siedono spesso a tavola; e, ahimè, quando lo fanno, non vanno al di là di pranzetti frettolosi, pizzette scongelate, brodini di dado.
Il pomeriggio, si concedono al massimo un tè. Mi riprometto sempre di inserire qualche bella scena a tavola, poi per una ragione o per l’altra me ne dimentico, e loro, i personaggi, rischiano di saltare i pasti. Facciamo così: prometto solennemente in questa occasione che d’ora in poi ci saranno più pranzi, cene e merende nei miei libri.
Eppure trovo che i buoni ricettari di una volta siano anche eccellenti testi letterari: “Il talismano della felicità”, di Ada Boni, ad esempio, lo leggo sempre con ammirazione per lo stile, oltre che per ricavarne qualche spunto per i miei piatti.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene?
Claudio: – Fermarsi in tempo, prima cioè di sentirsi pieni, non mescolare troppo i sapori, non andare di fretta. Sottrarre, insomma – una ricetta che vedrei bene anche in letteratura.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Claudio: – Insegno, scrivo romanzi. Lavoro sempre e comunque con le parole, mie o altrui.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Claudio: – Non ho locali preferiti. Ma ti descrivo il tipo di locale nel quale mi piace fermarmi: piccolo ma non angusto, e soprattutto senza musica a palla in sottofondo o, peggio, il televisore acceso.

Angie: – Sei mai stato a dieta?

Tarte Tatin - Foto Stockfood


Claudio: – Sì, certo.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Claudio: – Mah. Poca carne, in ogni caso, e solo da allevamenti in cui gli animali siano trattati “umanamente”.

Angie: -Se fossi un dolce, quale saresti?
Claudio: – Se fossi un dolce non mi porrei il problema dell’essere o del non essere. Ma stiamo al gioco: tarte tatin.

Angie: -Vino?
Claudio: – Sono astemio, non so nulla di vini. Però di recente ho presentato il mio ultimo libro, “Il sangue del tiranno”, nella Crotta di Vegneron a Chambave, un paese dalle parti di Aosta: e l’enologo ha voluto accompagnare le mie pagine alla degustazione del Blanc de Morgex et La Salle “Rayon”. Le espressioni soddisfatte del pubblico mi hanno convinto che l’abbinamento funziona.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Claudio: – Verdura di stagione. Formaggi leggeri. Nella dispensa: spezie e vari tipi di pasta.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Claudio: – Mi sono specializzato in primi piatti: pasta con intingoli vari, alle verdure.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Claudio: – La pizza cotta in un forno a legna, direi.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Claudio: – Oscillante tra un atteggiamento epicureo e i sensi di colpa.

Angie: – Di cosa sei più goloso? E cosa proprio non ti piace?
Claudio: – La lista di ciò che non mi piace è ridicolmente lunga, e i miei amici ci scherzano sempre su: in cima metterei i cachi e il cocomero, che non solo non assaggerei mai, ma che detesto vedere e sentire mangiare. Poi l’aceto. Quanto alla golosità, devo stare attento ai dolci.

Claudio Morandini ed il suo cappuccino

Angie: – Il tuo punto debole…
Claudio: – I croissant con cappuccino, a metà mattina.

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Claudio: –  Mmm, il basilico? Il cardamomo?

Angie: – Non puoi vivere senza…
Claudio: – I libri e la cara vecchia musica classica, ma questo è un altro discorso.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Claudio: – Immagino che saper cucinare sia efficace. Posso azzardare che saper cucinare e vivere in una casa piena di bei libri e di buona musica sia irresistibile.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori.
Claudio: – Bocconcini di pollo con i carciofi.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Claudio: – Il bellissimo “Donne di Beirut”, di Iman Humaydan Younes (Edizioni La Linea). Ma leggo molto, molti libri contemporaneamente, e approfitto dell’estate per portarmi avanti con la lettura. Quindi tra qualche giorno potrei risponderti “L’eroe del giorno” di Fabio Ciriachi (Gaffi), che non vedo l’ora di aprire.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Claudio: – In senso buono, intendi? Tutto Stravinskij. Ma anche il Prince degli anni ottanta-novanta.

Angie: – Hobby?
Claudio: – Insegnare lettere in un liceo. Mi distoglie dall’impegno della scrittura.
Al di là della boutade: collezionare musica; andar per musei (non sono il primo a dirlo, questo mi piace molto); curare il mio blog http://ombrelarve.blogspot.com/ come un orticello…

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Claudio: – Uno dei lati piacevoli dell’aver superato i cinquant’anni sta nel non dover sospirare più dietro ai grandi sogni. Più che sogni, coltivo speranze: per esempio quella di rivedere non troppo tardi un paese meno volgare e meno cattivo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Claudio: – “Ma come fai a inventare quelle storie?” Come faccio? rispondo tra me. Mi guardo attorno, leggo molto.

Pancotto

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Claudio: – Mia moglie lo troverebbe inappropriato.

Angie: – Un piatto della tua infanzia…

Claudio: – Ci sto pensando… Avrei diversi equivalenti delle madeleines proustiane da citarti, ma alla fine propendo per un piatto povero, poverissimo anzi, che ogni tanto mio padre, tornato dall’ufficio e colto dalla nostalgia per le radici contadine della sua famiglia, faceva la sera: il pancotto.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Claudio: – Non ne ho idea. In generale i confini e i particolarismi non mi piacciono, neanche in cucina, mi piacciono gli sconfinamenti e le contaminazioni.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Claudio: – Me ne vengono in mente troppi!

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Claudio: – La cucina orientale, indiana in particolare, mi attira sempre – anche se so che dire “indiana” è essere terribilmente generici.

Un immagine molto gastronomica di Claudio 🙂

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Claudio: – Ci ho pensato parecchio: direi che “onnivoro selettivo” mi pare una definizione confacente, in cucina, in letteratura e insomma nella vita.

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Intervista Gastronomica a Vincenzo Borriello

Vincenzo Borriello, versione "bel tenebroso" 🙂

Vincenzo Borriello classe 1976, nasce a Torre del Greco (NA)

Laurea in sociologia presso la Federico II di Napoli. Fin dall’età adolescenziale ha avuto una forte passione per il giornalismo che lo ha portato a collaborare con due testate giornalistiche Tutto è… ed Il Levante per le quali ha scritto di politica, di cronaca e ha svolto inchieste giornalistiche con una forte impronta sociologica.

Nel gennaio del 2010 esce il suo primo romanzo dal titolo “L’uomo che amava dipingere” che narra la storia di Yassir, un govane pittore iraniano arrestato per aver dipinto una donna nuda, reato per il quale è prevista la pena di morte. É lo stesso autore a definire il suo libro un romanzo “sociale” contro la violazione dei diritti umani;ma anche una finestra sul mondo arabo-persiano capace di fornire un punto di vista alternativo rispetto a quello “folkloristico” che i media amano dare in pasto a cervelli troppo pigri per pensare.

Del Febbraio del 2011 è La donna che sussurrava agli specchi (Montecovello Editore)

che prosegue il discorso di denuncia intrapreso con il precedente lavoro.

Il romanzo stilisticamente è una successiva crescita dell’autore, che ancora una volta vuole essere un atto di denuncia verso temi mai sufficientemente dibattuti, attingendo come nel lavoro precedente, a fatti di vita reale sapientemente miscelati alla sua immaginazione e creatività.

Per maggiori informazioni su Vincenzo, vi invito a dare uno sguardo al suo Blog Personale

Leggi tutto

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Intervista Gastronomica ad Ermanno Capelli

Ermanno Capelli

“A 16 anni durante le vacanze estive va tutto solo a vivere per 2 mesi in una baita in alta montagna, in Valle Gesso, dove comincia a scrivere la stesura del suo primo romanzo. A 18 anni inizia a lavorare in banca ma il suo sistema nervoso continua a peggiorare sempre di più e lui, dopo 2 anni, si licenzia e va a vivere a Milano con un amico che vuole tentare il successo come cantante. Ed è così che Ermanno inizia a scrivere canzoni.” Fonte Wikipedia


Ermanno Capelli, nasce a Torino e già a 14 anni inizia a scrivere romanzi. A 18 anni si diploma e va a lavorare in banca ma la sua indole ribelle lo spinge a licenziarsi dopo soli 4 anni, trasferendosi a Milano, dove decide di fare l’autore di canzoni. Qui, incontra il cantante napoletano Ciro Sebastianelli che resterà per tutta la vita nel suo cuore, come amico e come artista. Nel giro di pochissimo tempo, Ermanno scrive canzoni per numerosi cantanti di successo tra i quali: Mina, Camaleonti, Mino Reitano, Ciro Sebastianelli, Tiziana Rivale, Dik Dik, Nicola Di Bari, Antoine, Maurizio dei Krisma, Flora Fauna & Cemento e tanti altri. Inoltre Ermanno è l’autore del testo di DOLCE LASSIE sigla dei serial TV LASSIE e di CIAO AMICO sigla dello ZECCHINO D’ORO per sette anni ed anche sigla ufficiale dell’UNICEF.

Yo Yo Denti Di Lupo è considerato da Ermanno il suo primo vero romanzo che lo rappresenta come scrittore e come artista. dal sito Laura Capone Editore

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Ermanno: –  Ermanno: – E’ fondamentale una buona alimentazione.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Ermanno: –  Sempre,poichè nei miei romanzi parlo sopratutto d’amore e di s…. e per far bene l’amore devi amare il cibo.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Ermanno: –  Per me mangiar bene significa alzarsi da tavola appagato.. soddisfatto. Dopo aver mangiato bisogn asorridere perchè se sorridi a pancia piena vuol dire che hai mangiato bene…perchè mangiare bene è come fare l’amore!

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Ermanno: –  A 18 anni ero un pazzo: lavoravo in banca! Poi sono diventato NORMALE e ho iniziato a scrivere canzoni e in seguito anche ROMANZI.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Ermanno: –  Mi piace cambiare spesso ristorante perchè amo sperimentare. Ovviamente se sono in compagnia prima di sceggliere valuto anche i gusti dei miei amici-amiche perciò o scelgo il ristorante di lusso o li porto da Mc Donald’s.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Ermanno: –  Non sono mai stato a dieta….anzi no, scusa, una volta mi è capitato ma forse perchè ero single?!!!

Angie: – Meglio carne o pesce?
Ermanno: –  Il pesce è splendido se cucinato con lo champagne. Non disdegno però la carne alla tartara.

Panna Montata

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Ermanno: –  PANNA MONTATA, naturalmente!

Angie: – Vino?
Ermanno: –  La risposta ti parrà strana:Fragolino oppure champagne.

Angie: – Il tuo punto debole
Ermanno: –  Il mio punto debole: gli occhi dolci di una ragazza che ha una cotta per me…poi se è anche una buona cuoca allora è il max

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Ermanno: –  Nella dispensa le spezie e gli aromi orientali. Nel frigo lo champagne, il fragolino e la coca cola perchè non si sa mai…se viene a trovarmi un’amica che ama la coca non posso trascurarla.
Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?

Ermanno: –  La carne alla tartara anche se per farla bene bisogna avere una serata full immersion, per la cena e il dopo cena.
Angie: – E quello che ti piace mangiare?

Ermanno: –  Tutto quello che ha sapori che mi fanno affondare in un’atmosfera da sogno. E naturalmente anche i profumi che mi fanno sognare.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Ermanno: –  Un divoratore buongustaio moderato.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Ermanno: –  Sono golosissimo di PANNA.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Ermanno: –  Il profumo essenza odore che preferisco? PROFUMO DI FICHI FEMMINE!!!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Ermanno: –  Non posso vivere senza amore, cibo e viaggi.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,o anche il saper cucinare?
Ermanno: – I miei 3 step per sedurre una donna:a)Lo sguardo…di solito faccio il pesce lesso ah ah ah! b)una buona cena c)A volte cucinata da me….dipende da lei naturalmente!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Ermanno: –  Ecco LA MIA RICETTA SEMPLICE SEMPLICE X I LETTORI:
Munirisi di una padella
una noce di burro
due fette di petto di pollo

Petto di pollo

quando il burro si è sciolto, dare una voltata e una girata al pollo e  poi versare 1/2 litro di latte intero
aggiungere sale-scorza-limone
fare cuocere a fuoco lento, voltando e girando più volte la carne di pollo
QUANDO IL LATTE E’DIVENTATO UNA CREMA, si spegne il fuoco e si fa una grattata di noce moscata.
Un piatto delizioso, non impegnativo e veloce. Lo so fare perfino io…

Angie: – – L’ultimo libro che hai letto?
Ermanno: –  Il mio YO YO DENTI DI LUPO, poichè facendo lo scrittore ho sempre meno tempo per leggere gli altri autori.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Ermanno: –  Pelle sulla pelle di Riccardo Cocciante e Mi ritorni in mente del nostro mitico Lucio Battisti.

Angie: – Hobby?
Ermanno: –  I miei hobbiy: tennis golf e deltaplano…lo so che sono cose un pò insolite e impegnative e perciò quando non riesco a praticarli mi accontento di belle passeggiate in riva al mare o in montagna.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Ermanno: –  COMPRARMI UN’ISOLA: questo è il mio sogno. Sognamo che fa bene.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Ermanno: –  Che sono strano.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Ermanno: –  Una cuoca? Certo che sì, specialmente se è

Bruschetta

BUONA…..come CUOCA…certamente.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Ermanno: –  Pane e aglio, la volgare bruschetta contemporanea.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Ermanno: –  Alla politica preferisco un bel piatto di aragoste.Per cui non vorrei mischiare la politica con la cucina. Scusate la mia risposta, ma io sono fatto così.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Ermanno: –  Spaghetti e Ceci?

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Ermanno: –  La cucina francese, anche se la cucina ITALIANA è il top.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Ermanno: –  Sfizioso e irriverente.

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