Claudio Morandini

Claudio Morandini è nato, vive e insegna ad Aosta. Dopo anni di radiocommedie, ha scritto  alcuni monologhi per il teatro, tra cui Ostriche e Una romantica donna del Nord. Ha poi pubblicato i romanzi Nora e le ombre (Palomar, 2006), Le larve (Pendragon, 2008) e Rapsodia su un solo tema – Colloqui con Rafail Dvoinikov (Manni, 2010). Il racconto Le dita fredde compare nell’antologia bilingue Santi. Lives of Modern Saints (Black Arrow, Baltimora, 2007); Fosca si trova in Nero Piemonte e Valle d’Aosta. Geografie del mistero (Perrone, 2010). Altri testi sono apparsi su riviste o sono disponibili in rete.
Per il blog “Letteratitudine” anima il forum su musica e letteratura.
Sul suo blog “Iperboli, ellissi” si occupa di libri e altro. Nel 2011 ha scritto il romanzo breve Il sangue del tiranno per la collana “Inchiostro rosso” di Agenzia X. Alla cantante Marta Raviglia e al compositore e pianista Simone Sbarzella ha dedicato le Dodici variazioni sul sangue.
Ha scritto Giovanna Repetto su “Il paradiso degli orchi”: “Se Morandini fosse un pittore sarebbe forse un esperto nel trompe-l’oeil.” E Luca Dipierro: “I romanzi di Morandini non sono strade, non cattedrali, e nemmeno case e nemmeno labirinti. Sono foschie. Trame e personaggi vengono moltiplicati e allo stesso tempo dissolti da uno stile fatto di volute e cerchi.”

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Claudio: – Una buona colazione è essenziale per affrontare la mattinata a scuola. Un bel tazzone di caffè caldo mi aiuta a concentrarmi se voglio scrivere. Cucinare mi aiuta poi a rilassarmi, a lasciar decantare i pensieri.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?

Il Talismano della Felicità di Ada Boni

Claudio: – Lo confesso: i miei personaggi non siedono spesso a tavola; e, ahimè, quando lo fanno, non vanno al di là di pranzetti frettolosi, pizzette scongelate, brodini di dado.
Il pomeriggio, si concedono al massimo un tè. Mi riprometto sempre di inserire qualche bella scena a tavola, poi per una ragione o per l’altra me ne dimentico, e loro, i personaggi, rischiano di saltare i pasti. Facciamo così: prometto solennemente in questa occasione che d’ora in poi ci saranno più pranzi, cene e merende nei miei libri.
Eppure trovo che i buoni ricettari di una volta siano anche eccellenti testi letterari: “Il talismano della felicità”, di Ada Boni, ad esempio, lo leggo sempre con ammirazione per lo stile, oltre che per ricavarne qualche spunto per i miei piatti.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene?
Claudio: – Fermarsi in tempo, prima cioè di sentirsi pieni, non mescolare troppo i sapori, non andare di fretta. Sottrarre, insomma – una ricetta che vedrei bene anche in letteratura.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Claudio: – Insegno, scrivo romanzi. Lavoro sempre e comunque con le parole, mie o altrui.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Claudio: – Non ho locali preferiti. Ma ti descrivo il tipo di locale nel quale mi piace fermarmi: piccolo ma non angusto, e soprattutto senza musica a palla in sottofondo o, peggio, il televisore acceso.

Angie: – Sei mai stato a dieta?

Tarte Tatin - Foto Stockfood


Claudio: – Sì, certo.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Claudio: – Mah. Poca carne, in ogni caso, e solo da allevamenti in cui gli animali siano trattati “umanamente”.

Angie: -Se fossi un dolce, quale saresti?
Claudio: – Se fossi un dolce non mi porrei il problema dell’essere o del non essere. Ma stiamo al gioco: tarte tatin.

Angie: -Vino?
Claudio: – Sono astemio, non so nulla di vini. Però di recente ho presentato il mio ultimo libro, “Il sangue del tiranno”, nella Crotta di Vegneron a Chambave, un paese dalle parti di Aosta: e l’enologo ha voluto accompagnare le mie pagine alla degustazione del Blanc de Morgex et La Salle “Rayon”. Le espressioni soddisfatte del pubblico mi hanno convinto che l’abbinamento funziona.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Claudio: – Verdura di stagione. Formaggi leggeri. Nella dispensa: spezie e vari tipi di pasta.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Claudio: – Mi sono specializzato in primi piatti: pasta con intingoli vari, alle verdure.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Claudio: – La pizza cotta in un forno a legna, direi.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Claudio: – Oscillante tra un atteggiamento epicureo e i sensi di colpa.

Angie: – Di cosa sei più goloso? E cosa proprio non ti piace?
Claudio: – La lista di ciò che non mi piace è ridicolmente lunga, e i miei amici ci scherzano sempre su: in cima metterei i cachi e il cocomero, che non solo non assaggerei mai, ma che detesto vedere e sentire mangiare. Poi l’aceto. Quanto alla golosità, devo stare attento ai dolci.

Claudio Morandini ed il suo cappuccino

Angie: – Il tuo punto debole…
Claudio: – I croissant con cappuccino, a metà mattina.

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Claudio: –  Mmm, il basilico? Il cardamomo?

Angie: – Non puoi vivere senza…
Claudio: – I libri e la cara vecchia musica classica, ma questo è un altro discorso.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Claudio: – Immagino che saper cucinare sia efficace. Posso azzardare che saper cucinare e vivere in una casa piena di bei libri e di buona musica sia irresistibile.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori.
Claudio: – Bocconcini di pollo con i carciofi.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Claudio: – Il bellissimo “Donne di Beirut”, di Iman Humaydan Younes (Edizioni La Linea). Ma leggo molto, molti libri contemporaneamente, e approfitto dell’estate per portarmi avanti con la lettura. Quindi tra qualche giorno potrei risponderti “L’eroe del giorno” di Fabio Ciriachi (Gaffi), che non vedo l’ora di aprire.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Claudio: – In senso buono, intendi? Tutto Stravinskij. Ma anche il Prince degli anni ottanta-novanta.

Angie: – Hobby?
Claudio: – Insegnare lettere in un liceo. Mi distoglie dall’impegno della scrittura.
Al di là della boutade: collezionare musica; andar per musei (non sono il primo a dirlo, questo mi piace molto); curare il mio blog http://ombrelarve.blogspot.com/ come un orticello…

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Claudio: – Uno dei lati piacevoli dell’aver superato i cinquant’anni sta nel non dover sospirare più dietro ai grandi sogni. Più che sogni, coltivo speranze: per esempio quella di rivedere non troppo tardi un paese meno volgare e meno cattivo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Claudio: – “Ma come fai a inventare quelle storie?” Come faccio? rispondo tra me. Mi guardo attorno, leggo molto.

Pancotto

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Claudio: – Mia moglie lo troverebbe inappropriato.

Angie: – Un piatto della tua infanzia…

Claudio: – Ci sto pensando… Avrei diversi equivalenti delle madeleines proustiane da citarti, ma alla fine propendo per un piatto povero, poverissimo anzi, che ogni tanto mio padre, tornato dall’ufficio e colto dalla nostalgia per le radici contadine della sua famiglia, faceva la sera: il pancotto.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Claudio: – Non ne ho idea. In generale i confini e i particolarismi non mi piacciono, neanche in cucina, mi piacciono gli sconfinamenti e le contaminazioni.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Claudio: – Me ne vengono in mente troppi!

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Claudio: – La cucina orientale, indiana in particolare, mi attira sempre – anche se so che dire “indiana” è essere terribilmente generici.

Un immagine molto gastronomica di Claudio 🙂

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Claudio: – Ci ho pensato parecchio: direi che “onnivoro selettivo” mi pare una definizione confacente, in cucina, in letteratura e insomma nella vita.

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