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E' inutile versare rum…

Date: 21 agosto 2011

Dolci con crema alle caramelle rossana

*Pubblicità del 1960 delle caramelle "Rossana" dal Blog " http://memoryssubmarine.blogspot.com/

Le Rossana sono legate alla mia fanciullezza,  ricordo sempre che la calza della befana, era piena di queste caramelle, dall’involucro rosso con la scritta dorata “Rossana”, attualmente ancora sono in commercio, ma non essendoci un grande martellamento pubblicitario, le nuove generazioni, neanche sanno di cosa stiamo parlando.
Ogni domenica a mio nipote Mario vengono regalate, ma lui, non è che ne mangia tante, così le abbiamo fatte scoprire anche all’altro nipote, quello più piccolo, Mauro, che vive in Belgio, il quale le ha gradite veramente tanto.
Ma di queste caramelle, ne abbiamo accumulate veramente veramente tante, e allora sorge il problema di come poterle impiegare, ed ecco che da una ricerca sul web, scoprop che si possono realizzare delle torte da farcire con una crema alle caramelle rossana, una ricetta semplice semplice , che sicuramente piacerà non solo ai bambini ma anche agli adulti,  io ho utilizzato questa versione:

Per la crema alle caramelle rossana
Ingredienti:
– 1/2 litro di latte
– gr 350 caramelle Rossana
– 4 tuorli
– 3 cucchiai di farina

Esecuzione
:
Mettete in una pentola il latte e le caramelle. Portate a fuoco basissimo mescolando per evitare che le caramelle si attachino sul fondo e fino al completo scioglimento.
In una terrina mescolate i tuorli con la farina facendo attenzione a non formare grumi, e rimestate fino ad amalgamare bene i due composti.
Mettete il tutto in una pentola ed aggiungete a filo il latte. Rimettete sul fuoco fino al completo addensamento.

Per il pan di spagna:
La premessa è che sicuramente ognuno di voi avrà una sua ricetta collaudata del pan di spagna, io vi propongo questa:
ingredienti:
– 8 uova
– gr. 150 farina
– gr. 150 fecola
– gr. 300 zucchero
– la scorza di 1 limone grattugiata
– 1 bustina di lievito per dolci
– 1 bustina di vanillina
– 1 pizzico di sale

Esecuzione:
Montate a neve ferma i bianchi, e lavorate i rossi con lo zucchero ed il pizzico di sale per 15 – 20 minuti, unite i due composti fino a quando non assumeranno un colore giallo paglierino e saranno soffici raddoppiando il loro volume.
Imburrate ed infarinate una tortiera
Aggiungete alle uova il limone grattugiato e la vanillina poi la farina, la fecola e il lievito setacciati.
Quando il composto avrà raggiunto una giusta consistenza versartelo nella tortiera e cuocete in forno a 160 gradi per 45 – 55 minuti (poi dipende sempre dal forno).

Per la bagna

– gr 200 di acqua
– gr 100 di zucchero
– scorza di limone
– scorze di arancio

Esecuzione:
mettete a bollire l’acqua con le bucce di limone e lo zucchero, appena bolle spegnete e lasciate raffreddare poi unite un liquore che più vi piace e nella misura che gradite.

Composizione del dolce
Una volta che il pan di spagna si sarà raffreddato tagliatelo in due, bagnatelo con lo sciroppo a base di e farcitelo con la crema.
Ovviamente se mezzo litro di crema non dovesse bastare raddoppiate le dose, cospargete di crema anche la superfice e cospargetela di lamelle di mandorle.

Crostata alla crema rossana
Naturalmente, anche per la frolla, ognuno utilizza la sua personale ricetta, io ho utilizzato questa 🙂
Ingredienti per la pasta frolla:
– gr 125 zucchero
– gr 350 farina
– gr 125 burro morbido
– 2 uova intere
– 1 tuorlo
– un pizzico di sale
– buccia grattugiata di un limone
– 1 pizzico di bicarbonato

Esecuzione:
Disponete la farina a fontana.  Mettete al centro le uova, lo zucchero, il burro, un pizzico di sale, la buccia grattugiata del limone, il pizzico di bicarbonato. Impastate gli ingredienti al centro e incorporatevi un po per volta la farina. Lavorate l’impasto fino ad ottenere un composto omogeneo. Formatene una palla, ricopritela con la pellicola

Caramelle Rossana Perugina

trasparente e lasciate riposare in frigo per mezz’ora.
Ora, foderate una teglia circolare con della carta da forno e stendetevi sopra

l’impasto, mettendone da parte per ricavare le striscioline dopo. Punzecchiate il fondo con i rebbi di una forchetta. Mettete a cuocere
Quando si sarà cotta, lasciate raffreddare e mettete sul fondo dei savoiardi sbriciolati bagnati con un po di liquore a vostro piacimento (io utilizzo il limoncello).
Versate la crema rossana.
Ricavate delle striscioline con l’impasto tenuto da parte aiutandovi con un taglia pizza, e disponetele sulla crostata. in ogni quadratino mettete una mandorla e rimettete in forno fino a cottura delle striscette.
Fate raffreddare e tenetela una ventina di minuti in frigo prima di servirla.

*Pubblicità delle “Caramelle Rossana” del 1960 dal Blog http://memoryssubmarine.blogspot.com/

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Intervista Gastronomica a Salvatore D’Antona

Salvatore D'Antona

Salvatore D’Antona, è nato a Napoli, classe 1965 è laureato in Scienze Politiche, con indirizzo Asia-Africa.
Ha due grandi passioni sono il mondo arabo e la chitarra.
Da dodici anni risiede in Abruzzo.
Ha pubblicato con Demian Edizioni, L’incanto di nuvola panna (2007),  Come un arancio amaro del 2009,
Santinillo. La tenacia di un successo del 2011, La ragazza di Camden sempre del (2011)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Salvatore: – Nulla! Più sono disordinato nel mangiare, più incubi intestinali ho, più creativo diventa il lavoro. Non è dall’intestino sofferente che nascono i capolavori?

Angie: – Hai mai scritto, ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Salvatore: – C’è un personaggio, nel mio ultimo romanzo “La ragazza di Camden”, che ha un banco di sandwich al mercato di Camden Town. Si chiama David, è stato un cuoco e non fa altro che raccontare di piatti e pietanze.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Salvatore: – Restare in silenzio davanti al cibo, ammirarlo e benedire il momento che ho deciso di ordinare quel piatto.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Salvatore: – Faccio l’assicuratore per campare e lo scrittore per vivere. In passato ho fatto il giornalista e l’animatore.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Salvatore: – Si, si chiama Osteria dell’Angelo e si trova a Città Sant’Angelo, vicino Pescara (Abruzzo).

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Salvatore: – Non nel senso tecnico del termine.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Salvatore: – Pesce


Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Cannoli siciliani

Salvatore: – Non amo molto i dolci. Se proprio devo rispondere: un cannolo siciliano (solo con ricotta bianca).

Angie: – Vino?
Salvatore: – Pecorino d’Abruzzo.

Angie: – Il tuo punto debole
Salvatore: – Dal punto di vista gastronomico? Il crudo di pesce. Dal punto di vista personale: la fantasia.

Angie: – La marmellata. Il mais.
Salvatore: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un
piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Salvatore: – Non sono un gran cuoco. Mi piace l’idea di cercare un dettaglio che renda quel piatto unico (quasi mai mi riesce! O meglio: quel piatto spesso diventa unico in senso negativo e certamente irripetibile per gli stomaci altrui). Il piatto che mi piace di più cucinare: gnocchetti zucchine e scampi (banale, no?).

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Salvatore: – Gnocchetti zucchine e scampi (sempre più banale, no?).

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Salvatore: – Un frettoloso. Mangio sempre troppo in fretta e solo nei miei ricordi un piatto diventa, ad esempio, sublime!

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Salvatore: – Goloso? Già detto: crudo di pesce! Non sopporto il tacchino.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Salvatore: – Mi piace l’aroma dell’aglio che soffrigge, il profumo dell’olio novello, l’essenza del rosmarino. Sensazioni molto mediterranee direi.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Salvatore: – Libri, acqua e una fetta di pane pomodoro e basilico. Lo so, non c’entra molto col tema, ma è così: potrei rinunciare a tutto, ma a queste cose credo proprio di no.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper
cucinare
Salvatore: – Consiste nell’essere vero e se stesso in ogni momento. Se costruisci un personaggio per l’occasione, l’incantesimo svanisce presto. Voglio dire: se non sai cucinare e vuoi apparire a tutti i costi un grande chef non credo che riuscirai a sedurre neppure te stesso. Se l’invito a cena è un capitolo di una storia bella funziona, se è fine a se stesso si spegne. Anche nella letteratura i veri innamorati si accontentano di poco, si nutrono d’amore. Quando l’amore scema entra in gioco il cibo (scherzo, ma fino a un certo punto!).

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori

Pane e pomodoro

Salvatore: – Prendete una fetta di pane di Napoli (quello con la mollica compatta e la crosta un pò bruciacchiata), bagnatelo appena appena con un pò d’olio extra vergine d’oliva (possibilmente abruzzese), inondatelo di pomodori ciliegini (a pezzetti piccoli piccoli), qualche pezzetto di aglio (tritato molto finemente) e una foglia di basilico fresco: sarete sulla porta del paradiso!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Salvatore: – “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Salvatore: – Life in Technicolor dei Coldplay, ma non chiedermi perché!

Angie: – Hobby?
Salvatore: – Amo leggere, viaggiare e suonare la chitarra.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Salvatore: – Ulisse. Viaggia, fa esperienze fantastiche e drammatiche e ogni volta torna verso casa più grande. Ma alla fine del suo peregrinare quella casa dove l’attendeva Penelope, la sentiva ancora sua?

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Salvatore: – Vivere scrivendo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Salvatore: – Che sono una persona sensibile.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Salvatore: – Meglio cuoca che oca!

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Salvatore: – No so se si è capito: pane e pomodoro!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Salvatore: – Sempre meno, la contaminazione è ineluttabile. Lo dimostra il fatto che quando vai in giro e cerchi un ristorante di cucina tipica locale devi davvero sudare e magari ti ritrovi a Bratislava a mangiare il tipico sushi slovacco!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Salvatore: – Così diventa un tormentone, ma non posso evitarlo. Il verde del basilico, il bianco della mollica di pane, il rosso del pomodoro. Che cos’è?

Cucina giapponese

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Salvatore: – Quella giapponese mi fa letteralmente impazzire.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Salvatore: – Un progetto ambizioso: sto scrivendo un romanzo ambientato nel 1886 e parla di luce e ladri. Ma non posso dire di più se non che richiede uno studio meticoloso e lungo.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Salvatore: – Curioso.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Salvatore: – Berlusconi a uno di quei piatti che quando sei in un ristorante di lusso ti presentano dicendo: “abbiamo cilindretti di grano duro in salsa d’oro rosso e una spruzzatina di erbe di giardino” per dire i maccheroni al pomodoro e basilico. Di Pietro: un arrosto misto (di carne).

Angie: – La cucina ti mai tradito?
Salvatore: – Si, una volta con una sala da pranzo, ma l’ho perdonata!

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Salvatore: – Cogli l’attimo facendo attenzione a non fare del male.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Salvatore: – Quando morirai? E chi lo sa?…

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Intervista Gastronomica a Luigi F. Pone direttore de “Il Mediano”

Luigi Pone

Luigi Pone

Il mio incontro con Luigi, avviene come sempre in rete, e non poteva essere altrimenti 🙂
Infatti, sono capitata sul sito della rivista on line da lui diretta, Il mediano approdando negliarticoli del professor Carmine Cimmino, dedicati alla cultura gastronomica, Officina dei Sensi, è il titolo della rubrica, ne sono rimasta incantata e così,  ho scritto alla redazione chiedendo di poterne ospitare qualcuno nelle mie pagine, naturalmente citando autore, fonti e,  linkando la rivista, e Luigi solerte nella risposta, molto gentilmente ha acconsentito e mi ha messo anche  in contatto con il professor Cimmino, che mi piacerebbe intervistare, e mi son detta: perche’ non intervistare anche il direttore megagalattico della rivista?
Confesso, che ci son stati un bel po di scambi di e-mail, prima di convincerlo ma alla fine ci sono riuscita 🙂
Mi son fatta svelare tutti i suoi segreti culinari, molto pochi per la verità, poiche’ Luigi è uno che non si pone (come il suo cognome:-) troppi problemi, ammette di non saper cucinare, ma apprezza la buona cucina.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Luigi: – È importantissima. Essendo un ipoglicemico so che è necessario fornirmi delle energie necessarie per arrivare almeno a metà mattinata; da lì in poi, mangio un frutto o uno yogurt.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Luigi: – Mai.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene?
Luigi: – Allontanare ogni forma di tristezza.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Luigi: – Giornalista in anni giovanili; docente ora, con forte impegno nel giornalismo per lo sfizio di dare un’opportunità ai giovani.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Luigi: – Ho mangiato bene, in un’atmosfera davvero particolare, presso l’osteria La Lanterna, a Mugnano del Cardinale (Avellino)

Zuppetta napoletana foto tratta da *Veganblog

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Luigi: – Sì.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Luigi: – Carne.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Luigi: – Credo si chiami “zuppetta”. Lo adoro perché è quello che di solito lasciano tutti, perché attratti dal cioccolato. E poi, anche perché  è il dolce che preferiva mio padre.

Angie: – Vino?
Luigi: – Non sono un esperto, ma apprezzo molto il Taurasi.


Angie: – Il tuo punto debole
Luigi: – Le mie certezze…che sono poi anche i mie dubbi.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Luigi: – In frigo non mancano mai latte e frutta; nella dispensa non manca mai il caffè.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Luigi: – Purtroppo non so fare da mangiare…


Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Luigi: – Non ho particolari preferenze, l’importante è che sia buono.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Luigi: – Accorto e moderato.

Angie: – Di cosa sei più  goloso? e cosa proprio non ti piace?
Luigi: – Mi piace il rustico. Non mi piacciono le rape.

Pizza nel forno a legna

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Luigi: – Mi piace molto l’odore della pizza fatta al forno…sa di antico e di buono.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Luigi: – Leggere.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Luigi: – Non so se esista un legame. Però credo che una buona cena aiuti a creare feeling e atmosfera.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Luigi: – Non posso, perché non saprei cosa suggerire. Troppo ignorante in materia!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Luigi: – “Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi”, di Gustavo Charmet

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Luigi: – Non ho mai fatto caso se la musica mi provoca quegli effetti!

Angie: – Hobby?
Luigi: – Tennis e calcio, anzi calcetto a 5.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Luigi: – Mah, siccome mi piace molto il mare direi Nettuno.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Luigi: – Andare ad abitare in una bella casa di fronte al mare.

Angie: – Cosa ti dicono più  spesso?
Luigi: – Di farmi vedere di più in giro.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Luigi: – No

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Luigi: – Spaghettini in brodo: una tortura!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Luigi: – Certo che sì!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Luigi: – Ovvio: La pizza.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Luigi: – No.

Angie: – A quali altri progettiti stai dedicando in questo periodo?

Philippe Noiret e Salvatore Locascio – Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore


Luigi: – Sto cercando di capire se esiste lo spazio per dare vita ad un giornale online che si occupi esclusivamente delle problematiche della Campania, figlio di una Associazione di utilità sociale, sul quale siano disponibili a scrivere le belle intelligenze del mondo accademico e delle professioni, con contributi assolutamente originali ed unici. Una sorta di esperienza di giornalismo sociale.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Luigi: – Agrodolce.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Luigi: – Berlusconi ad una minestra fredda; Di Pietro ad uno spiedino.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Luigi: – Se intendi di essere rimasto deluso rispetto a delle aspettative, sì, è  successo. Per fortuna poche volte.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Luigi: – Trovo calzante per me una battuta di Philippe Noiret, in “Nuovo Cinema Paradiso: “…prima o poi arriva un tempo che parlare o stare muti è la stessa cosa. E allora è meglio starsi zitti”.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Luigi: – Perdonami, ma non ho molta stima per Marzullo, non mi ispira domande e men che mai risposte

*La foto della Zuppetta è tratta da Veganblog

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