Intervista Gastronomica a Salvatore D’Antona

Salvatore D'Antona

Salvatore D’Antona, è nato a Napoli, classe 1965 è laureato in Scienze Politiche, con indirizzo Asia-Africa.
Ha due grandi passioni sono il mondo arabo e la chitarra.
Da dodici anni risiede in Abruzzo.
Ha pubblicato con Demian Edizioni, L’incanto di nuvola panna (2007),  Come un arancio amaro del 2009,
Santinillo. La tenacia di un successo del 2011, La ragazza di Camden sempre del (2011)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Salvatore: – Nulla! Più sono disordinato nel mangiare, più incubi intestinali ho, più creativo diventa il lavoro. Non è dall’intestino sofferente che nascono i capolavori?

Angie: – Hai mai scritto, ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Salvatore: – C’è un personaggio, nel mio ultimo romanzo “La ragazza di Camden”, che ha un banco di sandwich al mercato di Camden Town. Si chiama David, è stato un cuoco e non fa altro che raccontare di piatti e pietanze.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Salvatore: – Restare in silenzio davanti al cibo, ammirarlo e benedire il momento che ho deciso di ordinare quel piatto.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Salvatore: – Faccio l’assicuratore per campare e lo scrittore per vivere. In passato ho fatto il giornalista e l’animatore.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Salvatore: – Si, si chiama Osteria dell’Angelo e si trova a Città Sant’Angelo, vicino Pescara (Abruzzo).

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Salvatore: – Non nel senso tecnico del termine.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Salvatore: – Pesce


Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Cannoli siciliani

Salvatore: – Non amo molto i dolci. Se proprio devo rispondere: un cannolo siciliano (solo con ricotta bianca).

Angie: – Vino?
Salvatore: – Pecorino d’Abruzzo.

Angie: – Il tuo punto debole
Salvatore: – Dal punto di vista gastronomico? Il crudo di pesce. Dal punto di vista personale: la fantasia.

Angie: – La marmellata. Il mais.
Salvatore: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un
piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Salvatore: – Non sono un gran cuoco. Mi piace l’idea di cercare un dettaglio che renda quel piatto unico (quasi mai mi riesce! O meglio: quel piatto spesso diventa unico in senso negativo e certamente irripetibile per gli stomaci altrui). Il piatto che mi piace di più cucinare: gnocchetti zucchine e scampi (banale, no?).

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Salvatore: – Gnocchetti zucchine e scampi (sempre più banale, no?).

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Salvatore: – Un frettoloso. Mangio sempre troppo in fretta e solo nei miei ricordi un piatto diventa, ad esempio, sublime!

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Salvatore: – Goloso? Già detto: crudo di pesce! Non sopporto il tacchino.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Salvatore: – Mi piace l’aroma dell’aglio che soffrigge, il profumo dell’olio novello, l’essenza del rosmarino. Sensazioni molto mediterranee direi.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Salvatore: – Libri, acqua e una fetta di pane pomodoro e basilico. Lo so, non c’entra molto col tema, ma è così: potrei rinunciare a tutto, ma a queste cose credo proprio di no.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper
cucinare
Salvatore: – Consiste nell’essere vero e se stesso in ogni momento. Se costruisci un personaggio per l’occasione, l’incantesimo svanisce presto. Voglio dire: se non sai cucinare e vuoi apparire a tutti i costi un grande chef non credo che riuscirai a sedurre neppure te stesso. Se l’invito a cena è un capitolo di una storia bella funziona, se è fine a se stesso si spegne. Anche nella letteratura i veri innamorati si accontentano di poco, si nutrono d’amore. Quando l’amore scema entra in gioco il cibo (scherzo, ma fino a un certo punto!).

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori

Pane e pomodoro

Salvatore: – Prendete una fetta di pane di Napoli (quello con la mollica compatta e la crosta un pò bruciacchiata), bagnatelo appena appena con un pò d’olio extra vergine d’oliva (possibilmente abruzzese), inondatelo di pomodori ciliegini (a pezzetti piccoli piccoli), qualche pezzetto di aglio (tritato molto finemente) e una foglia di basilico fresco: sarete sulla porta del paradiso!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Salvatore: – “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Salvatore: – Life in Technicolor dei Coldplay, ma non chiedermi perché!

Angie: – Hobby?
Salvatore: – Amo leggere, viaggiare e suonare la chitarra.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Salvatore: – Ulisse. Viaggia, fa esperienze fantastiche e drammatiche e ogni volta torna verso casa più grande. Ma alla fine del suo peregrinare quella casa dove l’attendeva Penelope, la sentiva ancora sua?

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Salvatore: – Vivere scrivendo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Salvatore: – Che sono una persona sensibile.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Salvatore: – Meglio cuoca che oca!

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Salvatore: – No so se si è capito: pane e pomodoro!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Salvatore: – Sempre meno, la contaminazione è ineluttabile. Lo dimostra il fatto che quando vai in giro e cerchi un ristorante di cucina tipica locale devi davvero sudare e magari ti ritrovi a Bratislava a mangiare il tipico sushi slovacco!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Salvatore: – Così diventa un tormentone, ma non posso evitarlo. Il verde del basilico, il bianco della mollica di pane, il rosso del pomodoro. Che cos’è?

Cucina giapponese

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Salvatore: – Quella giapponese mi fa letteralmente impazzire.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Salvatore: – Un progetto ambizioso: sto scrivendo un romanzo ambientato nel 1886 e parla di luce e ladri. Ma non posso dire di più se non che richiede uno studio meticoloso e lungo.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Salvatore: – Curioso.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Salvatore: – Berlusconi a uno di quei piatti che quando sei in un ristorante di lusso ti presentano dicendo: “abbiamo cilindretti di grano duro in salsa d’oro rosso e una spruzzatina di erbe di giardino” per dire i maccheroni al pomodoro e basilico. Di Pietro: un arrosto misto (di carne).

Angie: – La cucina ti mai tradito?
Salvatore: – Si, una volta con una sala da pranzo, ma l’ho perdonata!

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Salvatore: – Cogli l’attimo facendo attenzione a non fare del male.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Salvatore: – Quando morirai? E chi lo sa?…

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