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E' inutile versare rum…

Date: 24 agosto 2011

Intervista Gastronomica ad Elvira Seminara

Elvira Seminara

Elvira Seminara vive ad Acicastello, ed è giornalista professionista dal ‘91, si è occupata soprattutto di violazioni e abusi (dell’infanzia, dell’ambiente, delle donne e dei senza-diritti. E abuso del tempo, quand’è sequestrato dal mercato e dal consumo ossessivo) .
Nel 2008 pubblica con Mondadori il romanzo “L’indecenza”.
Nel 2009 è uscito il suo libro “I racconti del parrucchiere” (Gaffi editore).
Nel 2010 un suo racconto lungo per l’antologia Supergiallo Mondadori “Eros e thanatos”.
L’ultimo suo romanzo, la dark comedy “Scusate la polvere” (edizioni Nottetempo di Ginevra Bompiani) è uscito nel giugno 2011. Suoi testi sono tradotti in diversi paesi.
Elivira, oltre ad essere una gran brava scrittrice, è la madre di quella famosa Viola di Grado, che ho già gastronomicamente intervistato :-), autrice di “Settanta acrilico trenta lana”.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Elvira: – “ Ebbene sì !,  sono un’ eretica  inappetente,  ma nel mio lavoro, cioè quello di narratrice,  conta parecchio ! Nel mio ultimo romanzo (“ Scusate la polvere”), c’è una protagonista che fa catering, ovviamente con esiti surreali. E  sai  che fa la sua amica ? Riscrive il menu in chiave letteraria,  rinominando i piatti con stile evocativo e  spreco di metafore,   a potenziarne il (minimo) valore gastronomico!”

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Elvira: – “Rischio di deludere ancor  più i  possibili  avventori dei miei libri, ma devo ammettere che nel mio romanzo  “L’indecenza” la ricetta della torta è un presagio malefico, e  nella cucina (della protagonista)  a banchettare con  più passione sono formiche e scarafaggi.  Però, colmo di ironia, sono stata invitata proprio adesso  a scrivere un racconto “gastronomico” per una succulenta antologia !”.

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene ?

Uova alla coque

Elvira: – “Ok,  so di perdere  definitivamente i residui devoti dei miei libri :  io non sono una buongustaia,  col cibo sono una primitiva,  una selvatica con guizzi animistici . Mi piace da pazzi in certe mattine solitarie agguantare  un panino al latte nel  primo panificio, e mangiarlo per strada. Mi dà emozioni ineffabili. Mi piace l’uovo bollito, così esatto e rassicurante nel  suo portauovo,  e quella compiutezza assoluta, da baricentro del mondo.   L’uovo bianco dentro il suo portauovo a misura,  in questo mondo senza più contenitori e misure, mi commuove, ha qualcosa di metafisico. “

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Elvira: – “ Detesto la gastrognomica, cioè la gastronomia  gnomica o sentenziosa.  Non mi piace  quando  il titolare ti spiega  troppo i suoi piatti, con ossessione filologica e dettagli  da perito ,  come a farti una lezione di buon vivere !  Preferisco la semplicità.  E poi io mangio soprattutto con gli occhi.  Mi piacciono i posti  sereni e accoglienti,  dove lo sguardo  si riposa allegro,  meglio con qualche frammento di scenario, una finestra, un albero o un cortile. E con le luci giuste, e tracce di vita e di memoria.  Amo certe piccole trattorie familiari, i luoghi senza velleità,  senza troppi bicchieri. (Beh, anche perché non bevo). “

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Elvira: – “No,  mai, per fortuna brucio tutte le calorie, anche quelle dei  congiunti. E menomale, perché detesto il  calcolo di ogni natura,   e figuriamoci i conteggi  di grassi, carboidrati ecc..

Cassatella di agira

cassatella

Non amo la ragioneria del cibo.  Mangio quando ho fame , ma anche quando sono felice o mi piace la compagnia.  Le ultime due voci sono importanti, perché io non ho fame quasi mai, e insomma a quest’ora sarei  afasica e moribonda  ”

Angie: – Meglio carne o pesce?
Elvira: – “Pesce crudo, frutti di mare, conchiglie. Bellissime anche nel guscio, mangerei anche quello”.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Elvira: – “La Crème brûlée  originale, per quella crosta   bruciata e dura che  fa croc quando la spezzi. E sembra di marmo ma è zucchero. E  poi  c’è  sotto,   isolata,  la morbidezza bianca.  E’ un dolce che è un ossimoro, per questo mi  somiglia un poco.”

Angie: – Il tuo punto debole
Elvira: – “Le cassatelle di Agira, ma non è un punto debole, è forte. Sono anche belle. E la cioccolata di Modica al peperoncino.”

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Elvira: – “ In dispensa i Ritz,  che sono insieme dolci e salati , meglio  uno scatolo appena aperto. In frigo uno yogurth di limone, il succo di ananas, un kiwi. “

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?

Moka italiana

Elvira: – “Mi piace fare il caffè , anche  perché la tazzina è la stoviglia che preferisco, la trovo un oggetto bellissimo”.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Elvira: – “I cibi cremosi,  i passati,  dove non c’è da masticare molto. Meglio se bianchi e chiari. Sospetto di avere un palato regredito, infantile”.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Elvira: – “Una buona conversatrice”

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Elvira: – “L’odore del caffè, e  delle torte al cioccolato nero appena gonfiano nel forno”.

Angie: – Esista un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di  più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Elvira: – “Io trovo seducenti le parole.  Però  ci sono casi in cui le ricette sono scritte talmente bene, con sano edonismo e suggestione, che le trovo  fascinose. “

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Elvira: – “Io sono una maga delle insalate.   Il segreto ? Apri il frigo, sbircia in dispensa e metti dentro ogni cosa, purché tagliata con arte e cura.  In questo sono brava : decoro benissimo il piatto giocando coi colori. E il bello è che alla fine la puoi anche mangiare!”

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Elvira: – Muriel Spark“Gli anni fulgenti di miss Brodie”

Angie: – Hobby?
Elvira: – “Creare gioielli con scarti e pezzi riciclati”.

Toast

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Elvira: – “Mi piaceva Diana, così libera e sportiva”

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Elvira: – “Il prossimo che farò”

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Elvira: – “Mi chiedono gli orari in cui scrivo. Non ho mai capito perché sembra così importante.  Ma non vorrei aver fatto una gaffe,  era la prossima domanda ? “

Angie: – Ti  fidanzeresti con uno chef?
Elvira: – “Beh sarebbe una sfida ogni giorno contro la mia inadeguatezza…A me la parola Penne evoca solo la scrittura  a mano,  non certo un piatto di pasta  !”

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Elvira: – “Sento l’odore del  primo toast al formaggio,  intenso e conturbante,    nel primo tostapane appena comprato”.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Elvira: – “Un bel piatto di spaghetti.  E davanti , sporche di sugo,  le belle facce di Alberto Sordi e Totò.”

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Elvira: – “La giapponese,  essenziale e micro, e così  raffinata.”

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Elvira: – “Agrodolce.  Aceto e zucchero.  Però, per favore, non il coniglio, che adoro. Meglio verdura, in agrodolce. “

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Intervista Gastronomica a Vincenzo Russo

Vincenzo Russo nasce il 7 novembre 1965, tra gli storici vicoli della Napoli dei Borboni, i “Quartieri Spagnoli”. Ora risiede nel paese che fu di Massimo Troisi, S. Giorgio a Cremano.

Giampaolo Necco dice di Lui: “…segue la scia dei poeti napoletani.
Quelli che, per intenderci, hanno ben stampato nel proprio Dna non solo la cartolina di Napoli nota in ogni parte del globo, che col Vesuvio da una parte e la collina di Posillipo col pino dall’altro, fanno da cornice al golfo ed alla stessa città. Russo, però, non trasmette solo il tratto estetico della sua terra ma anche tutto ciò che la città stessa contiene.”

Per maggiori informazioni su Vincenzo, vi invito a passeggiare nellle sue pagine, per scoprire il suo percorso artistico e le manifestazioni e gli eventi dedicati alla poesia che portano la sua firma.
Dal canto mio, posso dire che condividendo anche io la passione per la scrittura e, conoscendo gran parte delle fervide menti creative, ironiche, stravaganti, divertenti che ruotano non solo intorno al Laboratorio “Achille Campanile” di Pino Imperatore, ma a tante altre realtà culturali campane, e, prima che perda il filo e mi perda anche io nella complessità di questo mio tortuoso pensiero letterario :-), dicevo…, ah si’, il buon Vincenzo, è una delle persone che all’apparenza, dico all’apparenza, sembra più serio del resto della truppa :-), ma oggettivamente non so se sia effettivamente cosi’, e la simpatica intervista che mi ha rilasciato, lo testimonia 🙂

Vincenzo Russo

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Vincenzo: – Tanto, considerato che svolgo un lavoro da impiegato;quindi molto sedentario. Se esagerassi con i grassi diventerei obeso.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Vincenzo: – Sinceramente ci ho pensato, ma fino ad oggi non ho scritto in merito.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Vincenzo: – Mangiare comodamente seduto…ah..ah…

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Vincenzo: – Agente di commercio – Agente Assicurativo – Cameriere – Impiegato – Impiegato – Impiegato –

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Vincenzo: – Docente. Adoro misurarmi con la capacità che ho di farmi ascoltare ed ovviamente trasferire le cose.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Vincenzo: – Ristorante con vista mare…sempre!

Angie:  – Sei mai stata/o a dieta?
Vincenzo: – Sono perennemente a dieta in un certo senso, problemi di colesterolo.

Angie: – Meglio carne o pesce?

Crostata di fragoline di bosco


Vincenzo: – Molto più pesce, qualunque.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Vincenzo: – Quale sarei dovrebbero dirlo gli altri; diciamo che preferirei essere una crostata di fragoline di bosco.

Angie: – Vino?
Vincenzo: – Non deve mai mancare.

Angie:  – Il tuo punto debole
Vincenzo: – Dicono che sia sensibile, questa caratteristica porta in se tante debolezze.

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Vincenzo: – In frigo non manca mai la frutta. In dispensa le spezie.

Angie:  – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Vincenzo: – Lo trovo un sfidante “passatempo”, cucino però solo cose semplici…per non morire di fame insomma.

Angie:  – Quello che ti piace mangiare?
Vincenzo: – Mangerei mozzarella di bufala fino a scoppiare.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Vincenzo: – Educato e gentlemen, di solito verso sempre io da bere, senza distinzione di sesso o ceto sociale.

Angie:  – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Vincenzo: – Goloso di pepite di pollo al curry; detesto fegato e connessi

Zafferano, paprika, zenzero e curry

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Vincenzo: – Zafferano – paprika – curry – zenzero

Angie:  – Caffè?
Vincenzo: – Lo adoro

Angie: – Non puoi vivere senza…
Vincenzo: – Amore

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare

Vincenzo: – Certo che esiste. Le due cose sono connesse, invitare una donna a cena ed ammirare il suo sguardo perplesso di quando le dici “l’ho preparato io”, mi fa contento.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Vincenzo: – Questo è troppo…sarei indegno.

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Vincenzo: – “Radio Giuseppina” (l’ho scritto io)…ah…ah..

Angie:  – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Vincenzo: – “TU SI ‘NA COSA GRANDE”

Angie:  – Un film?
Vincenzo: – “BRAVEHEART” – amore – dignità – coraggio – sacrificio – conquista della libertà, di meglio non si può.

Angie: – Hobby?
Vincenzo: – Scrittura ovviamente, teatro, mare, lunghe passeggiate nel verde.

Angie:  – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Vincenzo: – Onestamente non saprei.

Angie:  – Dici parolacce?
Vincenzo: – Certo, talvolta lo faccio per “scaricarmi”

Angie: – La frase che dici più spesso?
Vincenzo: – Non so

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Vincenzo: – Che sono testardo.

Angie:  – Qual è il tuo sogno più grande?
Vincenzo: – Che un mio libro ispirasse un film.

Angie:  – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Vincenzo: – La falsità, le menzogne e gli “esseri” mediocri.

Angie:  – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Vincenzo: – Certo, il cuore non ha palato…

Angie:  – Un piatto della tua infanzia
Vincenzo: – Pasta al sugo

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Vincenzo: – Certo se lo chef è padano, l’aiutante cuoco napoletano.

Fritto misto all'italiana

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Vincenzo: – Frittura all’italiana… almeno nominiamo questo splendido Paese

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Vincenzo: – Messicana, adoro il piccante.

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Vincenzo: – “Piccante”, non bisogna abusare del sottoscritto, potrebbero esserci “effetti collaterali”

Angie:  – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Vincenzo: – Correzione del mio prossimo testo ispirato ad una vera storia di mobbing (violenza su una donna nel mondo del lavoro; all’organizzazione del Premio Nazionale di Poesia città di San Giorgio a Cremano; alla realizzazione di un format per “Radio Giuseppina”; alla stesura di un ulteriore racconto ispirato alla storia di uno scugnizzo napoletano ambientato nel dopoguerra; alla preparazione di diverse presentazioni del testo “Radio Giuseppina”

Angie:  – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Vincenzo: – “Se non puoi parlar bene di qualcuno, non parlarne” Andreotti docet.

Vincenzo Russo e la sua "Radio Giuseppina"

Angie:  – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Vincenzo: – Si quella volta che non s’accendevano i fornelli…ah…ah…

Angie:  – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Vincenzo: – Te la riassumo con una mia piccola poesia in vernacolo:

“ ‘A neve “

Ogni omm’ quanno nasce,
è comm’ ‘nu sciocco ‘e neve.
‘A cielo chiove sulo,
e sulo, torna ‘n cielo.
Ma quanno s’ appoia ‘nterra,
si nun s’ abbraccia all’ ate,
nun è neve.
Allora  ‘n cielo,
che ce torna a fa?

“ La neve ”

Ogni uomo quando nasce,
è come un fiocco di neve.
Dal cielo piove solo,
e solo torna in cielo.
Ma quando s’appoggia a terra,
se non si abbraccia agli altri,
non è neve.
Allora in cielo,
che ci torna a fare?

“ ‘A neve “Ogni omm’ quanno nasce, è comm’ ‘nu sciocco ‘e neve.‘A cielo chiove sulo,e sulo, torna ‘n cielo.Ma quanno s’ appoia ‘nterra,si nun s’ abbraccia all’ ate,nun è neve.Allora ‘n cielo,che ce torna a fa?
“ ‘A neve “Ogni omm’ quanno nasce, è comm’ ‘nu sciocco ‘e neve.‘A cielo chiove sulo,e sulo, torna ‘n cielo.Ma quanno s’ appoia ‘nterra,si nun s’ abbraccia all’ ate,nun è neve.Allora ‘n cielo,che ce torna a fa?

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Vincenzo: – Cosa elimineresti dal mondo per migliorarlo?
L’ignoranza. “Il sapere rende l’uomo libero”.

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