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E' inutile versare rum…

Month: settembre 2011

Intervista Gastronomica a Carla Maria Russo

Carla Maria Russo

Un giorno, all’incirca un anno fa, ero su google a fare una bella ricerchina, su uno dei personaggi storici, che più ammiro, di quelli che hanno realizzato cose belle nella mia terra, e cioe’  Federico II di Svevia, andavo a caccia di  qualche romanzo che parlasse di lui, e così la mia attenzione è stata attirata da un romanzo La Sposa Normanna, su Costanza d’Altavilla, madre dello Stupor Mundi, il libro era edito dalla Piemme (casa editrice, non quella che qui in costiera produce dell’ottimo Limoncello:-) ed era firmato da Carla Maria Russo, decisi di acquistare la pubblicazione dopo aver letto la piccola recensione che l’accompagnava.
Ho letto il libro in quattro giorni e, subito dopo ho cercato informazioni su di lei, l’autrice del libro, questa mitica donna che descriveva in una maniera così accattivante la figura di Costanza, d’Altavilla, l’ultima erede della dinastia normanna, forte e nello stesso tempo così umana ed insolita per l’epoca, alla guida del Regno di Sicilia, e che viene data in sposa a Enrico di Svevia, figlio dell’Imperatore Federico e più giovane di lei di circa undici anni.
Una madre che dovrà far di tutto per proteggere suo figlio dalle innumerevoli insidie che lo minacciano. Fino a quando, divenuto ragazzino, non sarà in grado egli stesso di sbarazzarsi dei suoi implacabili nemici, rivelando quelle doti che faranno di lui un grande imperatore.
Il personaggio di Federico viene descritto, nella sua difficile giovinezza quasi come uno scugnizzo napoletano, e questo a me è piaciuto molto, poichè era lo stesso modo in cui immaginavo il fondatore della prima Università Italiana, ed è così che ho conosciuto virtualmente Carla Maria Russo, visitando prima il suo sito personale eppoi chiedendole l’amicizia sul chiacchieratissimo Facebook, che in questo caso è stato a dir poco provvidenziale.

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Sogno di un pomeriggio di mezza estate in una vasca di pomodori!

Quando un desiderio diventa realtà…(famosissima sul web scrittrice…umoristica…)
Come promuovere in modo simpatico è originale la nostra meravigliosa terra…e i suoi prodotti

Angie tra i pomodori 🙂 – Foto di Umberto Astarita

Da un idea di Angie Cafiero e le sue preziose Interviste gastronomiche che ci incuriosiscono sui prodotti e le abitudini di persone comuni, attori, scrittori, amici,

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Intervista Gastronomica ad Augusto De Luca

Augusto De Luca

Sono arrivata ad Augusto De Luca in una maniera alquanto insolita, ma non troppo visto, che quando cerco le immagini per corredare i miei articoli mi aiuto inevitabilmente con google, e, dunque, io cercavo una foto di una donna che per me è un mito della letteratura gastronomica: Jeanne Carola Francesconi, autrice di svariate pubblicazioni dedicate all’arte culinaria napoletana, e, cercando cercando, cosa ti scopro?? Che una delle poche foto in circolazione che la ritraevano erano firmate da Augusto, da li’ il passaggio è stato breve, ho subito contattato Augusto, il quale molto piacevolmente mi ha rilasciato la sua intervista.
Ma prima di accomodarci a tavola, ecco alcune notiziole su di lui: Napoletano doc, nasce nel capoluogo partenopeo il primo luglio del 1955, compiuti gli studi classici si è laureato in giurisprudenza.
Nella metà degli anni ’70 la passione per la fotografia lo ha indotto a diventare fotografo professionista. Si è dedicato sia alla fotografia tradizionale sia alla sperimentazione. Per ulteriori informazioni su di lui vi invito a visitare la pagina che wikipedia gli ha dedicato.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Augusto: – molto, a pancia piena il mondo appare roseo.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro
Augusto: – molto, spesso sono in altre città e ne approfitto per assaggiare nuove cucine.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Augusto: – è come trovare un’oasi nello stress lavorativo della giornata.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Augusto: – come fotografo sono tante le trovi in Wikipedia.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Augusto: – credo che avrei scelto di fare sempre e comunque l’artista.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Augusto: – da Sorbillo, in via dei Tribunali Napoli, è uno dei pochi che ORMAI cucina una buona  pizza.

Angie: – Sei mai stato a dieta?

Babà


Augusto: – qualche volta.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Augusto: – pasta.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Augusto: – un babà

Angie: – Vino?
Augusto: – rosso.

Angie: – Il tuo punto debole
Augusto: – non ne ho, non più.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Augusto: – l’acqua Fiuggi, nella dispensa: il cioccolato.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Augusto: – non cucino, cucinavo da ragazzo.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Augusto: – la pasta, ogni tipo.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Augusto: – buon gustaio.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Augusto: – del cioccolato, non amo i funghi.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Augusto: – la pastiera.

Angie: – Caffè??
Augusto: – sempre.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Augusto: – l’amore.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Augusto: – a seconda della donna.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Augusto: – bagnate delle  fette di pane, con uova e latte, frigetele e ancora calde mettete sopra dello zucchero .

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Augusto: – ” Cent’anni di solitudine “ di Gabriel Garcia Marquez.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Augusto: – ” Imagine ” di John Lennon.

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Intervista Gastronomica ad Alex Revelli Sorini

Dunque, partiamo dal presupposto che la buona tavola e la gastronomia, da sempre, sul web e non solo, hanno interessato ed incuriosito una moltitudine di persone, gli esperti, i giornalisti, gli enogastronomi ( o presunti tali)  in circolazione sono tantissimi (se jettano :-), e, sono soprattutto loro, quelli con cui NON è facile interagire, l’argomento pur essendo goloso ed affascinante, diventa spesso non dei più aperti ed affabili poichè si presta ad animate discussioni e vivaci polemiche: difatti TUTTI, indisitintamente, quando lo affrontiamo, ci consideriamo i maggiori esperti teorici della cucchiarella nel settore, e saremmo pronti ad accoltellare chi vuole imporre quale dogma assoluto il suo pensiero e la sua ricetta, notevolmente differente dalla nostra, ma daltronde la cucina pù antica nasce nelle nostre famiglie e si tramanda di generazione in generazione :-),  quindi tanti esperti, tanti modi di trattare l’argomento, e, soprattutto di riuscire ad appassionare la gente ad una cultura gastronomica nonchè ad una corretta e sana alimentazione.
Anche io, da appassionata, ho in questo settore, un mio personale mito gastronomico, che seguo da tanto tempo, che stimo e che ammiro e vi svelo un segreto:  io l’ho conosciuto sul web e molto prima che apparisse in tv seguendo il suo sito di cultura gastronomica, col quale saltuariamente collaboro Taccuini Storici ed è  anche direttore dell’Accademia Italiana Gastronomia Storica, signori, signore (soprattutto quest’ultime) sto parlando  nientepopodimeno che di Alex Revelli Sorini, che oltre ad essere come me un grande fanatico delle nostre cose buone, è anche un bel giovanotto, il che non guasta mai:-)
Prodotto genuino dop  originario delle Terre di Toscana,  Alex,  nasce ad Arezzo nel 1959 è un giornalista, ricercatore di storia delle tradizioni enogastronomiche, ed è anche docente universitario italiano, bello vero? un proff cosi’? 🙂

Alex Revelli Sorini

Per ulteriori Info su di lui vi consiglio un bel “giritiello” alla seguente pagina di Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Alex_Revelli_Sorini

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Alex: – molto

Angie:  – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro gioraliero, ti sei mai ispirato ad essa in quello che fai quotidianamente?
Alex: – Sì spesso è la traccia che seguo

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene?
Alex: – Gustare piatti che mi piacciono e che sono preparati con cura alla dietetica

Angie:  – Le tue esperienze lavorative?
Alex: – Le puoi vedere al link in alto

Angie:  – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente
Alex: – cosa ti sarebbe piaciuto fare? Sinceramente ho fatto di tutto per farla.

Angie:  – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?   Se sì, dove?
Alex: – No sono curioso. Preferisco in genere le osterie

Angie:  – Sei mai stata/o a dieta?
Alex: –    A dieta stretta no ma stò attento al peso

Angie:  – – Meglio carne o pesce?
Alex: – carne

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?
Alex: – Un millefoglie

Angie:  – Vino?
Alex: – Si nella giusta quantità

Angie:  – Il tuo punto debole?
Alex: – Fretta di fare (mitigata con l’età)

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Alex: – Della verdura fresca e dei salumi

Riso al Pomodoro

Angie:  – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Alex: – Fare da mangiare in due è magico, il mio piatto preferito è il riso al pomodoro

Angie:  – Quello che ti piace mangiare?
Alex: – La torta diplomatica

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Alex: – Buongustaio dai ritmi veloci

Angie:  – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Alex: – Goloso di dolci, non mi piacciono ostriche e cozze

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Alex: – L’aroma della cioccolata

Angie:  – Caffè??
Alex: – Purché sia fatto con la napoletana

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Alex: – sinceramente nulla è indispensabile

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Alex: – Legame molto stretto quello fra cucina e amore. Credo che il convivio e I 5 sensi, indipendentemente dai piatti proposti sia, sia il codice dell’amore.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori?
Alex: – Patate arrosto con rosmarino e salvia ne mangerei una teglia.

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Alex: – Il riposo della polpetta di Massimo montanari

Angie:  – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici?
Alex: – Mondo cesare cremonini

Julia Roberts, protagonista di "Mangia, prega, ama"

Angie:  – Un film?
Alex: – Prega, mangia, ama con Julia Roberts

Angie:  – Hobby?
Alex: – Palestra e vela

Angie:  – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Alex: – Ulisse

Angie:  – Dici parolacce?
Alex: – Cazzo si..

Angie:  – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Alex: – No non sono scaramantico

Angie:  – La frase che dici più spesso?
Alex: – L’importante è cercare di migliorarsi…

Angie:  – Cosa invece ti dicono più spesso?
Alex: – Non so se ce la posso fare

Angie:  – Qual è il tuo sogno più grande?
Alex: – più che un sogno è un’aspettativa, che però non ti dico.

Angie:  – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare?
Alex: – L’ottusità

Angie:  – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Alex: – Qual’è il problema…

Angie:  – Un piatto della tua infanzia?
Alex: – Crema con biscotti savoiardi e vin santo

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Alex: – No, la cucina è condivisione e apertura

La Zuppa di fagioli

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Alex: – Zuppa di fagioli

Angie:  – Tradizione o Innovazione?
Alex: – Tradizione presentata con creatività e leggerezza dietetica

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Alex: – spagnola

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Alex: – Conservatore, aperto ai consigli

Angie:  – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Alex: – Ogni giorno lavoro sempre con mentalità migliorativa e perciò ogni cosa può diventare nuova, non sono abituato a guardare indietro

Angie:  – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Alex: – Il primo ad un bistecca un pò raffreddata, il secondo ad un piatto con dentro molti tipi di pasta difficilmente condibile

Angie:  – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Alex: – La cucina non delude, sono coloro che la interpretano che la possono male interpretare

Angie:  – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Alex: – Non rimandare a domain quello che puoi fare oggi. Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, ma pensa di campare 100 anni

Angie:  – classica domanda alla Marzullo:  Fatti una domanda e datti una risposta.
Alex: – Cos’è la cucina italiana? Un mondo di emozioni

Angie:  – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Alex: – no

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Intervista gastronomica a Silvia Dana Serra

Silvia Serra

Con Silvia ci conosciamo da almeno 10 anni, se non di più, io il conteggio degli anni non so tenerlo, per come vivo la mia vita, i miei ieri non sono poi così distanti dagli oggi e dai domani 🙂
Insieme possiamo vantarci di essere le prime arruolate nel fantastico progetto delle Guide di Supereva, lei curava la sezione dedicata al Reiki quando eravamo sì e no una cinquantina di persone, ma da allora ne è passato di tempo, e ci siamo ritrovate ancora anni dopo, nel nuovo progetto delle Guide sul Web.
Qualcuno asserisce, che per considerare una persona amica c’e’ bisogno di una frequentazione reale, ma nel nostro caso, non è così, il ritrovarsi ogni giorno sul web l’interagire e condividere progetti ed emozioni, rende la nostra amicizia ancora più profonda e preziosa, ma questo è un mio modo di vivere la rete, e questo da tanti anni con tanti amici che accompagnano da oltre 10 anni la mia quotidianeità.
Quando le ho chiesto se potevo intervistarla, lei ha accettato con tanto entusiasmo e, le ho chiesto di scrivermi poche righe di presentazione, che ho voluto riportare senza alcuna correzione da parte mia:

Rei Ki

Mi chiamo Silvia e sono Dana. Un po’ lungo da spiegare questo interpretar di nomi.
Aggiungerò soltanto che siete autorizzati a pensarmi Silvia o Dana o come più vi risuona.
Mi occupo di Energia, a 360°, da… sempre, praticamente. Metodologicamente dal 1993, almeno per la parte di energia vitale. Ancora da prima per gli altri aspetti.
Molte esperienze professionali ed esistenziali si sono però annichilite di fronte alla scelta di procreare. Dunque, da quel dì, il cibo e il prepararlo hanno assunto connotazioni mai notate prima.
Quella del
“potere”: nutrire è un compito che soddisfa IL bisogno primario, rendendoti INDISPENSABILE proprio perchè è da te che dipende la sopravvivenza.

Quella del creare: tra le mani le materie prime si combinano per trasformarsi in qualcos’altro, più buono. Molto più buono. Quasi sempre. E per questo ti sono grati!
Quella della
routine: fornire tre pasti al giorno + una/due merende può diventare una grande fatica, anno su anno. Specialmente se ci tieni a fornire pasti vari e saporiti e gustosi e…

Ma la massima soddisfazione che ho avuto nell’intervistarla è stata quando al termine dell’e-mail che conteneva l’allegato con l’intervista mi ha scritto:

Grazie, Angie! Mi sono divertita un sacco a scrverti queste righe!
Fanne tu l’uso che credi, nel senso che se vuoi tagliare cose, taglia!
Un abbraccio enorme!

Io, non taglio mai le mie interviste, perche mi piace che i miei intervistati si raccontino senza filtri 🙂
Ed ecco a voi il pensiero gastronomico della nostra Silvia Dana Serra

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Silvia: – La buona alimentazione è un concetto molto relativo. Conosco persone che considerano mezzo chilo di porchetta una buona alimentazione. Gente che mangia solo riso integrale considera la propria una buona alimentazione.
Nella mia visione di Energy Performer, sul piano formativo, conta l’alimentazione consapevole.
Che è indubbiamente esercizio impegnativo, ma che altrettanto indubbiamente ti permette il lusso di assaporare i pezzi di pane secco vecchio di due giorni con il sughino di pomodori, aglio, basilico freschi e olio extravergine d’oliva sopra, come fossero il paté de foie gras dello Chef Philippe di Avignone.
Che ti permette di mangiare ciò che il tuo corpo desidera, in quel momento.
Ripeto: consapevolezza è in ogni ambito esistenziale molto impegnativa da raggiungere e mantenere. Tuttavia comporta tali e tanti benefici che, naturalmente, la propugno sopra a tutto.

Angie:  – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirata ad essa in quello che fai giornaliermente??
Silvia: – Fino a che mio figlio non ha cominciato a mostrare interesse per la gastronomia, me ne sono francamente disinteressata ampiamente, gustandola esclusivamente ai pranzi di lavoro che, vivendo buona parte della mia esistenza a Bologna, si sono svolti in locali di eccellenza.
Ma da quando il mio ragazzo ha scoperto il gusto del creare sapore e piacere col cibo, sfoggiando una sorprendente attitudine a “capo cuoco”, sono stata praticamente obbligata a seguire trasmissioni televisive che, in un modo o nell’altro, trattassero di gastronomia.
Non potendo utilizzare latte e derivati nelle preparazioni in cucina, ho maturato, questo sì, una certa abilità per cucinare, dal primo al dolce, usando prodotti vegetali, ottenendo eccellenti risultati.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene
Silvia: – Mangio bene quando il cibo che entra nel mio corpo appaga, stuzzica e sorprende il gusto, accarezza l’esofago, sfiora lo stomaco e passa senza rumore per il mio intestino.
Difficile che ciò accada se mangio distrattamente o, peggio, se devo sedare un “attacco di fame” (momenti rari, ma non trascurabili).
Così, se ho pensieri per la testa, o se mi devo occupare di altro (fosse anche di cucinare per gli altri) evito di mangiare. Oppure mangio cose davvero insulse, anche se nutrienti. Il riso basmati, in questi casi, è sempre un ottimo rimedio.
Adoro, invece, quando il desiderio di cibo coincide con la possibilità di goderselo. Se per esempio mi va una bella grigliata di carne e “capito” da amici, o al ristorante che la prepara come si deve… è un bel momento 🙂

Life Energy

Angie:  – Le tue esperienze lavorative?
Silvia: – Comunicazione radio televisiva, web content, web master, PNL master practitioner, ReiKi master, Energy Performer. Su quest’ultima “casacca” che indosso posso puntualizzare che è il frutto della mia esperienza messo a disposizione delle persone e delle aziende. Oggi è necessario ottimizzare non solo i consumi delle abitazioni e delle produzioni, che sono la causa principale dei consumi di energia sul pianeta. Va reso al meglio ciò che si produce, ciò di cui si dispone. Anche in termini individuali. Infatti, anche se ci si pensa poco, negli edifici vivono e lavorano delle persone.
Involucri di materia sostenuti da energia vitale.
Ecco, sono d’aiuto a chi desidera ottimizzare il proprio rapporto con l’energia. Sia questa per cucinare, illuminare, riscaldare o sentirsi vivi, vitali e in uno stato di benessere.

Angie:  – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Silvia: – Sarò sincera, anche se ciò magari potrebbe offuscare la mia fulgida immagine 🙂
Nulla; se non facessi ciò che faccio sarei dedita alla contemplazione.

Angie:  – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?  Se sì, dove?
Silvia: – Mi piacciono alcuni piatti come li preparano in alcuni ristoranti. Mi piace l’antipasto di mare freddo di Urbano, a Cesenatico da Ivan, sul portocanale.
Mi piace il tagliere di crostini che propongono alla Capannina di Longiano (purtroppo l’ultima volta che ci sono stata ho avuto un collasso… Molta vergogna, ma paura di più. Peccato. Comunque, lasciando passare qualche mese non mancherò di tornarci. Gode di un panorama sull’Adriatico, scivolando lo sguardo giù per il dolce pendio delle colline cesenati…)

Angie:  – Sei mai stata/o a dieta?
Silvia: – Assolutamente sì. So benissimo che non serve a niente.
Se si vuole dimagrire bisogna 1) mangiare poco e magro 2) fare “movimento” 3) possibilmente aiuta essere innamorati.
Il punto 3) trova la mia massima concentrazione, mentre per i due punti precedenti mi trovo spesso in disaccordo, così ogni tanto mi faccio due settimane di Scarsdale, per esempio.
Oppure un mesetto di pasti sostitutivi. Trovo entrambe le soluzioni soddisfacenti e sufficientemente distraenti dalla routine del dover pensare a cosa mangiare.

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Silvia: – Come si può stabilire se sia meglio il salmone alla brace o il gran pezzo di manzo in bella vista?

Saint Honorè

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?
Silvia: – Mah! Non amo i dolci, in particolare. Ma quando mi vanno, il Saint Honorè mi gusta!
Potrei ritrovarmici, nei panni di un buon Saint Honoré.

Angie:  – Vino?
Silvia: – Rosso, sicuramente. Corposo, profumato e amabile 🙂
Apprezzo volentieri, comunque, anche un Dom Pérignon.

Angie:  – Il tuo punto debole
Silvia: – La lealtà. Sono leale, e talvolta ho avuto la sensazione che questo mi facesse sentire le manette ai polsi.
Ma se il punto debole ricercato è in ambito culinario (m’ha sfiorato il dubbio, in effetti) devo dire che non credo d’averne. So saziarmi, so gustare e mi piace esplorare sapori e cucine non abituali.
Viaggiando ho sempre amato sperimentare e assaporare ciò che era la buona cucina per gli autoctoni.
E devo dire che ho trovato molto più gustosi i serpentelli arrostiti, in un buffet di Bali, piuttosto che le rane in brodetto (brrrrr!) della bassa.

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Silvia: – Hem! Riesco a far star vuoto e luminoso il mio frigo, parecchie volte. Ma non manca mai il latte di soia e l’aglio. E non li uso assieme, sia chiaro! In dispensa non dovrebbe mancare il caffè. Eppure, ultimamente, è già capitato due volte che rimanessi senza!

Angie:  – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Silvia: – Fare da mangiare mi piace perchè è un gesto d’amore. Richiama il nutrire, ma non si ferma a questo. E’ nutrire ricercando il piacere da dare.
Cucino qualsiasi piatto; basta che abbia sotto gli occhi la ricetta, mi riesce 9 volte su 10 di farlo molto, molto bene. Una dote necessaria a una che, se potesse, tante volte patirebbe la fame per non dover accendere il fornello!

Angie:  – Quello che ti piace mangiare?
Silvia: – Mi piace mangiare  le cose semplici, le cose cucinate con amore, le cose cucinate con abilità ed esperienza. Come faccio a riconoscere come e quando trovare queste qualità?
Beh! Saranno mica buttati via anni e anni di lavoro su consapevolezza e intuito, no? 🙂

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Silvia: – Educata!

Angie:  – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Silvia: – Lapalissiano: sono golosa di quello che mi piace. E non sopporto le cose mollicce!
Quella consistenza tipo delle briciole di brioche cadute nel cappuccino. Ecco, questo mi fa davvero ribrezzo. Mi fa schifo persino vederle nella tazza di qualcun’altro. Per questo, oltre che perchè sono persona discreta, non guardo mai, al bar, chi beve il cappuccio!

Vari tipi di curry

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Silvia: – Non uno, ho a pari merito cipolla soffritta, curry, buccia di limone e il mitico ragù (quello che mia nonna metteva sul fornello alle 7 di mattina e che cuoceva a fuoco basso fino a mezzo giorno).

Angie:  – Caffè??
Silvia: – Accipicchia, potrebbe essere considerato un punto debole, se non ricorressi, sagacemente, di tanto in tanto a periodi di disintossicazione. Necessari, perchè a regime normale, comincio la giornata con una moka da 6 tutta per me! Per arrivare a sera con una decina di caffè presi in tutta la giornata.
Ora sono in fase finale di disintossicazione. Moka da 3 alla mattina, moka da 1 dopo pranzo e, solo eventualmente ma non necessariamente, caffè – uno solo – al bar di pomeriggio.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Silvia: – Non posso vivere senza amore, perciò il cibo deve rappresentare questo, se vuole che io gli presti attenzione 🙂

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Silvia: – Rispondendo da donna (ma potrei anche rispondere da uomo, basta un attimo ;-)) credo che la sensualità faccia la cucina, e non viceversa. Per sedurmi un uomo non deve certo prepararmi la cena, per carità. Neppure portarmici, a cena. Tuttavia potrebbe mostrarmi come mangia. Ecco, questo lo trovo estremamente rivelatore, per accettare o meno le attenzioni galanti di un uomo!

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Silvia: – Sono indecisa, tra il nocino, il ragù e la torta senza ombra di mucca!
I liquori, in effetti, sono un mio vezzo! Ho prodotto un elisir con 7 spezie che è un sogno! Ma, forse, è meglio che tenga per me la ricetta 🙂
Ok, vada per il ragù “imbastardito” (non uso certo lo strutto!).

Allora, cipolla, sedano e carota. Io uso quella già tritata che sta nel congelatore (non dovevo svelarlo?) messe ad abbiondire nell’olio extravergine d’oliva.
Aggiungo il macinato di bovino (300 gr) e la pasta della salsiccia (200 gr. così è più gustoso, altrimenti a me piace anche tutto bovino, senza maiale).
Lo lascio cuocere lento ma inesorabile, sì da vincere la coesione tra i vari cicciolotti. Non devono ridursi a poltiglia, blear! Ma diventare un insieme di cicciolotti larghi al massimo mezzo centimetro (si nota la competenza di geometra?).
Grattugiata di noce moscata (abbondo, questione di gusti).
Poi aggiungo il pomodoro: personalmente preferisco la polpa grossettina. Mia nonna ci metteva i pelati, ma a me non piacciono molto.
Sale, q.b. C’è qualche fissato che dice ci voglia anche lo zucchero… io metto poco sale e sono a posto 🙂
Poi cuoce, cuoce, cuoce. Prima di mettere il vetro della polpa di pomodoro nella differenziata 😉 riempio per alcuni cm di acqua, sciacquo bene il contenitore e allungo il sugo che sta cuocendo, per farlo andare, lento e inesorabile senza coperchio.
Infine, siccome non mangio pasta abitualmente, mi godo il ragù sul pezzettino di pane secco! Che nella mia dispensa è molto più presente del pane fresco. Le ragioni anche qua sono lunghe da spiegare.
Per la torta senza ombra di mucca, invito tutti a preparare la solita ricetta sostituendo il latte col latte di soia (sojasun e alpro le migliori marche), il burro con la margarina i qualità, lo zucchero bianco con lo succhero di canna o col fruttosio. Provare per credere!


Angie
:  – L’ultimo libro che hai letto?
Silvia: – Sto leggendo “one minute” un interessante libro sulla vendita.
Ultimato da poco un libro sulla pulizia interna: “la salute attraverso l’eliminazione delle scorie”

Angie:  – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Silvia: – Purplerain!

Angie:  – Un film?

La Città degli Angeli

Silvia: – “La città degli angeli” Molti lo considerano “drammatico”, a me riempe.

Angie:  – Hobby?
Silvia: – Animatrice familiare, pittrice, disegnatrice, scultrice, realizzatrice di collane e paccottiglia varia, camminatrice di nordic walking, so suonare la chitarra, ma l’imparai per fare piacere ai miei, perciò non lo considero un hobby, anche se studiare la classica mi ha ampliato l’amore per il suono.

Angie:  – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Silvia: – Medusa mi muove simpatia 🙂

Angie:  – Dici parolacce?
Silvia: – Quando ci vuole, ci vuole! Ma non cose strane. Cazzo e fanculo sono per lo più le preferite.

Angie:  – La frase che dici più spesso?
Silvia: – “Tuttavia… “è per non usare “ma” 🙂

Angie:  – Cosa invece ti dicono più spesso?
Silvia: – Ultimamente complimenti, in generale. Ma credo che sia perchè sono arrivata a un livello di manipolazione degli altri che non riesco neppure più a controllarla 🙂

Angie:  – Qual è il tuo sogno più grande?
Silvia: – Vincere il 6 al superenalotto. E dimostrare a chi dice: “ma no! Io non saprei come fare con tutti quei soldi!” quanto io invece sì!

Angie:  – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Silvia: – Lieta di non avere più troppe cose a infastidirmi (ma ciò fa parte del mio stesso lavoro), disprezzo profondamente gli ignavi.

Angie:  – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Silvia: – Se giovane, intelligente, dotato e ricco sfondato, naturalmente sì! 🙂

Angie:  – Un piatto della tua infanzia
Silvia: – Non saprei, ma mi giustifico: per ragioni indipendenti dalla mia volontà è successo che ho perso molti files relativi a quel periodo!

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Silvia: – Federa…cosa? In cucina mi pare esista naturalmente l’uso di prodotti locali. Mi piace molto il concetto di cucina a km.zero. Ma quella cosa lì che dici, federa… chè?!

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?

Stinco di maiale

Silvia: – Così, di getto, m’è venuto in mente lo stinco di maiale… Ma non chiedermi perchè!

Angie:  – Tradizione o Innovazione
Silvia: –  Equilibrio!

Angie:  – Dopo la cucina italiana, c’è n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Silvia: – Francese, per i secondi piatti. Inglese per … la colazione!

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Silvia: –“cucinare a fuoco lento” ma credo sarebbe più un augurio che una definizione.

Angie:  – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Silvia: -In particolare mi sta a cuore questo: sto cercando collaboratrici, DONNE in gamba, per ricoprire Cesena di impianti solari e fotovoltaici!
Poi il nostro “guide sul web” è una grande cosa!!!
Poi sto proponendo, tramite agenzia viaggi, una Vacanza dal Solito. Si tratta di trascorrere 4 giorni in luoghi di gran pregio, con cucina locale, s.p.a e natura incontaminata imparando ReiKi… ovviamente insegnato impeccabilmente da me!

Angie:  – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Silvia: – Non posso proprio accostarli a un piatto. Mi parrebbe un insulto (per il piatto, s’intende!)

Angie:  – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Silvia: -Non avendo aspettative, direi di no. Qualche ristorante, invece sì!

Angie:  – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Silvia: -Ruberei una frase a Emily Dickinson, per dire “che l’amore è tutto è tutto ciò che sappiamo dell’Amore.”

Angie:  – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Silvia: – Ha!ha!ha! Mi sono fatta una domanda alla quale non so rispondere! Ha!ha!ha!

Angie:  – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Silvia: – Ma sai che m’è venuto in mente che devo chiamare un mio caro amico che gestisce il ristorante in una splendida antica villa bolognese, per organizzare un pranzo di famiglia?

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La Puttanesca

Arthur Schwartz

Sulle origini di questa preparazione si trovano diverse interpretazioni, e cominciamo proprio da una storia raccontata in inglese da Arthur Schwartz che è l’autore di  “Napoli a tavola: la cucina della Campania”,  (Naples at Table ) il primo libro di ricette di cucina napoletana in lingua inglese. Il suo programma radio “Food Talk” è ascoltato ogni giorno sull’emittente WOR di New York, su 710 KHz in AM.
Per 25 anni è stato giornalista e critico di cucina e ristoranti ed è autore di molte pubblicazioni gastronomiche.
http://www.arthurschwartz.com/

Leggi tutto

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Pizza alla Campofranco

Sul web, su questa preparazione si trovano diversi articoli, che fanno capo più o meno ad una stessa ricetta, con informazioni (presunte o vere) sulla storia di questo piatto appartenente alla tradizione culinaria partenopea.

Ricetta della Pizza alla Campofranco tratta dal libro di Arthur Schwarz Naples at Tables

Arthur Schwartz è l’autore di  “Napoli a tavola: la cucina della Campania”,  (Naples At Table ) il primo libro di ricette di cucina napoletana in lingua inglese. Il suo programma radio “Food Talk” è ascoltato ogni giorno sull’emittente WOR di New York, su 710 KHz in AM.
Per 25 anni è stato giornalista e critico di cucina e ristoranti ed è autore di molte pubblicazioni gastronomiche.
Insegna l’arte della cucina sia a studenti professionisti che dilettanti. La sua passione è unire la sua illimitata conoscenza di specialità culinarie dell’Italia meridionale con storie di cultura e di intrattenimento e di viaggi, e con dimostrazioni di alta cucina. http://www.arthurschwartz.com/
Tra le ricette contenute  nella sua pubblicazione dedicata a Napoli c’e’ proprio la ricetta della Pizza alla Campofranco.
Mi piace inserire in quest’articolo le pagine del suo preziosissimo libro che sono riuscita a reperire sul sito di Amazon, libro da cui, tra l’altro, avevo già tratto un’articolo, quello sulla storia della puttanesca contenuto nelle pagine della Guida al Mangiar Bene di Supereva

Quando non si aveva ancora idea di cosa fosse il colesterolo, quando la sugna (’o veleno, cosi’ lo chiamavano le mie zie :-), non era stata sostituita dal burro, la pizza alla Campofranco, meno conosciuta della classica pizza napoletana, era regina indiscussa di tutte le pizze.
La Campofranco è una gustosa variante delle pizze rustiche partenopee. Il suo segreto è nella preparazione della pasta, che utilizza lo strutto, che la rende particolarmente soffice e leggera.
Il nome si deve al Monzù dei principi Lucchese-Palli di Campofranco,.

Ingredienti:
Per 6 persone:
Per la Pasta
– gr 500 di farina
– gr 200 di strutto
– 4 uova
– gr 25 di lievito di birra
– 1 cucchiaio di zucchero
– 1 cucchiaio di sale
– acqua o latte q.b.
Per il ripieno
– gr 400 di mozzarella
– gr 500 gr di pelati
– 2 cucchiai di olio d’oliva
– una cipolla piccola
– un ciuffo di basilico
– 4 cucchiai di parmigiano grattugiato
– sale e pepe

Pizza alla Campofranco

Esecuzione:
Prendete un quinto della farina e realizzate una pasta molle con il lievito ed un po’ di latte intiepidito. Lasciatela lievitare per circa un’ora.
Setacciate la farina fontana, al centro unite le uova, 2 cucchiai di parmigiano, lo strutto (o il burro) il sale, lo zucchero, ed il panetto lievitato.
Impastate e se fosse necessario, aggiungete il latte tiepido o l’acqua affinche’ possiate ottenere una pasta morbida che andrete a lavorare a lungo finche’ non si stacchera’ dal piano di lavorazione in un sol pezzo. Sistemate questo impasto in una teglia imburrata e, possibilmente apribile, occupando la metà del volume. Lasciate lievitare in un luogo al riparo dalle correnti per circa 2 ore, mandatela in forno e lasciate cuocere a calore medio per circa 45 minuti.
Toglietela dal forno e, trascorsi 10 minuti, sfornatela tagliandola a metà in senso orizzontale.
Nel frattempo che attendevate la cottura di questa “brioche”, avrete preparato un sugo di pomodoro, lasciando prima rosolare la cipolla sottilmente affettata in un filo d’olio a cui avrete unito i pomodori pelati sgocciolati e lasciando cuocere il tutto per una ventina di minuti unendo infine il basilico e regolando di sale e pepe.
Sulla prima parte della pasta “brioche” sistemate poca salsa di pomodoro, la mozzarella tagliata a fettine, il parmigiano grattugiato, ricoprite con l’altra parte della pasta “brioche”, e disponetevi sopra ancora salsa di pomodoro, mozzarella e parmigiano.
Rimandate in forno per altri 10 minuti e servite questa gustosa pizza calda.



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Intervista Gastronomica a Sergio Vollono

Sul sito Arte Laterale si legge:

    La fotografia è stata sempre il mio pallino fin da quando alla comunione un zio preveggente mi regalò una mitica Voightlander a telemetro. Era destino!

Sergio Vollono, fotografa da quando aveva appena 14 anni, ed ancora ricorda l’emozione provata la prima volta. Gli anni sono passati, … ma l’emozione e’  la stessa, ogni volta che eseguo uno scatto. Da sempre appassionato di fotografia esercita la professione per molti anni, prima a Roma città in è nato, e poi a Padova dove ho avuto uno studio “Studio Eidos” per molti anni. Oggi è presidente di un’associazione culturale fotografica “Arte Laterale” che ha la sua sede a Padova. Per maggiori informazioni su Sergio e l’attività che svolge vi invito a visitare Artelaterale

Sergio Vollono

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro? Sergio: – Conta senz’altro, perchè per lavorare preferisco sempre avere il pieno controllo delle mie capacità. E quindi mangiare bene e leggero credo sia importante.

Angie: – Immagino che tra le tue fotografie ce ne siano di cibi, o di alimenti, hai mai raccolto spunti gastronomici che abbiano ispirato la tua fotografia?? Sergio: – Si, ho lavorato con il food varie volte ma ogni volta che ti mettono davanti un piatto pensi solo “sarà giusta la luce?, le lampade non riscalderanno troppo il cibo?”.  Dopo magari, a lavoro fatto ci ripensi, …perchè in fondo ogni volta è un pò come fotografare una statua o un quadro, …un’opera d’arte insomma.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene Sergio: – Mangiare cose sane, naturali. Preferisco ricette semplici, comprensibili. Sono stato a Lecce recentemente, e quasi per caso ho scoperto una trattoria “Le Zie” . Un posto dove hanno capito l’equilibri che c’è tra la storia e la curiosità per il nuovo, tra la tradizione ed il futuro. Lo consiglio, se posso.

Angie: – Le tue esperienze lavorative? Sergio: – Da sempre sono un fotografo, prima per gioco, poi per passione ed infine per professione. Ma in tutti questi anni ho conseguito anche una laurea in economia e commercio alla Sapienza di Roma e per anti anni sono stato un consulente per la progettazione di applicazioni software bancarie. Quando ho chiuso con l’informatica sono definitivamente tornato alla fotografia, ma con un’ottica non più commerciale. A Padova Ho fondato un’associazione culturale che si chiama Arte Laterale. Ci da una grossa mano Weesh s.r.l. di Roma con Maurizio Gabriele che ha sviluppato tutta la nostra piattaforma web ed a Padova abbiamo un altro grande amico che è RCE foto che ci sponsorizza tecnicamente in tante iniziative. Insieme al Comune di Padova stiamo cercando di sviluppare un piccolo centro didattico in uno dei quartieri periferici, e poi stiamo realizzando un progetto di documentazione fotografica sul cambiamento urbanistico della città degli ultimi anni.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare? Sergio: – Volare, il pilota.

Crostata di albicocche

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove? Sergio: – Quello di Lecce. A Padova conosco una pizzeria che è tutta da scoprire. Si chiama Orsucci e se andate sul sito della nostra associazione www.artelaterale.it c’è un piccolo articolo molto interessante che ne racconta la storia. Un pezzo di vita.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta? Sergio: – Spesso, anche adesso lo sono.

Angie: – Meglio carne o pesce? Sergio: – Con il cuore dico Carne, ma con la testa dico pesce.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti? Sergio: – I dolci non sono il mio piatto forte, ma sicuramente sarei una crostata all’albicocca.

Angie: – Vino? Sergio: – Si, quello pugliese senz’altro. Tutta anima, tutto cuore, potenza. Ottimo

Angie: – Il tuo punto debole Sergio: – Il pane ed i formaggi, tutti. E’ durissimo starne lontano.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa? Sergio: – Pomodori. Le bottiglie di salsa di pomodoro che la mia mamma si fa fare a  Gaeta.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto? Sergio: – Sono un cuoco da “resti”. Mi piace avere qualche ingrediente e sperimentare abbinamenti nuovi.

Angie: – Quello che ti piace mangiare? Sergio: – La pasta senz’altro.

Angie: – Come ti definiresti a tavola? Sergio: – Uno che si deve controllare.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace? Sergio: – Formaggio direi. E non mi piacciono polipi, seppie, anguilla…ma non li ho mai neanche assaggiati. Mi fanno impressione solo a guardarli.

Funghi

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito? Sergio: – Il tartufo e i funghi!

Angie: – Caffè?? Sergio: – Assolutamente si.

Angie: – Non puoi vivere senza… Sergio: -…ho già risposto credo…

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare Sergio: – dipende, …. non so.  Credo che saper cucinare possa essere seducente, …ma non basta. A me almeno non è mai capitato.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori Sergio: – Il gattò di patate (non so se si scrive così) ma la ricetta cercala tu please.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto? Sergio: – “La strada dritta” di Francesco Pinto. Un’affresco straordinario di questo paese. Perchè questo è stato un grande paese, tanti anni fa, nel dopoguerra. C’era la speranza, la voglia di riscatto, il desiderio di mettersi alle spalle miseria e vergogna. Oggi, …vabbè…

Angie: – Hobby? Sergio: – Colleziono qualunque cosa, sopratutto gli oggetti della mia infanzia.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti? Sergio: – io “sono” un mito …ahahah…

Angie: – Dici parolacce? Sergio: – purtroppo si

Angie: – La frase che dici più spesso? Sergio: – dico un sacco di sciocchezze, … non me le ricordo neanche!

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso? Sergio: – che invecchiando sono migliorato, …ma mi sa che mentono.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande? Sergio: – Oggi fare il fotografo del backstage de “Il ballo del doge”, la più grande ed esclusiva festa del Carnevale di Venezia! Ci sto provando! E poi poter fotografare ai box della Ferrari durante un gran premio.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare Sergio: – le persone che si sentono in diritto di dare una soluzione a tutti i tuoi problemi

Il Formaggino Mio

, …naturalmente senza averli mai dovuti affrontare.

Angie: – Un piatto della tua infanzia Sergio: – Il formaggino “Mio”.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?

Sergio: – Oggi si dicono un sacco di sciocchezze, …lasciamo perdere. Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?

Sergio: – La pizza Margherita senz’altro, non per nostalgie monarchiche, Dio ce ne scampi, ma perchè è proprio nostra!, e l’abbiamo insegnata a tutti, dappertutto.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale? Sergio: – no

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico? Sergio: – mangio tutto, sono poco selettivo.

Una delle foto gastronomiche del nostro Sergio

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo? Sergio: – Voglio fare un viaggio a Vienna, e l’anno prossimo a New York. Poi voglio vendere la mia casa e comprarne un altra. E voglio vendere lamia moto, una BMW favolosa. A proposito, se qualcuno è interessato…Fotograficamente sto cercando un luogo, un oggetto, un alimento, …qualcosa che racconti la storia di questo paese, da mettere in relazione con il racconto che ha costruito un mio caro amico sulla Route 66 in America.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro? Sergio: – Il primo è un problema serio per questo paese, altro che piatto. Il secondo….boh!?

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?? Sergio: – si, in Grecia

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita? Sergio: – Cerca di vivere con coraggio ed onestà, …per non perdere in modo sciocco e deludente.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta. Sergio: – C’è vita su Marte? Mah, …qualcosa il sabato sera, …poi niente.

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Scoop Intervista Gastronomica ai Sing song dog

Sing Song Dog

Ma chi sono questi misteriosi SING SONG DOG, che da metà agosto imperversano sul web, e, nello specifico su Feissbucc con le loro stravaganti  e simpatiche piaciate??
E sveliamolo quest’arcano: SING SONG DOG sono una garanzia, una grande firma, nel panorama dei cantautori italiani, dietro cui si celano i testi e le musiche di Gianni Papa e Dario Bucci.
Due insoliti artisti, che nascono cantautori giustappunto sul web, e su feisbucc vi è la  grande opportunità di seguirli partecipando al gruppo da loro fondato con la possibilità di ascoltare i loro originalissimi testi, pregni di contenuti profondi, che trattano temi attuali che vanno dalla situazione politca italiana, alla storica diatriba sull’utilizzo della panna nella carbonara, passando sulle considerazioni socioculturali sulla questione che “e figli…so bbuon sule chill re carcioffole”,  insomma ce ne sta veramente per tutti gusti, e la loro interpretazione e melodia ha veramente incantato il popolo del web, per cui vi consiglio un salto sulla loro pagina ufficiale di feisbucc
Insolito anche il loro sodalizio:
Tempo addietro Gianni e Dario avevano dato vita un un duo di cabaret più eversivo che evasivo…ed io aggiungerei quasi sovversivo ed a tratti lassativo…:-)
TEATRO DOG fu il loro primo nome acronimo di Denominazione di Origine Geniale.
Dopo l’alternarsi di fortunati spettacoli frenetici in cui i nostri eroi grondavano sudore (Gianni Papa) e sangue (Dario Bucci finalmente arrivò il momento di gloria, il tempo di una sveltina, seguito da un’abbastanza più che rapido crepuscolo.
Le loro strade si separarono: Gianni Papa intraprease con molte soddisfazioni (non si sa però di  chi) il mestiere dell’insegnante di sostegno, ma la sua verve ironica e canterina lottava per venir fuori e fu così che iniziò a comporre le sue prime canzoni LA RUGGINE APPICCICOSA, LA BOMBA INCONGRUA (Questa ultima scomparsa è introvabile, ma pochi disgraziati che hanno avuto la possibilità di ascoltarla assicurano che trattasi di un vero capolavoro.

Sing song dog

Dario Bucci, invece, dopo una vana fuga (non si sa da chi e da dove) fu inseguito e raggiunto dalla professione di attore.
Per tanti anni si divise  interpretando ruoli diversi in teatro in varie compagnie senza troppo entuasiamarsi
e senza,  forse,  nemmeno troppo entusiamare il pubblico  (le voci,  in tal guisa sono decisamente
discrepanti, c’è chi dice che era dotato di un pregevole talento e chi,  invece sosteneva,  che i cani recitano senzaltro meglio…e così, alla faccia di chi aveva dato del “cane”, gatton gattoni, senza neanche troppo dare nell’occhio riuscì a districarsi dall’intricata matassa del mondo teatrale e,  senza che nessuno se ne accorgesse
la meteora Bucci si tirò fuori dalla botte.
Poi il colpo di fulmine: il ritrovarsi con Gianni, il guardarsi negli occhi riscoprire la stessa immutata vena innocente ed eversiva (leggi testa di cavolo:-) …ed il domandarsi: -ma se Gianni Papa fa il cantautore, perchè non lo posso fare anche io che ho pure una voce più bella, e se metto mano al rimario, qualche canzoncella pure riesco a tirarla fuori?-
Tra il dire ed il fare c’e’ di mezzo il mare, dice il proverbio, ma i nostri cantautori, grazie alla platea del Web e nello specifico di feissbucc sono riusciti a far conoscere alla vasta platea telematica la loro musica, e fu cosi che a GIANNI PAPA cantautore si affianca DARIO BUCCI
I due artisti preferiscono lavorare separatamente , ognuno alle proprie canzoni, ed è quasi una sfida a chi le fa più belle…(scrive più boiate:-) ma alla parte musicale lavorano assieme e,  solo raramente le interpretano in coppia

E questa è la nuova alba di Gianni Papa e Dario Bucci.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Gianni: – Conterebbe, ma io mangio smodatamente e senza ritegno. Qualunque cosa. Allora mia moglie si incazza e cerco di limitarmi, ma non riesco a seguire una dieta canonizzata. Ma a scuola (che è il mio lavoro) va benissimo anche essere chiatti. Chi se ne frega. Anzi gli insegnanti di sostegno chiatti sono simpatici.
Dario: – Per me importante sentirmi agile e scattante nellavoro..Io lavoro in una agenzia di tour…ed è necessario essere agili e scattanti in questo lavoro… ma io sarei agile e scattante anche se fossi un impiegato del catasto….io ho la sindrome del supereroe mancato e voglio essere agile e scattante in ogni momento della vita…per cui cerco di avere una alimentazione sana e leggera.,come voglio essere io,  sano e leggero…

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Gianni: – Scrivo sempre pensando ai culi in aria.
Dario: No, ma la mia ex maestra delle scuole elementari, Lidia Taffurelli, mi ha scritto un bellissimo testo per una canzone..si chiama CIAMBELLA E VINO….Gianni Papa ne ha fatto le musiche e io con gran passione l’ho cantata….A me questa canzone piace un sacco…

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Gianni: – Svuotarmi in bocca una bomboletta di panna montata spray.
Dario: – Io sono molto goloso….ma con il passare degli anni ho imparato a stare più attento con l’alimentazione…quando posso evito fritture e cose che fanno male….ma per me, mangiare veramente bene, signica stare a tavola con persone simpatiche….

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Gianni: – Ho lavorato per un sito web un rtempo famoso: superEva. Poi ho lavorato nei call center, ho fatto il postino portalettere e infine e nella scuola, che è il mio lavoro principale.
Poi naturalmente ho lavorato nella musica: sono l’autore di canzoni famosissime come BLOWIN’ IN THE WIND di Bob Dylan. E pensare che non ero ancora nato!!!
Dario: – Io ho fatto per tanti anni teatro e tutto sommato dentro mi sento ancora un attore…anche se forse non ho più voglia di recitare per vari motivi…adesso lavoro in una agenzia turistica e sento di avere da questo lavoro molto più piacere e libertà espressiva di quanta me ne dava il teatro….Ma non posso essere del tutto sicuro che fra un po’ non mi ritorni lo sghiripizzo di stare sul palco…speriamo di no…voglio godermi la vita…

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Gianni: – Il calciatore o la velina.
Dario: – ho avuto tanti sogni nella mia vita….da ragazzo sognavo di fare il pilota di formula uno e fu una esperienza non bella quando alla scuola guida, al primo giorno di guida pratica, scoprii di essere abbastanza imbranato alla guida…presi la patente con molta fatica….e tutt’oggi non mi piace per niente guidare…non più teatro, non più formula uno nella mia vita….

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?

Turkish Kebab

Gianni: – Mi piace il Turkish Kebab. Fanno un Kebab buonissimo. Soprattutto piccante. Che delizia!
Dario: – Si, nel paese dove vivo ci stà un locale dove si mangia benissimo e mi fanno pagare poco…ci vado spesso..ma non mi ricordo come si chiama…così come la ragazza,  carina e gentile,che mi serve non ha la minima idea di come mi chiamo io…

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Gianni: – Come ho detto, mai una dieta strutturata. Sempre una dieta fai da te. E infatti raramente è servita. Beato Dario che non ha di questi problemi!
Dario: – certo che sono a dieta…non mi vorrai mica far diventare chiatto come Gianni Papa?

Angie: – Meglio carne o pesce?
Gianni: – Meglio pesce, come cibo. Come sesso, meglio carne
Dario: – Carne nei giorni che mi sento Leone…Pesce nei giorni che mi sento pesce…

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Gianni: – Qualcosa di molto unto e pieno di panna montata.
Dario: – io sono un uomo fatto a strati…sarei una di quelle paste con la  sfoglia a strati…

Angie: – Vino?
Gianni: – Vino e Ciambella.
Dario: – Un bicchiere al giorno non lo disdegnamo

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Intervista Gastronomica a Francesco Romano

Francesco Romano

Francesco Romano, è un ingegnere (la qualcosa non è che volge bene a suo favore) , ed anche napoletano DOC, un “napoletano che viaggia” come direbbe il buon Massimo Troisi, vive e lavora tra Milano, la Francia, che definisce la sua seconda Patria, e il resto del mondo. Francesco è un intellettuale prestato all’ingegneria. Amante della letteratura e della poesia, nel lontano 1973, a 19 anni, appena diplomato in uno dei più antichi licei cittadini, il Liceo Genovesi, disse a sé stesso: “ma si mò, si vac’à ffà Lettere, po’ comm’ campo?”. Si ricordò allora di essere bravo anche in matematica e così s’iscrisse ad Ingegneria, segnando irreversibilmente la sua vita. Ma l’ineluttabile Destino non gli ha mai perdonato questo tradimento, e così, dopo anni di lavoro nelle industrie chimiche e dell’energia, catturato da un cacciatore di teste, è stato per quasi venti anni Direttore dei Servizi Tecnici nel più grande gruppo editoriale e giornalistico italiano e così ha condiviso buona parte della sua vita lavorativa con scrittori e giornalisti. In età ormai matura è tornato al mondo dell’energia a livello internazionale. Francesco ha sempre amato scrivere, lo fa per “disintossicare” lo spirito e per puro diletto, suo e, spera, degli amici che hanno la pazienza di prestargli attenzione. Scrive storie, racconti, poesie e note di attualità.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro? Francesco: – Conta moltissimo per il mio equilibrio e il mio benessere. Quando ero più giovane e spendevo tanta parte delle mie giornate sugli impianti industriali era fondamentale per me mangiare puntuale, bene e in modo sano, soprattutto nella pausa di mezzogiorno. Con il tempo e la maturità spendo meno energie fisiche ma più energie mentali ed emotive, e il mangiare bene è diventato ancora più importante. Non accetterei per nessuna ragione al mondo di saltare un pasto, né sopporto mangiare un panino in piedi in mezzo a una folla di esauriti (tipica modalità milanese). Devo sedermi a tavola, anche solo mezz’ora, parlare in leggerezza di argomenti fuori dal lavoro, mangiare lentamente. Bere un buon caffè.

Angie: – (Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?) Francesco: – No, ma in un racconto ho citato una cena e i piatti che gustava il protagonista.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene Francesco: – Mangiar bene significa gustare pietanze che partono da eccellenti ingredienti di partenza, preparati anche in maniera semplice, ma rispettando tutti i crismi della buona cucina. Una costata di manzo, semplicissima, deve essere piemontese, toscana, francese, tedesca o americana, rigorosamente al sangue. Un piatto di spaghetti aglio olio e peperoncino deve basarsi su pasta di gragnano, peperoncino calabrese o di cajenna, olio extravergine, cottura al dente e saltati pochi secondi su fiamma fortissima.

Angie: – Le tue esperienze lavorative? Francesco: – Ho cominciato il mio lavoro di ingegnere nelle raffinerie come responsabile di manutenzione, poi sono diventato responsabile tecnico in una multinazionale della chimica, successivamente direttore dei servizi tecnici in RCS-Editori (Rizzoli-Corriere della Sera), direttore di progetti strategici in un grande gruppo tedesco dell’Editoria, e oggi sono partner di una società d’ingegneria internazionale che opera nel campo dell’energia in Italia e nel mondo.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare? Francesco: – L’avvocato-scrittore credo.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove? Francesco: – A Milano l’Indiana Post, in Via Casale, sul Naviglio Grande. Fondato 25 anni fa da una signora di Boston, oggi continua a proporre cucina americana dell’east-coast, con una grande “maître” di sala, la napoletana DOC Angela.

Francesco Romano

A Nizza “Les Epicuriens” in Place Wilson cucina francese del sud-est, mediterranea. La cucina napoletana la coltiviamo a casa, mia moglie ed io, e la gustiamo a Napoli le rare volte che riusciamo ad andarci.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta? Francesco: – Una volta, ma in maniera molto blanda. Non ne ho avuto mai la voglia, né la necessità.

Angie: – Meglio carne o pesce? Francesco: – Amo sia la carne che il pesce, purché di qualità e cucinati bene.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti? Francesco: – Nessun dubbio, una pastiera napoletana.

Angie: – Vino? Francesco: – Rossi piemontesi e Toscana IGT in Italia, Anjou-Gamay e Côtes du Rhône in Francia. Per i bianchi non c’è gara: Falanghina dei Campi Flegrei.

Angie: – Il tuo punto debole Francesco: – Forse un’eccessiva freddezza e serietà in tutto ciò che faccio (compreso mangiare e cucinare), attitudine che spesso viene scambiata per superbia o supponenza.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa? Francesco: – Nel frigo, il latte, il prosciutto crudo, una ricco vassoio di formaggi, senape di Digione, vino bianco, spumante. In dispensa, passata di pomodoro, filetti di pomodoro, paccheri, penne lisce, spaghetti, lenticchie, scatole di flageolets (fagioli verdi giovani), riso, scorta di olio extravergine.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto? Francesco: – Preparare e cucinare un piatto, dal più semplice al più complesso, mi dà subito un senso di serenità, mi calma da qualunque stress, distrae la mente da pensieri pesanti. Sto bene quando cucino, meglio se accompagnato da buona musica in sottofondo. Mi piace molto fare la pasta al forno, preparare il sugo a lungo, a fuoco lento, tagliuzzare il fiordilatte a pezzetti, impastare e friggere le polpettine, spezzare gli ziti (che preferisco alle penne lisce), comporre il “ruoto” da infornare, gli strati di pasta, guarnita con i pezzetti di fiordilatte e le polpettine, coperta dal sugo. Angie: Quello che ti piace mangiare? Francesco: – A casa cose semplici: a Milano arrosti di pollo, manzo o maiale, con contorni di patate, melanzane o peperoni, spesso fatti a

Cassoulet Toulousain

ratatouille; a Nizza, pesce e frutti di mare (quando è stagione), il pesce per lo più fatto in forno al cartoccio (o “en papillote” come dicono i francesi) con olio e limone. Angie: – Come ti definiresti a tavola? Francesco: – Un buongustaio moderato, che ama mangiare bene, ma senza esagerare mai. E che apprezza sempre le cucine dei luoghi che lo ospitano. Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace? Francesco: – Tenendo fuori concorso piatti napoletani, quali la genovese o un bel totano ripieno, perché irraggiungibili, il piatto che mi piace di più in assoluto è la “Cassoulet Toulousain”, uno stufato di coscia di anatra “confit”, costoletta di maiale, salsiccia, immerse nei fagioli di Tarbes conditi con grasso d’anatra, il tutto in una pentola di coccio tenuta a fuoco lentissimo per sette, otto ore in forno. Ogni paio d’anni vado apposta a Tolosa per gustare questo piatto sublime. Detesto i piselli e detesto le acciughe. Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito? Francesco: – Più di uno, il pepe verde, il basilico, la menta, il timo. Angie: – Caffè?? Francesco: – Due o tre al giorno, però fatti bene. Altrimenti, piuttosto che bere un espresso cattivo, preferisco un caffè filtrato o all’americana, purché fatto con un’eccellente miscela. Angie: – Non puoi vivere senza… Francesco: – La pizza margherita. Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare Francesco: – Non so, sarà un mio pregiudizio maschilista, ma l’uomo che cucina e prepara personalmente una cena per una signora per me perde molto di appeal.

Sgombro

Tutt’altra cosa una cena nel locale giusto, la sera giusta, con la donna giusta…

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori Francesco: – Sgombro al cartoccio (per 2 persone): si prendono due sgombri appena pescati, belli grossi; si sfilettano (o si fanno sfilettare dal pescivendolo), si chiudono ciascuno in un foglio da forno per alimenti dopo averli conditi con olio, limone, olive snocciolate fatte a pezzettini, e coperti di fettine sottili di limone; si tengono in forno alla massima temperatura per circa 7-8 minuti. Si servono chiusi nel loro cartoccio da cui all’apertura emanerà tutto il profumo di un piatto semplice, povero e squisito. Un’insalatina è il suo sobrio contorno.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto? Francesco: – “Les Heures souterraines” di Delphine De Vigan, una terribile storia di mobbing, un’odissea psicologica di due solitudini in una Parigi grigia e anonima.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici… Francesco: – “Le onde”, di Ludovico Einaudi, mi ricorda una serata in un ristorante di Oporto in cui ho gustato un sublime baccalà, mentre il pianista suonava appunto quel brano.

Angie: – Un film? Francesco: – “La finestra di fronte” di Ozpetek, emozionante la scena dei tavolo pieno di dolci…

Ulisse si difende dal canto ammaliatore delle sirene

Angie: – Hobby? Francesco: – Leggere, scrivere, viaggiare.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti? Francesco: – Ulisse. Perché non riesco mai a stare fermo, non faccio in tempo a finire un’esperienza, un viaggio o un progetto, che già il mio pensiero vola alla prossima avventura.

Angie: – Dici parolacce? Francesco: – Sì, quando m’incazzo. E le dico in Napoletano.

Angie: – La frase che dici più spesso? Francesco: – “Contare solo sulle proprie forze”. Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso? Francesco: – E’ una bella gara tra chi dice che sono uno stronzo e chi dice che ha una grande stima di me.

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande? Francesco: – Ritirarmi a Sorrento.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare Francesco: – L’ipocrisia.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef? Francesco: – No, è un mestiere totalizzante, non lascia spazio per l’amore.

Minestra Maritata

Angie: – Un piatto della tua infanzia Francesco: – La minestra maritata a Natale da mia zia Francesca.

Angie: – Ricordi cosa hai mangiato ieri e quello che desidereresti mangiare in questo preciso momento? Francesco: – Ieri sera ho mangiato arista di maiale alla senape di Digione con contorno di ratatouille, preparata da mia moglie Maria Luisa, innaffiata con un rosso Veneto IGT. In questo momento mangerei volentieri un panino con pane cafone e prosciutto di San Daniele.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina? Francesco: – Esiste un’Italia delle regioni e dei territori con la sua cucina, varia, fantasiosa, creativa, povera e ricca, la migliore del mondo.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia? Francesco: – La pizza margherita. Sarà banale, ma è così.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale? Francesco: – Non c’è dubbio, quella francese (si era capito?)

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico? Francesco: – Aperto a tutte le esperienze e curioso di provare.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo? Francesco: – Sto lavorando a progetti di piccoli impianti a biomasse per energia elettrica e teleriscaldamento in Piemonte, a una grande centrale elettrica e a due dissalatori sull’Oceano Indiano, a un grande piano di parchi fotovoltaici, sempre qui al Nord.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro? Francesco: – Berlusconi a una mozzarella andata a male. Di Pietro a un bel cosciotto di capretto alla brace, selvatico e saporito.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?? Francesco: – La cucina mai. Qualche ristorante sì, sia pure raramente.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita? Francesco: – Cercare di contenere le emozioni, reagire alle avversità, agire e non lamentarsi a vuoto, godere delle tante cose semplici e belle che ci offre la vita. Vivere in positivo. Sempre.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta. Francesco: – Qual è la canzone napoletana che ami di più? “Dicitincello vuje” nella versione di Alan Sorrenti.

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Tortiglioni con fichi e peperoni

Di questa ricetta, le versioni sono diverse, basta mettersi su google per trovare le varie preparazioni: da quelle che utilizzano lo scalogno ed i peperoni gialli, a quelle in cui, come nel mio caso allo scalogno sostituiscono la cipolla rossa.

Tortiglioni con fichi e peperoni

Io, ho scelo la rossa di tropea, poiche’ ha un gusto molto dolce rispetto alle altre che a mio avviso ben si sposa e con i peperoni (io ne ho usati tre, rosso, giallo, e verde), sostituendola alle versioni che invece proponevano lo scalogno. Mai periodo fu più adatto per proporre ai miei lettori questa ricetta, poichè il periodo che va da settembre ad ottobre vede un’alta produzione di fichi dalle più svariate qualità, forma, colorazione e profumazione, per cui potrete sbizzarrirvi ed utilizzare quelli che più soddisfino il vostro palato.

I fichi (dolci) abbinati con il prosciutto crudo (salato) sono un must della nostra Gastronomia, ed una ricetta che abbina i deliziosi frutti settembrini ai peperoni, sembrerebbe alquanto insolita, ma devo ammettere che il gusto è sicuramente del tutto inconsueto anche se il profumo sembra essere gradevole ed allettante, e l’accostamento del peperone giallo di per sè dolce che sposa il gusto zuccherino dei fichi, è decisamente una combinazione elettrizzante.
Il sugo con cui si condisce la pasta si raddensa e si amalgama bene e profuma di marmellata!

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‘e fiche ro vescovo – i Fichi di Monsignore

Cecilia Coppola e don Antonino Guarracino

Da un’articolo di Cecilia Coppola in cui spiega perchè i fichi noti comunemente con il nome di “brogiotti”, qui vengono chiamati anche “del vescovo”
Inizia il nostro colloquio che riporta la memoria del passato e rivela lontane usanze e interessanti curiosità come quella sul fico, frutto che, nella stagione estiva e all’inizio dell’autunno, è presente sulle nostre tavole. Per rendere più esatta e colorita la descrizione Don Antonino prende dalla sua biblioteca

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I Cannoli siciliani

Cicero discovering the tomb of Archimedes - Martin Knolle

Marco Tullio Cicerone, prima di diventare console romano fu questore in Sicilia, qui riportiamo una sua citazione riguardo ad una golosità dell’isola: “Tubus farinarius, dulcissimo, edulio ex lacte factus”, ossia: “cannolo farinaceo fatto di latte per un dolcissimo cibo”.

Quasi certamente quel cannolo di Cicerone era ricoperto di miele al posto dello zucchero

Tra le leggende legate a questa preparazione vi è quella che questo dolce vide i suoi natali durante il periodo di carnevale all’interno di un monastero nel palermitano. Infatti il nome deriva da canna (un arbusto che venne in seguito utilizzato per dare la forma al dolce prima di cuocerlo) e lo scherzo carnevalesco consisteva nel far uscire dai rubinetti (chiamati anche canne) delle fontane del monastero della ricotta invece che dell’acqua.
Altri, invece, sostengono che siano gli arabi, che lo hanno portato nell’isola, questi, infatti realizzavano dei dolci dalla forma di banana ripieni di mandorle e zucchero.

Nel 1685 un poeta – tale sacerdote D. Stefano – componeva dei versi, divertenti e giocosi, dedicandoli a questa gustosa leccornia simbolo della Sicilia :

Beddi cannola di Carnilivari,
megghiu vuccuni a lu munnu un ci nn’è;
su’ biniditti spisi li dinari,
ogni cannolu è scettru di ogni Re;
arrivanu li donni a disirtari:
lu cannolu è la virga di Moisè.
Cu’ nun ni mancia, si fazza ammazzari,
cu’ li disprezza, è un gran curnutu affè.
[Bei cannoli di Carnevale, / migliore boccone al mondo non c’è; / sono benedetti spesi i denari, / ogni cannolo è scettro di ogni re; / arrivano le donne ad abortire: / il cannolo è la verga di Mosè. / Chi non ne mangia, si faccia ammazzare, / chi li disprezza, è un gran cornuto, in fede mia]

Solitamente i cannoli che si offrono ad amici e ai parenti devono essere nel numero di dodici o multipli.
La ricetta tradizionale, vuole che la ricotta, sia arricchita di frutta candita e pezzetti di pistacchio, e Brillait Savarin sublime meditatore della “Fisiologia del Gusto” pare che abbia dichiarato, a proposito di dolci simili ai cannoli: “Il Creatore, obbligando l’uomo a mangiare per vivere, lo invita con l’appetito e lo ricompensa con il piacere”.

I cannoli di Piana degli Albanesi

Il cannolo é il dolce siciliano più noto ed i cannoli di Piana degli Albanesi (sono di dimensioni difficilmente riscontrabili in altre zone della Sicilia), e di Dattilo sono tra i più buoni e noti della Sicilia.
E’ possibile degustarli a carnevale, offerti dagli artigiani di Piana.
Nel 2003 è stato realizzato il “cannolone”: una vera e propria opera d’arte di 150 chili di peso che, scortato dalla forze dell’ordine, è stato posto sotto il palco per la ufficiale misurazione ad opera di un notaio e di un ingegnere: 4 metri!!!
L’idea venuta a Mario Giglio a cui è dovuta anche l’organizzazione. La realizzazione è stata ottenuta lavorando 10 segmenti saldati con cioccolato e rafforzati dall’interno con altra pasta per scorza. Al posto delle tradizionali cannucce, su cui si avvolge e frigge la scorza, si è realizzato un tamburo di legno alto 30 cm e lungo 40. Con tanta pazienza e abilità il pasticciere Giorgio Clesceri e consorte sono riusciti a realizzare questo capolavoro.
Oltre ai cannoli, vi sono i cannolicchi più piccoli ma con lo stesso ripieno.
In rete, le ricette sui cannoli sono tantissime, io ho scelto questa tratta tratta da it.hobby.cucina dal sito della mitica Gennarino
Ingredienti:
Per la scorza:
– gr 200 di farina,
– gr 20 di strutto,
– gr 30 di zucchero,
– 2 cucchiai di marsala secco (o di più se l’impasto dovesse risultare troppo duro e difficile da stendere),
– un pizzico di sale,
– strutto per friggere.

Cannolo siciliano

Per il ripieno:
– gr 800 di ricotta (freschissima e RIGOROSAMENTE di pecora),
– gr 200 di cioccolato fondente a scaglie,
– gr 350 di zucchero,
– gr 50 di zucchero a velo,
– gr 100 di buccia d’arancia candita.

Esecuzione
:
Preparate le scorze (i cannoli di pasta fritta da riempire, al momento del consumo, di crema di ricotta) impastando la farina setacciata con lo zucchero, il marsala, un pizzico di sale e lo strutto.
Ottenuta una pasta compatta formate una palla e lasciate riposare una trentina di minuti. Stendete quindi la pasta in una sfoglia sottile (potete anche usare la macchina per la pasta) e ricavatene delle forme circolari del diametro di una decina di centimetri.

Avvolgete poi i pezzi di pasta intorno alle canne di alluminio. Sciogliete in padella abbondante strutto e friggete la pasta. Togliete i cilindri, sfilandoli con delicatezza per evitare che le scorze si rompano.
Per preparare la crema, strizzate la ricotta servendovi di uno strofinaccio. Successivamente, setacciarla e metterla in una terrina. Aggiungete quindi lo zucchero e lavorate con un cucchiaio di legno in modo di amalgamare al meglio ed aggiungete il cioccolato.
Al momento del consumo (al massimo una decina di minuti prima, altrimenti l’umidità rovinerebbe inevitabilmente i cannoli) farciteli di crema e spolverateli con lo zucchero a velo.
Decorate ai lati con striscioline di buccia d’arancia candita

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Intervista Gastronomica a Piero Boi

Piero Boi

Piero Boi esordisce giovanissimo con un romanzo sperimentale, Le piaghe, che autopubblica, si dedica poi alla stesura di rielaborazioni di opere teatrali tutte rappresentate in Italia, tra le quali: Viaggio di uno sprovveduto, L’assassino di Jean Jurés, Il fantasma di Canterville, Il Gamba, figlio del Gamba, cabaret e L’ultimo canovaccio.
Tra le sue esperienze lavorative vi è quella cinematografica in cui esordisce come assistente di Paolo e Vittorio Taviani nel film La notte di San Lorenzo.
Torna alla letteratura con Cista Mystica, romanzo epico mitologico e poi Cargo dei cloni, il primo della trilogia Il quarto milennio.
Vive a Nosy Be, in Madagascar, dove oltre alla stesura dei suoi romanzi, scrive e produce documentazioni sulla storia, usi e costumi popolari locali.
In “Cargo di cloni”, tra i personaggi vi é un irriducibile gourmant, che si chiama Pantos ( da Pantagruele), ma anche altri hanno i loro particolari piatti e bevande di portata afrodisiaca e buongustaia.
Ed anche nei due episodi successivi (si tratta di una trilogia, IL QUARTO MILLENNIO, la tavola é imbandita con una infinità di piatti sopraffini, invoglianti e pruriginosi (non manca la cantaride…)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Piero: – Moltissimo, considerato il gran dispendio di energie psicofisiche che lo scrivere comporta.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?

Piero: – Sovente. Specie nei tre episodi della Trilogia “Il quarto Millennio” Cargo dei cloni, L’eredità di Shambala, La vendetta di Jaldabaoth
Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Piero: – Un giusto equilibrio di odori, sapori, disposizione in tavola, nonché buona compagnia.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Piero: – In passato, teatro e talvolta cinema. Oggi, solo la scrittura.

Alghe con chili

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì dove?
Piero: – Amo molto andare a scoprire nuovi locali promettenti. Per cascare in piedi, Chez Teresa, livornese, ad Ambatoloaka, isola di Nosy Be.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Piero: – Talvolta per scelta, altre per necessità.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Piero: – Pesce, senza dubbio. Ma amo anche la carne…

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Piero: – il Tiramisu

Angie: – Vino?
Piero: – Amo tutti i vini, purché schietti, decisi, ambrati, allegri.

Angie: – Il tuo punto debole
Piero: – I ravioli burro e spinaci, in pomarola.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Piero: – Un tocco di Grana Padano, pasta lunga e corta.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Piero: – Alghe saltate con peperoncino.

Romazava

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Piero: – Romazava (minestrone) di pollo ruspante, con radice di zenzero ed erbe.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Piero: – Buongustaio. Poco ma buono.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Piero: – Il polpettone.  I finocchi lessati.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Piero: – Il basilico, senza omettere salvia e rosmarino, noce moscata, zafferano, cannella e chiodi di garofano.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Piero: – olio di oliva e basilico.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Piero: – Saper mettere le mani in cucina, spesso é dirompente, ma simpatia e buona conversazione sono essenziali.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Piero: – Mazzancolle (langoustine) gratinate.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Piero: – Io sono Dio, di Giorgio Faletti. Grande anche in letteratura.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Piero: – Un gelato al limon…

Angie: – Hobby?
Piero: – Ricerche storiche, fotografia, leggere le biografie dei grandi scrittori.

Zuppa di lenticchie

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Piero: – Far conoscere i miei libri nel mondo intero.(ma, mi contenterei dell’Italia…)

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Piero: – Un po’ chiuso, talvolta timido…

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Piero: – Si’, specie se cinese o indiana, senza escludere una creola.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Piero: – Lenticchie con osso di prosciutto.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Piero: – Il Madagascar ne é la prova più tangibile: 18 tribù diverse, più comoriani, indiani, pakistani, cinesi, creoli danno vita a una cultura gastronomica ricchissima.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Piero: – La pizza, in tutte le sue declinazioni.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Piero: – E’ all’estero, che ci si rende conto della grandiosità della nostra cucina! In mancanza, ottima l’indiana, la cinese e la creola.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Piero: – Agropiccante, saporito, un po’ amarognolo.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Piero: – Berlusconi a una minestra insipida di cavolo nero, Di Pietro a una “penne all’arrabbiata” con molto molto peperoncino.

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Intervista Gastronomica a Johnny Pollio

Il nostro Johnny, in compagnia di Antonello De Rosa e Corrado Soldatini

Johnny Pollio, è nientepopodimeno quella grande “mente psicopatica” che da più di dieci anni organizza qui in costiera, “La Grande Avventura”, un vero è proprio gioco di ruolo che invece di svolgersi all’interno di un pc, si svolge in location reali a cui partecipano squadre di giovani fanatici (e mi ci metto pure io), che vengono dimenate da un pizzo all’altro nel nostro lembo di terra, spiegare con le parole cosa facciamo e cosa succede in quei due giorni che ci tolgono il sonno ed il senno, non è facile, bisognerebbe solo avere la possibilità di venire qui per poter comprendere, lo spirito che ogni anno anima e coinvolge ognuno di noi, un po ho cercato di descriverlo nel mio articolo sul “Pasticcio di Ramses”, ma non sono così sicura di esserci riuscita :-).
Ma veniamo a Johnny, soggetto a cui è stata diagnosticata una latente “sindrome di peter pan” che nella vita di tutti giorni esercita la professione di avvocato insieme alla sua compagna di vita, Anna Iaccarino, ma per rilassarsi dallo stress lavorativo, organizza questi eventi paradossoli, al solo scopo di divertirsi lui ed i suoi amici.
Quando gli ho proposto l’intervista, la sua risposta è stata: -ma che ti dico??-
Be quello che mi ha raccontato sul suo rapporto con il cibo e con la buona tavola, potete leggerlo nell’intervista che segue, e posso dirvi che sicuramente, non è da poco quello che mi ha raccontato 🙂

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Johnny: – Credo conti, in quanto un lavoro sedentario necessiterebbe, condizionale molto d’obbligo, di una corretta alimentazione, ma non me ne sono mai fatto un cruccio.

Angie:  – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Johnny: – Che io ricordi no, c’era qualcosa di culinario ma non era il leit motiv.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene?
Johnny: – Significa mangiare con gusto, per il piacere di mangiare, senza guardare a calorie, colesterolo e quanto altro.

Angie:  – Le tue esperienze lavorative?
Johnny: – Tante, esordio come ragazzo di bottega in negozio di intarsio, poi  cameriere in un pub, bagnino, giornalista, sino ad arrivare ad avvocato.

Angie:  – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Johnny: – Lo scrittore, ma sarebbe andato bene anche l’animatore in villaggi.

Il logo de “La Grande Avventura”

Angie:  – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Johnny: – Sì,La Lanterna a Sorrento

Angie:  – Sei mai stata/o a dieta?
Johnny: – Assolutamente no.

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Johnny: – In inverno carne, in estate pesce, ma di mare.

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?
Johnny: – Senz’altro il Tiramisù, perché mi considero di compagnia, anche se poi in realtà quel dolce non mi piace.

Angie:  – Vino?
Johnny: – Sì, Primitivo su tutti.

Angie:  – Il tuo punto debole
Johnny: – In cucina? Non riesco a dire di no ad una buona mozzarella, ma ormai ce ne sono poche che meritano la mia attenzione.

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Johnny: – Nel frigo una bella bottiglia di vino, in dispensa non dovrebbe mancare mai un pacco di spaghetti.

Angie:  – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Johnny: – Il semplicissimo spaghetto alla chitarra.

Angie:  – Quello che ti piace mangiare?
Johnny: – Un ottimo spaghetto con due pomodorini un bel Pesce San Pietro e una spruzzata di prezzemolo.

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Johnny: – Un rompiscatole, per non essere volgare.

Angie:  – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Johnny: – Vado a periodi per quanto riguarda la golosità, invece non mi piacciono cavoli e lenticchie.

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Johnny: – Un odore che mi ha sempre intrigato, sembrerà strano, è quello di un aglio rosso soffritto, in olio di oliva paesano.

Angie:  – Caffè??
Johnny: – Lo odio, mi provoca nausea solo l’odore.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Johnny: – Una donna, direbbe zucchero e forse è vero, magari che sappia cucinare

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Johnny: – Il saper cucinare una buona cena.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Johnny: – Quella dello spaghetto al pesce San Pietro la ritengo ottima, ma andrebbero anche bene dei gamberetti rossi locali sale, pepe, spruzzata di prezzemolo e tiratina di cognac.

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Johnny: – Credo “Terroni” di Pino Aprile.

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Intervista Gastronomica a Domenico Pennone detto “Mimmo”

Mimmo Pennone e me

Domenico Pennone, detto Mimmo, è stata una delle mie primissime conoscenze virtuali :-) Galeotta fu la storica mailing list piazza napoli, una delle mie primissime mailing list, che ci ha fatto conoscere.

Mimmo, e’ Ideatore e Direttore della ReteCivic@Metropolitana, ed attualmente è Capo Ufficio Stampa presso la Provincia di Napoli, direttore responsabile del magazine on-line MetroNapoli e del periodico d’informazioni europee ‘Europa Più’.
Giornalista professionista, collabora alla realizzazione dello Speciale su innovazione e comunicazione del Sole24ore, Guida agli Enti Locali.
Per ulteriori informazioni sull’attività lavorativa del buon Mimmo, vi invito a visitare le sue pagine.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Mimmo: – Dovrebbe contare molto. Purtroppo invece gli do, gli diamo, una scarsa importanza. Il risultato?  lavoriamo male, siamo nervosi  non ci divertiamo.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Mimmo: – Be’ quando scrivo per la politica evito per rispetto di chi legge. Quando scrivo di innovazione ho provato a descrivere il gusto per i social network con la passione per i dolci.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Mimmo: –  Avere tempo di gustare le cose che mi vengono proposte, un ambiente gradevole, fiducia in chi cucina e naturalmente farlo in buona compagnia.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Mimmo: –  Sono un giornalista professionista, mi occupo di innovazioni e attualmente sono capo ufficio stampa in un grande ente locale.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Mimmo: – Per mia fortuna faccio la professione che ho sempre voluto fare. Non la esercito pero come e dove mi piacerebbe farla. Avrei voluto far l’inviato.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?

Babà

Mimmo: – Piu di uno. Posso dirti che preferisco locali vicino al mare e con una bella vista. In particolare un ristorante dove vado da anni in penisola. Vico per la precisione.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Mimmo: – Tutti i lunedì da 25 anni, ma smetto sempre il martedì.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Mimmo: – Entrambi, dipende solo da dove mangi e chi cucina

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Mimmo: – Un babba spero

Angie: – Vino?
Mimmo: – Una Falanghina dei capi flegrei

Angie: – Il tuo punto debole
Mimmo: – Sono suscettibbile

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Mimmo: – I pomodorini! Gli spaghetti.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Mimmo: – Sono banale se dico la fantasia? Mi piace proporre piccole variazioni alle ricette. Mi piace cucinare Le trofie al pesce spada. Prima me le cucinava una persona assai cara.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Mimmo: – Il risotto alla pescatora

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Mimmo: – Un moderato.

Frutti di mare

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Mimmo: – Adoro I frutti di mare crudi. Odio la verza.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Mimmo: – Il basilico.

Angie: – Caffè??
Mimmo: – Troppi di mattina. Mai purtroppo la sera per paura dell insonnia.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Mimmo: – Il pane! Si il pane. Credo che resti la cosa piu buona ed essenziale per qualsiasi cucina. Odio i locali che sottovalutano questo alimento.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità?
Mimmo: – Certo che esiste.

Angie: – Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Mimmo: – Sicuramente una buona cena.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Mimmo: – La caponata di pesce spada

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Mimmo: – Domani in battaglia pensa a me. Ma non mi é piaciuto.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Mimmo: – London calling. The Clash.

Angie: – Un film?
Mimmo: – I polpettoni

Angie: – Hobby?
Mimmo: – Riposare

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Mimmo: – un mortale

Angie: – Dici parolacce?
Mimmo: – Sempre, sperando poi che nessuno mi abbia ascoltato

Angie: – La frase che dici più spesso?
Mimmo: – Ci mancherebbe altro

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Mimmo: – Mi dispiace

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Mimmo: – La felicita dei miei cari

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Mimmo: – L’ imbecillità che ci sovrasta

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?

Mimmo: – Magari

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Mimmo: – La pasta e piselli.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Mimmo: – Per carita non esiste nemmeno quello fiscale! A parte la polenta e la pizza la cucina italiana é straordinaria e unitaria da Varese a Siracusa.

Bucatini all’amatriciana

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Mimmo: – La amatriciana

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Mimmo: – Lo so non dovrei dirlo . Ma a me piacee la cucina greca.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Mimmo: – casareccio

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Mimmo: – Ho finito da poco un documentario sulla vita di Maurizio Valenzi, vorrei iniziarne uno su Achille Lauro.  Due Ex sindaci di Napoli.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Mimmo: – di questi tempi meglio non accostare i politici alla cucina.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Mimmo: – Spesso, ma non la mia.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Mimmo: – Cadere é facile, ma rialzarsi é sempre necessario.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Mimmo: – Ma valeva la pena intervistare me? Sicuramente erano finiti quelli interessanti.

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Una crema di ricotta molto particolare…

Tipico cannolo palermitano

Conosco Vincenzo Carini, Vik, da almeno un decennio, ed è una di quelle persone, che pur non conoscendo personalmente posso considerare amica, e con cui interagisco giornaliermente su Facebook.
Ho recuperato questa sua ricetta della crema di ricotta per i cannoli, dalla Guida al Mangiare bene di Supereva, perchè è divertente il modo in cui l’ha trascritta 🙂

Considerazione essenziale per comprendere cosa vi state mangiando se ricevete in dono dei cannoli che vi dicono provenire dalla Sicilia, eheheh facile a dirlo….

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L’Invito a Pranzo Totò e Peppino

Questo video è tratto da Toto’ Peppino ed i Fuorilegge, la scena forse più divertente dell’intero film è l’invito a pranzo con Peppino che è costretto a comprare tutto il necessario per il pranzo.

toto', peppino e titina de filippo

Peppino De Filippo, Totò e Titina De Filippo

Con la complicità di Peppino, Totò si finge rapito ed ottiene dalla moglie un riscatto di cinque milioni,ma la verità viene a galla quando i due vengono visti in televisione pasteggiare e bere champagne in un night club.Tornato a casa viene veramente rapito da Ignazio”il torchio” ma non viene creduto da nessuno.Sua figlia Valeria e Alberto sulle traccie di Ignazio liberano Totò promettendo al bandito un’intervista che gli darà la celebrità.I due giovani si sposano e Totò cacciato di casa finisce col fare il garzone nella bottega dell’amico Peppino.
fonte: www.antoniodecurtis.com

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Pasticcetto sorrentino all’amarena

Di questo dolce, io ho un ricordo fanciullesco, poichè quando alla domenica al termine del luculliano pranzo arrivavano le “paste” questo, era il dolce preferito di mio papa’, ora è diventato anche il mio.
Ho anche un vago ricordo di una preparazione nel cui interno, era custodito un’inebriante ripieno a base di crema e pasta di mandorla e nel cui centro ben nascosta vi era un’amarena sciroppata…slurpete…
La ricetta che vi vado a proporre, l’ho recuperata da un vecchio libro sulla pasticceria napoletana di Piero Serra e Lya Ferretti


Pasticcetto sorrentino di crema ed amarene

Pasticcetti o pasticcini all’amarena

Ingredienti:
Per la pasta frolla
– gr 300 di farina
– gr 150 di sugna
– 3 tuorli d’uovo
– gr 150 di zucchero
– scorza grattugiata di un limone
– 1 pizzico di sale

Per la crema
– 4 tuorli d’uovo
– gr 200 di zucchero
– 1/2 litro di latte
– gr 60 di fecola di patate
– scorza di limone grattugiata
– una bustina di vaniglina

Per il ripieno
– amarene sciroppate
e zucchero a velo per la decorazione dei vostri pasticcetti.

Esecuzione:
Preparate la pasta frolla, ognuno di noi è sicuramente in possesso, della solita ricetta della pasta frolla. Stendetela con il matterello su di un foglio di carta oleata, ungete gli stampini con un po di burro e foderateli con la pastafrolla, Riempite ogni stampino con la crema pasticciera ed al centro mettete qualche amarena, ricopriteli con un dischetto di pasta e mandateli al forno, cuoceteli a calore moderato, quando saranno ben dorati, toglieteli, fateli raffreddare e spolverateli con lo zucchero a velo.

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Intervista Gastronomica ad Antonio Gallo

Antonio Gallo - Galloway

Con il professor Antonio Gallo, abbiamo condiviso la lunga esperienza del Progetto delle Guide di Supereva, lui, si occupava di “Bibliomania” ed io,  ho sempre avuto una profonda stima ed ammirazione per lui. Antonio è una splendida persona, che dice sempre quello che pensa, costi quel che costi :-), questa è una delle sue peculiarità, ed è una di quelle persone con cui interagisco virtualmente da tantissimo tempo,  ma che pur non conoscendo direttamente, ti sembra veramente di conoscere da una vita intera 🙂
Ed è anche per questo motivo, che nel nostro scambio sinergico,  non solo di articoli, ma anche di emozioni, le parole, fanno sempre vibrare l’anima, se le sai leggere ed interiorizzare, mi piace riportare quel che Antonio ha scritto su di me nel suo Blog, a proposito di questa piccola intervista gastronomica:

Oggi
parlo di me stesso. Ma non tanto. L’occasione me la dà una grande
“affabulatrice” del Web che ha creduto opportuno inviarmi una serie di
domande facendomi un’intervista gastronomica (così l’ha chiamata).
L’intervistatrice è nota ai naviganti non solo della penisola
sorrentina (lei è di Meta, appunto), ma anche della Rete. Ecco un
estratto della sua bio:

“Sono  Angie sono di Meta un paesino della costiera sorrentina. Ho due grandi passioni: La cucina e la mia terra. Sono amante del convivio, mi piace cucinare per gli amici e chiacchierare per ore ore attorno ad una buona tavola. Amo le ricette della tradizione gastronomica italiana, mediterranea e campana in particolar modo. Mi piace sperimentare e, quello che raccolgo a viva voce lo metto quasi sempre in pratica.
La felice riuscita di un piatto non si basa soltanto sulle capacita’ tecniche. Proviene dal cuore, richiede molto gusto, e necessita di entusiasmo e profondo amore per infondere vita all’opera.”
Ma Angie non è solo questo. Lei scrive, parla, cucina, interagisce, è un vero e proprio vulcano. Oltre che su Facebook la sua creatività si materializza in numerosi rivoli virtuali e ha  aspetti diversi e contraddittori, spesso provocatori e fraintesi, sempre comunque genuini ed imprevedibili. Ha avuto e continua ad avere le sue esperienze di vita reale e virtuale senza mai perdere però la  sua straordinaria carica emotiva esistenziale che la caratterizza, tra alti e bassi, successi e delusioni. Come tutti coloro i quali si ostinano a voler vivere la vita in ogni suo aspetto e con tutti i suoi risvolti. Angie l’affronta dai lati più sensibili e visibili. Quelli del cibo e del sesso. Tutti sappiamo che queste due aree esistenziali sono strettamente collegate. E lei fa bene a tenerli uniti e studiarli, vivendoli intensamente e criticamente.
Non conosco di persona Angie. Ci teniamo in contatto in Rete ormai da diversi anni. Prima o poi dovrò fare un salto a Meta di Sorrento e incontrarla. E’ stata preziosa “tutor” alle Guide che furono del
portale di SuperEva per anni, un luogo che ora sembra diventato soltanto un museo archeologico virtuale dal destino ignoto.
Il motto preferito di Angie è: “E’ inutile versare rum, nu strunz nun addiventa babbà”.
Nella sua brutalità Angie fotografa la sua visione del mondo, di una persona che ha certamente del talento e che merita di essere conosciuta. La frase è stata analizzata anche nelle “Answers” del
motore di ricerca “Yahoo” con varie interpretazioni.

Sono grata ad Antonio, per quello che ha scritto e, per la sintesi, precisa e decisamente encomiabile che fa della mia persona, io non avrei saputo descrivermi alla stessa maniera, e mi piace molto la sua loquela, che apprezzo da sempre 🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Antonio: – Dimmi come mangi, ti dirò che sei. Questo è il mio slogan preferito. Alimentazione e lavoro concorrono a creare l’identità umana.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Antonio: – Certamente. Dalla pizza alla pasta, dal panettone al cornetto, dalle zeppole al “pere e o’ musso”, tutto può essere ragione e motivo di ispirazione di scrittura

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Antonio: -Conoscere se stessi

Angie: – Le tue esperienze lavorative?

wurstel

Antonio: -Lavorare e mangiare sembrano solo in apparenza esperienze distanti e diverse. Ricordo le colazioni che mi confezionavo in fabbrica al mattino, quando ero in Germania a studiare la lingua, cuocendomi i wurstel sulla grande caldaia della fonderia.

Angie: -Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente
cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Antonio: -Sono sopravvissuto alla scuola italiana dopo 40 anni di lavoro. Oggi faccio il pensionato per legge, l’agronomo per scelta e il navigatore digitale libero. Mi sarebbe piaciuto fare il marinaio.

Angie: -Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Antonio: -Non mi piace mangiare sempre allo stesso posto.

Angie: -Sei mai stata/o a dieta?
Antonio: -A dieta mi ci metto ogni settimana facendo una giornata di digiuno.

Angie: -Meglio carne o pesce?
Antonio: -Pesce senza dubbio

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Antonio: -Un babà e non chiedermi perchè. Mi piace la parola

Angie: -Vino?
Antonio: -Solo d’inverno in occasioni speciali

Angie: -Il tuo punto debole
Antonio: -Le tentazioni

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Antonio: -Frutta e verdura

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Antonio: -Gnocchi e cannelloni per me, fusilli e tagliatelle per la mia metà

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Antonio: -Minestroni

Angie: -Come ti definiresti a tavola?
Antonio: -Un perfezionista opportunista

Angie: -Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Antonio: -Aborro il fegato, mi piace la ricotta

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Antonio: -Basilico, sedano e prezzemolo

Angie: -Caffè??
Antonio: -Uno al giorno

Croissant

Angie: – Non puoi vivere senza…
Antonio: – Un cornetto

Angie: -Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Antonio: -La cucina è il regno dei sensi, luogo di conflitti ed incomprensioni, ma anche di tenerezze e voluttà

Angie: -Una tua ricetta per i miei lettori
Antonio: -Non fatevi fregare dalle donne che sono brave in cucina

Angie: -L’ultimo libro che hai letto?
Antonio: –“Chi sei?” Un libro edizioni Focus: “Conosci te stesso con l’aiuto della scienza”

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Antonio: –“Vedo nero” di Zucchero

Angie: – Un film?
Antonio: –“Scent of woman”

Angie: -Hobby?
Antonio: – Surfing

Scent of a woman

Angie: -Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Antonio: -Il ciclope

Angie: -Dici parolacce?
Antonio: -Qualche volta a chi si dimostra stronzo

Angie: – La frase che dici più spesso?
Antonio: -Vietato rompere

Angie: -Cosa invece ti dicono più spesso?
Antonio: -Non rompere

Angie: -Qual è il tuo sogno più grande?
Antonio: -Una crociera intorno al mondo

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Antonio: -L’idiozia

Angie: -Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Antonio: -Certamente

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Antonio: -Pasta e fagioli

Angie: -Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Antonio: -Siamo tutti confederati a tavola

Angie: -Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Antonio: -Pasta e fagioli

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Antonio: -Quella americana

Angie: -Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Antonio: -Possibilista

Angie: -A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Antonio: -Ogni giorno c’è un progetto

Angie: -A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Antonio: -Babà e trippa

Angie: -La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Antonio: -Sempre

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Antonio: -Mangia e cerca sempre di evacuare al mattino e alla sera

Angie: -Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Antonio: -Pensi che Angie Cafiero possa dimagrire? Angie mi piace così com’è.

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