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E' inutile versare rum…

Date: 4 settembre 2011

I Cannoli siciliani

Cicero discovering the tomb of Archimedes - Martin Knolle

Marco Tullio Cicerone, prima di diventare console romano fu questore in Sicilia, qui riportiamo una sua citazione riguardo ad una golosità dell’isola: “Tubus farinarius, dulcissimo, edulio ex lacte factus”, ossia: “cannolo farinaceo fatto di latte per un dolcissimo cibo”.

Quasi certamente quel cannolo di Cicerone era ricoperto di miele al posto dello zucchero

Tra le leggende legate a questa preparazione vi è quella che questo dolce vide i suoi natali durante il periodo di carnevale all’interno di un monastero nel palermitano. Infatti il nome deriva da canna (un arbusto che venne in seguito utilizzato per dare la forma al dolce prima di cuocerlo) e lo scherzo carnevalesco consisteva nel far uscire dai rubinetti (chiamati anche canne) delle fontane del monastero della ricotta invece che dell’acqua.
Altri, invece, sostengono che siano gli arabi, che lo hanno portato nell’isola, questi, infatti realizzavano dei dolci dalla forma di banana ripieni di mandorle e zucchero.

Nel 1685 un poeta – tale sacerdote D. Stefano – componeva dei versi, divertenti e giocosi, dedicandoli a questa gustosa leccornia simbolo della Sicilia :

Beddi cannola di Carnilivari,
megghiu vuccuni a lu munnu un ci nn’è;
su’ biniditti spisi li dinari,
ogni cannolu è scettru di ogni Re;
arrivanu li donni a disirtari:
lu cannolu è la virga di Moisè.
Cu’ nun ni mancia, si fazza ammazzari,
cu’ li disprezza, è un gran curnutu affè.
[Bei cannoli di Carnevale, / migliore boccone al mondo non c’è; / sono benedetti spesi i denari, / ogni cannolo è scettro di ogni re; / arrivano le donne ad abortire: / il cannolo è la verga di Mosè. / Chi non ne mangia, si faccia ammazzare, / chi li disprezza, è un gran cornuto, in fede mia]

Solitamente i cannoli che si offrono ad amici e ai parenti devono essere nel numero di dodici o multipli.
La ricetta tradizionale, vuole che la ricotta, sia arricchita di frutta candita e pezzetti di pistacchio, e Brillait Savarin sublime meditatore della “Fisiologia del Gusto” pare che abbia dichiarato, a proposito di dolci simili ai cannoli: “Il Creatore, obbligando l’uomo a mangiare per vivere, lo invita con l’appetito e lo ricompensa con il piacere”.

I cannoli di Piana degli Albanesi

Il cannolo é il dolce siciliano più noto ed i cannoli di Piana degli Albanesi (sono di dimensioni difficilmente riscontrabili in altre zone della Sicilia), e di Dattilo sono tra i più buoni e noti della Sicilia.
E’ possibile degustarli a carnevale, offerti dagli artigiani di Piana.
Nel 2003 è stato realizzato il “cannolone”: una vera e propria opera d’arte di 150 chili di peso che, scortato dalla forze dell’ordine, è stato posto sotto il palco per la ufficiale misurazione ad opera di un notaio e di un ingegnere: 4 metri!!!
L’idea venuta a Mario Giglio a cui è dovuta anche l’organizzazione. La realizzazione è stata ottenuta lavorando 10 segmenti saldati con cioccolato e rafforzati dall’interno con altra pasta per scorza. Al posto delle tradizionali cannucce, su cui si avvolge e frigge la scorza, si è realizzato un tamburo di legno alto 30 cm e lungo 40. Con tanta pazienza e abilità il pasticciere Giorgio Clesceri e consorte sono riusciti a realizzare questo capolavoro.
Oltre ai cannoli, vi sono i cannolicchi più piccoli ma con lo stesso ripieno.
In rete, le ricette sui cannoli sono tantissime, io ho scelto questa tratta tratta da it.hobby.cucina dal sito della mitica Gennarino
Ingredienti:
Per la scorza:
– gr 200 di farina,
– gr 20 di strutto,
– gr 30 di zucchero,
– 2 cucchiai di marsala secco (o di più se l’impasto dovesse risultare troppo duro e difficile da stendere),
– un pizzico di sale,
– strutto per friggere.

Cannolo siciliano

Per il ripieno:
– gr 800 di ricotta (freschissima e RIGOROSAMENTE di pecora),
– gr 200 di cioccolato fondente a scaglie,
– gr 350 di zucchero,
– gr 50 di zucchero a velo,
– gr 100 di buccia d’arancia candita.

Esecuzione
:
Preparate le scorze (i cannoli di pasta fritta da riempire, al momento del consumo, di crema di ricotta) impastando la farina setacciata con lo zucchero, il marsala, un pizzico di sale e lo strutto.
Ottenuta una pasta compatta formate una palla e lasciate riposare una trentina di minuti. Stendete quindi la pasta in una sfoglia sottile (potete anche usare la macchina per la pasta) e ricavatene delle forme circolari del diametro di una decina di centimetri.

Avvolgete poi i pezzi di pasta intorno alle canne di alluminio. Sciogliete in padella abbondante strutto e friggete la pasta. Togliete i cilindri, sfilandoli con delicatezza per evitare che le scorze si rompano.
Per preparare la crema, strizzate la ricotta servendovi di uno strofinaccio. Successivamente, setacciarla e metterla in una terrina. Aggiungete quindi lo zucchero e lavorate con un cucchiaio di legno in modo di amalgamare al meglio ed aggiungete il cioccolato.
Al momento del consumo (al massimo una decina di minuti prima, altrimenti l’umidità rovinerebbe inevitabilmente i cannoli) farciteli di crema e spolverateli con lo zucchero a velo.
Decorate ai lati con striscioline di buccia d’arancia candita

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Intervista Gastronomica a Piero Boi

Piero Boi

Piero Boi esordisce giovanissimo con un romanzo sperimentale, Le piaghe, che autopubblica, si dedica poi alla stesura di rielaborazioni di opere teatrali tutte rappresentate in Italia, tra le quali: Viaggio di uno sprovveduto, L’assassino di Jean Jurés, Il fantasma di Canterville, Il Gamba, figlio del Gamba, cabaret e L’ultimo canovaccio.
Tra le sue esperienze lavorative vi è quella cinematografica in cui esordisce come assistente di Paolo e Vittorio Taviani nel film La notte di San Lorenzo.
Torna alla letteratura con Cista Mystica, romanzo epico mitologico e poi Cargo dei cloni, il primo della trilogia Il quarto milennio.
Vive a Nosy Be, in Madagascar, dove oltre alla stesura dei suoi romanzi, scrive e produce documentazioni sulla storia, usi e costumi popolari locali.
In “Cargo di cloni”, tra i personaggi vi é un irriducibile gourmant, che si chiama Pantos ( da Pantagruele), ma anche altri hanno i loro particolari piatti e bevande di portata afrodisiaca e buongustaia.
Ed anche nei due episodi successivi (si tratta di una trilogia, IL QUARTO MILLENNIO, la tavola é imbandita con una infinità di piatti sopraffini, invoglianti e pruriginosi (non manca la cantaride…)

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro e le tue attività?
Piero: – Moltissimo, considerato il gran dispendio di energie psicofisiche che lo scrivere comporta.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di gastronomico?

Piero: – Sovente. Specie nei tre episodi della Trilogia “Il quarto Millennio” Cargo dei cloni, L’eredità di Shambala, La vendetta di Jaldabaoth
Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene
Piero: – Un giusto equilibrio di odori, sapori, disposizione in tavola, nonché buona compagnia.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Piero: – In passato, teatro e talvolta cinema. Oggi, solo la scrittura.

Alghe con chili

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì dove?
Piero: – Amo molto andare a scoprire nuovi locali promettenti. Per cascare in piedi, Chez Teresa, livornese, ad Ambatoloaka, isola di Nosy Be.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Piero: – Talvolta per scelta, altre per necessità.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Piero: – Pesce, senza dubbio. Ma amo anche la carne…

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Piero: – il Tiramisu

Angie: – Vino?
Piero: – Amo tutti i vini, purché schietti, decisi, ambrati, allegri.

Angie: – Il tuo punto debole
Piero: – I ravioli burro e spinaci, in pomarola.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Piero: – Un tocco di Grana Padano, pasta lunga e corta.

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Piero: – Alghe saltate con peperoncino.

Romazava

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Piero: – Romazava (minestrone) di pollo ruspante, con radice di zenzero ed erbe.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Piero: – Buongustaio. Poco ma buono.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Piero: – Il polpettone.  I finocchi lessati.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Piero: – Il basilico, senza omettere salvia e rosmarino, noce moscata, zafferano, cannella e chiodi di garofano.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Piero: – olio di oliva e basilico.

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Piero: – Saper mettere le mani in cucina, spesso é dirompente, ma simpatia e buona conversazione sono essenziali.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Piero: – Mazzancolle (langoustine) gratinate.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Piero: – Io sono Dio, di Giorgio Faletti. Grande anche in letteratura.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Piero: – Un gelato al limon…

Angie: – Hobby?
Piero: – Ricerche storiche, fotografia, leggere le biografie dei grandi scrittori.

Zuppa di lenticchie

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Piero: – Far conoscere i miei libri nel mondo intero.(ma, mi contenterei dell’Italia…)

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Piero: – Un po’ chiuso, talvolta timido…

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Piero: – Si’, specie se cinese o indiana, senza escludere una creola.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Piero: – Lenticchie con osso di prosciutto.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Piero: – Il Madagascar ne é la prova più tangibile: 18 tribù diverse, più comoriani, indiani, pakistani, cinesi, creoli danno vita a una cultura gastronomica ricchissima.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Piero: – La pizza, in tutte le sue declinazioni.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Piero: – E’ all’estero, che ci si rende conto della grandiosità della nostra cucina! In mancanza, ottima l’indiana, la cinese e la creola.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Piero: – Agropiccante, saporito, un po’ amarognolo.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Piero: – Berlusconi a una minestra insipida di cavolo nero, Di Pietro a una “penne all’arrabbiata” con molto molto peperoncino.

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Intervista Gastronomica a Johnny Pollio

Il nostro Johnny, in compagnia di Antonello De Rosa e Corrado Soldatini

Johnny Pollio, è nientepopodimeno quella grande “mente psicopatica” che da più di dieci anni organizza qui in costiera, “La Grande Avventura”, un vero è proprio gioco di ruolo che invece di svolgersi all’interno di un pc, si svolge in location reali a cui partecipano squadre di giovani fanatici (e mi ci metto pure io), che vengono dimenate da un pizzo all’altro nel nostro lembo di terra, spiegare con le parole cosa facciamo e cosa succede in quei due giorni che ci tolgono il sonno ed il senno, non è facile, bisognerebbe solo avere la possibilità di venire qui per poter comprendere, lo spirito che ogni anno anima e coinvolge ognuno di noi, un po ho cercato di descriverlo nel mio articolo sul “Pasticcio di Ramses”, ma non sono così sicura di esserci riuscita :-).
Ma veniamo a Johnny, soggetto a cui è stata diagnosticata una latente “sindrome di peter pan” che nella vita di tutti giorni esercita la professione di avvocato insieme alla sua compagna di vita, Anna Iaccarino, ma per rilassarsi dallo stress lavorativo, organizza questi eventi paradossoli, al solo scopo di divertirsi lui ed i suoi amici.
Quando gli ho proposto l’intervista, la sua risposta è stata: -ma che ti dico??-
Be quello che mi ha raccontato sul suo rapporto con il cibo e con la buona tavola, potete leggerlo nell’intervista che segue, e posso dirvi che sicuramente, non è da poco quello che mi ha raccontato 🙂

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Johnny: – Credo conti, in quanto un lavoro sedentario necessiterebbe, condizionale molto d’obbligo, di una corretta alimentazione, ma non me ne sono mai fatto un cruccio.

Angie:  – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Johnny: – Che io ricordi no, c’era qualcosa di culinario ma non era il leit motiv.

Angie:  – Cosa significa per te mangiar bene?
Johnny: – Significa mangiare con gusto, per il piacere di mangiare, senza guardare a calorie, colesterolo e quanto altro.

Angie:  – Le tue esperienze lavorative?
Johnny: – Tante, esordio come ragazzo di bottega in negozio di intarsio, poi  cameriere in un pub, bagnino, giornalista, sino ad arrivare ad avvocato.

Angie:  – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Johnny: – Lo scrittore, ma sarebbe andato bene anche l’animatore in villaggi.

Il logo de “La Grande Avventura”

Angie:  – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Johnny: – Sì,La Lanterna a Sorrento

Angie:  – Sei mai stata/o a dieta?
Johnny: – Assolutamente no.

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Johnny: – In inverno carne, in estate pesce, ma di mare.

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?
Johnny: – Senz’altro il Tiramisù, perché mi considero di compagnia, anche se poi in realtà quel dolce non mi piace.

Angie:  – Vino?
Johnny: – Sì, Primitivo su tutti.

Angie:  – Il tuo punto debole
Johnny: – In cucina? Non riesco a dire di no ad una buona mozzarella, ma ormai ce ne sono poche che meritano la mia attenzione.

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Johnny: – Nel frigo una bella bottiglia di vino, in dispensa non dovrebbe mancare mai un pacco di spaghetti.

Angie:  – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Johnny: – Il semplicissimo spaghetto alla chitarra.

Angie:  – Quello che ti piace mangiare?
Johnny: – Un ottimo spaghetto con due pomodorini un bel Pesce San Pietro e una spruzzata di prezzemolo.

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Johnny: – Un rompiscatole, per non essere volgare.

Angie:  – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Johnny: – Vado a periodi per quanto riguarda la golosità, invece non mi piacciono cavoli e lenticchie.

Angie:  – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Johnny: – Un odore che mi ha sempre intrigato, sembrerà strano, è quello di un aglio rosso soffritto, in olio di oliva paesano.

Angie:  – Caffè??
Johnny: – Lo odio, mi provoca nausea solo l’odore.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Johnny: – Una donna, direbbe zucchero e forse è vero, magari che sappia cucinare

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Johnny: – Il saper cucinare una buona cena.

Angie:  – Una tua ricetta per i miei lettori
Johnny: – Quella dello spaghetto al pesce San Pietro la ritengo ottima, ma andrebbero anche bene dei gamberetti rossi locali sale, pepe, spruzzata di prezzemolo e tiratina di cognac.

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Johnny: – Credo “Terroni” di Pino Aprile.

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Intervista Gastronomica a Domenico Pennone detto “Mimmo”

Mimmo Pennone e me

Domenico Pennone, detto Mimmo, è stata una delle mie primissime conoscenze virtuali :-) Galeotta fu la storica mailing list piazza napoli, una delle mie primissime mailing list, che ci ha fatto conoscere.

Mimmo, e’ Ideatore e Direttore della ReteCivic@Metropolitana, ed attualmente è Capo Ufficio Stampa presso la Provincia di Napoli, direttore responsabile del magazine on-line MetroNapoli e del periodico d’informazioni europee ‘Europa Più’.
Giornalista professionista, collabora alla realizzazione dello Speciale su innovazione e comunicazione del Sole24ore, Guida agli Enti Locali.
Per ulteriori informazioni sull’attività lavorativa del buon Mimmo, vi invito a visitare le sue pagine.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Mimmo: – Dovrebbe contare molto. Purtroppo invece gli do, gli diamo, una scarsa importanza. Il risultato?  lavoriamo male, siamo nervosi  non ci divertiamo.

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Mimmo: – Be’ quando scrivo per la politica evito per rispetto di chi legge. Quando scrivo di innovazione ho provato a descrivere il gusto per i social network con la passione per i dolci.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Mimmo: –  Avere tempo di gustare le cose che mi vengono proposte, un ambiente gradevole, fiducia in chi cucina e naturalmente farlo in buona compagnia.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Mimmo: –  Sono un giornalista professionista, mi occupo di innovazioni e attualmente sono capo ufficio stampa in un grande ente locale.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Mimmo: – Per mia fortuna faccio la professione che ho sempre voluto fare. Non la esercito pero come e dove mi piacerebbe farla. Avrei voluto far l’inviato.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?

Babà

Mimmo: – Piu di uno. Posso dirti che preferisco locali vicino al mare e con una bella vista. In particolare un ristorante dove vado da anni in penisola. Vico per la precisione.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Mimmo: – Tutti i lunedì da 25 anni, ma smetto sempre il martedì.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Mimmo: – Entrambi, dipende solo da dove mangi e chi cucina

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Mimmo: – Un babba spero

Angie: – Vino?
Mimmo: – Una Falanghina dei capi flegrei

Angie: – Il tuo punto debole
Mimmo: – Sono suscettibbile

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Mimmo: – I pomodorini! Gli spaghetti.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Mimmo: – Sono banale se dico la fantasia? Mi piace proporre piccole variazioni alle ricette. Mi piace cucinare Le trofie al pesce spada. Prima me le cucinava una persona assai cara.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Mimmo: – Il risotto alla pescatora

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Mimmo: – Un moderato.

Frutti di mare

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Mimmo: – Adoro I frutti di mare crudi. Odio la verza.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Mimmo: – Il basilico.

Angie: – Caffè??
Mimmo: – Troppi di mattina. Mai purtroppo la sera per paura dell insonnia.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Mimmo: – Il pane! Si il pane. Credo che resti la cosa piu buona ed essenziale per qualsiasi cucina. Odio i locali che sottovalutano questo alimento.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità?
Mimmo: – Certo che esiste.

Angie: – Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Mimmo: – Sicuramente una buona cena.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Mimmo: – La caponata di pesce spada

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Mimmo: – Domani in battaglia pensa a me. Ma non mi é piaciuto.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Mimmo: – London calling. The Clash.

Angie: – Un film?
Mimmo: – I polpettoni

Angie: – Hobby?
Mimmo: – Riposare

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Mimmo: – un mortale

Angie: – Dici parolacce?
Mimmo: – Sempre, sperando poi che nessuno mi abbia ascoltato

Angie: – La frase che dici più spesso?
Mimmo: – Ci mancherebbe altro

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Mimmo: – Mi dispiace

Angie: – Qual è il tuo sogno più  grande?
Mimmo: – La felicita dei miei cari

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Mimmo: – L’ imbecillità che ci sovrasta

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?

Mimmo: – Magari

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Mimmo: – La pasta e piselli.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Mimmo: – Per carita non esiste nemmeno quello fiscale! A parte la polenta e la pizza la cucina italiana é straordinaria e unitaria da Varese a Siracusa.

Bucatini all’amatriciana

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Mimmo: – La amatriciana

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Mimmo: – Lo so non dovrei dirlo . Ma a me piacee la cucina greca.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Mimmo: – casareccio

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Mimmo: – Ho finito da poco un documentario sulla vita di Maurizio Valenzi, vorrei iniziarne uno su Achille Lauro.  Due Ex sindaci di Napoli.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Mimmo: – di questi tempi meglio non accostare i politici alla cucina.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Mimmo: – Spesso, ma non la mia.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Mimmo: – Cadere é facile, ma rialzarsi é sempre necessario.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Mimmo: – Ma valeva la pena intervistare me? Sicuramente erano finiti quelli interessanti.

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