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E' inutile versare rum…

Month: ottobre 2011

La polacca di Aversa

Polacca

Ovviamente non parlo di una extracomunitaria che vive ad Aversa, in provincia di Caserta:-), assolutamente no, ma di una specialità locale, veramente buona, un’orgasmo dei 5 sensi che ho avuto modo di degustare grazie a Pino Imperatore, il famoso zio  Pino da me intervistato gastronomicamente.

Dunque, questa prelibatezza si racconta sia nata nel 1926 quando Nicola e Maria Mungiguerra inaugurano l’omonima pasticceria di via Garibaldi ad Aversa.

Nicola e Maria alto non fecero che reinterpretare una ricetta che gli venne regalata da una suora che proveniva dall’Est europeo e dalla quale ha preso il nome.

Successivamente, portando avanti la tradizione di famiglia , Antonio e Franco Mungiguerra prima e, dopo i loro figli hanno continuato a mantenere viva la tradizione familiare.

Per anni la ricetta è stata gelosamente custodita,  degustata da grandi celebrità tra cui l’ex presidente della repubblica Giovanni Leone che se la faceva portare fino al Quirinale (e ironia della sorte piaceva anche a Camilla Cederna autrice de  La carriera di un presidente che vendette oltre 600.000 copie e che fu poi determinante nella decisione di Leone di dimettersi da capo dello Stato), anche Umberto Agnelli l’amava ed il suo fornitore ufficiale era uno degli avvocati della Fiat, l’aversano Paolo Trofino. Nel 1990 venne servita anche a Giovanni Paolo II durante la sua visita nella città di Aversa.

Nonostante il segreto sia gelosamente conservato oggi tutte le pasticcerie dell’aversano producono la polacca che e si può facilmente realizzare anche in casa.

LA RICETTA – Ci sono diverse ricette in circolazione, ognuno ha la sua, io, con il consulto di varie pubblicazioni gastronomiche ed  il grande supporto del web, ho trovato questa:

Ingredienti: per la pasta
– 1/2 Kg di farina;
– 50 gr di zucchero;
– 150 grammi di burro o di margarina;
– un panetto di lievito di birra;
– 2 uova intere,
– un pizzico di sale,
– scorza di arancia grattugiata,
– un cucchiaio di farina di mandorle,
– una bustina di vaniglia.
Per la crema pasticciera:
– 4 tuorli d’uovo,
– 6  cucchiai di zucchero,
– 4 cucchiai di farina,
– la scorza di un limone grattugiata,
– una bustina di vaniglia,
– 1/2 litro di latte.
Per la farcitura e prima della cottura:
– 1 tuorlo d’uovo,
– amarene sciroppate
– 1  cucchiaio di zucchero semolato.
Esecuzione:
Riunite tutti gli ingredienti lavorateli fino ad ottenere una pasta elastica che lascerete riposare per qualche ora.
Preparate la crema pasticciera, battendo i tuorli con lo zucchero, aggiungete alternativamente farina e latte, aggiungete la buccia di limone grattugiata e la bustina di vaniglia. Mescolate con la frusta per evitare che si formino grumi, quando è ben densa, spegnete e lasciate raffreddare.
Stendete la pasta ricavandone dei dischi molto sottili al massimo devono essere spessi un paio di millimetri. Su uno dei dischi mettete la crema pasticciera e aggiungete a intervalli regolari le amarene sciroppate, Ricoprite con un secondo disco di pasta.
Spennellate la superficie con il tuorlo d’uovo e cospargete di zucchero semolato. Infornate per 30 minuti a 180 gradi, il forno deve essere già caldo. Se non riuscite a recuperare la farina di mandorle potrete tritarle e polverizzarle usando delle mandorle pelate, o in alternativa qualche goccia di essenza di mandorla. Per chiudere bene i due dischi e farli aderire potrete usare del bianco d’uovo (o in alternativa inumidite i bordi esterni con dell’acqua).
Per cuocerla meglio usate una teglia bassa che avrete in precedenza imburrato ed infarinato.

Se durante la cottura la superficie dovesse diventare troppo scura, copritela con un foglio di carta argentata.

Come vi ho detto, su questa preparazione esistono diverse varianti ed alcune eliminano le mandorle oppure utilizzano anche fecola di patate o addirittura le patate premute assieme alla farina.

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Le parole volano di Giovanni Leone a Sorrento

Io con Giovanni Leone

Scrivo di gastronomia da molti anni, ma sono anche una grande appassionata di cultura, leggende e tradizioni (ed in questo è compresa anche la gastronomia) legati al territorio in cui vivo. Ho acquistato per tanto tempo una bellissima rivista, che coniugava tutto questo, si chiamava L’Espresso Napoletano, ed il direttore era Giovanni Leone, ed è cosi che ho conosciuto Giovanni, ed ho avuto il piacere di intervistarlo, ma non solo, la scrittura per me è comunicare emozioni, ed per  questo condividendo lo stesso pensiero, al Comune di Sorrento, con il grande supporto del consigliere Maria Teresa De Angelis, dell’assessorato alle pari opportunità del Comune di Sorrento, con la splendida regia di Carolina Ciampa, si è tenuta la prima presentazione in assoluto del volume “Le Parole volano” di cui Giovanni  è autore, una presentazione, veloce, dinamica e per niente noiosa, non per niente l’ho condotta io, un exscursus nel mondo della scrittura, Giovanni è riuscito a trasmette al pubblico intervenuto, la sua passione per la scrittura, dopo anni ed anni di esperienza e di laboratori da lui condotti a cui hanno preso parte bambini, ragazzi ed adulti, a conclusione dell’evento una splendida torta realizzata dall’amica Giusy Aversa della Casa del Dolce di piano e le delizie della Deja di Piano di Sorrento, un grazie a tutti coloro che hanno preso parte all’evento, a coloro che mi seguono sul web da una vita, agli amici di Facebook, la riuscita di tutto questo lo si deve anche a voi 🙂 Grazie di cuore

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Polpo alla Luciana

I Fratelli De Lucia dell'omonima pescheria a Meta

La Luciana di cui si parla nella ricetta è un’ignota abitante di Santa Lucia, noto, panoramico ed, oggi, ben frequentato quartiere di Napoli.
Questo era il quartiere dei Pescatori, dalla Fondazione di Partenope al secondo dopoguerra, e delle luciane veniva decantata la bellezza

Dagli anni 50 in poi la perizia marinara dei Luciani venne più proficuamente impiegata nel contrabbando di sigarette.

I polpi vengono cotti in una casseruola di terracotta, unitamente a pomodoro, aglio, olive di Gaeta e capperi. Si condiscono con pepe e, a fine cottura, si completa con del prezzemolo tritato.

Non va aggiunta acqua durante la cottura.
Un detto dialettale napoletano, ispirandosi a quest’ultimo accorgimento culinario, enuncia:

Tipico esemplare di polpo metese 😀

« ‘O purpo se coce int’ all’acqua soja »
« Il polpo si cuoce nella sua acqua »

Esistono due varietà di polpi: il “Verace” vive sugli scogli ed è il più pregiato, con due file di ventose sui tentacoli, il colore marrone con sfumature rosa, un ottimo profumo; il “Sinisco” invece abita i fondali, ha un colore pallido e meno profumo.

Ingredienti:
– un polpo Verace,
– pomodori pelati (3/4 del peso del polpo)
– prezzemolo q.b.
– olio extravergine di oliva
– pepe nero e peperoncino macinati
Esecuzione:

Polpo alla luciana

Pulite e nettate i polpi avendo cura di non romperli, metteteli in una pentola di coccio. Teneteli sul fuoco finché saranno quasi asciutti, quindi aggiungete il vino e fate evaporare quasi completamente.
A questo punto regolate di sale e pepe, aggiungete il pomodoro, il prezzemolo e l’olio e fate cuocere a pentola coperta per un quarto d’ora circa.
Servitelo in recipienti di coccio con crostini di pane abbrustolito
Nb: Il metodo tradizionale napoletano prevede che il coperchio venga sigillato con carta oleata legata ben stretta con lo spago attorno al bordo della pentola.
Il tempo di cottura varia in base alla grandezza: per un polpo di un chilo saranno necessari circa 30-40 minuti.
Il sugo potrà essere utilizzato per condire dei vermicelli o delle linguine non dimenticate di unire un po’ prezzemolo fresco prima di servire.

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Francesca Battistella ed Elvira Seminara partecipano alla seconda edizione di Industry Books al Festival del film di Roma

Francesca Battistella con Tonino Belfiore della Pro Loco di Massa Lubrense e me

Sono felicissima ed orgogliosa di comunicare ai miei lettori che ben due delle mie intervistate Francesca Battistella ed Elvira Seminara  aranno presenti con le loro opere  nei 10 romanzi che comporranno il menù offerto ai produttori italiani e internazionali il prossimo 27 ottobre durante la seconda edizione di Industry Books, in partnership con l’ IBF il rights centre del Salone Internazionale del libro di Torino e si avvalen della collaborazione dell’Associazione Calipso, dell’AIE, dell’ANICA e dell’APT, nell’ambito di una giornata interamente dedicata ai fruttuosi scambi tra due industrie culturali come quelle dell’editoria e dell’audiovisivo che sempre più assiduamente si incontrano con ottimi risultati.
L’iniziativa, prodotta con il supporto della Provincia di Roma, Camera di Commercio di Roma, Regione Lazio, Sviluppo Lazio e il UK Trade & Investment, in collaborazione con l’IBF, il rights centre del Salone Internazionale del libro di Torino, l’Associazione Calipso, l’AIE e l’ANICA e l’APT, quest’anno è dedicata agli autori italiani e britannici, in sinergia con il paese ospite della sezione Focus del Festival, la Gran Bretagna.

Elvira Seminara - Scusate la polvere

Degli oltre 60 romanzi ricevuti dall’IBF, la giuria internazionale composta dai produttori Elda Ferri (Jean Vigo, Italia), Philipp Kreuzer (Bavaria International, Germania) e Tim Smith (Prescience Film, Regno Unito), ha scelto 7 romanzi di autori italiani (di cui 2 ancora inediti) e 3 di autori inglesi, che durante la prossima edizione del Mercato saranno presentati dagli editori alla platea di produttori partecipanti a New Cinema Network presso la Casa del Cinema.
Di seguito la lista dei 10 finalisti:
– Almodis the Peaceweaver, di Tracey Warr (Impress Books, 2011);
– Cento micron, di Marta Baiocchi (Minimum Fax, 2012);
Esche vive, di Fabio Genovesi (Mondadori, 2011);
Il libero regno dei ragazzi, di Davide Morosinotto (Edizioni EL, Einaudi Ragazzi e Emme edizioni, 2011);
Il male quotidiano, di Massimo Gardella (Berla & Griffini Rights Agency, 2012);
Niente è più intatto di un cuore spezzato, di Vanna de Angelis (Agenzia Letteraria Internazionale, 2011);
Re di bastoni, in piedi, di Francesca Battistella (Scrittura & Scritture, 2011);
Scusate la polvere, di Elvira Seminara (Nottetempo, 2011);
Stealing Fire, di Craig Sterling (2011);
The Darkest Walk, di Malcolm Archibald (Fledgling Press, 2011)
Fonte Romacinefest

Mi fa piacere ricordare la piacevole serata di fine agosto organizzata da Tonino Belfiore e  dalla Pro Loco di Massa Lubrense, in cui fu io stessa a presentatre il romanzo di Francesca Battistella  “Il re di Bastoni in piedi”, e voglio pensare che la sinergia di questo nostro magico incontro le abbia portato tanta fortuna, e non solo a lei ma anche alle splendide Chantal ed Eliana Corrado che con tanta passione ed impegno professionale hanno messo su “Scritture & Scritture” una piccola realtà editoriale qui a Napoli, ma che sta regalando grandi soddisfazioni alle sue ideatrici e fondatrici.
E, come dice Francesca:
Nessuno é bravo da solo. Esistiamo tutti grazie all’amore che diamo e riceviamo, altrimenti la vita sarebbe totalmente senza senso e già così … Oi, Angie, fa che mi porti bene? 🙂

Io in compagnia di Francesca Battistella, del suo romanzo “Il re di Bastoni in piedi” e, di suo marito Piero
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La dittatura dei Magri

‘ una simpaticissiima, nonche’ veritiera canzone, composta ed eseguita dagli amici Sing song dog, da me intervistati. Brano di cui, sicuramente non posso fare a meno di ospitare nella mia rubrica.
Sentite un po…

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Dalla Teoria alla pratica

Mi fa piacere, ospitare nelle mie pagine, le fotografie delle ricette raccolte in queste pagine che sono state messe in pratica, per cui ho il piacere di mostrarvi una cosa buonissima:

La pizza alla Campofranco, realizzata dalla mia amica Lidia Taffurelli, che mi ha gia regalato una sua preziosissima poesia

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Un Malefico Chili

Qui, nel profondo sud, sin da quando ero piccina, nel periodo che va dal 31 di ottobre al 4 novembre, non si andava a scuola, poichè per la ricorrenza detta di “Ognissanti” che cade il primo di novembre, seguiva quella dedicata ai nostri defunti, il 2 di novembre ed in quei giorni era ed è ancora nostra consuetudine quella di recarci nel piccolo cimitero del paese per visitare i nostri parenti defunti.
Halloween è stata successivamente importata dagli americani, e, noi siamo italiani, per cui ci frega meno che una mazzarella di cannella, ed abbiamo anche una ricca tradizione gastronomica dedicata all’argomento, per questo volevo proporre qualcosa di diverso ai miei lettori, cosi’ ho chiesto alla mia amica Simonetta “Simonoir” Santamaria che è in libreria con l’ultima fatica letterararia dal titolo “Licantropi – I Figli della Luna ” edita da Gremese, e, naturalmente non poteva scegliere momento migliore per l’uscita, con l’avvicinarsi del 31 ottobre 🙂

A tal proposito, vi invito ad ascoltare l’intervista che Simonetta ha rilasciato a Massimiliano Garavini, all’interno del suo programma radio “Musica e Parole” su Ravegnana Radio del Circuito “in blu”

«La veste in folto vello si tramuta,/ passano in gambe le protese braccia;/ lupo diventa, e ancor della perduta/ forma ritien la manifesta traccia:/ ché nella fronte, già da pria canuta,/ sta quel piglio tuttor d’ira e minaccia;/ scintillan gli occhi, e pinta è nella fiera/ sua complession de l’odio l’arma atroce.» Ovidio, Metamorfosi

 

Ovviamente, non si è fatta pregare due volte, e mi ha regalato questa “malefica” ricetta, ecco a voi :

Chili con carne

UN MALEFICO CHILI

– 1/2 Kg di spezzatino di bovino
– 2 salsicce
– 300 grammi di fagioli neri messicani
– 2 confezioni di polpa di pomodoro
– 1 cipolla
– 2 spicchi d’aglio
– 1 dado di carne
– cumino in polvere
– senape in polvere
– 1 gambetto di sedano
– polvere di chili – in alternativa una gigantesca quantità di peperoncino, tipo calabrese o del Malawi.
– olio
– sale

Se avete l’utero retroverso, se qualcuno vi ha fatto un torto e avete voglia di tirare il mondo intero sotto un caterpillar, questa è la ricetta che fa per voi.

Innanzitutto cacciate tutti dalla cucina: questa ricetta dev’essere consumata in solitudine, dedicatevi questi momenti di puro godimento (poi capirete perché). Procuratevi un buon coltello, tagliente, di quelli da Psycho per intenderci, lo userete molto… A fianco alla vostra area di lavoro versatevi in un bel calice del buon vino rosso che sorseggerete con voluttà, come se fosse il sangue dei vostri nemici, intanto che la ricetta (vendetta) si appronti. Se vi piace la musica mettete su un qualcosa di forte, niente lagne melense per favore, in questi casi sono controproducenti perché abbassano l’adrenalina e lasciano evadere le lacrime. Sparatevi un rock alla AC/DC o Kiss, un heavy metal alla Black Sabbath o, se proprio volete sbroccare, vi consiglio Iron Maiden e Manowar.

Tagliate a fettine la cipolla e ritagliatela fino a sminuzzarla e soffriggetela

in una casseruola dal bordo alto. Aggiungere lo spezzatino dopo averlo tagliato a cubetti piccoli immaginando che siano i pezzi migliori della/e vostra/e vittima/e, poi spellate le salsicce (qua non dico cosa potreste immaginare, poi dipende anche da chi vi ha fatto il torto), sbriciolatele e unite.

Rosolare la carne aggiungendo il dado di carne e il sedano tagliato a pezzetti piccoli, quindi la polpa, i fagioli scolati e tutto il peperoncino.

Simonetta Santamaria

Lasciate cuocere a fuoco moderato per una mezz’ora gustandovi il vino e magari fumatevi pure una bella sigaretta mentre la musica vi sostiene, quindi aggiungete le altre spezie secondo il vostro gusto. Se occorre aggiungete un po’ d’acqua, il chili non deve essere né denso né brodoso… una giusta via di mezzo.

Poi, le soluzioni sono due:

A) – Se il disgraziato ce l’avete in casa, fategli mangiare il vostro chili ma solo dopo esservi assicurate di aver realmente abbondato col peperoncino, almeno nella sua porzione.

B) – Se il marcio è fuori casa, allora godetevi questa ottima ricetta pensando non senza cattiveria che, prima o poi, il cadavere del nemico passerà sotto i vostri occhi. Non posso dirvi cosa farei io nel vederlo passare perché mi censurerebbero di certo, ma voi lasciate pure galoppare la fantasia più estrema.

Vedete, l’horror a volte può essere salvifico. Perché immaginare aiuta. Ora, dopo cena non avrete (forse) ucciso il vostro nemico ma quanto meno vi sentirete molto, molto appagate.

Parola di Simonoir.

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Intervista Gastronomica con gli Ephesar

Ephesar

Ho deciso di intervistare gli Ephesar in ensemble per un po di motivazioni variegate e miste:-)
– mi sono simpatici,
– sono giovani, belli e pieni di voglia di fare, dimostrare e battagliare, e, i giovani sono il nostro futuro, lo dice sempre qualcuno qui, in costiera sorrentina, ma non si mette mai da parte, ahahahaah 😉
– fanno della buona musica, che anche una bacucca come me è riuscita ad ascoltare
–  Adriano e Fabrizio sono i figlioli della regina dell’horror italiano, Simonetta Santamaria
– il Ragù del nonno dei rampolli Fiocco, mi ha fatto veramente commuovere :-), mi è scesa la lacrimuccia, come quella dell’invernizzi Gim
– Adriano mi ha promesso che comporranno un pezzo gastronomico, ed io farò un grande scoop dandone comunicazione all’interno della mia rubrica

Cosa vi racconto di loro?
La loro musica è Gothic Progressive Rock, che non si mangia, ma che vi assicuro è molto buona 🙂
Chi sono, quanti sono, i loro nomi:
Aurora Rosa Savinelli è la voce del gruppo, Fabrizio Flocco alla chitarra, Adriano Flocco alla Batteria, Fulvio Petti al basso e Federico Matrusciano alle tastiere.
Per andare nel dettaglio della Band,  napoletana doc, copio quello che si trova nella loro pagina Facebook

Ephesar

Gli EPHESAR sono una band fondata da Adriano e Fabrizio Flocco nel 2005. Tutti i componenti provengono da studi decennali di musica classica, il che caratterizza le loro composizioni con un sound innovativo e unico nel suo genere. Propongono i loro pezzi in inglese e ora anche in italiano.
Per quanto altro vi interessa conoscere su questi bravissimi ragazzi, anche perchè è importante che apprezziate ed ascoltate i loro pezzi, vi invito a visitare la loro pagina su My Space, e magari mente mettete a palla gli altoparlanti del vostro pc, gustatevi la loro intervista 🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il vostro lavoro?
Ephesar: – Abbastanza, ci servono molte energie e un’alimentazione veriegata, però fatta anche di molte cose scongelate e, qualche volta, anche crude… senza rimorsi.

Angie: – Avete mai composto o suonato qualche pezzo ispirandovi a qualcosa di gastronomico?
Ephesar: – No, ma potremmo farci un pensierino!

Angie: – Cosa significa per voi mangiar bene?
Ephesar: – Io e Aurora siamo perennemente a dieta, ma per gli altri componenti basta anche solo “mangiare”, il “bene” è facoltativo.

Angie: – Le vostre esperienze artistiche e lavorative?
Ephesar: – Abbiamo faticato tantissimo per arrivare al nostro attuale livello tecnico, compositivo e di feeling tra di noi, e abbiamo ottenuto soddisfacenti risultati. Abbiamo registrato il nostro primo disco, ed ora che abbiamo cambiato nome in Ephesar l’album è stato interamente tradotto in italiano. Abbiamo vinto vari premi in vari eventi, abbiamo aperto i DGM (che ora sono in tour con i Symphony X) e Pino Scotto, siamo stati invitati per due volte al Music Village dove abbiamo avuto a che fare con persone del settore discografico e vari artisti italiani, il nostro brano “Custode Delle Ombre” ci ha portato a Sala Prove di Rock Tv, abbiamo aperto un live ai Rezophonic con Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, Eva Poles dei Prozac+, Sasha Torrisi dei Timoria, Alessandro Ranzani dei Movida, e ovviamente anche il mitico Mario Riso con cui abbiamo avuto a che fare molte volte (al Music Village, a Sala Prove, e a vari concerti)… tanto per fare un breve riassunto. Ci sentiamo molto competitivi, e siamo pronti a esplodere!

Angie: – Avete un ristorante o un locale dove preferite andare a mangiare? Se sì, dove?
Ephesar: – Si, il Sea Legend a Licola e il Morrigan al Vomero. In effetti però noi ragazzi ci andiamo più per bere!

Angie: – Siete mai stati a dieta?
Ephesar: – Solo Aurora ed io (che faccio dieta, palestra e jogging, pur rimanendo ogni tanto una buona forchetta). Gli altri non ingrassano e possono strozzarsi quello che vogliono… invidia nera!

Angie: – Meglio carne o pesce?
Ephesar: – Carne vs Pesce =5 a 0.

Simonetta Santamaria in compagnia dei suoi gioielli 🙂

Angie: – Se foste un dolce, quale sareste?
Ephesar: – L’importante è che sia un dolce Rock! Quali siano questi dolci poi non lo sappiamo. Forse lo strudel, mi dicono, oppure qualcosa di aggressivamente… cioccolattoso.

Angie: – Vino?
Ephesar: – Possibilmente rosso, possibilmente buono. Ma noi rockers siamo molto abituati anche ad alcolici “da battaglia”, che si bevono senza troppe pretese.

Angie: – Il vostro punto debole
Ephesar: – Non ne abbiamo, siamo inarrestabili!

Angie: – Nel vostro frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Ephesar: – Cose surgelate e birra a palate… e per Aurora thè al limone.

Angie: – L’aspetto che vi attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che vi piace cucinare di più in assoluto?
Ephesar: – Fabrizio fa una pasta con i borlotti che è la fine del mondo! In effetti forse è perchè è l’unico di noi a saper cucinare!

Angie: – E quello che vi piace mangiare?
Ephesar: – Pasta alla boscaiola per primo, carne alla brace per secondo e un buon vino rosso. Ma tanto io sono a dieta… altrimenti stilerei una bella lista!

Angie: – Come vi definireste a tavola?
Ephesar: – Squali a digiuno. Tranne Aurora ed io… stupida maledettissima dieta.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fate?
Ephesar: – Variegata, 300-350 kilocalorie sono già sufficienti, meglio non andare oltre. Io e Aurora mangiamo cereali integrali… gli altri, ovviamente, mangiano qualsiasi cosa, come Federico che praticamente comincia la giornata con un altro pranzo!

Angie: – Di cosa siete più golosi? e cosa proprio non vi piace?
Ephesar: – Principalmente carne, pasta e patate. Fulvio praticamente non mangia niente di verde, Aurora ed io odiamo il baccalà e le ostriche, Federico i peperoni e Fabri è uno dei pochi esseri umani a cui non piace la cioccolata.

Patate al Forno

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne avete uno preferito?
Ephesar: – Per Aurora lo zafferano, per Federico l’odore del pollo arrosto, per Fulvio aglio e cipolla, io e mio fratello Fabri andiamo matti per le patate al forno! Il loro odore è come un richiamo. Se venisse usato per una trappola ci cadremmo senza dubbio, come Ciuchino in Shrek 4 con i waffles.

Angie: – Non potete vivere senza…
Ephesar: – BIRRAAAAAAAAAAAAAAA!!! …e thè al limone per Aurora.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo voi conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Ephesar: – Personalmente credo che oltre a una buona cena bisogna curare molto i dettagli della serata: bel vestito, una tavola ben arredata, con colori caldi, imbandita in modo ordinato, una candela al centro, una musica jazz di sottofondo… alle donne piace vedere un uomo che non trascura i dettagli e che si impegna per loro. Dipende sempre dal caso, ma direi che le nostre amate cose surgelate sono da evitare!

Angie: – Una vostra ricetta per i miei lettori

Fabrizio Flocco

Ephesar: – Un buon sugo (ricetta di mio nonno), dettato dal nostro chef ufficiale Fabrizio:
– Riempire il fondo di una pentola con olio extravergine, riscaldare bene.
-Tagliare molto sottile una cipolla grande e 2 spicchi d’aglio e metterli nell’olio già caldo.
-Aggiungere 1/3 di bicchiere d’acqua, mescolare spesso e ridurre il fuoco; far evaporare l’acqua e rosolare.
-Versare una bottiglia di salsa passata e mescolare.
-Aggiungere mezzo cucchiaino di sale fino, mantenere la cottura a fuoco lento.
-Aggiungere un dado da brodo di carne.
-Aggiungere 100g di carne di maiale, mezza scatoletta di piselli medi e una carotina sbucciata tagliata a fettine.
-Aggiungere una noce di burro o margarina e un po’ di pepe nero.
-Far bollire a fuoco lento per 15 minuti mescolando ogni tanto.
-Aggiungere un barattolo di polpa di pomodoro ed un pugno di basilico fresco.
-Far cuocere altri 5 minuti.
-Aggiungere una spruzzata di parmigiano, mescolare e spegnere il fuoco.
-Buon appetito 🙂

Angie: – L’ultimo libro che avete letto?
Ephesar: – Fulvio: “Lo scudo di Talos” di Valerio Massimo Manfredi; Federico: “Il suono di mille silenzi” di EmmaLa Spina; Aurora: “Le lacrime del diavolo” di Jeffrey Deaver; Fabrizio: “La Camera Oscura” di Roland Barthes; Io (Adriano): “Dove il silenzio muore” di Simonetta Santamaria.

Angie: – Il pezzo musicale che vi mette in moto i succhi gastrici…
Ephesar: – Per digerire in fase di relax un bell’album di musica d’orchestra/colonna sonora, per vomitare invece qualsiasi cosa di house o di neomelodico, o di uno di questi soliti cantanti solisti moderni (frequenti in Italia in maniera “nauseante”, tanto per rimanere in tema).

Angie: – Hobby?
Ephesar: – Io il jogging, il web design, graphic design e fotomontaggio; Fabrizio sa usare i programmi di grafica 3D, ed entrambi facciamo palestra; a Fulvio piace informarsi sulle auto sportive; Aurora scrive poesie; Federico ama guardare molti film, anche “impegnativi”.

Thor, Dio del Tuono

Angie: – Se foste dei un personaggi mitologici chi sareste?
Ephesar: – Io Thor, senza dubbio! Fulvio ha scelto Ulisse. Aurora la dea Atena, Fabrizio Ercole… Federico invece Barney Stinson della serie “How I Met Your Mother”.

Angie: – Qual è il sogno più grande?
Ephesar: – Vivere di musica, della nostra musica, di vivere sempre uniti e lavorare tanto.

Angie: – Cosa vi dicono più spesso?
Ephesar: – “Perchè non provate a cantare in italiano?”, in effetti alla fine è quello che abbiamo fatto.

Angie: – Vi fidanzereste con una cuoca?
Ephesar: – Ovvio, purchè sia gnocca!

Angie: – Un piatto della vostra infanzia?
Ephesar: – Per Aurora lo zabaione, per Fulvio pasta e zucchine, per Fede pasta con le fave, per me il mitico sugo di mio nonno… Fabrizio invece ha saggiamente risposto l’omogeneizzato!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo voi, esiste anche in cucina?
Ephesar: – A Milano, quando siamo andati a Sala Prove di Rock Tv abbiamo mangiato una pizza abbastanza decente… non c’è niente di male nel far varcare i confini alle ricette regionali, purchè ne siano culturalmente riconosciute le provenienze! La pizza si mangia in tutto il mondo, ma tutto il mondo deve sapere che l’abbiamo inventata noi! Beh, non “noi” della band, se fossimo stati noi… non staremmo qui!

spaghetti al pomodoro

Angie: – Quale piatto eleggereste come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Ephesar: – Un piatto di spaghetti col pomodorino fresco! Anche in America si chiamano spaghetti, senza traduzione. Forse è il piatto italiano più famoso nel mondo, insieme alla pizza.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferite? Se si’, quale?
Ephesar: – Io penso che la cucina è forse l’unica cosa in cui l’Italia è assolutamente imbattibile! Ogni regione, città, provincia, paesino o singola attività ha qualcosa di tipico e di unico al mondo. Gli altri paesi se la sognano la quantità di specialità culinarie della nostra terra! Mio fratello però va pazzo per la cucina giapponese… bah, contento lui!

Angie: – A quali altri progetti vi state dedicando in questo periodo?
Ephesar: – Io e Fabrizio non siamo distanti dal laurearci in grafica, io mi occupo di web design e lui di grafica 3D. Fulvio attualmente studia ingegneria aerospaziale.

Angie: – Come definireste il vostro carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Ephesar: – Mmm… Fabrizio si definisce “al dente”; Fulvio “mantecato”; Aurora “piccante”; io “succulento”; Federico “gustoso”.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Ephesar: – Berlusconi niente di particolare, di sicuro un piatto col condimento scaduto. Di Pietro? Un piatto… insipido.

Angie: – La cucina vi ha mai tradito?
Ephesar: – Una delle ultime volte che sono andato in sala prove mi sono sentito male, probabilmente per il pesce spada che ho mangiato prima di scendere… in genere mi piace e non mi ha mai fatto male, ma quella volta mi sono sentito tradito! Lo stesso vale per la pasta e patate, una delle mie preferite… una volta mi ha fatto stare così male che ora ho paura di mangiarla! Aurora invece è stata tradita dalla carne alla brace… ha passato una notte da incubo. Fulvio a Londra ha mangiato una bistecca che per qualche motivo gli ha fatto venire il singhiozzo… lui si imbestialiva e noi gli ridevamo addosso!

Angie: – Se doveste riassumere la vostra filosofia di vita?
Ephesar: – Veniamo al mondo per un

Ephesar

gran colpo di fortuna, e dobbiamo far tesoro di questo. Non bisogna mai accontentarsi, bisogna fregarsene delle persone che ti vogliono ostacolare o dissuadere dal perseguire i tuoi sogni, l’arrendersi non esiste, esiste solo farsi un mazzo tanto! L’unica cosa che importa è avere degli obiettivi, e fare di tutto perchè vengano raggiunti, ogni alternativa significa “accontentarsi”, e la vita è un dono troppo raro e troppo breve per essere vissuto così. Io adoro il detto “Riempite le vostre giornate di vita, non la vita di giornate”, e poi concludo con una mia personale massima al quale tengo molto e rispecchia un mio modo di vivere: “Avere uno stile non significa distinguersi dagli altri, ma riconoscere sè stessi”.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatevi una domanda e datevi una risposta.
Ephesar: – DOMANDA: “Se ci chiedessero di farci una domanda e di darci una relativa risposta, quale domanda ci porremmo?” / RISPOSTA: “Questa!”

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Intervista Gastronomica a Patrizia Rinaldi

Rock Sentimentale

Come ho conosciuto Patrizia Rinaldi?? Grazie a Francesco Di Domenico, che mi ha fatto la capa tanta, su questa bellissima signora napoletanissima, simpatica e generosa nelle forme, il che, inevitabilmente, me l’ha resa subito simpatica, così le ho chiesto subito l’amicizia sull’incriminato Facebook e non c’e’ voluto neanche tanto a convincerla per rilasciarmi l’intervista, anzi Patrizia è stata più veloce della luce, mi ha rimandato al mittente il questionario, debitamente compilato, il giorno stesso che glielo avevo invito 🙂

Patrizia Rinaldi, vive a Napoli, dove oltre alla scrittura si occupa, insieme ad Associazioni Onlus operanti nei quartieri cosiddetti “a rischio”, della formazione dei ragazzi attivando iniziative e progetti presso le scuole.
Ha pubblicato romanzi, racconti e testi teatrali. Ha vinto numerosi premi letterari: «Pippi Inediti», «Premio Morante», «Premio Mariele Ventre» e «Profondo Giallo».
L’ultimo suo lavoro è Rock Sentimentale, edito da EL

la storia di Antonio, detto Moo, che vive tra Napoli e una città immaginaria, vicina e reale come lo sono i sogni degli adolescenti. Frequenta il liceo, ma allo studio preferisce le prove con la rock band che ha fondato con gli amici. Fra questi c’è Sergio, detto Pisolo, perennemente assonnato perché la sera lavora nella pizzeria del padre. E c’è Ludovica, sogno vicino e reale per entrambi. Alle note dei due ragazzi – e ai loro sogni – si intrecciano quelle di altri personaggi. L’esplosione della pizzeria della famiglia di Pisolo, sulla quale si allunga l’ombra della criminalità, accelera tutte queste vite. E sulle note della propria musica dell’anima ciascuno si ribella alle proprie paure e insicurezze...

Le opere di Patrizia sono destinate a tutti i ragazzi, specialmente a quelli «cresciuti con grande passione». Per maggiori informazioni su di lei e sulle sue numerose opere, vi invito a visitare il suo sito personale

Patrizia Rinaldi

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Patrizia: – Dovrei soprattutto mangiare poco, considerato il tempo che passo seduta, anzi inginocchiata sulla sedia ergonomica. Dovrei fare la brava e rispettare il dettato di cibi leggeri e assennati. Dovrei.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirata ad essa in quello che fai quotidianamente?
Patrizia: – Le cibarie varie sono un riferimento costante per quello che mi piace raccontare, ma non solo, mi piace accostare la preparazione di un piatto che dia soddisfazione di gusto ad una storia con ingredienti buoni, ben riuscita.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Patrizia: – Riconoscere, provare piacere, scoprire segreti o abbandonarmi a misteri di gusto e sapienza.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Patrizia: – Ho insegnato, ho lavorato come illustratrice. Ora scrivo per ragazzi e per ragazzi cresciuti.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Patrizia: – Avrei continuato a insegnare, ovvero a imparare, perché i ragazzi sono i docenti che preferisco.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?  Se sì, dove?
Patrizia: – Non ho un locale preferito nella mia città. Vario. Mi piace tanto affidarmi alle scelte di amici, quando non sono a Napoli. Ultimamente a Catania, care amiche siciliane mi hanno portato in un ristorante arabo-siciliano che mi ha tramortito di bellezza e sapori.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Patrizia: – Spesso, con risultati inutili.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Patrizia: – Un motivo dei risultati inutili, di cui sopra, è che mi piace tutto e tutti gli alimenti mi incuriosiscono.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Patrizia: – Sfogliata riccia.
Angie: – Vino?
Patrizia: – Rosso. Non ne capisco molto, ma mi hanno insegnato ad apprezzare il Taurasi e l’Amarone.

Angie: – Il tuo punto debole
Patrizia: – Uno solo?

Conserva di Pomodoro

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Patrizia: – Olio buono, pane fresco, passata di pomodoro non industriale. La cioccolata deve mancare, altrimenti non prendo pace finchè non l’ho finita.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Patrizia: – Mi attira il senso della cura per gli altri e pure per me, come un omaggio di cose belle della vita. Mi piace cucinare la parmigiana per i miei figli, che mi danno di volta in volta un voto, come a scuola.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Patrizia: – Quasi tutto. Assaggio anche quello che non mi piace, con rare eccezioni.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Patrizia: – Sorridente.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Patrizia: – Ho una passione che non mi posso permettere per la Cioccolata Foresta di Gay-Odin. Non mi piacciono alcune carni tipo il fegato, le interiora.

genovese

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Patrizia: – Il profumo della Genovese, quando di domenica mi svegliavo tardi e qualcuno aveva già cucinato per me.

Angie: – Caffè??
Patrizia: – Eccerto!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Patrizia: – No, posso vivere senza. Mi è capitato di dover vivere senza e alla fine non ho sofferto più di tanto.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Patrizia: – La seduzione non conosce ricette, per rimanere in tema, altrimenti tutti saprebbero sedurre e non è così.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori

Patrizia: – Aggiungere al miele per condire gli struffoli mandorle, nocciole e noci Patrizia: – spezzettate e buccia di limoni e di arance.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Patrizia: – Sto leggendo La propaganda di Riccardo Brun, primo libro di una neonata casa editrice napoletana, Caracó.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Patrizia: – Tutte le canzoni di Freddie Mercury, perché mi fanno venire una voglia esagerata di campare e quindi pure di mangiare.

Angie: – Un film?
Patrizia: – Chocolat, se deve essere legato al gusto.

"Chocolat" con Juliette Binoche e Johnny Deep

Angie: – Hobby?
Patrizia: – Disegnare

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Patrizia: – Anna, la sorella di Didone.

Angie: – Dici parolacce?
Patrizia: – Si.

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Patrizia: – Ne ho mila, ma mi prendo in giro mentre mi attengo alle avvertenze.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Patrizia: – Non seguo il calcio. Mi fa piacere se il Napoli vince.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Patrizia: – È un avverbio: nonostante.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Patrizia: – Chi te lo fa fare? Non so rispondere.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Patrizia: – Diventare Zorro. Ma ti devo spiegare bene: alla fine di una recita scolastica, il direttore chiese ai bambini Qual è il tuo sogno più grande? Tutti rispondevano:  la pace nel mondo, la fine delle ingiustizie e cose simili. Il figlio di una cara amica, privo di malizia dell’applauso facile, rispose: diventare Zorro. Bellissimo.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Patrizia: – La presunzione.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Patrizia: – Se mio marita accetta, volentieri. 

Angie: – Un piatto della tua infanzia?
Patrizia: – Più che un piatto è un sapore: quello di alcuni bocconcini di mozzarella di bufala che non ho più trovato.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Patrizia: – Siamo parti di uno; a mio avviso, le nostre parti bellissime di cibi e profumi sono spartiti differenti e di raro pregio su sottofondo di insieme.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Patrizia: – Le linguine al pomodoro e basilico. È un pretesto per dire che mi riconosco soprattutto nell’Unità della Nostra Lingua, che mantiene suoni differenti. Bellissima.

Linguine pomodoro e basilico


Angie: – Tradizione o Innovazione
Patrizia: – Entrambe.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Patrizia: – Sono curiosa di molte, non ne preferisco nessuna. La mia conoscenza è di parte: magari ho mangiato in ottimi ristoranti indiani e in pessimi ristoranti francesi. Non so rispondere.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Patrizia: – Mutevole per ambiente e gradi come un vino rosso. Con variazioni dall’aceto al miele.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Patrizia: – Sto cercando di non lasciare soli nella loro uscita editoriale i miei libri.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Patrizia: – Berlusconi a un formaggio di fossa invecchiato male, la puttanesca è troppo ovvio. Di Pietro a un pane integrale.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Patrizia: – Sì, come tutto il resto. Capita. Si ricomincia ad assaggiare.

Sfogliatella napoletana

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Patrizia: -’A vita va da chi ’a vo’ bene.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Patrizia: – Deve essere una domanda banale, immagino. Come stai? Bene e male, come sempre, come tutti.

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Patrizia: – No, perché mentre ho scritto, ho mangiato una sfogliata. Riccia.

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Intervista Gastronomica a Valeria Nicoletta

Paideja - Giuliana De Donnno, Tina e Baleria Nicoletta

Tra le mie passioni c’e’ la musica folk, amo la musica dialettale, i suoni, le storie che si raccontano in tante canzoni che fanno parte del nostro patrimonio culturale etnico e tradizionale.
Un po di tempo fa a l Festival di Sanremo, era precisamente l’anno 1994 fece la sua comparsa, nella Sezione Giovani, un gruppo formato da tre brave e belle ragazze che si chiamava Paideja (Paideja significa ‘istruzione’ in greco), il gruppo era composto dall’arpista Giuliana De Donno, e dalle sorelle Tina e Valeria Nicoletta, il pezzo proposto in dialetto calabrese si intitolava Propiziu ventu. Fu la prima ed anche ultima volta che a Sanremo partecipò un pezzo in quel dialetto.
Cosi’ scorazzando sul web, mi misi alla ricerca di queste misteriose Paideja, e girando e rigirando, finisco sul sito di Valeria Nicoletta, la voce del gruppo, le scrissi ed all’epoca che curavo la sezione al Mangiare Bene su Supereva, mi regalò anche una sua ricetta come fece anche la bravissima Giuliana .
Da allora siamo rimaste sempre in contatto, ed in rete, è facile ritrovarsi, cosi  recentemente l’ho ricontattata chiedendole di rilasciarmi la famosa intervista, era in partenza per le vacanze,  giu, nella sua amata Calabria, le dissi che non andavo di fretta, e cosi al rientro dalla pausa estiva, Valeria mi ha inviato il suo questionario.
Ed ecco a voi, un quadro gastronomico inedito, simpatico e divertente della bellissima e bravissima valeria 🙂

Valeria Nicoletta

Angie – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Valeria: – L’ alimentazione per il mio lavoro è fondamentale insegno canto moderno in diverse scuole di musica e lavoro per diverse ore quindi cerco di avere un equilibrio con la mia alimentazione se occorre a volte mi porto dietro il pasto. Prima di un concerto devo sempre mangiare qualcosa come carboidrati che mi danno la giusta energia ed quello che mangio deve essere sano.

Angie – Hai mai composto, suonato, cantato qualche pezzo ispirandoti a qualcosa di gastronomico?
Valeria: – Ho composto dei brani dove gli elementi principali non mancano come l’ acqua (A Ra Funtana) e il vino (Ullarallà musicando un testo di Luigi Pirandello che parla della vendemmia) ma ancora una canzone dedicata o ispirandomi a qualcosa di gastronomico non mi è ancora arrivata ma chissà!

Angie – Cosa significa per te  mangiar bene?
Valeria: – Per me mangiar bene significa saper capire cosa mangi in rapporto a quello che si desidera e capire pure quello che è meglio non mangiare . Il corpo stesso se hai un buon rapporto con esso ti suggerisce cosa mangiare  infatti a volte ti chiede proprio cosa gli manca. Penso che in generale tranne casi a parte(problemi di salute eccetera), bisognerebbe poter mangiare tutto e appunto avere una dieta ricca  ma senza esagerare mai con certi alimenti. Un po’ di tutto è quello che funziona secondo me.

Angie – Le tue esperienze lavorative?
Valeria: – Il mio lavoro si svolge nella musica, penso di essere fortunata a riuscire a lavorare in questo campo perchè è la musica che ha smosso in me un mondo sublime … per mezzo di essa ho imparato a vivere.
Insegno Canto Moderno da anni in diverse scuole ed accademie di musica a Roma e durante le lezioni private ad ogni mio allievo da la possibilità di crescere attraverso le registrazioni che io stessa faccio realizzare nel corso dell’anno scolastico lasciando in loro possesso un cd demo delle loro capacità. Per questo motivo uso molto il computer ed un programma musicale. Contemporaneamente cerco sempre di tenermi aggiornata su quello che la tecnologia propone per migliorare ed ottenere discreti risultati nei miei lavori di registrazione.

Nel frattempo capita di dovermi muovere (concerti dal vivo o altro) per il progetto che ho avviato da anni col mio gruppo musicale :
Paideja (Valeria e Tina NICOLETTA e Giuliana DE DONNO). Proprio l’anno scorso abbiamo ricevuto al palafiori di Sanremo un premio: SANREMO ON in merito al fatto di avere portato per la prima (e l’ulima 🙂 volta il dialetto calabrese al Festival di Sanremo. Altro premio alla carriera lo abbiamo ricevuto lo scorso 24 settembre al teatro comunale
di Cariati perchè prossime a realizzare un importante progetto musicale-teatrale “Donne di Calabria” per dare voce a tante donne che da sempre sono passate in silenzio nella storia con i loro sorrisi, i loro dolori, i loro sacrifici, il loro lavoro. E attraverso
quest’ultimo la riscoperta e valorizzazione di antichi lavori ormai scomparsi o quasi.
Nel frattempo abbiamo ristampato il nostro cd che può essere acquistato scrivendo al seguente indirizzo:
donnedicalabria@hotmail.it

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Intervista Gastronomica a Francesco Di Domenico “Didò”

Francesco Di Domenico "Didò" e me
Francesco Di Domenico “Didò” e me

Il mio incontro con Francesco Di Domenico risale a molti anni fa, non mi ricordo neanche quanti, eravamo ad una presentazione del libro della Carmen Convito, L’arte di smettere di fumare (controvoglia) , a presentare il libro c’era il mitico zio Pino, e, Francesco faceva una delle sue esilaranti comparse, in questo caso con una bella sigaretta in mano chiedendo se qualcuno avesse da accendere 🙂
Ricordo solo che dopo uno scambio di chiacchiere lui chiese a zio Pino: ma addo’ ja pigliat a’ chesta? 🙂
Da allora è nata una grande amicizia, un sodalizio di menti malsane, una complicità di anime, lo Yin e yang, la ricotta ca tras ind all’eliche ro fusillo 🙂 ( ora dobbiamo vedere chi di noi due è il fusillo e chi la ricotta 😀
Diciamo pure che dopo la vittoria inaspettata del Premio Massimo Troisi 2011 ho deciso di concedergli una seconda possibilità e visto che una prima già gli era stata concessa sulla mia Guida al Mangiare bene di Supereva.

 


Didò

Francesco Di Domenico, nato anni fa a Giugliano in Campania, una città a nord di Napoli e di Corleone.
Scrive da 30 anni di umorismo e satira sui quotidiani partenopei, non ha mai scritto un romanzo su di una donna, in quei momenti non trova mai la penna.
La mattina del 23 luglio 2009 è uscito il suo ultimo racconto su “Il Roma”, non è più rientrato.
Collabora come recensore letterario con il blog d’autore “Letteratitudine” e col sito internazionale Europolar (gente fredda).
Ha pubblicato racconti in sette antologie, non guadagnando una mazza.
A natale 2008 è uscita la sua prima antologia personale: “Storie Brillanti di Eroi Scadenti” – Cento Autori Editore, ventuno storie di allucinazione pura (il suo psicanalista ora fa l’idraulico).

Il suo direttore editoriale lo ha definito “il più poliedrico umorista della scena italiana”, ma era solo una mediocre scusa per non farsi licenziare dall’editore.

Ne “L’Eco dell’aggettivo genuflesso”, la critica letteraria Miriade Di Uccellacci ha stroncato il suo romanzo gotico “Santuzza senza cozze con le…”,definendolo troppo


Didò con Simonetta Santamaria

criptico, ed eroticamente siculo.

Presente anche in  “Aggiungi un porco a favola” – Cento Autori Editore, del  2009, ed immancabile con un racconto scritto a quattromani con Floriana Tursi contenuto nell’antologia umoristica curata da Gianni Puca : “Se mi lasci non male” Kairòs Editore.

Notte in Arabia (Vita e storia di Gianmarco Bellini, il ragazzo che voleva volare) è un romanzo biografico del 2011 sulla vita e le vicende di Gianmarco Bellini, il pilota di guerra abbattuto in Iraq il 17 gennaio 1991 durante l’operazione Desert Storm, che è stato un presentato in giugno anche al Comune di Sorrento fortemente voluto da Maria Teresa De Angelis con il patrocinio dell’Assessorato alle Pari Opportunità in collaborazione con Glieventi di Carolina Ciampa,

Di recente uscita è invece l’antologia curata da Laura Costantini & Loredana Falcone “CRONACHE DI INIZIO MILLENNIO” , dove è contenuto anche un racconto di Francesco

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Francesco: – Qual è il mio lavoro? Autista di bus pubblici; restauratore, scrittore? dovrei avere tre diete diverse. In tutte e tre conta lo stomaco leggero,sandwiches e acqua (che poi, sto IV° conte di Sandwich, sir John Montagu, non ha inventato una mazza, la “marenna” si fa da quando è stato inventato il pane…diciamo un po’ dopo: mica si può fare la marenna col pane azzimo degli ebrei?)

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirato ad essa in quello che fai quotidianamente?
Francesco: – Si, una volta ho scritto un racconto sulla stitichezza e il male di vivere, e giacché il personaggio mi era antipatico gli facevo servire pasta e zucca: morì di dissenteria. La moglie lo seppellì con un casco di banane nella bara, che quelle “stringono”.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Francesco: – L’ultima volta che ho mangiato bene, mi cucinò la mia amante, ma mangiai pochissimo. Anche se mia moglie cucina da Dio, ma non mi invitano mai a quella tavola (Oh, meglio, eh?).

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Francesco: – Da ragazzo lavoravo a bottega in un posto di semi-campagna e puntualmente,ogni mattina alle 10 arrivava la contadina con pane raffermo bagnato in “acqua di fagioli” (il sugo di cottura) e un altro con lo stesso pane farcito di pomodori ancora caldi dall’essere stati colti, con olio d’oliva e aglietto.
Il sabato il mastro risaliva lui il viale per andare a prendere la merenda rustica dalla contadina, ma puntualmente, dopo aver sentito dei mugolii strani, ritornava dopo mezz’ora, rosso in volto e fischiettando “O surdato ‘nnammurato”, mentre la zotica da lontano gridava: “Mastro Gennà, vè sìte scurdat’ ‘o piatt…”

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Francesco: – Gestire una di quelle locande antiche, chessò, “La taverna del biondo”; “La locanda del gatto nero”; “Il ristorante del poeta sordo”.
Dove avrei servito ogni giorno pasti di tutte le regioni, ma sempre con un ragù a portata di primo piatto. E dove avrei preferito avventori amanti, gli amanti non litigano, non sono tristi. Con quattro/cinque camere basse, arredate con parati a fiori provenzali e legno di castagno, con una rosa rossa su ogni letto.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Francesco: – Si. Ho mangiato benissimo da “Il parrocchiano” a Sorrento.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Francesco: – Ora, adesso. Non è una vera dieta, cerco di non strafare, di non abusare. Ad una certa età abbiamo assorbito tutto quello che ci serviva, potremmo vivere dei grassi accumulati. Se abbiamo avuto la fortuna divina di essere magri sarebbe un sacrilegio ingrassare. Ripeto, è fortuna.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Francesco: – Sono un animale, naturalmente carnivoro, visto che il mio elemento è la terra, mangio carne. ‘A nonna mia diceva: “O pesce è sfizio…”.
Adoro i molluschi però, i famosi “frutti di mare” e impazzisco per le ostriche francesi.


Strudel

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Francesco: – Uno Strudel

Angie: – Vino?
Francesco: – Nero d’Avola e Bordeaux, per i rossi. Falanghina e prosecco per i bianchi. Il Greco di tufo non lo berrei ai pasti, è talmente dorato in bocca che va bevuto guardando una donna che si spoglia.

Angie: – Il tuo punto debole
Francesco: – Non credo di averne, chi mi vede allegro mi considera superficiale e individuabile, in realtà sono molto algido. Ad ogni modo il mio punto debole dovrebbe corrispondere al mio punto “G”, ad oggi non ci sono persone che l’hanno scoperto, non sarò certo io a dirlo. La persona che lo scopre avrà le chiavi per aprirmi.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Francesco: – Burro, in qualsiasi modo lo si usi è un prodotto perfetto (non equivochiamo) e vino bianco freddo, se prosecco è meglio, non ho bisogno di fragole per esaltare il gusto dello champagne, mi basta qualcuna che lo beva con me, lo champagne si esalta da solo…
Farina per pizze improvvise e lievito (spesso mentre scrivo impasto pizze, per staccare); olio extravergine o quasi (l’oliva è un po’ puttana); funghi porcini secchi; spaghetti e rigatoni; tubettielli per la pasta e fagioli.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Francesco: – La preparazione, avere tutti gli ingredienti in fila, Phil Collins come sottofondo e un bicchiere a gambo con un dito di vino, una sigaretta accesa, che non fumerò mai, a consumarsi nel posacenere e la telefonata della mia donna che mi avvisa che è in ritardo, è godere di ciò(quando cucino è l’unico momento in cui sono in ritardo e lei più tardi arriva meno rompe le palle).
Le scaloppine, cucinate in svariati modi; la pizza tamarra, una pizza condita con tutti gli avanzi del frigo che affogano nel pomodoro (sono arrivato a fondere il gusto dell’emmenthal con le alici e i capperi).

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Francesco: – Gateau di patate;la carne alla brace va mangiata a casa di Riccardo Propoli, che è arte e poesia in melange; poi rigatoni con il ragù impostato alle 5 e 45 della domenica e pippìato fino alle 14 e 45;spaghetti con lupini (vongoline).


Francesco in compagna di Ahmed-Al-Safi

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Francesco: – Una chiavica. Poca soddisfazione, spilluzzico più che mangiare, parlo troppo. Scusate ma a tavola che cazzo ci stiamo a fare se stiamo in silenzio, mica è un film di Nanni Moretti?

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Francesco: – Goloso delle varietà di pane, della “scarpetta” (tanto il galateo dopo l’avvento dei coatti alla ricchezza e al benessere è finito sotto il tavolo).
Pasta e zucca non mi piace. Fegati, neanche quello di Mussolini.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Francesco: – Il limone, il suo profumo m’inebria come lo Chanel, il basilico che è sinonimo del mare, l’odore delle cozze che si aprono, servite come aperitivo, con il limone.

Angie: – Caffè?
Francesco: – Per carità, vade retro da tavola, il caffè è una delizia ma deve star fuori dai pasti. Solo se il pranzo è molto lungo e vengono serviti dei dolci, ma a me i dolci non piacciono.


Pasta

Angie: – Non puoi vivere senza…
Francesco: – La pasta, almeno una volta a settimana, vi prego.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?

Francesco: – La cucina è sesso fatto tra chi cucina e la pietanza, è orgasmo puro. Affettare una cipolla è come svestire Scarlett Johansson, fare un soffritto è come sentir cantare Nicole Kidman in Moulin Rouge. Una donna che viene a cena da te è per metà sedotta, devi fare dei disastri per rendere una serata sgradevole.
Le donne sono estetica pura, basterebbero due oeufs all’occhio di bue, spolverate di noce moscata, aceto balsamico e una foglia di basilico in un piatto nero per rendere una donna mansueta e sedotta, mentre le versi del prosecco ghiacciato in piedi, e da qualche parte Norah Jones intona “Sunrise, sunrise”.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Francesco: – Pizza tamarra – Una teglia rettangolare,con pasta di pizze (non credo ci sia bisogno di dare gli ingredienti per la pasta, no?). Pomodoro passato rustica Cirio, pomodorini, minimo tre tipi di formaggi: caciotta, Emmental, Auricchio dolce. Acciughe, capperi, olive noir, origano, basilico.
Versare un lago di rustica sulla pasta con cornicione alto, mettere a navigare dentro gli ingredienti mescolati in ordine casuale, i pomodorini sono una nuance estetica. Cuocere a fuoco non alto. (Se non avete snocciolato le olive nere, o siete stronzi, o avete un cognato a cena che ha sposato lui la sorella bona)

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Francesco: – Rock sentimentale – Patrizia Rinaldi – EL Edizioni

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Francesco: – Waltz for Debby di Billy Evans, cantata da Tony Bennett o Our Love is Here To Stay di Gershwin, eseguita da Satchmo Armstrong e Ella Fitzgerald.

Angie: – Un film?
Francesco: – Manhattan – Woody Allen


Manhattan do Woody Allen

Angie: – Hobby?
Francesco: – Piacere agli uomini (con le donne mai avuto problemi).

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Francesco: – Bhe, Ermes.
«Ermes è dio interprete, messaggero, ladro, ingannatore nei discorsi e pratico degli affari, in quanto esperto nell’uso della parola; suo figlio è il logos» – (Platone).

Angie: – Dici parolacce?
Francesco: – Cazzo, no, raramente!

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Francesco: – Ho un cornetto di corallo rosso, un dono inaspettato di una meravigliosa amica. Da quando ce l’ho non mi gratto più le palle.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Francesco: – Non seguo più il calcio dalla scomparsa di Maradona. Sono contento quando il Napoli vince, non sono contento quando mi sparano i fuochi d’artificio sul balcone.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Francesco: – Ti voglio bene.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Francesco: – “France’, stai un po’ zitto.”

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Francesco: – Viaggiare, con un’interprete (notare l’elisione), girare il mondo, ma soprattutto andare in tutti gli stati dell’unione. Farmi la route66 inuna Oldsmobile decapotable,con musica country e mangiare di nuovo una bistecca texana. Andare in un loft a Tribeca o Manhattan e cucinare spaghetti al pomodoro.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare.
Francesco: – L’invidia inutile. Non riesco a capire come mi si possa invidiare, sono un fesso.

Angie: – Ti fidanzeresti con una chef?
Francesco: – Mmmh, non lo so, di solito le donne non sanno cucinare, lo fanno per coercizione storica. Poi il mestiere in amore conta poco. Se dovessi innamorarmi, ma ormai è un tantino tardi, propenderei per le avvocate, quelle dei telefilm americani mi fanno impazzire, se ci fosse un’avvocata che sa cucinare…

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Francesco: – Riso al pomodoro. Mi facevo comprare pure le camiciole a scacchini rossi e bianchi, lo adoravo.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Francesco: – Certo, ma è un valore. Poi la parola federalismo è un guscio vuoto. Celentano ha mangiato orecchiette alle cime di rapa dalla madre pugliese, Bossi è figlio di siciliana, vuoi che non abbia mai mangiato pasta con le sarde?
Le cucine indigene sono una ricchezza e ci fanno ancora di più italiani.


Pizza nel forno a legna

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Francesco: – Credo che sia universalmente già riconosciuta: la pizza Margherita.

Angie: – Tradizione o Innovazione
Francesco: – Tutt’e due, sicuramente. L’innovazione è piacevole e stimolante,la tradizione purtroppo si perde anche per mancanza di materia prima. Vuoi mettere i fagioli spugnati e cotti tutta una mattinata e mangiati in mille modi, specialmente in bianco con pane scuro e olio d’oliva, contro quelli lessati in barattolo?
Intanto chi resta a controllarli? Bisogna metterli a cuocere il sabato mattina mentre scrivi un romanzo in cucina.
Oppure: si trovano ancora gli spollichini?

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Francesco: – La francese, i sapori sono magnifici, e la bellezza di come sono serviti in tavola i pasti. Ultimamente la stiamo scimmiottando, la nostra cucina è meravigliosa, perché fare i femminielli? Facciamolo fare ai francesi…

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Francesco: – Un carattere gastronomico? Cert’ ca tu faje cierti domand’! Io sto a tavola per convivialità,per condividere sorrisi e saperi, se il cibo è buono tutto funziona di più e alzarsi da tavola è un esercizio faticoso.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Francesco: – È già uscito un racconto in un’antologia prestigiosa curata dalla scrittrice e giornalista Rai Laura Costantini, con la prefazione del mitico direttore di radio3 Rai Marino Sinibaldi, si tratta di “CRONACHE DI INIZIO MILLENNIO” – HISTORICA EDIZIONI,32 dei migliori scrittori italiani (31, io non conto), compresi i nostri Maurizio de Giovanni, Simonetta Santamaria e Floriana Tursi.Presentato giovedì 6 ottobre a Roma.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Francesco: – Il depravato? Al “Pan’ cuotto”, una pietanza devastante che la nonna da ragazzino cercava di farmi mangiare la sera, fatto con pane raffermo in acqua calda e olio ma pieno di aglio. Di Pietro: “Cozze e fagioli”.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?
Francesco: – Se parli della mia cucina? Si. Una sera che ero da solo col comandante Bellini, il personaggio del mio libro e gli avevo cucinato delle pizze.
Fu una Waterloo, la pasta non crebbe, uscirono delle pizze alla Omer Simpson, per fortuna c’era del salame d’Avellino, caciotta e vino…

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Francesco: – Sorridere, la violenza della non violenza

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Francesco: – Mi chiedo: chi è il mandante di tutte le cazzate che dico?

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Francesco: – Si, è il programma è di tutto rispetto,la Tonia (la moglie/fantesca/carnefice/matrona) sta preparando peperoni fritti e frittata di maccheroni di avanzo, già impastati e macerati nel ragù, l’odore sta raggiungendo la mia scrivania e sto per svenir…

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Intervista Gastronomica a Giovanni Leone

Io con Giovanni Leone alla presentazione sorrentina de "Le parole volano"

La sua Biografia recita così: napoletano, giornalista professionista, ha collaborato con testate locali e nazionali. Esperto nei processi della comunicazione multimediale, è stato consulente per note aziende editoriali. Conduce numerosi laboratori di scrittura creativa per bambini e adulti. Ha pubblicato L’acquaiolo (2005), Il fabbro e Il saponaro (2006), La nutrice e La capera (2007), La città obliqua (2010), Uniti dall’arte (2011), Che fatica! (2011). La capera ha vinto il Premio Città di Salerno 2009, riconoscimento dell’Accademia Vesuviana di Tradizioni Etnostoriche. Inoltre, nel 2010, è stato insignito del Premio Ecole Instrument de Paix Italia per il giornalismo.

Ma vorrei raccontarvi di lui in una maniera diversa, volendo utilizzare un gergo prettamente gastronomico, direi che mÈ una di quelle rare persone che hanno la capacità innata di trasmettere il desiderio e la voglia di apprendere. Lo fa in una maniera voluttuosa, un po’ come quando io racconto di un piatto, della sua storia, di come si prepara, degli ingredienti che si utilizzano per realizzarlo nel modo migliore. Mentre lo elabori, si mettono in moto tutta una serie di meccanismi: il desiderio di provare, di cimentarti in quella difficile ma prelibata impresa. Petronio diceva “Quidquid ad salivam facit”, “tutto ciò che fa venire la saliva” (48, 2), il primo a collegare la produzione di saliva a un cibo allettante. In questo caso è facile paragonare la passione di Giovanni Leone per la scrittura ad un buon cibo. Profondo trasporto che riesce ad infondere ad adulti e bambini che frequentano i suoi corsi
All’inizio dell’inverno di quest’anno, decisi di scrivergli, chiedendo un suo parere sugli articoli da me dedicati ai 150 anni dell’Unità d’Italia, unità in questo caso di forchette. Ci fu un proficuo scambio di e-mail. Stimolata ancor di più dai suoi consigli ed apprezzamenti, ho continuato a scrivere, e non solo di gastronomia, poiché Giovanni sostiene che ognuno può trasformare le emozioni in parole. La bellezza della comunicazione è quando riesci a cogliere l’unicità delle persone che incontri lungo il cammino: nessuno è paragonabile ad un altro. Ed io ho potuto apprezzare e vivere tutto questo grazie a lui.
Avrei voluto scrivere per il giornale che ha diretto per anni, L’Espresso Napoletano, e che me l’ha fatto conoscere, ma non è stato possibile, poiché la sua collaborazione con quella rivista è terminata ad aprile di quest’anno. Ma so che ha in cantiere altri progetti.
Nel frattempo vi invito alla presentazione della sua ultima fatica letteraria, “Le parole volano” (Rogiosi editore), affascinante invito alla scrittura creativa, che si terrà nella Sala Consiliare del Comune di Sorrento, evento fortemente voluto dal Consigliere Maria Teresa De Angelis con il patrocinio dell’Assessorato alle Pari opportunità e la partecipazione organizzativa degli Eventi di Carolina Ciampa.. Un incontro da non perdere, in cui si parlerà di scrittura e di comunicazione.

Vi invito anche ad ascoltare l’intervista che Giovanni ha rilasciato a Massimiliano Garavini all’interno di “Musica & Parole” un programma di Ravegnana Radio del Circuito nazionale  “in blu”

Crostata

Ma veniamo all’intervista che anche lui, con molta pazienza mi ha rilasciato. Da appassionata gastronoma, posso dire che quasi tutto quello che mi ha rivelato, lo avevo immaginato, fatta eccezione per la “fetta di sacher”. L’avrei visto più vicino ad un dolce casalingo, di quelli realizzati in una piccola e vissuta cucina, dove però puoi trovare tutto quel che occorre per realizzare tante cose buone e profumate, e dove con non grandissima abilità si ci può cimentare nella realizzazione di una gustosa crostata di marmellata, meglio se di arancia o di fragole. Lo so, è una deformazione professionale la mia: paragono sempre chi conosco a qualcosa da mangiare, e – vi dirò – non sempre i paragoni sono piacevolmente gustosi, ma questo non è il caso di Giovanni Leone.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Giovanni: – Mi nutro in maniera indisciplinata, passionale, intermittente. I tempi redazionali non vanno sempre d’accordo con la regolarità alimentare. Negli ultimi anni, la mia alimentazione è cambiata, ma non merita di certo la parola “buona”.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirato ad essa?
Giovanni: – Il cibo ha sempre avuto su di me un profondo fascino.  La fusione degli ingredienti e la nascita di sapori rappresentano qualcosa di magico e di evocativo. Molti miei racconti parlano di semplici prelibatezze. La narrazione è sempre legata alla memoria, quando la cucina, dotata di pochi ingredienti e molta fantasia, diventava un prezioso antro delle alchimie.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Giovanni: – Quando il sapore abbraccia l’attimo e il resto del mondo scompare.

Elio Vittorini

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Giovanni: – Si possono riassumere in tre parole: l’amore per la scrittura. Elio Vittorini diceva: «È fede in una magia: che un aggettivo possa giungere dove non giunse, cercando la verità, la ragione; o che un avverbio possa recuperare il segreto che si è sottratto ad ogni indagine».

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Giovanni: – A dire il vero, sin da bambino, ho sempre desiderato narrare gli accadimenti, scrivere le emozioni.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Giovanni: – Si,  pochi tavoli, un cuoco eccezionale e un ambiente caldo come un focolare.  Posso solo dire che si trova in provincia di Napoli.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Giovanni: – Come tutti. Maldestramente. Adoro troppo le tentazioni.

 Angie: – Meglio carne o pesce?
Giovanni: – Pesce.

Torta Sacher

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Giovanni: – Una fetta di sacher.


Angie: – Vino?

Giovanni: – Muller Thurgau

Angie: – Il tuo punto debole
Giovanni: – Ampio è l’elenco


Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?

Giovanni: – Uova, basilico, pomodori freschi e pasta.

Alici Fritte

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Giovanni: – Alici fritte.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Giovanni: – Pasta al forno.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Giovanni: – Appassionato.

Angie: – Di cosa sei più goloso?
Giovanni: – Assaggiare tutto è una missione.

Angie: – E cosa proprio non ti piace?
Giovanni: – Mi hanno insegnato a mangiare tutto. Educazione d’altri tempi.

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Giovanni: – Basilico e soutè di vongole.

Angie: – Caffè?
Giovanni: – Sì, grazie.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Giovanni: – Convivialità.

 Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità?
Giovanni: – Certo, come in tutti gli intrecci positivi.

Angie: – Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Giovanni: – La complicità in cucina.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Giovanni: – Mangiare tutto con romantica curiosità.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Giovanni: – I fantasmi di Portopalo di Giovanni Maria Bellu.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Giovanni: – Ah che sarà, nell’interpretazione di Fiorella Mannoia e Ivano Fossati.

Angie: – Un film?

L’attimo fuggente

Giovanni: – L’attimo fuggente

Angie: – Hobby?
Giovanni: – Passeggiare senza meta.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Giovanni: – Mi sento più vicino al mondo dei fumetti.

Angie: – Hai qualche rituale scaramantico, se sì quale?
Giovanni: – Nessuno in particolare.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Giovanni: – Riguardati.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Giovanni: – Tutto bene?

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Giovanni: – Il prossimo libro da scrivere.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Giovanni: – L’assenza di educazione. La mancanza di rispetto per la vita e le idee altrui.

Frittata di Pasta

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Giovanni: – Frittata di maccheroni.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Giovanni: – Penso che la buona cucina non si ponga questi problemi.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Giovanni: – Più che un piatto, un alimento: il pane.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Giovanni: – Giapponese e somala.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?

cottura al cartoccio

Giovanni: – Al cartoccio. Richiede poco condimento e mantiene intatti i sapori ed i profumi.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Giovanni: – Continuo i miei corsi di scrittura creativa e giornalismo. Inoltre, lavoro al nuovo  libro, un romanzo, e ad un progetto per la divulgazione della storia.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?
Giovanni: – Si, spesso. Chi cucina, fortunatamente, non è infallibile.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Giovanni: – Respirare le emozioni.

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Intervista Gastronomica a Pierluigi Pipoli de l’enoteca “Il Tralcio”

Pierluigi Piepoli

La mia conoscenza con Pierluigi, avviene grazie a Facebook, condividendo io, la passione per la buona cucina, non è stato difficile trovare degli interessi comuni, e, cosi dopo un po di scambi sono riuscita a convincere il buon Pierluigi a rilasciarmi questa intervista, l’ho convinto dicendo: – non preoccuparti sono solo poche domande…-, Pierluigi si è messo di impegno ed ha risposto a tutte accuratamente inviandomi una intervista di 4 pagine, che non ho assolutamente voluto tagliare, poichè le sue risposte sono state appassionanti e coinvolgenti, e lasciano intravedere, la voglia, e l’impegno che da anni impiega nello svolgimento della sua attività.
L’enoteca “Il Tralcio” si trova a Monopoli ed è una storica enoteca pugliese,viene inaugurata nel 1986 dal titolare Pierluigi Pipoli. Appassionato cultore dell’arte enologica e sommelier professionista A.I.S., erede di una tradizione familiare nel campo del beverage, che si tramanda da ormai tre generazioni, è critico enogastronomico e collabora con varie testate giornalistiche.
Dal 1990 è associata al prestigioso club delle enoteche Vinarius;
nel 2003 consegue in Conegliano Veneto (Tv) il Premio Nazionale “Miglior Vetrina della Grappa”, nel 2005 a Reims in Francia il premio Laurent-Perrier “Super Vetrina di Champagne”e nel 2007 in Piemonte da Mazzetti d’Altavilla “La Vetrina più Bella”.

Per maggiori dettagli sull’attività di Pierluigi, vi invito a visitare il sito dell’enoteca, dove potrete soddisfare tutte le vostre curiosità ed attingere informazioni nel caso voleste fare una capatina dalle sue parti, e, vi assicuro troverete sempre una grande disponibilità in sinergia con una considerevole professionalità.

Angie:  – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro? (Hai mai scritto ispirandoti a quacosa di culinario?)
Pierluigi: – Voglio precisare da subito che le mie competenze, (per via del lavoro che svolgo – sono uno storico enotecario della Puglia)  non sono prettamente di carattere gastronomico, ma come puoi ben capire, la buona cucina va sempre a braccetto con il buon bere. Ho collaborato con alcune testate giornalistiche, affrontando i temi più disparati, ma sempre con l’occhio di chi vive giornalmente il mondo del vino.

Angie:  – Cosa significa per te mangiare bene?
Pierluigi: – Sarò retorico, ma la mia idea del mangiare bene è quella della semplicità. Mi spiego meglio: i piatti preparati devono far emergere i sapori e i profumi primari come la terra, il mare, il territorio, il tutto ben assemblato tra loro. Questo cibo mi deve emozionare per gusto ed equilibrio. In genere evito sovrapposizioni di gusti eccessivamente azzardati, a volte testati solo per far scena. La sfida è proprio saper cucinare le tradizioni del passato con la volontà del presente e con l’obbiettivo di far sempre meglio nel futuro.

Angie:  – Le tue esperienze lavorative?
Pierluigi: – Ribadisco che ho fatto tanta gavetta nel settore beverage, con esperienza venticinquennale nella commercializzazione di tutto quello che si può trovare in un luogo chiamato Enoteca conla E maiuscola. Sarebbe troppo lungo effettuare un excursus di questi anni trascorsi, ma posso dirti di aver fatto visita praticamente, a tutte le aziende di prestigio sia nel settore vinicolo che spumantistico, distribuite su tutto il territorio nazionale, inoltre mi sono recato a Reims per lo champagne ecc. Ho conosciuto e ritrovato in più occasioni il compianto Gino Veronelli, molti chef stellati, noti giornalisti appassionati di vino, enogastronomi e svariati opinion leader del mondo della enogastronomia in generale.

Tutti quanti hanno contribuito ad accrescere il mio bagaglio culturale; ho collaborato con alcuni giornali settoriali.  Oggi mi diverto ad effettuare dei reportage fotografici nei vari luoghi di piacevoli e mondane uscite enogastronomiche.

Ma il ringraziamento maggiore lo faccio alla mia clientela affezionata che seguendomi in questi anni ha contribuito alla mia formazione.

 Angie:  – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?

Pierluigi con alcuni clienti nella sua enoteca

Pierluigi: – Difficile immaginarmi a fare dell’altro, ma la mia grande passione per il viaggiare e per lo scoprire posti nuovi vicini o lontani, mi avrebbe portato a fare anche lì il reporter di luoghi inesplorati, così da poter raccontare le abitudini e i costumi con particolare attenzione al consumo di cibi e bevande.

Angie:  – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se si, dove?
Pierluigi: – La mia grande curiosità mi ha portato a provare e tentare di tutto. Se proprio devo indicare un posto del cuore dove si mangia divinamente, Ti dico: da Tuccino a Polignano a Mare (Ba). Vedi, loro Ti cucinano anche un semplice spaghetto con le vongole,  ma se Tu chiudi gli occhi senti un’emozione in bocca che Ti lascia di stucco. Del resto l’insegnamento è di un grande come Pasquale Centrone, Tu non lo vedi , ne senti la sua presenza, con gli occhi Ti scrive e Ti dice la sua verità, anche per questo io gli voglio un gran bene.

Angie:  – Sei mai stato a dieta?
Pierluigi: – Purtroppo la mia conformazione ginoide ereditata da mia mamma, mi porta con regolarità ad avere problemi con la bilancia, inevitabile problema di chi vuole soddisfare il proprio palato, diciamo abituato a luculliane abitudini.

Tutto questo però cozza con il mio Io narcisistico invece, ereditato da mio papà. Ecco quindi la necessità periodica di rientrare su un peso forma che mi permette di correre e saltare all’interno del mio negozio, tra una scala ed un alto scaffale  quando bisogna soddisfare rapidamente la richiesta di ogni cliente.

Angie:  – Meglio carne o pesce?
Pierluigi: – Anche in questo caso non voglio sembrarTi scontato, ma il pesce lo preferisco alla carne per più motivi: risiedo in un posto di mare la cui estate è molto lunga e mi consente di approfittarne. Le sue proprietà benefiche mi fanno insistere nel consumo, che tra l’altro risulta essere più simpatico alla domande precedente. In genere però se mi sposto nell’entroterra, il consumo di carne non mi dispiace, non gradisco le carni tirate con salsine dolci come in taluni posti è di tendenza fare.

Angie:  – Se fossi un dolce, quale saresti?
Pierluigi: – Una torta con abbondante panna, o comunque qualunque altro dove la panna risulta presente. Sarà di per sè logico, ma se ben fatto riesce a far esaltare il dolce come nessun’altra cosa al mondo.

Angie:  – Vino?
Pierluigi: – Qui la domanda si fa più complessa, ma voglio sorprenderTi anche in questo caso. Ho un debole per le bollicine, in tutte le sue sfaccettature. Io spazio dai più blasonati champagne, alle nostre bollicine più soft come i prosecchi ed anche agli champenois italiani sia di provenienza trentina che dalla Franciacorta, i rosè, e nella fattispecie stravedo per il Saten. Ti dico che, un altro argomento a me molto caro sono i vini rosati, che qui da noi in Puglia si fanno da sempre con maestria. Questa tipologia di vini sono naturalmente in relazione alle tante pietanze che qui abbondano ed anche al modo di poter rinfrescare le nostre giornate a volte veramente calde.

Angie:  – Il tuo punto debole?
Pierluigi: – Il rapporto con gli altri. Mi spiego meglio, ho ricevuto un’educazione sul genere vecchio stampo ed oggi mi accorgo di una perdita di valori che si ripercuote a tutti i livelli. In tutti i luoghi c’è mancanza di rispetto nei confronti altrui, tutto ciò si ripete anche a tavola. La mancanza di educazione la cogli ovunque, tanti camerieri non hanno più tatto, tanti ristoratori che hanno pretese assurde, per non parlare di tanta gente che seduta su altri tavoli pensa di essere a casa propria. Ma potrei farTi anche l’esempio degli scarichi di prodotti che mi giungono in Enoteca, molte volte i corrieri risultano essere arroganti e maleducati. Scusami ma per me il rispetto per le persone è fondamentale, anche se questo non mi ha mai procurato tanti vantaggi.

Angie:  – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Pierluigi: – Della buona frutta fresca e delle verdure di stagione. Non sono un vegetariano, ma da anni ho la buona abitudine di fare pasti regolari  dove frutta e verdura non debbano mai mancare. Mi dissetano nel periodo estivo, mi aiutano sotto ogni aspetto, credo poi molto nelle forme preventive della salute, nel mio frigo inoltre non deve mai mancare il mio yogurt giornaliero. Nella dispensa non manca mai la pasta che all’occorrenza è indispensabile per poter fare un pasto improvvisato ed energetico, foss’anche uno spaghetto con aglio olio e peperoncino.

Angie:  – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Pierluigi: – La capacità di far venire fuori un grande risultato, con pochi elementi a disposizione. Eventualmente mi piace dare delle leggere rivisitazioni alle ricette originali. Mi piace attendere il parere di tutti i commensali che è motivo di discussione allegorica in tavola. Mi piace e mi rilassa la semplice cottura alla brace.

Angie:  – Quello che ti piace mangiare?
Pierluigi: – Ribadisco che mi piace mangiare ordinato. Cioè ci deve essere logica anche in tavola, sono ancora uno di quelli che inizia con antipasto e prosegue con primo, secondo, contorno, ecc. perché si apprezza di più quello che stai mangiando. Non mi piace alzarmi mai troppo sazio perché i sensi di colpa non mi farebbero stare bene all’appuntamento con il pasto successivo. Specifico inoltre che per me, ordinato corrisponde a semplicità, uno spaghetto al pomodoro ben fatto potrebbe darti delle soddisfazioni anche indescrivibili.

Angie:  – Come ti definiresti a tavola?
Pierluigi: – Piuttosto critico, del resto si tratta comunque di deformazione professionale ed anche del mio carattere che mi porta ad approfondire ogni cosa. Mi capita quindi, anche alla presenza di altri commensali di estraniarmi per poter riflettere sui tanti aspetti che si susseguono una volta che il piatto ti fa compagnia. Per la verità questo mi succede anche se sono a casa mia, credo sia necessario ricordarsi ancora che è utile soffermarsi su quello che si sta facendo perché per il resto c’è sempre tempo.

Peperoncini

Angie:  – Di cosa sei più goloso? E che cosa proprio non ti piace?
Pierluigi: – Domanda per risposta ampia. Amo il piccante in tutte le sue forme. Sono capace di usare il peperoncino fin dalla mattina e comunque lo adopero quotidianamente, sino ad arrivare all’eccesso. Ho un debole per tutti i tipi di pasta al forno, sia con pomodoro che non, pasticci vari soprattutto se cotti in forno a legna. Così pure una pizza sempre da forno a legna ti può dare tantissimo.  Non mangio cipolla se visibile, e poi non mangio carciofi, il fegato ed interiora varie, per il resto non ho problemi.

Angie:  – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Pierluigi: – Certo, nel nostro sud fortunatamente si conservano buone tradizioni e di frequente a pranzo sono solito mangiare come primo pasta con il sugo di pomodoro fresco che con l’aggiunta di basilico fresco ti ricorda di essere in estate, se poi ci aggiungi un po’ di cacioricotta grattugiato (tipico formaggio salato delle mie parti), Ti dico che non ha prezzo. Vedi che insisto sulla semplicità che è una mia prerogativa.

Angie:  – Caffe?
Pierluigi: – Senti, io lo prendo solo dopo pranzo, ma non deve mai mancare, è una consuetudine. Questo rito quotidiano mi fa stare bene. Naturalmente se in compagnia di amici condivido anche con loro la pausa caffè.

Angie:  – Non puoi vivere senza…
Pierluigi: – Una buona bottiglia, che sia essa di un buon  vino o di una buona birra. Non riesco ad immaginarmi con cibi ed alimenti di buona qualità se poi il tuo bere non è adeguato. E Ti sto parlando anche della dorata bevanda tanto cara ai tedeschi. Anche di quest’ultima sono un estimatore e se proveniente da birrificio artigianale ne sono particolarmente ghiotto. Vedi, purtroppo ancora oggi c’è tanta gente che rigurgita di tutto, preferiscono la quantità alla qualità. Quindi, ribadisco mangiare e bere bene per poter poi stare sempre bene.

Angie:  – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Pierluigi: – Fiumi di parole sono state scritte a tal proposito, ma Ti dirò la mia. Credo che il cibo afrodisiaco sia quello che non hai ancora mai cucinato. E’ quello che andrai a proporre a prescindere dalle pietanze che andrai a trovare, perché già l’intenzione è di per se una cosa magica. In ognuno di noi psicologicamente, a volte può scattare qualcosa nella nostra testa che ci porta ad avere delle fantasie. Quello che poi cerchiamo mediante la preparazione di pseudo piatti afrodiasiaci è solo l’anteprima di quello che in realtà desideri che accada dopo, purchè tu lo voglia intensamente, nel mio caso, forse un po’ piccante…

Angie:  – Una ricetta per i miei lettori
Pierluigi
: – Ti consiglio una semplice preparazione di una sfoglia salata, leggera ed energetica, che mi piace fare.

Sfoglia Salata
Ingredienti:
– gr 200 di ricotta fresca
– gr 200 di spinaci lessati
– 2 uova
– gr 100 di prosciutto a dadini
– gr 100 di grana grattugiato
– un pizzico di sale

Esecuzione:
In una coppa lavorate  200 gr. di ricotta fresca, 200 gr. di spinaci lessati e ben scolati, 2 uova intere, 100 gr. di prosciutto cotto a dadini, 100 gr. di grana grattugiato, un pizzico di sale, una grattata di noce moscata, quindi amalgamate fra loro tutti gli ingredienti e successivamente stendeteli n una teglia da forno, sul cui fondo avrete steso della carta da forno. Mettete in forno preriscaldato a 200 gradi per circa mezz’ora, servite poi tiepida o a temperatura ambiente con un  bianco profumato e di discreta struttura, buon appetito!

Angie:  – L’ultimo libro che hai letto?
Pierluigi: – Vino e Seduzione di Gian Paolo Bonani. Stappando questo libro si ha il senso della storia, dell’equilibrio e della felicità che il nettare di Bacco propone a chi non ha paura dell’ebbrezza spirituale nelle sue splendide verità. E’ un libro dal giusto grado alcolico, carico del bouquet dell’esperienza di oltre 30 anni di bevute ragionevoli, intense ed allegre.

Angie:  – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Pierluigi: – Ho un debole per i balli caraibici e sudamericani in genere. Balli che ho potuto conoscere visitando molti di questi luoghi. Ma se c’è ne uno i cui succhi gastrici vengono stimolati, secondo me è “Cielito lindo”, se poi ci aggiungi i vari tacos, tortillas e verdure miste piccanti, Ti assicuro che ad essere stimolati non sono solo i succhi gastrici…

Angie:  – Un film?
Pierluigi: – Di buone pellicole ne sono un cultore, credo che come non esiste un buon ristorante con un buon chef, così non si può parlare di un film senza attori di buona qualità. In genere, la classica commedia all’americana mi diverte, con attori impegnati come: De Niro, Al Pacino, Harrison Ford, ecc. non ti sbagli, ma anche i classici italiani pure in bianco e nero, non si possono dimenticare, Mastroianni, Gassman, Fellini, ecc. anzi se posso citarnerne uno, direi che il premio oscar Amacord è il mio preferito, che per “certi versi “ ha segnato la mia adolescenza…

Angie:  – Hobby?
Pierluigi: – Sono un grande sportivo, nel senso che mi piace vedere il calcio giocato, di buona qualità, quello genuino che diverte, ma soprattutto mi piace seguire la mia squadra del cuore, la squadra della mia città, a prescindere dalla catagoria di appartenenza (tasto dolente). In realtà però, sempre per mia deformazione professionale lo sport preferito di questi ultimi anni è l’andare i tutti quei luoghi dove piatti, bottiglie, botti, produttori ed eventi gastronomici mi hanno portato a diventare un reporter, per poi realizzare dei reportage fotografici, da riportare ovunque. Naturalmente, non senza aver anche fatto il pieno di notizie ed infomazioni.

Angie:  – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?

Bacchus, Simeon Solomon - 1867 c. Birmingham Museum and Art Gallery.

Pierluigi: – Bacco (Bacchus) figura della mitologia romana, corrispettivo alla divinità greca di Dionisio, di cui Bacco era uno degli appellativi. Dio del vino, della vendemmia e dei vizi. Me lo guardo e poi riguardo, nella famosa opera del Caravaggio, e come perla Monnalisa, mi affascina ogni volta di più, con il suo corpo cinto di pampini, non magro ne muscoloso ed ebbro, con la sua coppa di vino mi suscita sempre un’emozione diversa.

Angie:  – Dici parolacce?
Pierluigi: – No, credo che il buon esempio dovrebbe venire da noi adulti, perché i più piccoli ripetono i nostri comportamenti, e se oggi è diventata una cattiva abitudine, bè questo va attribuito a chi non ha svolto a pieno il proprio dovere, a cominciare dalla scuola, la chiesa, la famiglia e la politica. L’argomento è di per se delicato, e richiederebbe ulteriore approfondimento. Unica eccezione, invece è l’intimità. Se in una coppia si è entrambi consenzienti, nulla trovo di proibito, soprattutto le parolacce, che credo possano i quei momenti particolari dare un po’ di piccante in più!

Angie:  – La frase che dici più spesso?
Pierluigi: – Purtroppo il lavoro e il particolare momento economico in negozio mi portano a dire: rapporto qualità/prezzo, pensierino, è conveniente, ti faccio spendere poco, ecc. Per anni invece durante la giornata ho parlato più spesso di: pietanze adatte all’abbinamento a vini, di modalità di conservazione, di temperatura di servizio, e poi profumi, sentori, ecc. adesso sopraffatte da quello che Ti dicevo prima.

Angie:  – Cosa invece ti dicono più spesso?
Pierluigi: – Appena entrano in negozio mi dicono che: non capiscono niente di vino; vogliono fare bella figura e vogliono spendere poco. Ora capisci bene che sono tre concetti rispettabilissimi. Non è però logico generalizzare o sminuire il nostro lavoro con frasi così povere di contenuto. I tre concetti si spiegano nella loro logica in questo modo: riconoscono la loro ignoranza, il momento è difficile economicamente, ma al tempo stesso ci si rivolge al negozio specializzato, nel cui interno il professionista gli garantisce comunque la qualità dell’acquisto.

Angie:  – Qual è il tuo sogno più grande?
Pierluigi: – Ognuno di noi ha diritto ad avere delle ambizioni, sono motivo di autostima e posso farci vivere bene a prescindere dalla realizzazione poi del nostro desiderio. Innazitutto, vorrei poter vivere un prosieguo di vita di buona qualità. In età adolescenzale ho vinto per ben due volte il cancro, da cui psicologicamente non si guarisce mai completamente.

Poi vorrei affermarmi ulteriormente sotto l’aspetto professionale: dopo la mia esperienza di negoziante pluri decennale, mi piacerebbe operare in una struttura molto più grande e multifunzionale. Mi piacerebbe avere più notorietà, tale da portarmi a visitare ulteriormente tutto quello che riguarda il mondo dell’enogastronomia a 360 gradi.  Per il resto l’impegno e la caparbietà mi contraddistinguono da sempre, serietà, professionalità, correttezza, ecc. ma come Ti dicevo prima il mio sogno più grande io l’ho già fatto!

Pierluigi, con alcuni clienti nella sua enoteca

Angie:  – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare?
Pierluigi: – La maleducazione, l’arroganza, la prepotenza, la superbia. A volte ho assistito a scene dove clienti non conoscenti della materia si arrogavano il diritto di importi il proprio pensiero solo perché più potenti. Oggi viviamo in una società dove la perdita dei valori è sotto gli occhi di tutti, e come ho già spiegato in altra risposta è una cosa molto grave e solo le  successive generazioni potranno vederne i risultati nefasti. Nel mio piccolo e con professionalità cerco di pacare le mie sensazioni di ira, con forma di autocontrollo che è poi utile anche nei miei interessi.

Angie:  – Ti fidanzeresti con uno chef?
Pierluigi: – Nessun problema  non ho forme di preclusione per alcuno. Vuoi mettere di avere in casa una professionista della cucina a portata di mano? Sono umili, sono brave, sono rotondette (ed a volte abbondanti), quindi simpatiche ed amabili, un po’ misteriose ed istrioniche, ma soprattutto tanto succulente.

Angie:  – Un piatto della tua infanzia
Pierluigi: – Diversi, per varie fasi di età ed anche curiosi nella loro esecuzione. Ero piccolino quando mia nonna riponeva rossissime fette di carne a cuocere a bagnomaria, dopo pochi secondi le tirava fuori sanguinanti dal piatto perché con le sue forti mani, stringendole ne faceva uscire un liquido di colore rosso vivo che mi faceva poi bere, sembrava dovesse essere un buon toccasana. Stesso discorso per lo sbattere poderoso dei tuorli di uova (ormai industriali) con tanto zucchero che davano superenergetici zabaioni che mi facevano sfrenare nelle viuzze del mio quartiere, che ricordi…

Angie:  – Oggi si parla di federalismo. Secondo te esiste anche in cucina?
Pierluigi: – Non mi piace mischiare la politica con la cucina. Esistono piuttosto delle tradizioni che vanno tutelate, protette e divulgate. Il linguaggio della cucina è universale con tutte le sue sfaccettature, quindi ribadisco vanno protette sagre, tradizioni, scuole di pensiero ecc. nel pieno rispetto delle regole, ma almeno qui la politica lasciamola fuori.

Spaghetti pomodoro e basilico

Angie:  – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Pierluigi: – Penso non sia difficile rispondere. Hai presente i film in bianco e nero dove sia Totò o Alberto Sordi mangiano con le mani gli spaghetti? Bè, credo che il piatto per eccellenza sia gli spaghetti con il pomodoro, colorato con foglie di basilico. Credo che non ci sia altro modo per rappresentarci. Quindi credo possa essere il piatto simbolo del 150°.

Angie:  – Dopo la cucina italiana c’è ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si quale?
Pierluigi: – Senti, ne ho provate tante ed anche di orientali, tipo vietnamita, indiana ecc. e devo dirTi che non mi hanno entusiasmato, a volte si tratta più che altro di curiosità che ci porta ad assaggiare i cibi dei tanti luoghi in cui ti rechi. Se devo però fare una scelta opterei per quella del Brasile più meridionale, quello Gaucho per intenderci, dove il culto della carne è molto evidente, conoscono a perfezione ogni taglio dell’animale e partecipare ad un vero churrasco in fazenda me lo ha confermato. Divina poi la fagiolata con il maiale, con fetta d’arancia ed accompagnata da farina di manioca. Un mangiare molto popolare, ma di ottima qualità.

Angie:  – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Pierluigi: – Pacato, perché tendenzialmente sono una persona tranquilla, cosa che mi piace fare anche quando sono a tavola. Nel senso che sono d’accordo sulle rivisitazioni e le sperimentazioni dei piatti, ma non sono d’accordo nello stravolgere il senso delle cose. A volte mi sembra che si ecceda per il sol gusto di sorprendere, ed il tutto diventa mercificazione. Quindi, ritornare alle nostre origini, avere la capacità di sorprendere, ma non di cancellare “caratterialmente”.

Angie:  – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Pierluigi: – E’ terminata da poco con enorme successo, la diciottesima edizione di “Rosati in Terra di Rosati” che ha coinvolto decine di enoteche di Puglia e dell’intero territorio nazionale, perla Puglia poi molti ristoranti nel corso della manifestazione hanno preparato piatti a tema abbinadoli agli stessi Rosati, il tutto consacrato nella serata conclusiva con cena di gala con presenze illustri in quel di Ceglie Messapica(Br) presso La Fontanina – wine/hotel. Parte del materiale illustrativo è inserito in specifico album presente sul mio profilo facebook.

In ottobre in enoteca è poi previsto un secondo step/degustazione di bollicine provenienti dalla Franciacorta, sarò più preciso a breve mediante pubblicazione sia sul mio sito web.

Inoltre ci sarà un evento a sorpresa per festeggiare i 25 anni della mia attività che ricadono il 29 di novembre 2011.

Angie:  – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? E Di Pietro?
Pierluigi: – Penso che a Berlusconi piacerebbero sicuramente degli spaghetti alla puttanesca, sai secondo me si leccherebbe anche i baffi che non ha… Per il Di Pietro penso ad una ribollita, in questo caso me lo immagino con del pane tostato, direttamente con il capo chino nella pentola in creta, unto sui lati della bocca e sulla camicia, che raccoglie borbotta.

Angie:  – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?
Pierluigi: – Certamente, a volte mi è capitato di recarmi in posti bellissimi, dove ti saresti aspettato veramente molto di più, ed invece la delusione è stata grande, questo è successo proprio in queli luoghi più famosi, dove devi fare la prenotazione mesi prima. Invece gradevolissime sorprese le ho avute da giovani ragazzi che con tanto impegno cercano di non strafare, ma di preservare le nostre antiche tradizioni.

Enoteca "il tralcio"

Angie:  – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Pierluigi: – Senti, io mi metto in tavola non per assolvere ad una pura operazione di introduzione di alimenti per apportare energia nel mio corpo, mi alzo da tavola che ho ancora fame perché, ritengo che tutta l’operazione va fatta con estrema lentezza (mia madre è mi ricorda sempre che quando mi allattava al seno, io mi addormentavo!) per valutare a pieno tutti i suoi pregi. Mi piace cogliere i colori di ogni piatto, i profumi che a volte mi ricordano esperienze, luoghi, persone, e poi la grande magia di cogliere con le papille gustative tutte le peculiarità, dal dolce al salato, ecc.

Ed anche nel privato sono un po’ così forse eccessivamente schematico, ma non vorrei essre diverso da come sono.

In buona sostanza, la mia filosofia ed il modo di vivere, sono un po’ come io mangio: cerco di riflettere, di concentrarmi su quello che sto facendo, perché questo mi deve dare grande soddisfazione, ma sta a me coglierne il tutto.

Angie:  – Classica domanda alla Marzullo: fatti una domanda e datti una risposta
Pierluigi: – Pierluigi Pipoli, avrai soddisfatto con le tue risposte una persona esigente come Angie Cafiero? Sarai andato fuori tema? Le tue risposte saranno state troppo evasive? Proveniendo più dal settore beverage, sarai stato veramente d’aiuto?

Penso di sì! Poiché ho  risposto con estrema sincerità e soprattutto con il cuore.

Io da operatore mi sono sempre impegnato in questi anni affinchè si potesse sempre bere bene, che si potesse abbinare il giusto, che le bottiglie fossero integre, che le informazioni fossero  sufficienti, ecc. ecc.

Purtroppo, mi sembra che in questo momento in tutti i settori ci sia un po’ di confusione, sia su chi come me cura le vendite per asporto, che chi si occupa di mescita ed anche su chi cucina. A volte i ruoli sono un po’ ballerini, la professionalità è scadente, tutti sanno tutto. Non voglio sembrare pessimista, ma servono regole e correzzioni varie.

Fortunatamente ci sono pure raggi di sole che filtrano tra le nuvole, ragazzi bravi il cui impegno è indiscutibile, ed è da questi che bisogna ripartire, perché il nostro futuro debba essere: un po’ PACATO, un po’ SEMPLICE,  un po’ CRITICO,  un po’ EMOZIONANTE, un po’ AFRODISIACO, un po’ CURIOSO, un po’ AMBIZIOSO, un po’ LENTO, un po’ UMILE, un po’ PICCANTE, un po’ GHIOTTO, un po’ MAGICO, un po’ CARAIBICO, un po’ ADOLESCENZIALE,  un po’ SERIO, ma soprattutto debba essere almeno “ UN PO’”, perché se manca questo ci viene a mancare anche il futuro!!!

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Intervista Gastronomica a Massimo Cacciapuoti

Massimo Cacciapuoti

Massimo Cacciapuoti

 

Se c’è una cosa che adoro fare, è trascorrere del tempo nelle librerie, piccole o grandi che siano, giro, guardo, e leggo perdendomi tra mille copertine, titoli, e quarte di copertine.
E’ cosi, che se senza sapere neanche chi fosse, ho acquistato il romanzo di Massimo Cacciapuoti: L’abito da sposa, che ho letto avidamente nel giro di in tre giorni, lo faccio quasi sempre, quando un libro mi prende, nel caso specifico, mi è piaciuto il modo in cui Massimo con la sua scrittura è riuscito a penetrare la realtà, nei suoi aspetti più duri e difficili ma anche nel suo cuore più caldo e pulsante, attraverso la figura di Marco, il protagonista del suo romanzo che, ritorna a Napoli dopo una lunga assenza dovuta al lavoro che l’ha portato lontano dalla sua città, dai suoi amici, dal suo ambiente. Ma come tanti altri, dopo qualche tempo riprende la via di casa, sullo sfondo di una città tetra, cupa, piovosa all’inverosimile, bella l’ambientazione in una insolita rappresentazione della città stereotipata,  della città del sole e del mare. E soprattutto belle le suggestioni che stimolano.

Massimo Cacciapuoti è una delle voci più interessanti della nuova narrativa italiana. Nato a Giugliano in Campania (NA) dove vive e lavora come infermiere. Altri suoi romanzi sono: Pater familias (1997)- diventato un film per la regia di Francesco Patierno e nel quale Cacciapuoti ha curato la sceneggiatura – L’ubbidienza (2004),  e Esco presto la mattina (Garzanti, 2009) Non molto lontano da qui è la sua ultima fatica letteraria, in questi giorni in libreria

Non Molto Lontano da qui – Massimo Cacciapuoti

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Massimo: – Credo che l’alimentazione sia fondamentale nella vita, qualsiasi lavoro o attività si svolga.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirata ad essa in quello che fai giornaliermente??
Massimo: – Per la scrittura, sicuramente sì. Nell’aultimo mio romanzo, c’è un protagonista che è appassionato di cucina. Racconta la sua vita anche attraverso i piatti che cucina e i suoi gusti alimentari.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Massimo: – Dovrei dire mangiare cose buone e nutrienti, poco grasse. Ma dico ciò che penso realmente. Mangiare di gusto, in barba a grassi, carboidrati e tutto il resto.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Massimo: – Tante e svariate. Da adolescente ho fatto anche il cameriere per qualche giorno. Forse tra i lavori più faticosi che esistono.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Massimo: – Vivere di rendita. Che è un bel mestiere.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Massimo: – Vado spesso da Rosiello a Marechiaro. Ma ce ne sono tanti. Per esempio tra i migliori in cui ho mangiato pesce, c’è La taverna del conte, in Calabria, a Buonvicino.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Massimo: – Spesso. Ho ereditato una discreta tendenza a ingrassare e sono decisamente pigro.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Massimo: – Sono un grande appassionato di carne.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Massimo: – Vorrei essere tanto un tiramisù, per far star bene le persone  a cui voglio bene.

Angie: – Vino?
Massimo: – Mi piace ma non lo reggo. Questione di abitudine o di qualche difetto enzimatico.

Angie: – Il tuo punto debole
Massimo: – Pancia. Soffro di colite nervose, per cui dopo un’abbuffata sto decisamente male.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Massimo: – Latte. Carne Formaggi. Nella dispensa un buon pezzo di pane fresco e la pasta.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Massimo: – Mi piace sperimentare secondo le mie inclinazioni. A volte combino certi pasticci!

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Massimo: – Antipasti vari. Verdure. Insalatone. Mega-arrosti.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Massimo: – Vorace.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Massimo: – Dolci. Alici in tortiera.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

Peperoni Arrostiti

Peperoni Arrostiti

Angie: – Caffè??
Massimo: – Ne bevo a litri. E mi piaci moltissimo tutto il rituale che accompagna il caffè. Prepararlo (guai se lo fanno altri, specie di mattina), Aspettare che venga su. Zuccherarlo. Metterlo nella giusta tazza. Anzi, visto che me l’hai ricordato, vado a prepararlo.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Massimo: – Carne.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Massimo: – Una buona cena è importante. Ma saper cucinare è il tocco in più.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Massimo: – la preferita delle mie bimbe. E’ molto semplice da preparare:  la mia dose standard è la seguente. Due zucchine, una melanzana, due peperoni, due fette di pettoi di pollo, 300 grammi di riso. Tagliare gli ortaggi a dadi e friggere separatamente in una teglia con poco olio. Metterli insieme in una teglia e aggiungere il petto di pollo tagliato a tocchetti. Cuocere per qualche minuto.
Cucinare il riso a parte e dopo averlo colato, versarlo nella teglia e lasciare cuocere per qualche minuto a fuoco lento.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Massimo: – Un giorno mi troverai di Kim Edwards.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Massimo: – La vita è adesso di Claudio Baglioni.

Angie: – Un film?
Massimo: – Ultimo visto: Cose dell’altro mondo di Francesco Patierno.

Angie: – Hobby?
Massimo: – Musica.

Angie: – Dici parolacce?
Massimo: – Abbastanza.

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Massimo: – Rituali veri  e propri no. ma sono molto scaramantico e superstizioso.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Massimo: – Lo seguo anche se non accanitamente. Il Napoli, ovvio.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Massimo: – Meglio non ripeterla.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Massimo: – Sei permaloso.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Massimo: – Vivere una vita serena.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Massimo: – Chi non rispetta le regole. Le prepotenze. Le furberie.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Massimo: – Assolutamente sì. Andrebbe bene anche come amante.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Massimo: – Merluzzo. Mia madre era fissata. Diceva che faceva bene. Ah e poi il fegato con le cipolle. Sono anni che non lo mangio.

Merluzzo

Merluzzo

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Massimo: – Ma sì, l’Italia è molto regionalistica sotto l’aspetto culinario.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?

Pizza

Massimo: – La pizza. Credo meriti un posto d’onore. Pasta con il ragù.

Angie: – Tradizione o Innovazione
Massimo: – Innovazione.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Massimo: – Beh, francese, ovviamente.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Massimo: – Agro-dolce.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Massimo: – Il 6 ottobre è uscito  Non molto lontano da qui, per Garzanti. E per fine anno è prevista l’uscita di un nuovo romanzo, una sorta di racconto lungo. Una bella iniziativa di Barbera editore, per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?

Alici in tortiera e Berlusconi

Alici in tortiera e Berlusconi

Massimo: – Berlusconi, le alici in tortiera, ripeto il piatto che non riesco proprio a mangiare e digerire. Di pietro un risotto un po’ sciapo.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Massimo: – Ma si. Spesso in alcuni ristoranti ho mangiato meno bene di quanto mi aspettassi.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Massimo: – Godere il più possibile dei piaceri della vita, per vivere meglio.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Massimo: – Sei contento delle cose che fai? Abbastanza, ma di sicuro potrei fare di più e meglio.

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Massimo: – Molta. È stata peggio di un esame universitario. Scusatemi, vado  a mangiare qualcosa…

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Intervista gastronomica a Ciro Ruggiero

Ciro Ruggiero, Tende a coniugare l’arte contemporanea e il linguaggio della tradizione in una pittura ludica, frizzante, dai toni popolareschi. Con una giocosa vitalità ed una burlesca esaltazione dei piaceri della vita, l’artista sovverte temi biblici (Susanna e i vecchioni) o mitologici (le tentazioni di Giove) ed esalta la funzione del cambiamento di registro. Tutto si svolge senza concettualismi e si concretizza con la serenità ludica di chi vuole assistere ad uno spettacolo teatrale, i cui protagonisti siamo noi, coi nostri vizi e le nostre debolezze.

Ciro Ruggiero

Che gli artisti siano tutti un po’ pazzi non è una novità, ma qualcuno sembra esserlo più degli altri. Tutto sta se sia il caso di considerarlo un complimento piuttosto che un offesa.
Ciro Ruggiero,classe 1952, eclettico pittore, animatore, scrittore, musicista, medico di professione, è uno dei più estrosi personaggi che vivono qui in costiera sorrentina.
Il poliedrico “povero ciro” ha in corso una mostra dal titolo “Piazza rossa” ospitata nei locali del Marianiello Jazz Cafè e che vi consiglio di andare a vedere.
Da quando esiste Facebook il buon Ciro vi imperversa con esemplari vignette e foto ritoccate oltre che esilaranti, caratterizzata da aspetti piuttosto grotteschi ma comunque umoristici della società in cui viviamo, soprattutto quella della penisola sorrentina dove nel contempo si discosta da tutto quanto secondo l’opinione corrente può essere classificato sotto la categoria del conformismo, particolarmente tenuto in considerazione da molti qui da noi.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Ciro: – Molto…..sopratutto quella degli altri….mi fa star tranquillo

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro gioraliero, ti sei mai ispirata ad essa in quello che fai quotidianamente??
Ciro: – Visto che professionalmente debbo occuparmi di ristoranti bar e tavole calde….vedi un po tu.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Ciro: – Digerire meglio….

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Ciro: – Medico igienista.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Ciro: – Quello che faccio quando non esercito, ovvero dipingere,scrivere,suonare, fotografare,leggere.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Ciro: – Sì,  casa mia…e per casa mia intendo lamia e quella dei miei.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?

Zeppola di san Giuseppe a cura di "La Ciliegina" http://www.flickr.com/photos/tukis/427905413/sizes/l/in/photostream/

Ciro: – Aivoglia……

Angie: – Meglio carne o pesce?
Ciro: – Indifferentemente….

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Ciro: – Una zeppola di S.Giuseppe

appena fritta

Angie: – Vino?
Ciro: – Si!

Angie: – Il tuo punto debole
Ciro: – L’allergia ai latticini….ma spesso tento di suicidarmi con la treccia!

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Ciro: – Frigo sempre pieno e dispensa pure….

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un  piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Ciro: – Tirare la pasta all’uovo è la cosa più rilassante che conosca……forse la pastina in brodo in inverno con cacio e pepedopo una giornata di lavoro al freddo.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Ciro: – Tutto, non ho preclusioni, sono curioso….

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Ciro: – Assolutamente morigerato.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Ciro: – Non sono goloso,. La cattiva compagnia a tavola.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Ciro: – Forse l’origano fresco.

Angie: – Caffè??
Ciro: – a prima mattina e basta!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Ciro: – Amici!

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Ciro: – Si…….. Saper cucinare!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Ciro: – Uova fritte ad occhio di bue nella sugna, su due crostoni di pane cafone duro ammollati con acqua e fritti nella sugna…….pepe q.b…….ometto il procedimento…sarebbe offensivo!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Ciro: – I toponimi della Peni

Zeus

sola Sorrentina.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Ciro: – Women in red…..

Angie: – Un film?
Ciro: – La leggenda del pianista sull’oceano.

Angie: – Hobby?
Ciro: – Troppi.

 

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Ciro: – Zeus

Angie: – Dici parolacce?
Ciro: – Raramente.

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Ciro: – No

Angie: – Segui il calcio? La squasra per cui tifi??
Ciro: – Tifo Napoli ma non segue le partite…mi tengo informato.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Ciro: – Povero Ciro!

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Ciro: – Povero Ciro!ù

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Ciro: – Un mondo in cui ci sia il rispetto, per la natura , gli animali e per chi la pensa diversamente.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Ciro: – L’arroganza.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Ciro: – Se di bella presenza e di buon carattere…perchèno.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Ciro: – Pane duro con l’acqua dei fagioli, un filo di olio e un pizzico di origano.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Ciro: – Assolutamente si!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Ciro: – La pizza Margherita…non conosco altri piatti tricolori…..ovver

Paella

o spaghetti pomodoro  parmigiano e basilico…

Angie: – Tradizione o Innovazione
Ciro: – Innovazione nel rispetto della tradizione.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Ciro: – Paella, paella ed ancora paella.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Ciro: – Sono quel piccolo peperoncino su cui non faresti alcun affidamento……per poi sbuffando e starnutendo, ricrederti.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Ciro: – Vari…mostre , libri…

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Ciro: – I polpettoni del giorno dopo.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Ciro: – Ehhhhh.ci sono case in cui mi rifiuto di andare, trovando mille scuse, dopo che mi hanno avvelenato!

 

Ciro...pensa

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Ciro: – Meglio accendere una candela, che maledire l’oscurità! – Quando il saggio indica la luna, lo stupido guarda il dito!

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e
datti una risposta.
Ciro: – Sei felice?……..No, sono Ciro!

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Ciro: – Essendo uscito da poco dal dentista, proprio no!

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Intervista Gastronomica a Giuseppina Torregrossa

Giuseppina Torregrossa

Per una grande appassionata di Gastronomia quale sono io, non è difficile comprendere come abbia conosciuto prima lettererariamente e poi in un secondo tempo virtualmente 🙂 Giuseppina,
Il suo romanzo “Il conto delle Minne” ha proprio nell’incipit la ricetta di questi buonissimi e tradizionalissimi dolci siciliani, e divorare il suo romanzo percependone sapori, odori colori della sicilia è stato culturalmente e letterariamente appagante :-).
Nata a Palermo, consegue una laurea in medicina presso l’università di Roma “La Sapienza”, e si specializza in ginecologia ed ostetricia, ed ha svolto la sua attività professionale a Roma, presso la clinica ostetrica dell’università di Roma – Policlinico Umberto I. Per maggiori curiosità su di lei vi invito a visitare il suo personalissimo sito, dove avrete la possibilità di scoprire anche la sua bibliografia
Nei suoi romanzi protagoniste sono le donne e si respira la passione, l’amore per la sua terra.
Lei stessa in una intervista ha dichiarato:

“La Sicilia per me è un luogo dell’anima, ma è anche un luogo fisico, perché qui ci sono nata. Vivo a Roma e mi struggo per la lontananza da questo posto che mi cura le ferite. Quella che metto nei miei romanzi non è una Sicilia inventata: è genuina, anche nel suo essere un’isola vinta. Le buone pratiche ci sono, ma non sono contagiose, qui. C’è come una rassegnazione atavica al fatto che non si possa fare niente per migliorare le cose”.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Giuseppina: – Sono politicamente scorretta e mangio tutto quello che capita e in qualunque momento

Il conto delle minne

Angie: – Hai mai scritto ispirandoti a qualcosa di culinario?
Giuseppina: – Si certo, i dolci sono una fonte inesauribile di fantasie

Angie: – Cosa significa per te  mangiar bene?
Giuseppina: –  Cibo sano, gustoso e ben cucinato

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Giuseppina: – Non so se ho ben capito la domanda, comunque ho fatto la ginecologa e adesso scrivo

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Giuseppina: – No preferisco mangiare a casa

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Giuseppina: – Lo sono sempre, solo che dura poco e il giorno dopo ricomincio

Angie: – Meglio carne o pesce?
Giuseppina: – Pesce

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Giuseppina: – Gelo di melone ( gelatina di anguria con gocce di cioccolato e profumata con acqua di gelsomino)

Angie: – Vino?
Giuseppina: – Rosso, nero d’avola

Angie: – Il tuo punto debole:
Giuseppina: – La paura di diventare obesa

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Giuseppina: – Pomodoro fresco e bottarga di tonno

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Giuseppina: – Caponata di melanzane

Cassata siciliana

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Giuseppina: – Cassata siciliana

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Giuseppina: – Golosa

Angie: – Di cosa sei più golosa? e cosa proprio non ti piace?
Giuseppina: – Dolci di qualsiasi tipo , odio lo zabaione

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Giuseppina: – Menta, basilico, cannella

Angie: – Non puoi vivere senza…
Giuseppina: – Arance

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena,  o anche il saper cucinare Giuseppina: – saper parlare di cibo

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Giuseppina: – Bianco mangiare: latte cannella bucce di limone amido. Addensare a fuoco dolce. Lasciare in frigo e ricoprire con scaglie di cioccolato

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Giuseppina: -L’amore al tempo del colera di Garcia Marquez

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Giuseppina: – Atom earth mother punk floid

Angie: – Hobby?
Giuseppina: – Ballare

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Giuseppina: – Un viaggio con tutti e tre i miei figli

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Giuseppina: – Che sono una dura

Angie: – Ti fidanzeresti con uno chef?

Spaghetti pomodoro e basilico


Giuseppina: – Oh si certo!

Angie: – Un piatto della tua infanzia :
Giuseppina: – Cotolette e patatine fritte

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Giuseppina: – No per favore, la cucina regionale e preziosa

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Giuseppina: – Spaghetti pomodoro e basilico

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che  preferisci?  Se si’, quale?
Giuseppina: – la libanese

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Giuseppina: – Agro dolce

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Angie Cafiero, l’apostrofo rosa sulla penisola sorrentina di Francesco Di Domenico

E’ con immenso piacere che vado a riportare su queste pagine, il piacevolissimo articolo del caro amico Francesco Di Domenico, tratto dal suo Blog con cui mi auguro, di riuscire a realizzare prima o poi un ricettario umoristico 🙂

Photo Umberto Astarita©

Angie Cafiero è di Meta di Sorrento.
In costiera si può essere di qualsiasi posto ma si è tutti sorrentini.
La Regina della costiera, la femmina Sorrento fagocita tutto con la sua bellezza. Appena finisce Castellammare e iniziano le curve femminili tonde e sinuose, comincia la magia. Iniziano due cose, i limoni con le sue foglie luccicanti di verde francese e l’azzurro. L’aria diventa frizzante e blu.
Puoi andarci nell’inverno più buio, appena comincia la costiera tutto è azzurro.
Angie Cafiero è figlia di questo azzurro.
Non è catalogabile quello che fa, si potrebbe  definire multimedialità ma è di più, “
per brevità – come dice di sé De Gregori – chiamato artista”.
Ecco, Angie Cafiero è un’artista, per brevità o per onnicomprensione, una Andy Warhol sorrentina, dove l’arte è tutto, compreso l’odore che per Warhol era per definizione l’ultima arte.
Se mi lasci
E l’odore è essenzialmente il cibo, l’arte del cucinare, l’alibi che le permette di entrare nel mondo della comunicazione dove lei, esperta gastronoma poi spadroneggia, muovendosi su tutto, penetrando in tutte le arti, promuovendo tutto ciò che è fantasia e genio.

Cominciando dalla fotografia, alla musica, al teatro e alla pittura/scultura, tutto per segnalare, ove mai ce ne fosse bisogno, che Sorrento è la regina del mondo nell’ospitare e che sulla scogliera “tutto si può”. E Angie può.

Quest’antologia, presentata ad aprile in costiera, contiene il suo primo racconto pubblicato in tomo che ha avuto l’onore di essere recitato nella XV Edizione del Premio Massimo Troisi.

Angie è anche scrittrice di humour e umanità varia.
Dobbiamo scavare a fondo, ma molto a fondo, per vedere cosa Angie Cafiero, non è, ma sarà difficile.

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