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E' inutile versare rum…

Intervista Gastronomica a Francesco Di Domenico “Didò”

Francesco Di Domenico "Didò" e me
Francesco Di Domenico “Didò” e me

Il mio incontro con Francesco Di Domenico risale a molti anni fa, non mi ricordo neanche quanti, eravamo ad una presentazione del libro della Carmen Convito, L’arte di smettere di fumare (controvoglia) , a presentare il libro c’era il mitico zio Pino, e, Francesco faceva una delle sue esilaranti comparse, in questo caso con una bella sigaretta in mano chiedendo se qualcuno avesse da accendere 🙂
Ricordo solo che dopo uno scambio di chiacchiere lui chiese a zio Pino: ma addo’ ja pigliat a’ chesta? 🙂
Da allora è nata una grande amicizia, un sodalizio di menti malsane, una complicità di anime, lo Yin e yang, la ricotta ca tras ind all’eliche ro fusillo 🙂 ( ora dobbiamo vedere chi di noi due è il fusillo e chi la ricotta 😀
Diciamo pure che dopo la vittoria inaspettata del Premio Massimo Troisi 2011 ho deciso di concedergli una seconda possibilità e visto che una prima già gli era stata concessa sulla mia Guida al Mangiare bene di Supereva.

 


Didò

Francesco Di Domenico, nato anni fa a Giugliano in Campania, una città a nord di Napoli e di Corleone.
Scrive da 30 anni di umorismo e satira sui quotidiani partenopei, non ha mai scritto un romanzo su di una donna, in quei momenti non trova mai la penna.
La mattina del 23 luglio 2009 è uscito il suo ultimo racconto su “Il Roma”, non è più rientrato.
Collabora come recensore letterario con il blog d’autore “Letteratitudine” e col sito internazionale Europolar (gente fredda).
Ha pubblicato racconti in sette antologie, non guadagnando una mazza.
A natale 2008 è uscita la sua prima antologia personale: “Storie Brillanti di Eroi Scadenti” – Cento Autori Editore, ventuno storie di allucinazione pura (il suo psicanalista ora fa l’idraulico).

Il suo direttore editoriale lo ha definito “il più poliedrico umorista della scena italiana”, ma era solo una mediocre scusa per non farsi licenziare dall’editore.

Ne “L’Eco dell’aggettivo genuflesso”, la critica letteraria Miriade Di Uccellacci ha stroncato il suo romanzo gotico “Santuzza senza cozze con le…”,definendolo troppo


Didò con Simonetta Santamaria

criptico, ed eroticamente siculo.

Presente anche in  “Aggiungi un porco a favola” – Cento Autori Editore, del  2009, ed immancabile con un racconto scritto a quattromani con Floriana Tursi contenuto nell’antologia umoristica curata da Gianni Puca : “Se mi lasci non male” Kairòs Editore.

Notte in Arabia (Vita e storia di Gianmarco Bellini, il ragazzo che voleva volare) è un romanzo biografico del 2011 sulla vita e le vicende di Gianmarco Bellini, il pilota di guerra abbattuto in Iraq il 17 gennaio 1991 durante l’operazione Desert Storm, che è stato un presentato in giugno anche al Comune di Sorrento fortemente voluto da Maria Teresa De Angelis con il patrocinio dell’Assessorato alle Pari Opportunità in collaborazione con Glieventi di Carolina Ciampa,

Di recente uscita è invece l’antologia curata da Laura Costantini & Loredana Falcone “CRONACHE DI INIZIO MILLENNIO” , dove è contenuto anche un racconto di Francesco

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Francesco: – Qual è il mio lavoro? Autista di bus pubblici; restauratore, scrittore? dovrei avere tre diete diverse. In tutte e tre conta lo stomaco leggero,sandwiches e acqua (che poi, sto IV° conte di Sandwich, sir John Montagu, non ha inventato una mazza, la “marenna” si fa da quando è stato inventato il pane…diciamo un po’ dopo: mica si può fare la marenna col pane azzimo degli ebrei?)

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirato ad essa in quello che fai quotidianamente?
Francesco: – Si, una volta ho scritto un racconto sulla stitichezza e il male di vivere, e giacché il personaggio mi era antipatico gli facevo servire pasta e zucca: morì di dissenteria. La moglie lo seppellì con un casco di banane nella bara, che quelle “stringono”.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Francesco: – L’ultima volta che ho mangiato bene, mi cucinò la mia amante, ma mangiai pochissimo. Anche se mia moglie cucina da Dio, ma non mi invitano mai a quella tavola (Oh, meglio, eh?).

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Francesco: – Da ragazzo lavoravo a bottega in un posto di semi-campagna e puntualmente,ogni mattina alle 10 arrivava la contadina con pane raffermo bagnato in “acqua di fagioli” (il sugo di cottura) e un altro con lo stesso pane farcito di pomodori ancora caldi dall’essere stati colti, con olio d’oliva e aglietto.
Il sabato il mastro risaliva lui il viale per andare a prendere la merenda rustica dalla contadina, ma puntualmente, dopo aver sentito dei mugolii strani, ritornava dopo mezz’ora, rosso in volto e fischiettando “O surdato ‘nnammurato”, mentre la zotica da lontano gridava: “Mastro Gennà, vè sìte scurdat’ ‘o piatt…”

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Francesco: – Gestire una di quelle locande antiche, chessò, “La taverna del biondo”; “La locanda del gatto nero”; “Il ristorante del poeta sordo”.
Dove avrei servito ogni giorno pasti di tutte le regioni, ma sempre con un ragù a portata di primo piatto. E dove avrei preferito avventori amanti, gli amanti non litigano, non sono tristi. Con quattro/cinque camere basse, arredate con parati a fiori provenzali e legno di castagno, con una rosa rossa su ogni letto.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Francesco: – Si. Ho mangiato benissimo da “Il parrocchiano” a Sorrento.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Francesco: – Ora, adesso. Non è una vera dieta, cerco di non strafare, di non abusare. Ad una certa età abbiamo assorbito tutto quello che ci serviva, potremmo vivere dei grassi accumulati. Se abbiamo avuto la fortuna divina di essere magri sarebbe un sacrilegio ingrassare. Ripeto, è fortuna.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Francesco: – Sono un animale, naturalmente carnivoro, visto che il mio elemento è la terra, mangio carne. ‘A nonna mia diceva: “O pesce è sfizio…”.
Adoro i molluschi però, i famosi “frutti di mare” e impazzisco per le ostriche francesi.


Strudel

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Francesco: – Uno Strudel

Angie: – Vino?
Francesco: – Nero d’Avola e Bordeaux, per i rossi. Falanghina e prosecco per i bianchi. Il Greco di tufo non lo berrei ai pasti, è talmente dorato in bocca che va bevuto guardando una donna che si spoglia.

Angie: – Il tuo punto debole
Francesco: – Non credo di averne, chi mi vede allegro mi considera superficiale e individuabile, in realtà sono molto algido. Ad ogni modo il mio punto debole dovrebbe corrispondere al mio punto “G”, ad oggi non ci sono persone che l’hanno scoperto, non sarò certo io a dirlo. La persona che lo scopre avrà le chiavi per aprirmi.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Francesco: – Burro, in qualsiasi modo lo si usi è un prodotto perfetto (non equivochiamo) e vino bianco freddo, se prosecco è meglio, non ho bisogno di fragole per esaltare il gusto dello champagne, mi basta qualcuna che lo beva con me, lo champagne si esalta da solo…
Farina per pizze improvvise e lievito (spesso mentre scrivo impasto pizze, per staccare); olio extravergine o quasi (l’oliva è un po’ puttana); funghi porcini secchi; spaghetti e rigatoni; tubettielli per la pasta e fagioli.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Francesco: – La preparazione, avere tutti gli ingredienti in fila, Phil Collins come sottofondo e un bicchiere a gambo con un dito di vino, una sigaretta accesa, che non fumerò mai, a consumarsi nel posacenere e la telefonata della mia donna che mi avvisa che è in ritardo, è godere di ciò(quando cucino è l’unico momento in cui sono in ritardo e lei più tardi arriva meno rompe le palle).
Le scaloppine, cucinate in svariati modi; la pizza tamarra, una pizza condita con tutti gli avanzi del frigo che affogano nel pomodoro (sono arrivato a fondere il gusto dell’emmenthal con le alici e i capperi).

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Francesco: – Gateau di patate;la carne alla brace va mangiata a casa di Riccardo Propoli, che è arte e poesia in melange; poi rigatoni con il ragù impostato alle 5 e 45 della domenica e pippìato fino alle 14 e 45;spaghetti con lupini (vongoline).


Francesco in compagna di Ahmed-Al-Safi

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Francesco: – Una chiavica. Poca soddisfazione, spilluzzico più che mangiare, parlo troppo. Scusate ma a tavola che cazzo ci stiamo a fare se stiamo in silenzio, mica è un film di Nanni Moretti?

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Francesco: – Goloso delle varietà di pane, della “scarpetta” (tanto il galateo dopo l’avvento dei coatti alla ricchezza e al benessere è finito sotto il tavolo).
Pasta e zucca non mi piace. Fegati, neanche quello di Mussolini.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Francesco: – Il limone, il suo profumo m’inebria come lo Chanel, il basilico che è sinonimo del mare, l’odore delle cozze che si aprono, servite come aperitivo, con il limone.

Angie: – Caffè?
Francesco: – Per carità, vade retro da tavola, il caffè è una delizia ma deve star fuori dai pasti. Solo se il pranzo è molto lungo e vengono serviti dei dolci, ma a me i dolci non piacciono.


Pasta

Angie: – Non puoi vivere senza…
Francesco: – La pasta, almeno una volta a settimana, vi prego.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?

Francesco: – La cucina è sesso fatto tra chi cucina e la pietanza, è orgasmo puro. Affettare una cipolla è come svestire Scarlett Johansson, fare un soffritto è come sentir cantare Nicole Kidman in Moulin Rouge. Una donna che viene a cena da te è per metà sedotta, devi fare dei disastri per rendere una serata sgradevole.
Le donne sono estetica pura, basterebbero due oeufs all’occhio di bue, spolverate di noce moscata, aceto balsamico e una foglia di basilico in un piatto nero per rendere una donna mansueta e sedotta, mentre le versi del prosecco ghiacciato in piedi, e da qualche parte Norah Jones intona “Sunrise, sunrise”.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Francesco: – Pizza tamarra – Una teglia rettangolare,con pasta di pizze (non credo ci sia bisogno di dare gli ingredienti per la pasta, no?). Pomodoro passato rustica Cirio, pomodorini, minimo tre tipi di formaggi: caciotta, Emmental, Auricchio dolce. Acciughe, capperi, olive noir, origano, basilico.
Versare un lago di rustica sulla pasta con cornicione alto, mettere a navigare dentro gli ingredienti mescolati in ordine casuale, i pomodorini sono una nuance estetica. Cuocere a fuoco non alto. (Se non avete snocciolato le olive nere, o siete stronzi, o avete un cognato a cena che ha sposato lui la sorella bona)

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Francesco: – Rock sentimentale – Patrizia Rinaldi – EL Edizioni

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Francesco: – Waltz for Debby di Billy Evans, cantata da Tony Bennett o Our Love is Here To Stay di Gershwin, eseguita da Satchmo Armstrong e Ella Fitzgerald.

Angie: – Un film?
Francesco: – Manhattan – Woody Allen


Manhattan do Woody Allen

Angie: – Hobby?
Francesco: – Piacere agli uomini (con le donne mai avuto problemi).

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Francesco: – Bhe, Ermes.
«Ermes è dio interprete, messaggero, ladro, ingannatore nei discorsi e pratico degli affari, in quanto esperto nell’uso della parola; suo figlio è il logos» – (Platone).

Angie: – Dici parolacce?
Francesco: – Cazzo, no, raramente!

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Francesco: – Ho un cornetto di corallo rosso, un dono inaspettato di una meravigliosa amica. Da quando ce l’ho non mi gratto più le palle.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Francesco: – Non seguo più il calcio dalla scomparsa di Maradona. Sono contento quando il Napoli vince, non sono contento quando mi sparano i fuochi d’artificio sul balcone.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Francesco: – Ti voglio bene.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Francesco: – “France’, stai un po’ zitto.”

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Francesco: – Viaggiare, con un’interprete (notare l’elisione), girare il mondo, ma soprattutto andare in tutti gli stati dell’unione. Farmi la route66 inuna Oldsmobile decapotable,con musica country e mangiare di nuovo una bistecca texana. Andare in un loft a Tribeca o Manhattan e cucinare spaghetti al pomodoro.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare.
Francesco: – L’invidia inutile. Non riesco a capire come mi si possa invidiare, sono un fesso.

Angie: – Ti fidanzeresti con una chef?
Francesco: – Mmmh, non lo so, di solito le donne non sanno cucinare, lo fanno per coercizione storica. Poi il mestiere in amore conta poco. Se dovessi innamorarmi, ma ormai è un tantino tardi, propenderei per le avvocate, quelle dei telefilm americani mi fanno impazzire, se ci fosse un’avvocata che sa cucinare…

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Francesco: – Riso al pomodoro. Mi facevo comprare pure le camiciole a scacchini rossi e bianchi, lo adoravo.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Francesco: – Certo, ma è un valore. Poi la parola federalismo è un guscio vuoto. Celentano ha mangiato orecchiette alle cime di rapa dalla madre pugliese, Bossi è figlio di siciliana, vuoi che non abbia mai mangiato pasta con le sarde?
Le cucine indigene sono una ricchezza e ci fanno ancora di più italiani.


Pizza nel forno a legna

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Francesco: – Credo che sia universalmente già riconosciuta: la pizza Margherita.

Angie: – Tradizione o Innovazione
Francesco: – Tutt’e due, sicuramente. L’innovazione è piacevole e stimolante,la tradizione purtroppo si perde anche per mancanza di materia prima. Vuoi mettere i fagioli spugnati e cotti tutta una mattinata e mangiati in mille modi, specialmente in bianco con pane scuro e olio d’oliva, contro quelli lessati in barattolo?
Intanto chi resta a controllarli? Bisogna metterli a cuocere il sabato mattina mentre scrivi un romanzo in cucina.
Oppure: si trovano ancora gli spollichini?

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Francesco: – La francese, i sapori sono magnifici, e la bellezza di come sono serviti in tavola i pasti. Ultimamente la stiamo scimmiottando, la nostra cucina è meravigliosa, perché fare i femminielli? Facciamolo fare ai francesi…

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Francesco: – Un carattere gastronomico? Cert’ ca tu faje cierti domand’! Io sto a tavola per convivialità,per condividere sorrisi e saperi, se il cibo è buono tutto funziona di più e alzarsi da tavola è un esercizio faticoso.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Francesco: – È già uscito un racconto in un’antologia prestigiosa curata dalla scrittrice e giornalista Rai Laura Costantini, con la prefazione del mitico direttore di radio3 Rai Marino Sinibaldi, si tratta di “CRONACHE DI INIZIO MILLENNIO” – HISTORICA EDIZIONI,32 dei migliori scrittori italiani (31, io non conto), compresi i nostri Maurizio de Giovanni, Simonetta Santamaria e Floriana Tursi.Presentato giovedì 6 ottobre a Roma.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Francesco: – Il depravato? Al “Pan’ cuotto”, una pietanza devastante che la nonna da ragazzino cercava di farmi mangiare la sera, fatto con pane raffermo in acqua calda e olio ma pieno di aglio. Di Pietro: “Cozze e fagioli”.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?
Francesco: – Se parli della mia cucina? Si. Una sera che ero da solo col comandante Bellini, il personaggio del mio libro e gli avevo cucinato delle pizze.
Fu una Waterloo, la pasta non crebbe, uscirono delle pizze alla Omer Simpson, per fortuna c’era del salame d’Avellino, caciotta e vino…

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Francesco: – Sorridere, la violenza della non violenza

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Francesco: – Mi chiedo: chi è il mandante di tutte le cazzate che dico?

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Francesco: – Si, è il programma è di tutto rispetto,la Tonia (la moglie/fantesca/carnefice/matrona) sta preparando peperoni fritti e frittata di maccheroni di avanzo, già impastati e macerati nel ragù, l’odore sta raggiungendo la mia scrivania e sto per svenir…

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1 Comment

  1. Io sono svenuta dalle risate 🙂

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