Rock Sentimentale

Come ho conosciuto Patrizia Rinaldi?? Grazie a Francesco Di Domenico, che mi ha fatto la capa tanta, su questa bellissima signora napoletanissima, simpatica e generosa nelle forme, il che, inevitabilmente, me l’ha resa subito simpatica, così le ho chiesto subito l’amicizia sull’incriminato Facebook e non c’e’ voluto neanche tanto a convincerla per rilasciarmi l’intervista, anzi Patrizia è stata più veloce della luce, mi ha rimandato al mittente il questionario, debitamente compilato, il giorno stesso che glielo avevo invito 🙂

Patrizia Rinaldi, vive a Napoli, dove oltre alla scrittura si occupa, insieme ad Associazioni Onlus operanti nei quartieri cosiddetti “a rischio”, della formazione dei ragazzi attivando iniziative e progetti presso le scuole.
Ha pubblicato romanzi, racconti e testi teatrali. Ha vinto numerosi premi letterari: «Pippi Inediti», «Premio Morante», «Premio Mariele Ventre» e «Profondo Giallo».
L’ultimo suo lavoro è Rock Sentimentale, edito da EL

la storia di Antonio, detto Moo, che vive tra Napoli e una città immaginaria, vicina e reale come lo sono i sogni degli adolescenti. Frequenta il liceo, ma allo studio preferisce le prove con la rock band che ha fondato con gli amici. Fra questi c’è Sergio, detto Pisolo, perennemente assonnato perché la sera lavora nella pizzeria del padre. E c’è Ludovica, sogno vicino e reale per entrambi. Alle note dei due ragazzi – e ai loro sogni – si intrecciano quelle di altri personaggi. L’esplosione della pizzeria della famiglia di Pisolo, sulla quale si allunga l’ombra della criminalità, accelera tutte queste vite. E sulle note della propria musica dell’anima ciascuno si ribella alle proprie paure e insicurezze...

Le opere di Patrizia sono destinate a tutti i ragazzi, specialmente a quelli «cresciuti con grande passione». Per maggiori informazioni su di lei e sulle sue numerose opere, vi invito a visitare il suo sito personale

Patrizia Rinaldi

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Patrizia: – Dovrei soprattutto mangiare poco, considerato il tempo che passo seduta, anzi inginocchiata sulla sedia ergonomica. Dovrei fare la brava e rispettare il dettato di cibi leggeri e assennati. Dovrei.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirata ad essa in quello che fai quotidianamente?
Patrizia: – Le cibarie varie sono un riferimento costante per quello che mi piace raccontare, ma non solo, mi piace accostare la preparazione di un piatto che dia soddisfazione di gusto ad una storia con ingredienti buoni, ben riuscita.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Patrizia: – Riconoscere, provare piacere, scoprire segreti o abbandonarmi a misteri di gusto e sapienza.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Patrizia: – Ho insegnato, ho lavorato come illustratrice. Ora scrivo per ragazzi e per ragazzi cresciuti.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Patrizia: – Avrei continuato a insegnare, ovvero a imparare, perché i ragazzi sono i docenti che preferisco.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?  Se sì, dove?
Patrizia: – Non ho un locale preferito nella mia città. Vario. Mi piace tanto affidarmi alle scelte di amici, quando non sono a Napoli. Ultimamente a Catania, care amiche siciliane mi hanno portato in un ristorante arabo-siciliano che mi ha tramortito di bellezza e sapori.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Patrizia: – Spesso, con risultati inutili.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Patrizia: – Un motivo dei risultati inutili, di cui sopra, è che mi piace tutto e tutti gli alimenti mi incuriosiscono.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Patrizia: – Sfogliata riccia.
Angie: – Vino?
Patrizia: – Rosso. Non ne capisco molto, ma mi hanno insegnato ad apprezzare il Taurasi e l’Amarone.

Angie: – Il tuo punto debole
Patrizia: – Uno solo?

Conserva di Pomodoro

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Patrizia: – Olio buono, pane fresco, passata di pomodoro non industriale. La cioccolata deve mancare, altrimenti non prendo pace finchè non l’ho finita.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Patrizia: – Mi attira il senso della cura per gli altri e pure per me, come un omaggio di cose belle della vita. Mi piace cucinare la parmigiana per i miei figli, che mi danno di volta in volta un voto, come a scuola.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Patrizia: – Quasi tutto. Assaggio anche quello che non mi piace, con rare eccezioni.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Patrizia: – Sorridente.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Patrizia: – Ho una passione che non mi posso permettere per la Cioccolata Foresta di Gay-Odin. Non mi piacciono alcune carni tipo il fegato, le interiora.

genovese

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Patrizia: – Il profumo della Genovese, quando di domenica mi svegliavo tardi e qualcuno aveva già cucinato per me.

Angie: – Caffè??
Patrizia: – Eccerto!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Patrizia: – No, posso vivere senza. Mi è capitato di dover vivere senza e alla fine non ho sofferto più di tanto.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Patrizia: – La seduzione non conosce ricette, per rimanere in tema, altrimenti tutti saprebbero sedurre e non è così.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori

Patrizia: – Aggiungere al miele per condire gli struffoli mandorle, nocciole e noci Patrizia: – spezzettate e buccia di limoni e di arance.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Patrizia: – Sto leggendo La propaganda di Riccardo Brun, primo libro di una neonata casa editrice napoletana, Caracó.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Patrizia: – Tutte le canzoni di Freddie Mercury, perché mi fanno venire una voglia esagerata di campare e quindi pure di mangiare.

Angie: – Un film?
Patrizia: – Chocolat, se deve essere legato al gusto.

"Chocolat" con Juliette Binoche e Johnny Deep

Angie: – Hobby?
Patrizia: – Disegnare

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Patrizia: – Anna, la sorella di Didone.

Angie: – Dici parolacce?
Patrizia: – Si.

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Patrizia: – Ne ho mila, ma mi prendo in giro mentre mi attengo alle avvertenze.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Patrizia: – Non seguo il calcio. Mi fa piacere se il Napoli vince.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Patrizia: – È un avverbio: nonostante.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Patrizia: – Chi te lo fa fare? Non so rispondere.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Patrizia: – Diventare Zorro. Ma ti devo spiegare bene: alla fine di una recita scolastica, il direttore chiese ai bambini Qual è il tuo sogno più grande? Tutti rispondevano:  la pace nel mondo, la fine delle ingiustizie e cose simili. Il figlio di una cara amica, privo di malizia dell’applauso facile, rispose: diventare Zorro. Bellissimo.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Patrizia: – La presunzione.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Patrizia: – Se mio marita accetta, volentieri. 

Angie: – Un piatto della tua infanzia?
Patrizia: – Più che un piatto è un sapore: quello di alcuni bocconcini di mozzarella di bufala che non ho più trovato.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Patrizia: – Siamo parti di uno; a mio avviso, le nostre parti bellissime di cibi e profumi sono spartiti differenti e di raro pregio su sottofondo di insieme.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Patrizia: – Le linguine al pomodoro e basilico. È un pretesto per dire che mi riconosco soprattutto nell’Unità della Nostra Lingua, che mantiene suoni differenti. Bellissima.

Linguine pomodoro e basilico


Angie: – Tradizione o Innovazione
Patrizia: – Entrambe.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Patrizia: – Sono curiosa di molte, non ne preferisco nessuna. La mia conoscenza è di parte: magari ho mangiato in ottimi ristoranti indiani e in pessimi ristoranti francesi. Non so rispondere.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Patrizia: – Mutevole per ambiente e gradi come un vino rosso. Con variazioni dall’aceto al miele.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Patrizia: – Sto cercando di non lasciare soli nella loro uscita editoriale i miei libri.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Patrizia: – Berlusconi a un formaggio di fossa invecchiato male, la puttanesca è troppo ovvio. Di Pietro a un pane integrale.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Patrizia: – Sì, come tutto il resto. Capita. Si ricomincia ad assaggiare.

Sfogliatella napoletana

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Patrizia: -’A vita va da chi ’a vo’ bene.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Patrizia: – Deve essere una domanda banale, immagino. Come stai? Bene e male, come sempre, come tutti.

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Patrizia: – No, perché mentre ho scritto, ho mangiato una sfogliata. Riccia.

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Intervista Gastronomica a Patrizia Rinaldi, 10.0 out of 10 based on 1 rating