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E' inutile versare rum…

Intervista Gastronomica ad Aurelio Raiola

Aurelio Raiola

Anche qui, galeotto fu il Laboratorio di Scrittura Umoristica “Achille Campanile” e lo zio Pino (al secolo Pino Imperatore), una grande palestra per la scrittura umoristica ma soprattutto di vita, chiunque passa da li, non puo fare a meno di vivere, respirare e trasmettere l’emozione che si percepisce e, che penetra nel profondo dell’anima di una persona, penserete che in fondo si tratta solo di un “Laboratorio di scrittura”, questo poi, addirittura umoristico, embè che fa? La gioia di vivere, il coinvolgimento, i vincoli affettivi che ci tengono uniti, arrivano attraverso la comicità ed il voler sdrammatizzare sulla vita, che il più delle volte, per ognuno di noi, non è sicuramente delle più facili, e non è meglio, fare il tutto con un bel sorriso 54 denti stampato sulle labbra?
Con Aurelio ci siamo conosciuti là, ed insieme abbiamo partecipato ognuno con un suo racconto anche alla raccolta umoristica “Se Mi Lasci non male” realizzata da Gianni Puca, per le Edizioni Kairos, ma Aurelio, ha anche contribuito “Aggiungi un porco a favola”è questa è la sua l’autobiografia tratta da là

Più che uno scrittore, uno scioglilingua, figlio di Trentatre Trentini e Lacapra Sopralapanca.
Da bambino sognava di essere Qui Quo e Qua per satollarsi con una tripla razione delle frittelle di zio Paperino.
Da ragazzo discettava sulla differenza tra flussi e stock finanziari, arrivando alla conclusione che Rockerduck fosse più ricco di Zio Paperone prima di ogni scommessa al Club dei miliardari.
Da grande, spinto da due passioni come la finanza e i comics, non gli restò che diventare bancario.
Una prece.

La copertina di "Sirena" e la dedica di Aurelio

La copertina di “Sirena” e la dedica di Aurelio

Ha pubblicato due racconti nelle due antologie del Gulp: Aggiungi un porco a favola, edizioni Cento Autori, e Se mi lasci, non male, edizioni Kairos, seguono nell’Enciclopedia degli Scrittori inesistenti 2.0 (Homo Scrivens 2012), marcando il territorio con figure retoriche immortali come l’Apèrepe e l’Iperbacco, e accoglie con uno sberleffo la profezia dei Maya insieme ad altri prodi in Cronache dalla fine del mondo (Historica Edizioni 2012). Infine, serra le fila con altri resistenti in Storie di ordinaria resistenza (Homo Scrivens 2013) ed è complice di una reprimenda collettiva in 99 rimostranze a Dio (Ottolibri 2013). Dulcis in fundo, sfoga un’insana passione per il pibe de oro cantandone le gesta in ottave in Forza Napoli! di Aldo Putignano (Giulio Perrone 2013).
L’ultima fatica letteraria è “Sirena” sempre edita da Homo Scrivens, Aurelio racconta di Claudio Graziani che rientra a Napoli, nel suo quartiere “Sirena”, dove si accinge a scrivere una guida turistica della città che visiterà in compagnia di due ragazzi, Nino e Ninetta, la narrazione ci accompagna in una discesa vertiginosa in una Napoli descritta come mai prima: una cartolina dai colori opachi ma ancora vivissimi, percorsa da una tarantella antica eppur nuova, vissuta da donne e uomini di carne e cartone, fantasmi dalla normale eccezionalità. Perché niente, a Sirena, è esattamente quel che sembra.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Aurelio: – Moltissimo. Se sono affamato, azzanno i clienti e pare brutto.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirato ad essa in quello che fai quotidianamente??
Aurelio: – Influisce assai. Se non mangiamo bene, il mio collega diventa insopportabile e spara le canzoni di Tiziano Ferro a palla.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Aurelio: – Mangiare un primo piatto, seduti e in buona compagnia.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Aurelio: – Bancario da sempre, se si escludono in mestiere di raccattapalle, bagnino e distributore di elenchi telefonici.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Aurelio: – Da piccolo astronauta, da medio giornalista, da grande redditiero.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Aurelio: – L’Osteria di Jenet a Torre del Greco: c’è una cucina sempre varia ma attenta al territorio (qualsiasi cosa voglia dire). Ma, soprattutto, il titolare fa sempre finta di riconoscerti.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Aurelio: – Attento, a volte; a dieta, fortunatamente, mai.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Aurelio: – Mi piacerebbe dire pesce, sa tanto di nobiltà del palato, ma mangio soprattutto carne.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Aurelio: – La pastiera di grano.

Angie: – Vino?

Pastiera Napoletana

Aurelio: – Erbaluce di Caluso. L’avrò bevuto solo una volta, ma ha un nome fichissimo!

Angie: – Il tuo punto debole
Aurelio: – La gola. Ma non è come pensi (e speri), soffro di faringite pressoché cronica.
Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Aurelio: – Nel frigo, il latte. Che cos’è la dispensa?

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Aurelio: – Come in tutte le attività manuali, nel fare da mangiare il cervello ritrova un contatto più intimo con il corpo e non si fa troppe illusioni.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Aurelio: – Tutta la cucina di mia moglie.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Aurelio: – Gastronomo ecologico, nel senso che lascio sempre il piatto pulito.

Angie: – Di cosa sei più golosa/o? e cosa proprio non ti piace?
Aurelio: – Amo il gelato, tanto da costringere il collega brontolone a farmi compagnia anche d’inverno, lappando sotto la pioggia.
Non riesco a farmi piacere il capitone, ma anche a lui io non piaccio più di tanto.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Aurelio: – Il ragù della domenica.

o’ Rraù ind o’ pignato


Angie: – Caffè??
Aurelio: – Solo quando rido.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Aurelio: – Forchetta e coltello. Da quando sono sposato non so più mangiare con le mani.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare

Aurelio: – Certo che esiste! Ricordo ancora gli effetti del formaggio “caprignetto” della cremeria Gabriele in Vico Equense…
Per sedurre una donna conta più saper ballare.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Aurelio: – Il cheesecake: triturate biscotti digestive in una ciotola, immaginando di lavorare i gioielli del politico di turno; sciogliete il burro in un pentolino e versatelo nella ciotola, amalgamando per bene.
Poi basta, non so mai come va a finire, è troppo buono anche così!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Aurelio: – Ilustrado, di Miguel Syjuco. Me lo potevo risparmiare.

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Aurelio: – Time of my life, la colonna sonora di Dirty Dancing, mi mette in moto un casino! Ma parlavi  di succhi gastrici?


Angie: – Un film?
Aurelio: – The Blues Brothers, con Jake che mangia pollo fritto e Elwood pane bianco in cassetta.

Angie: – Hobby?
Aurelio: – Lettura e scrittura, nell’ordine.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Aurelio: – Mercurio. Ma non chiedermi il perché.

Angie: – Dici parolacce?
Aurelio: – Poche.

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, sei si’ quale?
Aurelio: – Mi tocco quando una vecchietta mi taglia la strada, ma aiuto i gatti neri ad attraversare.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi??
Aurelio: – Non sono un tifoso come Maurizio de Giovanni e Gianni Puca, ma tengo Maradona e il Napoli nel cuore.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Aurelio: – Evito le frasi fatte, anche da me.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Aurelio: – Jamme, nun pazzià!

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Aurelio: – Faccio solo sogni piccoli. Valgono lo stesso?

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Aurelio: – La furbizia: non esistono scorciatoie.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Aurelio: – L’ho sposata!

Angie: – Un piatto della tua infanzia

Budino

Aurelio: – Il (finto) budino di mia nonna: mezzo litro di latte, due cucchiai di farina, due di zucchero, uno di cacao. Oppure mezzo litro di zucchero, due cucchiai di latte, uno di cacao e farina quanto basta, dipende dai gusti. O dalla mia memoria, non ricordo.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Aurelio: – Perdonami la citazione colta: il federalismo è una boiata pazzesca! Io amo il ragù, ma anche i canederli, il prosecco, la gubana, gli spaghetti cacio e pepe, i tomini, il Barolo, la bistecca alla fiorentina, i cannoli alla siciliana. Sono cresciuto con il libro Cuore, e me ne vanto!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Aurelio: – La pasta col pomodoro.

Angie: – Tradizione o Innovazione
Aurelio: – Adelante chef, cum juicio!

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?

Il gelato fritto cinese

Aurelio: – La cucina cinese, anche se non la mangio da anni. Però il gelato fritto mi viene spesso in sogno e sussurra: vieni… vieni…

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Aurelio: – Vorrei essere un vino frizzante, ma ho il sospetto di essere una tranquilla tazza di tè.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Aurelio: – Mi piacerebbe finire un libro di racconti, e questa è l’ultima intervista che concedo. Ah!, dici che era anche la prima?

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Aurelio: – Il primo a un dolce ammazzaruto (per il resto d’Italia: non cresciuto, indigesto). Il secondo a un piatto con troppa paprika.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative??
Aurelio: – Quasi mai.

Aurelio Raiola

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Aurelio: – Senso del dovere, tanta allegria e un pizzico di curiosità. Agitare, non scecherare.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Aurelio: – Perché mi stai intervistando? Devi essere pazza!

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Aurelio: – Più che fame, voglia di qualcosa di buono… Ambrogiaaa…

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3 Comments

  1. floriana

    un amore di persona, quando lo incontri, ti senti rasserenata!!!

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  2. giorgio campo

    auré, sei uno spasso, e io mi permetto di dedicarti un acronimo:
    Amabile
    Umorista
    Ridanciano
    Esperto
    Ludico
    Insospettabllmente
    O…nanista! (vabbè, chi non lo è)…

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  3. Aurelio

    Flo, tu sei troppo buona! 🙂

    Giorgio, tu… lasciamo perdere… 😛

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