El Greco – San Martino e il mendicante – National Gallery , Washington

Mi fa particolarmente piacere scrivere di San Martino, poichè questo è il nome del mio trisavolo, che da Siena venne qui in penisola sorrentina a lavorare al Dazio, si chiamava Martino Soldatini,  e tutti i Soldatini che risiedono qui in penisola sorrentina, son tutti parenti, suoi discendenti.
Molte le tradizioni non solo gastronomiche, ma di proverbi e poesie legate al culto di questo santo, ma anche canzoni, ricordiamo che Fiorello qualche anno fa portò in musica la  famosissima poesia di Giosuè Carducci: San Martino
Per San Martino, ogni mosto diventa vino, questo e’ tra modi di dire quello più popolare.

Martino, nasce in Pannonia, l’attuale Ungheria, figlio di un ufficiale romano e, si convertì al cristianesimo quando il padre si trasferi’ a Pavia

Furono i suoi genitori, che desideravano per lui una carriera militare, (Martinus = piccolo Marte) costringendolo ad entrare nell’esercito.

Arruolato nella cavalleria imperiale, prestò servizio in Gallia, dove avvenne l’episodio per cui ancora adesso è ricordato. Incontrato un povero viandante che tremava per il freddo, tagliò con la sua spada il mantello e gliene diede metà (più probabilmente divise la stoffa dalla pelliccia che foderava all’interno il mantello dei soldati romani). La notte seguente sognò Gesù, che gli rivelò di essere lui stesso il viandante.

Il clima miracolosamente si riscaldò (da qui “l’estate di san Martino“)

Martino, si fece battezzare, e abbandonò l’esercito, convertì anche la madre al cristianesimo e fu poi ordinato sacerdote in Gallia dal vescovo Ilario.
Nel 361 fondò a Ligugé il primo monastero dell’Europa occidentale.
Nel 371 venne eletto vescovo di Tours, e fondò a Marmoutier una comunità per la formazione del clero. Per vent’anni operò per l’evangelizzazione delle campagne, abbattendo idoli pagani e sostenendo i poveri contro l’esasperato fiscalismo dell’Impero.

Morì nel 397 nella cittadina di Candés, che da allora si chiamò Candes-Saint-Martin, e fu sepolto a Tours.

Il suo culto divenne subito popolarissimo in Francia e nel resto d’Europa, dove si diffuse in età carolingia.

La raffigurazione più frequente rievoca l’episodio del mantello,  a volte viene appresentato con un’oca, il motivo è da ricercarsi in una leggenda secondo la quale, quando a  furor di popolo fu acclamato vescovo di Tours, poiché non si riteneva degno di un così grande onore, fuggì in campagna, e si nascose nella stalla di un casolare, ma la stalla era piena di oche che con il loro starnazzare svelarono il nascondiglio di Martino alla gente che lo stava cercando.

Il termine architettonico “cappella” deriva da un piccolo edificio dove i re merovingi tenevano una reliquia del Santo, probabilmente un frammento della sua cappa, parola del latino tardo che indica un pesante mantello protettivo

Una volta si diceva anche fare San Martino. Significava traslocare, lasciare un alloggio, perchè i contratti scadevano di regola il giorno di San Martino. In questo cominciava l’anno giudiziario, dei parlamenti e delle scuole, si svolgevano le elezioni comunali, si rinnovavano i contratti e si pagavano le locazioni.

Martino oltre ad essere il santo patrono dei soldati e dei cavalieri, divenne, con San Giorgio, il modello del perfetto cavaliere cristiano.

Per il suo atto di carità è patrono dei medicanti, per il mantello dei sarti; per la cinghia alla quale era appesa la sua spada, dei conciatori di pelli dei lavoratori del cuoio. Poiché una volta trasformò l’acqua in vino, è patrono degli osti, dei fabbricanti di brocche, dei bevitori e degli ubriachi. È patrono dei viticultori e dei vendemmiatori e dei sommelier, perché in occasione della sua festa si beve il vino nuovo, ma anche dei mariti traditi, quindi dei cornuti, ed a proposito di questi ultimi scopriamone il perchè: tradizionalmente nel napoletano si dice che: San Martino se purtava ‘a sora ncuollo.
San Martino si portava sulle spalle la sorella per evitare che cadesse preda dei vogliosi concittadini ma vanamente, perche’ questa, trovava sempre il modo per sfuggire alla sorveglianza del fratello, e… chiamala scema…..
Ma la vicenda non è attestata dalla Legenda aurea.

Processione dei Cornuti a Ruviano in provincia di Caserta

A Ruviano in provincia di Caserta si tiene l’11 novembre la processione dei cornuti.

Arape ‘a prucessione e’ San Martino
(Apre la processione di San Martino) Si intende di un marito che e’ in prima fila nella sfilata allegorica dei cornuti – la “confraternita di San Martino”.
Nell’agiografia San Martino dovrebbe proteggere i mariti. Ma a quanto pare, ha fatto cilecca pure lui….a chi votarsi allora?

Sabba di Francisco Goya

Il diavolo che invitava le streghe al sabba si chiamava Martinellus o Martinettus e anche il caprone, ed il pecorone per intenderci, nella forma dialettale napoletana viene anche chiamato o’ Martiniello

Le coma adornano sia la fronte degli dei (ad es. Giove; Ammone rappresentato con la testa di Giove e le corna di ariete;
Efesto, ridicolmente zoppo e cornuto) che degli eroi (ad es. Mose’ talvolta anche dei santi cristiani (San Ronan, a Carnac, in Francia).
Le corna simboleggiano potenza, luce (nella tradizione giudeo-cristiana) aggressivita’ mentre il “corno dell’abbondanza” nella tradizione greco-romana e’ simbolo di fecondita’ e felicita’.

Nel Libro egizio del morti, Ammone detto “Signore dei due corni”. Eroi cornuti son presenti anche in Cina e presso i Celti.
Molti guerrieri in varie contrade indossavano elmi con le corna.
Secondo vari studiosi occorre distinguere le corna dei bovidi, di carattere lunare, emblemi della Magna Mater (Grande Madre connessi alla fertilita’, da quelle del capro e del montone, di carattere solare e mascolino.

Mosè

Le corna fanno anche parte del costume sciamanico siberiano (corna di cervidi).
In Mose’ e nei Salmi le corna sono il simbolo della forza divina radiante.
L’eroe celtico Conganchnes addirittura vestito di una pelle cornea, che lo rende invulnerabile con la sola eccezione, della pianta del piede.
Da tanta altezza nella tradizione popolare le corna sono decadute a indicare la vittima del tradimento erotico l’origine di questa convenzione assai dibattuta a rigor di termini il “cornuto” dovrebbe essere l’altro (essendo le corna simbolo tra l’altro di potenza virile).
A Napoli:
Corne ‘e sore so’ corne d’oro;
corne ‘e pariente so’ corna ‘e argiento;
corna ‘e mugliere so’ corna overe; corne ‘e nammurate, so corna
arraggiate; corna e’ marite, corna sapurite…

I vari tipi di cornuti a Roma
Aricordateve che li cornuti si dividono in 5 specie.
Becchi, Cuccubboni, Becconi, Tribecchi e Calidoni.
1) Li Becchi so’ quelli che nun ce lo sanno d’essere;
2) Li Cuccubboni ce lo sanno e tireno a campa’ pe quieto vive;
3) Li becconi ce magneno sopra;

4) er Tribbecco e’ quello che porta l’amico a casa sua e se squaja co’ na scusa;
5) er Calidone poi e’ quello che porta lo stendardo ne’ la processione
de San Martino: e’ quello che accompagna la moje a casa de l’amico.

L’Ordine dei cornuti davanti al trono di Sua Maestà, Infedeltà: vignetta francese, 1815.

Secondo un dotto intervento di Arturo Graf, San Martino era associato a San Giuliano come santo protettore e procacciatore di buon albergo (che nel Medioevo, per tradizione d’ospitalità e obbligo di cortesia, comportava la stanza, la tavola e anche una compagna di letto per la notte, spesso la moglie dell’ospite, che diveniva così cornuto per dovere): “non si vede quale ragione potesse indurre il volgo credente in Francia a prendersi una confidenza in tutto simile con San Martino, se non si ammette che, essendo San Martino un santo molto popolare e bonario, il popolo poté credersi licenziato a ricorrere al suo patrocinio anche in casi nei quali l’ajuto dei santi non pare troppo a proposito.
Fatto sta che ostel saint Martin significò quel medesimo che ostel saint Julien“.

E ora veniamo alla tradizione gastronomica di san Martino, a Venezia, l’11 di novembre,  viene realizzato un dolce di pastafrolla ed è tradizione scambiarselo tra fidanzati.
Questa preparazione rappresenta il santo a cavallo con la sua spada.
Generalmente lo si trova nelle pasticcerie ricoperto di glassa di zucchero e decorato di smarties ma anche ricoperto di cioccolato fondente o al latte con sopra cioccolatini, insomma estro e fantasia la fanno da padrone.
Per questa ricorrenza i bambini girano per le strade sbattendo pentole e vecchi coperchi, entrando di negozio in negozio, e fermando ogni passante per racimolare qualche monetina e canticchiando questa filastrocca:

S. Martin xe ‘ndà in sofita a trovar ea so’ novissa ea novista no ghe gera S.Martin col cùeo par tera.
E col nostro sachetìn viva viva e S.Martin!

Dolce di san Martino (Venezia)
Prima di mettersi a lavoro è importante ricavare la formina di carta per poter poi ritagliare il dolce

Per la pasta frolla:
– 250 gr. di farina
– 150 gr. di burro
– 100 gr. di zucchero
– 1 tuorlo

Dolce di san Martino

Per la glassa e copertura:
– 300 gr. di zucchero a velo
– 1 albume
– 5 gocce di limone
– 100 gr. di smarties al cioccolato

Esecuzione:
La prima operazione necessaria è quella di accendere il forno a 180°C.
Preparate la base di pasta frolla: mettete in un recipiente, la farina, lo zucchero, il burro ammorbidito a tocchetti ed il tuorlo, separandolo dall’albume che metterete in una ciotola a parte. Lavorate gli ingredienti e quando avranno assunto una buona consistenza ed unitevi la farina.
Lavorate con la punta delle dita fino a quando il composto non diventa omogeneo sia nella consistenza che nel colore, e ricavatene una palla.
Infarinate un foglio di carta forno e spianate la pasta ricavandone una forma
rettangolare della misura di 30×40 cm e ritagliatene i contorni del dolce.
Infornatelo fatelo dorare (15/20 minuti di cottura).

Quando la pasta frolla sarà pronta e la metterete a raffreddare, ed incomincerete a preparare la glassa:
In una ciotola mettete l’albume e versatevi, lo zucchero a velo, (un cucchiaio alla volta) rimestando con un cucchiaio di legno.
Attenzione solo quando il primo cucchiaio è assorbito, aggiungerete il secondo e così via, fino ad aver aggiunto metà dello zucchero.
A questo punto aggiungete 5 gocce di limone, rimestate ancora e continuate ad aggiungere lo zucchero come in precedenza.
Al termine dell’operazione il vostro composto dovrà risultare abbastanza consistente e bisognerà girarlo energicamente per qualche minuto fino a quando non diventerà bello lucido. La glassa è pronta e ora versatela in una sacca con foro a stella medio, e cominciate a ricoprire per bene il biscotto.
Quando sarà completamente coperto, decorarteo con gli smarties, facendo una giusta pressione per farli solo aderire.
Una volta completata la copertura, lasciate “asciugare” la glassa per circa 12 ore a temperatura ambiente.
Se volete potete sbizzarrire il vostro estro creativo colorando ad esempio la glassa con del colore alimentare, sia con la decorazione (guarnendo con i dolci preferiti dai vostri bimbi, cioccolattini, caramelle, confetti etc.)

E ora da Venezia  ci rechiamo alla parte opposta dello stivale, e cioè in Sicilia e precisamente a Palermo dove per san Martino vengono preparate queste meravigliose e

Biscotti di san martino decorati

 profumatissime delizie.

La tradizione palermitana nello specifico, festeggia San Martino con il rito del biscotto di San Martino “abbagnatu nn’u muscatu”.

Duri e friabili allo stesso tempo, sono aromatizzati con  anice e cannella, ed impregnati  della mediterranea fragranza del moscato. Lo si può trovare in tre varianti: il tricotto (croccante e friabile, destinato all’inzuppo), il rasco (pasta morbida, inzuppata di liquore, destinata ad essere riempita di crema di ricotta) e la versione del biscotto decorato (pasta morbida, scavato e riempito di conserva, glassato e merlettato con zucchero e decorato con un cioccolatino e frangette d’argento).

Biscotto di sammartinello rasco.

Biscotto di san Martino Rasco

Ingredienti:
– 1 kg di farina;
– 250 g di strutto;
– 160 g di zucchero;
– 60 g di lievito di birra;
– 40 g di semi di finocchio;
– cannella in polvere;
– Moscato q.b.;
– Ricotta q.b.;
– Zucchero a velo q.b.

Esecuzione:
Mettete in una ciotola grande la farina, al centro ponete lo strutto, lo zucchero, il lievito, precedentemente miscelato ad un po’ di acqua tiepida, i semi di finocchio, e la cannella.
Amalgamate fin quando l’impasto non sarà morbido e compatto.
Tagliate l’impasto a cilindretti, che avvolgerete a spirale, metteteli in forno a fuoco moderato e tirateli fuori quando sono cotti ma morbidi.
Tagliateli in due parti, facendo attenzione che sia un pezzo per un quarto e l’altro per tre quarti, e lasciateli raffreddare.
Bagnate leggermente le due parti con il moscato.
Fra base e “cappello” mettete una buona quantità di ricotta, precedentemente lavorata con un po’ di zucchero.
Spolverate la parte superiore con zucchero a velo e cannella in polvere.

Biscotto di san martino tricotto

Sammartinielli o biscotti di san martino tricotti foto gentilmente offerta da Danele Romano prima che se li strafocasse tutti quanti:-)

Ingredienti:
– 500 gr di farina
– 200 gr di zucchero semolato
– 100 gr di strutto
– 200 gr di lievito di birra
– Semi d’anice
– Cannella in polvere
– Sale
– Burro

Esecuzione:
Al centro della farina setacciata a fontana versate 1 dl di acqua tiepida con un pizzico di sale e lo strutto lavorate il tutto con cura. Aggiungete, quindi, il lievito di birra, lo zucchero, un cucchiaino di semi d’anice e un pizzico di cannella, quindi impastate a lungo fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo.

Ricavate dei bastoncini della lunghezza di 5-6 cm, poi avvolgete ciascun bastoncino a spirale e adagiatelo in una placca imburrata. Coprite e fate lievitare per qualche ora in un luogo tiepido. Appena i biscotti saranno ben gonfi e lievitati, infornate a 200° per circa 10 minuti.

A questo punto, sfornateli e portate la temperatura a 160°, quindi infornate nuovamente i biscotti e cuocete per altri 20 minuti, avendo cura di controllare che non si scuriscano troppo.

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Un dolce san Martino: storia, leggenda e tradizione, 6.5 out of 10 based on 2 ratings