Da esperta ed appassionata di gastronomia, nella mia biblioteca gastroletteraria non poteva mancare questa preziosa pubblicazione, curata da Mariangela Rinaldi e Mariangela Vicini –  Buon Appetito Santità,  ed è da qui che ho trovato degli  interessanti spunti per questo mio articolo

San Silvestro  (314-335)

Il 31 dicembre, ossia l’ultimo giorno dell’anno,  si festeggia Silvestro I Papa, il 31 è il giorno della sua morte avvenuta a Roma nel 335.  Fu sepolto nella chiesa da lui voluta presso il cimitero di Priscilla.

Gli itinerari dei fedeli del VII secolo ne attestano la sepoltura.  E, secondo un’antica tradizione il 2 giugno 761papa Paolo I lo fece traslare nell’oratorio della Chiesa di San Silvestro in Capite ed il 17 luglio dello stesso anno lo fece portare all’interno della chiesa, dove fu ritrovato durante i restauri del 1596. Papa Clemente VIII lo fece deporre sotto l’altare maggiore.

Un’altra tradizione indica, invece, che nel 756 fu traslato a Nonantola (MO). Secondo il Depositio episcoporum,  l’elenco dei giorni della sepoltura dei vescovi romani, che fu compilato appena un anno dopo la morte di papa Silvestro I, la sua festa si celebra il 31 dicembre e la stessa data ricorre sul Calendario di Filocalo. Questo giorno, perciò, è sicuramente il giorno della sua sepoltura.

La Chiesa cristiana ortodossa e le chiese cattoliche che seguono i riti orientali lo celebrano il 2 gennaio.
(fonte Wikipedia)

Ma il 31 dicembre è legato tradizionalmente a cenoni pantagruelici, champagne e bagordi fino all’alba.

La storia di questo Papa è quella di un asceta, un digiunatore, eremita che solo le invocazioni disperate dell’imperatore Costantino, colpito dalla lebbra, fecero sì che scendesse dagli anfratti del monte Soratte ove si era rifugiato in preghiera e meditazione.

La leggenda aurea di Jacopo da Varagine, la fonte più remota di tutte le vite dei Santi, lo descrive come una specie di eroe, irremovibile paladino della fede e come colui che convertì al alla dottrina Cristiana e battezzò l’imperatore non più lebbroso, ma miracolosamente guarito, dopo averlo fatto digiunare per ben sette giorni, mentre per altri ancora, invece fu un debole, un uomo di paglia nelle sue mani.

Papa Silvestro I e l’Imperatore Costantino

Costantino,  geniale uomo di stato, consapevole della forza raggiunta ormai dal Cristianesimo nei confronti della cultura pagana, si impegnò per sostituire gli ingranaggi dello stato, i religiosi compresi, con quelli cristiani, cercando di dare stabilità  all’insegnamento della nuova fede ed al contribuendo cosi’ a rafforzare il suo potere.

Seguiamo allora la verità ispirata e fantastica degli artisti e vediamo che proprio ad una di queste è legata l’allegoria calendariale dell’anno di 365 giorni.

E, ancora, sono 365 i gradini di un’oscura e orripilante spelonca  abitata da un ferocissimo drago, che l’impavido Silvestro discese armato della sua sola fede e di un pezzo di pane, ed è cosi che sarebbe riuscito a legarlo, ad ammansirlo ed a ritornare poi su ripercorrendo gloriosamente la scala per festeggiare la fine del tormento.

Tanti i simboli racchiusi in questa leggenda: Il drago, che simboleggia il paganesimo e i 365 gradini i giorni del calendario romano che San Silvestro avrebbe consegnato al Cristianesimo, battezzando l’imperatore Costantino.

Dunque, la festa di San Silvestro, fissata non casualmente il 31 dicembre, si riferisce al passaggio dall’era pagana a quella cristiana.

Così quando allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, nel corso di un cenone fatto di mille delizie, di zampone e lenticchie, di musica ed allegria, stappiamo lo champagne, rinnoviamo, anche senza saperlo, il ricordo di una storia, quasi fiaba, di un antico ascetico Papa divenuto Santo a furor di popolo.

Ovviamente Silvestro, si asteneva dal cibo e,  al massimo,  si sarà nutrito con un po’ d’erbe e pane, nessun riferimento ai laboriosi manicaretti tradizionalmente in uso per il Capodanno.

Lentichie rosse

E,  a conclusione di un anno e per cominciarne un altro all’insegna della prosperità e dell’abbondanza cosa c’e’ di meglio dello “Zampone”?,   peculiarità della gastronomia del nord Italia, ma ormai adottato dal resto della nazione, ed accompagnato dalle lenticchie che sono il simbolo e l’augurio di fortuna e abbondanza.

Lenticchie e zampone

Ingredienti:
– 500 g di zampone
– 1/2 kg di lenticchie di Castelluccio
– sale q.b.
– 1 cipolla
– 2 gambi di sedano
– 2 cucchiai di olio di oliva
– pancetta q.b.

Esecuzione:
Sciacquate bene lo zampone e punzecchiatelo con una forchetta. Avvolgetelo in un panno da cucina, legatelo e mettetelo a cuocere in acqua fredda in una pentola in cui entri comodamente. Fatelo bollire piano, piano per almeno 2 ore. Trascorso questo tempo scolatelo, liberatelo dal panno di cucina e tenetelo in caldo avvolto in carta di alluminio. Non buttate via l’acqua di cottura: vi servirà per le lenticchie.

per le lenticchie
Lessate le lenticchie in acqua salata con il sedano e mezza cipolla. Quando sono cotte, dopo qualche ora, scolatele togliendo il sedano e la cipolla. In una padella fate imbiondire nell’olio la cipolla rimasta che avrete tritato e la pancetta. Aggiungete le lenticchie, bagnatele con 2 mestoli dell’acqua di cottura dello zampone e fatele bollire piano, piano in modo che possano insaporirsi bene ed assorbire tutto il liquido.
Al momento di servire versate le lenticchie ben calde sul piatto di portata e sopra accomodateci le fette di zampone.

E per digerire tutto il cenone di Capodanno 🙂

Mentuccia di san Silvestro

E’ un liquore digestivo che si ottiene dall’acquavite con una ricca infusione di erbe aromatiche ed in particolare la menta, ed e’ di un colore verde smeraldo e 42 gradi alcolici

 

Mentuccia di san Silvestro

Ingredienti:
– 1 l di alcool a 95 gradi.
– foglie di menta gr. 50
– anice gr 2,5

Esecuzione:

Utilizzate le foglioline più grandi pesatene 50 gr e introducetele in un fiasco insieme all’anice e all’alcool.
Tappate il fiasco riponetelo in credenza, dando ogni giorno una scossettina.
Passati 8 gg. pesate 1 kg di zucchero versatelo in una casseruola unitamente ad 1 litro di acqua e fate bollire ottenendo così uno sciroppo.
Lasciatelo raffreddare dopodiche filtrate l’alcool dalle foglie di anice e menta e unitelo allo sciroppo.

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