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E' inutile versare rum…

Month: gennaio 2012

Intervista Gastronomica a Claudia Palumbo

Claudia Palumbo

Questa bella signorina mora , rotonda ( potete già immaginare perchè mi sta particolarmente simpatica:-) e mediterranea, dai penetranti occhi neri “che parlano da soli”,  si chiama Claudia Palumbo, originaria di Torre del Greco, in provincia di Napoli e studentessa alla Facoltà di Giurisprudenza, al Suor Orsola Benincasa di Napoli, un prodotto genuino della nostra terra campana, e, che ha pubblicato il suo primo libro per la casa editrice Sperling & Kupfer in tutte le librerie da metà gennaio di quest’anno, e, sicuramente auguriamo alla bravissima Claudia di continuare a scrivere le sue storie appassionanti ed avvincenti di modo che la si possa annoverare tra gli autori più rappresentativi della nostra letteratura 🙂
Damned, è la storia di Cathy, che per seguire la madre lascia Napoli, la sua band, il papà che adora, il mare della sua città e la sua migliore nonché unica amica, Sara.
Claudia ha un grande amore per i vampiri ed un buon bagaglio di letture che riguardano l’argomento, infatti ad appena  dodici anni ha gia letto Dracula di Bram Stoker, a cui sono seguiti i romanzi di Anne Rice.
Ispirandosi alle notissime opere narrative di Stephenie Meyer, tra le sua autrici preferite, Claudia incomincia cosi per gioco a scrivere,  nel 2006, ma mai e poi mai avrebbe immmaginato che un giorno, il suo racconto sarebbe diventato un libro vero,  di quelli di carta, di quelli con una bella copertina che lascia immaginare l’avvincente saga contenuta al suo interno, di quei libri che sfogli nelle librerie, ne leggi la quarta di copertina, senti

Damned - di Claudia Palumbo

l’odore delle pagine nuove, e ti dici all’improvviso: Eccolo…è lui... e te lo divori in 4 giorni 🙂
Le sue prime lettrici (anzi, vere e proprie fan!) sono state le sue tre migliori amiche. Ogni settimana scriveva un capitolo e lo portava a scuola sottoponendolo all’avida lettura delle compagne e, cosi’ ben presto anche il resto della classe si è incuriosita ed ha incominciato a chiedere sempre nuovi capitoli cercando di conoscere in anteprima come sarebbe finita la storia di Cathy.
E, sono le stesse amiche che riescono a convincerla a mandare il testo ad un editore, perché non era giusto, sia per gli amanti del genere che i grandi lettori che, questo piccolo capolavoro, restasse per sempre intrappolato nel gelido hard disk del suo pc.
Ma, il nome Cathy mi riporta alla mente un personaggio che amo molto, Catherine Earnshaw, protagonista di Cime Tempestose Wuthering Heights, capolavoro di Emily Brontë, uno spirito libero, impulsiva, capricciosa ed infantile nei suoi atteggiamenti, e, la stessa Stephenie Meyer autrice della fortunatissima saga “Twilights” racconta dell’interessamento del suo personaggio principale, ovvero Isabella Swan alla straziante e passionale storia d’amore tra i due infelici amanti.
Damned è il titolo scelto per il suo romanzo, le chiedo perchè  la scelta  del titolo inglese, e,  Claudia mi spiega, che Damned è anche il nome della Band in cui suonano i due protagonisti, e tradurlo in italiano con  “I Dannati” non suonava granchè bene.
Nella sua famiglia, nessuno ha mai scritto, ma sono tutti accaniti lettori, lei è la prima a farlo, e, sono stati proprio i genitori che le hanno trasmesso l’amore per la lettura.
Cosi’ dal 17 gennaio 2012 il suo romanzo sarà in vendita in tutte le librerie italiane sperando che riesca ad appassionare anche altri coetanei al di fuori dei suoi compagni di classe e che che tante ragazze si ritrovino nella sua Cathy, protagonista del romanzo, una grande insicura che continua ad esserlo, anche quando le fanno il filo i ragazzi più belli della scuola.

Claudia Palumbo

E’ stato per me un grande piacere intervistare Claudia, ed anche soddisfacente dal punto vista della gastronomia poichè tra i suoi piatti preferiti, vi sono quelli realizzati in casa dalle abili sapienti mani della nonna Carmela :-), e quella è per me la cucina che prediligo, fatta di segreti, tradizioni e racconti familiari, e non escludo che dopo Claudia intervisterò anche la mitica nonna Carmela
Vi preannuncio anche che il 29 di gennaio la nostra Claudia, sarà ospite della Libreria Tasso di Sorrento per la presentazione del suo libro, ed io sarò la sua relatrice, molto orgogliosamente devo dire, visto che i precedenti libri presentati e scrittori da me intervistati sono andati in ristampa con le loro opere, e non è detto che non porti fortuna al suo primo romanzo 🙂

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Claudia: –  Beh, essendo una studentessa, passo molto tempo, anzi troppo, seduta, e quindi una buona alimentazione dovrebbe stare alla base della mia persona. Purtroppo, però, sono un’avida golosona!

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Claudia: –  Quando scrivo mi ispiro sempre a qualcosa di gastronomico, soprattutto se devo descrivere una deliziosa cenetta romantica.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Claudia: –  Mangiare bene significa mangiare tutto, senza tralasciare nulla, ma poco.

Angie: –  Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Claudia: –  “Damned” è il mio primo libro, spero non sia l’ultimo!

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Claudia: –  Assolutamente si, una pizzeria a Torre del Greco, la mia città, che è anche un ottimo ristorante.

Angie: – Sei mai stata a dieta?
Claudia: –  Infinite volte. Ma sono troppo pigra per portare a termine una cosa così impegnativa.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Claudia: –  Nessuna delle due. Amo i formaggi.

Cassata siciliana

Angie: – Se fossi un dolce, quale sareste?
Claudia: –  La cassata siciliana di mia nonna!

Angie: – Vino?
Claudia: –  Preferisco una bella birra! Ma se proprio devo…quello di famiglia.

Angie: – Il tuo punto debole
Claudia: –  Se ve lo dicessi… dopo dovrei uccidervi.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Claudia: –  Pomodori, formaggio e pane!

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Claudia: –  Fare da mangiare è assolutamente rilassante, e mi piace davvero molto. Il mio piatto forte è la carbonara! Però amo fare il polpettone, mi piace sentire sotto le mani tutti gli alimenti che si amalgamano

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Claudia: –  La lasagna!

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Claudia: –  Passionale, decisamente.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai

Bicchiere di latte

Claudia: –  La colazione ideale sarebbe croissant e cioccolata calda d’inverno, bicchiere di latte gelato d’estate. Normalmente, però, bevo solo il bicchiere di latte gelato, sia d’estate che d’inverno! E ovviamente il caffè.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Claudia: –  Amo le noccioline, ne mangerei a quantità industriale. Odio…tutto ciò che è verde!

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Claudia: –  Il basilico e la cipolla fritta. Uhmmmm

Angie: –  Limone o aceto?
Claudia: –  Aceto balsamico!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Claudia: – la Nutella…che mondo sarebbe senza?

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Claudia: –  Cosa c’è di più sexy di un ragazzo che ti prepara la cena? Il mio ragazzo deve saper cucinare e dev’essere una buona forchetta, come me!

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Claudia: –  Risotto allo zafferano! Tritate le cipolle e  fatele appassire in un tegame insieme al burro per due minuti.
Versate il riso e fatelo tostare per poco tempo, finchè non diventa traslucido, mescolando continuamente. Sfumate quindi con il vino bianco per 3 minuti circa a fuoco basso finchè il vino sarà evaporato. Versate parte del brodo e mescolate. Fate cuocere il riso aggiungendo del brodo di tanto in tanto, qundo vedete che si asciuga. Il riso è cotto quando è leggermente mollo all’esterno e al dente all’interno. A questo punto aprite la bustina di zafferano e versate la polvere nel risotto. Mescolate e aggiungete il parmigiano grattugiato e il restante burro, mantecando poi sul fuoco per un paio di minuti. Et voilà, che

Risotto allo Zafferano

goduria!

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Claudia: –  Seta di Alessandro Baricco.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Claudia: –  “I’m too sexy” dei Right Said Fred

Angie: – Hobby?
Claudia: –  Leggere e…scrivere!

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Claudia: –  Afrodite, la dea dell’amore e della bellezza, perchè come lei mi piace mettere insieme persone che non si conoscono per creare qualcosa di importante.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Claudia: –  Riuscire a vivere facendo quello che mi piace, senza mai dovermi piegare a compromessi.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Claudia: –  “I tuoi occhi parlano da soli!”

Angie: – Ti fidanzeresti con un cuoco?
Claudia: –  Assolutamente si!

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Claudia: –  Gli gnocchi della nonna!

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Claudia: –  Talvolta…l’importante è non dimenticarsi la provenienza dei piatti che si mangiano. La pizza, ad esempio, l’abbiamo inventata noi napoletani, e ne andiamo fieri, altrochè!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Claudia: –  Se all’estero dici “Italia” dici “pizza”. Quindi…la pizza!

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Claudia: –  Amo la dieta mediterranea e sono abbastanza ostile alle novità, però ho apprezzato molto le cucine orientali, quindi cinese e giapponese. E poi mi piace la cucina tedesca, piena salse e di schifezze!

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Claudia: –  0ltre a frequentare il secondo anno di università, sto scrivendo un altro libro che spero diventi una trilogia!

Sfogliatella napoletana

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Claudia: –  Una sfogliatella napoletana: ho tanti strati tutti da scoprire.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Claudia: –  Berlusconi? Chi è Berlusconi? E Di Pietro?

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Claudia: –  Purtroppo si.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Claudia: –  Vivi e lascia vivere.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Claudia: –  “L’Italia sarà mai una Repubblica fondata sul lavoro, come dice l’articolo 1 della Costituzione?” “No, semmai fondata sulla ricerca di lavoro”

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Oggi provo a fare le “briosce” :-)

Brioscie col tuppo

Il termine “brioscia” rievoca in me ricordi di fanciullezza, quando in estate di prima mattina, andavamo a prendere le “graffe”, le “bombe” e le “brioscie” dal mitico “Augusto” diventato successivamente bar Antonietta, ed il sapore di quella “brioscia” preciso bene, “col tuppo“, cioe’ colla pallina al centro,  a colazione, con una bella tazza di caffè caldo, è quanto di più corroborante per scaldare il cuore e far rivivere emozioni della verde età, che è ormai andata e mai più ritornerà…:-)
Galeotto fu i mio incontro, prima telematico e poi reale con un grande uomo, una bellissima persona, Antonino di Maio, che si allevava la sua bella famigliola  di ceppi di lievito madre, “criscito” nel nostro dialetto, fino a quando

poi, tramite Angela Cacace, ho avuto la soffiata ed ho deciso, che dovevo avere ad ogni costo il mio “criscito”

il mio criscito

Così detto fatto, ho contattato Antonino, che da quel momento in poi è diventato il mio mentore nonchè maestro nell’arte della panificazione, panificazione mo…, panificatore è lui, io posso solo definirmi una maestra di pasticci 🙂
Infatti, dopo le rituali spiegazioni di Antonino, che non a caso è anche ingegnere, mi sono coltivata il mio “criscito”, rinfrescandolo seguendo le sue dettagliate istruzioni, e ogni volta la mia mamma, ricordava sua nonna, quindi la mia bisnonna, che “lo rinfrescava” ritualmente nella madia per poi ricavarne il pane per tutta la famiglia.
Poco a poco, io ed il mio lievito abbiam preso confidenza, in effetti è diventato parte di me, del mio essere, prendendo gli odori della mia cucina, della mia vita, crescendo con me, ed io ne seguo i passi ogni giorno, insomma adesso ho anche io il mio bambino, pur non avendo mai avuto la gioia ed il piacere della maternità :-), ed il mio bambino, ora è diventato cuginetto del “criscito” di Angela e nipote diretto di quello di Tonino, insomma proprio una “generazione di fenomeni”, è il caso di dire 🙂

Pizza rustica “salsicce e friarielli”

Ho incominciato a misurarmi, con pizze margherite, focacce, pizze imbottite, con scarole, con broccoli e salsiccia, tutte venute magistralmente devo dire, fino a quando non mi è venuto lo sghiribizzo di provare le mitiche “brioscine” di Antonino

La ricetta che trascrivo è tratta dal suo sito “La Brioscia” dove potrete rendervi conto personalmente di cosa è capace di realizzare questo grande uomo, che sposerei subito a due condizioni: la prima e che dovrei ricredermi sugli uomini, la seconda e che dovrei ricredermi sul matrimonio, la terza è che purtroppo il giovanotto, è felicemente ammojato, e cosi’ io mi tengo il mio 112 fino a quando non mi decidero’ definitivamente di mandarlo dal paese di Pulcinella a quello di Stenterello, ma questi son tuttaltri fatti che di gastronomico hanno molto poco, dicevamo…ah si’ della ricetta di Tonino che potrete trovare qui

Ingredienti: per circa 35/40 brioscine:

– 600 gr farina
– 100 gr zucchero
– 2 uova intere
– 230 gr latte
– 200 gr lievito madre (criscito) (estate)/300 gr (inverno)
– 100 gr burro
– SALE 6/8 gr
– SALUMI MISTI (Salame/posciutto crudo/prosciutto cotto/mortadella) 500 gr
– Chi vuole può aggiungere del formaggio (a me non piace).

Brioscine messe a lievitare

Esecuzione:
Sciogliete il lievito madre con il latte e lo zucchero. Aggiungete la farina (io ho usato quella di manitoba che ben si adatta a questo tipo di preparazioni) e impastate fino a formare una specie di sabbia granulosa. Aggiungete a poco a poco le uova che precedentemente avrete sbattuto leggermente in un piatto.
Quando si sarà formata una pasta omogenea aggiungete a poco a poco il burro ammorbidito (non sciolto) fino ad incorporarlo tutto. Sbattete per qualche minuto nella impastatrice o a mano ( io l’ho fatto a mano: due bicipiti 🙂 (tipo babà). Aggiungete il sale e impastate ancora e infine aggiungete i salumi tagliati a dadini piccoli.

Fate riposare la pasta in luogo tiepido ben coperta per circa mezz’ora, quindi formate delle sferette di circa 60/70 gr cadauna e mettetele in teglia su carta da forno ben distanziate.
Lasciatele lievitare in luogo non ventilato e tiepido (inverno) per circa 14/16 ore. Io preferisco tenerle a lievitare in forno spento. Al mattino successivo toglierle dal forno e portarlo alla temperatura di 230°C in modalità statica.
Quando il forno è ben caldo, alla temperatura impostata, metterle a cuocere in una posisizone bassa, ma non sul fondo, diciamo a un terzo dell’altezza dal basso. Tenerle in forno per 15/16 minuti. Il colorito della parte superiore deve essere sul marrone, come nella foto inferiore.

Brioscine appena sfornate

Se si vogliono lucidare è possibile adoperare del rosso d’uovo spennellato prima di infornarle.

E questa la ricetta delle brioscine rustiche…
Io, invece ho dimezzato le dosi in questa maniera:

– 300 gr farina
– 70 gr zucchero
– 1 uovo intero
– 115 gr latte
– 150 gr lievito madre (criscito)
– 70 gr burro
– sale 4 gr
– la buccia di un limone grattugiato
– 1 bustina di vanillina
– 1/2 bustina di lievito paneangeli
– un po’ di anice
– un po’ di limoncello
e per la procedura vi riporto alle istruzioni della ricetta originale, raccomandando di farle lievitare in un posto riparato e per 14/16 ore.
Prima di metterle in forno ne ho cosparso la superfice con un po di zucchero, e ne ho messo ancora un po su appena sfornate, questo ovviamente se volete servirle come dolce e accompagnarle al latte o al te della prima colazione.

Il risultato ottenuto è stato ottimo, poichè non sono risultate dolcissime, quindi adatte per essere imbottite sia con marmellate o nutella, o anche per un spuntino agrodolce, con qualche fettina di prosciutto, salame e formaggio.

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Per tutti i gusti – Il Giro d’Italia a tavola – Comunicato stampa

“Per tutti i gusti”

Il Giro d’Italia a tavola

Carlo Vischi e Starwood Hotels

Gli hotels Starwood di Milano inaugurano a gennaio l’appuntamento mensile con il gusto: si parte con la buona cucina della Toscana!

 L’anno nuovo ricomincia all’insegna del gusto e delle novità: prende vita Per tutti i gusti, il progetto gastronomico organizzato dagli alberghi Starwood Milano e coordinato da Carlo Vischi, attraverso il quale si andrà alla riscoperta delle eccellenze della cucina regionale italiana.

Gennaio ci porta a scoprire i sapori della Toscana iniziando con un doppio appuntamento allo Sheraton Milan Malpensa: inaugura la prima serata del lunedì 16 un’esclusiva Cooking Class per alcuni selezionati blogger ed esperti del settore; a seguire lo Chef di casa Enrico Fiorentini (Ristorante Il Canneto) inviterà nella sua cucina Maria Probst di “La Tenda Rossa di San Casciano Val di Pesa (FI) e Filippo Saporito di “La Leggenda dei Frati” di Castellina in Chianti (SI); il 30 invece sarà la volta degli chef Silvia Baracchi di “Il Falconiere” di Cortona (AR) e Giuseppe Mancino di “Il Piccolo Principe” dell’Hotel Principi di Piemonte di Viareggio.

A seguito di questi due appuntamenti, il ristorante ”Il Canneto” (Sheraton Milan Malpensa) riproporrà nel suo menù le stesse creazioni gastronomiche, attraverso un menù degustazione, per permettere a tutti gli ospiti dell’ hotel e a chi non ha potuto partecipare di provare le specialità preparate dalle abili mani degli chef.

Gli chefs di Gennaio de Il “Giro d’Italia a tavola”

Il 23 al “Casanova” (The Westin Palace), ritroviamo Filippo Saporito, chef del rinomato ristorante “La Leggenda dei Frati” che svelerà ad alcuni blogger selezionati i segreti delle sue ricette durante delle eslusive Cooking Classes a cui farà seguito una cena a tema toscano realizzata insieme ad Augusto Tombolato, padrone di casa del Ristorante Casanova.

I talenti della cucina regionale italiana che incontreremo nel corso dell’anno parteciperanno al contest Starwood Milan “Chef of the Year”, che sancirà a fine anno il miglior chef emergente selezionato da una giuria di esperti e da chi ha partecipato agli eventi nel corso dell’ anno.

Partners dell’intero progetto Per tutti i gusti, saranno:

–       Style.it il sito femminile di Condé Nast che ha da poco debuttato con una nuova veste grafica innovativa e un’architettura studiata appositamente per facilitare l’interazione tra le lettrici; le serate saranno ivi documentate. Le pagine del sito ospiteranno anche la promozione del concorso coinvolgendo così la community con video e interviste agli chef;

–       i blogger di Le Stelle si incontrano, i quali condivideranno in rete ricette e consigli utili per sperimentare anche a casa una cucina di ispirazione regionale gustosa e divertente;

–       le Librerie Feltrinelli che parteciperanno con iniziative che coinvolgeranno il loro vasto pubblico ed in particolare i possessori di Carta Più.

Save the date: prossima tappa di Per tutti i gusti, a febbraio la Puglia!

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Le tradizioni di sant’Antonio Abate

Sant’Antonio abate

Sant’ Antonio abate, detto anche sant’Antonio il Grande, sant’Antonio d’Egitto, sant’Antonio del Fuoco, sant’Antonio del Deserto, sant’Antonio l’Anacoreta (Qumans, 251 circa – deserto della Tebaide, 17 gennaio 357), fu un eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.
Festeggiato un po’ ovunque sul territorio italiano, da Nord a Sud, alla sua devozione popolare sono associate le benedizioni agli animali domestici, i falò che si accendono e da cui la festa prende il nome popolare di “Falò di S. Antonio”. Il fuoco, infatti  costituisce uno degli attributi iconografici legati alla figura di S. Antonio, al punto che ad alcune patologie caratterizzate da esantemi cutanei viene dato ancora oggi il nome “Fuoco di S. Antonio”, nonche’ manifestazioni folkloristiche di ogni genere.

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Intervista Gastronomica a Pino Imperatore

Pino Imperatore


Pino Imperatore
, umorista e scrittore, per sua definizione è un esempio di “emigrante al contrario”: Nasce a Milano nel 1961, e dopo appena due anni la sua famiglia si trasferisce stabilmente a Napoli.
In qualità di giornalista ha scritto per diversi quotidiani e periodici, inoltre ha collaborato con emittenti radiofoniche e televisive.
È autore dei libri umoristici In principio era il Verbo, poi vennero il soggetto e il complemento (Colonnese, 2001) con il quale ha vinto il premio Troisi per la scrittura comica nel 2001, Un anno strano a Roccapeppa (Kairós, 2004), Le mirabolanti avventure del Gladiator Posillipo (Cento Autori, 2007), La Trilogia del Buon Umore che comprende La catena di Santo Gnomo (Cento Autori, 2007) Questo pazzo pazzo pazzo mondo animale (Cento Autori, 2007) e Manteniamo la salma (Cento Autori, 2007).

De Vulgari Cazzimma - Edizioni Cento Autori

De Vulgari Cazzima vede luce nel 2008 sempre per la Casa Editrice Cento Autori  il volumetto è un agile trattatello “semicomico” sulla genesi e sull’epistemologia di quel sentimento miscellaneo e composito, mosto fruttato ad alta concentrazione zuccherina di malizia, perfidia, cinismo ed astuzia, comunemente noto ai figli di Pulcinella (per non dir peggio) con il popolare epiteto di cazzimma, appunto. dal sito Centoautori.
E, finalmente nel 2012 esce il primo romanzo di Pino Imperatore Benvenuti in Casa Esposito, edito per la Giunti che guarda caso si trova a Firenze, e, coincidenza vuole, che zio Pino, pur raccontando da sempre l’ironia e l’umorismo napoletano, ha un difettuccio, un neo,  una piccola magagna, è l’unico tra gli scrittori partenopei che non tifa per il Ciuccio, ma è da sempre uno sfegatato tifoso della compagine viola, rappresentativa del capoluogo toscano 🙂

Benvenuti in casa Esposito – Edizione Giunti

L’ultima fatica è sicuramente un’opera da non perdere, soprattutto in questi tempi di magra di diete e crisi economiche, è importante ridere, aiuta a vivere meglio e a guardare con un sorriso la realtà che ci gira intorno.Un libro da non perdere
Benvenuti in casa Esposito, narra le vicende della famiglia camorrista più goffa di Napoli.

Uno spaccato divertente e allo stesso tempo reale e  amaro sullla Napoli contemporanea, città ricca di contraddizioni  che non perde mai la speranza nella certezza di poter vivere un futuro migliore, nonostante le difficoltà e le complessità della sua gestione.

“Ricordate la città dei criminali brutali, dei corrieri della droga, dei bagni di sangue e delle lotte di camorra? Be’, scordatevela.”
Maurizio de Giovanni, autore del commissario Ricciardi
«Un viaggio nei bassifondi del crimine, dove correrete il rischio di morire. Dal ridere.»
Maurizio de Giovanni, autore del commissario Ricciardi

In libreria dall’11 gennaio 2012
e, se volete avere un’idea più precisa del libro potete leggere le prime pagine 🙂

Dal 2005 è responsabile della sezione “Scrittura Comica” del Premio Massimo Troisi .
Conduce a Napoli, con Edgardo Bellini, il “Laboratorio di scrittura comica e umoristica Achille Campanile” (www.scritturacomica.it).
Con lo stesso Bellini ha curato le antologie Quel sacripante del grafico si è scordato il titolo (Graus, 2005), e Aggiungi un porco a favola(Cento Autori, 2009)

Io e Zio Pino

Suoi racconti e battute sono apparsi in varie pubblicazioni, tra cui l’Agenda Comix, Scrive testi per il cabaret.
E’ fra i fondatori del GULP, ossia il Gruppo Umoristi Ludici Postmoderni,
De vulgari cazzimma – Cento Autori e’ del 2008.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Pino: – «Da uno a dieci?».
Sì.
«Dieci e lode».

Angie: – Hai mai pensato di scrivere un pezzo gastronomico? Naturalmente non un libro di ricette.
Pino: – «Proprio in questo periodo sto studiando le possibilità di cottura delle uova deposte dalle galline Araucana del Cile. Non sono uova normali, ma colorate: blu, verdi, addirittura rosa. Ne ricaverò un saggio dal titolo “Frittate arcobaleno”».

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Pino: – «Sono giornalista e lavoro in un ente pubblico. Nel tempo libero mi occupo di letteratura umoristica. Nel tempo occupato metto sulla porta il cartello con la scritta “Do not disturb”».

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Pino: – «La masseria “La Sauda” a Caserta: piatti tipici della Campania, aria buona e tanto verde. E uno chef che ha fatto un patto con Dio».

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Pino: – «Eh?».
Angie: – Meglio carne o pesce?
Pino: – «Entrambi meritano il massimo rispetto. Come disse Totò: “Non ho mai commesso peccati, né di carne né di pesce”».

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Pino: – «Uno struffolo».

Angie: – Vino?
Pino: – «Il Per’ ‘e palummo, il Caprettone e il Coda di Volpe: bestiali».

Angie: – Il tuo punto debole.
Pino: – «Te lo dico in privato».

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai?
Pino: – «Il limoncello».

Angie: – Limone o aceto?
Pino: – «Aceto balsamico».

Angie: – Qual è il piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
«Il risotto alla pescatora».

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Pino: – «Le linguine ai frutti di mare».

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai…
Pino
: – «Quella ideale corrisponde a quella reale: sfogliatella frolla e caffè alla napoletana».

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Pino: – «Piluccatore. Guai a lasciare un vassoio incustodito in mia presenza».

Angie: – Di cosa sei più goloso?
Pino: – «Del cioccolato».

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori. Ne hai uno preferito?
Pino: – «Il profumo della cannella. È inebriante».

Angie: – Non puoi vivere senza…
Pino: – «Sorrisi».

Angie: – Che cosa secondo te conta nel sedurre una donna? Una buona cena o anche il saper cucinare?
Pino: – «Tutt’e due. Più una candela a combustione lenta, molto lenta».

Angie: – Una tua ricetta.
Pino: – «Provola alla brace con una spruzzata di noci tritate: un piatto semplice, genuino e corroborante».

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Pino: – «Ne sto leggendo tre contemporaneamente: “L’opera struggente di un formidabile genio” di Dave Eggers, “Infinite Jest” di David Foster Wallace e “L’incredibile viaggio di Pomponio Flato” di Eduardo Mendoza».

Angie: – Hobby?
Pino: – «Osservare il volo dei gabbiani».

Angie: -Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Pino: – «Thunderstruck degli AC/DC».

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Pino: – «Incontrare nell’aldilà Stanlio & Ollio, Totò, Massimo Troisi, Groucho Marx, Jacques Tati e Charlie Chaplin».

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Pino: – «Pino».

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Pino: – «Un satirello».

Angie: – Un piatto della tua infanzia…
Pino: – «Pasta e fagioli con le cotiche».

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Pino: – «Sì. Le tradizioni gastronomiche locali vanno tutelate e valorizzate».

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Pino: – «La pizza Margherita, un tricolore perfetto: il verde del basilico, il bianco della mozzarella e il rosso del pomodoro».

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?

Paella

Pino: – «Quella spagnola, che si avvicina molto alla nostra. La paella, ad esempio, è un piatto che mi fa impazzire».

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Pino
: – «Sono super impegnato nella promozione di “Benvenuti in casa Esposito”. È un’esperienza bellissima. Amo il contatto diretto con i lettori».

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Pino: – «Dolce come un cioccolatino e piccante come un peperoncino».

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? Ed il buon Mario Monti?

Mario Monti e la fresella...

Pino: – «Berlusconi: una minestra riscaldata. Monti: una fresella».

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Pino: – «Mai. Né io ho tradito lei. Ci amiamo saporitamente».

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Pino: – «Carpe diem. La vita è breve, godiamocela».

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Pino: – «Mi stai facendo una dichiarazione d’amore?».

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: fatti una domanda e datti una risposta.
Pino: – «“Ciao, Pino, come stai?”. “Molto bene, e tu?”. “Anch’io, mi sento in pace con te stesso”».


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Torta della dodicesima notte – Twelfth Night Cake – (Gran Bretagna)

Torta della dodicesima notte (Twelfth Night Cake)

« If music be the food of love, play on
Give me excess of it, that, surfeiting,
The appetite may sicken, and so die. »

«
 Se la musica è l’alimento dell’amore, seguitate a suonare,
datemene senza risparmio, così che, ormai sazio,
il mio appetito se ne ammali, e muoia. »
(Orsino, atto I, scena I)

William Shakespeare

Quando parliamo di dodicesima notte, non possiamo fare a meno di ricordare la commedia in cinque atti scritta da William Shakespeare tra il 1599 e il 1601.
La dodicesima notte o Quel che volete (in inglese: Twelfth Night, or What You Will)

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I dolci dell’Epifania

La befana distribuisce i doni

Tanti i proverbi popolari dedicati a questa ricorrenza quello più famoso è: L’Epifania tutte le feste porta via,

In questo giorno , ormai da secoli,  ha  la spiacevole peculiarità di concludere il ciclo delle feste dell’anno liturgico,  scopriamo insieme qualcuna delle vecchie  tradizioni, non solo gastronomiche legate alla festa più  desiderata dai bambini.
Celebrazione tradizionalmente legata al cibo, ma non tanto per la particolarità delle preparazioni collegate, quanto piuttosto per l’usanza di riempire di tante cose buone le calze appese al camino dai piccini.

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Galette de Roi Dolce dei Re Magi – (Francia)

Dolce dei Re Magi“Galette de Roi”
Il 6 gennaio giorno dell’Epifania e’ in Francia il giorno della festa dei tre re,  festa che  ha dato origine nella storia a numerose usanze, una di queste prevedeva l’elezione di un  re della giornata durante una  festa basata su abbondanti libagioni alle quali erano ammessi anche i poveri.

L’usanza prese  piede in Francia già nel X secolo, in Olanda ed in Belgio intorno al 1281.
Nel 1316 si celebrava la festa dei tre Re anche alla corte inglese. E’ tradizione preparare un dolce speciale ed il Dolce dei Re Magi, dalla sua origine ad ora ha subito numerose variazioni  inizialmente pare fosse un pane o un dolce piatto di forma rotonda. In Olanda venivano confezionate delle cialde, i dolci sfoglia e torte, mentre in Francia si preparavano ciambelle.

In Svizzera il Dolce dei Re Magi  e’ preparato  con un pezzo di pasta lievitata di forma rotonda intorno al quale si dispongono 5 o 6 pezzi di pasta dalla forma sferica  più piccole della stessa pasta in ognuna delle quali si introduce una figurina di porcellana o di altro materiale che dà diritto, a chi la trova, al titolo di re, oppure a seconda dei simboli, di principe, ministro, ecc. Prima della cottura il dolce  viene spalmato con ghiaccia alle mandorle o nocciole e cosparso di granella di zucchero. Un’altra caratteristica è quella di introdurre nel dolce un fagiolo od una fava oppure una moneta come portafortuna.

Galette de rois con “sorpresa”

Le ciambelle si prestano molto per mettere all’interno la fava, il fagiolo od una
moneta. Inoltre potete colare sopra del cioccolato fatto fondere a bagnomaria per renderle più ricche.

La tradizione francese prevede,  quando arriva l’atteso momento, che il più giovane dei conviviali vada  sotto il tavolo. Qualcuno taglia la torta, questo taglio viene fatto con la torta coperta da uno strofinaccio, in modo che, se il coltello incontra la fava, il tagliatore non possa sapere in che porzione si trovi, e che non si possa barare. Ma, chissà perché, spessissimo la fava si troverà nella porzione del bambino che sta sotto il tavolo… uno dei misteri familiari irrisolti!

Quando la torta è finalmente porzionata, si prende una fetta  e si chiede al bambino sotto la tavola : “per chi è questa ?” Il bambino risponde : “Per mamma, papa, Zia Tizia, me, sorella o fratello ecc.”, nell’ordine che vuole lui.

L’usanza prevede che vi sia una porzione in più del numero esatto dei conviviali. Si chiama : “la porzione del povero”.

Quando tutte le porzioni sono ben distribuite, si mangia. Quello che trova la fava è il re o la regina. Gli si mette sulla testa una corona di cartone dorato.
In qualche famiglia si  brinda all’onore del re, il quale deve bere in un solo colpo un bicchiere di vino o acqua (secondo l’età) mentre tutti gli altri ripetono: “Le roi boit, le roi boit, le roi boit” (il re beve), o “la reine boit” (la regina beve).
Poi il re sceglie nell’assistenza la sua regina (o la regina il suo re), che al proprio turno deve bere un grande bicchiere

Ingredienti:

Galette des Rois

– 500 gr Pasta sfoglia (per accellerare i tempi vi conviene prenderla surgelata o dal vostro pasticciere di fiducia
– 3 uova + 1 tuorlo
– 150 grammi di burro ammorbidito (lasciatelo un paio d’ore fuori dal frigo)
– 150 gr di zucchero
– 150 gr di mandorle polverizzate
– fava (piccolo oggetto in porcellana)
– zucchero a velo
Esecuzione:
Scaldate il forno a 180°. Dividete la pasta in due parti, stendtela  e ricavatene due cerchi uguali. Mettete uno dei cerchi su della carta forno. Sbattete a bene il burro con lo zucchero fino a a quando non diventeranno spumosi, aggiungete quindi le uova, una per volta senza smettere di rimestare, aggiungete quindi le mandorle e sbattete per amalgamare bene il tutto. Stendete questa crema nel centro del primo cerchio di pasta, in cerchio dal diametro di 20 cm alto almeno un centimetro e mezzo o due, lasciando dello spazio intorno di almeno 3.5 cm. Mettete la fava nella crema. Coprite con l’altro cerchio e unite bene i due pezzi di sfoglia premendo con le dita e ripiegando poi il bordo verso l’interno, in modo da creare un bordo intorno al vostro dolce. Praticate con un coltello appuntito, delle incisioni sulla superfice e sul borodo della galette.
Spennellatela dappertutto con il tuorlo sbattuto ed infornatela per una quarantina di minuti, o fino a che sia ben dorata uniformemente. A fine cottura, spolverizzatela di zucchero a velo e passatela 1 o 2 minuti sotto il grill del forno. Toglietela dal forno e lasciatela intiepidire.

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Le Pecorelle di Genga (AN) (Marche)

Le pecorelle di Genga

Genga è una piccolo borgo cinto da mura situato su un alto poggio, distante 65 km da
Ancona
. Fu l’antica patria dei conti della Genga da cui discese papa Leone XII. Oggi è famosa per le vicine grotte di Frasassi, il complesso carsico più vasto e noto d’Italia, nella valle del torrente Sentino.

Ingredienti:
Per la sfoglia

– 1/2 kg di farina di grano;
– 4 uova
– 100 gr di zucchero
– 50 gr di strutto fuso
– 1 bustina di lievito per dolci
– 1 bicchierino di mistra’;
– scorza di limone grattugiata;
– acqua calda.

Per il ripieno:
– 250 gr di marmellata di mele
– 100 gr di uva passa
– 100 gr di mandorle tritate
– 100 gr di fichi secchi tritati;
– 50 gr di noci tritate
– 100 gr di mele tritate
– 250 gr di sapa
– 1 pizzico di cannella in polvere

Pecorelle di Genga

Esecuzione:
Preparate una sfoglia con la farina, le uova, lo zucchero, lo strutto fuso, il mistrà ed una bustina di lievito, lavoratela bene stendetene due sfoglie di pasta abbastanza spesse e lasciate riposare.

In una terrina impastate tutti gli ingredienti per il ripieno. Con un cucchiaio sistemate il composto sulla sfoglia in modo da formare dei mucchietti non molto vicini tra di loro e ricopriteli con l’altra sfoglia avendo l’accortenza di premere i bordi intorno al ripieno.

Date la forma, ritagliando con un coltello appuntito, di pecorella, o di fiasco, o di befana.

Spalmate con il rosso d’uovo, allineate in una capace placca unta e cuocete a 150 gradi per mezzora.

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Ciambella dei Re Magi – (Liguria di Ponente)

Ciambella dei Re Magi

Ingredienti:
– gr 300 di farina
– gr 300 di farina Manitoba
– gr 130 di zucchero
– gr 140 di olio di oliva
– gr 100 di latte
– 1 tuorlo
– gr 50 di uvetta
– 1 uovo
– 1 limone
– gr 70 di canditi
– gr 35 di lievito di birra
– 2 pizzichi di sale

Ciambella dei Re Magi - Liguria di Ponente

Esecuzione:
Mescolate insieme le farine. Sciogliete il lievito di birra in 80 gr di acqua tiepida, quindi miscelatevi 80 gr di farina e 1 cucchiaino di zucchero. Coprite l’impasto con un canovaccio inumidito e lasciate lievitare in luogo tiepido per 30 minuti.
Preparate un secondo impasto con 120 gr di farina, lo zucchero, l’olio di oliva, il latte tiepido e le uova. Unitelo al primo impasto lievitato. Lavorate bene la pasta e lasciatela lievitare coperta e il luogo tiepido  per 1 ora (il suo volume deve raddoppiare). Riprendete l’impasto e aggiungete la farina restante, la buccia grattugiata del limone (attenzione a non grattugiare il bianco che rende amaro) e il sale. Lavorate energicamente e a lungo, fino a rendere la pasta omogenea e morbida. Completate con i canditi e l’uvetta. Dividete la pasta in 3 parti uguali, formate la treccia e adagiatela nello stampo già unto e infarinato. Coprite la ciambella con un canovaccio e lasciatela lievitare per altri 60 minuti.
Cuocete in forno a 170° per 35 minuti, abbassate la temperatura a 160° e proseguite la cottura per altri 5/10 minuti. Quando la ciambella  risulterà cotta, sfornatela e mettetela a raffreddare su una griglia.

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Anicini – Anexin (Liguria)

Anicini, anexin liguri

Anicini (Anexin)

Ingredienti:
– gr 500 zucchero
– 10 uova
– acqua aromatica ai fiori d’arancio
– 1 cucchiaio semi di anice
– gr 400 farina
– burro per ungere

Esecuzione:
In una grande recipiente meglio se di vetro, lavorate i soli tuorli con lo zucchero, mescolandoli con un cucchiaio di legno. A parte montate a neve gli albumi,ed uniteli ai tuorli, aggiungete i semi di anice e l’acqua aromatica. Mescolate ancora con cura quindi unite, per ultima, la farina.
Mescolate adagio e lasciate riposare un attimo.
Intanto ungete con il burro le pareti di uno stampo largo circa 10 cm, oppure procuratevi in negozi specializzati delle apposite scatole di carta resistente, strette e discretamente lunghe, da imburrare anch’esse; riempite gli stampi con l’impasto, spianate la superficie e mettete a cuocere in forno, già caldo a 170-180°, per circa 20 minuti.
Sfornate gli stampi, lasciate raffreddare quindi, una volta tolto l’impasto, tagliatelo a fettine, dello spessore di circa 2 cm e della grandezza di cm 4 x 6, stendete quest’ultime in una placca da forno e rinfornate per biscottarle. Servite gli anicini freddi. Si conservano a lungo racchiusi in scatole di latta, con coperchio a chiusura ermetica.

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Roscon de Reyes (Spagna)

Ciambellone dei re (magi), tipico della tradizione gastronomica spagnola per la festa dell’Epifania. Contiene sempre una sorpresa al suo interno: generalmente una moneta e chi la trova avrà buona fortuna tutto l’anno altri una fava e chi la trova dovrà pagare il roscòn (la ciambella).

Roscon de reyes (Ciambellone dei re) Spagna

Ingredienti:
– 400 gr di farina doppio 00
– 3 uova
– 100 gr di burro
– 100 gr di zucchero semolato
– 1 cucchiaio di lievito per dolci
– 1/4 l di latte fresco intero
– scorzette di 1 limone
– sale
– frutta candita a scelta per decorare

Esecuzione:
Mescolate in una piccola scodella 4 cucchiai di latte con il lievito a cui aggiungerete gr 100 della farina complessiva.
Impastate fino a che non otterrete un impasto dalla consistenza elastica e fatelo riposare coperta da un telo umido finché non raddoppierà il suo volume, all’incirca 2 ore.
Successivamente fate la fontana con il resto della farina ed al centro aggiungete le uova e lo zucchero, ed una presa di sale, il resto del latte e le scorzette di limone.
Mescolate bene ed aggiungete il burro ammorbidito. Impastate ancora per altri 2 minuti e aggiungete il panetto di pasta lievitata.
L’impasto ottenuto dovrà risultare liscio. Ponetelo a lievitare per altre 2 ore ed al termine sistemate il vostro impasto in una teglia rettangolare unta di burro e dategli la forma di un grosso anello nel cui interno nasconderete una monetina.
Chi la trova sarà fortunato.
Spennellate con un pò di latte.la superficie del vostro dolce. Spolverizzate di zucchero e mettete in forno a 160° per 15-20 minuti. Sfornate e decorate con frutta candita a piacere.

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Befanini toscani

Colleziono di libri che parlano di cibo, cucina e gastronomia, e tra i tanti ho rispolverato questa pubblicazione acquistata in uno dei mie viaggi a Firenze, la pubblicazione, a mio avviso è una delle migliori sull’argomento delle dolcezze di toscana ed è “Dolcezze di toscana” di Giovanni Righi Parenti

Dolcezze di Toscana di Giovanni Righi Parenti

… La Befana, cara Zia… tutte le feste le porta via…

“Così si lamentava lo scolaro giunto a questa data che un tempo segnava la fine delle vacanze di fine anno. E la zia consolava il nipote co’ Befanini. E’ una storia vecchia anche questa… ma anche i Befanini sono vecchi! per prima cosa vi debbo dire che sono un dolcino nato in quel di Viareggio e che per farli, ci vogliono gli stampi. Stelle, cuori, animali e poi le “befane” ed i “Befanotti”

Scambiarsi i “befanini” era un rito. L’operazione era affidata ai più piccini. I bambini per la metà li consegnavano ma i più se li mangiavano… Spesso avveniva l’incrocio ed uscivi di casa con un paio di cartocci per riportarne…tre. I Befanini rimangono i biscotti dei nostri nonni. Una fabbricazione rustica di mani e cuore he, per cominciare l’anno nuovo, risultava proprio ideale!”

dalla pubblicazione   “Dolcezze di toscana” di Giovanni Righi Parenti

 

Befanini

Preparazione tratta da  “Dolcezze di toscana” di Giovanni Righi Parenti

Ingredienti:
– kg 1 di farina 00
– gr 600 di zucchero semolato
– gr 200 di burro
– 5 uova intere
– una presa di vaniglina
– un pizzicone d’anici
– un bicchiere di latte (150 cc)
– due bicchierini di Rhum (o Sambuca, o Anisetta, o vino dolce)
– una busta e mezzo di lievito per dolci

Befanini Toscani

Inoltre:
– 1 uovo per lucidare
– Codette di cioccolato o confettini colorati di zucchero per guarnire

Esecuzione:
Battete le uova con lo zucchero in una scodella aggiungete la farina ed il burro tiepido ed il resto degli altri ingredienti.
Impaste ed infine unite per ultimo gli anici. Lasciate riposare l’impasto per poco tempo, quindi spianatelo poco per volta, formando uno strato alto poco più di mezzo centimetro ed incidetelo con gli appositi “stampini” sagomate, taglienti, rimpastando continuamente i ritagli.
Sistemate i vostri befanini in una teglia unta con un altro poco di burro e leggermente infarinata e spennellateli con un poco d’uovo sbattuto e decorateli con codette di cioccolato o confettini multicolori di zucchero. Infornate in forno non troppo caldo (170°)e cuoceteli per una ventina di minuti, più o meno, il tempo necessario affinche’ si imbiondiscano e si asciughino completamente.

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Pinsa della Befana o, pinsa della marantega – (Veneto)

Detta anche pinsa de la marantega, marantega significa appunto Befana.
Tradizionalmente in Veneto i contadini la mettevano a cuocere sotto la cenere dei falò che venivano accesi nel giorno dell’Epifania, al centro,  contornata da uno strato spesso di foglie di cavolo.
Un tempo veniva unta con brodo di “museto” (quindi maiale) e dolcificata con miele o melassa, perchè lo zucchero costava troppo.
Nota anche col nome di “putana soto’l fogo”: “puttana” perchè “ci stava con tutti” gli ingredienti, “sotto il fuoco” per il sistema di cottura, e ci riporta alla tradizione vicentina del nome, e prevede nell’impasto anche del pane raffermo, “soto’l fogo” proprio perché cotta nella cenere calda dei brugnei, dei panvin, i falò in cui si bruciava la vecia e, da come le faive, lescintille salivano in cielo si capiva come sarebbe stato l’anno a venire.
Come tutte le preparazioni tradizionali, ogni famiglia ha la sua ricetta che viene tramandata di generazione in generazione.

Pinza veneta o pinsa della marantega

Ingredienti:
– gr 250 farina gialla
– gr 100 farina bianca
– gr  50 guvetta
– 2 bicchierini di grappa
– 1 cucchiaino di sale
– gr  100 burro
– gr  150 zucchero
– gr  50 fichi secchi spezzettati
–  gr 50 pinoli
– la scorza grattugiata di un’arancia non trattata
– 1 cucchiaino di semi di finocchio
–  zucchero a velo q.b.

Esecuzione:
Preparate  una polenta, versando a pioggia la farina gialla in un litro circa di acqua.
Cuocete questa polenta per circa mezz’ora, mescolando di continuo aiutandovi con un cucchiaio di legno. Intanto mettete a bagno l’uvetta nella grappa.
Quando avrete ottenuto una polenta senza grumi e non troppo densa, toglietela dal fuoco e fatela raffreddare per 10 minuti circa.
Accendete il forno a 170 ° e imburrate e infarinate bene uno stampo circolare o quadrato.
Una volta preparata la polenta, impastatela con gli altri ingredienti unendovi  la farina bianca, il burro, lo zucchero, la scorza dell’arancia, i semi di finocchio, i pinoli, i fichi secchi e l’uvetta rinvenuta nella grappa e strizzata.
Mescolate bene il tutto, mentre aggiungete un po per volta gli ingredienti. Il composto dovrà risultare piuttosto denso ed infine trasferite tutto nello stampo e infornate per circa un’ora e mezza.
Quando sfornerete il vostro dolce  fatelo un poco raffreddare sformatela con delicatezza e, prima di servirla, cospargetela con zucchero a velo. Di solito viene servita  tiepida o fredda accompagnata da un buon liquore anche caldo

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Dreikönigskuchen o dolce dell’Epifania – (Svizzera)

Le tradizioni non cambiano, siamo in Svizzera e, La torta dei re magi, si chiama Dreikönigskuchen (letteralmente il dolce dei tre re), una piccola torta a forma di fiore costituita da tante palline da staccare, cosparse di mandorle e zucchero.

Dreikoenigskuchen - Dolce dei tre Re (Svizzera)

Foto tratta dal sito Sposare uno svizzero
Ingredienti
:
– 750 gr di farina
– 75 gr più due cucchiai di zucchero<
– 1/2 cucchiaino di sale
– buccia grattugiata di un limone non trattato
– 125 gr di burro più quello per la teglia
– 3,25 dl di latte
– 30 gr di lievito di birra
– 5 cucchiai di acqua tiepida
– 2 uova più un tuorlo
– 200 gr di uvetta
– un oggettino resistente al calore e privo di sostanze nocive (es. di porcellana o di argento), oppure una moneta o un fagiolo o altro legume secco
– lamelle di mandorle

Esecuzione:
Mescolate la farina, lo zucchero (75 gr), il sale e la buccia grattugiata del limone in un recipiente
Fate sciogliere il lievito nell’acqua ed unitevi i due cucchiaio di zucchero, lasciate riposare qualche minuto.
Fate fondere il burro ed unitevi il latte ed incorporatevi il lievito e poi le uova, ed infine il miscuglio di farina e zucchero.
Lavorate il tutto fino a quando non otterrete un impasto soffice e non appiccicoso se avete la possibilità potrete tranquillamente utilizzare un’impastatrice elettrica o una planetaria. Terminate incorporando l’uvetta e l’oggetto prescelto da nascondere all’interno del vostro impasto
Dividete l’impasto in sei o otto o 10 pezzi (di cui uno può essere più grande e deponetelo al centro di una teglia ben imburrata e gli altri attorno formando un fiore.
Lasciate lievitare il dolce in un luogo caldo fino a quando non raddoppierà di volume. Poi lasciatelo riposare in un luogo fresco per un’altra oretta.
Spennelatelo con il tuorlo d’uovo e spolveratelo con le lamelle di mandorle. Cuocete per 40/50 minuti nella parte inferiore di un forno caldo a 200 gradi. Fatelo raffreddare su una gratella prima di offrirlo

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Vasilopita – pane di san Basilio (Grecia)

san Basilio

Vasilopita è un termine Greco composto da “Vasilo” e “pitta” e significa “pane di Basilio”.
Si racconta che in Cappadocia di Cesarea nella prima metà del quarto secolo  San Basilio il Grande, era un vescovo,  e, desiderava distribuire monete ai poveri della sua diocesi, così diede l’incarico a molte donne di cuocere in forno un pane zuccherato nel cui interno veniva inserita una moneta d’oro. Ogni famiglia così non appena avrebbe tagliato il pane avrebbe avuto una piacevole sorpresa trovandola.
L’evento, è oggi ricordato in tutte le case greche ogni anno il primo di gennaio.
Come vuole la tradizione, un pane dolce (in alcune zone della Grecia assomiglia ad una torta) viene preparato nelle case e per l’intera  comunità religiosa, il suo nome è Vasilopita.

Ingredienti:
– 230 gr di burro più quello per la teglia
– 200 gr di zucchero più un cucchiaio
– 5 uova
– 1 bustina di vanillina
– 300 gr di farina
– 1 bustina di lievito in polvere
– una manciata di mandorle intere o a lamelle
– 2 cucchiai di semi di sesamo
– 1 moneta piuttosto grande, oppure un oggettino resistente al calore e privo di sostanze nocive

basilopita o vasilopita (pane di san Basilio) Βασιλόπιτα Αγίου Βασιλείου Grecia

Esecuzione:
Preriscaldate il forno a 165 gradi. In una ciotola sbattete assieme il burro morbido e lo zucchero. Unitevi le 2 uova intere e tre tuorli (tenete da parte i tre albumi), ed infine anche due cucchiai d’acqua.
In un’altra ciotola passate al setaccio e mescolate la farina, il lievito in polvere e la vanillina che unirete al composto di burro, uova e zucchero.
Sbattete a neve ferma i tre albumi, ed unitevi il cucchiaio di zucchero e sbattete ancora. Incorporate gli albumi montati all’impasto preparato in precedenza, mescolando dall’alto in basso.
Versate l’impasto in una teglia ben imburrata ed inserite facendola sprofondare nell’impasto la monetina in modo che non si veda dalla superficie. Distribuite sopra al vostro dolce le mandorle ed i semi di sesamo.
Cuocete in forno caldo per circa 70 minuti, e controllatene la cottura con uno stecchino (infilzato al centro del dolce che dovrà risultare pulito). Fatelo raffreddare su una gratella.

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Fugassa de la Befana (Piemonte)

la Fugassa d’la Befana

E’ un dolce fatto a margherita e due petali contengono una sorpresa: in un petalo c’è una fava bianca e chi la trova paga la focaccia, nell’altro petalo c’è una fava nera e chi la trova offre il vino.

Ingredienti:

Fugassa d l'befana Piemonte

– 450 gr. di farina,
– 150 gr. di burro,
– 150 gr. di zucchero,
– 1 bustina di lievito di birra,
-150 gr. di cedro e arancia canditi,
– 3 uova,
– latte,
– sale,
– granella di zucchero,
– confettini colorati.

Esecuzione:
In una terrina impastate la farina, il burro, il lievito, i tuorli, i canditi: lavorate bene l’impasto e quando è ben compatto ed elastico ricopritelo con un panno e mettetelo a lievitare per una notte intera.
La mattina seguente reimpastatelo nuovamente e dividetelo in due parti  (la dose indicata è per 2 fugasse) che lascerete riposare ancora per una decina di minuti e poi successivamente stenderete sulla placca del forno ricoperta con l’apposita carta e con il coltello praticate delle incisioni disegnando i petali di una margherita, ma senza arrivare al centro. Accavallate leggermente ogni petalo su quello vicino, e spennellatene la superficie con l’albume delle uova e cospargete con la granella di zucchero. Cuocete in forno già caldo a 200° per 45 minuti circa e quando è intiepidita decoratela ancora con confettini colorati

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Un originale attrezzo da cucina: Peter Petrie Egg Separator separa tuorlo e albume

Peter Petrie Egg Separator

Sicuramente è tra i più originali attrezzi che non vi sognerete mai di avere nella vostra cucina, si chiama Peter-Petrie la  sua forma un pò bizzarra svolge una efficace funzione: separare i tuorli dagli albumi, che trona utile nella preparazione di alcune ricette .

Per i meno esperti, rompere un uovo per separare l’ albume dal tuorlo non è  cosa facile e con la conseguenza di grossi sprechi.

Peter-Petrie con il suo bel facciotto macilento, con grossi e lividi occhi neri risolverà i vostri piccoli grattacapi gastronomici, infatti sarà sufficiente rompere l’ uovo all’ interno del recipiente in terracotta e, magicamente il tuorlo si separerà dal vostro bianco albume

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