Sant’Antonio abate

Sant’ Antonio abate, detto anche sant’Antonio il Grande, sant’Antonio d’Egitto, sant’Antonio del Fuoco, sant’Antonio del Deserto, sant’Antonio l’Anacoreta (Qumans, 251 circa – deserto della Tebaide, 17 gennaio 357), fu un eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.
Festeggiato un po’ ovunque sul territorio italiano, da Nord a Sud, alla sua devozione popolare sono associate le benedizioni agli animali domestici, i falò che si accendono e da cui la festa prende il nome popolare di “Falò di S. Antonio”. Il fuoco, infatti  costituisce uno degli attributi iconografici legati alla figura di S. Antonio, al punto che ad alcune patologie caratterizzate da esantemi cutanei viene dato ancora oggi il nome “Fuoco di S. Antonio”, nonche’ manifestazioni folkloristiche di ogni genere.

Di grande interesse è la festa delle “Battuglie di Pastellessa” che si tiene ogni anno a Macerata Campania nella provincia di Caserta in occasione della ricorrenza liturgica del 17 gennaio, in cui viene riproposta l’antica tradizione delle Battuglie di Macerata Campania: botti, tini e falci vengono utilizzati come dei veri e propri strumenti musicali per produrre la caratteristica sonorità meceratese, denominata appunto Pastellessa (o Pastellesse), Il nome “Pastellessa”,deriva da una specialità tipica della cucina povera: la past’e’llesse o past’e’llessa (pasta con le castagne secche) che  tradizione vuole si prepari occasione della festività di Sant’Antonio Abate.
Mentre a Collelongo nella provincia de L’Aquila i festeggiamenti incominciano inizia la sera del 16 alle 18,00 con l’accensione dei due “torcioni”, torce in legno di quercia alte oltre 5 metri che arderanno tutta la notte, e in contemporanea in alcune case del paese allestite per l’occasione con arance ed icone del

Caratteristica “cottora” a Collelongo, foto Foxin

santo viene posta sul fuoco la “cottora”, un enorme pentola nella quale viene messo a bollire parte del mais raccolto durante l’anno. La sera, chi ha la fortuna di essere invitato da qualche famiglia del paese potrà gustare intorno alla tavola la “pizza roscia”, sicuramente non è un piatto leggerissimo, preparata con farina bianca e farina rossa, che deriva dalla macinazione del mais o granturco, si impasta con acqua salata e bollente, con un cucchiaio di legno, quando è diventata solida si cuoce sui mattoni refrattari del camino e sopra viene posto un grande coperchio “Coppe” ed il tutto viene ricoperto dalle braci, così si ha una cottura uniforme su tutti i lati. Terminata la cottura questa pizza viene servita con carni di maiale ovvero salsiccia pancetta, costatine di maiale e broccoletti e cavolo ripassato in padella.
Mentre in Sardegna tradizionalmente il Carnevale inizia con la festa dei fuochi di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, e si conclude il mercoledì delle Ceneri. I festeggiamenti sono accompagnati dalla distribuzione di fave con lardo, frittelle (zippulas) e abbondante vino.
Ulteriori informazioni sui riti tradizionali legati al santo li potrete approfondire nella pagina di wikipedia

E veniamo invece ai tradizionali Cillitte di Sand’Andonie (Gli uccelletti di Sant’Antonio).
Questi dolcetti, vengono preparati in Abruzzo e nella provincia di Teramana anche qui per festeggiare Sant’Antonio Abate, da non confondere con il santo di Padova, questo sant’Antonio qui, per comprendere meglio, è il santo che nella iconografia popolare viene rappresentato con accanto un porcellino, e queste delizie vengono offerte ai sandandonijre che girano di casa in casa intonando canti di questua in suo onore; in essi vengono rievocati episodi leggendari della vita del Santo e delle sue battaglie con il demonio e viene implorata la sua protezione sulla famiglia nonché sui suoi beni ed i suoi animali.
I canti terminano con la richiesta dell’offerta rituale (…e di salsicce lunghe catene, pizze ripiene in quantità…) che la padrona di casa generosamente elargisce ai sandandonijre.

Li cillitte di Sand’Andonie
Ingredienti: (per la pasta) – farina (q.b.),
– una parte di olio d’oliva
– due parti di vino bianco;
(per il ripieno)
– marmellata di uva,
– cioccolato fondente tritato,
– mandorle abbrustolite tritate,
– scorza di limone grattugiata,
– un pò di caffè,
– un pizzico di cannella in polvere,
– zucchero,

Li cillitte di Sand’Andonie – Uccelletti di Sant’Antonio

– misticotto

Esecuzione: –
Impastate sulla spianatoia la farina con olio, vino, un pizzico di sale e un pizzico di zucchero. Lasciate riposare per 1 ora e rilavorate fino a far diventare l’impasto liscio. Stendere con il matterello, e, ricavatene delle lunghe strisce su cui metterete il ripieno. Arrotolate e tagliate a pezzetti di circa 12 cm, con ogni pezzo formate un “uccelletto” dandogli la forma con le mani.
Per la coda tagliuzzare un lato con le forbici, mentre incidete dei  tagli sul dorso per creare le ali. Disponete su una di teglia precedentemente unta e infarinata e mettete nel forno molto caldo,  una volta cotti, a piacere spolverizzate con zucchero e cannella.

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