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E' inutile versare rum…

Month: febbraio 2012

Intervista Gastronomica ad Amedeo Colella

Porta Capuana

Amedeo Colella è un Ricercatore senior (che vuol dire anziano) del CRIAI, un centro di ricerca informatico della Federico II.
Titty è la sua dolce metà con cui è sposato da ben 22 anni frutto del loro amore son le bellissime figlie, Chiara e Claudia.
Amedeo è un napoletano DOC essendo originario della popolarissima Porta Capuana, quella famosa Porta Capuana edificata nel 1484 dal re Ferrante d’Aragona, in una zona molto vitale di Napoli, e che ha rappresentato un luogo di aggregazione anche artistica e culturale ad esempio, è qui che nacque ad inizio Novecento il cosiddetto Quartiere Latino di Napoli, luogo di incontro di importanti artisti napoletani dell’epoca.
Esperto formatore, dopo la formazione in aula e la formazione a distanza, con i suoi bathroom books vuole sperimentare la formazione da gabinetto.

Manuale di Napoletanità – Amedeo Colella

Nel 2010 pubblica il Manuale di Napoletanità a cui fa seguito Mille quesiti di Napoletanità, entrambi con la casa editrice Ateneapoli.
Per tutti coloro che amano il genere, per i miei fans, per quelli di Amedeo, vi ricordo che, Domenica 4 Marzo il divertente incontro ( a cui non dovete assolutamente mancare) con  Amedeo che sarà da me intervistato alla Libreria Tasso di Sorrento.
Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Amedeo: – Lavoro seduto per 8 ore al giorno; sono un ricercatore informatico al CRIAI di Portici. Il mio hobby è la scrittura … ancora una volta seduto. Diciamo che avrei dovuto tarare la mia alimentazione al mio stile di vita, invece di diventare un grassone di 140 chili.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Amedeo: – Nel mio lavoro di scrittore parlo spessissimo di cose di gastronomia, soprattutto quella locale, quella tradizionale. Sto scrivendo un libro sulle eccellenze gastronomiche della città di Napoli e, dovendo assaggiare tutte le specialità di cui parlo, il compito è assai “arduo”.
Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Amedeo: – Mangiar bene è la sintesi di un insieme di fattori di benessere: il luogo, la vista, il clima, gli amici e, naturalmente, il cibo. Ho mangiato bene in un porticciolo cinese a Xintao, mangiando pessime meduse in brodo, grazie ad amici straordinari. Ho mangiato benissimo da solo in una trattoria di Amalfi davanti ad uno spaghetto ai frutti di mare che cantava!

Amedeo Colella

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Amedeo: – Ho scritto un paio di libri sulle identità territoriali della nostra regione. Il successo è stato discreto … e ho deciso di farne altri.

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Amedeo: – Senza alcun dubbio: la Trattoria Pizzeria Vigliena, una trattoria di portuali sulla via Marina a Napoli, dove mangio un colossale spaghetto al polpo. Unico!

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Amedeo: – Nel mio frigo non c’è mai nulla perché
1 – non avanza mai nulla dai pranzi di casa mia
2 – non possiamo tenere nulla perché di notte andrei a ripulire la dispensa in preda ad una fame notturna.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Amedeo: – Purtroppo non cucino mai. Mia moglie è una cuoca eccezionale; mia figlia pare mostri la stessa attitudine ed amore per i fornelli. Il loro regalo di Natale? Una sac à poche per fare torte.

Genovese

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Amedeo: – Paccheri alla genovese col pezzo di carne cotto 5 ore.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Amedeo: – Un professionista gastronomico. Ma la quantità è importante almeno quanto la qualità.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Amedeo: – Amo la colazione internazionale, rustica e dolce, come quella dei grandi alberghi. Mangio sempre uova e bacon, ed uovo sodo, e completo con molte cose dolci. Normalmente latte e caffè con 2 fette biscottate con marmellata artigianale.

Finocchi e cetrioli

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Amedeo: – La mia fame è fondamentalmente rustica. Amo i dolci ma potrei farne a meno.
Odio finocchio e cetriolo. Se c’è il cetriolo in una insalata, rinuncio a mangiarla.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Amedeo: – L’odore del ragù domenicale che pepetea nella pentola, che si diffonde nei cortili del centro antico.

Angie: – Limone o aceto?
Amedeo: – Nessuno dei due

Angie: – Non puoi vivere senza…
Amedeo: – La mozzarella di Vannulo

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Amedeo: -Ho una vita da marito con due figlie adulte. Non mi capita da 30 anni di dover sedurre una donna. Se mai mi dovesse riaccadere punterei tutto su una cena in un favoloso ristorante.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Amedeo: – Il ragù di Costabile Scalera, un mio grande amico.

o’ Rraù ind o’ pignato

Cucina economica, alimentata con due tipi di legna (anche il fumo del legno contribuisce alla riuscita del piatto, per cui uno dei due deve essere un legno aromatico); pentola di terracotta; 3 tipi di carne; pomodoro delle conserve estive fatte con pomodoro del proprio orto; olio dei propri alberi di olivo e odori dell’orto. Ogni ingrediente deve essere il meglio esistente. Nel fornetto un palatone di pane fatto in casa e un ruoto di coniglio alla cacciatora per secondo.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Amedeo: – Fuoco Su Napoli di Ruggero Cappuccio

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Amedeo: – La rumba de’ scugnizzi. Mi ricorda il mangiare dei mercati.

Angie: –  – Hobby?
Amedeo: – La scrittura

Angie: –  – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?

Atlante, uno dei Titani

Amedeo: – Un titano, un gigante.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Amedeo: – Essere amato da tutti ed amare tutti.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Amedeo: – Come sei chiatto!

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Amedeo: – Sì, ma in fondo già lo sono. Mia moglie è una cuoca straordinaria

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Amedeo: – Spaghetti al polipo di mamma, molto brodoso

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Amedeo: – Si, la cucina del sud è basica, ottima e non scimmiotta le cucine europee.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Amedeo: – La margherita di Acunzo: Friarielli, mozzarella, pomodoro.

Angie: – Dopo la cucina italia, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Amedeo: – Tutte, ma la cinese in particolare.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Amedeo: – Scrittura di un nuovo libro: le eccellenze gastronomiche di Napoli

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Amedeo: – Non riesco a rinunciare a nulla.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Amedeo: – Berlusconi ad un’insalata coi cetrioli. Non la tocco neppure!
Di Pietro – alla braciola di cotica. La mangio ma con moderazione!

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Amedeo: – Diverse coliche intestinali dopo colossali mangiate.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Amedeo: – Rallentiamo i ritmi; puntiamo sulla qualità!

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Amedeo: – Che si mangia oggi? Facimmece ‘na bella pizza fritta!

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Lamp e Tuon (Pasta e ceci) e mussillo in casseruola – Piatti del primo giorno di quaresima

Bambolina della Quaresima a Torca (Massa Lubrense) foto di Fiore Barbato

La Quaresima precede la celebrazione della Pasqua e, secondo il rito romano, dura quarantaquattro giorni (partendo dal mercoledì delle Ceneri) mentre, secondo il rito ambrosiano, ne dura solo quaranta, a partire dalla domenica successiva al Martedì Grasso.
Ricorda i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto dopo il suo battesimo nel Giordano e prima del suo ministero pubblico. È anche il periodo in cui i catecumeni vivono l’ultima preparazione al loro battesimo.
Il digiuno ecclesiastico: anche se limitato al solo mercoledì delle ceneri e al venerdì santo, esprime la partecipazione del corpo nel

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Pizza di Carnevale Sorrentina

Giandomenico Tiepolo Pulcinella acrobati

I piatti piu’ noti del periodo di carnevale sono senza alcun ombra di dubbio, le chiacchiere, o frappe, o cenci, i nomi cambiano in ogni regione della nostra piccola Italia, l’altro piatto e’ qui in campania tradizionalmente la lasagna, ma in penisola sorrentina, il giorno di carnevale non riusciamo a fare a meno della “Pizza di carnevale”, generalmente accompgnata dai friarielli saltati in padella.
Il giorno di Carnevale, tutti i maschietti ricevono gli auguri, infatti si dice: “si’ propeto nu carnuvale”, ed il giorno dopo, il primo giorno di Quaresima, a ricevere gli auguri siamo noi femminucce, e i maschietti solitamente ricambiano dicendo: “si’ propeto na Quaresima”

Pizza di Carnevale

Ingredienti:

Pizza di Carnevale previa cottura

– gr. 200 di farina
– 3 uova
– gr. 200 di burro
– 3 cucchiai di parmigiano
– gr. 300 di mozzarella o provola
– gr. 300 di ricotta
– gr. 300 salsiccia

Esecuzione:

Questo piatto si mangia nel periodo di Carnevale ed e veramente molto consistente. Ve lo consiglierei come piatto unico o accompagnato da qualche verdura, di solito noi utilizziamo i friarielli saltati in padella.
Preparate una pasta sfoglia col burro e la farina, o per accellerare i tempi potrete utilizzare quella surgelata.
Mettete in una terrina la ricotta e scioglietela bene lavorandola con un cucchiaio di legno aggiungete le uova, il parmigiano, la provola tagliata a dadini.

Pizza di Carnevale appena sfornata

Spezzettate la salsiccia e unitela al composto.
La salsiccia potra’ essere unita a crudo, o anche precedentemente cotta in padella ed in seguito sbriciolata all’interno dell’imbottitura.
Stendete la pasta sfoglia rivestitene una teglia imburrata, versate il ripieno preparato nella teglia, livellando bene e coprite con l’altra sfoglia.

Dorate la superficie con un uovo battuto con un po’ d’olio e fate cuocere a calore moderato per circa un ora.
Anche qui c’è una variazione, qualcuno aggiunge dell’uva passa dandole un sapore agrodolce.

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Le Lasagne Napoletane

Almeno una volta all’anno bisogna mangiarle per aumentare, almeno una taglia di reggiseno, il che non è poi tanto male:-).
La preparazione e’ molto elaborata ed il giorno in cui la si serve diventa una festa e se ne continua a parlare fino al giorno successivo cioe’ le ceneri, quando si comincia il “digiuno e l’astinenza”  che prevede nel menù partenopeo piatti di tutto rispetto, e cioè la tradizionale pasta e ceci (Lampp ‘e tuon) ed il “mussillo”

La cuisine des Polichinelles – GB Tepolo

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Le Chiacchiere di Carnevale

Le chiacchiere sono i tipici dolci del Carnevale solitamente vengono fritti e cosparsi di zucchero al velo. I nomi variano a seconda delle regioni di provenienza: chiacchiere e lattughe in Lombardia, cenci e donzelle in Toscana, frappe e sfrappole in Emiliacròstoli in Trentino, galani e gale in Venetobugie in Piemonte , ma  “Chiacchiere”, però, sembra essere quello più usato, dal momento che viene adoperato nel Milanese, in Umbria, nel Lazio, in Campania, nella Puglia, nella Calabria, nella Sicilia e nella Sardegna.

chiacchiere

Questo nome, inoltre,  sembra voler alludere al fatto che, nel periodo carnascialesco, si può dire (o fare) qualsiasi cosa, senza timore di essere rimproverati.

Successivamente, prodotte in gran quantità dovevano poi durare per tutto il periodo della Quaresima.

Ingredienti
– gr 350 di farina
– 2 uova
– gr 50 di burro
– 1 bicchierino di liquore
– 2 bustine di vanillina
– gr 50 di zucchero a velo
– 1 pizzico di sale

per la frittura:
– olio di semi di girasole q.b.

Esecuzione:
Disponete su di una spianatoia la farina a fontana, e ponetevi al centro il burro, lo zucchero, la vanillina, le uova, mezzo bicchierino di liquore a vs. piacimento ed un pizzico di sale .
Lavorate bene gli ingredienti fino a qiando non otterrete un impasto liscio ed elastico, al quale darete la forma di una palla e che lascerete così riposare coperto con un canovaccio per una mezzoretta.
Lavorate e spianate la pasta con l’aiuto del matterello o per mezzo dell’apposita macchinetta, dovrete ottenere una sfoglia non troppo sottile dello spessore di 1 mm e mezzo.
Ottenuta una sfoglia liscia e compatta’ con l’aiuto di una rotellina a taglio smerlato, ricavatene delle strisce dello spessore di circa 5 cm per 10 cm, e praticate su ognuna di esse due tagli centrali e paralleli in orizzontale.
Ponete le strisce così ottenute 2 o 3 alla volta in abbondante olio ben caldo ma non bollente, rigirandole continuamente su ambo i lati e facendo attenzione a non bruciarle; appena saranno dorate, toglietele dall’olio e ponetele a sgocciolare sucarta assorbente
Una volta raffreddate, ponetele su di un piatto da portata e cospargetele di zucchero al velo vanigliato.

Chiacchiere al cioccolato

Ingredienti:
– 500 g. farina,
– 100 g. zucchero,
– 50 g. cacao amaro,
– 100 g. burro, 4 uova,
– 1 bustina di lievito,
– 1 bustina di vanillina
– la scorza grattugiata di un arancia
– sale,
– 2 bicchierini di grappa.
Olio per friggere, zucchero a velo.

Chiacchiere al cioccolato

Esecuzione:
Impastate la farina con lo zucchero, il cacao, le uova (una per volta), il burro a temperatura ambiente, il lievito, la vanillina, e la buccia grattugiata dell’arancia, la grappa e un pizzico di sale.
Lavorate fino a che non otterrete una pasta elastica e liscia. Coprite la pasta con pellicola e lasciatela riposare in frigo per 20 minuti. Tirate la pasta allo spessore di 1 mm. Ricavatene dei rettangoli di 6×12 cm, incidete il centro del rettangolo e rovesciate la pasta. Friggete le vostre chiacchiere in abbondante olio bollente, scolatele su carta assorbente e servitele cosparse di zucchero a velo.

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Il Sanremo 2012 di Antonio Cafiero: Gelato “Farfallina Fragolina”alla crema di fragola al profumo di sottobosco argentino

Una creazione golosa tutta dedicata al Festival di Sanremo 2012, la Kermesse canora che quest’anno ha preso il via, nella cittadina ligure il 14 e so protrarrà fino al 18 di febbraio, e che ogni anno incolla allo schermo tutti gli italiani, appassionati di musica e non solo.

Il gelato "Farfallina Fragolina" di Antonio Cafiero

Antonio Cafiero, si è ispirato con il suo  ultimo gelato, a sanremo:
un libidinoso Gelato alla  crema di fragola al profumo di sottobosco argentino  servito con deliziose scaglie di cioccolato che ricordano un’altra golosità: la foresta nera.

Gelato "Farfallina Fragolina"

Potrete degustare il tutto presso la sua Pasticceria di Sorrento al Corso Italia, 142
80067 – Sorrento (NA) info@primaverasorrento.it

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San Valentino e Sant’Antonino

San Valentino Martire

Il 14 di febbraio, si celebra San Valentino è la festa dedicata a tutti gl’innammorati, detestata ovviamente da molti disillusi che han smesso da tempo di credere agli amori sullo stile romanzo rosa, al contrario di tanti commercianti che,  per quella ricorrenza addobbano le loro vetrine con mielosi e coloratissimi cuoricini.
Qui, in costiera sorrentina, tradizionalmente nella stessa data, si festeggia “Sant’Antonino Abate”, patrono di Sorrento, la cittadina costiera viene addobbata di luminarie e per gli abitanti è un rituale molto sentito quello di far visita al loro patrono.
Ma molte delle attuali solennità, che rientrano nella memoria cristiana perchè associate o dedicate a dei santi vedono la loro origine nelle antiche leggende pagane, perdendone spesso il significato originario nel corso del tempo, ma successivamente poi. riadattato al senso cristiano della vita. San Valentino, festa dedicata agli innamorati, è una di queste, infatti gli antichi romani celebravano il 15 Febbraio i Lupercali in onore del dio Luperco, il cui compito era quello di proteggere le greggi dall’assalto dei lupi.
I sacerdoti del dio erano dotati di grande fascino e carisma ed i rituali collegati alla festa si tenevano presso la grotta sacra a Luperco ai piedi del colle Palatino. Qui la leggenda narrava della lupa che aveva trovato e allattato Romolo e Remo.
La festa del vescovo e martire Valentino la si ricollega a quegli antichi festeggiamenti che erano legati alla purificazione dei campi e ai riti di fecondità.
i Luperci (i sacerdoti) sacrificavano gli animali, più che altro capre, in onore del dio. Con le

Lupercali

pelli degli animali sacrificati successivamente tagliate a listarelle si cingevano i fianchi dividendosi in due gruppi. Completamente nudi tranne che per le strisce di pelli, correvano in due percorsi contrapposti, inizialmente tutto intorno al colle (in seguito il tutto si ridusse al semplice giro del Foro) per poi far ritorno al punto di partenza.
Con le strisce di pelli frustavano lungo il percorso tutti coloro che incontravano e soprattutto le donne, alle quali intendevano così fare dono della fertilità.
Questi riti, divenuti in seguito troppo orridi e licenziosi, furono vietati da Augusto e nel 494 definitivamente soppressi da Gelasio.
Poi arrivò la Chiesa che piazzò la Festività di san Valentino nel 14 di febbraio attribuendogli cosi’ la tutela dei fidanzati, gli innamorati e coloro che (tapini!) si indirizzano al rito nuziale e all’unione allietata dai figli. In seguito a quest’episodio nacquero alcune leggende.
Le più notevoli sono quelle che Valentino fu amante delle rose, fiori profumati che regalava alle coppie di fidanzati per augurare loro un’unione felice.

rose

Correva l’anno 175 d.C. quando nacque a Terni egli dedicò la sua vita alla comunità cristiana che si era formata nella città a cento chilometri da Roma, dove infuriava la persecuzione nei confronti dei seguaci di Gesù. La eco degli eclatanti miracoli da lui compiuti, come ad esempio la guarigione del giovane Cheromone figlio del celebre rettore Cratone, arrivò fino a Roma e si diffuse presto in tutto l’Impero, tanto che il Papa San Feliciano, nel 197 d.C., lo consacrò primo vescovo della città di Terni, che ancora oggi ne conserva le spoglie mortali.

Il suo nome è da sempre legato all’amore per un episodio che a quel tempo sollevò particolare clamore: narra la leggenda, infatti, che Valentino fu il primo religioso a celebrare l’unione fra un legionario pagano ed una giovane cristiana. Furono in seguito in molti a desiderare la sua benedizione, ancor oggi ricordata durante la festa della promessa nella Basilica che porta il nome del Vescovo.

Durante la sua vita pastorale il Santo fu amatissimo dalle popolazioni umbre: quando l’imperatore Aureliano ordinò atroci persecuzioni contro il clero cristiano, San Valentino fu imprigionato e flagellato lungo la via Flaminia, lontano dalla città per evitare i tumulti e le rappresaglie dei fedeli, e quindi fu martirizzato.

Basilica di san Valentino a Terni

Il corpo del Vescovo di Terni venne sepolto frettolosamente in un cimitero all’aperto posto al secondo miglio della via Flaminia, a poca distanza da Roma. Poche notti dopo, però, i suoi fedeli discepoli, Efebo, Apollonio e Procolo, tornarono nel cimitero per disseppellire il corpo del Santo. Superati numerosi ostacoli, i tre riuscirono a riportare San Valentino nella sua città, allora Interamna, per assegnargli una sepoltura degna della sua venerazione.

Era il 14 febbraio del 273 d.C. quando cadde martire: una data che dal quel momento viene ricordata in tutto il mondo per celebrare San Valentino, Santo dell’Amore.

La rosa della riconciliazione

Un giorno San Valentino, sentendo litigare due giovani fidanzati che stavano passando di là della siepe del suo giardino, andò loro incontro tenendo in mano una splendida rosa. Si rivolse ai due ragazzi con un gesto pieno d’amore, donò loro la rosa e gli sussurrò parole di riconciliazione. Il volto sorridente del buon Valentino e quel fiore ebbero il magico potere di far terminare la lite tra
i due giovani innamorati. Il Santo volle poi che i due fidanzati stringessero insieme con cautela il gambo della rosa, facendo attenzione a non farsi pungere dalle spine e pregando affinché il loro amore restasse eterno. I giovani dopo un
po’ di tempo tornarono da lui per suggellare la loro felice unione e ricevere la benedizione per il matrimonio. Quando la popolazione venne a conoscenza del fatto, ebbe inizio una lunga processione al cospetto di San Valentino per
invocare il suo patrocinio sulle future famiglie.Il 14 di ogni mese diventò così il giorno dedicato alle benedizioni, ma la data è stata ristretta al solo mese di febbraio perché in quel giorno del 273 San Valentino andò a celebrare le sue nozze in Paradiso.

Sant’Antonino Abate patrono di Sorrento

Il 14 febbraio a Sorrento si festeggia Sant’Antonino Abate, patrono della ridente cittadina campana e per l’occasione si prepara questa torta di crema.

Negli altri paeselli confinanti prende il nome del Santo Protettore del luogo, perché si era soliti (in alcune famiglie lo si è ancora)
confezionarlo in occasione della “sua” festa.
E’ una torta molto semplice – di pasta frolla arricchita poi, di crema al cioccolato e amarene (sempre fatte in casa).

Torta Sant’Antonino
Ingredienti
per 6 persone

Per l’involucro (pastafrolla)
– farina gr. 200;
– zucchero gr. 200;
– 1 uovo;
– sugna gr. 100.

Per il ripieno {crema pasticciera)

Torta Sant’Antonino di Antonio Cafiero

– farina gr. 50;
– zucchero gr, 100;
– 3 tuorli d’uovo;
– latte lt, 0,500;
– buccia di limone a-spìrale.

Esecuzione:
Foderare una teglia con la pastafrolla piuttosto sottile. Su di essa versate la crema pasticciera bianca e alla cioccolata.
Unite le amarène e poi coprite con l’altra sfoglia di pastafrolla. Cuocete la torta al forno ad alta temperatura e gustatela
piuttosto tiepida.

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