Lamp e Tuon (Pasta e ceci) – Piatto del primo giorno di quaresima

Bambolina della Quaresima a Torca (Massa Lubrense) foto di Fiore Barbato

La Quaresima precede la celebrazione della Pasqua e, secondo il rito romano, dura quarantaquattro giorni (partendo dal mercoledì delle Ceneri) mentre, secondo il rito ambrosiano, ne dura solo quaranta, a partire dalla domenica successiva al Martedì Grasso.
Ricorda i quaranta giorni trascorsi da Gesù nel deserto dopo il suo battesimo nel Giordano e prima del suo ministero pubblico. È anche il periodo in cui i catecumeni vivono l’ultima preparazione al loro battesimo.
Mia madre racconta sempre che in questo periodo venivano banditi tutti i formaggi, lei ricorda che venivano messi in una cesta (spasella) che veniva tirata con due funi in alto, sotto al soffitto, di modo che non potessero esser raggiunti per poi essere “ricalata” e ripresa allo “scioglimento del gloria” e cioè alla mezzanotte del sabato santo.
In quel periodo, veniva realizzata una “pupatella” (bambolina) con una patata sotto la gonna, non ridete, ma è cosi’, la patata intesa come tubero nella quale venivano inserite delle piume, tante quante le settimane di quaresima ed al trascorrere di queste, una alla volta venivano eliminate. Ringrazio il mio amico Fiore S.Barbato per avermi dato la possibilità di utilizzare una sua foto, tra l’altro scattata proprio in zona, a Torca frazione di Massa Lubrense.
Questo è quanto ricorda la mia mamma, ma per quanto riguarda la gastronomia napoletana, nel capoluogo partenopeo il primo giorno di quaresima è di scena la famigerata Pasta e Ceci (Lampp ‘e tuone)

Ceci

La pasta e ceci meglio nota a Napoli come Lampp e ttuone e’ la protagonista indiscussa del primo giorno di Quaresima.
Il nome con cui è conosciuta a Napoli la pasta e ceci è una chiara allusione alle tempeste viscerali provocate da questo legume.

In alcune zone del Salento si prepara una minestra detta Ciceri e trii, in cui la pasta è costituita da una sorta di tagliolini casalinghi a base di sola farina che vengono fritti nell’olio prima di essere gettati a bollire nella pentola di cottura dei legumi fortemente aromatizzati con aglio, cipolla, pomodori, origano e peperoncino.

Questa ricetta è un vero e proprio reperto archeologico della gastronomia sia per il nome, trii, che era il nome che arabi e siciliani davano nel Medioevo ai maccheroni, sia perche le tagliatelle preventivamente fritte ricordano le lagane degli antichi Romani che venivano arrostite su pietre roventi prima di tagliarle a strisce e farle bollire nelle minestre.

In alternativa alle lagane, si puo’ utilizzare quella che a Napoli viene chiamata “‘a pasta ammescata”, qualità che contine vari formati di pasta, in un passato non molto lontano venivano utilizzate le rimanenze dei vari formati in preparazioni come questa, come la pasta e fagioli o la pasta e patate.

Ingredienti:
- gr 300 di ceci
-1 cucchiaino da tè di bicarbonato
-1 dl di olio
- 2 spicchi di aglio
- sale pepe q.b.
- prezzemolo abbondante
- gr 400 g di laganelle(fettuccelle larghe)

Ciceri e Tria

Esecuzione:
La sera precedente mettete a bagno i ceci con il bicarbonato per renderli più teneri.
La mattina dopo sciacquateli e cuoceteli in acqua abbondante e non salata.
Quando saranno cotti e quasi disfatti (occorreranno circa 5 ore a fuoco lento, senza mai far perdere il bollore), aggiungete l’aglio, l’olio precedentemente riscaldato, il sale e il pepe. Se volete, potrete, passarne una piccola quantità.
Aggiungete, se necessario, un po’ d’acqua a bollore che terrete su un altro fornello e calate nei ceci le laganelle spezzettate,.
Qualche minuto prima di togliere la pentola dal fuoco, aggiungete il prezzemolo.

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