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E' inutile versare rum…

Month: aprile 2012

Intervista gastroironica con il dr. Zap

Dr.Zap

Una risata equivale a un minuto di vogatore (allenamento per i muscoli facciali, delle spalle, diaframma e addome) e quindi riduce il rischio di infarto (Williams Fry della Stanford University della California) dal sito del dr.Zap 

Chi non conosce il dr Zap???
Il piu’ grande collezionista di barzellette di tutti i tempi!

La mia conoscenza con Franco Zappulla alias dr.Zap risale agli albori della mia frequentazione dei newsgroup italiani risale per lo meno a dieci anni fa, quando mi affacciavo per la prima volta sul neonato web italiano.

Spieghiamo cosa sono i newsgroup, specialmente per chi ha trovato internet nelle patatine e nell’ovetto kinder e scorazza solo per i socialnetwork come Facebook e Twitter, ignorando un mondo parallelo molto divertente con una sua filosofia di vita: sono  sono forum Internet in cui gruppi di utenti si trovano per discutere di interessi comuni, che possono andare dal software ai fumetti e alla politica, ma a differenza dei messaggi di posta elettronica, che possono essere visualizzati solo dal mittente e dai destinatari specificati, i messaggi dei newsgroup possono essere letti da tutti gli utenti che visualizzano il newsgroup a cui sono stati inviati. I newsgroup hanno un ambito internazionale e gli utenti che vi partecipano possono accedere ad Internet da diversi paesi.
Nello specifico, all’epoca io frequentavo IHU (It.hobby.umorismo) e Zap era uno dei piu’ assidui postatori, ma rimase una entità virtuale, fino a quando un bel giorno, non decidemmo di andarlo a trovare a Bologna.
A testimonianza di questo storico incontro, rimane questa storica fotografia 🙂

ZapIHU a Bologna

Ma veniamo a Zap, di origini siciliane da anni a Bologna dove è stato Docente di pediatria presso l’Universita’ di Bologna (ora in pensione), ghiotto di arancine siciliane.
E’ da molto tempo che lo stavo corteggiando per intervistarlo, e, finalmente, tra un viaggio e l’altro, avendo piu’ tempo a disposizione e conducendo una vita da pensionato, mi ha finalmente accontentata.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Dr.Zap: –  Da buon medico so e ne sono convinto che una buona alimentazione conta moltissimo sempre e non solo per il mio lavoro.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirata/o a qualcosa di gastronomico?
Dr.Zap: –  Per quanto detto prima, direi proprio di no, a meno di non pensare a qualche bimbo, un po’ troppo vivace, da fare al forno con le patatine…

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene

Io, con il mitico Dr.Zap

Dr.Zap: –  Cibi naturali e saporiti

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Dr.Zap: –  Il cibo nel mio lavoro difficilmente e’ artistico. Purtroppo la mancanza di tempo conduce a “mense” rapide e a cibi consumati velocemente nei Congressi scientifici

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Dr.Zap: –  No, uno solo, no. Ma tanti dove ho mangiato bene, sia a Bologna che in giro per l’Italia e il mondo. E non sempre il costo e’ proporzionato alla qualita’. Ci sono semplici trattorie dove si mangia molto bene “naturale” e si paga poco.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Dr.Zap: –  Si’, una volta, quando 6-7 anni fa ho scoperto di avere il diabete e ho dovuto perdere in 2 mesi i 10 Kg di troppo che avevo.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Dr.Zap: –  Se cucinati bene e di buona qualita’ sono uguali, ma forse una leggera preferenza per il pesce (se veramente fresco e non di allevamento)

Dolci

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Dr.Zap: –  Che domande per un diabetico! Tutti, mi piacciono tutti, non riesco a scegliere!

Angie: – Vino?
Dr.Zap: –  Non sono un intenditore e bevo anche pochissimo. Solo un buon vino rosso se c’e’ carne o un buon vino bianco, se c’e’ pesce (ma lo scelgono i miei amici esperti). Comunque mai piu’ di un bicchiere.

Angie: – Il tuo punto debole
Dr.Zap: –  Credo di essere morigerato; molto difficilmente eccedo, tanto e’ vero che ora il mio peso corrisponde gia’ da anni al mio peso ideale, con grande soddisfazione del mio medico dietologo.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Dr.Zap: –  La frutta (di tutti i tipi, soprattutto quella di stagione)

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Dr.Zap: –  Malgrado sia medico e maschio qualcosa in cucina so fare e faccio quelle cose che difficilmente si trovano al ristorante (ad es. le patate al forno cotte nel vino con tanti odori)

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Dr.Zap: –  Mi sembra tutto o quasi tutto. Ad es non ho il coraggio di assaggiare le frattaglie (ad eccezione del fegato che mi piace moltissimo) o le cervella o la coda alla vaccinara o le budella di pecora o roba simile. Vado invece matto per le lumache, e le rane che a pochi piacciono.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Dr.Zap: –  Normale utilizzatore del cibo. Posso stare a digiuno anche per 24 ore di seguito, come e’ successo, senza problemi se posso bere a volonta’.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Dr.Zap: –  Quella ideale e’ poi quella che in effetti faccio. Mentre al lavoro (fino a tre anni fa) me la cavavo con caffe’ e brioche (magari al lavoro), oggi prendo frutta (mela soprattutto), caffelatte con 3 biscotti ai cereali, e marmellata di limoni su una fettina di pane.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?

Macedonia di frutta

Dr.Zap: –  Sono goloso di tantissime cose, ma so contenermi: frutta (grandi macedonie), pasta in tutte le salse, antipasti di tutti i tipi, formaggi, carne o meglio pesce, cereali (ceci, fave, lenticchie, fagioli), verdure crude o cotte, … per non parlare dei dolci e dei gelati

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Dr.Zap: –  Certo, ma con parsimonia. Mi piace il peperoncino, l’origano, l’aglio, il rosmarino, la menta, ecc

Angie: – Limone o aceto?
Dr.Zap: –  Tutti e due mi piacciono, credo sia questione di abitudine scegliere per certi cibi uno e per altri l’altro (sull’insalata l’aceto e sulle patate lesse il limone)

Angie: – Non puoi vivere senza…
Dr.Zap: –  Frutta e pasta

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Dr.Zap: –  Tutti e due; non credo esistano invece cibi afrodisiaci.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Dr.Zap: –  Quella di cui abbiamo parlato prima: le patate al forno che vanno tagliate sottili e poi messe a cuocere su una terrina spruzzando abbondante vino e un filo d’olio di oliva. Gli odori sono (io li metto tutti): peperoncino, origano, rosmarino, aglio (tagliato a pezzi piccolissimi).
A volte aggiungo un petto di pollo che mi serve piu’ da “odore” che da “secondo”. Con il mio forno “combinato” la cottura e’ di 20 minuti

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Dr.Zap: –  “I Segreti del Vaticano” di Corrado Augias, a parte qualche giallo o racconto di fantascienza

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Dr.Zap: –  Tanti autori mi piacciono (Mina, Celentano, Dalla, De Andre, Mannoia, Guccini, Gianna Nannini, Ennio Morricone, e tutta la buona musica sinfonica), ma non mi pare che nessuno mi muova i succhi gastrici

Angie: – Hobby?
Dr.Zap: –  Fotografia, Informatica (ho in casa 3 computer + l’iPad ultimo e naturalmente l’iPhone), Cinema, e viaggi. Inoltre sono un “raccoglitore” o “collezionista” di battute e barzellette (ne ho 76.000 !!!, ma aumentano ogni giorno)

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?

Leon Auguste Adolphe Belly – Ulisse e le sirene

Dr.Zap: –  Non ci ho mai pensato. Forse Ercole? O Ulisse?

Angie: – Qual è il sogno più grande?
Dr.Zap: –  Mi accontento di poco e mi pare di aver realizzato tutti i miei sogni. Mi basta cosi’.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Dr.Zap: –  “Ciao, come stai?”

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Dr.Zap: –  Se con una bella testa e delle belle tette, direi di si’

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Dr.Zap: –  Gli ARANCINI  siciliani !!! (ma fatti come li faceva la mia mamma)

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Dr.Zap: –  Nel senso di cucina regionale, certo!

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Dr.Zap: –  La pizza o una qualsiasi pasta, per es. quella piu’ semplice e piu’ buona, quella al pomodoro e basilico

Angie: – Dopo la cucina italia, ce n’e’ qualcuna internazionale che  preferisci? Se si’, quale?
Dr.Zap: –  Di quelle europee direi di no, quella italiana con tutte le sfumature regionali, e’ di gran lunga la migliore. Mi trovo bene anche in Grecia e in Turchia (verdure e pesce)

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Dr.Zap: –  A godermi la pensione: riposo e hobby con i viaggi (sono da poco tornato dal Peru’ e dalla Turchia. Per l’estate mi aspetta la Grecia, per l’autunno il Marocco e per l’inverno il Myanmar

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Dr.Zap: –  Neutro. Se mi trovo a tavola con dei bei cibi mi piace starci, specie se in compagnia di amici. Ma se mi sto dedicando ad altro non ci penso.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi,  Di Pietro,  Mario Monti?
Dr.Zap: –  A tutte quelle cose di cui ho parlato prima che non mi piacciono (non alle lumache che invece mi piacciono tanto)

Caldarroste

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Dr.Zap: –  Da piccolo in assenza dei miei genitori mi cucinai delle castagne (caldarroste), ma tante che stetti male da non poterle vedere per piu’ anni. Poi  mi e’ passata…

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Dr.Zap: –  “Carpe diem”, ma vanno bene anche orate, persici, dentici e cernie.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Dr.Zap: –  D: Dai una mano a tua moglie in cucina?
R: Certo, spesso le do una mano… sotto la camicetta

DrZap alias Prof. Franco Zappulla


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Il Bussolano del Capitano: il dolce di Biagio dell’Orso

Mantova - Palazzo del Podestà

“Quando quella mattina Biagio dell’Orso si recò al palazzo del Podestà trovò Gio Morisco e le altre guardie intenti a tagliare a fette un dolce. Avevano l’aria particolarmente soddisfatta.
«Buongiorno, capitano!» lo salutò allegro Morisco.
«Buongiorno a tutti! Cosa vi è successo? Di solito la mattina siete di pessimo umore e stanchi morti.»
«Niente di diverso dal solito. Avevamo fame e allora…gradite un pezzo di dolce?».
Il bargello gli porse una grossa fetta di bussolano, Biagio stava per prenderla quando sentì un forte fracasso arrivare dalle prigioni.
«Chi avete arrestato stanotte?». Senza aspettare una risposta, salì a due a due i gradini della stretta scala che portava al primo piano. Uno dei carcerati stava dando dei pugni contro la porta della cella. Scostato lo spioncino, si trovò davanti la faccia di Benedusi che

Stemma Gonzaga

tra le due sbarre di ferro sembrava ancora più storta. Gli occhi cerchiati di blu e talmente gonfi che a malapena si vedevano le pupille,
sullo zigomo destro e sulle labbra aveva dei tagli coperti di sangue rappreso.
«Capitano, voglio uscire di qui! Fatemi uscire, non potete tenermi rinchiuso qui dentro!».
Biagio dell’Orso assunse un’aria di circostanza, sforzandosi di nascondere la sua soddisfazione.
«Prima devo verificare di cosa siete accusato e poi si vedrà.»
«Non ho fatto niente! Sono stato aggredito! Fatemi uscire!».
Chiuso lo spioncino sulla brutta faccia del Benedusi, raggiunse il bargello che si stava tagliando la seconda fetta di dolce.
«Allora? Cosa è successo al povero signor Benedusi?».
«Siamo dovuti intervenire per sedare una rissa nella quale c’era anche lui, anzi sono sicuro che è stato lui a scatenarla…».
Il capitano alzò le sopracciglia, ma preferì non commentare.
«Benedusi era tanto ubriaco che è caduto» intervenne una delle guardie.
«Deve essere caduto molte volte per essersi ridotto in quel modo!» osservò Biagio.
«Sì, capita di inciampare nei sassi! Di notte…» commentò Gio Morisco guardando in alto, nell’angolo più lontano della stanza.

Le righe nere della vendetta

«Ma sta zitto e dammi una fetta di dolce! Quanto pensi che potremmo tenerlo dentro?».
«Io ce lo terrei un centinaio d’anni, ma ho paura che riusciremo a trattenerlo sì e no qualche giorno» rispose il bargello stappando una una bottiglia.
Biagio, con la bocca piena di bussolano, stava considerando se accettare o meno il bicchiere di vino bianco che gli veniva offerto di mattina presto, quando la stanza si oscurò.
…”

Le Righe nere della vendetta – Tiziana Silvestrin

Il Capitano di Giustizia, Biagio dell’Orso, è realmente esistito, a Mantova esistono dei documenti che portano la sua firma, e. Tiziana Silvestrin nei suoi romanzi ha dato vita ad un uomo affascinante, che lotta contro l’ingiustizia e si prodiga per aiutare i meno fortunati.
In questo passo da me riportato, tratto appunto da: Le Righe nere della vendetta, si parla del Bussolano, tipico di Mantova.
E’ un dolce che veniva sfornato a Mantova già nel XVI secolo, ed è nell’elenco dei prodotti realizzati a quell’epoca dai panettieri, ottimo quello con l’uva fragola fresca.
In origine veniva sempre dolcificato con il miele, lo zucchero di canna è apparso in Europa
durante il Medioevo ed era considerato una spezia.

Bussolano con uva bianca e nera

Nel Rinascimento, quando entrò a far parte degli ingredienti della cucina, aveva un costo elevato ed era utilizzato esclusivamente dai nobili e dai ricchi.
Nella sua versione classica, questa ciambella era anche durissima, perché all’epoca non esisteva il lievito chimico, che oggi viene aggiunto per renderlo più morbido, ed è proprio a causa di questa sua consistenza che veniva degustato sempre accompagnato con il vino, spesso inzuppato nel vino stesso.
La forma può essere a ciambella classica col buco oppure a panetto rettangolare.
Di seguito le due versioni per la preparazione del Bussolano che ho scovato in rete, e precisamente sul sito di “Mantovanotizie”
Prima quella più antica, poi quella in uso oggi, una variante meno “dura”.
Ricetta Tradizionale del Bussolano
Ingredienti:
– 400 gr. di farina bianca
– 150 gr. di zucchero
– 150 gr. di grasso
– due uova
– aromi

Esecuzione:
In una terrina mescolate tutti gli ingredienti. Il composto, relativamente asciutto, va impastato accuratamente.
Formate una ciambella sulla piastra del forno, senza stampo, e cuocete infornando a forno ben caldo (170°c) per 30-40 minuti. (Oggi viene bene in forno ventilato).

Ricetta Bussolano nella Versione più Morbida

Ingredienti:
– 400 gr. di farina bianca
– 150 gr. di zucchero
– 150 gr. di burro
– due uova
– 50 gr. di latte
– aromi
– lievito chimico

Bussolano Mantovano

Esecuzione:
Lavorate il burro o se preferite margarina) con lo zucchero, ed aggiungete  i tuorli, uno per volta e poi la farina. Aggiungete il latte: quanto basta per legare il composto. Per ultimo aggiungete gli albumi montati a neve. Per la cottura si procede come sopra.
Note:
Come aroma si può scegliere ciò che si preferisce: il più diffuso era un bicchierino di liquore all’anice, ma va bene qualsiasi cosa (scorza di limone grattuggiata o vaniglina, ad esempio).
Oggi la proposta corrente è il burro, una volta era lo strutto e, prima ancora, quando anche lo strutto era un lusso, si usava il grasso che il cotechino liberava durante la cottura (e gli aromi delle spezie che condivano il cotechino erano l’unico profumo del dolce). Oggi si può sostituire al burro la margarina vegetale, alcuni usano un bicchiere di olio d’oliva.
—> Intervista gastronomica a Tiziana Silvestrin

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Intervista Gastronomica a Tiziana Silvestrin

Tiziana Silvestrin

Nei racconti che scriveva da ragazzina i suoi personaggi vivevano nelle giungle descritte da Salgari, da Burroughs  o da Kipling ed un giorno queste storie che sognava ha cominciato a scriverle sul serio, racconti brevi, offerti ai suoi amici, che ovviamente apprezzano e sono i suoi primi lettori.

Ma nel frattempo Tiziana Silvestrin si mette a recitare ed entra a far parte di una compagnia di teatro amatoriale dove aveva iniziato  a scrivere commedie.
All’università scopre di avere un grande passione per l’arte e  per la  storia ma sui libri compaiono sempre i grandi personaggi, le loro conquiste, i loro delitti e le loro passioni, mentre  mai si descrive la gente qualunque, cosi’ si domanda come mai quando Giulio Cesare conquistò la Gallia, non aveva con sé neanche un cuoco?

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Una ricetta dedicata all’America’s cup 2012: Riso Cozza Rossa di Enzo Criscuolo

Napoli 2012

Come tutti sapete Napoli ha ospitato a partire dal 7 aprile le regate dell’America’s Cup World Series con la prima partecipazione del nuovo AC 45 Luna Rossa (poi toccherà a Venezia).
Il percorso di regata si è svolto vicino al lungomare di Via Caracciolo, ed il centro città è divenuto platea dello scenario agonistico.
Luna Rossa Piranha ha anche vinto l’ultima regata.
Anche noi vogliamo omaggiare napoli e la competizione, è un omaggio tutto gastronomico, realizzato dal mio amico Enzo Criscuolo che da molti anni vive lontano da Napoli, e precisamente a Ginevra,  in Svizzera.
In queste foto una sua creazione: Riso Cozza Rossa – Omaggio all’evento America’s Cup a Napoli.
Per ammirare le sue prelibatezze, vi invito a visitare il suo profilo FB 

Riso Cozza rossa

La ricetta di Enzo:
Ingredienti:
– 1 kg di cozze
– 320 g di riso
– 2 spicchi d’aglio
– olio d’oliva extravergine q.b
– 400 gr di pomodorini

Esecuzione:

Riso cozza rossa…da un’altra prospettiva

Normalmente rivedo i testi delle ricette che propongo, ma stavolta, proprio qui, nella parte esecutiva, mi piace lasciare la spiegazione del buon Enzo, che, mi sembra molto chiara ed esplicativa:
“ho fatto aprire le cozze in aglio ed olio bollente, ho filtrato il sugo e messo tutto da parte. Poi ho fatto soffriggere altro aglio ed olio di oliva ed ho fatto tirare dei pomodorini, dopo ho aggiunto le cozze con il brodo. Con questo brodo ho fatto andare il riso in padellaper 20 minuti, poi apposta l’ho reso più brodoso! Et voila ;)”

Allora, in un pomodoro ho fatto sei intagli regolari verticalmente, poi ho sbollentato il pomodoro ed ho tolto la buccia gentilmente, le più belle “vele” le ho messe tra due fogli di carta forno e fatte essiccare una decina di minuti nel forno a 100 gradi, dopo ho fatto raffreddare. Ecco “le vele” sono dritte e pronte ad essere montate, così ho fatto un’intaglio nella cozza e fissata la vela. Naturalmente per riuscirle benino queste barchette, ho dovuto ripetere l’esercizio più volte baci

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Leggende e Tradizioni di San Patrizio

San Patrizio cade il 17 di marzo giorno della sua morte,  e come è ben noto, viene festeggiato da tutte le comunità irlandesi del mondo, oltre che nella nazione di cui è patrono insieme a Santa Brigida e a San Columba di Iona.

Il fiume Hudson in occasione dei festeggiamenti di san Patrizio

Il verde trifoglio  è il suo colore ed è anche la gradazione usata nella bandiera dell’Irlanda, ed è per questa ragione che è anche chiamato verde irlandese.

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Intervista Gastronomica ad Ugo Ciaccio

Ugo Ciaccio

Ugo Ciaccio, nasce a Napoli, dove attualmente vive e lavora l’11 ottobre 1969, una laurea, nel 1996 in Scienze Biologiche alla Federico II di Napoli.
Ma Ugo di fare il biologo  non ne vuol sapere e cosi’, di professione fa il programmatore informatico e dal 2004 collabora come grafico con più case editrici napoletane.
Non tutti sanno che è anche un appassionato collezionista di libri rari, e riproduce testi antichi utilizzando le tecniche dell’epoca.
Ha infatti seguito dei corsi per il restauro librario a Siena e a Roma per il lavoro in redazione e di approfondimento sul libro antico e moderno per librai, bibliofili e bibliotecari.
Ovviamente anche lui è stato uno dei frequentatori del laboratorio di scrittura umoristica dedicato ad Achille Campanile, tenuto a Napoli da Pino Imperatore ed Edgardo Bellini, di cui più volte abbiamo parlato in queste pagine.
Ha pubblicato racconti in antologie curate dai seguenti editori:
Graus e Boniello, Napoli; Kairós, Napoli; Giulio Perrone editore, Roma; Larcher, Brescia; Cento Autori, Napoli; Albus edizioni, Napoli; Boopen(Led), Napoli.

Nekros

Nekros, è il suo primo romanzo edito da Bietti (Milano) ed è del marzo 2011 e sul sito  creato per pubblicizzare il libro vi è la possibilità di condurre un’indagine in prima persona, si tratta di una vera è propria investigazione interattiva:

Ma vediamo Che cos’è Nekros? È il primo dei tre libri che compongono il Necronomicon.
Ma cos’è il Necronomicon? Esiste davvero? O è solo una mistificazione, un’invenzione letteraria, un’idea meravigliosamente diabolica?
È attorno a questi interrogativi che si snoda la vicenda del romanzo, un noir napoletano che conduce il lettore nelle budella della città di Partenope, nel suo corpo e, soprattutto, nel suo sangue. continua…

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Ugo: – Scrivo spesso dopo cena e la mia capacità di ragionamento è inversamente proporzionale a quanto mi abboffo.

Angie: – Quanto influisce la gastronomia nel tuo lavoro giornaliero, ti sei mai ispirato ad essa in quello che fai quotidianamente?
Ugo:- Il cibo è fondamentale per il mio lavoro: mi tiene in vita; ma difficilmente mi ispiro a esso se non mentre faccio la spesa.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene.
Ugo:-Significa mangiare poco e variare molto.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Ugo:- La mia prima occupazione è quella del programmatore, ma la maggior parte del tempo libero la passo a programmare un lavoro alternativo.

Angie: – Se non avessi esercitato la professione che svolgi attualmente cosa ti sarebbe piaciuto fare?
Ugo:- Il padrone di casa: molti soldi, poca fatica.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?  Se sì, dove?
Ugo:- La Briglia, dalle parti dello stadio Collana. Ha appena chiuso.

Angie: – Sei mai stato a dieta?
Ugo:- Sono sempre a dieta, più che altro perché odio assecondare i miei desideri.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Ugo:- Sono per l’alternanza, in questo momento avrei voglia di carne. Ora di pesce. Adesso ancora carne. E ora sono alla frutta.

Torta alla panna

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Ugo:- Un dolce elementare come quelli delle feste alle elementari: tanta panna, crema e niente alcool; perché come ho detto non amo assecondare i desideri.

Angie: – Vino?
Ugo:- Cazzo. Ho detto niente alcool!

Angie: – Il tuo punto debole
Ugo:- Pane e prosciutto alle quattro del mattino. Ma solo se mancano i cigoli.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Ugo:- Prosciutto crudo e formaggi vari. O meglio, non dovrebbero mancare ma mancano sempre, dalle quattro del mattino in poi.

Angie: – L’aspetto che ti attira di più del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Ugo:- È bello l’atto della creazione, e poi è sempre affascinante comporre qualcosa in grado di dare piacere. Forse è lo stesso motivo per cui vale la pena scrivere.
Mi piace cucinare i fagioli alla messicana, è un piatto semplice di cui però bisogna prendersi cura da quando si mette sul fuoco la pentola a quando la si porta a tavola.

Angie: – Quello che ti piace mangiare?
Ugo:- La carne mi piace tanto, anche cruda. Da piccolo amavo la macelleria per l’odore del sangue di manzo.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Ugo:- Composto e distaccato, ma solo apparentemente.

Timballo di maccheroni in crosta

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Ugo:- Sono un amante del timballo di maccheroni: uno spesso strato di pasta frolla dolce piena di pasta al forno e carne.
Quando qualcosa non mi piace mi convinco che è un mio limite e insisto fino a cambiare gusto. Ma non mi sforzo se il piatto è cucinato male o con sciatteria.

Angie: – La cucina è fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Ugo:- Frittata di cipolle. L’odore della frittata di cipolle vuol dire tante cose: gusto, cambiamento di gusto (prima non mi piaceva) ricordi e casa. La frittata di cipolle che ricordo con più affetto è quella cucinata dal mio amico Marco, ma ora vive troppo lontano per prepararmela.

Angie: – Caffè?
Ugo:- Sì grazie.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Ugo:- Nutrirmi. Ma basta una flebo.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare.
Ugo:- Senz’altro saper cucinare, o almeno provarci: mi è andata sempre bene, anche quando ho fatto pasticci in cucina.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Ugo:- Risotto con la carne: fare soffriggere carne macinata, magari di Chianina, con aglio, cipolla e carote tritate. Si fa rosolare il riso con un goccio di vino bianco e si tira con il brodo. Si serve con parmigiano.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Ugo:- Artico di James Rollins

Angie: – Il pezzo musicale che ti mette in moto i succhi gastrici…
Ugo:- Angel of Death degli Slayer: mette in moto i succhi gastrici e ti buca lo stomaco.

Angie: – Un film?
Ugo:- Un film che mi fa venire fame? Fantozzi contro tutti per la scena delle polpette durante la dieta forzata. Riassume una serie di piaceri magici: mangiare, farlo di nascosto e trasgredendo a un divieto.

Angie: – Hobby?
Ugo:- Falsificare libri antichi.

Teseo e il Minotauro

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Ugo:- Amo il manzo e quindi il Minotauro, anche per la sua innegabile affinità con le vacche.

Angie: – Dici parolacce?
Ugo:- Porca vacca!

Angie: – hai qualche rituale scaramantico, se sì quale?
Ugo:- No.

Angie: – Segui il calcio? La squadra per cui tifi?
Ugo:- Non amo il calcio ma mi piacerebbe, tanto che ho indirizzato mio nipote alla carriera calcistica a soli tre anni, gli ho comprato la maglietta di Hamsik a quattro e oggi che ne ha cinque è tifoso del Napoli. Io no.

Angie: – La frase che dici più spesso?
Ugo:- “Ho capito” la dico tanto spesso che vorrei essere più stupido per dirla di meno.

Angie: – Cosa invece ti dicono più spesso?
Ugo:- “Hai capito?”, tanto che vorrei che gli altri avessero più fiducia nelle proprie capacità espositive o nelle mie capacità intellettive.

Angie: – Qual è il tuo sogno più grande?
Ugo:- Essere felice.

Angie: – Qual è la cosa che ti fa più arrabbiare
Ugo:- La stupidità.

Angie: – Ti fidanzeresti con uno/a chef?
Ugo:- Assolutamente sì! Sia con l’uno sia con l’altra.

Insalata di pollo

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Ugo:- Insalata di pollo, non mi piaceva un gran ché ma, proprio per questo, mia madre inventava un sacco di giochi per invogliarmi a mangiarlo, e ci riusciva.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Ugo:- No. Io preferisco la pizza milanese alla napoletana e la carbonara fatta in qualsiasi ristorante di Napoli è superiore alla media di quelle che ho provato a Roma. Sono per uno scambio costante delle ricette e delle esperienze.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Ugo:- Garibaldi alla pizzaiola.

Angie: – Tradizione o Innovazione
Ugo:- La tradizione è noiosa e l’innovazione spesso inutile. Preferisco scegliere tenendo conto della sola funzionalità.
La prima la lascerei ai nostalgici la seconda ai possessori di un iPad.

Big Mac

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’è n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?
Ugo:- Viva il Big Mac! Tanto buono quanto tossico. Comunque mangio qualsiasi cosa, proveniente da qualsiasi paese.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Ugo:- Un po’ salato ma saporito.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Ugo:- Ho quasi terminato la correzione del nuovo romanzo e sto per iniziare il successivo.

Angie: – A quale piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Ugo:- Berlusconi a un’aragosta condita con la maionese: puoi avere il meglio ma hai dei gusti di merda.
Di Pietro lo assocerei alla bagnacauda, perché non ha paura di essere isolato quando apre la bocca.

Angie: – La cucina ha mai deluso le tue aspettative?
Ugo:- Sì, quando sì è rotto un cassetto dopo essermici seduto sopra; non era una Scavolini.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Ugo:- Non cercare di dare risposte a domande troppo grandi.

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Ugo:- Qualcuno leggerà mai questa intervista fino alla fine?
Non io.

Angie: – Dopo questa intervista, ti è venuta fame?
Ugo:- Dopo quarantasei domande mangerei anche l’aragosta con la maionese.

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Mozartkugeln – Le Palle di Mozart

Mozartkugel - Palle di Mozart

Tutti conosciamo l’Austria per la Sacher Torte, ma i golosastri e gli amanti sia del buon cioccolato che del pistacchio, conoscono le anche non meno famose Mozartkugeln, letteralmente “palle di Mozart”, che detto cosi’, non è che sia una cosa raffinatissima, e perdonerete sicuramente lo spensierato calembour, soprattutto se già avete avuto modo di leggere qualcosa in riferimento alle impertinenze, anche verbali, del musicista di Salisburgo e della sua grande passione per i pastiche linguistique, soprattutto se con allusioni erotiche.
Il termine teutonico non è dei più facili da pronunziare, per cui alla faccia del bon ton e dell’etichetta poco ci importa di chiamarle col loro nome tedesco, Mozartkugeln, sicuramente originale e molto musicale, ma a noi basta degustare le deliziose “palle” di marzapane e cioccolato, per sentirci in pace con il mondo e un po meno con le diete.
Gli ingredienti principali sono: il marzapane, i pistacchi, la crema di nocciole e la copertura di cioccolato fondente di ottima qualità.

Wolfgang Amadeus Mozart

Sono un’invenzione della antica e centralissima pasticceria Fürst che trovasi li’, nientepopodimenoche dal 1890, e furono realizzate per commemorare il centenario della morte del musicista (avvenuta nel 1791).
Fu il creativo Paul Fürst ad inventarle, pasticciere di Salisburgo, formatosi a Vienna ma che dimenticò di “brevettarle” per proteggerne la ricetta (a danno di Norbert suo pronipote, tuttora vivente).
Così, da quella data, Wolfgang Amadeus Mozart è famoso non solo per la sua musica immortale, ma anche per le sue… palle. Ebbene sì, le palle di Mozart (Mozartkugeln) sono dei gustosissimi cioccolatini esportati in più di 50 paesi nel mondo (pare ne siano vendute finora nel mondo 1.500.000.000).

Nell’anno 1996 la suprema corte di giustizia austriaca ha deciso che il pronipote di Paul Fürst, Norbert, non poteva avere il monopolio sul nome Mozartkugeln, ma è l’unico a poter utilizzare l’attributo originale.

ORIGINAL SALZBURGER MOZARTKUGEL

Ma Vediamo come viene realizzata questa bontà a base di marzapane, crema di torrone ed un cuore di pistacchio, il tutto ricoperto da cioccolato fondente: il cuore verde di pistacchio e marzapane viene infilato su di un bastoncino di legno, viene avvolto da una crema di nougat.
Successivamente, le nostre belle sfere, vengono intinte nel cioccolato fondente ed il bastoncino viene poi poggiato su un asse per far si’ che la pralina si possa asciugare
Il bastoncino viene poi sfilato ed il foro viene imbottito con il cioccolato; infine il cioccolatino viene avvolto in carta stagnola (quella originale è argentata con la scritta blu di Fürst “Original Salzburger Mozartkugel”).

La dicitura “original” viene negata alle altre grandi aziende, come Nestlé e Reber, poiché le loro creazioni non sono artigianali ma il loro delizioso dolcetto viene prodotto in grandi quantità per soddisfare l’enorme domanda in maniera industriale.
Herr Fürst possiede quattro negozi a Salisburgo, dove vende i suoi “Mozartkugeln” originali e con tre dipendenti produce più di un milione di questi cioccolatini all’anno. Un suo cioccolatino costa più di un Euro, mentre quelli degli altri produttori normalmente costano tra i 50 e i 70 Cent.
Mozart nomina spesso il cioccolato, nei suoi scritti privati e nello stesso Don Giovanni.

Fürst a Salisburgo

Onore dunque (e gloria, parafrasando un verso del Don Giovanni) a Paul Fürst, per avere pensato al grande musicista inventando questa prelibatezza ed rendendogli omaggio con il suo nome, una goduria gastronomica che si sposa dolcemente con il suo repertorio musicale regalando ancora più prestigio alla città di Salisburgo, tra le principali mete turistiche d’Europa e di gran lunga la più visitata al mondo fra le patrie dei grandi musicisti della storia.

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Intervista Gastronomica a Ferdinando Maddaloni

Ferdinando Maddaloni

Conosciuto al grande pubblico, per aver interpretato  il ruolo del PM Menale ne “La Squadra”, ma Ferdinando è un’artista poliedrico, è anche scrittore, regista, autore ed actor’s coach.
Terminati gli studi liceali frequenta dopo i preziosi insegnamenti di Zietta Liù frequenta la scuola di Teatro La Scaletta di Roma diretta da G.Diotajuti; Negli anni successivi recita per alcune compagnie teatrali e in varie fiction televisive. Quindi rispolvera il cosiddetto teatro canzone scrivendo spettacoli che interpreta in giro per le piazze.
Nel 2008 scrive il libro Cinema e recitazione: dalla chiassosa arte del silenzio all’improvvisazione televisiva”, pubblicato da Liguori Editore (ISBN 8820741598).

Nel 2011 riceve il premio “Cremanum d’Argento 2011” quale riconoscimento al cittadino sangiorgese che più si é distinto nel campo delle Arti e dello Spettacolo.
Ulteriori informazioni ed approfondimenti su Ferdinando, li potrete trovare qui

Ferdinando Maddaloni da voce al “Capitano” al Cimitero delle Fontanelle a Napoli

Ho avuto modo di conoscere Ferdinando in occasione della visita guidata organizzata al Cimitero delle Fontanelle, dove in un suggestivo palcoscenico, il buon Ferdinando ha dato voce al “Capitano” nella lettura di uno dei capitoli più belli ed intensi di Benvenuti in Casa Esposito, di Pino Imperatore edito da Giunti.
Ed in quell’occasione abbiamo avuto modo anche di disquisire di gastronomia, ma io ho avuto la vaga sensazione chissà perche’, volesse prendermi in giro, soprattutto con la questione del “criscito” che io sto allevando, come fosse mio figlio, dal 15 dicembre 2011, e con cui quest’anno mi son cimentata anche nella realizzazione dei casatielli pasquali.
Ma veniamo a noi, anzi a lui, ed una piccola considerazione personale: è un peccato che un uomo cosi interessante, sia una cosi’ buona forchetta, ed è cosi’ negato per le arti culinarie! 

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Ferdinando: – Se per buona alimentazione si intendono cibi insipidi e acalorici , conta molto poco. Se invece si intende alimentazione buona ossia ottime pietanze che gravano sul fegato ma anche aiutano l’estro e la fantasia e  ollevano il morale allora è fondamentale per il mio

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Ferdinando: – Si quando lavoravo in una soap mi ispiravo molto al termine zuppa

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Ferdinando: – Non conosco il termine inglese ma in napoletano per me mangiare bene si traduce in  scofanarsi.

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Ferdinando: – Tante ma avrei preferito avere un bel curriculum da chef o magari emulare mio zio pasticciere

‘A figlia do marenaro

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Ferdinando: – A Napoli non c’è discussione A figlia do Marenaro

Angie – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Ferdinando: – Coca cola senza caffeina …manca sempre tutto!!!

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Ferdinando: – Quanto mi piacerebbe poter rispondere ma io non so assolutamente cucinare e per uno cui piace tanto mangiare come me è una vera maledizione

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Ferdinando: – tutto

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Ferdinando: – Senza dignità

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Ferdinando: – Caffè, latte e biscotti….in vacanza i primi giorni provo anche a mangiare quello che offrono al buffet ma poi desisto…il salmone dopo il caffè è una bestemmia!!

mozzarella di bufala

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Ferdinando: – Mozzarella di bufala. La lingua in salmì

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno
preferito?
Ferdinando: – Si il dolce profumo del ragù

Angie: –  Limone o aceto?
Ferdinando: – Limone!!!!!

Angie: – Non puoi vivere senza…
Ferdinando: – Il pane napoletano che a roma non si trova, ma per fortuna esistono i congelatori…

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te
conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper
cucinare
Ferdinando: – Visto quanto affermato per sedurre una donna punterei su altre capacità…
Una sera ho invitato una donna a casa mia e le ho preparato dei piselli…non ricordando se dovevo far soffriggere l’aglio o la cipolla ….chiaramente ho optato per l’aglio…non so perché poi sia diventata mia moglie…forse per misericordia

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Ferdinando: – Perché devo farli stare male!!! comunque ora suggerirei melanzane a funghetto ad libitum

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Ferdinando: – Cinema e recitazione di Ferdinando Maddaloni

Ligabue

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Ferdinando: – Anche il suono del campanello di casa! Comunque per essere serio qualsiasi canzone di Ligabue

Angie: – Hobby?
Ferdinando: – Visto che cinema teatro musica arte rientrano nella mia sfera lavorativa, il mio hobby è il Napolicalcio

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Ferdinando: – Visto che non esiste il dio del cibo, vorrei essere donna per essere  Uke Mochi  la dea del cibo chiaramente!!

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Ferdinando: – Fare il criscito e poi una pizza tutta fatta con le mie mani …e mandare al diavolo per una volta quelle surgelate….ma è veramente un sogno!!
Insomma imparare a cucinare bene…

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Ferdinando: – Non è possibile che una buona forchetta come te, che vive da solo, non sappia cucinare

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Ferdinando: – No per il mio bene e quello della mia salute

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Ferdinando: – le stelletelle al pomodoro

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Ferdinando: – Qualsiasi piatto preferisca bossi , viene da me destato per principio.
Certo che esiste ma io vieterei l’esportazione dei nostri piatti migliori in tutte le case di coloro che si professano leghisti

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Ferdinando: – Gnocchi (bianchi) sugo (rosso) ed una fogliolina di basilico(verde) ma solo per il colore …poi la scarterei subito

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che
preferisci? Se si’, quale?

kroshka Kartoshka

Ferdinando: – Quella russa…adoro le loro kroshka Kartoshka , patate ripiene e impazzisco per  la minestra di borsh

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Ferdinando: – Sto preparando una bella Pasqua ricca di calore e calorie per i miei piccoli amici di Beslan che raggiungerò a Pasqua

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista
prettamente gastronomico?
Ferdinando: – insaziabile

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Ferdinando: – Berlusconi :pizza chiena-(dagli ingredienti indistinti) Di Pietro casatiello

Ferdinando Maddaloni

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Ferdinando: – Quando cucino io è un tradimento continuo all’arte culinaria

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Ferdinando: – Recito ergo sum

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Ferdinando: – Ma perché invece del liceo scientifico e dell’università di lettere non ho fatto
Culinaria? Perché poi sarei stato un pessimo chef e non un’ottima forchetta!!

Approfondimenti: l’Intervista di Ferdinando rilasciata al “Mediano”

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Intervista Gastronomica ad Antonio Menna

Antonio Menna

Antonio Menna nasce a Potenza, e ci rimane fino alla tenera età di dieci anni per trasferirsi successivamente a Marano di Napoli, si laurea in Scienze Politiche e, dal 1991 è iscritto all’ordine dei giornalisti ma è dal 1998 che scrive sui giornali.
Vive tra Roma e Napoli.
Ha pubblicato quattro libri. Una piccola raccolta di racconti (“Ti lascio perché non mi ami più”, 2007) e due romanzi (Cocaina & Cioccolato, 2007; Baciami molto, 2009).

La sua ultima fatica letteraria è del 2012, se ne è parlato molto ed è già alla sua seconda edizione. Il titolo è “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” ed è edito da Sperling & Kupfer.

Con alcuni racconti ha ricevuto premi, riconoscimenti e pubblicazione di cui va molto fiero:La notte è un lampo (finalista al premio Il racconto nel Cassetto 2005), Il passo perduto (terzo al premio Il racconto nel cassetto 2007), La controra (finalista al premio Parole in corsa 2007), Inchiostro (terzo al premio Letti in un sorso 2007), Carbonita (finalista premio Lama e Trama 2010).

Se Steve Jobs fosse nato a Napoli

Il racconto L’Augusto è stato portato in scena al Teatro Nuovo di Napoli nel 2011 con lo spettacolo Italian Kamikaze.
Per maggiori informazioni e curiosità vi invito a visitare il suo Blog

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Antonio: – Il mio lavoro è stare seduto davanti a un computer, ahimè. Ed è la cosa peggiore. Mangi di tutto, dalle unghie alle patatine. In modo compulsivo. Cioè, mangi e non lo sai. Dovrei privarmi di qualunque snack. Ma se lo faccio, muoio. Fisicamente. Ne sono sicuro.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Antonio: – Mi è capitato di scrivere sotto alcol. Psichedelicamente. Ma non è stata una buona idea. La scrittura vuole disciplina. Però il raptus è utile. Se passi al setaccio le parole, da sobrio, rimane qualcosa.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Antonio: – Adesso dico una cosa che nessuno ammette mai. Per me mangiar bene significa mangiare assai. Io mi devo saziare. E ce ne vuole. Se non mi sazio non sono soddisfatto. Devo alzarmi da tavola che scoppio.

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Antonio: – Sono un giornalista, collaboro con alcuni giornali, mi occupo di uffici stampa e di comunicazione, ma la mia passione è la scrittura creativa. Scrivo racconti e romanzi. Ho pubblicato quattro libri. Una raccolta di racconti e tre romanzi. L’ultimo, per Sperling & Kupfer, si intitola “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”.

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Antonio: – Uno solo? Ne ho diversi. Ne ho uno in ogni città. E ne ho uno per ogni pietanza. A Napoli ne ho uno per la pizza, uno per la carne, uno per il pesce, uno per i formaggi, uno per la birra, eccetera eccetera.

Parmigiano Reggiano

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Antonio: –  Nel mio frigo non manca mai, o quasi, un pezzo di parmigiano reggiano. Nella dispensa cerco di non farmi mai mancare l’olio extravergine di oliva e il pane.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Antonio: – Non sono bravo a cucinare. Piuttosto io cuocio. Cioè, prendo una cosa e la cuocio. La cucina è un’altra cosa. E’ dosaggio, è cura. Io so solo cuocere. Una cosa, però, la so fare, ed è la pizza. Nel senso proprio dell’impasto. Faccio una pasta di pane perfetta. E una margherita con provola che è molto apprezzata.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Antonio: – Io prediligo le quattro P. Pane, pasta, pizza e patate. Il peggio (la quinta p).

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Antonio: – Instancabile.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Antonio: – La colazione ideale, per me, è dolce. Un caffè, un bicchierone di latte freddo molto scremato e senza zucchero, biscotti secchi fatti in casa. E’ quella che provo a fare ogni mattina.

Pizza

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Antonio: –  La pizza. Odio il pomodoro. Anche solo l’odore. Intendo, il pomodoro fresco, a pezzi, coi semi, all’insalata, i pomodorini, i pachino, eccetera. Odio totale. Riesco a mangiare la passata, ma deve essere passatissima, e molto, molto, molto cotta.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Antonio: – Mi commuovono gli odori che salgono dai forni.

strong>Angie: – Limone o aceto?
Antonio: – Limone.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Antonio: – Pane. Pizza.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare

Antonio: – Io trovo un legame forte tra l’alcol e la sensualità. L’alcol più che il cibo. Ho un rapporto col cibo più da convivio di gruppo, che non intimo; più affettivo che erotico. Sarà che lo collego alla famiglia, alla cucina con mia mamma, mio padre, e tutti noi in quella nube di odori. Ma è una mia modalità. La mia fidanzata cucina benissimo, e io vado in estasi ogni volta che lei è ai fornelli. In questo senso è lei che seduce me costantemente.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Antonio: – Ho un segreto per fare la pasta della pizza perfetta. Ma non lo dico. Mangiatevi una scaloppina di petto di pollo. Passatela nella farina, buttatela in padella, rotolatela un po’ nell’olio e quando si è quasi cotta, buttateci tantissimo limone. Verrà molto saporita.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Antonio: – Terracarne di Franco Arminio.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Antonio: – I miei succhi gastrici sono sempre in moto!

Angie: – Hobby?
Antonio: – Scrivere, scrivere, scrivere, leggere, leggere, leggere. Poi andare al cinema. Una volta giocavo a pallone e correvo.

William Bouguereau – Omero e la sua guida 1874

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Antonio: – Omero. Per la miopia. E la mania di scrivere cose troppo, troppo lunghe.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Antonio: – Ritirarmi sulla mia isola preferita e vivere solo scrivendo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Antonio: – Che sono scontroso, arrogante e antipatico. Ma sono solo timido.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Antonio: – Perchè no?

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Antonio: – L’insalata di patate e peperoncini piccanti fritti.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Antonio: – Ogni regione ha i suoi piatti ma non parlerei di federalismo. Il cibo parla una sola lingua.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Antonio: – Il cappuccino.

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Antonio: – Mangio sempre molto bene in Francia. Tra la baguette e i formaggi e la viennoiserie , posso anche restare lì tutta la vita.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Antonio: – Una ristrutturazione quasi finita, una casa pronta ad accogliere me e la mia fidanzata nel cuore di Napoli, l’arredamento da completare, una scelta di vita.

Baguette e formaggio francese

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Antonio: – Passionale.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Antonio: – Berlusconi è un soufflè. Di Pietro è un pezzo di pane cafone.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Antonio: – Sì. Ingrasso. E non lo sopporto. Vorrei mangiare e non ingrassare. A qualcuno succede. A me, no.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Antonio: – Se qualcosa può andare male, lo farà. Sono un pessimista cronico. Però, poi, nelle difficoltà rido.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Antonio: – Hai fame? Sempre.

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La Pastiera di Nonna Rachele

Cucina Teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti – Edizione del 1839

La pastiera napoletana, quella doc, non prevede aggiunta di ulteriori ingredienti oltre quelli contemplati dalla ricetta tradizionale, anzi, per dirla tutta, la Pastaccia del Cavalcanti non aveva nulla a che vedere con le attuali realizzazioni era infatti un composto di farina, uova, acqua sale e pochissimo strutto (le dosi non sono precisate).
Mi piace raccontare della pastiera, prima di trascrivere la ricetta di Nonna Rachele, con questo divertente aneddoto, realmente accaduto.
Figuriamoci, per i puristi, l’ortodossia di aggiungere, pezzetti di cioccolata, o addirittura le mandorle previste nella ricetta di nonna Rachele.
Vorrei anche parlarvi di Nonna Rachele, ma non so molto anzi, io non l’ho mai conosciutoa ma ha lasciato in eredità la sua preziosa ricetta, alla nipote Alessandra

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La Pastiera napoletana, tra storia e leggenda

La pastiera accompagnò le feste pagane che celebravano il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere
portavano in processione l’uovo, simbolo di vita nascente.
La tradizione del grano o farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbe invece derivare dal pane di farro delle nozze romane, dette appunto ” confarratio “.
Un’altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all’epoca di Costantino il Grande, derivate dall’offerta di latte e miele, che i catecumeni ricevevano nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.
Tra le storie piu’ popolari legate a questo tradizionale dolce partenopeo, conosciuto sinanche fuori dai confini italici, vi e’ quella legata al mito della Sirena Partenope che con il suo canto allietava gli abitanti di quella città che sarebbe divenuta Neapolis e poi Napoli, e

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