Antonio Menna

Antonio Menna nasce a Potenza, e ci rimane fino alla tenera età di dieci anni per trasferirsi successivamente a Marano di Napoli, si laurea in Scienze Politiche e, dal 1991 è iscritto all’ordine dei giornalisti ma è dal 1998 che scrive sui giornali.
Vive tra Roma e Napoli.
Ha pubblicato quattro libri. Una piccola raccolta di racconti (“Ti lascio perché non mi ami più”, 2007) e due romanzi (Cocaina & Cioccolato, 2007; Baciami molto, 2009).

La sua ultima fatica letteraria è del 2012, se ne è parlato molto ed è già alla sua seconda edizione. Il titolo è “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” ed è edito da Sperling & Kupfer.

Con alcuni racconti ha ricevuto premi, riconoscimenti e pubblicazione di cui va molto fiero:La notte è un lampo (finalista al premio Il racconto nel Cassetto 2005), Il passo perduto (terzo al premio Il racconto nel cassetto 2007), La controra (finalista al premio Parole in corsa 2007), Inchiostro (terzo al premio Letti in un sorso 2007), Carbonita (finalista premio Lama e Trama 2010).

Se Steve Jobs fosse nato a Napoli

Il racconto L’Augusto è stato portato in scena al Teatro Nuovo di Napoli nel 2011 con lo spettacolo Italian Kamikaze.
Per maggiori informazioni e curiosità vi invito a visitare il suo Blog

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Antonio: – Il mio lavoro è stare seduto davanti a un computer, ahimè. Ed è la cosa peggiore. Mangi di tutto, dalle unghie alle patatine. In modo compulsivo. Cioè, mangi e non lo sai. Dovrei privarmi di qualunque snack. Ma se lo faccio, muoio. Fisicamente. Ne sono sicuro.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirato a qualcosa di gastronomico?
Antonio: – Mi è capitato di scrivere sotto alcol. Psichedelicamente. Ma non è stata una buona idea. La scrittura vuole disciplina. Però il raptus è utile. Se passi al setaccio le parole, da sobrio, rimane qualcosa.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Antonio: – Adesso dico una cosa che nessuno ammette mai. Per me mangiar bene significa mangiare assai. Io mi devo saziare. E ce ne vuole. Se non mi sazio non sono soddisfatto. Devo alzarmi da tavola che scoppio.

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Antonio: – Sono un giornalista, collaboro con alcuni giornali, mi occupo di uffici stampa e di comunicazione, ma la mia passione è la scrittura creativa. Scrivo racconti e romanzi. Ho pubblicato quattro libri. Una raccolta di racconti e tre romanzi. L’ultimo, per Sperling & Kupfer, si intitola “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”.

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare?
Antonio: – Uno solo? Ne ho diversi. Ne ho uno in ogni città. E ne ho uno per ogni pietanza. A Napoli ne ho uno per la pizza, uno per la carne, uno per il pesce, uno per i formaggi, uno per la birra, eccetera eccetera.

Parmigiano Reggiano

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Antonio: –  Nel mio frigo non manca mai, o quasi, un pezzo di parmigiano reggiano. Nella dispensa cerco di non farmi mai mancare l’olio extravergine di oliva e il pane.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Antonio: – Non sono bravo a cucinare. Piuttosto io cuocio. Cioè, prendo una cosa e la cuocio. La cucina è un’altra cosa. E’ dosaggio, è cura. Io so solo cuocere. Una cosa, però, la so fare, ed è la pizza. Nel senso proprio dell’impasto. Faccio una pasta di pane perfetta. E una margherita con provola che è molto apprezzata.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Antonio: – Io prediligo le quattro P. Pane, pasta, pizza e patate. Il peggio (la quinta p).

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Antonio: – Instancabile.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Antonio: – La colazione ideale, per me, è dolce. Un caffè, un bicchierone di latte freddo molto scremato e senza zucchero, biscotti secchi fatti in casa. E’ quella che provo a fare ogni mattina.

Pizza

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Antonio: –  La pizza. Odio il pomodoro. Anche solo l’odore. Intendo, il pomodoro fresco, a pezzi, coi semi, all’insalata, i pomodorini, i pachino, eccetera. Odio totale. Riesco a mangiare la passata, ma deve essere passatissima, e molto, molto, molto cotta.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Antonio: – Mi commuovono gli odori che salgono dai forni.

strong>Angie: – Limone o aceto?
Antonio: – Limone.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Antonio: – Pane. Pizza.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare

Antonio: – Io trovo un legame forte tra l’alcol e la sensualità. L’alcol più che il cibo. Ho un rapporto col cibo più da convivio di gruppo, che non intimo; più affettivo che erotico. Sarà che lo collego alla famiglia, alla cucina con mia mamma, mio padre, e tutti noi in quella nube di odori. Ma è una mia modalità. La mia fidanzata cucina benissimo, e io vado in estasi ogni volta che lei è ai fornelli. In questo senso è lei che seduce me costantemente.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Antonio: – Ho un segreto per fare la pasta della pizza perfetta. Ma non lo dico. Mangiatevi una scaloppina di petto di pollo. Passatela nella farina, buttatela in padella, rotolatela un po’ nell’olio e quando si è quasi cotta, buttateci tantissimo limone. Verrà molto saporita.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Antonio: – Terracarne di Franco Arminio.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Antonio: – I miei succhi gastrici sono sempre in moto!

Angie: – Hobby?
Antonio: – Scrivere, scrivere, scrivere, leggere, leggere, leggere. Poi andare al cinema. Una volta giocavo a pallone e correvo.

William Bouguereau – Omero e la sua guida 1874

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Antonio: – Omero. Per la miopia. E la mania di scrivere cose troppo, troppo lunghe.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Antonio: – Ritirarmi sulla mia isola preferita e vivere solo scrivendo.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Antonio: – Che sono scontroso, arrogante e antipatico. Ma sono solo timido.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Antonio: – Perchè no?

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Antonio: – L’insalata di patate e peperoncini piccanti fritti.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Antonio: – Ogni regione ha i suoi piatti ma non parlerei di federalismo. Il cibo parla una sola lingua.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Antonio: – Il cappuccino.

Angie: – Dopo la cucina italiana, ce n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Antonio: – Mangio sempre molto bene in Francia. Tra la baguette e i formaggi e la viennoiserie , posso anche restare lì tutta la vita.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Antonio: – Una ristrutturazione quasi finita, una casa pronta ad accogliere me e la mia fidanzata nel cuore di Napoli, l’arredamento da completare, una scelta di vita.

Baguette e formaggio francese

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Antonio: – Passionale.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi? e Di Pietro?
Antonio: – Berlusconi è un soufflè. Di Pietro è un pezzo di pane cafone.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Antonio: – Sì. Ingrasso. E non lo sopporto. Vorrei mangiare e non ingrassare. A qualcuno succede. A me, no.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Antonio: – Se qualcosa può andare male, lo farà. Sono un pessimista cronico. Però, poi, nelle difficoltà rido.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Antonio: – Hai fame? Sempre.

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