Panza e Prisenza di Giuseppina Torregrossa un poliziesco tra erotismo e cucina

Nel nuovo romanzo della scrittrice siciliana che,  mi ha rilasciato,  una divertente intervista gastronomica,  si respira un’estate rovente con il sole che picchia implacabile per tutto il giorno e “al tramonto l’umidità del mare cala sulla città come rugiada”.

Panza e presenza

Marò, Sasà, Lo Bianco. Tre poliziotti le cui vite si intrecciano in una Palermo soffocata dal caldo di luglio, seducente e vitale ma ambigua e corrosa dal potere e dalla mafia.

Il vicequestore aggiunto Maria Teresa Pajno detta Marò è alla soglia dei quarant’anni ma ancora attraente, Sasà anche lui vicequestore è testardo sia nella sua professione che nel correre dietro le donne, mentre Lo Bianco invece è un questore severo e forte.
La loro conoscenza risale a molto tempo prima quando assieme erano in servizio in Aspromonte. Sasà e Lo Bianco non hanno relazioni sentimentali fisse e non sono sposati, ma come non possono non innamorarsi della bella Marò? E Marò, a sua volta, si innamora di entrambi senza però riuscire a scegliere l’uomo del suo destino. Nasce così una relazione di intensa amicizia tra i tre, fatta di complicità, consigli e confidenze professionali.

Ma la vita di Marò sembra giungere a una svolta professionale quando viene incaricata di far luce su di un “efferato omicidio” che scombussola la società bene di Palermo: la scomparsa di Maddaloni, principe del foro, e difensore di mafiosi e poveri disgraziati che non sono in grado di pagarsi la parcella e a cui spesso offre aiuto gratuitamente, un professionista serio, stimato da tutti e dalla vita apparentemente insospettabile.

Il questore di Palermo Lobianco e il sostituto commissario Rosario Sasà D’Alessandro dal “carattere spigoloso e fumantino” aiutano la collega alla sua prima indagine importante.
I due uomini sono attratti dalla donna “a entrambi piaceva lo stesso tipo di femmina tutta minne e culo”. Ma anche la florida e mediterranea commissaria prova attrazione per entrambi gli uomini ma per non ferirli non si concede a nessuno dei due.

Giuseppina Torregrossa

Marò, è per la prima volta alle prese con una indagine importante, che mette in evidenza il suo fiuto investigativo: ma in suo aiuto oltre all’istinto accorre Sasà,
Marò “dalle grandi minne e dai fianchi sinuosi” è infatti un’ottima cuoca, la sua bulimia gastronomica le fa cucinare delizie tutte da gustare descritte in sette ricette che sono presenti nel libro e colle quali ogni sera da appuntamento a Sasà innanzi a gustosissime pietanze tradizionali della cucina sicula, da lei stessa preparati, e cosi’ conniventi: la ‹‹pasta alla paolina››, la ‹‹pasta ch’i sardi a mari››, e i ‹‹babbaluci con sugo››, ed è cosi che i due consolidano il loro legame che culmina in un chiassoso amplesso.
Mentre Lo Bianco esce di scena vinto da un male incurabile, tra Marò e Sasà scoppia la scintilla di un amore forte e sensuale.
Il caso Maddaloni svela contorni morbosi e inquietanti su cui le alte sfere inquirenti gettano un velo, la cocciutaggine di Sasà viene “premiata” con un trasferimento per ‹‹incompatibilità ambientale››.

Intervista Gastronomica a Giuseppina Torregrossa

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