Galeotto fu Facebook, moderna diavoleria degli ultimi anni che ti mette in contatto con una miriade di persone, di tutti i ceti, razze e tipi, ed è così che ho conosciuto Marco Proietti Mancini, per caso, classe 1961, romano,  quinto ed ultimo figlio di una famiglia rumorosa, scrittore non di professione, perchè la scrittura per noi comuni mortali, rimane una grande passione ma è molto difficile che si possa campare solo di questa  e farla diventare una professione,

Marco Proietti Mancini

sicuramente è uno che di parole se ne intende, in questi giorni in libreria con il suo nuovo romanzo “Roma per sempre. Storie quotidiane della città eterna”Edizioni della sera

“Roma per sempre. Storie quotidiane della città eterna” – Edizioni della sera

Della sua grande passione per la scrittura Marco dice: Scrivo praticamente da sempre, fino a poco tempo fa la scrittura era un rifugio segreto, mascherato con accuratezza e tenuto nascosto a tutti; lo esercitavo su alcuni internet forum, nascondendo la mia vera identità sotto nickname; scrivevo racconti che condividevo esclusivamente con pochissimi, pazienti amici, ed annoiavo la moglie con prospettive di carriera letteraria che mi sognavo la notte e che al mattino rimanevano, appunto, solo un sogno notturno.
Mentre nelle sue informazioni nel profilo Facebook, Marco si racconta in questa maniera: Con più vergogna che se stessi rubando una mela dal parco di Silvio, ho aperto questa pagina. Non prendetevela con me, ma con Rodolfo e Dicran, che mi hanno tentato! e chi sono io, per resistere alle tentazioni?? Non ci riusciva Oscar Wilde…

Biografia
Nasco a Roma il 5 settembre del 1961; quindi, per chi ci crede, sotto il segno della Vergine.

La nascita avviene a Roma, nel quartiere della Garbatella; ma la residenza era e rimase per i primi 26 anni di vita il quartiere di San Paolo, all’epoca zona a composizione e vocazione fortemente popolare, il che ha influito non poco su una mia formazione stradaiola e plebea, Dopo il matrimonio, mentre San Paolo si avviava a diventare un quartiere alla moda, pensai bene di trasferirmi a Centocelle.

Alla data mi trovo tuttora – molto bene- a Centocelle, sempre sposato con la stessa moglie e con una coppia di figli adolescenti.

Mi astengo dal praticare sport, per pigrizia innata e coltivata con cura. Come hobby esercito la lettura e la scrittura, praticate in maniera compulsiva; mi piace cucinare,
E cosa penso io di lui?? Be’ lui non crede all’astrologia, ma io per aver avuto direttamente a che fare con individui della vergine, posso sostenere, che la rappresenta degnamente, è un simpaticissimo rompicoglioni,  ma secondo me,  che immodestamente me ne intendo, è proprio questo il suo lato più genuino: Marco, non si nasconde mai dietro un dito e quando ti dice una cosa, lo fa in maniera diretta, senza tanti giri di parole, è un “verace e passionale” come me, per questo siamo entrati subito in sintonia e poiché le vie di internet sono infinite, quest’estate gli ho chiesto di rispondere al mio questionario gastronomico, il cui risultato è questa intervista che riporto qui di seguito

Marco Proietti Mancini

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Marco: – Se il “lavoro” è lo scrivere, allora mangiare bene è fondamentale, se per “lavoro” si intende la professione quotidiana, quella che mi paga da vivere, allora lo ammetto, non conta nulla, mangiare è solo una scusa per interrompere il lavoro.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirata/o a qualcosa di gastronomico?
Marco: – Come no?? Si vede che non mi hai letto ancora!! Nelle mie storie la cucina, i piatti tipici della mia terra, sono ispirazione, in alcuni casi sono protagonisti, una frittata paesana fatta come si deve per una storia vale può contare più di un personaggio aggiunto a cacchio.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Marco: – Significa sognare cosa mangerò, scegliere gli ingredienti uno ad uno, dosarli, miscelarli e cuocerli, e poi, solo alla fine, mangiare tutto. Insomma, come scrivere, no?

Angie: –  Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Marco: – Premesso che considero il mio scrivere più artigianato che arte, come artigiano di parole ho sempre scritto, ovunque e per chiunque me lo chiedesse, ho pubblicato un romanzo, scritto postfazioni e prefazioni, scrivo poesie che spargo in giro nella rete, a settembre 2012 uscirà un nuovo libro con “Edizioni della Sera”, e nel 2013, se il Dio della Scrittura mi assiste, ne uscirà un altro. Visto che questo non è lavorare (!); dal punto di vista lavorativo lavoro da quasi trent’anni, sempre nell’Informatica, mi pare una storia un po’ troppo lunga per riepilogarla in poche righe.

Angie: –  Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Marco: – Ne conosco tanti, e non ho preferenze particolari. Dipende da cosa voglio e cosa cerco in quel momento, per il tipo di fame che ho. La cosa importante è che l’ambiente ed il ristoratore mi facciano sentire bene, a mio agio.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Marco: – Ehhhhhhh!! Per raccontare le mie diete ci vorrebbe lo stesso spazio che serve per raccontare del lavoro. E poi, brutte storie, che ne parliamo a fare?

carne al sangue

Angie: – Meglio carne o pesce?
Marco: – Carne, al sangue, tenera.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Marco: – Non mi piacciono i dolci, posso essere un salame toscano?

Angie: – Vino?
Marco: – Bianco? Un vermentino ghiacciato. Rosso, una Bonarda giovane.

Angie: – Il tuo punto debole
Marco: – Se’, stai a vedere che vengo a spiattellarli in pubblico, I mieI puntI debolI (notare il plurale!).

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Marco: – Nel frigo non mancano mai l’aglio ed i formaggi, freschi e stagionati, in dispensa c’è sempre passata di pomodoro e  pasta. Bastano queste cose per un pranzo da Re.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Marco: – Cucinare è assentarsi e concentrarsi insieme, è sfogo, liberazione, creatività. Mi piace preparare i piatti che richiedono manualità, e che poi siano di cottura veloce. Preparare l’impasto delle polpette è arte, è dosaggio, è scultura, mezz’ora a prepararle, dieci minuti a cuocerle. La caponatina di melanzane è goduria.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Marco: – Preferisco i secondi ai primi, le pastasciutte alle minestre, i contorni cucinati ed i salumi. Anche una bistecca va bene, magari di bisonte americano, ma non dev’essere un pezzo di carne sbattuto lì, richiede il condimento giusto, l’olio adatto.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Marco: – Goloso, ingordo, vorace, un  po’ egoista.

Fette Biscottate con marmellata

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai?
Marco: – Due fette biscottate Gentilini spalmate con due marmellate diverse, miscelate; una marmellata dolcissima, fichi, more, ed una aspra o addirittura amara, pompelmo, limoni. Una tazzina di caffè preparato con la moka singola, pura arabica, di monopiantagione del Malawi, agricoltura biologica e da coltivazioni biosolidali – Quanto costa al chilo? Stendiamo un velo. Questa è la mia colazione del sabato e domenica. Dal lunedì al venerdì, cornetto semplice e caffè espresso da Mario il barista.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Marco: –Sono goloso di tante cose; non riesco a fare una graduatoria, ma proprio dovendo fare una scelta, una carbonara fatta bene, con il guanciale che diventa croccante senza bruciare, con l’uovo che non diventa una frittata ma neanche rimane crudo. Pare facile, eh?! Se andiamo sul non mi piace, diciamo che gli asparagi proprio non li gradisco,

Pasta alla Carbonara

ecco, mi stanno antipatici, sono snob e poi puzzano.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Marco: – Basilico, senza dubbi.

Angie: – Limone o aceto?
Marco: – E mica è ‘na scelta ideologica, sa’? dipende dalla pietanza. Diciamo che dall’aceto pretendo che sia buono, profumato e leggero. Il limone invece come sia sia va bene.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Marco: – Salami e formaggi.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Marco: – Un uomo che paga una meravigliosa cena ad una donna dimostra di essere abbastanza ricco da farla mangiare bene, un uomo che prepara una meravigliosa cena per una donna dimostra di essere capace di fare all’amore; tu che dici, cos’è che seduce di più una donna? mi pare che sia sufficiente come risposta.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Marco: – Caponatina di melanzane – Avviso; la ricetta originale prevede che le melanzane vengano fritte, prima di preparare la caponatina. Io invece la faccio con le melanzane a crudo, viene sicuramente un pò meno saporita, ma il Vostro fegato ringrazierà.

Caponatina di melanzane

Prendete 4 grosse melanzane tonde, bianche. Tagliatele a fette alte un centimetro, mettetele in uno scolapasta largo, a strati sovrapposti, su ogni strato spargete un pò di sale.

Quando avete finito sopra poggiate un piatto e sul piatto un peso; va benissimo una pentola piena d’acqua. Lasciate le melanzane a scolare qualche ora; meglio sarebbe tutta la notte.

 

Come altri ingredienti servono:
Un paio d’etti di olive verdi snocciolate e fatte a pezzetti;
Una grossa cipolla; la migliore è quella rossa di Tropea.
Un paio di spicchi d’aglio;
Una manciata di capperi; NON quelli in salamoia ed aceto, ma quelli conservati sotto sale;
Una manciata di pinoli.
300 gr. di pomodorini rossi
Due grossi gambi di sedano.
Cinque o sei filetti d’acciuga.
Sale
Zucchero
Aceto.
Fate soffriggere in una padella larga e dai bordi alti, in abbondante olio ed a fuoco vivo, la cipolla tagliata a pezzettoni grossi, insieme all’aglio (suggerimento: i due spicchi d’aglio uniti insieme da uno stuzzicadenti, così sarà possibile individuarlo e toglierli a fine cottura, per evitare sgradevolissime sorprese).

Quando la cipolla inizia a a sfriggere, ad imbiondire ed ammorbidirsi, aggiungere nel soffritto le olive, le acciughe, i capperi. Quando le acciughe si sono sciolte aggiungere i pomodori tagliati a pezzi, i pinoli, il sedano tagliato a pezzetti.

Non salare, è già saporito di suo con i capperi, le acciughe e le olive.

Intanto che il pomodori si ammorbidiscono e si rompono, tagliare le fette di melanzana a cubetti grossolani. Appena il pomodoro sta iniziando a “cacciare” la salsa, rovesciare in padella le melanzane.

Preparazione della caponata

Salare poco ed aggiungere un pizzico di zucchero; tenere alto il fuoco e lasciar cuocere qualche minuto senza coperchio, agitando la padella di tanto in tanto in modo che il condimento si amalgami con le melanzane.

Quando le melanzane iniziano a sfriggere ed il calore è intenso, aggiungere due dita di bicchiere di aceto; lasciar evaporare sempre a fiamma alta. Quando l’aceto è evaporato, abbassare la fiamma al minimo e coprire; agitare ogni tanto.

Lasciar cuocere almeno una mezz’ora; dipende dalla qualità delle melanzane, possono cuocere in mezz’ora, o magari metterci un’ora.

Assaggiare e SOLO se necessario, aggiungere sale.
Io le mangio come pietanza, come contorno,  le uso sulle bruschette, le frullo e le uso come crema, per condire la pasta. Per condire la pasta, con ricotta, si possono usare anche senza frullarle.

Qualcuno riesce a conservare, mettendole in barattoli che poi sterilizza, piuttosto che con un filo d’olio a conservarle. A me non avanzano mai abbastanza da conservarne.

Buon appetito.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Marco: – Oddio, ne leggo sempre due o tre alla volta… se intendi l’ultimo che ho terminato, dunque, un Simenon, “Maigret e l’informatore”; non è un caso che anche nelle letture, oltre che nello scrivere, io ami libri in cui la gastronomia è una parte importante della storia.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici..
Marco: – “The final countdown” degli Europe; enfatica e ridondante, come, lo ammetto, la mia cucina.

Angie: –  Hobby?
Marco: – Fammi pure avere degli ALTRI  hobby ed è la volta che mia moglie mi caccia di casa veramente.

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?

Polifemo – dettaglio affresco Galleria Palazzo Farnese, Roma

Marco: – Boh? Polifemo? Si, mi piace.

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Marco: – Scrivere, senza bisogno di lavorare per poterlo fare.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Marco: – Parla/scrivi di meno. Invidiosi.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoco/a?
Marco: – Non credo che mia moglie sarebbe d’accordo manco su ‘sta cosa, sai? Comunque non credo, rischieremmo di scannarci su ogni piatto.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Marco: – Non è un piatto, è lo zucchero che mi cuoceva mia nonna sul tegamino, poi lo colava sul marmo e lo mangiavo come fosse stato il dolce più buono del mondo.

Non è un piatto, è lo zucchero che mi cuoceva mia nonna sul tegamino, poi lo colava sul marmo e lo mangiavo come fosse stato il dolce più buono del mondo.

Angie: – C’è un piatto che non hai mai provato e che vorresti assaggiare?
Marco: – Di piatti che vorrei assaggiare è pieno il mondo, e non vivrò mai abbastanza per assaggiarli tutti. Dovendo scegliere, meglio qualcosa di esotico come un bell’asado argentino, ma fatto come lo fanno nella pampa, immergendo la mucca intera in una buca piena di brace.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Marco: – Scherzi?? Forse è l’unico federalismo che abbia un senso in questa briciola di mondo che è l’Italia. Amo i canederli e lo stinco di maiale ma li voglio mangiare in Trentino e non in Sicilia, idem per il pescespada e i cannoli, lasciamoli in Sicilia, dove la ricotta è quella giusta e il pesce salta nel piatto direttamente dal mare.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Marco: – Uno spaghettino bene al dente, pomodorini freschi, basilico e parmigiano.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
La cucina francese, molto più simile a quella italiana di quanto noi ed i francesi stessi non vogliamo ammettere.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Marco: – Sta per uscire il libro a settembre (e non posso anticipare nulla, l’editore vuole provare a fare una sorpresa), poi uscirà un libro fotografico che avrà distribuzione privata e sarà venduto solo per beneficienza, di cui mi hanno chiesto di curare testi, didascalie ed introduzione, poi un racconto in un concorso per una antologia che dovrebbe uscire a novembre; per finire il secondo romanzo che dovrebbe uscire ad inizio 2013, seguito, spero, da un terzo romanzo magari nello stesso anno. Questo se parliamo di scrittura. Mi pare che ce ne sia abbastanza.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Marco: – Ridondante, grasso, complesso. Insomma, ‘na botta per il colesterolo di chi mi frequenta.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi,  Di Pietro,  Mario Monti?
Marco: – Berlusconi, nonostante le sue pretese, è una minestrina di dado con i semini di cicoria, il formaggino MIO  e l’olietto a crudo. Insomma, va pure bene, ma solo per scaldarsi la pancia l’inverno.
Di Pietro è un minestrone di verdure, tagliate grossolane e manco lavate tanto bene. Gonfia la pancia, fa aria.
Monti è una paillard di vitella, una di quelle fettinucce di carne secche e striminzite che ti lasciano la fame.
E’ inutile, in Italia la politica ti fa passare la fame, anche se ti affama.

E’ inutile, in Italia la politica ti fa passare la fame, anche se ti affama.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Marco: – Si, tre anni fa il mio stomaco ha detto “stop”. Una gastrite ormai cronicizzata, ernia iatale e complicanze varie. In  sei mesi ho perso quasi venti chili. ‘Na tragedia dala quale non mi sono mai completamente ripreso (i chili no, quelli mi hanno ritrovato e si sono ripresi gli stessi punti dove già stavano!). Diciamo che da allora io sto da una parte del confine e la mia cucina sta dall’altra, ogni tanto ci si incontra, ci si sfoga, però poi scoppiano sempre delle incomprensioni e per qualche settimana viviamo separati.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Marco: – Se io non rompo i coglioni a te, tu perchè li devi rompere a me?

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Marco: – Marco, dove stai andando? Non lo so, non mi importa dove arriverò alla fine del viaggio, mi importa come ci arriverò, che il viaggio sia il più lungo ed il più bello possibile.

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