“…Purgo per digiuno
l’anguille di Bolsena e la vernaccia”‘

Papa Martino IV

Voluto a tutti i costi al soglio pontificio del Re di Francia Carlo d’Angiò (12061285), è passato alla storia più per il suo appetito che per il suo impegno pastorale, considerato dai conoscitori di cose vaticane un vero disastro per la Chiesa.
Martino IV, infatti, fu talmente malvisto dai romani che non accettarono a casa loro un Papa imposto e succube di un sovrano straniero, neppure per la cerimonia dell’incoronazione che avvenne ad Orvieto, che con Montefiascone divenne sua residenza (zone, guarda caso di buon vino ed ottimo pesce del Lago di Bolsena!).

Insomma la sua nomea di gran ghiottone è stata tale che finanche Niccolò Tommaseo (18021874), secoli dopo, non poté esimersi commentando il verso 24 del XXIV canto del Purgatorio dal citare uno scanzonato epitaffio che si diceva fosse stato scolpito, a suo tempo, sulla tomba di Martino IV (super eius supulcro).

Niccolò o Nicolò Tommaseo

 Eccolo:

“Gaudent anguillae quod mortuus hic jacet ille qui, quasi morte reas, excoriabat eas”

Gioiscono le anguille perché giace qui morto colui che, quasi fossero colpevoli di morte, le scorticava.
Secondo alcuni storici tra cui l’umanista LandinoMartino IV morì proprio di “grassezza ed indigestione” del saporito pesce del lago di Bolsena cucinato e annaffiato con la buona Vernaccia.

Anguille

Infatti nei registri delle spese alimentari della mensa pontificia dell’epoca risulta che il pesce rappresentava il 7% degli acquisti ed era consumato ovviamente il venerdì, giorno deputato alla penitenza, ma talvolta anche il sabato ed alla vigilia della festa di Santi importanti come San Lorenzo (il 10 agosto) e Sant’Andrea (il 30 novembre).
Erano soprattutto i pesci dei fiumi e dei laghi vicini a Roma che arrivavano nelle cucine papali e tra questi spiccavano per la loro carne bianca e saporita proprio le anguille di Bolsena.
La Chiesa infatti nel Medioevo ammetteva il largo consumo del pesce perché disponibile in abbondanza. L’anguilla poi era tenuta in gran conto per la sua carne grassa, stimata cibo di gran pregio.

La sua forma poi, simile a quella del serpente, le dava il sembiante ambiguo di un peccato quaresimale e la sua immagine fu sempre irrimediabilmente legata all’idea della ghiottoneria ed alla crapula di chierici, prelati… ed anche di Papi.

In molti scritti culinari di questo secolo appaiono numerose ricette di torte, timballi, pasticci preparati con questo saporito pesce, assurto a simboli di irresistibile peccato di gola e di pontificia gozzoviglia.

Martino IV morì di indigestione a Perugia il 28 marzo 1285 e, secondo un antico e rigoroso cerimoniale, la sua salma fu lavata con vernaccia riscaldata e aromatizzata a dovere con erbe segrete e specialissime dal farmacista pontificio!
(Liberamente tratto da: “di Giubileo in Giubileo – Buon appetito Santità – Mariangela Rinaldi e Mariangela Vicini – Ed. Golosia)

Anguille alla Vernaccia
“…e quella faccia / di là da lui più che l’altre trapunta / ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia: / dal Torso fu, e purga per digiuno / l’anguilla di Bolsena e la vernaccia”

L’ Anguilla alla Vernaccia, è un piatto che si può gustare sul Lago di Bolsena, pur non godendo di una tradizione popolare è stato ripresa dai locali ristoranti interpretando il passo della Divina Commedia (Purgatorio XXIV 2024) del  Sommo Dante Alighieri che incontra Martino  IV (Bonagiunta da Lucca), in Purgatorio, per scontare i suoi peccati di gola a base di pesce del Lago di Bolsena e Vernaccia.

Già a quei tempi, le anguille del lago di Bolsena alla Vernaccia erano un piatto tipico di cui il pontefice ne era molto ghiotto e si racconta che il Papa nella sua dimora di Montefiascone, edificata come una reggia, preparasse le anguille per farle poi cucinare nella sua stanza da letto affogandole nella Vernaccia.

Vernaccia

Sembra che anche Papa Gregorio XI e Papa Benedetto XII apprezzassero le carni di questo pesce.
Gli storici ci trasmettono che le anguille  del lago di Bolsena venivano portate anche alla Sede Papale ad Avignone.

Ancora oggi, le anguille di Bolsena fanno parte della ristorazione locale, e la ricetta in cui vengono proposte è la medesima ideata da Papa Martino IV

La Vernaccia è uno dei vini italiani più conosciuti e nel 1966,  è stato il primo vino italiano a ricevere la Denominazione di Origine Controllata, un prestigioso riconoscimento dato dal ministero italiano per la qualità.

Anguilla alla Vernaccia
Ingredienti per 4 persone:
– gr 600 di anguille già pulite,
– foglie di alloro fresco,
– una bottiglia di Vernaccia,
– uno spicchio di aglio,
– prezzemolo,
– aceto rosso,
– olio extra vergine di oliva,
– sale,
– pepe nero in grani.

Esecuzione: – Tagliate le anguille a tronchetti e fateli marinare in frigo, per una notte, in una terrina con l’aglio, 5-6 grani di pepe, qualche foglia di alloro e di prezzemolo e la Vernaccia.

Anguille alla Vernaccia

Scolate i tronchetti e infilzatene due su piccoli spiedini di legno, alternandoli con una foglia di alloro.
Ungeteli leggermente di olio e adagiati sulla griglia posta sulla brace, per 15-20 minuti, spennellandoli ogni tanto con la marinata di vino.
Sistemare gli spiedini sul piatto da portata, spruzzateli di aceto e lasciateli riposare qualche minuto prima di servirli.

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