Negli ultimi anni la letteratura di casa nostra, e per casa nostra,  nello specifico intendo il grande sud dell’Italia brulica di commissari, investigatori, avvocati e paladini di giustizia,

Marco Ciriello

che, possiedono l’intrigante capacità di immergere il lettore in situazioni sconosciute e affascinanti, in realtà impreviste che prendono vita grazie a narrazioni avvolgenti ed accattivanti.
Dal timido Luigi Alfredo Ricciardi, che si muove in una melanconica Napoli anni 30, al siciliano Salvo Montalbano, l’avvocato Guido Guerrieri personaggio di Gianrico Carofiglio, e ancora il bolognese Raul Zanardi commissario del romanzo Re di bastoni in piedi ambientato a Napoli in epoca maradoniana dell’amica Francesca Battistella, e ancora lo strampalato Vincenzo Malinconico di Diego De Silva, insomma
chi piu’ ne ha piu’ ne metta, ed a questi si aggiunge il piu’ eclettico e svitato dei  personaggi, il commissario Claudio Valenzi, nato dalla fantasia dell’amico Marco Ciriello, che è sicuramente il mio uomo ideale ed è un peccato che non esista:un rugbista, con un solo grande amore, il suo cactus, che si muove con destrezza sullo sfondo della della SS 7 quater meglio conosciuta come “Domiziana”  una strada con sin troppi indirizzi, molte lingue misteriose e nessuna concessione alla normalità.

Si sà quando si legge ognuno di noi immagina i protagonisti a seconda della sua fantasia, basta pensare che il Montalbano di Camilleri, è diventato calvo solo nella trasposizione televisiva dei suoi racconti grazie anche a Luca Zingaretti che ne ha ben caratterizzato il personaggio, e  Marco,  ci racconta,  che lo vedrebbe bene interpretato dall’attore napoletano Antonio Iuorio.

Antonino Iuorio

Per  quanto mi riguarda posso dire che è veramente un peccato che Valenzi viva solo nei libri, perche’ dopo una voracissima ed entusiasmante lettura dei libri di Marco, me ne sono immediatamente innammorata.
Marco Ciriello classe 1975 è un valente autore irpino, già distintosi per alcune interessanti prove di letteratura d’inchiesta, come il remake di un viaggio pasoliniano, “Tutti i nomi dell’estate” (Effigie editore, 2009), e lui stesso un grande viaggiatore, innammorato del sud America ed  artefice di pregevoli reportage intorno al mondo, come il volume arricchito dalle fotografie di Maria Vittoria Trovato, “Grande Atlantico, cargo ship stories” (edizioni Lettera Ventidue, 2010);
Marco scrive per “Il Mattino” di Napoli e per “D. La repubblica delle donne”, ed inoltre è anche autore di due raccolte di racconti: In corsa (L’Ancora del Mediterraneo, 2004) e Qualcuno era venuto a turbare il nostro cuore (Pequod, 2006).
Il suo ultimo racconto è intitolato “Il Vangelo a benzina”edito da Bompiani.

Il Vangelo a Benzina

La scrittura di Marco, ci appare  profonda e riflessiva, e presenta una sorprendente flessibilità di toni e registri, in un romanzo di grande originalità, che si viene a posizionare nel genere noir, ultimamente tendenza del momento e con ampie concessioni al pulp, composto utilizzando un particolare slang che, come ha sottolineato Davide Morganti sulle pagine de “Il Mattino”, finisce per essere una parodia del dialetto napoletano. E a Tal proposito, vi invito a leggere la recensione del libro a cura di Mariatolmina Ciriello, che non è parente del buon Marco, su Orticalab.

Ma prima della divertente intervista che il papà di Valenzi, mi ha gentilmente concesso, in un escursus gastroletterario in cui mi racconta del suo commissario e delle sue preferenze alimentari,  vi invito a visitare il suo blog .

Angie: – Come nasce Valenzi?
Marco: – Da un mucchio di poliziotti incontrati per strada, e poi dai film di Petri, Leone e Corbucci.

Eusebio Ponceda dà il volto televisivo a Pepe Carvalho nato dalla penna di Manuel Vázquez Montalbán (1939 – 2003)

Angie: – tra tutti i commissari ed investigatori recentemente in libreria, parlo di ricciardi, parlo dell’avvocato guerrieri, montalbano, recentemente c’e’ una investigatrice donna,  Ardelia Spinola, nel romanzo di Cristina Rava, cosa ne pensi?
Marco: – Preferisco Pepe Carvalho di Montalban

Angie: – E del fervore culturale in una città come Napoli, tanti narratori, scrittori, giornalisti, per una volta tanto non parliamo solo di camorra ed immondizia, cosa ne pensi?
Marco: – Sono contento per loro, meno per la città, penso che non si dovrebbe più scrivere nulla su Napoli, io scrivo al massimo del Napoli come squadra di calcio, della Domiziana nel romanzo o di posti lontanissimi dall’Italia per lavoro. Napoli è solo l’aeroporto dal quale parto, una hall ammuinata.

Angie: – E se Valenzi dovesse passare al piccolo schermo, a quale attore penseresti?
Marco: – Antonio Iuorio, senza dubbio.

Angie: – Quanto c’e’ di te in Valenzi?
Marco: – Alcune cose: la determinatezza, l’ironia, saper tenere un certo grado di colpa e sedersi dalla parte sbagliata, con stile.

Angie: – Facciamo un gioco gastronomico, non potevo farne a meno, a quale pietanza/dolce paragoneresti, Montalbano, Ricciardi e Guerrieri??
Marco: – Pasta con le sarde, una brioche, degli gnocchi scotti con una salsa di spezie non riuscita

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Marco: – Molto, stando sempre in giro lontano o lontanissimo da casa sto attento a non stare male, mangio una volta sola al giorno nel posto migliore.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirata/o a qualcosa di gastronomico?

San Gennaro Bomb

Marco: –  È capitato. Ho scritto un racconto ironico su dei pizzaioli che intraprendono una guerra santa in nome di Sangennaro contro i McDonald’s. mi piaceva pensare che la pizza fosse come l’islam e i pizzaioli i suoi imam.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Marco: – Prendersi cura di sé.

Angie: – Le  tue  esperienze artistiche e lavorative?
Marco: – scrittore e giornalista.

Angie: – Hai  un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Marco: – A Tokyo da Jiro (Sukiyabashi)

Angie: –  Sei mai stato a dieta?
Marco: – Sì

Angie: – Meglio carne o pesce?
Marco: – Dipende dal posto, comunque pesce, tranne che in Argentina

Sacher Torte

Angie: –  Se fossi un dolce, quale saresti?
Marco: – Sacher torte

Angie: – Vino, ed in quale ti identifichi caratterialmente??
Marco: – Rosso, ma dipende dai momenti, anche alcuni bianchi.

Angie: – Il tuo punto debole
Marco: – I cibi femmina

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Marco: – Lo spazio vuoto.

Angie: – L’aspetto che più ti  attira  del  fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Marco: – La fame. Cucino parmigiana, lasagna, una volta l’ho preparata su una nave cargo in mezzo all’oceano atlantico per 35 persone con una cuoca svedese che mi invidiava il trattamento della cipolla.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Marco: – Molte cose, sono esigente e mi adeguo, a prescindere del paese dove mi trovo. In Perù, per dire, mangiavo solo patate e pesce ma nel ristorante di Gastón Acurio, un grande. In Corea non mangiavo, così in molti paesi africani, in Sud Africa avevo un grande chef: Fortunato Mazzone, tutto per me. Diciamo che mi piace mangiare con le persone giuste, e perdo tempo a cercarle.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Marco: – Un avanguardista conservatore d’esperienza

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai

Cornetto alla crema

Marco: – Cornetto alla crema e caffè, ma non trovo mai quello che piace a me, quindi solo caffè.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Marco: – Dolci, li provo tutti. Al punto che mi piacerebbe scrivere recensioni di dolci, pasticcerie e pasticcere. Non mi piace, invece la trippa, le lenticchie e la pastina mi mettono tristezza quindi mi tengo largo.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno
preferito?

Marco: – Quello del pane in casa che faceva mia nonna,

Angie: –  Limone o aceto?
Marco: – Aceto balsamico

Angie: – Non puoi vivere senza…
Marco: – Caffè e pasta

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper
cucinare

Marco: – Certo che esiste. Però dipende dalla donna, non è che posso cucinare per tutte quelle con le quali vado a cena.

Reflexiones de Robinsòn ante un bacalao

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Marco: – è tratta da “Reflexiones de Robinsòn ante un bacalao” di Manuel Vazquez Montalban, in Italia edito da Frassinelli e tradotto da Hado Lyria, l’ho fatta qualche volta, ci vuole pazienza e tempo, e io spesso non ne ho:
Pagina 50
«Ecco qui il baccalà salato, proposta di meditazione sulla vita, perché fu un pesce vivo, diventato oggi cibo sotto sale, ma il suo corpo più che morto può essere usato ancora per onorare la Provvidenza in tempi di digiuno, e propongo una ricetta esemplare per temprare lo spirito senza dimenticare la vita: ‘pane di baccalà delle Riparatrici’, attribuita a un convento di suore dedite a riparare l’anima delle donne in peccato.«In una casseruola riempita con acqua abbondante si mette a bollire il baccalà, dopo averlo ben dissalato; quando è pronto, si scola l’acqua in eccesso e lo si spina; lo si trita poi finissimamente con il coltello, gli si aggiunge una quantità non eccessiva di besciamella, e poi si passa il tutto al setaccio; si mette quindi l’impasto ricavato in una casseruola, dove lo si lavora con una spatola; si condisce abbondantemente con sale, noce moscata e succo di limone; vi si aggiungono tre uova e, dopo aver ben mescolato il tutto, si versa in un grosso stampo da budino unto di strutto e spolverato di farina, perché non si attacchi allo stampo. Si mette poi a cuocere in forno a bagnomaria, e quando è pronto si ritira. Si rovescia lo stampo sul vassoio e lo si circonda di gamberi bolliti e sgusciati; subito dopo si coprono sformato e gamberi con una salsa bianca cosparsa di prezzemolo tritato.»

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Marco: – Ne leggo sempre molti insieme, quindi sarebbe un elenco lungo, potrei dirti gli ultimi che mi son strapiaciuti: Limonov di Carrerè, Hitch22 di Hitchens.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Marco: – “Ma che bontà” di Mina, “Starfish and Coffe” di Prince per l’estero.

Angie: – Hobby?
Marco: – Corro,

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?

Incontro di Ettore e Andromaca, Landi Gaspare (1794-1795)

Marco: – Ettore

Angie: – Qual è il sogno più  grande?
Marco: – Diventare una isola. Non nel senso di ingrassare, ma proprio nel senso di farsi isola in mezzo all’oceano, il mio modello è Tristan da Cunha.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Marco: – Pazzo.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoca?
Marco: – Oddio fidanzare, fidanzare non so, diciamo che avrei bisogno di un periodo di prova.

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Marco: – Più che piatto direi una categoria dello spirito: pane e frittata

Angie: – C’è un piatto che non hai mai provato e che vorresti assaggiare?
Marco: – La milza a Palermo per strada, ogni volta ci provo ma poi non ci riesco.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Marco: – Più che esistere, resiste.

Angie: –  Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?

Polpettone

Marco: – Polpettone.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Marco: – giapponese, francese, greca, messicana, in quest’ordine.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Marco: – È quello di sempre: sfangarla.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Marco: – Un piatto forte, difficile da digerire, impegnativo da cucinare e che richiede un tempo da pranzo nuziale per essere mangiato.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi,  Di Pietro,  Mario Monti?
Marco: – Pizza quattro stagioni, pasta e fagioli, riso in bianco

Marco Ciriello

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Marco: – Più delle donne, sono un cuoco distratto.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Marco: – Tutto questo deve pur finire.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Marco: – C’è vita nel tuo frigorifero? Il più delle volte: no.

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