Silvia Longo è nata a Cuneo nel 1965 ma vive ad Alba con il marito e il figlio. Da più di vent’anni lavora presso una cooperativa sociale che si occupa del recupero e reinserimento di persone in situazioni di disagio.

Silvia Longo

Con poesie, fiabe e racconti è presente in varie antologie e romanzi corali. Finalista nel 2009 al concorso What Women Write di Mondadori, autrice di recensioni per il sito ‘Libri Consigliati‘, ha provato più volte a smettere con la scrittura.
Non ce l’ha fatta però, così si è tenuta quel vizio. Il tempo tagliato è il suo romanzo d’esordio. Viola, la protagonista, è impegnata a giocare una  difficile partita: il passato non è lontano ma può esserci una seconda possibilità, con un nuova partenza ma deve penetrare attraverso un forte, intendo ed improvviso dolore. Solitudine e ricordi, quindi, fino a quando non entra in scena Mauro, incontrato per caso ad un concerto e questo incontro porterà la  protagonista a rimettersi in discussione, a lottare con il suo autocontrollo e ad affrontare un viaggio, difficile e intenso, verso una verità sconvolgente.

Io, con il libro di Silvia

“Scrivere mi è sempre piaciuto, fin da bambina – racconta Silvia LongoIlfattoquotidiano.it – All’inizio erano racconti brevi e poesie, quelle ridondanti sentimento e aggettivi, ma con il tempo e l’esercizio iniziai a migliorare. Frequentavo le medie quando ebbi l’onore di conoscere Primo Levi, fu un’’emozione fortissima: da quell’incontro uscii cambiata, con la consapevolezza di quanto un libro possa far accadere nelle coscienze”.

“In Viola credo di aver trasferito la mia tendenza a spendermi per ciò che ritengo importante, come la famiglia, il lavoro e il riserbo, specie nei momenti di dolore – continua Silvia – Sono meno remissiva di lei, però. Meno frenata dalle convenzioni sociali. E so concedermi il lusso di qualche passione privata, come la scrittura”.
Per interagire con lei, c’è anche un profilo Facebook 

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Silvia: – Una buona alimentazione conta sempre, qualsiasi lavoro si svolga. Nel mio caso, poiché si tratta di lavoro sedentario, “buona alimentazione” coincide con il proposito di non appesantire la digestione con piatti troppo elaborati.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirata/o a qualcosa di gastronomico?
Silvia: – Non in modo particolare. La protagonista del mio libro, purtroppo, è molto giù di morale. Non riesce a trovare piacere in nulla, nemmeno nel cibo.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Silvia : – Introdurre nel mio corpo ciò di cui ha bisogno nel modo più piacevole possibile.

Silvia Longo – Il tempo tagliato

Angie: – Le tue esperienze artistiche e lavorative?
Silvia: – Lavoro in una cooperativa sociale, ci occupiamo di persone con problemi di dipendenza da droghe e alcol. Nel tempo libero curo la mia passione più grande: la scrittura. Ho appena pubblicato con Longanesi il mio romanzo di esordio, “Il tempo tagliato”.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Silvia: – Ne ho diversi. In particolare amo la cucina toscana e cerco di frequentare locali dove viene praticata.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Silvia: – Sì, ma non si è trattato di diete così rigorose da farmi soffrire. Semplicemente di brevi periodi in cui, per ragioni di salute o per perdere qualche chilo, ho mangiato un po’ meno oppure ho rinunciato ai cibi molto conditi e speziati. Non ho mai fatto la fame, insomma.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Silvia: – Carne.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?
Silvia: – Torta di mele, con la base di pasta-frolla (ricetta di mia nonna).

Torta di mele

Angie: – Vino, ed in quale ti identifichi caratterialmente??
Silvia: -Est! Est!! Est!!! di Montefiascone.

Angie: – Il tuo punto debole

Cioccolato al latte

Silvia: – Gastronomicamente parlando: cioccolato al latte.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Silvia: – Nel frigo: verdura, formaggi, latte, vino bianco. Nella dispensa ho una piccola scorta di tutto ciò che potrebbe servirmi, dalla pasta ai legumi in scatola.

Angie: – L’aspetto che più ti attira del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Silvia: – Ciò che mi attira è l’aspetto creativo. Pensa all’espressione “fare da mangiare”: fare significa, appunto, creare. Cucinare è un fatto sia fisico che mentale. Serve forza

Basilico nel mortaio

muscolare, a volte (quando fai la polenta o batti il basilico nel mortaio, per il pesto alla genovese), altre volte è questione di testa. Mi piace preparare le melanzane alla parmigiana.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Silvia: – La pasta e il riso in ogni variante, le grigliate di carne e le verdure.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Silvia: – Equilibrata, attenta anche al modo in cui il cibo viene presentato. Io comincio a mangiare con gli occhi.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai

Uova e pancetta

Silvia: – Sono molto diverse! Quella ideale dovrebbe essere abbondante e varia mentre io, appena sveglia, non sono attratta da alimenti salutistici come i cereali e la frutta. Così prendo tè o caffè macchiato con biscotti e croissant. Quando vado in ferie mi concedo colazioni sontuose, con uova, pancetta, pane tostato e yogurt.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Silvia: – Amo i cibi salati, mi ingolosiscono le olive, gli insaccati, i formaggi freschi, le insalate. Non mangio pesce.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Silvia: – Mi piace molto il profumo del basilico. Quando finisce l’estate e le mie piantine sul balcone appassiscono, mi intristisco un poco.

Angie: – Limone o aceto?
Silvia: – Aceto.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Silvia: – Pane.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Silvia: – Sicuramente c’è un legame molto forte. Il cibo – sia quando cucini che quando consumi – coinvolge tutti i sensi: ne valuti sapore, profumo, consistenza e colore. Persino l’udito è chiamato in causa (pensa a quando affetti dei peperoni croccanti o quando sgranocchi un cuore di sedano).
L’ invito a cena è “un classico” della seduzione. Può rivelarsi un buon biglietto da visita se lui sceglie con gusto il locale in cui portarmi, o se si rivela un cuoco disinvolto e autoironico.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Silvia: – In olio extravergine di oliva faccio rosolare un paio di cipollotti affettati non troppo sottili e della salsiccia a bocconcini. Quando il tutto è bel colorito, aggiungo alcune castagne – precedentemente lessate – a piccoli pezzi. Sfumo con del vino bianco. Completo con dei fiori di zucca tagliati fini, e un cucchiaio di panna o di formaggio morbido, come il Philadelphia, affinché il tutto leghi bene. Se risulta troppo denso, diluisco con acqua di cottura. Perché intanto, non te lo avevo ancora detto, ho messo a bollire l’acqua per la pasta. La scolo al dente e vado a condirla con il composto. Un passaggio veloce di pepe e di parmigiano grattugiato.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Silvia: – “Moby Dick” di Melville.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Silvia: – “Il ballo di San Vito” di Capossela.


Angie: – Hobby?
Silvia: – Oltre a leggere e scrivere, mi piacciono musica e cinema.

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?

Odysseus and Calypso in the caves of Ogygia – Jan Brueghel il vecchio (1568 –1625)

Silvia: – Calipso.

Angie: – Qual è il sogno più grande?
Silvia: – I sogni che hanno in tanti, anche di tipo universale: amore, salute e pane per tutti. I sogni personali bisogna soppesarli bene: perché si avverano, se li vuoi con forza. E soprattutto si deve tenerli segreti!

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Silvia: – Che sono una brava persona. E che sono molto emotiva.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoco/a?
Silvia: – Perché no.

Arrosto con patate

Angie: – Un piatto della tua infanzia
Silvia: – L’arrosto con patate di mia nonna.

Angie: – C’è un piatto che non hai mai provato e che vorresti assaggiare^
Silvia: – Qualcosa che mescoli dolce e salato. Carne, possibilmente.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Silvia: – Preferisco parlare di tradizione regionale. Ogni zona di Italia ha un patrimonio culturale e gastronomico prezioso: una grande varietà di cibi e preparazioni in un unico Paese dove si mangia benissimo da nord a sud, da est a ovest.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Silvia: – Una fetta di pane cosparsa di sale e olio. La semplicità di sapori antichi.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’è n’è qualcuna internazionale che preferisci? Se sì, quale?

Cucina Greca

Silvia: – Mi piace la cucina greca.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Silvia: – Ho iniziato a scrivere un nuovo romanzo. Me ne prenderò cura proprio come ho fatto con “Il tempo tagliato”.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Silvia : – Abbastanza equilibrato. Un carattere che non ama gli eccessi di dolce, salato o piccante.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi, Di Pietro, Mario Monti?
Silvia: – Berlusconi: patè di fagiano in gelatina
Di Pietro: pollo ruspante allo spiedo
Monti: crema di asparagi (con crostini senza grassi)

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Silvia: – Qualche volta io ho tradito lei.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?

Silvia Longo

Silvia: – Vivi quanto più possibile il presente. Non identificare te stesso e gli altri in una singola azione o in un determinato pensiero. Le opinioni sono più salutari dei giudizi.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Silvia: – Ciao Silvia, so che hai appena pubblicato un libro e che ci tenevi molto. Come ci si sente quando realizzi un sogno?
Ciao a te, che domanda intelligente! Mi sento come uno che ha scalato una montagna e adesso, da lassù in cima, si guarda intorno: un sacco di cielo. Dopo un po’ si chiede: adesso da che parte scendo? Ci pensa su, gli viene un’idea: se, invece di scendere, provassi a raggiungere quell’altra cima lì davanti?

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