Cristina Rava classe 1958, è nata e vive nel Ponente Ligure ad Albenga ed è qui che sono ambientati i suoi romanzi.

Cristina Rava

Dopo aver abbandonato la facoltà di medicina, ha lavorato nel settore dell’abbigliamento e successivamente in campagna, ma sempre con la scrittura come efficace salvagente.

Nel 2006 ha pubblicato presso l’editore Frilli, “I giovedì di Agnese”, storia di guerra e non solo di una maestra elementare nell’entroterra savonese. Nel 2007 passa alla narrativa noir, con la serie che ha per protagonista il commissario Bartolomeo Rebaudengo: “Indagine al nero di seppia”, “Tre trifole”, “Cappon magro”, “Come i tulipani gialli”, “Se son rose moriranno”.

Un Mare di Silenzio – Garzanti

“Un mare di silenzio” rappresenta l’esordio investigativo di una nuova eroina il medico legale genovese, l’intraprendente e testarda Ardelia Spinola, e l’inizio di una nuova serie ed è pubblicato da Garzanti

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Cristina: – Conta molto perché il funzionamento del cervello dipende dalla sua ossigenazione e dal suo trofismo. Digiuno o eccesso di cibo sono ugualmente dannosi, per opposti motivi. Un equilibrato senso di sazietà si trasforma in benessere e agevola la capacità di concentrazione.
Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirata/o a qualcosa di gastronomico?
Cristina: – La gastronomia è parte della vita, non soltanto rispetto alla precedente risposta, che può apparire clinica e un po’ fredda, ma in quello altrettanto importante del conforto, dell’accudimento, della consolazione. Una vita in cui la cucina, sia come arte che come stanza di un’abitazione, non abbia il giusto rilievo, è una vita povera. Quindi, letterariamente parlando, quando voglio trasmettere calore e accoglienza il cibo svolge un ruolo importante. Altrettanto vale per la sua assenza, se voglio dare un senso di abbandono o di squallore.
Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Cristina: – Divertirsi senza farsi male.

Angie: -Le tue esperienze artistiche e lavorative?
Cristina: – Ho svolto varie attività negli anni passati, senza trarne particolare gratificazione. Scrivere è sempre stato il motore, il fulcro delle mie speranze.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Cristina: – Per il pesce, allo ‘Scoglio’ ad Albenga, dalla mia amica Anna Alessio, in riva al mare. Per la carne il ‘Conte Rosso’ di Salvatore Salsano, nel centro storico.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Cristina: – Vivo a dieta. Sono in sovrappeso di quei quattro o cinque chili che una persona più determinata e più incline al sacrificio avrebbe già perso da tempo. Cerco di non prenderne di più. Ma si tratta di una dieta frammentaria, diciamo così.

Angie: -Meglio carne o pesce?
Cristina: – Carne, perché sono nata in Liguria ma da gente di montagna. Da una parte, le radici affondano in territorio austro-ungarico. Mangio anche il pesce, con qualche difficoltà, tipo spine o roba simile. Più che altro fa bene.

Crostata con marmellata di lamponi

Angie: -Se fossi un dolce, quale saresti?
Cristina: – Non amo i dolci, comunque una crostata con la marmellata di lamponi.

Angie: – Vino, ed in quale ti identifichi caratterialmente??
Cristina: – Dolcetto di Dogliani

Angie: -Il tuo punto debole
Cristina: – La pasta, in qualunque modo, ma in assoluto: linguine con pomodoro ‘cuore di bue’ fresco, scalogno, aglio, basilico e peperoncino, sotto una nevicata di pecorino sardo.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Cristina: – Frigo: un pezzo di salame, non si sa mai. Dispensa: fagioli.

Angie: – L’aspetto che più ti attira del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Cristina: – La programmazione, seguire l’andamento delle pentole in solitudine, ascoltando musica, che varia secondo la pietanza. Amo cucinare cacciagione (cinghiale, capriolo, cervo), con polenta Taragna, crema di mele con uvetta e Calvados, crauti, torta di patate.Polenta taragna

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Cristina: – Vedi sopra.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Cristina: – Gioiosa, ma con prudenza. Ho cinquantaquattro anni e devo stare attenta al colesterolo.
Angie: -La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Cristina: – Non c’è distinzione. Un bicchiere di succo, insieme ad integratori alimentari (fermenti, pastiglina vegetale contro il colesterolo, appunto), prugne, pane abbrustolito o brioche e caffè. Alla ricetta aggiungi un’ora e mezza di palestra tutti i giorni.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Cristina: – Non ho un alimento prediletto. Quando ho fame sono golosa praticamente di tutto. Detesto le ostriche crude.

Basilico, timo, origano , rosmarino

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?
Cristina: – Basilico, ma anche timo, origano, rosmarino, dipende dall’impiego.

Angie: – Limone o aceto?
Cristina: – Aceto!!!

Angie: – Non puoi vivere senza…

Olive taggiasche

Cristina: – Non posso vivere senza… olio extravergine di oliva (taggiasca).

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare
Cristina: – La cucina è sensualità. Il gusto, l’olfatto, la vista, ed anche perché no, l’udito, quando rosola qualcosa, il tatto se pensi alla consistenza di un alimento… Forse il saper cucinare una buona cena, perché il possesso di un’arte, il saper fare qualcosa è seduttivo di per sé.

Angie: – Una tua ricetta per i miei lettori
Cristina: – La farinata.
Dopo aver mescolato delicatamente fino ad ottenere un liquido denso ed omogeneo, metti a riposare per almeno cinque ore: 500 gr. di farina di ceci, 1.200-1.500 gr. di acqua (la variabilità dipende dal tipo di forno, se elettrico o a legna), 18 gr. di sale. Dopo questa pausa aggiungi: 200 gr. di olio extravergine di oliva, una cipolla finemente tritata, chi vuole una macinata di pepe.

Farinata ligure

A questo punto stendi in una teglia bassa di rame stagnato che in Liguria si chiama ‘testo’, ben oliata, uno strato di composto non più spesso di un centimetro e mezzo. Tempo di cottura a 200° (nel forno a legna, si arriva anche a 250°), circa venti minuti, fino a quando si forma una crosticina ambrata. Lasciar riposare per qualche minuto prima di servire a fettine.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Cristina: – Morte in lista di attesa di Veit Heinichen. Storie noir, ambientate a Trieste. Si parla anche di ‘osmizze’, le cantine sul Carso, dove si possono gustare bianchi e rossi deliziosi, accompagnati da carni e prosciutti di produzione artigianale. In città invece, i personaggi gustano ottimo pesce. Indaga…

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Cristina: – Ouverture del Guglielmo Tell di G.Rossini.

Angie: – Hobby?La montagna, lo sci e il nuoto. La Liguria è una striscia di Cristina: – terra, a ridosso del mare le montagne raggiungono facilmente i 2.500 m., soprattutto nella porzione occidentale. Andare per funghi.

Creatura dei boschi

Angie: – Se fossi un personaggi mitologico chi saresti?
Cristina: – Una creatura dei boschi oppure un hobbit.

Angie: – Qual è il sogno più grande?
Cristina: – L’ho già realizzato. Scrivere. Diciamo che va alimentato.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Cristina: – Un sacco di scemenze. Pochissimi azzeccano, perché pochissimi mi conoscono davvero.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoco/a?
Cristina: – Mai, ci taglieremmo la gola.

Angie: – Un piatto della tua infanzia

frisciöi

Cristina: – I ‘frisciöi’, frittelline di erbette, cipolle, farina e uova. (Nonna Santina)

Angie: – C’è un piatto che non hai mai provato e che vorresti assaggiare?
Cristina: – Una VERA pizza napoletana!!!

Angie: -Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Cristina: – Federalismo implica un concetto di separazione, di distinzione. La cucina è arte e cultura, e non si progredisce senza condivisione.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Cristina: – Il minestrone. Verdura più, verdura meno, si fa dal Trentino alla Sicilia. E mi sembra una bella metafora dell’Italia.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?

Cucina spagnola

Cristina: – Tra le cucine straniere, se proprio dovessi emigrare… quella spagnola.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Cristina: – Al prossimo libro, prossimo nel senso di quello successivo a quello appena consegnato, che non è quello appena pubblicato… Insomma, sono due libri avanti.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Cristina: – Ragionevolmente famelico.

Angie: – A che piatto paragoneresti Berlusconi, Di Pietro, Mario Monti?
Cristina: – Berlusconi, grottesca parodia di un capo di stato mi ricorda il surrogato del caffè. Di Pietro lo stufato d’asino e Monti una minestrina al dado con l’arsenico al posto del formaggino.

Angie: -La cucina ti ha mai tradito?
Cristina: – La cucina no, io semmai ho tradito lei, in due sensi. Prendendoci qualche cantonata e ricorrendo alla rosticceria quando non ho tempo di cucinare.

Cristina Rava

Angie: -Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Cristina: – Non arrendersi mai. Anche quando ti sembra di non farcela più, se scavi bene nel tue regioni profonde, puoi trovare la forza per venirne fuori.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Cristina: – Non è una domanda, è una riflessione. Contemplando la volta stellata non penso alla nostra piccolezza o alla nostra brevità, non cerco segnali di dio, ma respiro profondamente la meravigliosa opportunità di esistere.

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