… Dunque, dunque…lo so, non si comincia MAI un articolo con una congiunzione e per di piu’ conclusiva, è quasi un paradosso, ma visto che il personaggio in questione, è molto

Marco Benedet

Marco Benedet

alla mano, non è per nulla spocchioso, e non ha neanche un po di puzzetta sotto il naso, lo si potrebbe definire a “pane e puparuoli”, tanta genuinità e semplicità di parole mi è consentita, ci conosciamo dai tempi del progetto delle “Guide di Supereva”, lui si occupava di veterinaria, ed io della famosa guida al Mangiar Bene.
Marco Benedet nasce nel 1965. A 26 anni diventa medico veterinario discutendo una tesi di laurea sull’allevamento dei mitili, ha vissuto per lungo tempo nella capitale dove si è occupato, della dermatologia del cane e del gatto.

Nel 1987 la passione per il mare lo porta a conseguire il suo primo brevetto FIPS fino ad arrivare al grado di Allievo Istruttore FIAS.
Negli anni l’amore per il mare gli fa acquisire una certa esperienza in acquariologia mediterranea ed i continui studi gli hanno consentito di tenere da alcuni anni corsi di Biologia Marina per subacquei presso alcuni circoli FIAS di Roma.

Deciso a seguire il richiamo del mare, nel 2006 si è trasferito in Egitto a Sharm El Sheikh. Istruttore e guida subacquea, si divide tra la precedente professione e la scrittura.

Marco Benedet

Alla passione per il mare affianca gli studi sulla biologia marina che lo hanno portato a tenere corsi di questa materia ed ad iniziare scrivere storie sulle esperienze e le emozioni vissute col mare.
Dalla combinazione delle sue competenze, di veterinario e di istruttore di Primo Soccorso, nasce il“Manuale del Primo Soccorso” del cane e del gatto. Seguono due romanzi dedicati al mare, il primo Ma chi me lo ha fatto fare? Romanzo di mare esce nel 2012 ed il secondo Ordinarie cose di mare nel luglio di quest’anno.

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Marco: – se il caffé, magari corretto con un goccio di sambuca, si può considerare un alimento allora è fondamentale.
In alternativa lo è solo se ben digeribile. Avere un mezzo chilo di caponata nello stomaco non aiuta né a scrivere e né a cercare di curare cani e gatti. In ogni caso, se non si è professionalmente impegnati, avere le piacevoli sensazioni che può dare una caponata possono essere utili per trarre ispirazioni per scrivere gran bei capitoli.

Ordinarie cose di mare

Ordinarie cose di mare

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirata/o a qualcosa di gastronomico?
Marco: – Nel luglio 2013 è uscito il mio nuovo romanzo e, anche se dedicato al mare, in copertina ha un bel boccale di birra… ed inoltre in tutto il primo capitolo si parla di convergenze tra il liquido ambrato con la candita schiuma e quello blu mai fermo. Di seguito si racconta di altre cose da mangiare e di “cose” che mangiano… Credo che l’ispirazione gastronomica non manchi.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Marco: – Vivere. Chi concepisce il mangiare come un semplice “nutrirsi” perde una delle fette più piacevoli della vita. Il mangiar bene non solo stimola le papille gustative, stimola anche la produzione di dopamina (l’ormone del piacere), crea cultura e non per ultimo fa “società ed amicizia”. Di cosa si parla quando si incontra un amico? Dopo lo spontaneo “Come va?” non viene un altrettanto spontaneo “Dove andiamo a mangiare?”?

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Marco: – Ho fatto molte cose nella mia vita, con rammarico, mai nel campo gastronomico. Sono un medico veterinario per cani e gatti con una specializzazione in dermatologia veterinaria.

La spiaggia di Sharm

Vivo da alcuni anni a Sharm El Sheikh in Egitto dove per alcuni anni ho fatto l’istruttore e la guida subacquea e da qualche anno diciamo che aspiro a diventare scrittore. Sono anche editore di me stesso creando la casa editrice Verbaqua. Diciamo che non mi piace annoiarmi.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Marco: – Non ho un locale preferito, si può dire che mi piace variare posti in ricerca dei piatti di cui sono goloso. Tra questi c’è la pizza, quasi sempre margherita. In ogni caso quando vado a mangiare fuori casa non è solo importante il buon cibo, per una bella serata è fondamentale una buona compagnia. In quel caso oltre alla gola, anche lo spirito si rasserena.

Angie: – Ti piace invitare amici a cena o a pranzo, o sei più spesso invitato?

... Mi piace cucinare. Non lo faccio spesso, ma i fornelli mi ispirano. Amo le cucine ben attrezzate...

… Mi piace cucinare. Non lo faccio spesso, ma i fornelli mi ispirano. Amo le cucine ben attrezzate…

Marco: – Mi piace cucinare. Non lo faccio spesso, ma i fornelli mi ispirano. Amo le cucine ben attrezzate. Dico questo, ma allo stesso tempo confesso alla fine credo che più spesso sono invitato. Forse perché sono pigro o forse perché sono simpatico. Non spetta a me dirlo.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Marco: – Dieta? Cosa significa? Quel termine che hai usato mi mette paura. Ogni tanto se la bilancia si lamenta intraprendo un periodo ad “alimentazione a regime calorico controllato”, nulla di più. In ogni caso non credo nelle diete intese come mezzo per perdere peso.

...Dieta? Cosa significa? Quel termine che hai usato mi mette paura

…Dieta? Cosa significa? Quel termine che hai usato mi mette paura

Per combattere il sovrappeso non servono diete, quasi sempre poco dopo averle finite si torna allo stesso peso di prima, credo nell’efficacia dell’informazione alimentare seguendo in una definizione del genere: “Informati su cosa stai mangiando e quante calorie ha e poi vivi sereno mangiando di tutto nel giusto modo e alla giusta dose e la bilancia ne sarà felice”

Angie: – Meglio carne o pesce?
Marco: – Mhhh nessuno dei due. Da oltre 30 anni ho deciso di mangiare tutto, tranne la carne ed il pesce. Qualcuno dice che sono un vegetariano, io dico che sono furbo. Sembra assurdo, ma da quando non mangio più carne e pesce, ho un’alimentazione più varia. Tolta la “comodità” del “panino col prosciutto” e dell’orine al ristorante della “classica” bistecca, mi si sono aperte scelte sconfinate di cose buonissime ahimè spesso quasi sconosciute. Tanto è che spesso nei ristoranti, con la complicità di ristoratori intelligenti e lungimiranti (non pochi) riesco ad avere piatti fuori menu buonissimi e spesso sono specialità del posto che però pochissimi conoscono perché dentro non c’è la “bistecca”. Non immaginate cose vi perdete se restate attaccati alle vostre “comodità”.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Tiramisù

Tiramisù

Marco: – A dire il vero, non sono un amante dei dolci. Amo la cioccolata amara, ma in ogni caso difficilmente so dire di “no!” al tiramisù.

Angie: – Se fossi un ingrediente?
Marco: – Senza dubbio la mozzarella di bufala. E’ da considerare un ingrediente? Non so ma in ogni caso mi piace.
Mai il prezzemolo. E’ l’unica cosa non “carne o pesce” che non riesco a mangiare. C’è una motivazione, ma questa è una lunga storia. Magari la ritroverete in uno dei miei libri.

Angie: – Vino, ed in quale ti identifichi caratterialmente??
Marco: – Ac… qui mi si coglie in fallo. Non sono un esperto di vini. Mi piace berne ogni tanto, ma mi manca la cultura viti-vinicola che invece mi piacerebbe avere.
Ho pensato più volte di fare un corso da sommelier, appena potrò lo farò con gran piacere.

Angie: – Il tuo punto debole
Marco: – Se gastronomico direi senza dubbio che sono il pane ed in generale i prodotti da forno. Di ogni tipo, forma, gusto. Il piacere che mi danno è tale che alcune volte il cercare e “assaggiare” in forni sconosciuti è stata la meta di alcuni miei viaggi.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Marco: – Nel frigo c’è sempre l’acqua, tenendo conto che vivo in un paese desertico,

yogurt e frutta

yogurt e frutta

accanto sempre del buon formaggio. Non mancano gli yogurt e la frutta. In dispensa, essendo italiano, della buona pasta.

Angie: – L’aspetto che più ti attira del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Marco: – Del cucinare mi piace quell’aspetto quasi magico capace di trasformare dei semplici ingredienti in cose gustosissime. Naturalmente oltre alla magia è fondamentale quel tocco personale che ogni uno sa dare ad ogni ricetta. Forse lo tiro fuori quando cucino la pasta e preparo i suoi condimenti. Si può dire che la cucina è una forma d’arte? Io credo di si.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Marco: – Oltre alle cose che ho già citato, mi piace mangiare la frutta. La preferisco tale e quale, senza troppe elaborazioni. Quando viaggio nei paesi tropicali sono i miei pasti quotidiani. Una vera goduria.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Marco: – Uno sprinter. Ho un grande difetto che non so come correggere, mangio veloce. So che così mi gusto meno il cibo e che la sazietà arriva più tardi con alcuni conseguenti problemini di peso, ma non so come risolvere la cosa.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai
Marco: – Quella che faccio è in piedi con un bicchiere di latte e caffè. Ahimè quasi sempre il caffè è pure quello solubile. Da vero sprinter!

caffè e latte

caffè e latte

Una delle colazioni più belle e gustose me la sono goduta in Thailandia: residence in riva ad un grosso fiume, terrazza tra le fronde di alberi e palme con vista sull’acqua al suono del cinguettio degli uccelli di foresta. Tavolo e sedie in tek e davanti a me un piatto con pane tostato spalmato con burro salato, due banane tagliate a tocchetti ed una spremuta d’arancette thailandesi…
Ho riprovato a ricreare questa colazione a casa ed a parte il panorama era simile. Non era difficile organizzarsi in merito, ma mancava l’atmosfera quindi sono durato tre, al massimo 4 mattine, dopo ero di nuovo in piedi a bere il mio latte e caffè.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Marco: – Non so se “goloso” è un termine che mi si addice. Essere golosi mi da l’idea di mani nei barattoli di marmellate e cioccolata o alzatacce durate la notte per svaligiare le dispense. No, non mi si addice. La mia avversione vi è già nota, il prezzemolo!

Angie: – Che ne pensi dei prodotti surgelati, che dimezzano il tempo in cucina?
Marco: – Non sono un maniaco del “fresco”. Per i miei studi so cosa vuol dire “surgelato” o “congelato” ed in merito non ho preconcetti. Sono metodi di conservazione che se ben utilizzati non compromettono salubrità e sapore, in ogni caso non si addicono a frutta, verdura e formaggi che riempiono la mia tavola. Per la comodità dò un 10 e lode!

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

...C’è un qualcosa nell’aria che sa attirarmi come il suono del flauto del pifferaio magico. E’ il profumo che fanno i forni. ..

…C’è un qualcosa nell’aria che sa attirarmi come il suono del flauto del pifferaio magico. E’ il profumo che fanno i forni. ..

Marco: – C’è un qualcosa nell’aria che sa attirarmi come il suono del flauto del pifferaio magico. E’ il profumo che fanno i forni. Mi stimola stomaco e pensieri e poco dopo anche le gambe verso la sua origine.

Angie: – Limone o aceto?
Marco: – Non saprei, credo che forse l’aceto è quello che passa più spesso tra e mie mani. Naturalmente quello balsamico.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Marco: – Vivo all’estero e mi piace viaggiare quindi non mi è stato difficile capire a cosa riesco a rinunciare con più difficoltà. Pare proprio che sia il caffè. Non lo avrei mai detto, ma mi sono ritrovato a cercarlo in tutti gli angoli del mondo che ho esplorato e fino adesso mi è andata quasi sempre bene anche se alcune volte ho dovuto adattarmi.

Angie: – Dici parolacce?
Marco: – Peggio, ma non le penso, escono quando… escono anche se mi dispiace. Nel caso spero sempre di essere solo.

Angie: – La parola che dici piu’ spesso?
Marco: – Forse “ma” e “quindi”. Strano, ma credo che rispecchino sia il mio permanente senso critico e curioso che si incrocia ad un senso logico e quindi razionale. Ma chi lo può dire e quindi non so se ho risposto adeguatamente a questa domanda.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Marco: – Esiste qualcuno che crede che non esista un filo diretto tra cucina e letto? Chi è che non ha mai mangiato nel letto e…
Credo di non aver mai provato a sedurre una donna senza invitarla ad una cena. Un bel

...Credo di non aver mai provato a sedurre una donna senza invitarla ad una cena. ..

…Credo di non aver mai provato a sedurre una donna senza invitarla ad una cena. ..

panorama, locale elegante, tavolo appartato, servizio ottimo e discreto, luce adeguata aiutata da una candela, qualche fiore in tavola, un buon vino nel bicchieri e… a quel punto il cibo come le parole diventano secondari, entrano in scena gli sguardi. Il passo successivo è un invito a cena a casa mia. I cuochi hanno molto fascino (la televisione ce ne dà continui esempi).

Angie: – Una “fantasia erotico gastronomica”?
Marco: – Non sapendo a chi leggerà questa intervista, preferisco coprire questa domanda con un po’ di panna.

Angie: – Hai mai conquistato qualcuno cucinando??
Marco: – Non ricordo. Ora il problema è che non ricordo per l’età o per il numero di seduzioni. Lascio a chi legge la possibilità di scegliere.

Angie: – Hai mai utilizzato l’ambiente cucina per scrivere e lavorare?
Marco: – Se come lavoro si intende quello di scrivere, si può dire che lo faccio ogni giorno. La casa dove abito ora ha una sala dove scrivo e questa ha un angolo cottura.
Se si intende la mia attività di veterinario… preferisco tenere separate le due cose.

Angie: – La verve letteraria, lo stimolo per incominciare a raccontare, avviene a pancia piena o a digiuno?
Marco: – Indubbiamente a pancia piena. Le carenze di glucosio da fame non permettono al cervello di fare al meglio il proprio lavoro e allo stesso tempo lo deviano verso fantasie gastro-culinarie.

Angie: – Preferisci di più il dolce o il salato quando sei preso dal tuo lavoro?

semi di girasole

semi di girasole

Marco: – Salato… salato e confesso una cosa che sanno in pochi. Uno dei miei passatempi preferiti è mangiare semi di girasole tostati salati in superficie. Fate attenzione, se non li avete mai mangiati NON iniziate a farlo, mai. Chi li ha già provati sa: smettere non è facile. (Secondo me dentro c’è un qualche principio attivo che da assuefazione e dipendenza, ma non lo dite in giro che poi…)

Angie: – Hai qualche episodio legato al cibo da raccontare? O una cosa carina e particolare che ti è successa?
Marco: – Alcuni mesi fa, con un paio di amici, sono stato in Thailandia. Questo posto è stupendo, ma ha un difetto: non ha il pane e gli altri prodotti da forno, non c’è nella tradizione di questo paese. Per un po’ di giorni non ci fai caso, ma dopo un po’ la mancanza si sente. Un giorno, chissà come, mi venne in mente la pizza bianca con sale

Un giorno, chissà come, mi venne in mente la pizza bianca con sale grosso

Un giorno, chissà come, mi venne in mente la pizza bianca con sale grosso

grosso e la pizza fina al pomodoro che fanno i forni delle mie parti (Roma). Per un intero giorno ne ho descritto senza sosta ai miei amici le forme, gli ingredienti, l’aroma, la fragranza ed il gusto di queste tipiche golosità che loro, del nord, non conoscevano. All’inizio mi hanno ascoltato con interesse, ma a fine giornata, non sapendo come dar seguito all’iperproduzione di succhi gastrici, mi hanno letteralmente minacciato di morte se non avessi smesso.
Quella stessa sera credo di aver sognato pizza bianca col sale grosso e pizza rossa del forno!

Angie: – Vai spesso a pranzo/cena fuori, se si’ che tipo di locale prediligi?
Marco: – Vivendo a Sharm El Sheikh abbastanza spesso vado a cena fuori, qui il “fuori” spesso è in riva al mare e qui di solito mi divido abbastanza equamente tra ristoranti che fanno tipica cucina araba e ristoranti italiani per una buona pizza.

Angie: – Che fai dopo cena?
Marco: – Non ho un programma tipico, dipende dalle circostanze. Mi piace variare tra il casalingo e il non casalingo.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Marco: – Storie di Ordinaria follia di Charles Bukowsky. E’ un bell’esercizio per vedere il mondo in un altro modo, mi sta facendo pensare.
Ancor prima un autore tra i miei preferiti, un classico (spero che non si offenda per questa definizione) che non stanca mai: Luciano De Crescenzo

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…
Marco: – Mh mi piace mangiare in silenzio. Spesso mi ritrovo a mangiare guardando i TG, non è una bella abitudine. Il mio pasto ideale ha come sottofondo le voci di quelli che stanno mangiando con me.

Angie: – Hobby?
Marco: – Potrei dire la subacquea, ma poi è diventato un lavoro, potrei dire lo scrivere, ma poi mi sono ritrovato a pubblicare libri. Quindi dico la fotografia. Non ho mai scattato per soldi e quando ho in mano una macchinetta mi sento bene. E’ un hobby stupendo se non lo si vede come un semplice clik clik clik.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?
Marco: – Mhh credo che Ulisse ha in sé molti dei moti che mi muovono: curiosità e desiderio di andare oltre impegnandosi per riuscire.

Angie: – Qual è il sogno più grande?
Marco: – Saper comunicare. Si, sia esso con un clik, con le parole scritte, con quelle dette o con quelle illustrate. Comunicare dà la possibilità di creare contatti con gli altri, nessuno ci pensa mai. In ogni caso io non lo farei per un qualche potere, ma per il piacere di riuscire a tradurre in linguaggio le sensazioni.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Marco: – Non saprei. Spesso mi dicono “Quando è libero per visitare il mio cane?” eheheh Credo che più di una volta mi hanno definito “precisino”. Credo che sia un complimento, ma non ne sono sicuro.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoco/a?
Marco: – Si ne sarei affascinato. La cultura che sta dietro la cucina, la conoscenza dei cibi, la formulazione delle ricette, l’origine di queste, sono tutte cose che mi affascinano e chi ci è in mezzo non meno. L’unico neo è in fatto che probabilmente la mia linea ne risentirebbe… ma per amore…

Angie: – Un piatto della tua infanzia

...una fetta di pagnotta, e sugo

…una fetta di pagnotta, e sugo

Marco: – Più che un piatto, questa domanda mi fa venire in mente le merende che facevo sotto casa quando ero piccolo: pane, una fetta di pagnotta, e sugo. Allora probabilmente era ragù, non avevo ancora fatto la mia scelta vegetariana, in ogni caso è un ricordo indimenticabile.

Angie: – C’è un piatto che non hai mai provato e che vorresti assaggiare?
Marco: – Mi piacerebbe assaggiare tutta la frutta che esiste, però lo confesso: durante i miei viaggi nel sud est asiatico, ho visto molta frutta e verdura anche mai vista in precedenza e nonostante ciò alcune volte ho titubato o non l’ho assaggiata. In quelle circostanze, dal punto di vista alimentare, con sorpresa mi sono scoperto più tradizionalista di quello che credevo.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Marco: – Con l’aria che tira si potrebbe riscrivere la costituzione adeguandola alla realtà. Art 1 – L’Italia è una repubblica democratica fondata sulla cucina regionale, basata su quella di ogni singolo comune.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
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Spaghetti al pomodoro e parmigiano

Spaghetti al pomodoro e parmigiano

arco: – Gli spaghetti con il pomodoro ed un’abbondante manciata di formaggio grattugiato. Rifletteteci, c’è tutta l’Italia e se ci mettete un ciuffetto di basilico c’è anche la sua bandiera. Dopo, con gli stessi colori, una fetta di cocommero (come si dice Roma).

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Marco: – Le cucine straniere che più conoscono sono quella thailandese e quella egiziana, in entrambe ci sono cose gustosissime come i noodle per la prima e i felafel per la seconda, ma la lista è ben più lunga.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Marco: – Il mio interesse è attratto da diverse cose, in diversi campi. Continuando a fare il veterinario, continuo a scrivere. A luglio uscirà il mio secondo romanzo legato al mare “Ordinarie cose di mare” www.infosharm.com, nel frattempo sto lavorando ad un libro dedicato ai gatti, una specie di libretto d’uso e manutenzione. Successivamente, dopo aver scritto il libro “Manuale di Primo Soccorso del cane del gatto” e dopo aver tenuto per molti anni corsi di Primo Soccorso per i subacquei come istruttore sub, ho deciso di organizzarmi e produrre il materiale per tenere corsi di Primo Soccorso dedicato ai proprietari di cani e gatti. Sarebbe una vera novità e la cosa mi stimola molto anche se so che non sarà un’impresa facile.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Marco: – Dal punto di vista gastronomico mi piacerebbe dire che sono un avventuriero senza timori, invece…

Angie: – A che piatto paragoneresti Letta, Berlusconi, Renzi, Vendola, Beppe Grillo?
Marco: – Ho simpatia per le idee di Grillo, quindi lo paragonerei ad un piatto esotico, nuovo e da provare per togliersi dalla bocca il cattivo sapore di stantio dei minestroni bolliti e ribolliti degli altri.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Marco: – No, anche se so, come consumatore e come veterinario che ha studiato gli alimenti, che diverse mani delinquenti alcune volte hanno cercano di alterare il piacere e la salubrità della stessa.

Angie: – Se tu dovessi abbinare una pietanza a ogni personaggio del tuo romanzo, quali sceglieresti?
Marco: – In merito ad un abbinamento non saprei. Mi piacerebbe scrivere un romanzo in cui il protagonista è il peperoncino. E’ un alimento che mi affascina, sarebbe perfetto in un giallo o in un triller. Ci lavorerò su.

Angie: – Quale personaggio del tuo libro potrebbe essere “la mela proibita”?

 Nel mio ultimo libro “Ordinarie cosa di Mare” ci sono degli squali, molti squali

Nel mio ultimo libro “Ordinarie cosa di Mare” ci sono degli squali, molti squali

Marco: – Nel mio ultimo libro “Ordinarie cosa di Mare” ci sono degli squali, molti squali. Chi meglio di loro possono impersonificare la mela proibita? O la mela sono i sub che gli nuotano vicino?

Angie: – Prova a descrivere il tuo romanzo – o parti di esso – con metafore culinarie, tipo “nutrimento dell’anima”.
Marco: – Veramente nel mio ultimo romanzo “Ordinarie cose di mare”, anche se è un “romanzo di mare” si parla proprio di culinaria: in copertina c’è una birra e si chiude con un vassoio di dolci delizie. Nel mezzo di parla di un enorme pesce che vuole solo mangiare… senza metafore e senza giri di parole. Ora spetta a voi scoprire se il pescione dopo aver “mangiato” si beve pure la birra!

Angie: – Se tu dovessi scegliere uno scaffale di supermercato (o altro negozio simile), dove immagineresti collocato il tuo libro? E perché?
Marco: – Tenendo conto della copertina non potrebbe che stare tra le birre: due confezioni da mezza dozzina dovrebbero essere sufficienti per digerirlo nelle sere calde d’estate.

Angie: – Stai pensando alla trama da mettere su carta, sei preso dal vortice dell’ispirazione: dove ti percepisci? (es. in un  agrumeto, in un campo di pomodori, in una distesa di mais, in un vigneto ecc.)
Marco: – Per avere delle ispirazioni ho bisogno dell’orizzonte, se è quello del mare lo preferisco. Cosa c’è di meglio dell’orizzonte per avere la sensazione di poter

orizzonte di mare

orizzonte di mare

andare/scrivere dove e cosa si vuole? Se poi c’è il sapore del mare che ti stuzzica il naso allora i romanzi di mare escono come le zeppole a carnevale, spontanee.

Angie: – “Panem et circenses”. Sostituisci ai giochi da circo i libri. Cosa ti evoca a livello sensitivo e immaginifico?
Marco: – Pane ed emozioni. E’ questo “l’alimento” di ogni persona, di ogni popolo. E cosa sarebbe l’arte se non emozioni? Quindi pane ed arte se poi lo vogliamo intendere come pane fatto “ad arte” ed arte allora si può raggiungere il paradiso.

Angie: – quale attore sceglieresti per ricoprire il ruolo del protagonista del tuo libro? E di qualcuno dei “secondari”?

Bruce Willis

Bruce Willis

Marco: – Bruce Willis, ironia allo stato puro. A quel punto la mia sceneggiatura neanche avrebbe più importanza

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Marco: – La vita è una sola: decidi con calma cosa ti piace fare, controlla che sia quello che veramente tu vuoi fare, accertati che non stai facendo qualcosa di male a qualcuno e poi… fregatene di tutto e tutti e fallo. Se puoi fallo nel miglior modo possibile. Se ci credi non potrà essere altrimenti e se farai attenzione anche ai particolari sarai super.

Angie: – in conclusione, una tua ricetta per i miei lettori
Marco: – Ahhh e qui ora farò una rivelazione. La mia ricetta regina è “Pasta, aglio, olio e peperoncino”
Prima che qualcuno dica, “banale”, “inutile o “pigro” sappiate che vi svelerò la vera “pasta, aglio, olio e peperoncino” e non quella pasta unta e piccante che molti, se non tutti vedo fare ogni volta.
Gli ingredienti sono scontati. Per le dosi basatevi su gusti e su quanta fame avete, non sono uno di quelli che vi impone di mettere “80 grammi di pasta a persona”. A mio avviso la pasta viene buona se ne cucinate un mezzo kilo, se ne fate di più dovete avere una cucina ben attrezzata.

spaghetti aglio olio e peperoncino

spaghetti aglio olio e peperoncino

Pelate l’aglio lasciando gli spicchi interi. Metteteli nell’olio assieme al peperoncino nella quantità che desiderate facendoli scaldare in una grossa e che sia una vera padellona. Quando l’aglio inizia ad imbiondire spegnete la fiamma (in questa fase vi consiglio di regolarla a poco più del minimo). Togliete l’aglio ed il peperoncino prima che si carbonizzino. Se vi piace mangiare entrambi, come a me, potete sempre conservarli e poi metterli sui piatti. Nel frattempo avete già messo su l’acqua salata per la pasta. Quando bolle buttate gli spaghetti. Per questa ricetta non esiste altra pasta che gli spaghetti. No altri tipi di pasta, please. Girate più volte la pasta e quando gli spaghetti, che saranno naturalmente ancora crudi, danno la possibilità di essere piegati senza spezzarsi, spegnete il fuoco. Ora con un forchettone o con una semplice forchetta, prendete gli spaghetti e metteteli nella padellona sotto la quale avete riacceso la fiamma bella arzilla. Aggiungete un po’ di acqua di cottura della pasta stessa e fate mantecare. Andate avanti così fino a che la pasta sarà cotta ed avrà assunto un bel colore ambrato. La bravura è quella di aggiungere solo poca acqua per volta cosicchè a fine cottura la pasta sarà asciutta e non brodosa. A questo punto la pasta è pronta.

spaghetti aglio olio e peperoncino

spaghetti aglio olio e peperoncino

Dovrete solo metterla nei piatti e mangiarla calda. Come già detto potrete metterci su l’aglio e il peperoncino tolto poco prima. Assolutamente non va aggiunto prezzemolo (maledetto prezzemolo) o pepe o qualsiasi altra cosaccia che rovinerebbe tutto.
(In ogni caso se uno è a casa sua, sono del parere che nel proprio piatto può metterci quello che desidera, l’importante è che lo faccia a casa sua, non lo dica in giro e ancor più non se ne esca come i cavoli a merenda dicendo che “col prezzemolo” o qualsiasi altra schifezza vi piaccia, sia secondo ricetta della santa nonna o della zia del paesello. No, è una schifezza vostra e solo a voi piace così e basta e non coinvolgete tradizioni e parenti che misconoscete). Ed ora… buon appetito.
PS Questa è la ricetta della vera “Pasta, aglio, olio e peperoncino” secondo le originali indicazioni di Pellegrino Artusi. Chi non sa chi fu costui, c’è sempre Wikipedia.

Angie: – classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Marco: – Accident! la temevo una domanda del genere e siccome non vorrei annoiare… un saluto.

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Un "curabesti" a Sharm El Sheik - intervista gastronomica a Marco Benedet, 10.0 out of 10 based on 1 rating