Introducendo il simpatico faccino di Luca Tom Bilotta, che indossa un maglioncino color arancio, giusto per rimanere in tema con la sua prima opera di esordio, Biografia Arancio sangue, sicuramente non vi racconterò nulla di più di quello che si dice di lui sul web italiano, approfondendo nei siti specifici dedicati a recensioni di libri, gialli, thriller e noir, non voglio essere ripetitiva, ma una piccola premessa per farlo conoscere ai miei lettori, devo

Luca Tom Bilotta - Biografia arancio sangue

Luca Tom Bilotta – Biografia arancio sangue

pur farla, o  no? E quindi ve lo presento brevemente in questa maniera:
Luca Tom Bilotta: Una grande passione per la scrittura, che coltiva fin dalla più tenera età, classe 1983 nasce a Bergamo il 31 Luglio.
Il suo percorso di studi, dopo il Liceo classico lo porta ad iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza a Milano.
Dal 2004 diventa cronista sportivo ma ha al suo attivo anche alcune esperienze di cronaca bianca e nera.
Per saperne di più su di lui e sul romanzo, potete fare un salto a questi link:
Sito | Pagina FB

E adesso nello specifico, viene la parte piu’ gustosa di questa inconsueta intervista, e qui, scopriamo insieme, le abitudini alimentari del buon Bilotta, preferenze, gusti e tanto altro ancora…

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Luca: – “Molto, anche se spesso non mi è facile seguire una dieta equilibrata. Mangiare poco e bene, ovviamente, aumenta la produttività. E me ne sono accorto soprattutto nei periodi di forte stress in cui i tempi di consegna erano stringenti”.
Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirata/o a qualcosa di gastronomico?

...Nel mio ultimo libro, ad esempio, uno dei dialoghi chiave si svolge in un ristorante a Milano, davanti ad un ottimo piatto di spaghetti allo scoglio...

…Nel mio ultimo libro, ad esempio, uno dei dialoghi chiave si svolge in un ristorante a Milano, davanti ad un ottimo piatto di spaghetti allo scoglio…

Luca: – “Sinceramente non mi è mai capitato. Anche se, a volte, amo far discorrere i miei personaggi a tavola. Nel mio ultimo libro, ad esempio, uno dei dialoghi chiave si svolge in un ristorante a Milano, davanti ad un ottimo piatto di spaghetti allo scoglio”.

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene?
Luca: – “Ricevere qualità. Mi spiego meglio: non tanto nel modo in cui viene servita la vivanda o nel luogo in cui la si assapora. Bensì nelle materie prime utilizzate dallo chef. Adoro i piatti tradizionali italiani, la cucina tipica di un tempo e quella etnica orientale. Può essere un piatto di lasagne in una trattoria

... oppure un uramaki giapponese a Milano...

… oppure un uramaki giapponese a Milano…

amena bolognese, oppure un uramaki giapponese a Milano. La qualità è trovare ottimi prodotti uniti all’amore di chi li cucina: questo è per me mangiar bene”.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Luca: – “Sono giornalista. Ho iniziato prestissimo a lavorare in questo mondo, all’età di diciotto anni nel 2003. Prima come cronista sportivo (calcio, serie A) e di cronaca (nera e bianca), poi di economia. Nel contempo, dopo il diploma classico, mi sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza a Milano.
Ho fondato e diretto per sei anni un mensile economico territoriale, prima d’intraprendere la carriera di scrittore, che svolgo ora come attività primaria. Ho da poco concluso il mio primo thriller “Biografia Arancio Sangue” e sto già scrivendone il sequel”.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Luca: – “A Bergamo, città in cui risiedo, mi piace variare locale e tipologia di cucina. Non ne ho uno preferito a dire il vero, ma ultimamente ho frequentato un paio di ristoranti sushi a Milano davvero fenomenali. Forse sarà stata l’ottima compagnia di chi era con me, oppure i piatti. Questo non saprei dirlo.
Sta di fatto che mi sono trovato molto bene e ci ritornerò presto”.

Angie: – Ti piace invitare amici a cena o a pranzo, o sei più spesso invitato??
Luca: – “Sinceramente? Invitato. A cucinare non sono un fenomeno. Anche se mi dicono

…anche se mi dicono che assomiglio fisicamente ad Alessandro Borghese…

che assomiglio fisicamente ad Alessandro Borghese (magari un pò meno rotondo di com’è adesso! Scherzo, ovviamente), l’arte ai fornelli non fa parte del mio bouquet di qualità”.

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Luca: – “Per ora no, ma di questo passo dovrò iniziare a pensarci!”

Angie: – Meglio carne o pesce?
Luca: – “Dipende, mangio di tutto. Ma se dovessi scegliere: pesce”.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

Crostata di lamponi

Crostata di lamponi

Luca: – “Una crostata ai lamponi. Pasta dura, ma cuore tenero”.

Angie: – Se fossi un ingrediente?
Luca: – “Cannella. Adatta ad ogni tipologia di cucina: dolce e salata, ma soprattutto agrodolce. Perché mi ritengo un po’ così nella vita. Sai, noi artisti, siamo sotto sotto un po’ melodrammatici! No? A parte gli scherzi, mi ritengo simile alla cannella perché si adatta a varie tipologie di cucina, pur mantenendo la propria – e forte – identità. Quando c’è, nella ricetta, non passa inosservata”.

Angie: – Vino, ed in quale ti identifichi caratterialmente??
Luca: – “Falanghina: un bianco eccezionale con il pesce o il sushi. Quanto al carattere,

Uva merlot

Uva merlot

direi un buon Merlot. Vino dal colore rosso deciso e dal sapore pieno e morbido. Intendiamoci: il riferimento non è al mio “giro-vita”, bensì al carattere! E’ un vino da bersi a tutto pasto. Perché mi ritengo una persona che si adatta a qualsiasi portata della vita”.

Angie: – Il tuo punto debole
Luca: – “A tavola? Non riesco a rinunciare al pane, se poi c’è la focaccia ligure addio linea. Perdo il contatto con la realtà.
Come persona, invece, sono troppo buono. In certi casi dovrei essere meno disponibile. Ma sono fatto così, se posso aiuto volentieri le persone a cui voglio bene. E’ una bella dote, come la generosità, ma spesso nella vita si trasforma in punto debole”.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?

Gorgonzola

Gorgonzola

Luca: – “Il gorgonzola. So che in molti di voi storceranno il naso per l’odore, ma non riesco a farne a meno”.

Angie: – L’aspetto che più ti attira del fare da mangiare e, se c’è, un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?
Luca: – “La compagnia. Ho un caro amico che ama cucinare in mezzo agli amici. Un giorno vorrei imitarlo, è bellissimo. Un piatto? Per adesso mi limito alla pasta e alla carne alla griglia. Gli unici che so fare discretamente bene direi…”

Angie: – E quello che ti piace mangiare?

frittura mista di pesce

frittura mista di pesce

Luca: – “Frittura mista di pesce”.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Luca: – “Famelico, senza esagerare. Dipende dai commensali e se devo mantenere un certo contegno. Scherzo, ovviamente. Direi principalmente onnivoro, ad esclusione delle verdure cotte”.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai?
Luca: – “Ideale? Quella inglese: bacon, uova, salsiccia e fagioli. Di solito, però, opto per tre fette biscottate con marmellata all’arancia e un caffè doppio”.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Luca: – “Salato. Non c’è una cosa in particolare, come detto mangio di tutto.
Mentre

... non sopporto i cavoli bolliti”.

… non sopporto i cavoli bolliti”.

Angie: – Che ne pensi dei prodotti surgelati, che dimezzano il tempo in cucina?
Luca: – “Bocciati. C’è chi li ritiene un’ottima soluzione per sopravvivere, senza saper cucinare. Ma non è assolutamente un modo sano di alimentarsi.
Purtroppo stanno uccidendo la vera cucina tradizionale dei nostri genitori con questi prodotti. E attirano molti single… Ma davvero un piatto di pasta è così lungo da preparare rispetto a un surgelato o precotto? Pensateci bene”.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito?

carne alla brace

carne alla brace

Luca: – “La carne alla brace. Indimenticabile, soprattutto in una calda e serena serata d’estate. Poi le essenze del vino in generale, se lo si può inserire nella categoria. Ogni buona bottiglia è una grande esperienza, a partire dal suo profumo”.

Angie: – Limone o aceto?
Luca: – “Limone, non uso aceto. Una tantum quello balsamico, ma solo in determinate occasioni e sull’insalata. Non oso azzardare accostamenti con fragole e frutti affini”.

Angie: – Non puoi vivere senza…

pane

pane

Luca: – “Il pane. Già detto, ma non posso farci niente! Sono fatto così…”

Angie: – Un tuo menù ideale?
Luca: – Crudité di mare
Spaghetti allo scoglio
Scampi alla griglia
Sorbetto al limone

Angie: – Dici parolacce?
Luca: – “Io? A volontà! Ma sempre in solitaria (da arrabbiato) o massimo fra amici (per scherzo). In pubblico no, è scortese e cerco di evitarlo… Però ogni tanto un “vaffa” ci sta anche in mezzo alla gente! Che dite?”

Angie: – La parola che dici spesso?
Luca: – “Direi due parole: “Tutto bene?”, questa espressione la uso spesso come intercalare soprattutto al telefono. Come parolaccia, invece, inizia con la “C” ed è composta da cinque lettere. Come dicevo poco fa, non le dico mai in pubblico. Figuriamoci in un’intervista”.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Luca: – “Assolutamente sì, esiste un legame. I migliori alleati per un uomo intento a sedurre una donna sono: una buona cena a lume di candela, un buon vino e argomenti frizzanti. Perché la donna deve sentirsi protetta, al centro dell’attenzione e bisogna farla sorridere. Ovvio, dirlo è facile. Metterlo in pratica un po’ meno… Infine, per quanto riguarda l’ultima parte della domanda, fino a poco tempo fa avrei detto una buona cena in un buon ristorante. Ma credo che, sotto sotto, un uomo che sa cucinare abbia una marcia in più. Sarà il caso che – a breve – inizi a frequentare un corso! Forse…”

Angie: – Una “fantasia erotico gastronomica”?

...Mangiare del sushi sulla schiena sinuosa di una donna. Premessa: non in un ristorante. A casa o in un luogo privato. Con chi? Lei lo sa benissimo...

…Mangiare del sushi sulla schiena sinuosa di una donna. Premessa: non in un ristorante. A casa o in un luogo privato. Con chi? Lei lo sa benissimo…

Luca: – “Mangiare del sushi sulla schiena sinuosa di una donna. Premessa: non in un ristorante. A casa o in un luogo privato. Con chi? Lei lo sa benissimo”.

Angie: – Hai mai conquistato qualcuno cucinando??
Luca: – “Sinceramente? No. Ma vorrei tanto. Però con una cena al ristorante sì. E’ capitato anche di offrirne più di una e non conquistarla. E’ la vita, anche se fa arrabbiare ovvio”.

Angie: – Hai mai utilizzato l’ambiente cucina per (scrivere) e lavorare?
Luca: – “Spesso, è un ambiente accogliente e stimolante per certe fasi della narrazione di un libro. Anche se l’ufficio è molto più utile, ovviamente”.

Angie: – La verve letteraria, lo stimolo per incominciare a raccontare, avviene a pancia piena o a digiuno?
Luca: – “A digiuno. Riesco a concentrarmi meglio. E soprattutto sono più rapido nella fase creativa”.

Angie: – Preferisci di più il dolce o il salato quando sei preso dal tuo lavoro?
Luca: – “Sempre salato”.

Angie: – Hai qualche episodio legato al cibo da raccontare? O una cosa carina e particolare che ti è successa?
Luca: – “Episodi particolari no. Ma posso dire che i migliori incontri professionali o personali, fatti nel corso della mia vita, si sono sempre svolti e sviluppati con le gambe sotto il tavolo. Permette di socializzare nel modo che preferisco di più, amo stare a tavola a prescindere dal cibo. E si possono siglare ottimi contratti…”.

Angie: – Vai spesso a pranzo/cena fuori, se si’ che tipo di locale prediligi?
Luca: – “Spesso. Come detto amo variare, dalla cucina etnica alla trattoria. Non mi fermo mai: basta mangiare e bere bene, di qualità. Prediligo comunque un locale intimo, poco chiassoso. In cui si possa parlare in tranquillità. Se sono in dolce compagnia, invece, un locale distinto e romantico. Ovviamente, pure in questo caso, poco rumoroso, magari con un piatto di ottimo sushi davanti”.

Angie: – Che fai dopo cena?
Luca: – “Dipende. Se sono a mangiare fuori, resto in giro e vado a bere qualcosa. Amo chiacchierare, magari passeggiando. Oppure vado in qualche locale, dipende… Se sono a casa, normalmente lavoro. Il bello di questa professione è che non hai orari di ufficio e puoi farlo quando ti pare”.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Luca: – “Sono due in verità, perché leggo sempre in coppia per fare parallelismi con gli stili. Il primo è “IO UCCIDO” di Giorgio Faletti. Non avevo mai avuto modo di leggere un suo libro, ma dato che molti critici hanno evidenziato come il mio stile sia involontariamente simile al suo, per curiosità l’ho preso. Bellissimo libro. Il secondo è “LA NOTTE DI PRAGA” di Philip Kerr, davvero suggestivo”.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…

Luca: – “Iris, dei Go Go Dolls”

Angie: – Hobby?
Luca: – “Scrivere! Sono banale? No, scherzo: anche mangiare e soprattutto viaggiare. Amo scoprire i volti nascosti delle grandi città europee, ma anche mondiali. Nella vita quotidiana, invece, leggere e guardare un bel film: mi ritengo un discreto cinefilo, da non confondersi con cinofilo. Anche se i cani mi piacciono, ovvio”.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?

Brian Cox lìAgamennone del Kolossal "Troy"

Brian Cox l’Agamennone del Kolossal “Troy”

Luca: – “Da buon classicista, direi Agamennone. Meno poetico e romantico di Achille, ma più pratico”.

Angie: – Qual è il sogno più grande?
Luca: – “Avere una famiglia e vivere felice, in salute e insieme. Non far mai mancare niente alle persone che amo, perché i soldi non sono tutto ma aiutano. Sarò pratico, forse materialista, ma sono onesto. E per vivere così – il sogno più grande – è ovviamente unire tutto questo alla professione di scrittore. Quello sarebbe davvero il massimo: vendere milioni di copie, guadagnando il giusto profitto, facendo divertire/riflettere/svagare i lettori attraverso la mia scrittura”.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Luca: – “Che sono troppo buono. In realtà, chi ha visto il mio lato cattivo poi rimpiange di avermelo detto”.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoco/a?
Luca: – “Perché no. Anche se sarebbe decisamente pericoloso per la linea”.

Angie: – Un piatto della tua infanzia?
Luca: – “Gli ossibuchi con polenta e gorgonzola. Li fa mia nonna: impagabili.”

Angie: – C’è un piatto che non hai mai provato e che vorresti assaggiare?
Luca: – “Sinceramente non mi viene in mente. Forse quella cinese, ma quella vera non rivisitata in chiave italiana”.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Luca: – “Purtroppo sì e mi fa particolarmente arrabbiare quest’aspetto. La cucina è unione, piacere e gusto. Non si può essere separatisti. E’ vero che i piatti identificano una regione, località o città. Oppure che le varie correnti di pensiero sul modo di cucinare – vedi la polemica sulla cucina molecolare di qualche tempo fa – dividono gli chef del mondo. Ma quando ci si siede a tavola, a mangiare, siamo tutti uguali e non c’è federalismo o punto di vista che tenga!”

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?
Luca: – “Sarei indeciso fra un piatto di pasta al pomodoro e una pizza margherita. Entrambi rappresentano i colori della nostra nazione”.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?

Cucina Giapponese

Luca: – “Come detto quella giapponese, poi a seguire quella spagnola”.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Luca: – “Mi sto occupando del sequel di “Biografia Arancio Sangue”. E impostando un altro romanzo, storico in questo caso, molto più complesso a dire il vero. Inoltre sto contribuendo ad un progetto editoriale a scopo benefico”.

Angie: – A che piatto paragoneresti Letta, Berlusconi, Renzi, Vendola, Beppe Grillo?

...Letta (un minestrone: sai che può farti bene - anche se è tutto dire, mai comprovato - e non vuoi mangiarlo)...

…Letta (un minestrone: sai che può farti bene – anche se è tutto dire, mai comprovato – e non vuoi mangiarlo)…

Luca: – “Siamo sicuri che non si offendano? Ma se devo… Iniziamo…
Letta (un minestrone: sai che può farti bene – anche se è tutto dire, mai comprovato – e non vuoi mangiarlo), Berlusconi (una bistecca, appetitosa ma oramai fredda), Renzi (un buon hamburger: all’inizio lo mangi di gusto, ma alla lunga hai ancora fame), Vendola (un piatto di cavoli di Bruxelles, della UE ovviamente), Grillo? (una mousse molecolare al gusto di lasagne: appetitosa al palato, ma impalpabile nello stomaco)”.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Luca: – “No, per fortuna. Perché, adesso, pure la cucina ti tradisce? Siamo messi bene allora… ”.

Angie: – Se tu dovessi abbinare una pietanza a ogni personaggio del tuo romanzo, quali sceglieresti?

 Però posso dirti come definirei il libro: “un babà”. Semplice all’apparenza - perché un thriller deve svagare in primis -, ma ripieno di ottimo rum ... perché capace di farti riflettere su alcune verità della vita”

Però posso dirti come definirei il libro: “un babà”. Semplice all’apparenza – perché un thriller deve svagare in primis -, ma ripieno di ottimo rum … perché capace di farti riflettere su alcune verità della vita”

Luca: – “Se rispondessi vi svelerei il finale. Però posso dirti come definirei il libro: “un babà”. Semplice all’apparenza – perché un thriller deve svagare in primis -, ma ripieno di ottimo rum … perché capace di farti riflettere su alcune verità della vita”.

Angie: – Quale personaggio del tuo libro potrebbe essere “la mela proibita”?
Luca: – “Jennifer Blasquez, una modella argentina artefice delle avventure e disavventure del protagonista, il giornalista Joe Brigati. Una donna affascinante, molto bella, che nasconde però una triste vicenda personale che ne condizionerà la vita”.

Angie: – Se tu dovessi scegliere uno scaffale di supermercato (o altro negozio simile), dove immagineresti collocato il tuo libro? E perché?
Luca: – “Reparto dolci. Del resto un babà dove lo trovi se no?”

Angie: – Stai pensando alla trama da mettere su carta, sei preso dal vortice dell’ispirazione: dove ti percepisci? (es. in un agrumeto, in un campo di pomodori, in una distesa di mais, in un vigneto ecc.)
Luca: – “Decisamente un vigneto”

Angie: – Quale attore sceglieresti per ricoprire il ruolo del protagonista del tuo libro? E di qualcuno dei “secondari”?
Luca: – “Ipotizzando un cast internazionale, inserirei comunque qualche attore italiano, visto che parte dell’ambientazione si svolge a Milano. Joe Brigati: Matt Damon, perché ha

Joe Brigati: Matt Damon

Joe Brigati: Matt Damon

un viso da bravo ragazzo e al contempo non ha problemi ad effettuare scene d’azione. E’ un po’ goffo se vuole esserlo (vedi il personaggio interpretato nella saga di “Ocean’s Eleven”), ma anche duro: proprio come il protagonista del mio libro. Beh, l’antagonista imprenditore del Sud – che si è fatto da solo – Paolo Iorio: Luca Ward. E la protagonista femminile, Jennifer Blasquez: Rocio Munoz Morales. Infine l’ispettore della mobile Mirko Gaudenzi: direi Pierfrancesco Favino”.

Angie: – Qui nel nostro paese c’e’ un bel gran “fermento letterario” a Napoli forse più che nelle altre città secondo te ci industriamo, o siamo bravi? Chi tra gli autori campani preferisci e reputi più bravo, ed a quale piatto lo paragoneresti?
Luca: – “Napoli è Napoli. Punto. E’ una filosofia di vita essere napoletani. Quanto al fermento è vero, ce n’è molto. Ma non vi industriate, bensì siete solo voi stessi. Applicate

Se steve jpbs fosse nato a napoli

Se steve jpbs fosse nato a napoli

la napoletanità pure in ambito letterario, questa è la vostra marcia in più (ma anche un problema, a volte). Un esempio? Antonio Menna, che con il suo “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli”. Un bignè di libro”.

Angie: – Le donne sono più brave degli uomini ad affrontare il tuo stesso genere letterario?
Luca: – “Non credo siano più o meno brave. Ma possono farlo con una visione diversa, quello sì. Il genere thriller – o più in generale i libri gialli – sono un mix d’incisività, logica, sangue e dinamismo. Le donne sono più riflessive e criptiche. Per questo, dico, potrebbero dare una visione più completa ad una trama”.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Luca: – “Homo faber fortunae suae: in latino, “ogni uomo è artefice delle sue fortune (o sfortune, aggiungerei io)”.

Angie: – In conclusione, una tua ricetta per i miei lettori
Luca: – “Trofie al pesto ligure. Lo adoro, ma la versione alla “Ponente” ovvero con le

Trofie al pesto, patate e fagiolini

patate lesse. Diversa dal solito e gustosa. Mi limito a consigliarvela, perché a cucinare – come detto – non sono un fenomeno!”

Angie: – Classica domanda alla Marzullo: Fatti una domanda e datti una risposta.
Luca: – “Se dovessi farmela davvero alla Marzullo, sarebbe più o meno criptica così: “Cosa ti manca? Quello che non posso avere”.
Invece, mi chiederei semplicemente: “Cosa vorresti in più dalla tua vita o da te stesso? Niente dalla vita, ma forse mi piacerebbe essere più giocoso e meno impostato rispetto ai ragazzi della mia età.
Solo che non ho ancora imparato come si fa!”.

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Intervista Gastronomica a Luca Tom Bilotta, 10.0 out of 10 based on 1 rating