Galeotta fu la Rai Tv, e per essere precisi, insieme a Carolina Ciampa e all’amico Giuseppe Caterino che ha realizzato per Tg3 Campania, per la rubrica “cucina in Campania” un servizio sulle nostre tipiche

Io e Giuseppe Caterino

Io e Giuseppe Caterino

zeppole natalizie, dicevo galeotta, poiche’ in questi giorni ho trascritto non so quante volte la ricetta di questa prelibatezza, che essendo un prodotto, tipico, proprio nostro, mio, della mia terra, fieramente ne racconto sempre, da quando cominciai a scrivere di gastronomia sulla guida di supereva, che ho curato per lungo tempo, per cui mi  è sembrato piu’ che giusto, scriverne ancora e con un articolo nuovo di zecca.
In casa Cafiero, sin da quando ero bambina, i miei ricordi di antichi natali si accompagnano al sapore e alla fragranza dei dolci di tipici della penisola sorrentina, il suono delle zampogne, la condensa di vapore che si forma sulla superficie liscia e fredda dei vetri nella

La zeppola desiderata anche da Minù

La zeppola desiderata anche da Minù

nostra piccola cucina, le luci intermittenti dell’albero di natale, ed il penetrante odore delle tante cose buone che si preparano in quel periodo che ci si porta dietro lasciando tracce di speziati e
seducenti aromi.
Mia Nonna Laura, ha sempre sostenuto caparbiamente, e guai a contraddirla, che quando si preparano le zeppole non bisogna nè farsi vedere nè far sentire l’odore alla gente, che è invidiosa, a supporto della sua tesi, Luigi Trofa racconta invece che la sua nonna, addirittura, mentre le friggeva, in una pentola a parte metteva a cuocere un cavolfiore, di modo che, le esalazioni non piacevolissime di quest’ultimo, riuscivano a coprire la

la Funesta Teresa Operativa

gradevole fragranza degli “scauratielli”, e così le deliziose ciambelle non sarebbero scoppiate!!! Ed è un DOGMA Assoluto, poichè anche la mia mamma, quando le prepara e le frigge, chiude tutte le porte e le finestre, di modo che, l’invitante odore, non possa uscire di casa, con il risultato che, tutti noi che siamo all’interno dopo ce lo portiamo addosso :-), al posto di una deliziosa acqua di colonia:-)

Il mio ricordo si perde nel tempo, quando c’era anche il mio papà che contribuiva alla realizzazione di questo dolce natalizio, che, non solo veniva fatto per la nostra famiglia ma anche distribuito a vicini e parenti, mio padre si occupava dalla frittura, mentre mia madre preparava l’impasto e certosinamente realizzava le zeppole che venivano adagiate sul piano di marmo della cucina, previamente unto di olio, e ogni anno c’era il record dei kg di farina impastati per accontentare tutti gli amici e parenti. Mio papà ci ha lasciati diverso tempo fa, ma la funesta Teresa ancora non rinunzia alla preparazione delle zeppole, e son subentrata io nella lavorazione delle stesse, poichè fisicamente, come diciamo qui, non è più cosa sua, la pasta va lavorata bollente ed a

Io ed il mio impasto

Io ed il mio impasto

lungo, per cui i bicipiti li alleno io 🙂 mentre lei li prepara, frigge e condisce le dolci ciambelle, a cui, nessuno di noi riesce a rinunziare.

Tipiche della costiera sorrentina, sono ciambelline fritte preparate con una pasta a base di farina acqua latte ed anice, e condite con miele, riavulilli (per chi non lo sapesse sono microscopici confetti di svariati colori che ci riportano alla mente le decorazioni dei nostri alberelli di natale) e scorzette d’arancia.
Tra i mestieri napoletani esisteva anche quello della zeppolara che in strada friggeva queste ciambelle in strutto o grasso animale e le serviva ricoperte di miele.
Mi preme molto fare questa precisazione, essendo io una fondamentalista gastronomica, aborro l’uso di elettrodomestici quando si cucina, a meno che non è una cosa che con braccia e mani e olio di gomito, è difficile da lavorare, in quel caso…ma intanti mi hanno chiesto: – e se l’impasto lo facessimo nel famigerato “Bimby”, o con la planetaria?- e mo’ secondo voi, io cosa avrei dovuto rispondere? :-)) Si puo’ fare certo, ma non sarà mai la stessa cosa. L’unico lusso attualmente che ci permettiamo, o meglio l’unica modernità volendo utilizzare un termine più appropriato, è la friggitrice elettrica, perchè cosi almeno evitiamo tutto lo “nzeviamento” che crea la frittura dell”olio e le zeppole quando scoppiano.
Ovviamente questa va preparata per tempo, pulita per bene e riempita con olio nuovo.

Ingredienti:
– 4 tazze d’acqua
– 1 tazza di latte
– 5 tazze di farina
– olio q.b.
– 1 pizzico di sale
– odore di anice (1/2 bicchiere)
– vanillina (facoltativa)

zeppole crude

zeppole crude

per il condimento:
– 1 Kg. di miele
– succo d’arancia
– bucce di limone, arance e mandarini
– zucchero q.b.
– anice

Esecuzione
Mettete l’acqua, il latte, l’olio, anice e sale, con bucce di limone (se volete un impasto piu’ profumato, potrete aggiungere anche quelle di mandarino ed arancia, l’importante che non siano frutti “trattati”), sul fuoco e al primo bollore, versate di getto la farina setacciata.
Mescolate aiutandovi con una cucchiarella (cucchiaio di legno) e rimestate il composto sul fuoco fino a quando non si stacchera’ dalle pareti della pentola.
Versate la pasta ottenuta su di un ripiano che avrete preventivamente unto e lavoraratela, con forza, molto bene in modo da renderla liscia e omogenea al massimo. Ricordate che la fase più importante, è questa, se volete ottenere una zeppola, fragrante all’esterno, e morbida internamente e che non si indurisca nel giro di poche, che dopo potrete solo utilizzare come oggetto contundente 🙂
Tagliatela a pezzetti ed arrotolatela con le mani in modo da ottenere dei bastoncini di circa cm. 15 di lunghezza che avvolgerete su se stessi.
L’operazione successiva è quella della frittura, ora, un tempo venivano fritte in una padella di rame, ed il rischio era che quando “scoppiavano”, la cucina si sporcava e l’addetto alla frittura o chi era nei paraggi rischiava di farsi male seriamente.
Qui con la funesta Teresa, abbiamo collaudato la friggitrice, ottimizzando sia i tempi che i disastri. Una volta fritte, sistemiamo una grande zuppiera, foderata di carta assorbente dove adagiamo le nostre zeppole.
Infine immergete le zeppole nel miele precendentemente messo in una pentola sul fuoco a cui avrete unito anice, il succo d’arancia e le bucce degli agrumi e lo zucchero.

zeppole o antichi scauratielli della penisola sorrentina

zeppole o antichi scauratielli della penisola sorrentina

Cospargete di confettini colorati quelli che qui vengono chiamati Riavulilli e potrete decorare o con rosmarino fresco, o con bucce di agrumi tagliate sottilmente
Ora dovete solo gustarle e ricordare la dedizione e la fatica di chi le prepara, perche’, come dice la funesta, la zeppola per devozione va offerta e regalata a parenti ed amici.
Se avanza il miele, lasciatelo nella vostra pentola, a questo aggiungerete miele nuovo, altro succo d’arancia anice, zucchero per condire le successive fritture.

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Le zeppole natalizie metesi (della funesta Teresa), 6.4 out of 10 based on 10 ratings