Anna Talò, è una poliedrica scrittrice, giornalista, traduttrice, consulente editoriale.
Nel 2011 pubblica con CorbaccioMeditazioni per donne sempre di corsa”, il libro che dà il titolo al blog, (alla 3° ristampa e che viene tradotto anche in Spagna con il titolo

Anna Talò

Anna Talò

“Tomatelo con calma”), il 12 settembre 2013 è uscito il suo primo romanzo, sempre per Corbaccio: “Volevo solo una vita tranquilla!” dove la protagonista, Teresa per sfuggire alla noia apre un blog di piccola posta, sotto il falso nome di Lucilla, sul quale si scatena con risposte ciniche e spietate ai problemi di cuore che le vengono sottoposti, riscuotendo grandissimo successo, ed è proprio il suo stile corrosivo che stuzzica il Vendicatore, uno stalker che si dimostrerà davvero pericoloso. Un romanzo divertente, molto scorrevole, scritto in un piacevole stile, dinamico, con una trama anche simpatica e

Volevo una vita tranquilla

Volevo una vita tranquilla

divertente. Lucilla si diverte a non prendere sul serio i problemi di chi legge il suo blog, ma chi è veramente Teresa/Lucilla? Una schizofrenica dalla doppia personalità? Una donna in realtà confusa che, non avendo finora capito un granché della vita, dà consigli contrastanti tra loro, nascondendosi dietro nick falsi e lo schermo di un pc? Vi tocca scoprirlo leggendo l’anteprima del suo libro. Per maggiori informazioni su di lei vi invito a visitare il blog Cara Lucilla

E’ stata per me una piacevole sorpresa nel poter intervistare Anna Talò, che come la protagonista del suo libro è simpatica, intelligente e divertente! Gustatevi, è il caso di dirlo, la mia intervista.

«Pos­so en­trare un mo­men­to?» Come fai a dire di no? «Pure il mine­strone…» ha os­ser­va­to, dopo aver an­nusato l’aria.
«Le vec­chie zitelle non pasteggiano a os­triche e cham­pagne. An­che per­ché non mi pi­ac­ciono.»
Anna Talò – Volevo solo una vita tranquilla – Edizioni Corbaccio

Angie: – Quanto conta una buona alimentazione per il tuo lavoro?
Anna: – E chi lo sa? Anche perché, soffrendo di moltissime allergie, e avendo dovuto eliminare molti cibi dalla mia dieta, non sono sicura di avere una “buona alimentazione”. In compenso mangio molte cose buone, perché mangiare è una delle più grandi gratificazioni possibili. Se non ho golosità a disposizione, il mio umore ne risente, non solo il mio lavoro.

Angie: – Nel lavoro che svolgi ti sei mai ispirata/o a qualcosa di gastronomico?
Anna: – Prima di questo romanzo, ho sempre scritto non-fiction, occupandomi di denaro,
di lavoro, di stress, e quindi la gastronomia c’entrava come i cavoli a merenda, per rimanere in tema. In “Volevo solo una vita tranquilla!” invece c’è un cenno a un particolare piatto, che mi serviva a creare il personaggio principale, Teresa, ed è … il minestrone!

Angie: – Cosa significa per te mangiar bene
Anna: – Io mangio bene quando mugolo a ogni boccone. Poi sono bravissima, perché

Anna Talò

Anna Talò

cerco di evitare gli stravizi (tipo: quanto sono buone le cose fritte? E però friggo poche volte in un anno), ma il gusto deve essere consolatorio. Quei piatti taaaaaanto salutari, ma anemici, mi manderebbero alla neuro in una settimana.

Angie: – Le tue esperienze lavorative?
Anna: – Il prossimo anno festeggio venticinque anni nella comunicazione: ho lavorato come cronista, poi sono passata all’editoria. Le parole sono la mia passione. Ma ho anche fatto altro, per esempio ho insegnato italiano agli studenti stranieri di una università per otto anni … Volendo, sono parole anche quelle, però.

Angie: – Hai un ristorante o un locale dove preferisci andare a mangiare? Se sì, dove?
Anna: – Vivendo in una città molto piccola, finisco sempre col tornare a mangiare a casa mia o dai miei. Mangio fuori quando sono in giro. Per esempio, quest’anno sono stata a Malta e devo dire che ho trovato diversi ristoranti davvero notevoli. Non voglio essere scontata ma, dalle mie parti, uno dei posti dove ho mangiato meglio è Dal Pescatore della famiglia Santini; però ho una vera predilezione per le trattorie dove preparano piatti tipici. Quando sono a Verona cerco di andare sempre all’Osteria di via Stella, dove fanno la polenta.

Angie: – Ti piace invitare amici a cena o a pranzo, o sei più spesso invitato??
Anna: – Ho una casa piccolissima, quindi grandi pranzi o cene non ne faccio, perché non

English tea

saprei dove mettere la gente. In genere preferisco invitare gli amici per il tè del pomeriggio, avendo un animo inglese (Almeno una volta al mese facciamo un pomeriggio-gossip a casa mia (è ovvio), con tè e pasticcini, perché quando ancora viaggiavo avevo una fissa per la Gran Bretagna. Da allora mi porto dietro certi piccoli riti, come quello del tè alle cinque, e spendo cifre impressionanti di trasporto per farmi consegnare a casa  chili di Marmite, che da queste parti non si trova, e che più di una volta ho cercato di far loro ingurgitare, ottenendo solo un coro di schifatissimi bleah. Così è andata a finire che hanno iniziato a chiamarmi «Regina Elisabetta» e non hanno ancora finito. Volevo una vita tranquilla pag 64)

Angie: – Sei mai stata/o a dieta?
Anna: – Molti anni fa, quando sono tornata da sei mesi a Londra. Lo so, sembra folle ingrassare dieci chili per la cucina inglese, io invece ci sono riuscita.

Angie: – Meglio carne o pesce?
Anna: – Anni fa ti avrei detto pesce, oggi carne, soprattutto gli affettati.

Angie: – Se fossi un dolce, quale saresti?

cioccolattino

cioccolattino

Anna: – Adoro il cioccolato. Posso essere un cioccolatino?

Angie: – Se fossi un ingrediente?
Anna: – Qualcosa di forte … la Marmite, una di quelle cose che o ami o detesti.

Angie: – un frutto
Anna: – La frutta è una di quelle cose che non posso mangiare. Probabilmente sarei un ananas: spine fuori, tenera dentro.

Angie: – Vino, ed in quale ti identifichi caratterialmente??
Anna: – Adoro i vini dolci, liquorosi siciliani. Ma forse io sarei un rosso particolarmente tannico.

Angie: – Un liquore

Porto

Porto

Anna: – Il porto.

Angie: – Il tuo punto debole
Anna: – Il pane. Portami in un panificio e mi fai felice.

Angie: – Nel tuo frigo che cosa non manca mai, e nella dispensa?
Anna: – Il grana. E nella dispensa l’olio d’oliva.

Angie: – L’aspetto che più ti attira del fare da mangiare e se c’è un piatto che ti piace cucinare di più in assoluto?

pasta e patate

pasta e patate

Anna: – Far da mangiare è cura. Io vivo sola ed è facile cadere nella seduzione dei piatti pronti. Invece cucinare per sé, anche cose semplicissime, è un atto di cura fondamentale anche dal punto di vista psicologico. Il piatto che mi piace di più cucinare? Forse pasta e patate, tipico delle parti dei miei genitori.

Angie: – E quello che ti piace mangiare?
Anna: – Pane, olio e sale. Mia nonna mi ci faceva fare merenda.

Angie: – Come ti definiresti a tavola?
Anna: – Golosa.

Angie: – La colazione ideale e quella che invece normalmente fai

colazione ideale è quella dei grandi alberghi,

colazione ideale è quella dei grandi alberghi,

Anna: – La colazione ideale è quella dei grandi alberghi, con un buffet infinito, perché è divertente. Quella che faccio io è caffè all’americana e qualche biscotto o una fetta di torta.

Angie: – Di cosa sei più goloso? e cosa proprio non ti piace?
Anna: – La cioccolata, come dicevo. Invece non riesco a mangiare i nervetti della carne, quelle cose che ti fanno cric cric sotto i denti. E poi ho una prevenzione enorme nei confronti di lumache e rane. Non ce la faccio.

Angie: – Che ne pensi dei prodotti surgelati, che dimezzano il tempo in cucina?
Anna: – Io cerco di non utilizzarli, nel senso che preparo io alcune cose, e poi le surgelo, così da avere un piatto pronto all’occorrenza. Ma quelli da supermercato possono essere comodi.

Angie: – La cucina e’ fatta anche di profumi, essenze, odori, ne hai uno preferito ed uno che non ti piace proprio?

Ragù

Ragù

Anna: – Adoro l’odore del ragù; non posso sopportare l’odore del latte caldo, ma anche del miele.

Angie: – Limone o aceto?
Anna: – Aceto balsamico.

Angie: – Non puoi vivere senza…
Anna: – Non vorrei ripetermi, ma … il cioccolato (e comunque hanno dimostrato che crea dipendenza, quindi non è colpa mia: devo andare in comunità, ecco!)

Angie: – un tuo menù ideale?
Anna: – Mi basta un piatto solo. D’inverno una minestra calda, per esempio le trippe – se ben fatte; d’estate, un bel fritto misto.

Angie: – Dici parolacce?
Anna: – Moltissime. Non sta bene, lo so …

Angie: – La parola che dici piu’ spesso?
Anna: – Non lo so.

Angie: – Esiste un legame tra cucina e sensualità? Che cosa secondo te conta di più nel sedurre una donna? Una buona cena, o anche il saper cucinare?
Anna: – Decisamente esiste. La cucina è un’esperienza fortemente sensuale. Direi che un uomo che sa cucinare è il top.

Angie: – Una “fantasia erotico gastronomica”?

Vasca da Bagno con nutella

Vasca da Bagno con nutella

Anna: – Vedi che poi mi tocca ripetermi? Una vasca da bagno piena di Nutella, ovviamente.

Angie: – Hai mai conquistato qualcuno cucinando??
Anna: – Pare di sì, ma non me ne sono accorta. Me l’hanno detto dopo.

Angie: – Hai mai utilizzato l’ambiente cucina per (scrivere) e lavorare?
Anna: – Io ho un bilocale, per cui l’ambiente cucina-sala-lavoro sono un tutt’uno.

Angie: – La verve letteraria, lo stimolo per incominciare a raccontare, avviene a pancia piena o a digiuno?
Anna: – A pancia vuota non si fa nulla.

Angie: – Preferisci di più il dolce o il salato quando sei preso dal tuo lavoro?
Anna: – Il lavoro non incide. Incide il bisogno del corpo, in quel momento, di particolari sostanze nutritive. Quindi l’uno o l’altro, dipende.

Angie: – Che fai dopo cena?
Anna: – Mi butto sul divano.

Angie: – L’ultimo libro che hai letto?
Anna: – Parte del mio lavoro consiste nel leggere manoscritti di autori che sperano di essere pubblicati. Quindi leggo continuamente, ma lavori che magari non vedranno mai una libreria. Di già pubblicati, “Si fa così” di Franco Bolelli.

Angie: – Il pezzo musicale che mette in moto i succhi gastrici…

Anna: – Layla di Eric Clapton.

Angie: – Hobby?
Anna: – Niente di sistematico. A seconda del periodo e dell’estro … ricamo, uncinetto, bricolage.

Angie: – Se fossi un personaggio mitologico chi saresti?

Jacob Peter Gowy, da bozzetto di P. P. Rubens, La caduta di Icaro (1636-1638), olio su tela, Madrid (Spagna), Museo del Prado

Jacob Peter Gowy, da bozzetto di P. P. Rubens, La caduta di Icaro (1636-1638), olio su tela, Madrid (Spagna), Museo del Prado

Anna: – Icaro.

Angie: – Qual è il sogno più grande?
Anna: – Diventare ricchissima e non lavorare più.

Angie: – Cosa ti dicono più spesso?
Anna: – Che ho dei gusti terribili in fatto di uomini.

Angie: – Ti fidanzeresti con una cuoco/a?
Anna: – Certo che sì.

Angie: – C’è un piatto che non hai mai provato e che vorresti assaggiare?
Anna: – Quelli di mia conoscenza, che mi incuriosivano, credo di avergli assaggiati tutti.

Angie: – Oggi si parla di federalismo. Secondo te, esiste anche in cucina?
Anna: – Ovvio che sì. In Italia poi ogni paesino ha il suo piatto tipico.

Angie: – Quale piatto eleggeresti come simbolo dei 150 anni dell’Unità d’Italia?

Pizza Margherita

Pizza Margherita

Anna: – La pizza.

Angie: – Dopo la cucina italiana, c’e’ ne qualcuna internazionale che preferisci? Se si’, quale?
Anna: – Ho mangiato benissimo in Medio Oriente, ma anche in Birmania.

Angie: – A quali altri progetti ti stai dedicando in questo periodo?
Anna: – Al momento sono presa dalla routine. Cosa che mi inquieta non poco: ho sempre bisogno di un progetto a lungo termine nel quale impegnarmi, ma non so ancora cosa fare.

Angie: – Come definiresti il tuo carattere, da un punto di vista prettamente gastronomico?
Anna: – Curiosa.

Angie: – A che piatto paragoneresti Letta, Berlusconi, Renzi, Vendola, Beppe Grillo?

Enrico Letta - un dado da brodo

Enrico Letta – un dado da brodo

Anna: – Letta: un brodo di dado. Berlusconi: un antipasto all’italiana. Renzi: un risotto alla parmigiana (ma senza l’aggiunta del tartufo a scaglie). Vendola: un vol-au-vent vuotissimo. Grillo: una crostata bruciacchiata.

Angie: – La cucina ti ha mai tradito?
Anna: – Facendo esperimenti, direi proprio di sì.

Angie: – Quale personaggio del tuo libro potrebbe essere “la mela proibita”?
Anna: -È Teresa, la protagonista.

Angie: – Prova a descrivere il tuo romanzo – o parti di esso – con metafore culinarie, tipo “nutrimento dell’anima”.
Anna: – Questo vale per tutti i romanzi: c’è un antipasto, un primo piatto, un secondo piatto, un dolce, caffè e ammazzacaffè. Però, essendoci una storia gialla, non posso dire molto di più, sennò si rovina la sorpresa.

Angie: – Se tu dovessi scegliere uno scaffale di supermercato (o altro negozio simile), dove immagineresti collocato il tuo libro? E perché?

scaffale caramelle

scaffale caramelle

Anna: – Tra le caramelle. Perché lo volevo colorato e divertente, come le carte delle caramelle.

Angie: – Stai pensando alla trama da mettere su carta, sei preso dal vortice dell’ispirazione: dove ti percepisci? (es. in un agrumeto, in un campo di pomodori, in una distesa di mais, in un vigneto ecc.)
Anna: – Ah, no. Io sento spesso parlare di vortice dell’ispirazione o di fuoco sacro, per quanto concerne la scrittura. Non so di cosa si parli: la scrittura è un lavoro, non un rapimento estatico. Quindi io scrivo seduta al tavolo, magari con una tazza di tè caldo vicina, e Glenn Gould che suona Bach nel mio stereo.

Angie: – quale attore sceglieresti per ricoprire il ruolo del protagonista del tuo libro? E di qualcuno dei “secondari”?
Anna: – Pierluigi Salvini, il corteggiatore di Teresa, è decisamente Robert Downey Junior.

Robert Downey jr

Robert Downey jr

Teresa? Mah. Forse Sandra Bullock.

Angie: – Il sapore delle tue parole?
Anna: – Agrodolce.

Angie: – Tre aggettivi per definirti come scrittore/ice:
Anna: – Pignola, laboriosa, istintiva.

Angie: – Tre aggettivi per definirti come uomo/donna:
Anna: – Combattiva, logica, vulnerabile.

Angie: – Cosa c’è di te nel protagonista del tuo romanzo?
Anna: – Il rispetto per la solitudine.

Angie: – Il colore della tua scrittura?
Anna: – Rosso.

Angie: – La colonna sonora del tuo ultimo libro?
Anna: – Quella di Guerre Stellari.

Angie: – Il prossimo libro che scriverai?
Anna: – Non lo so ancora.

Angie: – Il libro della tua vita?
Anna: – I racconti di Dino Buzzati.

Angie: – Il libro che avresti voluto scrivere?
Anna: – “A sangue freddo” di Truman Capote.

Angie: – Il libro che non avresti mai voluto leggere?
Anna: – Ho persino dimenticato il titolo. Era un’inchiesta sul mondo dei pedofili. Meravigliosamente scritto da un italiano, molti anni fa; ma guardare nell’animo di questi uomini, e delle loro donne, che li aiutano a trovare prede, è stato più di quanto potessi sopportare.

Angie: – Qui nel nostro paese c’e’ un bel gran “fermento letterario” a Napoli forse piu’ che nelle altre città secondo te ci industriamo, o siamo bravi? Chi tra gli autori campani preferisci e reputi più bravo, ed a quale piatto lo paragoneresti?
Anna: – Non conosco abbastanza l’ambiente letterario campano per darti una risposta. Ma

Giuseppe Marotta

Giuseppe Marotta

tra i campani, un autore di grande talento è Giuseppe Marotta, al suo primo romanzo con “E i bambini osservano muti”; e potrebbe essere una gran bella focaccia ripiena.

Angie: – Le donne secondo te, sono piu’ brave degli uomini a scrivere? e ad affontare il tuo stesso genere letterario?
Anna: – No, il talento non ha sesso. Ma visto che questo libro è a metà fra la commedia, il giallo e la chick-lit forse sì, forse serve una donna.

Angie: – Se dovessi riassumere la tua filosofia di vita?
Anna: – Naviga a vista. Tanto è tutto al di fuori del tuo controllo.

Angie: – Il tuo dolce del natale preferito.
Anna: – Panettone e pandoro mi piacciono allo stesso modo.

Passato di carote

Passato di carote

Angie: – in conclusione, una tua ricetta per i miei lettori.
Anna: – Ommamma! Sicura? In questo periodo dell’anno mi piacciono molto i passati di verdura. Per esempio quello di carote: si pelano le carote e una patata, e si fanno a tocchetti piccoli. Si mettono a stufare per qualche minuto in una pentola con un filo d’olio d’oliva, poi si sfumano con del marsala semisecco, per esaltare la dolcezza delle carote, e si coprono con del brodo. Si può aggiungere qualche crosta di formaggio, ma sicuramente non può mancare un’abbondante dose di pepe bianco, per dargli un po’ di sprint. Una volta cotte le carote, si frulla.
Si condisce con un filo d’olio a crudo, ancora per un po’ di sprint, e dei crostini di pane per la parte croccante.

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