Io con Pino Imperatore

Io con Pino Imperatore

Questa scuola non è un albergo, è il nuovissimo romanzo di Pino Imperatore uscito il sei di maggio e presentato anteprima nazionale alla Libreria Tasso di Sorrento.
Cambiano le ambientazioni, cambia la storia, anche se siamo sempre vicino Napoli, stavolta nella sua periferia, San Giovanni a Teduccio, dove il protagonista Angelo D’Amore, orfano di madre frequenta l’ultimo anno del locale Istituto alberghiero il “Lucullo”.
E sviluppandosi il racconto in un istituto alberghiero, mi corre d’obbligo una grande e felice citazione tratta appunto dal nuovo lavoro di Pino, la realizzazione del “gattò di patate” da parte degli alunni della VC sotto la direzione del magnifico professor Mazzone

Mazzone ha aperto una credenza e il frigo e ha tirato fuori un po’ po’ di roba: patate, latte, burro, salame, sugna, pangrattato, provola affumicata, mozzarella, uova sode, parmigiano grattugiato,
sale, pepe, prezzemolo tritato. Più una pentola, uno schiacciapatate, una teglia e una grossa ciotola.
«Allora, avete capito che cosa dobbiamo preparare?» ha chiesto.
Pinuccio ’o Scienziato ha risposto per primo: «Un gâteau di patate!».
Il professore ha fatto di no con un dito: «Non è esatto, Carandente. Non è un gâteau ma un gattò. Si pronuncia proprio così, alla napoletana. E vi spiego il motivo storico. Nel 1768 Ferdinando IV di Borbone sposò l’arciduchessa Maria Carolina d’Asburgo, che così divenne regina di Napoli…».
Ferdinando e Maria Carolina, i due sovrani che il nonno mi aveva mostrato raffigurati su una moneta della sua collezione!
«… Maria Carolina aveva gusti francesi, e fece arrivare a corte alcuni cuochi d’Oltralpe. Li chiamava monsieurs, ma i napoletani trasformarono l’appellativo in monzù. Questi maestri cuisiniers portarono nella nostra città le loro conoscenze, e come spesso avviene in casi del genere, dalla commistione fra
elementi “stranieri” e usanze locali nacque un piatto completamente nuovo, il gattò, che ha poco a che vedere con la torta francese gâteau se non per la storpiatura del nome.»
«Prufesso’, ma secondo voi è meglio ’o gattò o ’stu gâteau?» ha domandato Bombolone.
«Sono buoni tutt’e due. Il gattò lo conoscete bene, il gâteau potrete provarlo il mese prossimo in Francia. A me piace quello al cioccolato: una delizia.»
Già: ad aprile faremo una vacanza di quattro giorni a Parigi. Noi avremmo voluto andare a Londra o a Barcellona, visto che studiamo inglese e spagnolo. Ma il professor Campbell Navarro, che nel collegio dei docenti e nel consiglio d’istituto conta meno di zero, non ha saputo (o non ha voluto) imporsi, e alla nostra classe è stata assegnata come meta di viaggio la capitale transalpina. Non fa niente, ci divertiremo lo stesso.
«Ora bando alle ciance, mettiamoci all’opera!» ha tagliato corto Mazzone. «Sara e Sofia, accendete uno dei fornelli, riempite la pentola d’acqua, infilateci dentro le patate e mettetele a lessare. Dopo la bollitura, scolate l’acqua e passate le patate ad Amalia, che dovrà sbucciarle. Amalia, per non scottarti usa il torcione; poi da’ le patate a Jamal, a cui toccherà schiacciarle facendone cadere i filamenti nella ciotola. Nel frattempo, Gianluca taglierà a pezzetti il salame, la provola e la mozzarella, sbuccerà le uova e le taglierà a fettine. Angelo, Valentina e Maria: a voi il compito di deporre nella ciotola, insieme alle patate, i tocchetti di salame, di provola e di mozzarella, le fettine di uova, il burro, due bicchieri di latte, due manciate di parmigiano, una manciata di prezzemolo, il sale e il pepe quanto basta. Attanasio e Franzese, andate a lavarvi bene le mani, perché voi dovrete impastare le patate con i condimenti, facendo amalgamare il tutto. Baiano, tu spalmerai la sugna sul fondo e sulle pareti della teglia, aggiungendo una spolverata di pangrattato. Carandente,
a te l’incarico di sistemare l’impasto nella teglia in modo compatto, uniforme e scientifico, fino a un centimetro dall’orlo.
Stefania, a te il tocco finale: spargerai un velo di pangrattato e qualche fiocchetto di burro sulla superficie del gattò, che così sarà pronto per essere infornato.»

Maria Carolina d'Austria - Angelika Kauffmann

Maria Carolina d’Austria – Angelika Kauffmann

Tipico di due grandi cucine meridionali la campana e la siciliana il gâteau di patate (italianizzato in gatò/ gattò) è una sorta di pizza rustica senza sfoglia, considerato anche un “piatto unico” poichè vi sono molti ingredienti molto calorici, quindi con un risultato senzaltro appagante.
Il termine gâteau deriva dal francese, e si riferisce ad una torta dolce .

Dopo il 1768, con le nozze della regina Maria Carolina, figlia di Maria Teresa Lorena-Asburgo, moglie di Ferdinando I Borbone, Napoli divenne luogo di confronto delle grandi cucine europee, e fu grazie a lei che vennero introdotti nella capitale i cosiddetti “monsieurs”, cuochi d’alta classe che, a partire da quel tempo, i napoletani cominciarono a chiamare “monzu'” ed i siciliani “monsù”, dalla corruzione del termine francese.
Fu cosi’ che nell’arco di pochi decenni, molte pietanze della cucina tradizionale napoletana assunsero nomi francesi: il gattò, il crocchè, il ragù.
Gli ingredienti di questo piatto possono variare, a seconda della regione di appartenenza e naturalmente del gusto personale.

Ingredienti:
– 1 kg di patate, preferibilmente a pasta bianca
– 50 g di burro per la purea e qualche ricciolo per la teglia
– 1-2 uova
– 150 g. di prosciutto cotto (tagliato a dadini)
– 100 g di scamorza (o provola affumicata)
– 50-100 g di parmigiano grattugiato
– 100 g di mozzarella
– sale, pepe, pangrattato q.b.

"Gattò" di patate

“Gattò” di patate

Esecuzione:
Come scritto in precedenza, questo è uno di quei piatti in cui, dosi ed ingredienti possono variare, e questo a seconda del gusto personale, si possono aggiungere all’impasto, del latte, salame, mortadella, prezzemolo, noce moscata, è anche consigliabile l’uso di una mozzarella del giorno prima.
Lessate le patate, sbucciatele e schiacciatele. Aggiungete burro (o anche sugna), il parmigiano, le uova e il prosciutto, la scamorza e la mozzarella tagliati a dadini e mescolate bene il composto. Ungete una teglia, riponetela in frigo e poi cospargetene il fondo con pangrattato. Versate il tutto nella teglia e spianatela bene con una spatola. Spennellate  con tuorlo d’uovo (se volete) e cospargete la superficie con pangrattato e riccioli di burro. Mettete in forno a 180° per 30-40 minuti (a seconda dello spessore), fino a quando non si forma una crosta dorata. Potete servire caldo, soprattutto se usate la mozzarella, oppure servire freddo.

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Il "gattò di patate" da "Questa scuola non è un albergo" di Pino Imperatore, 10.0 out of 10 based on 1 rating