Didò al secolo Francesco di Domenico,

..sempre in bilico tra l’essere e lo scomparire… Visibilmente contrariato, dall’enormita’ di e-mail che gli so cadute tra capo e collo,  mi ha inviato, pe me fa sta quieta, la sua autobiografia autorizzata unitamente ad una sua collaudatissima ricetta: La scaloppina del terrorista.

Uno dei miti viventi del Laboratorio di Scrittura umoristica Campanile, e vincitore della sesta edizione del PREMIO MASSIMO TROISI 2011
Dedicato a Enzo Cannavale, per la sezione MIGLIORE SCRITTURA COMICA con il racconto comico “TEMPI DURI AI COLLI ERITREI”
cosi’ mi definisce:

L’angelo della notte sorrentina, la zeppola dolce tra le parole “T’amo”, il  rotondo desiderio dell’immaginario collettivo dei cuochi del basso mediterraneo,la ninfa che mi leva il sonno la vigilia del mio  genetliaco, rammentandomi che alfin’la mazza e le panelle dovrebbero far le
figlie belle (ma per alcune a ridondar l’estetica ci vorrebbero i pali che sorreggevan le polene sui brigantini; ecco, la lei che non afferra un tubo  (mazza sarebbe volgare)perché continua a designarmi organizzator di cose, quando io sarò lassù sul Maschio soltanto a ramazzar sorrisi e qualche  abbraccio (in questo son tale al mio gemello, il sommo rattuso de Giovanni).

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Angie secondo Didò, 10.0 out of 10 based on 1 rating