Roccocò Massese

Roccocò

L’etimologia della parola roccocò,  ci riporta a “roccia artificiale”, poiché questo dolce natalizio  ha una consistenza particolarmente dura e un aspetto quasi marmoreo, dovuto alla presenza delle mandorle.

Ciambelle schiacciate di colore marrone scuro, ricavati da una pasta ricca di mandorle e canditi.  Il roccocò viene anche consumato a fine pasto bagnato in vini liquorosi.

Questa è una ricetta tratta dalla rubrica La Mia Cucina Napoletana che ha curato per tanti anni la  signora Anna Ercolano sul sito Alenapoli

inviato dalla Sig.ra Pia FERRARO

Dolce vincitore del Concorso UNITRE 2001 del miglior ROCCOCO’ di MASSA LUBRENSE ( NA )

Ingredienti:
- 500 gr. di farina di grano tenero;
- 500 gr. di farina di grano integrale;
- 900 gr. di zucchero;
- 300 gr. di noccioline tostate e tritate;
- 300 gr. di mandorle tostate e tritate;
- buccia di 4 mandarini di Sorrento;
- buccia di 1 limone di Sorrento;
- 5 gr. di ammoniaca; – 1 bustina di “pisto”;
- 1 pizzico di sale;
- 150 gr. di vino bianco secco;
- 150 gr. di acqua naturale;
- 1 uovo intero.

Esecuzione :

Impastate la farina, con lo zucchero, le nocciole, le mandorle, la buccia di limone e mandarini, pisto, ammoniaca e sale. Fartela riposare per 1 ora;
Tagliate dall’impasto una porzione della grandezza di un tarallo napoletano ed in una teglia, ricoperta in precedenza con della carta da forno, realizzate la forma tonda del classico roccocò napoletano. In seguito battete un uovo intero e con un pennello ricoprirete la superficie di ogni singolo pezzo ;
Portate il forno alla temperatura di 180° gradi ed infornatevi la teglia per 30′ (sempre alla stessa temperatura);
Ripetete l’operazione sino ad esaurimento dell’impasto ed offriteli presentandoli  con una forma a piramide in un piatto da portata.

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I Mustacciuoli o Mostaccioli di Luciano Russo

Ingredienti
- gr 500 zucchero
- gr 650 farina Tipo ’00′
- gr 150  di mandorle tostate e tritate
- gr 5 ammoniaca
- gr 20 di cacao amaro
- 2 bucce di arance tritate
- 10 g di pisto ( spezie in polvere quali cannella, chiodi di garofano, noce moscata, etc)
- ml 300 acqua calda
- Copertura (reperibili in qualsiasi pasticceria o anche realizzabili in casa con zucchero, acqua e cacao)
- gr 300 di cioccolata da copertura
- gr 300 di naspro di canna

Mostaccioli -Foto Francesco Tagliamonte © All rights reserved

Esecuzione:
Disponete la  farina a fontana con al centro i rimanenti ingredienti.

Versate l’acqua calda nella parte centrale del cumulo in modo da far sciogliere lo zucchero e lavorate il tutto lentamente dall’esterno verso l’interno sino ad ottenere un impasto abbastanza omogeneo. Lasciatelo riposare un’oretta avendo cura di coprirlo con un foglio plastificato.
Con un matterello stendete l’impasto e ne realizzate, una sfoglia alta circa 1 cm che e tagliarete a  rombi aiutandovi con uno stampino o con il coltello.
In una teglia rivestita di carta da forno disponete i rombi, inumiditeli con un pennello appena bagnato (di sola acqua) o semplicemente con le mani ed infornate per 15 min a 180 °C.
Lasciat raffreddare.
In due pentolini separati riscaldate a bagnomaria le due coperture.
Con un pennello glassate i rombi per metà con la glassa bianca e per metà con la glassa al cioccolato o solo con quest’ultima.
Lasciate asciugare a temperatura ambiente o in forno a bassa temperatura per qualche minuto.

Ricetta di Luciano Russo
Ristorante Le Tre Arcate
Piazza Domenici Cota, 11
tel.: 081 5323441
80063Piano di Sorrento

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Le zeppole di zia Maria

la mitica zia Maria

Quando parliamo di zeppole, facciamo riferimento a quelle che vengono preparate in occasione delle festività natalizie, la cui tradizione è tipica della Penisola Sorrentina, fiore all’occhiello della gastronomia locale, da non confondere con quelle che si preparano in occasione della festività di San Giuseppe.

Il periodo più adatto per gustarle è senz’altro quello che va da dicembre a gennaio, ed in ogni famiglia del posto, a fine pasto, unitamente alle altre prelibatezze quali: paste di mandorle, roccocò, mostaccioli, struffoli, divino amore, etc. etc., non possono mancare le nostre tradizionali zeppole o “antichi scauratielli”, fraganti, croccanti sono ciambelline fritte preparate con una pasta a base di farina, acqua ed anice, e condite con miele profumato e scorzette d’arancio e i cosiddetti “riavulilli”, una miriade di confettini multicolore.

E tutta questa premessa per introdurre la mitica “Zeppola di zia Maria”, che puoi trovare non solo a Natale ma nelle più svariate occasioni di festeggiamenti familiari e non.

Nei compleanni, onomastici, lauree, incontri culturali a volte politici, quella che non manca mai è zia Maria con le sue zeppole.

Da sempre zia Maria realizza queste delizie, anche quando faceva la bidella non mancavano mai per bambini ed insegnanti ed oggi alla bella età di 77 anni, la sua zeppola è protagonista in ogni “sagra locale”, ed insieme alle altre donne del paese si adopra agli stand corredati di fornelli su cui grossi recipienti di olio ospitano la frittura di questi dolci prelibati.

Ed ecco a voi la ricetta di “zia Maria” (si rifà alla tradizionale zeppola natalizia della Penisola Sorrentina o “antico scauratiello”) -quantitativo per la realizzazione di 100 zeppole-:

zia Maria, dice che è fondamentale alzarsi presto al mattino per impastare (anche la temperatura dell’ambiente ha la sua importanza)

Tradizione vuole, che, quando si impastano i suddetti dolci, bisogna chiudersi in casa, e non far uscire neanche un effluvio, un odore, un profumo che lasci intendere che si stanno preparando, altrimenti, come diceva la nonna “laurenella” – Ammiria da ggente e fa schiuppa’!!! (di fatti ci sono grosse possibilità che durante la cottura queste possano scoppiare se non lavorate certosinamente).

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Teglia di “Patane e maccarune”

Questa e’ una ricetta che accompagna da sempre i miei ricordi di ragazzina.
La preparava molto spesso in estate la buonanima di mio padre, soprattutto nel periodo intorno a ferragosto.
Ingredienti:
- gr 400 di pasta tipo penne o mezzani
- 6 o 7 patate
- 1 bottiglia di pomodoro di quelle preparate in casa
- 3 o 4 pomodori san marzano
- 1 spicchio di aglio
- basilico in abbondanza
- origano q.b.
- olio extravergine di oliva q.b.

teglia di pasta e patate

Teglia di "patane, pasta e maccarune"

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Cianfotta sorrentina

Cianfotta Sorrentina

Cianfotta o ciambotta, preparazioni a base di verdure che richiamano,  negli ingredienti la famosissima ratatouille frncese e la rattatuja ligure, costituite essenzialmente da peperoni, melenzane, zucchini, patate e pomodori, ma anche fagiolini freschi, fiori di zucca, sedano, vengono servite tiepide o fredde,  sono piatti tipici della stagione estiva. In Sicilia questa preparazione viene chiamata caponata, da non confondere con quella che nella campania e’ una preparazione realizzata con le gallette o freselle, inumidite in acqua e condite con aglio, olio, basilico e pomodori o altri ingredienti disponibili.
Le verdure possono essere cotte al forno o stufate in una capace padella.
La versione sorrentina prevede l’aggiunta delle pere mastantuono e delle prugne secche
Ed in ogni caso, questo e’ un piatto che si presta a molteplici  variazioni sul tema, a seconda del proprio estro creativo e agli ingredienti disponibili sul mercato, e come diceva la mia nonna: cchiu’ ce miette cchiu’ ce truov, e cioe’ quanti piu ingredienti utilizzi piu ne troverai all’interno :-)

Cianfotta Sorrentina

Ingredienti:
- Olio D’oliva q.b,
- Peperoncino,
- 1 Cipolla,
- 1 Spicchio Aglio,
- gr 400 di Pomodori San Marzano,
- gr 300 di Patate,
- gr 200 di Carote,
- gr 400 Zucchine,
- gr 200 Zucca Lunga,
- 1 Melanzana,
- gr 300 Zucchette,
- 6 Prugne Secche,
- 6 Pere Mast’antuono (o Pere Spadone),
- Basilico,
- Sale q.b.

Esecuzione
Rosolare nell’olio la cipolla tagliata a fette sottili con il peperoncino e lo spicchio d’aglio, che eliminerete quando sarà dorato. Unite poi i pomodori pelati e tagliati a pezzi e lasciateli cuocere per circa dieci minuti prima di aggiungere le patate, le carote tagliate a dadini e un bicchiere d’acqua. Intanto sbucciate la zucca lunga e tagliatela a pezzetti; tagliate nella stessa forma anche le zucchine, le zucchette e la melanzana e unite ogni cosa nella casseruola.

Mettete il sale quasi al termine della cottura in modo che le verdure non perdano la lucentezza dei loro colori.

Lasciate cuocere a calore moderato per circa un’ora, senza mescolare troppo, aggiungete le prugne secche snocciolate e le pere (rigorosamente quasi acerbe) tagliate a pezzi.

Dopo circa quindici minuti la cianfotta sarà ben cotta,  completate, aggiungendo del buon basilico fresco e profumato.

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Il Ristorante “The Garden” a Sorrento

Gennaro Prisco e sua moglie Rosaria

Sorrento è una delle località turistiche più visitate della nostra regione e, in posti come questo, non sempre è facile trovare un buon ristorante, molto spesso si mangia bene ma i prezzi sono alti e senza l’offerta di un servizio adeguato.
Il ristorante “The Garden”, è poco distante dal centro di Sorrento. E’ situato lungo la via principale, il Corso Italia, nell’incrocio con via Tasso, uno dei più caratteristici vicoletti di Sorrento.
Il suo attuale gestore, Gennaro Prisco, figlio di questa nostra terra sorrentina, nasce in una famiglia di origini contadine.
Dalla mamma impara ad apprezzare tutto quello che i giardini, gli orti, le colline sorrentine offrono per preparare sane e gustose vivande.
L’arte della madre è felicemente passata al figlio, “pasciuto” in un terreno fertile all’ombra di sagge e precise lezioni di buona gastronomia.
Il suo passato da “apprendista”lo ha spinto poi ad aprire il locale che gestisce insieme alla sua gentile consorte, Rosaria.
Gennaro oltre ad essere un grande esperto di vini e formaggi, è un appassionato gastronomo, e andare ad assaggiare la sua particolare cucina costituisce un momento di vero relax e di gustoso nutrimento.
Diplomatosi all’Istituto Nautico “Nino Bixio” ha solcato il mare per qualche tempo.
Il richiamo della cucina lo ha riportato, per fortuna dei suoi avventori, sulla terra ferma.
Aprire infatti il “The Garden” un ristorante che vanta una ricca enoteca i cui vini ben si sposano con i piatti elaborati dall’ex marinaio. Egli li propone ai suoi clienti, solo quando l’elaborazione mette in evidenza gli aromi e i sapori degli ingredienti tipici della cucina sorrentina e raggiunge con i prodotti del territorio, un perfetto equilibrio.

Tagliolini con pomodorini, melanzane e mozzarella di bufala

Se è una bella giornata, vi consiglio di mangiare all’aperto sulla suggestiva terrazza col pergolato, dove ho potuto degustare dei fiori di zucca avvolti in una fragrante pastella aromatizzata con i nostri limoni, degli eccellenti tagliolini con pomodorini, melanzane e mozzarella di bufala frullata.

Senz’altro meritano un commento, anche se al primo assaggio ti lasciano sconcertata e senza parole, le seppie servite su di un saporitissimo letto di scarole ripassate con olive di gaeta e capperi. Le due parmigiane con fiordilatte e mozzarella di bufala non hanno bisogno di annotazioni.
Non si può terminare un buon pranzo, senza aver assaggiato un dolce realizzato con la ricotta di bufala, con vaniglia e con amarene sciroppate locali, quelle nostre, quelle dei “Colli di San Pietro” che vengono raccolte in estate ed utilizzate nelle preparazioni dolciarie.
Il nostro ristorante – mi racconta Gennaro – e’ frutto di una continua evoluzione. Nel dopoguerra mia nonna qui gestiva una salumeria, successivamente mio padre negli anni ‘ 60 prese in affitto lo spazio retrostante il locale ed inaugurò uno snack bar, con sala te’ per i turisti inglesi che vi si recavano nelle ore pomeridiane. Da qui il primo nome all’iniziativa: “Tea garden“.
Noi ne abbiamo continuato l’attivita’ con un bar rosticceria – pasticceria. Successivamente nel 2000 abbiam

Semifreddo alla ricotta di bufala con amarene sciroppate dei colli di san Pietro

o deciso di tenere solo il ristorante e l’enoteca wine bar.

Nella cucina del signor Gennaro preponderanti sono gli insegnamenti e l’influenza avuta dalle due mamme: quella di mamma Rosa, legata soprattutto al territorio (Massalubrense) e quella di mamma Stella un po’ piu’ ricercata e raffinata ma sempre realizzata con l’apporto di prodotti genuini e di prima qualita’.
Un buon cuoco – sottolinea – deve essere molto paziente.

Quando si cucina non bisogna avere mai fretta! Non abbiamo un segreto, né siamo fortunati ma è perche’ mettiamo impegno nel lavoro che amiamo. Questo impegno è quello che cerchiamo di trasmettere ai nostri collaboratori con l’orgoglio di svolgere il proprio lavoro al meglio. Nella cucina del The Garden c’è l’attenzione verso le materie prime, voluttuosamente elaborate a formare nuovi piatti da quelli tipici che rivisitiamo. Questo non è capriccio o artifizio ma una naturale evoluzione, poiche’ vogliamo noi per primi essere collimati dal nostro lavoro, ed è anche per questo che, mi confida, io, come chef non ho la grande aspirazione di riuscire ad ottenere le ambite stelle per il mio locale, no, io sono convinto delle mie possibilita’, e mi basta che la gente del posto comprenda che il nostro non è un locale solo per i turisti, ma che lavoriamo bene e che venire a mangiare da noi e’ una bella scoperta!
Al mattino prima di aprire il locale il sig. Gennaro si reca presso fidate pescherie per fare la sua spesuccia.

Vede di persona cosa c’e’ di buono, e solamente dopo aver scelto pescato di ottima qualità libera il suo estro creativo realizzando le sue prelibatezze nelle cucine del “Garden”. La ricerca dei prodotti avviene dopo l’analisi del piatto che si vuole preparare, cercando di impiegare i prodotti del nostro territorio, scavando nella memoria del gusto e dell’odore.
Una buona compagnia è ovvio che si sposa bene con un buon cibo e rende felice la tavola.
Allora gli chiedo cosa ne pensa dei molti chef che sono sbarcati in tv con programmi simil-reality, puntando su un bell’aspetto e una buona presenza scenica, nonché sul successo della tendenza “cucina a domicilio“, e ci sono anche programmi dedicati alla cucina, mi risponde che oggi si va sempre di corsa e anche le donne sono troppo prese dal lavoro non hanno tempo per chiudersi in cucina ed elaborare succulenti pietanze, nonostante ci sia sin troppa informazione e troppe ricette sull’argomento, sono rare le signore che si dedicano a questo tipo di attività. Troppa pubblicità ed è il caso di ricordare in proposito un vecchio proverbio che non tutti conoscono:
Quanno sient… Cerase assaie…cerase assaie…. Tu…curre cu ‘o panaro piccerillo.!
Vale a dire troppe chiacchiere poco costrutto.
La cosa che ama prepararsi di più è la sua insalata realizzata con i pomodori l

Gennaro nella sua enoteca-wine bar

ocali e mi confessa che va matto per la pastiera
Solo da quest’anno il locale ha una nuova denominazione difatti è stato aggiunto

da Gennaro” al The Garden, poiche’ è lui l’anima del ristorante.

Una logica trasformazione dall’originario “Tea garden”,  sia per affetto s

ia per riconoscenza verso suo padre.

La nostra piacevole chiacchierata gastronomica prosegue sulle melenzane di cui io sono una appassionata cultrice e Gennaro sostiene che la melanzana è uno di quei prodotti che andrebbe rivalutato, infatti uno dei piatti del “Garden” è una preparazione realizzata con sei piccole ricette varianti circa il gustoso ortaggio.
Il suo menu’ ideale: Antipasto: calamari saltati su letto di scarole croccanti; Primo: risotto mantecato con zucchine alla scapesce con bocconcini di coccio all’acquapazza Secondo: Piccata di ricciola bruschettata agli asparagi con dadolata di pomodoro di Sorrento Dessert: Spuma ghiacciata di limone di Sorrento dop con salsa di frutti di bosco e menta fresca.
Anche le preparazioni dolciarie sono realizzate dallo staff e vi consiglio di provare oltre al semifreddo alla ricotta ed amarene anche il baba’ alla crema Rossana ed il Pestato di torrone e cioccolato.
Spesso, vengono presentate serate a tema di un prodotto locale, dove vengono proposti dei piatti di formaggi e salumi locali.
Un piccolo suggerimento ci viene da Gennaro per le amministrazioni locali: la promozione dei prodotti locali con la realizzazione di mercatini che vendano solo le tipicità del nostro territorio: verdure locali, limoni, olio di Sorrento:
Attualmente queste iniziative sono solo ad opera di qualche “imprenditore”, sempre gli stessi, che ovviamente cercano di trarne profitto.
Il mio sogno ci racconta – sarebbe quello che il Corso Italia divenisse un isola pedonale permanente, una specie di viale tipo le ramblas spagnole, dove la gente può passeggiare senza annoiarsi, con un sottofondo di musica napoletana di modo che la gente non abbia mai voglia di ritornare a casa.

Andare al “The Garden”costituisce il vero approccio con l’autentica cucina sorrentina. Credetemi… e andate a provare!!!

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I fichi di Monsignore

La giornata è particolarmente afosa ma la stanza dove mi riceve Don Antonino Guarracino, con il suo abituale solare sorriso, si apre su di una terrazza che rivela il paesaggio tipico della nostra zona, una fuga di agrumeti, la linea dolce delle colline e poi l’ampio orizzonte del mare.

E’ sempre un piacere incontrarmi con lui, che ha già festeggiato sessanta anni di sacerdozio spesi a servizio della comunità con un interesse particolare verso la gioventù carottese in qualità di animatore dell’Oratorio di San Nicola e direttore e fondatore dei Pueri Cantores.

Inizia il nostro colloquio che riporta la memoria del passato e rivela lontane usanze e interessanti curiosità come quella sul fico, frutto che, nella stagione estiva e all’inizio dell’autunno, è presente sulle nostre tavole. Per rendere più esatta e colorita la descrizione Don Antonino prende dalla sua biblioteca “Il dolce nido” un lavoro di Don Alfredo Amendola ( che fu il mio docente di italiano e latino al Liceo classico “ P. V. Marone” di Meta ) e me lo porge evidenziando che non è possibile prestarmelo, in quanto è difficilissimo trovarlo e non vuole assolutamente privarsene neanche per un solo giorno.

Inizio a sfogliarlo mentre lo ascolto raccontare come i fichi in passato si potevano maturare con anticipo grazie ad un semplice espediente, ampiamente confermato dalla lettura di alcune pagine del capitolo terzo del libro.

La voce di Don Antonino mi riporta al 1670 quando a Piano di Sorrento, “Carotto”, il corso era formato da una strada stretta dal fondo di terra battuta, che ad ogni pioggia a dirotto diventava come il letto di un torrente, ed era molto difficile potervi camminare, i signori andavano a dorso di cavallo e di mulo, mentre la gente semplice si rimboccava gli abiti e vi sguazzava dentro, camminando con difficoltà. Il traffico non aveva nessun elemento caotico, non sfrecciavano pericolosi motorini, motociclette rombanti, macchine, tir, pullman, che non danno facile possibilità al povero pedone di attraversare neanche sulle strisce, ma consisteva in qualche carretto agricolo, qualche carrozza, qualche biroccio e per lo più dagli stessi pedoni soprattutto quando era bel tempo. I contadini portavano i loro prodotti nella Gran Piazza, il mercato del paese fino alla seconda metà del secolo scorso, che si riempiva di ceste di frutta dal profumo e dall’aspetto allettante.” Allora sì che si poteva assaporare la sua dolcezza, era tutto un altro mondo. “ sottolinea Don Antonino con un soffio di melanconia nello sguardo. A questo punto leggo un’osservazione dal libro di Don Alfredo ” Se i fichi piacciano tanti agli uccelli e non solo alle fucetole, ma a tutti i passeracei in genere, non piacciono meno agli uomini che, da quando hanno scoperto la loro squisitezza, li hanno sempre coltivati con immutabile amore. Nella penisola sorrentina ve ne sono una discreta qualità ed assai più ve ne erano ai tempi passati, quando gli agrumeti non erano così densi di queste tipiche piante, ma i contadini di quel tempo avevano il buon senso di coltivare quelle che dessero i frutti in ogni stagione, e tra gli alberi preferiti vi erano i fichi, una varietà è chiamata ancora oggi “ fichi del vescovo”, forse perché le prime specie furono piantate in un fondo di proprietà di Monsignor Giuseppe Mastellone, situato alla fine di via Savinola, da dove si diffuse la particolarità di maturazione” .

Fico "brogiotto"

Il fondo era stato affidato a Simone Zaccaria che, affezionato al suo padrone, ci teneva a coltivarlo nel migliore dei modi, soprattutto per quel che riguardava gli alberi di fichi di cui il prelato era ghiotto. Simone aveva addirittura inventato uno speciale artificio per farli maturare anzitempo, con un anticipo di almeno dieci giorni.

Mi spiega Don Antonino “ per accelerare la maturazione senza danneggiarli bisogna pungerli, benché sia improprio l’uso dell’espressione in quanto non è una puntura ma semplicemente si pone sulla loro boccuccia una goccia d’olio o di alcol puro, così si accelerava il processo di maturazione pur rimanendo di gusto inalterato”. Questa operazione richiedeva molta pazienza, è un’innocente trovata che in considerazione delle moderne tecniche adoperate a danno di pomodori e melanzane sottoposte a speciali iniezioni per crescere in fretta è veramente cosa da poco conto. “A quei tempi - leggo sempre nel libro di Don AlfredoSimone Zaccaria aveva con grande meraviglia di tutti un’assoluta precedenza nel coglierli . I primi fichi più belli e più grossi erano per il suo Monsignore ed era felice nel vedere con quanta festa accoglieva la prima cesta che egli portava nell’ultima decade di agosto e alla domanda piena di meraviglia del prelato su come riuscisse a compiere tale magia, rispondeva che usava solo un trattamento speciale,un segreto personale, e alla sollecita richiesta di conoscerlo Zaccaria rispose. ” A voi posso confidarlo, perché sapete tenere il cece in bocca…” e avvenne la rivelazione che Monsignore custodì con rispetto, ma che Zaccaria purtroppo, un poco alla volta, confidò ora a un amico ora a un parente e così in breve tempo tutti a Piano di Sorrento pungevano i fichi e finì il primato di Simone”. Così nacquero i fichi del vescovo che anche in quell’ estate del 1687 la produzione fu abbondante e Monsignore ne potette assaporare il delizioso sapore senza parsimonia. A questo punto non posso che ringraziare Don Antonino e aggiungere una ricetta per coloro che seguono le mie ricerche e che ringrazio per l’attenzione che pongono e per le numerose lettere che mi scrivono a testimonianza della loro soddisfazione a ritrovare frammenti del passato e a scoprire

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Le Pere mastantuono imbottite

Il Ristorante le Tre arcate e’ un posto veramente delizioso, e si trova a Piano di Sorrento in Piazza Cota,  il locale e’ a gestione familiare, ed Alessandro Russo ci propone questa ricetta delle famosissime pere mastantuono tipiche della festa dell’Assunta

Pere "mastantuono"

Ho il piacere di illustrare una delle ricette più tipiche del ferragosto in Penisola Sorrentina.

Entrambi i miei genitori, per me fonte inesauribile alla rivalutazione dei sapori del territorio, ricordano questa ricetta trasmessa da generazioni.
La mia mamma ricorda che il nonno non faceva iniziare il pranzo di ferragosto qualora, al centro tavola, non fossero presenti le pere del proprio giardino farcite con la carne magra del macellaio di fiducia..era festa!!!
Il mio babbo, inesorabilmente, nella settimana di ferragosto deve produrre e consumare le pere farcipere mastantuonote di carne, le pere al cioccolato e le melanzane al cioccolato.

Tralasciando questi brevi e simpatici cenni storici, passiamo al frutto potagonista della ricetta: La pera mastantuono in dialetto napoletano Pera e’ Mast’Antuono’ è una particolare varietà pera di dimensioni molto piccole e rotondeggianti, che vede il massimo della sua produzione nel mese di agosto.
Ha una polpa soffice e profumatissima.

Purtroppo, attualmente assieme ad altre varietà locali, è stata soppiantata, nonostante le ottime qualità organolettiche dei frutti, da cloni con pezzature più grandi. Pera eccellente soprattutto per la consistenza e la profumazione.

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