Taralli n’zogna e pepe

Taralli e birra sono un binomio vincente, “nzogna” (la sugna) , parecchio pepe e mandorle  e, la loro peculiarità sta nel connubbio del gusto dolce delle mandorle che si fonde con il piccante gusto del pepe.
Il tarallaro, percorreva incessantemente le strade della città coi suoi mitici taralli ‘nzogna e pepe contenuti entro una grande sporta, e tenuti in caldo con una coperta. cfr Brak

Taralli "nzogna e pepe”


Il tarallo è l’ennesimo figlio della creatività, del sopravvivere e adattarsi con poco tipica dei napoletani, veniva preparato utilizzando la pasta di pane rimasta.
Infatti i fornai intrecciavano con gli avanzi del pane, delle trecce che arrotolavano chiudendole a a ciambella alle quali aggiungevano sugna e pepe pur di non gettare “lo sfriddo” ( gli avanzi), solo all’inizio del 1800 ai classici taralli nzogna e pepe si è aggiunta la mandorla ed è sotto questa veste che attualmente si conoscono.

la loro particolarità sta nel connubbio del gusto dolce delle mandorle che si unisce alla mordente vivacità del pepe nero.

Taralli nzogna e pepe
Ingredienti:
- Farina: 1 kg
- Olio 125 g
- Sugna: 125 g
- Lievito di birra: 25 g
- Sale 25 g
- Mandorle intere: 150 g
- Pepe q.b.

Esecuzione:

Sciogliete il lievito in pochissima acqua tiepida e, con esso ed un poco di farina, preparare una pagnottella molto morbida e mettetela a lievitare in luogo riparato per 15-20 minuti.

Trascorso questo tempo, ponete il lievito al centro della farina disposta a fontana, aggiungere tutti gli altri ingredienti ad eccezione delle mandorle ed impastate con acqua tiepida fino ad ottenere una pasta morbida e consistente. Lavoraratela bene fino a che non diventi liscia ed elastica. Coprirla e farla lievitare in luogo tiepido per circa mezz’ora.

Successivamente rimettetela sul tavolo infarinato e ricavatene dei bastoncini di circa quindicina centimetri e spessi quanto un dito. Attorcigliateli due alla volta e chiudeteli in cerchio. Disponeteli, un poco distanziati tra loro, su di una placca leggermente unta; coprite e fate nuovamente lievitare.

Quando saranno ben lievitati, spennellateli con uovo battuto e poggiate tre o quattro mandorle su di ogni tarallo, pressando un poco per farle aderire. Infornatee in forno già caldo intorno ai 160° e sfornateli quando sono belli dorati.

Taralli n’zogna e pepe Ricetta tratta dal sito sito di Gennarino

venditore di taralli

Venditore di Taralli

Ingredienti:
- 30 gr di lievito di birra (ho ridotto a 15 grammi aumentando il riposo)
- 100 gr. di farina
- poca acqua tiepida
- 500 gr farina
- 200 gr strutto
- acqua q.b.
- 2 cucchiaini di sale
- 2 cucchiaini di pepe nero
- 200 gr. di mandorle intere con la buccia

Esecuzione:
Sciogliete il lievito in un po’ d’acqua.
Formate la classica fontana con i 100 g di farina e versatevi al centro il lievito sciolto. Impastate aggiungendo acqua, se necessaria, fino ad ottenere un panetto molto morbido ed umido.
Coprite e lasciate lievitare per un’ora.
Mescolate i 500 g di farina con il sale ed il pepe, aggiungetevi lo strutto e sabbiate.
Tostate 80 gr. circa di mandorle in forno a 180° per pochi minuti e tritatele grossolanamente.
Quando il panetto sara’ raddoppiato di volume, incorporatelo all’impasto precedentemente sabbiato aggiungendo l’acqua necessaria ad ottenere un impasto morbido. Aggiungete le mandorle tritate e lavorate l’impasto lo stretto necessario.
Formate con la pasta dei rotolini spessi 1 cm e lunghi 20 cm. Intrecciateli a due a due e richiudeteli a ciambella.
Decorate le ciambelle con le mandorle intere, spingendole bene nell’impasto, eventualmente inumidendole con acqua per farle aderire. Coprite con un canovaccio e lasciate riposare per almeno due ore (con metà lievito ci vorrà più tempo, ma tutto dipende dalla temperatura dell’ambiente).
Infornate a 180° fino alla doratura. Dovrebbero occorrere circa 50 minuti.

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‘o per e o’ muss

In Campania le zampe ed il muso del maiale sono conosciuti con il termine dialettale di “per’ e ‘muss” e, solitamente sono venduti già pronti da mangiare, nelle varie macellerie o su camionette in cui talvolta fa una macabra mostra di se la testa del maiale corredata da una coreografica decorazione di limoni, in condizioni igieniche non del tutto allettanti.

Insieme - Umberto Astarita

Spesso mischiati con la trippa, sono lessati e conditi con succo di limone e sale, sono considerati, da molti, alla stregua di una vera e propria leccornia.
Questa preparazione alla fine del settecento era considerata cibo dei poveri un po’ in tutte le regioni d’Italia dal Piemonte alla Sicilia, dalla Toscana alla Campania.
Piedi e teste venivano bollite e accompagnate da varie salse ottenendo cosi gustose preparazioni che alla fine venivano degustate anche dai nobili.
Questo era detto “cibo da strada” e a venderlo era il cosidetto “carnacuttaro” .
Oggi si acquista anche nelle macellerie e spesso viene accompagnato a pezzi di trippa cotta con olive e lupini, contenuti in un involucro di carta oleata sistemata a mo di “cuppo” (da cui il famoso epiteto si proprio nu cuopp:-)
Consumato cotto,  è tagliato in listarelle sottili con l’aggiunta di sale, pepe e limone e rientra nella categoria dei “ready to eat” (reg. 2073/05) e consiste “o’ muss” nella parte anteriore dello splancnocranio sezionato
anteriormente all’altezza della linea frontale posta davanti agli occhi comprendente la mascella, il palato molle, il labbro superiore ed inferiore, le narici e la porzione molle inferiore della parte anteriore della cavità buccale il tutto completo di pelle.
“O’ per” invece è costituito dalla porzione distale dei quattro arti dalla prima alla terza falange privati dello zoccolo, comprendente anche la porzione anatomica dell’osso cannone sempre con la pelle.
Per maggiori informazioni e dettagli sulla produzione di questo cosidetto prodotto di nicchia vi invito a scaricare e comodamente leggere il documento in pdf sulla Produzione Tradizionale in Campania del “‘o Per e o Muss”

Un prodotto molto simile è la “testina di vitello”, tipicità gastronomica del Piemonte che viene consumata soprattutto nel periodo autunnale-invernale che rientra a far parte di una prelibatezza regionale chiamata “bollito misto alla Piemontese”.

Un ringraziamento particolare ad Umberto Astarita, la foto che accompagna questo articolo e’ opera sua.

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La Scazzetta di Pasquale Schettino

Pasquale Schettino, è un mio caro amico,  giovanissimo ed eclettico chef, in forza al Crowne Plaza Hotel di Castellammare di Stabia come responsabile del settore pasticceria e che collabora da anni, con il notissimo Funzionista di Sorrento.
Pasquale si e’ diplomato all’Istituto Alberghiero Raffaele Viviani di Castellammare di Stabia, e da anni, con grande professionalità e dopo essersi diplomato ha intrapreso questo difficile mestiere, in cui gli ingredienti essenziali oltre alla professionalità, sono estro, creatività e fantasia peculiarità che non mancano al mio carissimo amico. Continue reading

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La Scazzetta del Cardinale

La “Scazzetta” in dialetto napoletano altri non e’ che il copricato indossato dagli alti alti prelati, Vescovi e Cardinali, ed il nome lo si deve appunto a detto copricapo di un bel color rosa quasi tendente al fuxia che nel dolce in questione viene realizzato frullando le fragole.
Sull’etimologia di detto termine “Scazzetta” mi viene in aiuto il caro amico Lello Bracale, esperto e cultore della lingua napoletana che mi racconta quanto segue:

Zucchetto Cardinalizio


Il s.vo f.le scazzetta = piccolo copricapo da prete, vescovo, cardinale etc. – papalina – zucchetto deriva il suo nome per il fatto che originariamente era portata schiacciata (scuzzata) sul cozzetto (parte inferiore della nuca; da cuzzetto unito con scuzzà=schiacciare derivò scuzzetta donde scazzetta!

Se cercate in rete, molti dei siti dedicati a questa prelibatezza raccontano che la Pasticceria Pantaleone di Salerno, sia il luogo in cui e’ nata la scazzetta.
Mario Pantaleo e’ l’attuale titolare del locale sito nel centro storico di Salerno in via dei mercanti, e suo nonno nel 1920 le ha dato la paternita’:

- “non come torta ma come pasta vera e propria”
Semplice: pasta frolla, pan di spagna, crema chantilly, fragoline di bosco e glassa di fragole”
L’etimologia della scazzetta? “Il colore del dolce è rosa come il copricapo del cardinale”

fonte Salernocity

Vi e’ anche la versione sorrentina, che non ha la base di pasta frolla, qui molte pasticcerie preparano una torta di pan di spagna, farcita con crema chantilly alle fragole, ricoperta di zucchero a velo e che viene chiamata “Torta Veneziana”
Esiste una variante di questo dolce,  al caffe’.

Ingredienti:
per il Pan di Spagna:
- 6 uova
- 5 cucchiai di farina
- 5 cucchiai di zucchero
- 2 cucchiai di fecola di patate
- 1 bustina di lievito
per la Pasta Frolla:
- gr 500 farina
- gr 250 zucchero
- gr 250 burro o margarina
- 5 rossi di uova
- un pizzico di sale
- una buccia di limone
la Crema chantilly:
- gr 250 di panna montata
- due cucchiai di zucchero a velo
la Crema Pasticciera:
- 1/2 litro latte
- gr 50 fecola di patate
- gr 200 zucchero
- sei rossi di uova
- buccia di limone
- gr 20 burro
- una bustina di vaniglia
per la decorazione:
- un bicchiere di liquore strega o in alternativa liquore alle fragoline
- gr 300 fragoline di bosco
- gr 50 fragoloni
- gr 100 zucchero in polvere

Esecuzione:

Preparate la pasta frolla: impastate il burro con lo zucchero aiutandovi con un robot da cucina, per velocizzare i tempi di preparazione, quando

avrete ottenuto un composto omogeneo incorporatevi le uova una alla volta; lavorate bene, fino a quando non avrete incorporato tutte le uova quindi aggiungete gli aromi ed, infine, la farina.
Quando l’impasto risulterà liscio ed omogeneo, formate una palla e lasciatela riposare per circa mezz’ora in frigo.

scazzetta del cardinale

Scazzetta del Cardinale

Nel frattempo preparate il pan di spagna: mettete i tuorli, lo zucchero ed un pizzico di sale in una terrina e, con l’aiuto di una frusta, sbattete il tutto per almeno 15 minuti, sempre in senso orario, fino ad ottenere un composto spumoso, gonfio e di color giallo chiaro.
A questo punto aggiungete la farina, la fecola di patate e la bustina di lievito mescolate insieme, aggiungendole al composto aiutandovi con un setaccio, questo per evitare la formazione di grumi. Rimestate il tutto con un cucchiaio di legno, aggiungete i bianchi montati a neve ferma con una frusta a mano facendo attenzione a non smontare il composto.
Imburrate ed infarinate una tortiera, foderatela con uno strato sottile di pasta frolla che dovrete bucherellare con una forchetta perché non si deformi durante la cottura, versateci l’impasto del Pan di Spagna e cuocete in forno a 180° per una quarantina di minuti.
Preparate la crema: fate bollire il latte con la buccia di limone e la vanillina, e, in una terrina con una frusta lavorate i tuorli con lo zucchero ed un pizzico di sale, incorporatevi poco alla volta la farina setacciata, sempre continuando a mescolare con la frusta.
Una volta amalgamato il tutto, aggiungete il latte, senza mai smettere di mescolare.
Versate il composto in un pentolino e ponete sul fuoco a fiamma bassissima, mescolando continuamente con un cucchiaio di legno per evitare che la crema si attacchi sul fondo e possa formare grumi.
Continuate la cottura, sempre rimestando, fino a quando la crema non si addenserà. Ci vorranno circa 15-20 minuti.
Trascorso il tempo, togliete dal fuoco ed aggiungete il burro.
Mescolate finchè non si sarà sciolto del tutto.
A questo punto versate la crema in una terrina e lasciatela raffreddare.
Preparate la crema Chantilly: in una terrina versate la panna fredda e aggiungetevi lo zucchero a velo. Montatela con l’aiuto di uno sbattitore. Incorporate delicatamente la panna alla crema usando una frusta a mano con un movimento dal basso verso l’alto.
Raffreddate e poi tagliate la parte superiore del Pan di Spagna ricavandone uno strato sottile bagnate con il liquore strega il rimanente Pan di Spagna che si trova all’interno dell’involucro di pasta frolla e spalmatelo con la crema.
Distribuite sulla crema due terzi delle fragoline, coprite con il sottile disco di Pan di Spagna (che non andrà bagnato).
Preparate la glassa frullando le rimanenti fragole con lo zucchero a velo un poco per volta formando una glassa piuttosto consistente che verrà spalmata sulla torta.

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Scazzettine al Caffè

I monasteri, nella nostra regione hanno sempre custodito, antiche  ricette per la realizzazione di vere ghiottonerie che venivano preparate dalle magistrali mani delle monache di clausura.
Queste “scazzettine” ne sono la prova dove l’aroma del caffè dosato ad arte accarezza le papille e rinfranca lo spirito.
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Cianfotta sorrentina

Cianfotta Sorrentina

Cianfotta o ciambotta, preparazioni a base di verdure che richiamano,  negli ingredienti la famosissima ratatouille frncese e la rattatuja ligure, costituite essenzialmente da peperoni, melenzane, zucchini, patate e pomodori, ma anche fagiolini freschi, fiori di zucca, sedano, vengono servite tiepide o fredde,  sono piatti tipici della stagione estiva. In Sicilia questa preparazione viene chiamata caponata, da non confondere con quella che nella campania e’ una preparazione realizzata con le gallette o freselle, inumidite in acqua e condite con aglio, olio, basilico e pomodori o altri ingredienti disponibili.
Le verdure possono essere cotte al forno o stufate in una capace padella.
La versione sorrentina prevede l’aggiunta delle pere mastantuono e delle prugne secche
Ed in ogni caso, questo e’ un piatto che si presta a molteplici  variazioni sul tema, a seconda del proprio estro creativo e agli ingredienti disponibili sul mercato, e come diceva la mia nonna: cchiu’ ce miette cchiu’ ce truov, e cioe’ quanti piu ingredienti utilizzi piu ne troverai all’interno :-)

Cianfotta Sorrentina

Ingredienti:
- Olio D’oliva q.b,
- Peperoncino,
- 1 Cipolla,
- 1 Spicchio Aglio,
- gr 400 di Pomodori San Marzano,
- gr 300 di Patate,
- gr 200 di Carote,
- gr 400 Zucchine,
- gr 200 Zucca Lunga,
- 1 Melanzana,
- gr 300 Zucchette,
- 6 Prugne Secche,
- 6 Pere Mast’antuono (o Pere Spadone),
- Basilico,
- Sale q.b.

Esecuzione
Rosolare nell’olio la cipolla tagliata a fette sottili con il peperoncino e lo spicchio d’aglio, che eliminerete quando sarà dorato. Unite poi i pomodori pelati e tagliati a pezzi e lasciateli cuocere per circa dieci minuti prima di aggiungere le patate, le carote tagliate a dadini e un bicchiere d’acqua. Intanto sbucciate la zucca lunga e tagliatela a pezzetti; tagliate nella stessa forma anche le zucchine, le zucchette e la melanzana e unite ogni cosa nella casseruola.

Mettete il sale quasi al termine della cottura in modo che le verdure non perdano la lucentezza dei loro colori.

Lasciate cuocere a calore moderato per circa un’ora, senza mescolare troppo, aggiungete le prugne secche snocciolate e le pere (rigorosamente quasi acerbe) tagliate a pezzi.

Dopo circa quindici minuti la cianfotta sarà ben cotta,  completate, aggiungendo del buon basilico fresco e profumato.

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Tubetti totani e pomodorini “caerulea”

Il web, e’ grande ed immenso, si conoscono un sacco di persone, anche se,  ultimamente, internet ha sostituito alla grande la sala d’aspetto di uno strizza cervelli:-)

Ciro Vitiello e la Caerulea li ho conosciuti sul web, tramite Fabio

Caerulea vede la luce nel lontano 1975 ed e’ appunto il nome che Ciro ha scelto per la sua azienda.

I suoi sandali sono conosciuti in tutto il mondo: Capri, Positano, Ischia, Portofino, Forte dei Marmi, Porto Cervo, Panarea, Saint Tropez, Barcellona, Madrid, Sperlonca, Maratea.

Le tomaie son cucite a macchina, Ciro, non disegna il modello, ma assembla i materiali tra di loro, seguendo una sua idea e dando vita a delle creazioni veramente molto particolari.

Una passione incominciata per gioco, quando Angie, che non sono io, ma una sua amica di New York, mentre erano seduti sugli scogli di Fornillo, a Positano, gli chiese di creargli una borsa esclusiva, solo per lei, e, cosi nacque l’Angelo Blu, poi vennero i sandali, i capi in pelle, quel gioco continua ed e’ il suo lavoro

Lavoro che non potrebbe essere svolto al meglio e con passione se non ci fosse Mamma Maddalena ed i suoi splendidi tubetti con totani che cucina solo utilizzando le “pummarolelle” del suo giardino  ed un fantastico staff di collaboratori come:  Giuliana, Anna e Vincenzo ed i piedini e tutto il resto della bella Serena.

Ed a proposito di cucina credete che, se commissiono a Ciro un bel sandalo, con un soggetto culinario, non so, dei peperoncini rosso fuoco o dei limoni giallo verdi, sia in grado di realizzarlo? :-)

I Tubetti di Mamma Maddalena

E questa e’ la ricetta dei famosissimi tubetti con cui e’ cresciuto il nostro Ciro,  e,  se la mia e’ stata una generazione cresciuta a pane e nutella, la sua, invece, a “totani e tubetti” :-)

Totani e tubetti Caerulea

Ingredienti
- 400 gr di pasta formato tubettoni;
- pomodori freschi di giardino;
- aglio;
- totani freschi (mi raccomando non surgelati, se non li avete, cucinate altro, che questa non e’ arte vostra :-)
- olio extravergine di oliva
- sale e pepe

Eecuzione:
Il procedimento e’ semplicissimo, ma premetto che per la riuscita di questo piatto, occorrono prodotti genuini e di giornata, altrimenti o vi date all’ippica :-) o ripiegate su di un altro piatto!

Soffriggete l’aglio con l’olio, e se piace un peperoncino, aggiungete le “pummarolelle” di Giardino lavate e spezzettate con le mani, vate cuocere, ma non tirare, aggiungete i totani a pezzetti continuate la cottura. Il sugo non deve essere molto tirato, ma deve essere fresco di modo che si sentano i sapori di tutti gli ingredienti.

Ciro mi ha raccontato…io ho fedelmente trascritto :-) Continue reading

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La Mozzarella in Carrozza

Mozzarella in carrozza

Per la verità a casa mia, lo abbiamo sempre chiamato “pane in carrozza” ed il ricordo accompagna le mie giornate di bambina, quando mia madre, riutilizzava il pane raffermo per la preparazione di questa bontà.

Il tempo passa, ma mia madre continua a preparare la mozzarella in carrozza, o pane in carrozza, soprattutto per i miei nipoti che ne sono ghiottissimi.

La ricetta della mozzarella in carrozza che vi propongo è quella più diffusa e conosciuta, va però precisato che la versione originaria, quella della tradizione, utilizzava pane casereccio raffermo affettato e mozzarella rigorosamente di latte di bufala: quest’ultima, rispetto a quella vaccina, è più grassa e meno acquosa e quindi, aderendo meglio al pane, tende a colare meno.

Ingredienti
- 450 g circa di mozzarella
- 16 fette di pane raffermo alte circa 1 cm
- farina
- 2 uova
- latte
- olio per friggere
- sale q.b.

Esecuzione:
Tagliate la mozzarella in 12 fette più o meno uguali, per dimensione e altezza, alle fette di pane. Collocate una fetta di mozzarella tra le due di pane, premendo leggermente il tutto perché rimanga compatto.
Procedete allo stesso modo per tutti gli altri tramezzini.
Infarinateli ed immergeteli nelle uova che avrete sbattuto insieme con un dito di latte e una presa di sale. Fate in modo che si inzuppino bene nell’uovo, assorbendolo in modo uniforme.
Fate scaldare abbondante olio in una padella; quando sarà caldissimo, tuffatevi i tramezzini, due o tre alla volta per non abbassare la temperatura dell’olio, e cuoceteli finché saranno ben dorati.
Passateli su carta assorbente da cucina in modo da eliminare l’unto in eccesso e serviteli immediatamente.

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Coviglie

Alla stessa famiglia dello spumone e dello zuccotto appartiene la Coviglia.

Gia’ la scrittrice Matilde Serao la descriveva nel suo libro Paese di Cuccugna.

Un tempo si vendevano in bicchierini di alluminio, attualmente sostituiti da quelli di plastica, con coperchietto.
Sono ad un sol gusto ma la classica è al cioccolato o alla nocciola o al caffè o ancora alla fragola.

È nel 1700,  quando il gusto delle dame di «buon garbo » sensibili e disappetenti esige diete leggere e carezzevoli,  voluttuose,  morbide e dolci, che due oggetti di lusso, di delicatezza e di gusto in Italia portano il vanto in tutta Europa: «liqueurs d’Italie, glaces à l’itaienne» vogliono  gli stranieri.

Matilde Serao

La città di Napoli è rinomata per i gelati e per i sorbetti.

Coviglia al caffè

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Lo spumone

Renato Carosone

Vuo’ ‘o cuppetto o vuo’ o spumone? Chello ca costa ‘e cchiù! Pe’
ricordo ‘e sta jurnata,dint’ ‘a villa ce hanno fatt’ ‘a foto… Vo’ ‘o

pallone, vo’ ‘o babbà….

E questa e’ una strofa della canzone Io Mammeta & Tu, portata al Successo dal grande Renato Carosone, in cui si fa un piccolo accenno a questa prelibattezza
fiore all’occhiello dei gelatieri napoletani e palermitani, anche se questa preparazione la si può trovare in altre zone dell’Italia meridionale.
Sono la quintessenza dei gelati, di cui è indiscussa regina è la cassata alla siciliana.

Sono composti di una copertura di una consistente crema gelata di gusti diversi, che racchiude una spuma leggera spesso arricchita da canditi, mandorle tostate e pezzetti di cioccolato.
Tema ampio, offre infinite possibilità di esecuzione  e varianti.
Tra gli spumoni famosi, vanno citati il lattemiele
e fragole
del caffè Targiani di Napoli, oggi scomparso, e,  la testa di moro del gelatiere napoletano Fontana,  alla Torretta.
Per realizzare gli spumoni, occorrono degli stampi speciali lisci, rotondi, leggermente a cupola e provvisti di coperchio.
Prima di rivestirli (incamiciarli nel linguaggio dei gelatieri) di crema,  è indispensabile ghiacciarli tenendoli nel ghiaccio o nel reparto più freddo del frigorifero. Preparata la crema gelata per il rivestimento, la si addossa allo stampo, in uno strato di circa un centimetro e mezzo, con un cucchiaio o un apposito coltello da gelato, si versa poi la preparazione spumosa colmando bene il recipiente, si copre con un disco di carta bianca e con
il coperchio possibilmente a chiusura ermetica. Si pone poi lo stampo in un mastello con ghiaccio tritato e sale, seppellendolo sotto la coltre gelida, oppure nel congelatore,  lasciandovelo per almeno un paio d’ore.
Al momento di servirlo, asciugate perfettamente lo stampo, scoperchiatelo, scuotetelo con forza e capovolgetelo sopra un piatto ricoperto di carta.
Generalmente, con uno stampo normale, si ricavano quattro porzioni di spumone.

SPUMONE AL CIOCCOLATO
(TESTA Dl MORO)

Ingredienti:
- Gelato al cioccolato
- Panna montata
- Cioccolato in polvere

Esecuzione:
Preparate un ottimo gelato al cioccolato con una dose supplementare di cacao che ne accentuerà il sapore e il colore.
Incamiciate uno o più stampi da spumoni con il gelato al cioccolato e versate nel vuoto centrale panna montata addizionata a cioccolato in polvere dolcificato.
Gelate come già descritto.
Variante
Involucro esterno secondo la precedente ricetta. Invece di mescolare la panna montata al cioccolato in polvere, coloratela e profumatela con essenza di caffè.

SPUMONE LATTEMIELE E FRAGOLE
Ingredienti:
Preparate un gelato di fragole rivestitene uno stampo da spumone. Nel mezzo mettete panna montata alla vaniglia.
Variante
Date alla panna una leggera colorazione rosea, mescolandovi un poco di purea di fragole, meglio se di frutti di bosco.

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Paccheri alla Genovese di Baccalà

Interno del Ristorante Umberto

Questa ricetta e’ stata

preparata dallo Chef Gennaro Pace per la trasmissione “Gusto” di Canale 5 del Ristorante Umberto di Napoli, che fa parte del circuito dei “Locali storici d’Italia”

La storia di questo locale comincia nel 1916, quando i coniugi Ermelinda ed Umberto Di Porzio fondarono una piccola trattoria, co

nosciuta come la trattoria di ”Don Umberto’‘.

Il menù sempre ricco e variato, articolato in una sezione con i piatti caratteristici della tradizione napoletana, una sezione per piatti stagional

i consigliati e una sezione delle pizze napoletane, inoltre propone un menù di degustazione in occasione di eventi culturali e tradizionali con una rivisitazione dell’eno-gastronomia partenopea.

C’è anche una sezione d

ella sala ristorante dedicata alle mostre di Artisti napoletani e non, organizzate con cadenza bimestrale con l’aiuto dell’associazione culturale Eughea;

Ristorante Umberto
via Alabardieri 30
80132 – Napoli
Tel: 081418555

Ingredienti per 4 persone:
- gr 500 di Paccheri di Gragnano;
- gr 600 di baccalà;
- 1 Kg. di cipolle;
- gr 50 di capperi,

pinoli e uva sultanina;
- olio extra vergine D.o.p. campano;
- gr 50 di parmigiano r

eggiano;
- vino bianco;
- Sale, pepe e prezz

emolo quanto basta.

Esecuzione:
Questa ricetta “clona” il nome di una delle due salse base della cucina napoletana: la genovese.

In questo caso il nome genovese mutua dalla presenza della cipolla, anche se ha caratteristiche completamente diverse dalla ricetta originaria della “genovese”, che prevede carne di manzo (punta dipetto o spezzatino e lardo) e soprattutto che viene molto soffritta e tirata fino a renderla di un colore scuro, quasi bronzo. In questo caso invece la cipolla viene cotta poco, solo “ammazzata” come si dice in gergo per eliminare i residui acidi, e anche dopo l’aggiunta dei filetti di baccalà la cottura è veloce, altrimenti il baccalà stesso si sfalda.
Fate soffriggere la cipolla nell’olio extra vergine campano, e “ammazzatela” con un po’ di vino bianco.

A parte spellate il baccalà, spinatelo e tagliatelo a piccoli cubetti; cuocete i cubetti di baccalà nella padella con la cipolla, aggiungendo ancora un po di vino bianco ed un po d’acqua; a cottura quasi ultimata aggiungete i capperi, i pinoli, l’uva passa e spolverate con un po’ di prezzemolo.

A parte cuocete i Paccheri artigianali in abbondante acqua precedentemente salata per circa 12 minuti (la pasta artigianale trafilata a bronzo ed essiccata naturalmente richiede un maggior tempo di cottura).

Eliminate l’acqua di cottura dalla pasta e saltare i paccheri in padella con la salsa di baccalà, in maniera che possano rilasciare amido e legare; aggiungete un po di formaggio grattuggiato (preferibilmente parmigiano reggiano).

Sistemate i paccheri in un piatto di portata, guarnendo con formaggio, prezzemolo fresco e pepe se apprezzato.

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