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E' inutile versare rum…

Category: Cucina Internazionale

Risengrød e Risalamande tradizioni di Natale tra Danimarca e Svezia

Risengrød in Danimarca, Risgrynsgröt in Svezia, piatto a base di riso, di latte e di mandorle viene servito nella cena della vigilia di Natale in Danimarca, preparato sia per i componenti della famiglia e, tradizionalmente,

Risengrød

come offerta a Nisse che è uno spiritello dalle sembianze di uno gnomo, le cui origini risalgono al 1800, e,  che protegge le aziende agricole i bambini, a quanto pare possiede anche un caratterino un po dispettoso, difatti bisogna lasciargli del  Risengrød, suo piatto preferito per accattiverselo e beneficiare della sua protezione.

un po come tradizionalmente vengono lasciati latte e biscotti per Babbo Natale in Nord America.
Una mandorla singola pelata viene aggiunto al piatto prima di portarlo in tavola e, chi la trova è probabile che si sposi entro l’anno.

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Frittata Santelli

Italo Santelli

Italo Santelli è
considerato uno dei padri della sciabola moderna. A Budapest fondò una scuola di
scherma.
La sua fama in Ungheria è tale che a lui è stato persino dedicato un piatto della cucina tipica ungherese. Le “uova alla Santelli” o “frittata alla Santelli” in ungherese Santelli-rántotta, è un piatto a base di uova, salsiccia, pancetta, pomodoro, formaggio grattugiato e pepe.

Italiano di nascita, si trasferì a trent’anni in Ungheria, dove contribuì a dar vita alla prestigiosa tradizione magiara nella scherma.

Frittata Santelli

Ingredienti:
– gr. 300 di salsiccia di Debrecen,
– gr. 120 di pomodori freschi,
– gr. 240 di peperoni verdi,
– gr. 120 di lardo affumicato,
– gr 40 di strutto,
– 12 uova,
– sale,pepe macinato,
– gr.120 di formaggio.

Frittata Santelli - Santelli Rántotta

Esecuzione:
Togliete la pelle delle salsiccie, pelate i pomodori, toglite i semi dei peperoni e tagliate tutto quanto a fette.
Rosolate in poco strutto il lardo tagliato a cubetti, a cui avrete tolto la cotenna, fate saltare in questo grasso la salsiccia, versatevi i peperoni e, quando questi cominciano ad ammorbidire, i pomodori.
Continuate a friggere la frittata.
Al momento di servire, cospargete con formaggio grattugiato.

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HÃ karl – lo squalo putrefatto, piatto islandese

Drangsnes, Hákarl (Squalo putrefatto)

La preparazione di questa prelibatezza ha una procedura piuttosto lunga: la carne di squalo viene sotterrata (dai tre ai sei mesi) fino a quando non è putrefatta al punto giusto, ossia quando raggiunge una consistenza gommosa e completamente marcia ed olezza di ammoniaca.
Ovviamente questo piatto è accompagnato da parecchi bicchierini di potentissima acquavite islandese (brennivín) senza i quali sarebbe impossibile superare la vista e soprattutto l’odore nauseabondo.

Lo Hákarl o kæstur hákarl, che in lingua islandese sta a significare, “squalo fermentato”, è una prelibatezza enogastronomica islandese.
Associato al fPer la sua particolare preparazione e per l’odore e gusto assai particolari, è spesso associato al folklore islandese; a volte è chiamato squalo marcio, denominazione ugualmente usata in inglese (rotten shark).
Si tratta della carne ottenuta principalmente da due specie di squalo, il Somniosus microcephalus (squalo groenlandese) e il Cetorhinus maximus (squalo elefante).

Somniosus microcephalus - Squalo di groenlandia

Questo pesce, nonostante i divieti vigenti in numerosi paesi, viene talvolta ancora catturato, non tanto per le sue carni quanto per la notevole quantità di olio che può essere estratta dal suo fegato.
In Islanda è usato per preparare il hákarl conosciuto come “squalo putrefatto”.
Capita con una certa frequenza che lo squalo elefante resti impigliato nelle reti da posta, per questo motivo non sono rari i ritrovamenti di carcasse di questi esemplari lungo le coste.
Lo hákarl ha un caratteristico odore di ammoniaca ed un gusto simile a del formaggio stagionato fortissimo. È un esempio tipico di alimento di gusto acquisito; purtuttavia, anche molti islandesi si rifiutano di mangiarlo, e non se ne sono mai cibati nella loro vita. A volte viene proposto come una sorta di “sfida” al turista straniero in Islanda.

Lo hákarl viene tradizionalmente servito come elemento del cosiddetto Þorramatur, una selezione di piatti tipici islandesi consumata nel mese di febbraio (þorramatur significa “cibo del mese di þorri, “secco”, antica denominazione del mese di mezz’inverno); tuttavia, lo si può trovare facilmente in vendita nei negozi per tutto l’anno, e viene consumato in ogni stagione.

La carne fresca dello squalo è velenosa, a causa dell’alto contenuto di acido urico e di ossido trimetilamminico poiche’ questa specie di animali non ha reni ed espelle le urine direttamente dal corpo.
Le carni possono essere però degustata e consumate dopo un lungo e peculiare processo di fermentazione questa polimerizzazione elimina l’acido dalla carne e la rende più facile da digerire, in seguito e’ appesa a seccare per circa 4/5 mesi
Lo hákarl trattato ha un forte odore di ammoniaca, non dissimile da quello di molti prodotti per la pulizia domestica.
È spesso servito in cubetti infilzati su uno stuzzicadenti. In generale, chi tenta di assaggiarlo la prima volta ha un immediato moto di repulsione dovuto all’odore; per questo, i novizi sono spesso avvertiti di tapparsi il naso prima di ingerirlo, dato che l’odore è assai più forte del gusto.
Hakarlebrennivin

Hakarl e Brennvin

Hakarl e Brennivin

Vi e’ l’usanza di accompagnarlo con un bicchierino di acquavite locale, chiamata brennivín (letteralmente: “vino ardente”), e chi si nutre di hákarl è considerato impavido e coraggioso!

L’hakarl si puo’ ricavare da due varietà: il glérhákarl (lett. “squalo vetroso”), piuttosto duro e di colore rossastro, ottenuto dalla ventresca, e lo skyrhákarl, (lett. squalo-skyr), più morbido e bianco, ottenuto dal resto del corpo.
Islanda

Se l’odore ed il gusto dello hákarl sono caratteristici, non meno lo è la sua preparazione. Lo squalo pescato viene privato della testa e delle interiora e sistemato in una fossa scavata in della sabbia ciottolosa; la fossa viene poi ricoperta a sua volta di ciottoli in modo da formare una sorta di collinetta, sulla quale vengono poste infine delle pietre più pesanti che servono a pressare lo squalo. In questo modo, i fluidi presenti nella carne dello squalo vengono espulsi. Lo squalo viene lasciato a fermentare nella fossa per un periodo che va dalle 6 alle 12 settimane, a seconda della stagione.

Una volta estratto dalla fossa, lo squalo viene tagliato in spesse strisce e appeso a seccare per diversi mesi. Durante il periodo di essiccazione si sviluppa una crosta brunastra, che viene rimossa prima della consumazione. Lo hákarl viene quindi tagliato a pezzetti e consumato. Modernamente, però, la carne di squalo viene pressata anche in grossi contenitori plastici sottovuoto.

Ingredienti:
– 1 squalo di grosse dimensioni
– 1 bicchiere di brennivin

Esecuzione:

Tocchetti di hakrl confezionato

Hákarl (Squalo putrefatto)
Andate dal vostro pescatore di fiducia, Gigino, Pasquale, o Giovanni,  e fatevi procurare uno squaletto di dimensioni abbastanza abnormi, pulitelo e nettatelo dalle interiora e eliminatene le budella, le cartilagini e la testa.
Tagliatene la carne in grossi pezzi. Lavatela in acqua corrente per eliminare il sangue e il viscidume.
Recatevi nella spiaggia più vicina, una spiaggia possibilmente più lontana possibile dai centri abitati onde evitare che gli effluvi possano infastidire qualcuno, scavate una grossa buca nella ghiaia se non possedete la ghiaia che, mi raccomando non deve essere troppo fine, procuratevela dal vostro contadino o fioraio di fiducia.
A questo punto mettete all’interno della fossa i pezzi di squalo e schiacciateli insieme per bene. E’ consigliabile realizzare questa operazione quando il clima è tiepido (ma non caldo!) perchè cosi’ il processo di putrefazione è molto più veloce. Coprite con altra ghiaia e utilizzate pietre molto pesanti per schiacciare il tutto.
Lasciate inumato il vostro prezioso alimento per 6-7 settimane se in estate o 2-3 mesi in inverno.
In questa fase, i liquidi defluiranno dalla carne dello squalo e solo in questo modo potrà avvenire la putrefazione.
Quando la carne avrà raggiunto una consistenza morbida ed avrà acquisito il caratteristico odore simile all’ammoniaca, toglietelo dalla buca, lavatelo e appendetelo in una capanna per essiccarlo.
La Capanna o il capannone deve essere realizzato con svariate aperture in modo tale da permettere al vento di entrare ma evitare che i raggi del sole arrivino a diretto contatto con le carni sospese.
Lasciatelo appeso fino a quando non si seccherà piu’ o meno il periodo va dai 2 ai 4 mesi. Ricordate che una temperatura tiepida, asciutta e ventosa potrà accelerare il processo mentre una fredda, umida e con poco vento la rallenterà.
Eliminate la crosta marrone, tagliate la carne biancastra in piccoli pezzi e servitela, magari con un bicchiere di brennivin ghiacciato (il cui ruolo è sostanzialmente quello di un anestetico).

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Il polpo con le Patate di Stela

Spalato

Spalato

Voglio parlarvi di una cosa molto buona, che ho assaggiato a casa dei miei amici Saverio e Stela.
E’ una ricetta tipica della Croazia, Stela naturalmente, proviene da quella bellissima terra, che ha risentito nella sua gastronomia dell’influenza mediterranea e di quella mitteleuropa.
Furono i greci infatti ad impiantare le viti, cosiccome furono gli ungheresi ad introdurne il goulash.
I Turchi invece si deve il sarma ( una sorta di involtino ripieno di crauti ), mentre dall’Italia arriva la pasta.
Stela è originaria di Spalato, la gastronomia è quella tipica della Dalmazia centrale, con piatti a base di carne bovina e ovina, molto genuina, e di pesce fresco. Buona anche la produzione di formaggio e di verdure.
La Dalmazia produce quello che viene considerato il migliore vino croato, generalmente bianco e più corposo rispetto a quello della Croazia settentrionale.
Il polpo con le patate, e’ una delle specialità di Spalato, è questa e’ la ricetta della famiglia di Stela.
Trascritta dal buon Saverio

Polpo con patate

Polpo con Patate

Ingredienti:
–  1 Polpo di un paio di kg
– strutto
– olio evo
– peperoncino q.b

– 1 cucchiaio di capperi
– 1 cipolla rossa
– 2 carote
– 1 gambo di sedano
– 1 kg di patate
– vino bianco secco
– un cucchiaio di miele

– sale q.b.

Esecuzione
:
Per prima cosa, procuratevi un polpo di un paio di kg, meglio se fresco, altrimenti optate per quello surgelato.
Se lo prendete fresco, pulitelo e nettatelo bene,fino a quando non farà piu’ schiuma ed i tentacoli cominceranno ad attaccarsi sulla pelle delle mani. Congelatelo in modo tale che tutte le innervature si spezzino rendendo

Saverio

lo cosi’ piu’ morbido.
Quando decidete di cucinarlo lo lasciate scongelare in acqua salata o acqua di mare pulita (ammesso che la troviate:-).

Prendete un pirofila da forno e

mettete dello strutto, olio di oliva, peperoncino, capperi, cipolle rosse, carote, sedano, patate tutte tagliate a quarti.

Al centro sistemate il polpo con la testa fra i tentacoli. Vino bianco secco ed un cucchiaio di miele a goccia sugli ingredienti. Sigillate il tutto con la carta alluminio e mettete in forno preriscaldato e ventilato a 200 gradi.
Per la cottura regolatevi controllandolo di tanto in tanto e, bagnatelo con il vino bianco e quando sarà cotto con delle forbici tagliate il polpo e mescolate delicatamente il tutto. Spolverate con prezzemolo tritato finemente a pioggia.
Servite e buon appetito, accompagnandolo anche con un rosso.

Io preferisco la biancolella ghiacciata…

Saverio

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Storia ed origini del Christmas Pudding

Storia ed origine del Christmas Pudding

Un ringraziamento particolare va ad Irene, della mailing list dell’amico Alister che si è prodigata nella traduzione dall’inglese 🙂

Tavola Natalizia con tacchino e Christmas pudding

In Inghilterra  nel mese di novembre, all’inizio dell’Avvento, il  Christmas pudding incomincia ad essere preparato anche se poi  verrà consumato solo il  25 dicembre, il pudding tradizione vuole che venga  preparato nella venticinquesima domenica dopo la Trinità, usando tredici ingredienti, che rappresentano Cristo ed i suoi discepoli, ed  ogni componente della famiglia dovrebbe mescolarlo con un mestolo di legno, rimestando da est a ovest in onore dei Re Magi. È usanza, infine, inserire nel composto del dolce delle monetine, avvolte nella carta d’alluminio, che porteranno fortuna a chi le troverà il giorno di Natale. C’è anche chi preferisce inserire un anello, premonitore di matrimonio entro un anno, oppure ditali e bottoni, al contrario per le donne nubili.

I Bambini in Inghilterra non ricevono il loro dono il 24, ma la mattina del 25 dicembre.

Le loro Letterine a Babbo Natale, vengono alla vigilia di Natale poste sul camino, alla finestra o in calze particolari, di modo che possano essere riempite con doni e sorprese.

Il 25 dicembre le famiglie inglesi si riuniscono a tavola per consumare il tradizionale pasto festivo a base di tacchino con castagne, anatra al forno ed il christmas pudding.

Un’ altra tradizione del Natale inglese è un pacco a sorpresa chiamato cracker, che viene dato quando il Christmas pudding è servito.

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Pie al limone e frutti di Bosco

Lemon Pie ai frutti di Bosco

Pie al Limone e frutti di bosco.  Sempre dal newsgroup di cucina, IHC ecco la Lemon Pie di Manu

Ingredienti:
per la pasta:

– gr 125 farina (1 cup)
– un pizzico abbondante di sale (1/8 tsp)
– gr 65 di burro freddo di frigo
– 2-4 cucchiai acqua fredda

per il ripieno:
– 3 tuorli d’uovo
– 1 lattina di latte condensato zuccherato (da circa gr 400)
– 125 ml di succo di limone appena premuto
– 2 cucchiaini di scorza del limone grattuggiata (usare limoni non trattati!)

per la salsa di mirtilli (o altri frutti di bosco)

– gr 150 – 200 di mirtilli
– acqua
– zucchero a piacere
– 2 cucchiaini di amido di mais

Esecuzione:
Lavorate il burro con la farina, aggiungetevi il sale e l’acqua fino ad ottenere una pasta morbida.
Stendetela in modo da ricoprire uno stampo per crostate del diametro di circa 24 cm.

Cuocete la pasta mettendo sul fondo dei fagioli secchi o sassolini affinche’ non si gonfi, a forno ben caldo (200°C) per circa 15 o 20 minuti (miraccomando prima di adagiare i sassolini o i fagioli mettere un foglio di carta da forno).
Non deve colorarsi troppo.

Portate la temperatura del vostro forno a 180°C

Battete nel frattempo 3 tuorli d’uovo, ed aggiungetevi il latte condensato e continuando a battere. Aggiungete  la scorza e da ultimo il succo di limone.

La crema si rapprenderà.
Versate nella crosta già cotta e cuocete per altri 8-10 min.

Fate raffreddare bene.
Cuocete i mitilli con acqua e zucchero per 5 mininuti ed incorporatevi l’amido di mais sciolto in un po’ d’acqua e fate cuocere fino a quando non raggiunge una giusta consistenza.

Lasciate raffreddare e versate sopra il ripieno al limone.
Fare raffreddare il tutto mettendo in frigorifero per circa un oretta e poi servite.

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