AngieCafiero.it

E' inutile versare rum…

Category: Cucina Lombarda

L’anello di san Luigi Gonzaga

Con la festività di san Luigi Gonzaga, il 21 di giugno, inizia l’estate, dopo questa ricorrenza, è un susseguirsi di festeggiamenti di santi e patroni la cui tradizione è molto sentita nel nostro paese, infatti dopo di lui seguono, le ricorrenze di san Giovanni Battista il 24 a cui è legata la tradizione del “nocillo”,

san Luigi Gonzaga

san Luigi Gonzaga

san Pietro e Paolo il 29 di giugno, e ancora la Madonna delle Grazie, che si festeggia il 2 di

luglio,  sant’Anna e san Gioacchino il 26 di luglio, potremmo continuare ancora, ma ci fermiamo qui per raccontare la figura di san Luigi Gonzaga al quale è legato, come vedremo, un tipico dolce di  Castiglione delle Stiviere, qui Luigi Gonzaga  vede la luce il 9 marzo 1568 spegnendosi a Roma,  il 21 giugno 1591, giorno in cui lo si festeggia, gesuita è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

Leggi tutto

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 7.8/10 (5 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 2 votes)

La Torta di san Biagio di Cavriana

San Biagio, tra i tanti paesi di cui è patrono, lo è anche di Cavriana in provincia di Mantova, dove in occasione della sua ricorrenza viene preparata una torta che porta il suo nome: la Torta di San Biagio di Cavriana che viene preparato tradizionalmente in

Cavriana - Fiera di san Biagio

Cavriana – Fiera di san Biagio

occasione della festività del santo.

E’ un dolce dal sapore di mandorle e cioccolato, di forma circolare l’impasto, non è lievitato, ed è caratterizzato da una consistenza friabile.
Sulla superficie, le strisce ricavate dall’avanzo della pasta usata per foderare la tortiera, disegnano dei rombi sotto i quali si può riconoscere il colore scuro del ripieno.

In origine la torta a base di mandorle pare che avesse un diametro di oltre tre metri,  veniva poi tagliata ed offerta al pubblico convenuto in Piazza Castello.

Leggi tutto

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 5.6/10 (10 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +1 (from 1 vote)

Il Bussolano del Capitano: il dolce di Biagio dell’Orso

Mantova - Palazzo del Podestà

“Quando quella mattina Biagio dell’Orso si recò al palazzo del Podestà trovò Gio Morisco e le altre guardie intenti a tagliare a fette un dolce. Avevano l’aria particolarmente soddisfatta.
«Buongiorno, capitano!» lo salutò allegro Morisco.
«Buongiorno a tutti! Cosa vi è successo? Di solito la mattina siete di pessimo umore e stanchi morti.»
«Niente di diverso dal solito. Avevamo fame e allora…gradite un pezzo di dolce?».
Il bargello gli porse una grossa fetta di bussolano, Biagio stava per prenderla quando sentì un forte fracasso arrivare dalle prigioni.
«Chi avete arrestato stanotte?». Senza aspettare una risposta, salì a due a due i gradini della stretta scala che portava al primo piano. Uno dei carcerati stava dando dei pugni contro la porta della cella. Scostato lo spioncino, si trovò davanti la faccia di Benedusi che

Stemma Gonzaga

tra le due sbarre di ferro sembrava ancora più storta. Gli occhi cerchiati di blu e talmente gonfi che a malapena si vedevano le pupille,
sullo zigomo destro e sulle labbra aveva dei tagli coperti di sangue rappreso.
«Capitano, voglio uscire di qui! Fatemi uscire, non potete tenermi rinchiuso qui dentro!».
Biagio dell’Orso assunse un’aria di circostanza, sforzandosi di nascondere la sua soddisfazione.
«Prima devo verificare di cosa siete accusato e poi si vedrà.»
«Non ho fatto niente! Sono stato aggredito! Fatemi uscire!».
Chiuso lo spioncino sulla brutta faccia del Benedusi, raggiunse il bargello che si stava tagliando la seconda fetta di dolce.
«Allora? Cosa è successo al povero signor Benedusi?».
«Siamo dovuti intervenire per sedare una rissa nella quale c’era anche lui, anzi sono sicuro che è stato lui a scatenarla…».
Il capitano alzò le sopracciglia, ma preferì non commentare.
«Benedusi era tanto ubriaco che è caduto» intervenne una delle guardie.
«Deve essere caduto molte volte per essersi ridotto in quel modo!» osservò Biagio.
«Sì, capita di inciampare nei sassi! Di notte…» commentò Gio Morisco guardando in alto, nell’angolo più lontano della stanza.

Le righe nere della vendetta

«Ma sta zitto e dammi una fetta di dolce! Quanto pensi che potremmo tenerlo dentro?».
«Io ce lo terrei un centinaio d’anni, ma ho paura che riusciremo a trattenerlo sì e no qualche giorno» rispose il bargello stappando una una bottiglia.
Biagio, con la bocca piena di bussolano, stava considerando se accettare o meno il bicchiere di vino bianco che gli veniva offerto di mattina presto, quando la stanza si oscurò.
…”

Le Righe nere della vendetta – Tiziana Silvestrin

Il Capitano di Giustizia, Biagio dell’Orso, è realmente esistito, a Mantova esistono dei documenti che portano la sua firma, e. Tiziana Silvestrin nei suoi romanzi ha dato vita ad un uomo affascinante, che lotta contro l’ingiustizia e si prodiga per aiutare i meno fortunati.
In questo passo da me riportato, tratto appunto da: Le Righe nere della vendetta, si parla del Bussolano, tipico di Mantova.
E’ un dolce che veniva sfornato a Mantova già nel XVI secolo, ed è nell’elenco dei prodotti realizzati a quell’epoca dai panettieri, ottimo quello con l’uva fragola fresca.
In origine veniva sempre dolcificato con il miele, lo zucchero di canna è apparso in Europa
durante il Medioevo ed era considerato una spezia.

Bussolano con uva bianca e nera

Nel Rinascimento, quando entrò a far parte degli ingredienti della cucina, aveva un costo elevato ed era utilizzato esclusivamente dai nobili e dai ricchi.
Nella sua versione classica, questa ciambella era anche durissima, perché all’epoca non esisteva il lievito chimico, che oggi viene aggiunto per renderlo più morbido, ed è proprio a causa di questa sua consistenza che veniva degustato sempre accompagnato con il vino, spesso inzuppato nel vino stesso.
La forma può essere a ciambella classica col buco oppure a panetto rettangolare.
Di seguito le due versioni per la preparazione del Bussolano che ho scovato in rete, e precisamente sul sito di “Mantovanotizie”
Prima quella più antica, poi quella in uso oggi, una variante meno “dura”.
Ricetta Tradizionale del Bussolano
Ingredienti:
– 400 gr. di farina bianca
– 150 gr. di zucchero
– 150 gr. di grasso
– due uova
– aromi

Esecuzione:
In una terrina mescolate tutti gli ingredienti. Il composto, relativamente asciutto, va impastato accuratamente.
Formate una ciambella sulla piastra del forno, senza stampo, e cuocete infornando a forno ben caldo (170°c) per 30-40 minuti. (Oggi viene bene in forno ventilato).

Ricetta Bussolano nella Versione più Morbida

Ingredienti:
– 400 gr. di farina bianca
– 150 gr. di zucchero
– 150 gr. di burro
– due uova
– 50 gr. di latte
– aromi
– lievito chimico

Bussolano Mantovano

Esecuzione:
Lavorate il burro o se preferite margarina) con lo zucchero, ed aggiungete  i tuorli, uno per volta e poi la farina. Aggiungete il latte: quanto basta per legare il composto. Per ultimo aggiungete gli albumi montati a neve. Per la cottura si procede come sopra.
Note:
Come aroma si può scegliere ciò che si preferisce: il più diffuso era un bicchierino di liquore all’anice, ma va bene qualsiasi cosa (scorza di limone grattuggiata o vaniglina, ad esempio).
Oggi la proposta corrente è il burro, una volta era lo strutto e, prima ancora, quando anche lo strutto era un lusso, si usava il grasso che il cotechino liberava durante la cottura (e gli aromi delle spezie che condivano il cotechino erano l’unico profumo del dolce). Oggi si può sostituire al burro la margarina vegetale, alcuni usano un bicchiere di olio d’oliva.
—> Intervista gastronomica a Tiziana Silvestrin

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: +1 (from 1 vote)

Benvenuti al sud…gastronomico della Campania

Il film del regista napoletano Luca Miniero sta ottenendo un grande successo di pubblico, ed è il remake del francese Benvenuti a Nord, uscito nel 2008.

Nella pellicola di Miniero, Claudio Bisio interpreta il ruolo di Alberto, un milanese doc che viene trasferito a Castellabate, un paesino in provincia di Salerno.

Dopo l’iniziale trauma, il protagonista scopre la bellezza, il calore contagioso e la gastronomia del sud. Ed e’ proprio dei gustosi riferimenti gastronomici del film che vi voglio parlare 🙂

Claudio Biso e Nunzia Schiano

Quando vieni al Sud piangi due volte, sia quando arrivi, sia quando te ne vai. Mattia (Alessandro Siani)

Distribuito nelle nostre sale cinematografiche a partire dal 1 ottobre 2010.
Per la regia del napoletano Luca Miniero che ha cominciato le riprese a settembre del 2009, tra San Marco che è una frazione di Castellabate (SA) e nel Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, il film è dedicato ad Angelo Vassallo, sindaco cilentano assassinato per le sue battaglie per la legalità.

Ciro era il nome che, nella sceneggiatura originale del film, era stato scelto per il ruolo interpretato da Alessandro Siani, ma è stato lo stesso attore napoletano che ha chiesto di cambiarlo in Mattia, affinché non sembrasse troppo stereotipato.
Questi è il giovane portalettere alle dipendenze del piccolo ufficio di Castellabate, un paesino vicino Napoli, ed è lui il primo ad accogliere Alberto,  interpretato da Claudio Biso, che per due anni dovrà essere  il Direttore del locale Ufficio Postale.
Alberto vede nel Meridione d’Italia la patria di rifiuti, camorra, disagi sociali, povertà e criminalità ed associa senza deroghe questi fenomeni alle relazioni personali, ma sono proprio i pregiudizi, la mentalità, le abitudini e i punti di vista, ad ostacolare, almeno all’inizio, una sua felice integrazione.
Nel film sono numerosi i riferimenti gastronomici ed una delle scene più divertenti è quella che vede Claudio Bisio ed Alessandro Siani girare per il paese, tentando inutilmente di rifiutare i caffè e i limoncelli offerti dalla gente del posto, una scena molto spassosa poiché, tra tante iperboli, risulta essere assolutamente vera.

Alessandro Siani

E veniamo alla prima colazione di Mattia, unico figlio maschio, coccolato e servito e riverito dalla tipica mamma meridionale, interpretata da Nunzia Schiano, e, che ogni mattina gli prepara lo zabajone con le uova fresche e la merenda da portare in ufficio.

Ma c’è un’altra scena che merita attenzione ed ancora una volta protagonista è la madre di Mattia, la mitica signora Volpe, che passa gran parte del suo tempo in cucina, è lei ad accogliere, per la prima colazione, un’inorridito Claudio Biso, con un grembiule imbrattato di sangue ed un coltellaccio in mano, solo in seguito la scena si sposta sul recipiente dove la signora sta sbattendo una appettitosa crema di cioccolata, che soltanto alla fine si scopre essere sanguinaccio, e ovviamente Alberto (che e’ abituato ad una colazione leggera a base di te al latte, yogurt magro e qualche fetta biscottata), è costretto a mangiare, con una perentoria intimazione, naturalmente in dialetto napoletano: Avita mangia’, con traduzione simultanea in italiano, offerta dallo stesso Mattia.
E’ anche un dato di fatto che, qui a sud, non facciamo la prima colazione con il sanguinaccio di maiale, essendo più un piatto della tradizione carnascialesca, ma è ancora più vero che la Invernizzi Gim ne esce

Claudio Biso presenta all'Accademia del Gorgonzola la mozzarella di bufala campana

davvero male nel confronto con la Mozzarella di Bufala di Battipaglia (che, per sua fortuna non si può acquistare con estrema faciltà in tutta Italia come invece accade per il gorgonzola), Gorgonzola, che comunque esce ancora una volta abbondanemente annientato nel confronto con il famosissimo puparuolo mbuttunato, gloria della tavola partenopea, e menzionato in una divertente diatriba di Mattia e sua madre su quanto possa essere nettamente più buono e saporito “o’ puparuolo”

La pellicola, offre allo spettatore le calde nuance del nostro Cilento e la gastronomia più tipica e tradizionale
Elementi messi ben in evidenza e, che caratterizzano la nostra terra, nel film originale francese l’ambientazione era il Nord-Pas de Calais, e qui corrispettivi campani ne prendono degnamente il posto, e, così i formaggi francesi diventano mozzarelle di bufala, birre e superalcolici si trasformano in caffè e limoncelli, fuochi pirotecnici e folklore campano sostituiscono i tradizionali carillon delle torri campanarie.
Pure i preconcetti geografici e culturali riescono a divenire delle gradevoli sorprese.
Insomma, se non lo avete ancora visto? Cosa Aspettate?

Angie Cafiero

Leggi tutto

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén