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E' inutile versare rum…

Category: Cucina Sciliana

La Giaurrina il dolce tipico di san Sebastiano a Barcellona Pozzo di Gotto

Il sodoma Martirio di san Sebastiano

Il sodoma Martirio di san Sebastiano

Le notizie storiche giunte fino a noi su san Sebastiano sono molto poche, ma la diffusione del suo culto ha resistito ai millenni, ed è tuttora molto vivo. San Sebastiano fu sepolto nelle catacombe che ne hanno preso il nome. Il suo martirio avvenne sotto l’imperatore Diocleziano.
Fu militare romano, martire per aver sostenuto la fede cristiana; venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa Cristiana Ortodossa, è oggetto di un culto antichissimo. Nacque a Milano sotto la dominazione dell’Imperatore Diocleziano, il padre era di Narbona e la madre

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I Gigi (Giggi) eoliani

Michele Belfiore

Michele Belfiore

Non conoscevo questi dolcini, tipici di carnevale, ma che si possono

trovare in tutto l’anno, è stato il mio amico Michele Belfiore, che trascorrendo molto

del suo tempo da felice pensionato, giu’ a Lipari, che me li ha fatti assaggiare per la prima volta.

La consistenza di queste delizie è molto simile agli struffoli campani, ma la variante eoliana si differenzia nel gusto.

Non sono esclusivamente eoliani ma li ritroviamo in altre parti della Sicilia e regioni meridionali, pur con qualche differenza.
La ricetta e’ quasi definibile familiare, come tanti dolci locali ogni famiglia e’ depositaria della ricetta, che è “tramandata”.
A metà tra il gusto delle tradizionali chiacchiere, le zeppole venete, le frappe  Romane e gli struffoli napoletani.

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Olivette di Sant’Agata (alivetti o aliveddi ri Sant’Àjita)

A Catania, tra i dolci tipici dolci tradizionali preparati per la ricorrenza di sant’Agata patrona della cittadina siciliana oltre alle famosissime Minne di Vergine vi sono le le olivette di sant’Agata (in siciliano alivetti o aliveddi ri Sant’Àjita) che vengono preparate prima e

Sant'Agata

Sant’Agata

durante la festa della santa.
Sono dolci a forma di oliva realizzati in pasta di mandorla ricoperti di zucchero e colorati di verde. Esiste anche una variante dove le tradizionali olivette sono ricoperte di cioccolato
Questo dolce si ricollega ad un avvenimento narrato nella agiografia della santa.
Un giorno, il proconsole Quinziano fu informato che in città, tra le vergini consacrate, viveva una nobile e bella fanciulla. Decise allora che

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La Mafia a Tavola: Il Menu’ di don Vito Cascio Ferro

Avendo visitato di recente Padula, ridente paesino situato nel Vallo di Diano, nella provincia salernitana, con l’intento di visitare la sua celeberrima Certosa di San Lorenzo, e capitandoci nel nel giorno sbagliato e cioe’ di martedi’, ho dovuto rinunziare a malincuore

La Casa-museo di Joe Petrosino a Padula

La Casa-museo di Joe Petrosino a Padula

alla mia escursione organizzandomi un percorso alternativo, visitando la casa museo dedicata Giuseppe Petrosino, detto Joe (Padula, 30 agosto 1860 Palermo, 12 marzo 1909), poliziotto italiano naturalizzato statunitense e assassinato dalla “Mano

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Menù del 12 marzo 1909 di un Pranzo privato alla palermitana

 bth_LeftArrowAnimated-1Menù del 12 marzo 1909 di un Pranzo privato alla palermitana avvenuto a Palermo a casa del deputato Michele Ferrantelli.

…Ecco dunque le ricette di questo menù che, un secolo dopo, ha conservato tutta la sua attualità.

Vito Cascio Ferro

Vito Cascio Ferro

Tra il formaggio e la cassata, don Vito Cascio Ferro, primo imperatore mafioso, si ricordò che un poliziotto americano era appena sbarcato dagli Stati Uniti per rompergli le uova nel paniere. Si asciugò le labbra e, posando il tovagliolo sul tavolo, si scusò con il suo ospite, il deputato De Michele Ferrantelli, dicendo: «Continuate, torno subito». Vito chiese a De Michele il permesso di assentarsi per una ventina di minuti e, per l’occasione, che gli si prestassero cavalli, calesse e cocchiere.

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Gelu ri muluni (in palermitano) – Gelo di Melone

Tipico dolce al cucchiaio, siciliano, a base di melone, è un dolce fresco e saporito, che viene preparato soprattutto nella ricorrenza del ferragosto. A Palermo, viene anche preparato in

Angurie siciliane

Angurie siciliane

occasione della festività di santa Rosalia.
Moltissime sono le variazioni del composto che, a secondo della zona o delle tradizioni familiari, possono contemplare l’aggiunta di vari ingredienti, tra i quali chiodi di garofano, cannella, fiori di gelsomino e la granella di

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Teste di turco – Testi di Tùrcu

Le Teste di Turco, Testi di Tùrcu, sono tipiche della sicilia e ritroviamo soprattutto nel comune di Castelbuono, in provincia di Palermo.
In molte altre località dell’isola con lo stesso nome vengono indicati dolci con ricette differenti. E’ un un dolce di origine araba che viene preparato per le feste di Carnevale.

Maria santissima delle milizie

Maria santissima delle milizie

Un dolce storico legato al ricordo della vittoria dell’esercito cristiano guidato da Ruggero d’Altavilla contro i turchi del 1091.
A Scicli, in provincia di Ragusa, vengono

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Sfinci di san Giuseppe – i dolci tradizionali siciliani per la festa del papà

Sono i dolci caratteristici che tradizionalmente si mangiano a Palermo il 19 di marzo nella ricorrenza della festa di San Giuseppe, una delle celebrazioni più antiche e tradizionali del sud Italia e di questa città.

Hanno alcune caratteristiche particolari, quali una forma irregolare, e sono inoltre condite con crema di ricotta, grani di pistacchio e scorza d’arancia candita.

Sfince, sfingi, sfinci di san Giuseppe

Sono sempre ed ogni caso fritte in grassi ed addolcite con miele o zucchero, così come facevano gli arabi che le

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Santa Lucia nella tradizione gastronomica siciliana

Santa Lucia

Premetto che quest’articolo ha visto una sua pubblicazione nella Guida al Mangiar Bene di Supereva, ed un successivo approfondimento nella Guida di Cucina Etnica che ho curato fino allo scorso febbraio.

Lo ripropongo in queste pagne ampliato e rimaneggiato.
La storia racconta che Santa Lucia, è  venerata sia dalla Chiesa cattolica che e dalla Chiesa ortodossa, nacque a Siracusa,

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Un dolce san Martino: storia, leggenda e tradizione

El Greco – San Martino e il mendicante – National Gallery , Washington

Mi fa particolarmente piacere scrivere di San Martino, poichè questo è il nome del mio trisavolo, che da Siena venne qui in penisola sorrentina a lavorare al Dazio, si chiamava Martino Soldatini,  e tutti i Soldatini che risiedono qui in penisola sorrentina, son tutti parenti, suoi discendenti.
Molte le tradizioni non solo gastronomiche, ma di proverbi e poesie legate al culto di questo santo, ma anche canzoni, ricordiamo che Fiorello qualche anno fa portò in musica la  famosissima poesia di Giosuè Carducci: San Martino
Per San Martino, ogni mosto diventa vino, questo e’ tra modi di dire quello più popolare.

Martino, nasce in Pannonia, l’attuale Ungheria, figlio di un ufficiale romano e, si convertì al cristianesimo quando il padre si trasferi’ a Pavia

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I Cannoli siciliani

Cicero discovering the tomb of Archimedes - Martin Knolle

Marco Tullio Cicerone, prima di diventare console romano fu questore in Sicilia, qui riportiamo una sua citazione riguardo ad una golosità dell’isola: “Tubus farinarius, dulcissimo, edulio ex lacte factus”, ossia: “cannolo farinaceo fatto di latte per un dolcissimo cibo”.

Quasi certamente quel cannolo di Cicerone era ricoperto di miele al posto dello zucchero

Tra le leggende legate a questa preparazione vi è quella che questo dolce vide i suoi natali durante il periodo di carnevale all’interno di un monastero nel palermitano. Infatti il nome deriva da canna (un arbusto che venne in seguito utilizzato per dare la forma al dolce prima di cuocerlo) e lo scherzo carnevalesco consisteva nel far uscire dai rubinetti (chiamati anche canne) delle fontane del monastero della ricotta invece che dell’acqua.
Altri, invece, sostengono che siano gli arabi, che lo hanno portato nell’isola, questi, infatti realizzavano dei dolci dalla forma di banana ripieni di mandorle e zucchero.

Nel 1685 un poeta – tale sacerdote D. Stefano – componeva dei versi, divertenti e giocosi, dedicandoli a questa gustosa leccornia simbolo della Sicilia :

Beddi cannola di Carnilivari,
megghiu vuccuni a lu munnu un ci nn’è;
su’ biniditti spisi li dinari,
ogni cannolu è scettru di ogni Re;
arrivanu li donni a disirtari:
lu cannolu è la virga di Moisè.
Cu’ nun ni mancia, si fazza ammazzari,
cu’ li disprezza, è un gran curnutu affè.
[Bei cannoli di Carnevale, / migliore boccone al mondo non c’è; / sono benedetti spesi i denari, / ogni cannolo è scettro di ogni re; / arrivano le donne ad abortire: / il cannolo è la verga di Mosè. / Chi non ne mangia, si faccia ammazzare, / chi li disprezza, è un gran cornuto, in fede mia]

Solitamente i cannoli che si offrono ad amici e ai parenti devono essere nel numero di dodici o multipli.
La ricetta tradizionale, vuole che la ricotta, sia arricchita di frutta candita e pezzetti di pistacchio, e Brillait Savarin sublime meditatore della “Fisiologia del Gusto” pare che abbia dichiarato, a proposito di dolci simili ai cannoli: “Il Creatore, obbligando l’uomo a mangiare per vivere, lo invita con l’appetito e lo ricompensa con il piacere”.

I cannoli di Piana degli Albanesi

Il cannolo é il dolce siciliano più noto ed i cannoli di Piana degli Albanesi (sono di dimensioni difficilmente riscontrabili in altre zone della Sicilia), e di Dattilo sono tra i più buoni e noti della Sicilia.
E’ possibile degustarli a carnevale, offerti dagli artigiani di Piana.
Nel 2003 è stato realizzato il “cannolone”: una vera e propria opera d’arte di 150 chili di peso che, scortato dalla forze dell’ordine, è stato posto sotto il palco per la ufficiale misurazione ad opera di un notaio e di un ingegnere: 4 metri!!!
L’idea venuta a Mario Giglio a cui è dovuta anche l’organizzazione. La realizzazione è stata ottenuta lavorando 10 segmenti saldati con cioccolato e rafforzati dall’interno con altra pasta per scorza. Al posto delle tradizionali cannucce, su cui si avvolge e frigge la scorza, si è realizzato un tamburo di legno alto 30 cm e lungo 40. Con tanta pazienza e abilità il pasticciere Giorgio Clesceri e consorte sono riusciti a realizzare questo capolavoro.
Oltre ai cannoli, vi sono i cannolicchi più piccoli ma con lo stesso ripieno.
In rete, le ricette sui cannoli sono tantissime, io ho scelto questa tratta tratta da it.hobby.cucina dal sito della mitica Gennarino
Ingredienti:
Per la scorza:
– gr 200 di farina,
– gr 20 di strutto,
– gr 30 di zucchero,
– 2 cucchiai di marsala secco (o di più se l’impasto dovesse risultare troppo duro e difficile da stendere),
– un pizzico di sale,
– strutto per friggere.

Cannolo siciliano

Per il ripieno:
– gr 800 di ricotta (freschissima e RIGOROSAMENTE di pecora),
– gr 200 di cioccolato fondente a scaglie,
– gr 350 di zucchero,
– gr 50 di zucchero a velo,
– gr 100 di buccia d’arancia candita.

Esecuzione
:
Preparate le scorze (i cannoli di pasta fritta da riempire, al momento del consumo, di crema di ricotta) impastando la farina setacciata con lo zucchero, il marsala, un pizzico di sale e lo strutto.
Ottenuta una pasta compatta formate una palla e lasciate riposare una trentina di minuti. Stendete quindi la pasta in una sfoglia sottile (potete anche usare la macchina per la pasta) e ricavatene delle forme circolari del diametro di una decina di centimetri.

Avvolgete poi i pezzi di pasta intorno alle canne di alluminio. Sciogliete in padella abbondante strutto e friggete la pasta. Togliete i cilindri, sfilandoli con delicatezza per evitare che le scorze si rompano.
Per preparare la crema, strizzate la ricotta servendovi di uno strofinaccio. Successivamente, setacciarla e metterla in una terrina. Aggiungete quindi lo zucchero e lavorate con un cucchiaio di legno in modo di amalgamare al meglio ed aggiungete il cioccolato.
Al momento del consumo (al massimo una decina di minuti prima, altrimenti l’umidità rovinerebbe inevitabilmente i cannoli) farciteli di crema e spolverateli con lo zucchero a velo.
Decorate ai lati con striscioline di buccia d’arancia candita

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Una crema di ricotta molto particolare…

Tipico cannolo palermitano

Conosco Vincenzo Carini, Vik, da almeno un decennio, ed è una di quelle persone, che pur non conoscendo personalmente posso considerare amica, e con cui interagisco giornaliermente su Facebook.
Ho recuperato questa sua ricetta della crema di ricotta per i cannoli, dalla Guida al Mangiare bene di Supereva, perchè è divertente il modo in cui l’ha trascritta 🙂

Considerazione essenziale per comprendere cosa vi state mangiando se ricevete in dono dei cannoli che vi dicono provenire dalla Sicilia, eheheh facile a dirlo….

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