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E' inutile versare rum…

Category: Cucine del Mondo

Torta di Santiago – Tarta de Santiago o Tarta de Campostela

La Torta di Santiago è una ricetta tradizionale della cucina della Galizia, la si può trovare in quasi tutti i panifici e nelle città e paesi che si affacciano sull’area che percorre il Cammino di Santiago, e in tutta la Galizia soprattutto durante il mese di luglio , mese in

Cammino di Santiago

Cammino di Santiago

cui si festeggia il santo (25 luglio) e la prima settimana di agosto.
Questa torta è il dolce tipico di Santiago de

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Il Natale in Grecia tra melomakarouna e kourabiédes

Adoro la cucina speziata, e di conseguenza, amo in modo sviscerato tutto il bacino Mediterraneo, poichè nelle preparazioni di quasi tutte le nazioni che si affacciano su di esso le ritroviamo. Paesi antichi, depositari di un immensa cultura gastronomica, e, la Grecia è tra quelli che preferisco, e di cui adoro la gastronomia, i colori, i

Tipica Nave greca con luci natalizie

Tipica Nave greca con luci natalizie

sapori, e la sua musica.
Cosi’, nella mia ricerca sulle tradizioni del Natale nel Mondo, non potevo fare a meno di parlarvi di questi deliziosi dolcini tradizionali che sono: i melomakarouna ed i kourabiédes e, che vengono

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Franz Sacher e la sua torta

Franz Sacher, (Vienna, 19 dicembre 1816Baden bei Wien, 11 marzo 1907) capostipite di una ricca famiglia di albergatori di origine ebraica e giovane panettiere di

Sacher torte

Sacher torte

corte, nel 1832 ad appena 16 anni quando era a servizio del principe Metternich come apprendista cuoco.
Il principe amava stupire i suoi ospiti con piatti sempre nuovi, e fu così che, in occasione di un pranzo molto importante,  gli chiese di inventare una torta nuova e fu il giovane Sacher, che in quel momento sostituiva l’abituale cuoco, ammalato, che ideò questa deliziosa torta utilizzando i

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Gugelhupf o Kugelhupf

gugelhupf

gugelhupf

Gugelhupf o Kugelhupf è un termine che viene usato in Germania, i Austria,SvizzeraTirolo ed Alsazia per indicare un tipo di torta.
Nella Repubblica Ceca questa preparazione la ritroviamo sotto il nome di bábovka, in Polonia babka, in Croazia, Slovenia, Bosnia-ErzegovinaSerbia è chiamato kuglof.
Questo dolce la forma di un toroide, come una ciambella.
Scavi a Budapest, a Carnuntum (antica città romana non lontana da Vienna), nelle valli del Reno e in Francia hanno portato alla luce i caratteristici stampi in bronzo a larghe scanalature con un foro nel mezzo che ancora oggi si utilizzano per la preparazione di questo dolce.

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La Crepes (crêpe) della Candelora

La crêpe è un tipo di cialda sottile, morbida ed elastica, cotta su una superficie rovente tonda, farcite di ripieni vari, dolci o salati vengono arrotolate su se stesse per racchiuderli.

crepes

L’impasto viene realizzato con latte, uova, farina.
Notoriamente sono il simbolo della cucina francese, ma preparazioni simili sono presenti in vari paesi d’Europa.
Il nome, francese, deriva dal termine latino crispus (arricciato, ondulato).
Le crêpes condividono le origini di altre preparazioni a cialda e delle gauffres, ma l’attuale preparazione con la farina di frumento divenne comune solo nel IX secolo.

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Bollitos de Santa Inés – (rotoli di sant’Agnese) una dolce leggenda di Siviglia

Vi è una Siviglia sconosciuta che si nasconde tra le spesse mura dei conventi di clausura dove sono custodite meraviglie artistiche e architettoniche ma anche autentiche delizie culinarie.

Monastero di Sant’Agnese

Il monastero di Santa Agnese si trova in via Doña María Coronel e nella chiesa si conserva il corpo mummificato di Doña Maria Coronel, a cui è legata una delle leggende più belle della città.

Si racconta che il re Don Pedro I di Castiglia, chiamato da alcuni “il crudele” si innammorò di Doña Maria Coronel, ma questa lo respinse poichè don Pietro le aveva ammazzato il padre, Don Alfonso Fernandez ed il  marito il colonnello Don Juan del Cierva, impossessandosi delle loro proprietà.

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Speculoos – Biscotti di san Nicola

L’arrivo di Sinter Klaas (Sint Nicolaas o Sint Nikolaas, Saint Nicolas in francese, Sankt Nikolaus in tedesco) viene celebrato nei Paesi Bassi e il Belgio, nelle Fiandre e Artois. ma  anche nei territori dell’ex impero olandese, tra cui Aruba, Suriname, Curaçao, Bonaire, e Indonesia.

Sinter Klaas arriva in città

Ogni anno la vigilia di San Nicola viene festeggiata il 5 dicembre, nei Paesi Bassi o la mattina del 6 dicembre in Belgio e Francia settentrionale.
Ad Anversa Sinter Klaas, arriva con una nave che viene direttamente dalla Spagna

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Le Tradizioni gastronomiche di Santa Barbara Aghia Varvara in Grecia

Santa Barbara  nacque Nicomedia, III secolo – 306 circa ed è venerata come santa e martire  sia dalla Chiesa cattolica che dalla Chiesa ortodossa.
Non abbiamo dati certi sulla sua vita, ma ormai Barbara Αγία Βαρβάρα è diventata una figura leggendaria

Santa Barbara

grazie alla Legenda Aurea e il suo culto molto popolare ed è invocata contro i fulmini le esplosioni e le morti improvvise e violente, ed è patrona indiscussa degli Artificieri,E.O.D.,Vigili del fuoco, minatori, marinai, artiglieri, architetti, muratori, campanari, ombrellai.

Nacque nel III secolo d.C. in Asia Minore, in quella che è l’attuale İzmit, porto dellaTurchia, a quei tempi Nicomedia, per poi trasferirsi successivamente a Scandriglia, in provincia di Rieti.

Si racconta che suo padre, Dioscuro, di religione pagana, l’avesse rinchiusa in una torre per proteggerla dai suoi pretendenti e per evitare che utilizzasse le terme pubbliche, gliene fece costruire di private.

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Tradizioni di Halloween Irlandesi – Oíche Shamhna

Nelle settimane che precedono la festività di Halloween è tradizione, nelle case irlandesi, preparare un delizioso dolce, il barn-brack che è una pagnotta a base di frutta, il nome deriva dal gaelico irlandese Breac Bairin che letteralmente significa pagnotta maculata.

Oíche Shamhna

In ogni famiglia la tradizione vuole che ogni membro della famiglia deve mangiarne una fetta, ma bisogna fare attenzione, poichè assaporando il piacevole intngolo, ci possono essere diverse sorprese nascoste all’interno della torta.
Se ad esempio si trova uno straccetto il proprio futuro finanziario non sarà un granché; se si trova una moneta si prevede un anno prospero e, mentre l’anello, infine, è segno di amore e felicità.

Un’ altra consuetudine prevede che, ogni membro della famiglia, metta una foglia di edera dentro una tazza di acqua e la lascia in ammollo per tutta la notte, senza toccarla. Se al mattino la foglia è ancora intatta e senza macchioline la persona che l’ha messa nella tazza può essere sicura di vivere 12 mesi in piena salute, fino al successivo Halloween.

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Leggende e Tradizioni di San Patrizio

San Patrizio cade il 17 di marzo giorno della sua morte,  e come è ben noto, viene festeggiato da tutte le comunità irlandesi del mondo, oltre che nella nazione di cui è patrono insieme a Santa Brigida e a San Columba di Iona.

Il fiume Hudson in occasione dei festeggiamenti di san Patrizio

Il verde trifoglio  è il suo colore ed è anche la gradazione usata nella bandiera dell’Irlanda, ed è per questa ragione che è anche chiamato verde irlandese.

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Mozartkugeln – Le Palle di Mozart

Mozartkugel - Palle di Mozart

Tutti conosciamo l’Austria per la Sacher Torte, ma i golosastri e gli amanti sia del buon cioccolato che del pistacchio, conoscono le anche non meno famose Mozartkugeln, letteralmente “palle di Mozart”, che detto cosi’, non è che sia una cosa raffinatissima, e perdonerete sicuramente lo spensierato calembour, soprattutto se già avete avuto modo di leggere qualcosa in riferimento alle impertinenze, anche verbali, del musicista di Salisburgo e della sua grande passione per i pastiche linguistique, soprattutto se con allusioni erotiche.
Il termine teutonico non è dei più facili da pronunziare, per cui alla faccia del bon ton e dell’etichetta poco ci importa di chiamarle col loro nome tedesco, Mozartkugeln, sicuramente originale e molto musicale, ma a noi basta degustare le deliziose “palle” di marzapane e cioccolato, per sentirci in pace con il mondo e un po meno con le diete.
Gli ingredienti principali sono: il marzapane, i pistacchi, la crema di nocciole e la copertura di cioccolato fondente di ottima qualità.

Wolfgang Amadeus Mozart

Sono un’invenzione della antica e centralissima pasticceria Fürst che trovasi li’, nientepopodimenoche dal 1890, e furono realizzate per commemorare il centenario della morte del musicista (avvenuta nel 1791).
Fu il creativo Paul Fürst ad inventarle, pasticciere di Salisburgo, formatosi a Vienna ma che dimenticò di “brevettarle” per proteggerne la ricetta (a danno di Norbert suo pronipote, tuttora vivente).
Così, da quella data, Wolfgang Amadeus Mozart è famoso non solo per la sua musica immortale, ma anche per le sue… palle. Ebbene sì, le palle di Mozart (Mozartkugeln) sono dei gustosissimi cioccolatini esportati in più di 50 paesi nel mondo (pare ne siano vendute finora nel mondo 1.500.000.000).

Nell’anno 1996 la suprema corte di giustizia austriaca ha deciso che il pronipote di Paul Fürst, Norbert, non poteva avere il monopolio sul nome Mozartkugeln, ma è l’unico a poter utilizzare l’attributo originale.

ORIGINAL SALZBURGER MOZARTKUGEL

Ma Vediamo come viene realizzata questa bontà a base di marzapane, crema di torrone ed un cuore di pistacchio, il tutto ricoperto da cioccolato fondente: il cuore verde di pistacchio e marzapane viene infilato su di un bastoncino di legno, viene avvolto da una crema di nougat.
Successivamente, le nostre belle sfere, vengono intinte nel cioccolato fondente ed il bastoncino viene poi poggiato su un asse per far si’ che la pralina si possa asciugare
Il bastoncino viene poi sfilato ed il foro viene imbottito con il cioccolato; infine il cioccolatino viene avvolto in carta stagnola (quella originale è argentata con la scritta blu di Fürst “Original Salzburger Mozartkugel”).

La dicitura “original” viene negata alle altre grandi aziende, come Nestlé e Reber, poiché le loro creazioni non sono artigianali ma il loro delizioso dolcetto viene prodotto in grandi quantità per soddisfare l’enorme domanda in maniera industriale.
Herr Fürst possiede quattro negozi a Salisburgo, dove vende i suoi “Mozartkugeln” originali e con tre dipendenti produce più di un milione di questi cioccolatini all’anno. Un suo cioccolatino costa più di un Euro, mentre quelli degli altri produttori normalmente costano tra i 50 e i 70 Cent.
Mozart nomina spesso il cioccolato, nei suoi scritti privati e nello stesso Don Giovanni.

Fürst a Salisburgo

Onore dunque (e gloria, parafrasando un verso del Don Giovanni) a Paul Fürst, per avere pensato al grande musicista inventando questa prelibatezza ed rendendogli omaggio con il suo nome, una goduria gastronomica che si sposa dolcemente con il suo repertorio musicale regalando ancora più prestigio alla città di Salisburgo, tra le principali mete turistiche d’Europa e di gran lunga la più visitata al mondo fra le patrie dei grandi musicisti della storia.

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Torta della dodicesima notte – Twelfth Night Cake – (Gran Bretagna)

Torta della dodicesima notte (Twelfth Night Cake)

« If music be the food of love, play on
Give me excess of it, that, surfeiting,
The appetite may sicken, and so die. »

«
 Se la musica è l’alimento dell’amore, seguitate a suonare,
datemene senza risparmio, così che, ormai sazio,
il mio appetito se ne ammali, e muoia. »
(Orsino, atto I, scena I)

William Shakespeare

Quando parliamo di dodicesima notte, non possiamo fare a meno di ricordare la commedia in cinque atti scritta da William Shakespeare tra il 1599 e il 1601.
La dodicesima notte o Quel che volete (in inglese: Twelfth Night, or What You Will)

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Galette de Roi Dolce dei Re Magi – (Francia)

Dolce dei Re Magi“Galette de Roi”
Il 6 gennaio giorno dell’Epifania e’ in Francia il giorno della festa dei tre re,  festa che  ha dato origine nella storia a numerose usanze, una di queste prevedeva l’elezione di un  re della giornata durante una  festa basata su abbondanti libagioni alle quali erano ammessi anche i poveri.

L’usanza prese  piede in Francia già nel X secolo, in Olanda ed in Belgio intorno al 1281.
Nel 1316 si celebrava la festa dei tre Re anche alla corte inglese. E’ tradizione preparare un dolce speciale ed il Dolce dei Re Magi, dalla sua origine ad ora ha subito numerose variazioni  inizialmente pare fosse un pane o un dolce piatto di forma rotonda. In Olanda venivano confezionate delle cialde, i dolci sfoglia e torte, mentre in Francia si preparavano ciambelle.

In Svizzera il Dolce dei Re Magi  e’ preparato  con un pezzo di pasta lievitata di forma rotonda intorno al quale si dispongono 5 o 6 pezzi di pasta dalla forma sferica  più piccole della stessa pasta in ognuna delle quali si introduce una figurina di porcellana o di altro materiale che dà diritto, a chi la trova, al titolo di re, oppure a seconda dei simboli, di principe, ministro, ecc. Prima della cottura il dolce  viene spalmato con ghiaccia alle mandorle o nocciole e cosparso di granella di zucchero. Un’altra caratteristica è quella di introdurre nel dolce un fagiolo od una fava oppure una moneta come portafortuna.

Galette de rois con “sorpresa”

Le ciambelle si prestano molto per mettere all’interno la fava, il fagiolo od una
moneta. Inoltre potete colare sopra del cioccolato fatto fondere a bagnomaria per renderle più ricche.

La tradizione francese prevede,  quando arriva l’atteso momento, che il più giovane dei conviviali vada  sotto il tavolo. Qualcuno taglia la torta, questo taglio viene fatto con la torta coperta da uno strofinaccio, in modo che, se il coltello incontra la fava, il tagliatore non possa sapere in che porzione si trovi, e che non si possa barare. Ma, chissà perché, spessissimo la fava si troverà nella porzione del bambino che sta sotto il tavolo… uno dei misteri familiari irrisolti!

Quando la torta è finalmente porzionata, si prende una fetta  e si chiede al bambino sotto la tavola : “per chi è questa ?” Il bambino risponde : “Per mamma, papa, Zia Tizia, me, sorella o fratello ecc.”, nell’ordine che vuole lui.

L’usanza prevede che vi sia una porzione in più del numero esatto dei conviviali. Si chiama : “la porzione del povero”.

Quando tutte le porzioni sono ben distribuite, si mangia. Quello che trova la fava è il re o la regina. Gli si mette sulla testa una corona di cartone dorato.
In qualche famiglia si  brinda all’onore del re, il quale deve bere in un solo colpo un bicchiere di vino o acqua (secondo l’età) mentre tutti gli altri ripetono: “Le roi boit, le roi boit, le roi boit” (il re beve), o “la reine boit” (la regina beve).
Poi il re sceglie nell’assistenza la sua regina (o la regina il suo re), che al proprio turno deve bere un grande bicchiere

Ingredienti:

Galette des Rois

– 500 gr Pasta sfoglia (per accellerare i tempi vi conviene prenderla surgelata o dal vostro pasticciere di fiducia
– 3 uova + 1 tuorlo
– 150 grammi di burro ammorbidito (lasciatelo un paio d’ore fuori dal frigo)
– 150 gr di zucchero
– 150 gr di mandorle polverizzate
– fava (piccolo oggetto in porcellana)
– zucchero a velo
Esecuzione:
Scaldate il forno a 180°. Dividete la pasta in due parti, stendtela  e ricavatene due cerchi uguali. Mettete uno dei cerchi su della carta forno. Sbattete a bene il burro con lo zucchero fino a a quando non diventeranno spumosi, aggiungete quindi le uova, una per volta senza smettere di rimestare, aggiungete quindi le mandorle e sbattete per amalgamare bene il tutto. Stendete questa crema nel centro del primo cerchio di pasta, in cerchio dal diametro di 20 cm alto almeno un centimetro e mezzo o due, lasciando dello spazio intorno di almeno 3.5 cm. Mettete la fava nella crema. Coprite con l’altro cerchio e unite bene i due pezzi di sfoglia premendo con le dita e ripiegando poi il bordo verso l’interno, in modo da creare un bordo intorno al vostro dolce. Praticate con un coltello appuntito, delle incisioni sulla superfice e sul borodo della galette.
Spennellatela dappertutto con il tuorlo sbattuto ed infornatela per una quarantina di minuti, o fino a che sia ben dorata uniformemente. A fine cottura, spolverizzatela di zucchero a velo e passatela 1 o 2 minuti sotto il grill del forno. Toglietela dal forno e lasciatela intiepidire.

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Roscon de Reyes (Spagna)

Ciambellone dei re (magi), tipico della tradizione gastronomica spagnola per la festa dell’Epifania. Contiene sempre una sorpresa al suo interno: generalmente una moneta e chi la trova avrà buona fortuna tutto l’anno altri una fava e chi la trova dovrà pagare il roscòn (la ciambella).

Roscon de reyes (Ciambellone dei re) Spagna

Ingredienti:
– 400 gr di farina doppio 00
– 3 uova
– 100 gr di burro
– 100 gr di zucchero semolato
– 1 cucchiaio di lievito per dolci
– 1/4 l di latte fresco intero
– scorzette di 1 limone
– sale
– frutta candita a scelta per decorare

Esecuzione:
Mescolate in una piccola scodella 4 cucchiai di latte con il lievito a cui aggiungerete gr 100 della farina complessiva.
Impastate fino a che non otterrete un impasto dalla consistenza elastica e fatelo riposare coperta da un telo umido finché non raddoppierà il suo volume, all’incirca 2 ore.
Successivamente fate la fontana con il resto della farina ed al centro aggiungete le uova e lo zucchero, ed una presa di sale, il resto del latte e le scorzette di limone.
Mescolate bene ed aggiungete il burro ammorbidito. Impastate ancora per altri 2 minuti e aggiungete il panetto di pasta lievitata.
L’impasto ottenuto dovrà risultare liscio. Ponetelo a lievitare per altre 2 ore ed al termine sistemate il vostro impasto in una teglia rettangolare unta di burro e dategli la forma di un grosso anello nel cui interno nasconderete una monetina.
Chi la trova sarà fortunato.
Spennellate con un pò di latte.la superficie del vostro dolce. Spolverizzate di zucchero e mettete in forno a 160° per 15-20 minuti. Sfornate e decorate con frutta candita a piacere.

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Dreikönigskuchen o dolce dell’Epifania – (Svizzera)

Le tradizioni non cambiano, siamo in Svizzera e, La torta dei re magi, si chiama Dreikönigskuchen (letteralmente il dolce dei tre re), una piccola torta a forma di fiore costituita da tante palline da staccare, cosparse di mandorle e zucchero.

Dreikoenigskuchen - Dolce dei tre Re (Svizzera)

Foto tratta dal sito Sposare uno svizzero
Ingredienti
:
– 750 gr di farina
– 75 gr più due cucchiai di zucchero<
– 1/2 cucchiaino di sale
– buccia grattugiata di un limone non trattato
– 125 gr di burro più quello per la teglia
– 3,25 dl di latte
– 30 gr di lievito di birra
– 5 cucchiai di acqua tiepida
– 2 uova più un tuorlo
– 200 gr di uvetta
– un oggettino resistente al calore e privo di sostanze nocive (es. di porcellana o di argento), oppure una moneta o un fagiolo o altro legume secco
– lamelle di mandorle

Esecuzione:
Mescolate la farina, lo zucchero (75 gr), il sale e la buccia grattugiata del limone in un recipiente
Fate sciogliere il lievito nell’acqua ed unitevi i due cucchiaio di zucchero, lasciate riposare qualche minuto.
Fate fondere il burro ed unitevi il latte ed incorporatevi il lievito e poi le uova, ed infine il miscuglio di farina e zucchero.
Lavorate il tutto fino a quando non otterrete un impasto soffice e non appiccicoso se avete la possibilità potrete tranquillamente utilizzare un’impastatrice elettrica o una planetaria. Terminate incorporando l’uvetta e l’oggetto prescelto da nascondere all’interno del vostro impasto
Dividete l’impasto in sei o otto o 10 pezzi (di cui uno può essere più grande e deponetelo al centro di una teglia ben imburrata e gli altri attorno formando un fiore.
Lasciate lievitare il dolce in un luogo caldo fino a quando non raddoppierà di volume. Poi lasciatelo riposare in un luogo fresco per un’altra oretta.
Spennelatelo con il tuorlo d’uovo e spolveratelo con le lamelle di mandorle. Cuocete per 40/50 minuti nella parte inferiore di un forno caldo a 200 gradi. Fatelo raffreddare su una gratella prima di offrirlo

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Vasilopita – pane di san Basilio (Grecia)

san Basilio

Vasilopita è un termine Greco composto da “Vasilo” e “pitta” e significa “pane di Basilio”.
Si racconta che in Cappadocia di Cesarea nella prima metà del quarto secolo  San Basilio il Grande, era un vescovo,  e, desiderava distribuire monete ai poveri della sua diocesi, così diede l’incarico a molte donne di cuocere in forno un pane zuccherato nel cui interno veniva inserita una moneta d’oro. Ogni famiglia così non appena avrebbe tagliato il pane avrebbe avuto una piacevole sorpresa trovandola.
L’evento, è oggi ricordato in tutte le case greche ogni anno il primo di gennaio.
Come vuole la tradizione, un pane dolce (in alcune zone della Grecia assomiglia ad una torta) viene preparato nelle case e per l’intera  comunità religiosa, il suo nome è Vasilopita.

Ingredienti:
– 230 gr di burro più quello per la teglia
– 200 gr di zucchero più un cucchiaio
– 5 uova
– 1 bustina di vanillina
– 300 gr di farina
– 1 bustina di lievito in polvere
– una manciata di mandorle intere o a lamelle
– 2 cucchiai di semi di sesamo
– 1 moneta piuttosto grande, oppure un oggettino resistente al calore e privo di sostanze nocive

basilopita o vasilopita (pane di san Basilio) Βασιλόπιτα Αγίου Βασιλείου Grecia

Esecuzione:
Preriscaldate il forno a 165 gradi. In una ciotola sbattete assieme il burro morbido e lo zucchero. Unitevi le 2 uova intere e tre tuorli (tenete da parte i tre albumi), ed infine anche due cucchiai d’acqua.
In un’altra ciotola passate al setaccio e mescolate la farina, il lievito in polvere e la vanillina che unirete al composto di burro, uova e zucchero.
Sbattete a neve ferma i tre albumi, ed unitevi il cucchiaio di zucchero e sbattete ancora. Incorporate gli albumi montati all’impasto preparato in precedenza, mescolando dall’alto in basso.
Versate l’impasto in una teglia ben imburrata ed inserite facendola sprofondare nell’impasto la monetina in modo che non si veda dalla superficie. Distribuite sopra al vostro dolce le mandorle ed i semi di sesamo.
Cuocete in forno caldo per circa 70 minuti, e controllatene la cottura con uno stecchino (infilzato al centro del dolce che dovrà risultare pulito). Fatelo raffreddare su una gratella.

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Lussekatter panini allo zafferano svedesi

Lussekatter vuol dire letteralmente “gatti di Lucia”.
Nel periodo natalizio in Svezia si usa tantissimo zafferano e questi dolcini
altro non sono che focaccine dolci allo zafferano, arrotolate a forma di “esse” e di colore giallo, che sta a simboleggiare il sole nel lungo inverno nordico.

Preparazione dei Lusskatter

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Un Malefico Chili

Qui, nel profondo sud, sin da quando ero piccina, nel periodo che va dal 31 di ottobre al 4 novembre, non si andava a scuola, poichè per la ricorrenza detta di “Ognissanti” che cade il primo di novembre, seguiva quella dedicata ai nostri defunti, il 2 di novembre ed in quei giorni era ed è ancora nostra consuetudine quella di recarci nel piccolo cimitero del paese per visitare i nostri parenti defunti.
Halloween è stata successivamente importata dagli americani, e, noi siamo italiani, per cui ci frega meno che una mazzarella di cannella, ed abbiamo anche una ricca tradizione gastronomica dedicata all’argomento, per questo volevo proporre qualcosa di diverso ai miei lettori, cosi’ ho chiesto alla mia amica Simonetta “Simonoir” Santamaria che è in libreria con l’ultima fatica letterararia dal titolo “Licantropi – I Figli della Luna ” edita da Gremese, e, naturalmente non poteva scegliere momento migliore per l’uscita, con l’avvicinarsi del 31 ottobre 🙂

A tal proposito, vi invito ad ascoltare l’intervista che Simonetta ha rilasciato a Massimiliano Garavini, all’interno del suo programma radio “Musica e Parole” su Ravegnana Radio del Circuito “in blu”

«La veste in folto vello si tramuta,/ passano in gambe le protese braccia;/ lupo diventa, e ancor della perduta/ forma ritien la manifesta traccia:/ ché nella fronte, già da pria canuta,/ sta quel piglio tuttor d’ira e minaccia;/ scintillan gli occhi, e pinta è nella fiera/ sua complession de l’odio l’arma atroce.» Ovidio, Metamorfosi

 

Ovviamente, non si è fatta pregare due volte, e mi ha regalato questa “malefica” ricetta, ecco a voi :

Chili con carne

UN MALEFICO CHILI

– 1/2 Kg di spezzatino di bovino
– 2 salsicce
– 300 grammi di fagioli neri messicani
– 2 confezioni di polpa di pomodoro
– 1 cipolla
– 2 spicchi d’aglio
– 1 dado di carne
– cumino in polvere
– senape in polvere
– 1 gambetto di sedano
– polvere di chili – in alternativa una gigantesca quantità di peperoncino, tipo calabrese o del Malawi.
– olio
– sale

Se avete l’utero retroverso, se qualcuno vi ha fatto un torto e avete voglia di tirare il mondo intero sotto un caterpillar, questa è la ricetta che fa per voi.

Innanzitutto cacciate tutti dalla cucina: questa ricetta dev’essere consumata in solitudine, dedicatevi questi momenti di puro godimento (poi capirete perché). Procuratevi un buon coltello, tagliente, di quelli da Psycho per intenderci, lo userete molto… A fianco alla vostra area di lavoro versatevi in un bel calice del buon vino rosso che sorseggerete con voluttà, come se fosse il sangue dei vostri nemici, intanto che la ricetta (vendetta) si appronti. Se vi piace la musica mettete su un qualcosa di forte, niente lagne melense per favore, in questi casi sono controproducenti perché abbassano l’adrenalina e lasciano evadere le lacrime. Sparatevi un rock alla AC/DC o Kiss, un heavy metal alla Black Sabbath o, se proprio volete sbroccare, vi consiglio Iron Maiden e Manowar.

Tagliate a fettine la cipolla e ritagliatela fino a sminuzzarla e soffriggetela

in una casseruola dal bordo alto. Aggiungere lo spezzatino dopo averlo tagliato a cubetti piccoli immaginando che siano i pezzi migliori della/e vostra/e vittima/e, poi spellate le salsicce (qua non dico cosa potreste immaginare, poi dipende anche da chi vi ha fatto il torto), sbriciolatele e unite.

Rosolare la carne aggiungendo il dado di carne e il sedano tagliato a pezzetti piccoli, quindi la polpa, i fagioli scolati e tutto il peperoncino.

Simonetta Santamaria

Lasciate cuocere a fuoco moderato per una mezz’ora gustandovi il vino e magari fumatevi pure una bella sigaretta mentre la musica vi sostiene, quindi aggiungete le altre spezie secondo il vostro gusto. Se occorre aggiungete un po’ d’acqua, il chili non deve essere né denso né brodoso… una giusta via di mezzo.

Poi, le soluzioni sono due:

A) – Se il disgraziato ce l’avete in casa, fategli mangiare il vostro chili ma solo dopo esservi assicurate di aver realmente abbondato col peperoncino, almeno nella sua porzione.

B) – Se il marcio è fuori casa, allora godetevi questa ottima ricetta pensando non senza cattiveria che, prima o poi, il cadavere del nemico passerà sotto i vostri occhi. Non posso dirvi cosa farei io nel vederlo passare perché mi censurerebbero di certo, ma voi lasciate pure galoppare la fantasia più estrema.

Vedete, l’horror a volte può essere salvifico. Perché immaginare aiuta. Ora, dopo cena non avrete (forse) ucciso il vostro nemico ma quanto meno vi sentirete molto, molto appagate.

Parola di Simonoir.

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Frittata Santelli

Italo Santelli

Italo Santelli è
considerato uno dei padri della sciabola moderna. A Budapest fondò una scuola di
scherma.
La sua fama in Ungheria è tale che a lui è stato persino dedicato un piatto della cucina tipica ungherese. Le “uova alla Santelli” o “frittata alla Santelli” in ungherese Santelli-rántotta, è un piatto a base di uova, salsiccia, pancetta, pomodoro, formaggio grattugiato e pepe.

Italiano di nascita, si trasferì a trent’anni in Ungheria, dove contribuì a dar vita alla prestigiosa tradizione magiara nella scherma.

Frittata Santelli

Ingredienti:
– gr. 300 di salsiccia di Debrecen,
– gr. 120 di pomodori freschi,
– gr. 240 di peperoni verdi,
– gr. 120 di lardo affumicato,
– gr 40 di strutto,
– 12 uova,
– sale,pepe macinato,
– gr.120 di formaggio.

Frittata Santelli - Santelli Rántotta

Esecuzione:
Togliete la pelle delle salsiccie, pelate i pomodori, toglite i semi dei peperoni e tagliate tutto quanto a fette.
Rosolate in poco strutto il lardo tagliato a cubetti, a cui avrete tolto la cotenna, fate saltare in questo grasso la salsiccia, versatevi i peperoni e, quando questi cominciano ad ammorbidire, i pomodori.
Continuate a friggere la frittata.
Al momento di servire, cospargete con formaggio grattugiato.

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HÃ karl – lo squalo putrefatto, piatto islandese

Drangsnes, Hákarl (Squalo putrefatto)

La preparazione di questa prelibatezza ha una procedura piuttosto lunga: la carne di squalo viene sotterrata (dai tre ai sei mesi) fino a quando non è putrefatta al punto giusto, ossia quando raggiunge una consistenza gommosa e completamente marcia ed olezza di ammoniaca.
Ovviamente questo piatto è accompagnato da parecchi bicchierini di potentissima acquavite islandese (brennivín) senza i quali sarebbe impossibile superare la vista e soprattutto l’odore nauseabondo.

Lo Hákarl o kæstur hákarl, che in lingua islandese sta a significare, “squalo fermentato”, è una prelibatezza enogastronomica islandese.
Associato al fPer la sua particolare preparazione e per l’odore e gusto assai particolari, è spesso associato al folklore islandese; a volte è chiamato squalo marcio, denominazione ugualmente usata in inglese (rotten shark).
Si tratta della carne ottenuta principalmente da due specie di squalo, il Somniosus microcephalus (squalo groenlandese) e il Cetorhinus maximus (squalo elefante).

Somniosus microcephalus - Squalo di groenlandia

Questo pesce, nonostante i divieti vigenti in numerosi paesi, viene talvolta ancora catturato, non tanto per le sue carni quanto per la notevole quantità di olio che può essere estratta dal suo fegato.
In Islanda è usato per preparare il hákarl conosciuto come “squalo putrefatto”.
Capita con una certa frequenza che lo squalo elefante resti impigliato nelle reti da posta, per questo motivo non sono rari i ritrovamenti di carcasse di questi esemplari lungo le coste.
Lo hákarl ha un caratteristico odore di ammoniaca ed un gusto simile a del formaggio stagionato fortissimo. È un esempio tipico di alimento di gusto acquisito; purtuttavia, anche molti islandesi si rifiutano di mangiarlo, e non se ne sono mai cibati nella loro vita. A volte viene proposto come una sorta di “sfida” al turista straniero in Islanda.

Lo hákarl viene tradizionalmente servito come elemento del cosiddetto Þorramatur, una selezione di piatti tipici islandesi consumata nel mese di febbraio (þorramatur significa “cibo del mese di þorri, “secco”, antica denominazione del mese di mezz’inverno); tuttavia, lo si può trovare facilmente in vendita nei negozi per tutto l’anno, e viene consumato in ogni stagione.

La carne fresca dello squalo è velenosa, a causa dell’alto contenuto di acido urico e di ossido trimetilamminico poiche’ questa specie di animali non ha reni ed espelle le urine direttamente dal corpo.
Le carni possono essere però degustata e consumate dopo un lungo e peculiare processo di fermentazione questa polimerizzazione elimina l’acido dalla carne e la rende più facile da digerire, in seguito e’ appesa a seccare per circa 4/5 mesi
Lo hákarl trattato ha un forte odore di ammoniaca, non dissimile da quello di molti prodotti per la pulizia domestica.
È spesso servito in cubetti infilzati su uno stuzzicadenti. In generale, chi tenta di assaggiarlo la prima volta ha un immediato moto di repulsione dovuto all’odore; per questo, i novizi sono spesso avvertiti di tapparsi il naso prima di ingerirlo, dato che l’odore è assai più forte del gusto.
Hakarlebrennivin

Hakarl e Brennvin

Hakarl e Brennivin

Vi e’ l’usanza di accompagnarlo con un bicchierino di acquavite locale, chiamata brennivín (letteralmente: “vino ardente”), e chi si nutre di hákarl è considerato impavido e coraggioso!

L’hakarl si puo’ ricavare da due varietà: il glérhákarl (lett. “squalo vetroso”), piuttosto duro e di colore rossastro, ottenuto dalla ventresca, e lo skyrhákarl, (lett. squalo-skyr), più morbido e bianco, ottenuto dal resto del corpo.
Islanda

Se l’odore ed il gusto dello hákarl sono caratteristici, non meno lo è la sua preparazione. Lo squalo pescato viene privato della testa e delle interiora e sistemato in una fossa scavata in della sabbia ciottolosa; la fossa viene poi ricoperta a sua volta di ciottoli in modo da formare una sorta di collinetta, sulla quale vengono poste infine delle pietre più pesanti che servono a pressare lo squalo. In questo modo, i fluidi presenti nella carne dello squalo vengono espulsi. Lo squalo viene lasciato a fermentare nella fossa per un periodo che va dalle 6 alle 12 settimane, a seconda della stagione.

Una volta estratto dalla fossa, lo squalo viene tagliato in spesse strisce e appeso a seccare per diversi mesi. Durante il periodo di essiccazione si sviluppa una crosta brunastra, che viene rimossa prima della consumazione. Lo hákarl viene quindi tagliato a pezzetti e consumato. Modernamente, però, la carne di squalo viene pressata anche in grossi contenitori plastici sottovuoto.

Ingredienti:
– 1 squalo di grosse dimensioni
– 1 bicchiere di brennivin

Esecuzione:

Tocchetti di hakrl confezionato

Hákarl (Squalo putrefatto)
Andate dal vostro pescatore di fiducia, Gigino, Pasquale, o Giovanni,  e fatevi procurare uno squaletto di dimensioni abbastanza abnormi, pulitelo e nettatelo dalle interiora e eliminatene le budella, le cartilagini e la testa.
Tagliatene la carne in grossi pezzi. Lavatela in acqua corrente per eliminare il sangue e il viscidume.
Recatevi nella spiaggia più vicina, una spiaggia possibilmente più lontana possibile dai centri abitati onde evitare che gli effluvi possano infastidire qualcuno, scavate una grossa buca nella ghiaia se non possedete la ghiaia che, mi raccomando non deve essere troppo fine, procuratevela dal vostro contadino o fioraio di fiducia.
A questo punto mettete all’interno della fossa i pezzi di squalo e schiacciateli insieme per bene. E’ consigliabile realizzare questa operazione quando il clima è tiepido (ma non caldo!) perchè cosi’ il processo di putrefazione è molto più veloce. Coprite con altra ghiaia e utilizzate pietre molto pesanti per schiacciare il tutto.
Lasciate inumato il vostro prezioso alimento per 6-7 settimane se in estate o 2-3 mesi in inverno.
In questa fase, i liquidi defluiranno dalla carne dello squalo e solo in questo modo potrà avvenire la putrefazione.
Quando la carne avrà raggiunto una consistenza morbida ed avrà acquisito il caratteristico odore simile all’ammoniaca, toglietelo dalla buca, lavatelo e appendetelo in una capanna per essiccarlo.
La Capanna o il capannone deve essere realizzato con svariate aperture in modo tale da permettere al vento di entrare ma evitare che i raggi del sole arrivino a diretto contatto con le carni sospese.
Lasciatelo appeso fino a quando non si seccherà piu’ o meno il periodo va dai 2 ai 4 mesi. Ricordate che una temperatura tiepida, asciutta e ventosa potrà accelerare il processo mentre una fredda, umida e con poco vento la rallenterà.
Eliminate la crosta marrone, tagliate la carne biancastra in piccoli pezzi e servitela, magari con un bicchiere di brennivin ghiacciato (il cui ruolo è sostanzialmente quello di un anestetico).

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Torta ai semi di papavero

Papaveri e semi di papavero

E’ meglio chiarire che i semi di papavero non hanno nulla a che vedere con gli oppiacei di baudeleriana memoria ma possono comunque regalarci un senso di benessere, che vengono spesso utilizzati come spezia per insaporire il pane, le carni, i pesci o altre preparazioni gastronomiche destinate a solleticare i palati più esigenti, ed al gusto uniscono alcune preziose peculiarietà che aiutano il nostro benessere.

Due sono i tipi di semi di papavero, quelli bianchi e quelli neri, che condividono le medesime proprietà facilmente digeribili e molto sfruttati nella medicina naturale per il loro potere calmante del sistema nervoso. Ottimi quindi in caso di stress, sono un sedativo leggero e naturale che si può consumare sia a crudo, in varie preparazioni alimentari, che in infusione.

Torta di semi di papavero

Ingredienti:
– 1/4 di tazza di semi di papavero
– 1 tazza di latte
– 3/4 tazza di burro, ammorbidito
– 1 1/2 tazze di zucchero semolato
– 2 1/4 tazze di farina dolce
– 1 1/2 cucchiaini di lievito in polvere
– 4 albumi, montati a neve
– 1 bustina di vanillina

Copertura:
– 3/4 tazza di zucchero semolato
– 1 cucchiaio di maizena
– 1 1/2 tazze di latte
– 4 tuorli d’uovo, battuto
– 1/2 tazza di noci tritate

Esecuzione:
Mettete a bagno i semi di papavero nel latte per circa un paio d’ore. Setacciate la farina e il lievito insieme. In una terrina, lavorate il burro morbido con la panna e lo zucchero, aggiungete i semi di papavero ed il latte lavorando aiutandovi con una frusta.
Aggiungete gli albumi precedentemente battuti a neve ferma a cui avrete aggiunto la vanillina.
Cuocete in una teglia leggermente unta per circa un ora.

Preparate una crema mescolando lo zucchero con la maizena. Aggiungete il latte ed tuorli d’uovo e cuocete a bagnomaria fino a far addensare il composto, rimestando continuamente.
Spalmate il composto ottenuto sulla torta quando si sarà raffreddata. Cospargete con le noci.

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Pastiera alla Quinoa

Sono curiosa di mio, e spesso, le mie ricerche in rete si svolgono nell’ambito gastronomico, sono una grande appassionata dell’argomento, altrimenti non avrei creato un mio sito, non credete?

Ogni hanno per la Pasqua, tra le ricette classiche,  fanno capolino, deliziose novità, che ben si sposano con la tradizione, la Pastiera alla Quinoa, ne è un esempio

Il sito di riferimento è questo: http://dolci-desserts.masanews.it/article/23563591/pastiera-alla-quinoa

Ma la rielaborazione e l’aggiunta di alcuni ingredienti come ad esempio i canditi, è tutta mia 🙂

La Quinoa
Utilizzata sin dai tempi degli Incas e degli Aztechi, la quinoa (in spagnolo quínoa o quínua) è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Chenopodiaceae, come ad esempio gli spinaci o la barbabietola.

Quinoa

Per il suo buon apporto proteico costituisce l’alimento base per le popolazioni andine.
Particolarmente dotato di proprietà nutritive. Contiene fibre e minerali, come fosforo, magnesio, ferro e zinco, ottima fonte di proteine vegetali, contiene inoltre grassi in prevalenza insaturi.

Adatta alla dieta dei celiaci  in quanto è totalmente priva di glutine.

Gli Inca chiamano la quinoa «chisiya mama» che in lingua quechua significa «madre di tutti i semi».

I suoi semi  sono piccoli molto simili a  quelli del miglio, ma più schiacciati, contengono circa il 60% di carboidrati e l’11% di proteine di valore biologico piuttosto alto, addirittura paragonabile a quello dei formaggi.

I suoi semi  sono rivestiti dalla saponina, che li protegge dalle aggressioni degli uccelli e degli insetti. Questa sostanza è molto amara e quindi va rimossa prima della cottura, lavando accuratamente i semi prima di cuocerli.

Un piccolo consiglio per migliorarne il gusto è quello di tostare  i suoi semi  per qualche minuto prima di bollirli . La cottura è veloce, 10-15 minuti in acqua bollente.
Può essere utilizzato come gli altri cereali, per preparare zuppe e minestre, o per accompagnare carne e verdure

Esistono oltre 200 varietà di quinoa. La varietà più utilizzata è la quínoa Real con un basso tenore di saponine. Altre varietà commercializzate sono: Bear, Cherry Vanilla, Cochabamba, dave 407, Gossi, Isluga, Kaslala, Kcoito, Linares, Rainbow, Red faro, Red head (che presenta una buona adattabilità ai climi piovosi), Temuco.

Pastiera alla quinoa

Pastiera alla Quinoa

Ingredienti:
-per la pasta frolla:
– 125g zucchero
– 350g farina
– 125g burro morbido
– 2 uova intere
– 1 tuorli
– buccia grattugiata di un limone
– una puntina di bicarbonato
– una bustina di vanillina

per l’imbottitura
– 300g di quinoa
– 150g di grano (di quello per pastiere)
– 500ml di latte
– 350g ricotta
– 350g di zucchero
– 100g di sugna o di burro
– 5 uova
– la punta di un cucchiaino di cannella
– acqua di fior d’arancio
– qualche chiodo di garofano
– canditi
– vanillina

Esecuzione:
Preparate la pasta frolla. Unite il burro e la farina e lavoratele fino ad ottenere un impasto granuloso. Disponete a fontana e ponete al centro le uova, lo zucchero e la buccia del limone, la vanillina e la puntina di bicarbonato
Lavorate velocemente fino ad ottenere un impasto omogeneo che lascerete riposare in frigo almeno mezz’ora.
In una pentola mettete il latte, la quinoa e il grano.
Appena il latte bollirà, aggiungete il burro, la buccia di limone e una bustina di vanillina.
Lasciate cuocere (rimestando di tanto in tanto), fino a che la quinoa non si sarà cotta del tutto, occorrera’ piu o meno una mezzoretta
Lasciate raffreddare. Ora Stendete la pasta frolla.
Foderate uno stampo per pastiere, dopo averlo rivestito con carta da forno. Praticate dei forellini aiutandovi con i rebbi di una forchetta sul fondo. Lasciate riposare in frigo e, nel frattempo preparerete il ripieno della pastiera alla quinoa.
Lavorate lo zucchero e la ricotta setacciata.
Aggiungete le uova, la cannella e la fialetta di fior d’arancio, qualche chiodo di garofano, i canditi e la vanillina
Aggiungete il grano con la quinoa.
Stendete la pasta frolla avanzata e ricavatene delle striscette.
Versate il composto nello stampo della pastiera e mettete le striscioline.
Cuocete in forno preriscaldato a 170° per circa un’ora (la pastiera deve diventare scura in superficie).
Lasciate raffreddare e servite.

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Le Torte dell’anima di Sting

Sting

Tratto dall’Album ” If On A Winter’s Night”,  Sting ci regala un suggestivo pezzo ricco di atmosfera dedicato all’inverno con ballate e canti popolari della tradizione inglese.

Il Poliedrico artista inglese non finirà mai di stupirci riesce a realizzare tante cose diverse, mantenendo sempre un senso di coerenza musicale, e risultando sempre credibile e bravissimo.

Soul cake viene tradotto letteralmente come “Torta dell’anima”, ed e’ una preparazione tipica della tradizione inglese ed irlandese

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