Il Ramadan
Lunedì, 8 Febbraio 2010Massimo Salani e’ l’autore di questo bellissimo libro a A tavola con le religioni da cui è tratto questo articolo
L’insegnamento religioso dell’islam si può sintetizzare in cinque punti, o pilastri:
1 - monoteismo;
2 - la preghiera quotidiana (cinque volte al giorno);
3 - la visita di almeno una volta nella vita dei luoghi santi;
4 - il mese di digiuno, Ramadan;
5 - l’elemosina o la decima.
Ramadan è il nome del nono mese Ramadan è quello che viene piu’ scrupolosamente osservato sia nel mondo arabo che tra gli emigrati.
Il profeta dell’islam, Maometto (570-632), dovette confrontarsi molto spesso con la comunità ebraica residente nello penisola araba.
L’esperienza religiosa degli ebrei e anche quella più tarda del cristianesimo compare in più punti nel testo sacro musulmano. Uno di questi, quasi certamente, riguarda il mese di Ramadan: il profeta dell’islam istitui inizialmente un giorno di pentimento e di digiuno, ashura, sul modello di yom kippur (Lv 16,29).’
Ma, rompendo successivamente ogni rapporto con gli ebrei, quasi per dimostrare la superiorità religiosa musulmana nei confronti di quella ebraica, Maometto invitò i fedeli al digiuno di Ramadan.
Un hadit un detto di Buhart, dice che il profeta raggiunse Medina e vide i giudei che digiunavano nel giorno di ashura e chiese: «Che fanno? Risposero: “È il giorno più santo, il giorno nel quale Dio salvò i fanciulli di Israele dai loro nemici, e perciò Mosè digiunò per Dio”. Maometto disse: “lo ho più pretese verso di Lui” ed egli digiunò quel giorno e pretese che i musulmani si fermassero per un giorno di digiuno».’
Questa non è certo l’unica chiave di lettura del comandamento di Ramadan: Sura II, 185 ne propone infatti un’altra.
Seguendo l’insegnamento del testo sacro apprendiamo che Ramadan sarebbe un mese che deve distinguersi dagli altri mesi dell’anno poiché è in questi giorni che avvenne la rivelazione del Corano e fu vinta la battaglia di Badr (nell’anno 624 dell’era cristiana Maometto, a capo di poche centinaia di musulmani di Medina, sconfisse l’esercito della Mecca presso la pianura di Badr).
Il digiuno, siyam, sinonimo sawm, parola sawm arabo: ﺻﻮﻡ, ṣawm indica il digiuno canonico (cioè obbligatorio) sarebbe quindi legato alla consegna del Corano nel mese di Ramadan: l’uomo rifiuta temporaneamente il cibo materiale per nutrirsi solo della parola divina.
Cercando di precisare meglio gli obblighi cui il musulmano deve sottomettersi durante il Ramadan (bisogna sottolineare l’obbligatorietà del precetto), occorre, naturalmente, prendere in esame il Corano.
In Sura II, 183 troviamo un primo riferimento: «Gente di fede: vi è stato imposto il digiuno come era stato imposto a coloro che vi hanno preceduto. Sarete timorati? Lo speriamo!».
Perche’ Ramadan?
Ramadan pone il credente di fronte alle sue dipendenze fisiche e mentali:
siamo diventati schiavi del nostro istinto? Ramadan vuole essere un periodo di rinnovato equilibrio preteso da Allah, non un predominio dell’anima sul corpo, ma lo sforzo di raggiungere un equilibrio che non sia solo interiore.
Calato nel suo giusto contesto, il mese di digiuno musulmano appare pertanto come una prova da superare il cui regno d’azione investe il seguace di Allah sia nel suo esercizio fisico (si astiene da cibi, bevande e altro ancora) che nel suo impegno spirituale (astenendosi da pensieri cattivi e da azioni non conformi all’islam).
Pur rimanendo il momento più significativo al quale il seguace di Allah non può rinunciare, Ramadan non è l’unico momento che l’islam dedica al digiuno.
Infatti nel Corano sono numerosi i riferimenti a questa pratica: in Sura XIX, 26 troviamo, ad esempio, il digiuno di Maria.
Generalmente il musulmano si priva del cibo o perché costretto dai testi normativi del Corano (come si legge in Sura II, 196; V, 89.95; N, 92; LVIII, 4) oppure per sua scelta (Sura IX, 112; LXVI, 5; XXXIII, 35). Si può poi digiunar
e durante i 4 mesi sacri: l’ottavo, sha’ban; il decimo, shawwal (sono prescritti 6 giorni di digiuno, dal 4 al 9 del mese); il mese di muharram (il decimo giorno di questo mese è ashura) e quello di dhu-l-higga. Inoltre, nei giorni 13, 14 e 15 di ogni mese, i cosiddetti tre giorni «bianchi» perché sono notti di plenilunio, e’ facile che il musulmano digiuni.
Cosi come durante la settimana, i giorni di lunedi e giovedi sono più indicati di altri per ottemperare l’obbligo del digiuno.
Ci sono tuttavia giorni in cui è proibito digiunare: ad esempio nell’nltima metà del mese di sha’ban e in particolare il griorno del «dubbio» (l’ultimo di sha ’ban che precede il mese di Ramadan);
nei giorni di festa (cioè il venerdi, se non è Ramadan); per id al-fitr, che i il primo giorno di
shawwal. Ed infine, il giorno del sacrificio (il 10 di dhu-l-higga).
Al di fuori del mese di Ramadan è vietato inoltre il digiuno alle donne, a meno che non ottengano il permesso dal marito.”
La rinuncia al digiuno durante i giorni di festa è una prassi largamente diffusa nelle gran
di religioni, al punto che non di rado vengono preparati in quelle occasioni alcuni piatti caratteristici.
Tuttavia, digiuno e una mensa più ricercata possono anche trovare una radice comune «l’ascetismo e le macerazioni ci sembrano quanto vi è di più opposto alla festa, mentre hanno la stessa origine, e le due cose si trovano spesso in equilibrio “dialettico” laddove il rito rimane vivo».
Da un punto di vista etico le scelte alimentari del musulmano rientrano nel concetto di adab sulla
discriminazione morale sulle norme di comportamento.
Adab e’ la giusta attitudine interiore che consente un correno comportamento esteriore nei confronti di tutto ciò con cui veniamo in contatto, a cominciare dal rapporto con noi stessi, quindi col nostro prossimo, infine con Dio.
Un testo di sufi Yusuf Gada sul mangiare permette di comprendere come l’azione in se stessa investa più ambiti, quali la sfera sociale, la pietà e l’igiene fisica:
1 - Quando mangi cibo, mangialo una volta al giorno e una volta alla notte; quello sarà nutrimento sufficiente, qulcosa di più
causa malattia e mal di testa
2 - Quando sei affamato e mangi, sappi che il cibo non ha effetti negativi; se tu mangi quando sei sazio, guel cibo mangia il tuo r:uore e fegato.
3 - Mangia il cibo nel tuo posto, non stendere la tua mano difronte agli altri;
prendi un boccone piccolo e umido: masticalo bene.
4 - quando puoi mangiare, prima lava le tue mani; quando hai mangiato lavale, perché questo viene dalla Tradizione (del Profeta).
5 - Mangia cibo con riverenza, pronuncia il nome di Dio sopra ogni boccone.
6 - Non mangiare scomposto sul letto, o con un cuscino dietro te.
7 - Se cade una briciola di pane sul pavimento, prendilo sopra pezzetto per pezzetto.
8 - Metti sale all’inizio e alla fine; tieni i tuoi occhi sul boccone.
9 - Non criticare il cibo di qualcuno; mangia ciò che ti sviene offerto; non dire che e’ amaro o insipido o cose del genere.
10 - Se desideri diventare ricco e trovare salute senza fine pulisci i tuoi denti quando hai mangiato cibo, figlio mio.
L’islam insegna cosi, attraverso il digiuno e il modo con cui si mangia, che l’uomo deve costantemente lottare per raggiungere prima, e mantenere poi, un sano equilibrio.
Il cibo è indispensabile al corpo dell’uomo, una questi deve avere un rapporto corretto con il cibo: essere capace di rinunciarvi per un certo periodo dell’anno, o addirittura astenersi sempre dalla carne di maiale: deve insomma dimostrare a se stesso di sapersi dominare. E cosi’, liberato da ogni impedimento, il credente può divenire muslim, cioe’ un sottomesso alla volontà di Allah.
Nel mese di Ramadan il musulmano si astiene completamente da cibi solidi e liquidi (per gli scrupolosi, l’astinenza contempla anche il fumo, l’uso dei profumi, la deglutazione della saliva, oltre il divieto di rapporti sessuali) dal tempo quando un raggio bianco si distingue da uno scuro, prima che il sole sorga fino al tramonto.
Durante le Notti di Ramadan i piu’ pii recitano ogni notte una parte del libro sacro.
L’inizio del periodo e’ determinato dall’apparire della luna nuova.
La fine e’ determinata dal sorgere di quella nuova seguente.
Il periodo puo’ durare dai 20 ai 30 giorni.
Il calendario dell’Islam, diversamente da quello occidentale che e’ solare, si divide in mesi lunari, basandosi esclusivamente sulle fasi della luna.
Ogni anno i giorni di Ramadan non cadono mai con la stessa frequenza. l’anno lunare è più corto di circa 11 giorni rispetto all’anno solare, pertanto il mese lunare islamico impiega 33 anni per completare il giro delle stagioni (e se in un determinato anno il mese del digiuno di Ramadan cade nel pieno dell’estate, dopo sedici anni e sei mesi cadrà nella stnpone fredda): di conseguenza, Ramadan periodicamente cade in estate, causando problemi di salute e all’economia” (consideriamo la difficoltà del musulmano africano – e di riflesso di tutta la società – quando Ramadan si celebra nel pieno dell’estate: diventa una scelta scontata quella di rimanere il più possibile in casa). Nella vita religiosa del musulmano Ramadan è talmente importante da essere considerato un pilastro, cioe un obbligo, al quale è impossibile sottrarsi, se non in casi partirolari (cf. Sura Il, 183-185); chi è in viaggio o chi e’ ammalato, per esempio, durante Ramadan puo’ rimandare il digiuno per praticarlo al rimpatrio o a guarigione avvenuta.
La medesima concessione è riservata anche a chi combatte nella guerra santa,
. Comunque sia, la dispensa dalla norma di Ramadan è solo temporanea: puo’ essere differita nel tempo, ma a nessuno e’ dato rinunciare.
Il mese di Ramadan si chiude con la grande festa di id al-fitr. La «festa della rottura del digiuno» è certamente la festa più popolare nel mondo islamico.
Anche se chiamata «piccola festa» è occasione di maggiore allegria di altre festività,” perché segnala la ripresa del ritmo normale di vita.
La grande gioia che accomuna i musulmani per id al-fitr si concretizza anche in un grande gesto di solidarietà per i più bisognosi: in questa festa i poveri ricevono molti doni e la comunità musulmana, Umma, ne esce rafforzata nel suo spirito.
Per consentire un’adeguata preparazione della festa anche a tavola in via eccezionale la chiamata a recarsi nella moschea avviene prima di mezzogiorno: questo non è tempo sottratto ad Allah, ma un contesto diverso per rendergli gloria.
Il piccolo Id, la piccola festa, richiama il grande Id la grande festa e’ cosi chiamata perche festeggia l’anno del pellegrinaggio alla Mecca (uno dei doveri fondamentali del mulsumano.
Cio’ non toglie che il piccolo Id sia in pratica piu’ grande del grande Id.
A tavola con le religioni di Massimo Salani su Bol Mondadori




