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E' inutile versare rum…

Category: Dolci (Page 1 of 2)

La Giaurrina il dolce tipico di san Sebastiano a Barcellona Pozzo di Gotto

Il sodoma Martirio di san Sebastiano

Il sodoma Martirio di san Sebastiano

Le notizie storiche giunte fino a noi su san Sebastiano sono molto poche, ma la diffusione del suo culto ha resistito ai millenni, ed è tuttora molto vivo. San Sebastiano fu sepolto nelle catacombe che ne hanno preso il nome. Il suo martirio avvenne sotto l’imperatore Diocleziano.
Fu militare romano, martire per aver sostenuto la fede cristiana; venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa Cristiana Ortodossa, è oggetto di un culto antichissimo. Nacque a Milano sotto la dominazione dell’Imperatore Diocleziano, il padre era di Narbona e la madre

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La Torta degli addobbi o torta di riso bolognese

Papa Urbano IV

Papa Urbano IV

Fu Urbano IV che istitui’ l’11 agosto 1264 la festività religiosa del
Corpus Domini, più correttamente chiamata Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.
Ma l’idea di una festa volta a celebrare il Santissimo Sacramento, non fu sua ma di una santa monaca agostiniana, Giuliana di Cornillon chiamata anche Giuliana di Liegi vissuta nella prima metà del Duecento, contattando ripetutamente, con grande insistenza, molti ecclesiastici, tra i quali anche l’arcidiacono di Liegi,  -dopo alcune visioni avute in gioventù –

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Le Delizie di Sant’Antonio da Padova

Tra i santi più noti e venerati nel nostro paese, particolare attenzione merita Antonio da Padova, il “santo dei miracoli”, che fa ritrovare le cose perdute, ma è

Sant'Antonio da  Padova

Sant’Antonio da Padova

soprattutto un grande maestro spirituale, così come indica il titolo di “dottore evangelico” attribuitogli dalla Chiesa Cattolica.
Padova è la città del Santo, qui sono custodite le sue spoglie, e dunque il suo culto è molto sentito.
Fernando Martins de Bulhões nacque a Lisbona il 15 agosto 1195 in portoghese Santo António de Lisboa, religioso canonizzato dalla Chiesa cattolica e proclamato nel 1946 dottore della Chiesa.
Abbraccia la vita monastica a Coimbra dal 1210 (fu monaco agostiniano) e, successivamente dal 1220 frate francescano. Viaggiò molto, vivendo prima in Portogallo quindi in Italia ed in Francia.

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Torta di Santiago – Tarta de Santiago o Tarta de Campostela

La Torta di Santiago è una ricetta tradizionale della cucina della Galizia, la si può trovare in quasi tutti i panifici e nelle città e paesi che si affacciano sull’area che percorre il Cammino di Santiago, e in tutta la Galizia soprattutto durante il mese di luglio , mese in

Cammino di Santiago

Cammino di Santiago

cui si festeggia il santo (25 luglio) e la prima settimana di agosto.
Questa torta è il dolce tipico di Santiago de

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I Gigi (Giggi) eoliani

Michele Belfiore

Michele Belfiore

Non conoscevo questi dolcini, tipici di carnevale, ma che si possono

trovare in tutto l’anno, è stato il mio amico Michele Belfiore, che trascorrendo molto

del suo tempo da felice pensionato, giu’ a Lipari, che me li ha fatti assaggiare per la prima volta.

La consistenza di queste delizie è molto simile agli struffoli campani, ma la variante eoliana si differenzia nel gusto.

Non sono esclusivamente eoliani ma li ritroviamo in altre parti della Sicilia e regioni meridionali, pur con qualche differenza.
La ricetta e’ quasi definibile familiare, come tanti dolci locali ogni famiglia e’ depositaria della ricetta, che è “tramandata”.
A metà tra il gusto delle tradizionali chiacchiere, le zeppole venete, le frappe  Romane e gli struffoli napoletani.

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Olivette di Sant’Agata (alivetti o aliveddi ri Sant’Àjita)

A Catania, tra i dolci tipici dolci tradizionali preparati per la ricorrenza di sant’Agata patrona della cittadina siciliana oltre alle famosissime Minne di Vergine vi sono le le olivette di sant’Agata (in siciliano alivetti o aliveddi ri Sant’Àjita) che vengono preparate prima e

Sant'Agata

Sant’Agata

durante la festa della santa.
Sono dolci a forma di oliva realizzati in pasta di mandorla ricoperti di zucchero e colorati di verde. Esiste anche una variante dove le tradizionali olivette sono ricoperte di cioccolato
Questo dolce si ricollega ad un avvenimento narrato nella agiografia della santa.
Un giorno, il proconsole Quinziano fu informato che in città, tra le vergini consacrate, viveva una nobile e bella fanciulla. Decise allora che

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Su pistiddu – il dolce di sant’Antonio di Dorgali

Per la ricorrenza di sant’Antonio Abate è tradizione in tutto il nostro paese di accendere dei fuochi e di preparare per l’occasione dei dolci tradizionali.

Falò di sant'Antonio a Dorgali

Falò di sant’Antonio a Dorgali

La notte tra il 16 e il 17 gennaio da Dorgali a Bolotana, da Bosa a Desulo, da Budoni ad Escalaplano, da Samugheo a Orosei e in tanti altri paesi ancora si accendono i falò in onore di Sant’Antonio Abate, esponente importante dell’ascetismo egiziano del III secolo d. C. Un culto antico e radicato quello per questo santo, visto dalla collettività

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Le zeppole natalizie metesi (della funesta Teresa)

Galeotta fu la Rai Tv, e per essere precisi, insieme a Carolina Ciampa e all’amico Giuseppe Caterino che ha realizzato per Tg3 Campania, per la rubrica “cucina in Campania” un servizio sulle nostre tipiche

Io e Giuseppe Caterino

Io e Giuseppe Caterino

zeppole natalizie, dicevo galeotta, poiche’ in questi giorni ho trascritto non so quante volte la ricetta di questa prelibatezza, che essendo un prodotto, tipico, proprio nostro, mio, della mia terra, fieramente ne racconto sempre, da quando cominciai a scrivere di gastronomia sulla guida di supereva, che ho curato per lungo tempo, per cui mi  è sembrato piu’ che giusto, scriverne ancora e con un articolo nuovo di zecca.

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Il Natale in Grecia tra melomakarouna e kourabiédes

Adoro la cucina speziata, e di conseguenza, amo in modo sviscerato tutto il bacino Mediterraneo, poichè nelle preparazioni di quasi tutte le nazioni che si affacciano su di esso le ritroviamo. Paesi antichi, depositari di un immensa cultura gastronomica, e, la Grecia è tra quelli che preferisco, e di cui adoro la gastronomia, i colori, i

Tipica Nave greca con luci natalizie

Tipica Nave greca con luci natalizie

sapori, e la sua musica.
Cosi’, nella mia ricerca sulle tradizioni del Natale nel Mondo, non potevo fare a meno di parlarvi di questi deliziosi dolcini tradizionali che sono: i melomakarouna ed i kourabiédes e, che vengono

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Massimo Gorki (Gorky-Gorkij) ed il pasticcetto alla crema

Antonino De Angelis, appassionato di storia, cultura e tradizioni della penisola sorrentina, ha al suo attivo molte pubblicazioni che raccontano la terra in cui vivo, in queste pagine

Gente di terra e di mare

Gente di terra e di mare

abbiamo già raccontato dei Menù scritti a mano dalla principessa Adele Borghese, ma c’è un libro molto bello pubblicato per le Edizioni La Conchiglia dal titolo Gente di terra e di mare (fra i soprannomi e le tradizioni della penisola sorrentina).

In un itinerario immaginario nella penisola sorrentina attraverso luoghi reali ormai assorbiti dal moderno tessuto urbano, Antonino incontra e descrive persone reali coi loro soprannomi e le tradizioni popolari ivi radicate. Le atmosfere delle vecchie osterie, delle botteghe, dei siti caratteristici, delle fiere e delle manifestazioni popolari sono ricreate, in quattordici capitoli, attraverso la memoria dei

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Rosetta Costantino: la cucina calabrese e del sud italia spiegata agli americani

Negli Stati Uniti, Rosetta Costantino è una vera e propria star, ha una scuola di cucina, in cui riesce ad insegnare agli americani, i segreti della cucina tradizionale del nostro

Rosetta Costantino

Rosetta Costantino

meridione di Italia, e nello specifico, quella calabrese, ma la cucina seria eh, non quella che ci impone Buddy Valastro, che per ogni piatto che propone, ci vorrebbe una flagellazione con un bel gatto a nove code realizzato con i lacci dei provoloni del monaco, e dopo, per blandire il dolore fisico, una spalmata di olio al peperoncino, solo cosi’ magari riusciremmo a distoglierlo dal proporre la sua cucina in mondovisione.
Ma Rosetta non è cosi’, dimenticate tutte le cose brutte lette, viste ed incontrate sulla nostra cucina italiana, leggendo il suo blog cooking with Rosetta molto seguito, scoprirete una persona legata alla tradizione gastronomica della sua terra di origine, la Calabria, ma la passione per il mangiare bene, nasce un po di tempo fa, scopriamolo assieme:

Rosetta Costantino è nata e cresciuta a Verbicaro una piccola città della Calabria in provincia di Cosenza, sulla punta meridionale della penisola italiana.
La passione per la gastronomia della sua terra gli è stata trasmessa da i suoi genitori.

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Lo zuccherino Montanaro

Lo zuccherino montanaro bolognese, rientra nell’ Elenco dei prodotti agroalimentari

zuccherini

zuccherini

tradizionali dell’Emilia-Romagna,  antico dolce della montagna , bolognese. è un biscotto caratterizzato dalla presenza  nell’impasto di semi di anice o aroma naturale di anice e ricoperto da una glassa composta essenzialmente da zucchero e liquore di anice.
Nel comune di Grizzana Morandi, il 15 di agosto, a partire dalla tarda mattinata vengono allestiti stand per le vie del paese per la tradizionale sagra di Re Zuccherino.

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Gelu ri muluni (in palermitano) – Gelo di Melone

Tipico dolce al cucchiaio, siciliano, a base di melone, è un dolce fresco e saporito, che viene preparato soprattutto nella ricorrenza del ferragosto. A Palermo, viene anche preparato in

Angurie siciliane

Angurie siciliane

occasione della festività di santa Rosalia.
Moltissime sono le variazioni del composto che, a secondo della zona o delle tradizioni familiari, possono contemplare l’aggiunta di vari ingredienti, tra i quali chiodi di garofano, cannella, fiori di gelsomino e la granella di

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Giuseppe Manilia è il vincitore della seconda edizione Concorso gastronomico nazionale “SantaRosa ConcaFestival”

Conca dei Marini – E’ Giuseppe Manilia, associato dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani, patron della pasticceria “Orchidea” di Montesano Scalo, il vincitore della seconda edizione del Concorso gastronomico nazionale “SantaRosa ConcaFestival”

il Maestro pasticciere Giuseppe Manilia

il Maestro pasticciere Giuseppe Manilia

svoltosi  il 2 agosto presso l’Hotel Le Terrazze.
Ha vinto con un dolce dal nome “Trasparenza Croccante” che ripropone i prodotti dimenticati del territorio. Il premio speciale della giuria è andato invece a Marco Ferrero, napoletano trasferitosi da tempo a Taranto. Il suo dolce “Sfogliatella Antichi Sapori” rappresenta invece una coda d’aragosta farcita con ricotta e mela annurca caramellata con succo di melograno puro.
Una scelta per i giurati davvero difficile perché tutte le proposte sono state davvero superbe.Giuseppe

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Santarosa Conca Festival

L’Amministrazione Comunale di Conca dei Marini presenta:

Il “SantarosaConcaFestival2013

Stemma di conca dei MariniIn programma dal 22 giugno all‘8 settembre, intende dar vita ad una serie di eventi che vedono coinvolte non solo l’Amministrazione Comunale ma anche l’Associazione Pro-Loco e l’A.L.O.E (Associazione Liberi Operatori Economici). Uno sforzo collettivo che punta non solo a garantire qualità alle serate ma anche a promuovere il

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Le amarene “al sole” della Nonna Laura

Io ho avuto due nonne molto brave in cucina, nonna Laura e nonna Angiulinella detta ra’ Barbera, poiche’

Nonna Laura, la prima a sinistra, di fianco a mio papà

Nonna Laura, la prima a sinistra, di fianco a mio papà

il papà faceva il barbiere. La prima l’ho conosciuta e ne serbo ancora un incantevole ricordo, anche se scolorito dal tempo, e non era sola, ma in compagnia di nonno Corrado che in tempo di guerra, da emigrante apri’ un ristorante italiano in america, l’altra no, poichè è deceduta in giovane età, in tempo di guerra. Entrambe le mie nonne, hanno pero’ regalato alla famiglia, parecchie di ricette, trasmesse

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L’anello di san Luigi Gonzaga

Con la festività di san Luigi Gonzaga, il 21 di giugno, inizia l’estate, dopo questa ricorrenza, è un susseguirsi di festeggiamenti di santi e patroni la cui tradizione è molto sentita nel nostro paese, infatti dopo di lui seguono, le ricorrenze di san Giovanni Battista il 24 a cui è legata la tradizione del “nocillo”,

san Luigi Gonzaga

san Luigi Gonzaga

san Pietro e Paolo il 29 di giugno, e ancora la Madonna delle Grazie, che si festeggia il 2 di

luglio,  sant’Anna e san Gioacchino il 26 di luglio, potremmo continuare ancora, ma ci fermiamo qui per raccontare la figura di san Luigi Gonzaga al quale è legato, come vedremo, un tipico dolce di  Castiglione delle Stiviere, qui Luigi Gonzaga  vede la luce il 9 marzo 1568 spegnendosi a Roma,  il 21 giugno 1591, giorno in cui lo si festeggia, gesuita è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

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Sal De Riso all’American Bar La Favorita a Sorrento

Dolci Facili Facili è il nuovo libro di Sal De Riso, edito da Rizzoli.
Volto noto de “La Prova del Cuoco”, presenta tantissime nuove ricette, veloci ed

Io con il mitico Sal De  Riso

Io con il mitico Sal De Riso

economiche. E, come preannuncia il titolo, anche alla portata dei principianti appassionati dell’arte pasticciera.

Biscotti, pasticcini, creme e meringhe che il nostro pasticciere ha inventato e scritto per i suoi lettori,  velocissime da realizzare, e che non richiedono attrezzature ed utensili  professionali o irreperibili e con gli ingredienti che sono alla portata di tutti. Ecco quindi che

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Le zeppole di san Giuseppe della Casa del Dolce a Piano di Sorrento.

Ho tanti amici, che sono nel settore gastronomico, ed ogni tanto vado a disturbarli, oggi è toccato a Giusy Aversa, che lavora nella Pasticceria a gestione familiare la “Casa del

Le zeppoline di san Giuseppe de La Casa del Dolce

Le zeppoline di san Giuseppe de La Casa del Dolce

Dolce” a Piano di Sorrento, un’attività artigianale, fondata da suo Papà Mattia, che ora non c’e’ piu’, ma tutta la famiglia da molti anni, Carmine Pollio, il pasticciere, ci lavora da 40 anni ed ha incominciato da ragazzino, sotto la magistrale direzione di Mattia Aversa, è cresciuto in mezzo a tante delizie, carpendo e seguendo i consigli del grande Maestro.

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Un uovo ispirato al papa argentino Francesco

Il mio conterraneo e omonimo Cafiero, di professione pasticciere, Antonio (Cafiero), (io teorizzo e lui mette in pratica:-), non smette mai di stupire, con le sue eclettiche idee golose, infatti, in attesa della Pasqua, ha pensato di realizzare un maxi uovo di cioccolato ispirato alla recentissima proclamazione del nuovo Pontefice, Francesco.

Papa Francesco

Oltre venti chili di cacao tra latte, fondente e bianco, sono stati impiegati per la realizzazione di quest’opera della squisitezza che riproduce, i simboli del grande evento avvenuto mercoledì sera in piazza san Pietro.
Il nostro uovo è sormontato da un comignolo, con tanto di fumata bianca, gabbiano svolazzante sotto

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Franz Sacher e la sua torta

Franz Sacher, (Vienna, 19 dicembre 1816Baden bei Wien, 11 marzo 1907) capostipite di una ricca famiglia di albergatori di origine ebraica e giovane panettiere di

Sacher torte

Sacher torte

corte, nel 1832 ad appena 16 anni quando era a servizio del principe Metternich come apprendista cuoco.
Il principe amava stupire i suoi ospiti con piatti sempre nuovi, e fu così che, in occasione di un pranzo molto importante,  gli chiese di inventare una torta nuova e fu il giovane Sacher, che in quel momento sostituiva l’abituale cuoco, ammalato, che ideò questa deliziosa torta utilizzando i

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Gugelhupf o Kugelhupf

gugelhupf

gugelhupf

Gugelhupf o Kugelhupf è un termine che viene usato in Germania, i Austria,SvizzeraTirolo ed Alsazia per indicare un tipo di torta.
Nella Repubblica Ceca questa preparazione la ritroviamo sotto il nome di bábovka, in Polonia babka, in Croazia, Slovenia, Bosnia-ErzegovinaSerbia è chiamato kuglof.
Questo dolce la forma di un toroide, come una ciambella.
Scavi a Budapest, a Carnuntum (antica città romana non lontana da Vienna), nelle valli del Reno e in Francia hanno portato alla luce i caratteristici stampi in bronzo a larghe scanalature con un foro nel mezzo che ancora oggi si utilizzano per la preparazione di questo dolce.

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Torta di Sant’Antonino

Il 14 febbraio a Sorrento si festeggia Sant’Antonino Abate, patrono della città campana e per l’occasione si prepara questa torta di crema.
Negli altri paesi confinanti il dolce, prende il nome del Santo Protettore del luogo, perché si era soliti (in alcune famiglie lo si è ancora) confezionarlo in occasione della “sua” festa. E’ una torta molto semplice che utilizza una pasta frolla arricchita poi, di crema al cioccolato e amarene (sempre confezionate in casa).

La statua di sant'antonino nella piazza a Sorrento a lui dedicata

La statua di sant’antonino nella piazza a Sorrento a lui dedicata

Il culto di questo santo è cosi’ radicato  nelle famiglie di ogni ceto sociale tanto che ogni anno – il 14 febbraio – la ricorrenza diventa una vera e propria festa popolare.
Antonino Cacciottolo, noto come sant’Antonino abate o sant’Antonino di Sorrento, nacque con ogni probabilità a Campagna d’Eboli.

Lasciò ben presto il suo paese per recarsi a Cassino dove divenne monaco benedettino. In quel tempo l’Italia era devastata dalle invasioni barbariche.
Anche il monastero di Montecassino fu saccheggiato dai longobardi ed i monaci dovettero fuggire e si recarono a Roma presso il papa Pelagio IISant’Antonino, invece, vagò per la Campania finché non approdò a Stabia l’attuale Castellammare.

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…Dei Migliacci di Carnevale

Il Migliaccio, parola dai significati diversi secondo le regioni, ma dall’origine comune.
Deriva infatti dal miglio, la cui farina era un tempo usata per numerose preparazioni, e

Miglio

Miglio

forse rappresentò il principale grano di polenta, finchè non si diffuse quella del mais.
un tempo con questo nome veniva designata una torta o focaccia a base di miglio.

Attualmente esistono alcuni prodotti sul nostro territorio che portano questo nome che rievocano le loro umili origini ma la farina di miglio non è piu’ tra gli ingredienti, sostituita appunto da quella di mais ed è il caso del Migliaccio toscano che è una focaccia a base di

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Berlingozzo o Berlingaccio

Il Berlingozzo è uno dei dolci di carnevale toscani, già celebrato da citato da poeti cinquecenteschi e da Lorenzo il Magnifico.

Lorenzo il magnifico

Lorenzo il magnifico

Molto simile ai brigidini, tipici soprattutto del pistoiese, sono però più ricchi di zucchero ed uova.
A Lamporecchio c’é una vera e propria tradizione tenuta viva da alcuni artigiani pasticceri che lo preparano proprio come una volta.
Talvolta si aggiungono i semi di anice ed una presa di sale.
Varie versioni di questo dolce:
L’impasto viene diviso in triangoli che successivamente vengono posti sulla placca del forno e fatto cuocere ad una temperatura moderata.
Vengono serviti con Vin Santo o con Marsala, con l’aggiunta di lievito e l’uso di altre essenze aromatiche (tranne l’anice): i dolci prendono allora il nome di

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Teste di turco – Testi di Tùrcu

Le Teste di Turco, Testi di Tùrcu, sono tipiche della sicilia e ritroviamo soprattutto nel comune di Castelbuono, in provincia di Palermo.
In molte altre località dell’isola con lo stesso nome vengono indicati dolci con ricette differenti. E’ un un dolce di origine araba che viene preparato per le feste di Carnevale.

Maria santissima delle milizie

Maria santissima delle milizie

Un dolce storico legato al ricordo della vittoria dell’esercito cristiano guidato da Ruggero d’Altavilla contro i turchi del 1091.
A Scicli, in provincia di Ragusa, vengono

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Schiacciata alla fiorentina

Di schiacciate ne esistono di vario tipo, e, tutte molto diverse tra di loro. Schiacciata o Stiacciata, dolce di antica tradizione, le cui origini si ritrovano nella zona del Chianti. In passato vi era l’usanza di preparare queste pagnotte dolci – alte e rigonfie – che a dispetto del nome erano molto più simili a panettoni che focacce, per offrirle

Schiacciata fiorentina

Schiacciata fiorentina

in dono, sopragttutto durante le feste pasquali.
L’impasto era aromatizzato, ieri come oggi, con sciroppo di menta o arancio, e semi di anice tenuti a bagno nel Vin Santo secco.
In alcune zone, la preparazione di queste bontà prevede una lunga lievitazione, e viene incisa una croce al centro prima di infornarle, in segno di buonagurio o devozione.

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Orruviolos (orrubiolos)

Orruviolos

Dolce di carnevale sardo, detti anche (Rossignoli o Rossini)

Un grazie all’amico Caralau di Lingua e Cultura Sarda che mia ha aiutato nella ricerca sulle informazioni e la storia di questo dolce sardo, non tra i più conosciuti, ma tipico del

mamuthones

mamuthones

carnevale.

Cominciamo con l’analizzare il nome:arrubioluarrubio’u (in Campidanese, cioè nel sud della Sardegna);
orrubiolu (nei dialetti centromeridionali e in Ogliastra);
orruviolos e rujolus (dialetti centro settentrionali)…In generale possiamo dire

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Le arance della Principessa Sissi

Questa ricetta non è mia, ma proviene dal ricettario di famiglia di Letizia Lavarini, trascritta da sua madre, un’amica del nostro gruppo di “Fondamentalisti Gastronomici”.

sissi
Perchè queste arance siano dedicate proprio a Sissi, la principessa austriaca, non ve lo so dire, tanto più che il dolce preferito dalla moglie di Francesco Giuseppe pare fosse il presnitz, ma la ricetta in questione comunque è antica e pare risalga al 1894,  e a quell’epoca la bella Sissi era passata a miglior vita, ma immaginare che ci sia qualcosa che la leghi alla sua leggendaria figura la rende sicuramente più interessante

 

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La Torta di san Biagio di Cavriana

San Biagio, tra i tanti paesi di cui è patrono, lo è anche di Cavriana in provincia di Mantova, dove in occasione della sua ricorrenza viene preparata una torta che porta il suo nome: la Torta di San Biagio di Cavriana che viene preparato tradizionalmente in

Cavriana - Fiera di san Biagio

Cavriana – Fiera di san Biagio

occasione della festività del santo.

E’ un dolce dal sapore di mandorle e cioccolato, di forma circolare l’impasto, non è lievitato, ed è caratterizzato da una consistenza friabile.
Sulla superficie, le strisce ricavate dall’avanzo della pasta usata per foderare la tortiera, disegnano dei rombi sotto i quali si può riconoscere il colore scuro del ripieno.

In origine la torta a base di mandorle pare che avesse un diametro di oltre tre metri,  veniva poi tagliata ed offerta al pubblico convenuto in Piazza Castello.

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Ciambelle di san Biagio in Abruzzo

Il culto di san Biagio è molto diffuso su tutto il territorio abruzzese, è in uso la preparazione di ciambelle dolci il cui ingrediente essenziale è l’anice, sono

san Biagio

san Biagio

profumatissime, e generalmente vengono benedette dal sacerdote in chiesa nella ricorrenza del santo e dopo distribuite tra parenti ed amici.

Anticamente veniva preparato con la pasta del pane arricchita con semi di anice, attualmente lo si puo’ reperire, su tutto il territorio abruzzese, con minuscole variazioni sul tema, è disponibile nei più vari tipi di impasto, anche come ricco prodotto dolciario.

 

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La torta di mele di Sal de Riso

La prova del cuoco condotto da Antonella Clerici, è uno dei programmi più seguiti dalle casalinghe italiane e non solo.
La Trasmissione  si basa su di un  format dell’inglese BBC  dal titolo  Ready Steady Cook,

Antonella Clerici

Antonella Clerici

dove però i concorrenti coordinati da uno Chef utilizzano ingredienti per le loro ricette che, devono essere acquistati,  rispettando il limite di budget di cinque sterline.
La prima puntata viene trasmessa su Rai Uno il 2 ottobre 2000.

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Le gustose tradizioni san Biagio

San Biagio è ricordato dalla chiesa il 3 febbraio quando fu decapitato,  non viene  invocato nelle Litanie dei Santi, però si trova nel numero dei Santi Ausiliatori, il che significa che è stato tra i santi più venerati e popolari per ben oltre un millennio,  non solo patrono di Maratea, il santo armeno è patrono di almeno 24 importanti centri in Italia tra i quali Ragusa, Ostuni, Ruvo, Fiuggi.

I 14 santi ausiliatori

Biagio, era un medico di origine armena che visse nel IV secolo, divenne vescovo della città di Sebaste dove operò numerosi miracoli.

E’ venerato come santo sia dalla Chiesa cattolica che e dalla Chiesa ortodossa.
Durante la persecuzione di Licinio venne arrestato dal preside Agricolao, a causa della sua fede venne imprigionato dai Romani, durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana; per punizione fu straziato con i pettini di ferro, che si usano per

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Bollitos de Santa Inés – (rotoli di sant’Agnese) una dolce leggenda di Siviglia

Vi è una Siviglia sconosciuta che si nasconde tra le spesse mura dei conventi di clausura dove sono custodite meraviglie artistiche e architettoniche ma anche autentiche delizie culinarie.

Monastero di Sant’Agnese

Il monastero di Santa Agnese si trova in via Doña María Coronel e nella chiesa si conserva il corpo mummificato di Doña Maria Coronel, a cui è legata una delle leggende più belle della città.

Si racconta che il re Don Pedro I di Castiglia, chiamato da alcuni “il crudele” si innammorò di Doña Maria Coronel, ma questa lo respinse poichè don Pietro le aveva ammazzato il padre, Don Alfonso Fernandez ed il  marito il colonnello Don Juan del Cierva, impossessandosi delle loro proprietà.

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I Tortelli dolci di Sant’Agnese di Felegara di Medesano

Come ben sapete, in queste pagine, racconto la gastronomia, e, ciò che mi appassiona di più è soprattutto quella legata alle tradizioni,

Santa Agnese

al folklore, ed ai santi, poiche’ quasi tutti i santi  patroni, hanno un piatto che li rappresenta, o quantomeno che viene preparato nella ricorrenza della loro festa.

A tal proposito, vorrei raccontarvi di Agnese  che, nacque a Roma, tra il 290-293  era, secondo la tradizione latina, una nobile appartenente alla gens Clodia che subì il martirio durante le persecuzioni di Diocleziano all’età di 12 anni. Le notizie della sua vita e del suo martirio sono molte e talvolta

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Le lenticchie di Capodanno e la pastiera alle lenticchie di Antonio Cafiero della Pasticceria Primavera di Sorrento

Tradizionalmente a Capodanno, non si può fare a meno delle lenticchie, vengono cucinate e mangiate il primo giorno dell’anno proprio per augurare abbondanza e prosperità, e nelle tradizioni popolari vengono equiparate al denaro ed alla ricchezza.
“Lens culinaris, sin. Lens esculenta o Ervum lens”, molto diffusa ed apprezzata per le proprietà sazianti e nutrienti è una delle più antiche piante commestibili conosciute dall’uomo sin agli albori della civiltà agricola la cui provenienza è medio-orientale Siria e Iraq settentrionale e successivamente diffusasi poi in tutto il mondo.

Esaù e Giacobbe

Tutti ricordano l’episodio biblico in cui Esaù vendette le sua primogenitura per un piatto di lenticchie.
Secondo Marni guida ai sogni di Supereva , vedere, cucinare, mangiare lenticchie nei sogni era considerato nell’antichità un auspicio di sfortuna e tristezza.

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Speculoos – Biscotti di san Nicola

L’arrivo di Sinter Klaas (Sint Nicolaas o Sint Nikolaas, Saint Nicolas in francese, Sankt Nikolaus in tedesco) viene celebrato nei Paesi Bassi e il Belgio, nelle Fiandre e Artois. ma  anche nei territori dell’ex impero olandese, tra cui Aruba, Suriname, Curaçao, Bonaire, e Indonesia.

Sinter Klaas arriva in città

Ogni anno la vigilia di San Nicola viene festeggiata il 5 dicembre, nei Paesi Bassi o la mattina del 6 dicembre in Belgio e Francia settentrionale.
Ad Anversa Sinter Klaas, arriva con una nave che viene direttamente dalla Spagna

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Risengrød e Risalamande tradizioni di Natale tra Danimarca e Svezia

Risengrød in Danimarca, Risgrynsgröt in Svezia, piatto a base di riso, di latte e di mandorle viene servito nella cena della vigilia di Natale in Danimarca, preparato sia per i componenti della famiglia e, tradizionalmente,

Risengrød

come offerta a Nisse che è uno spiritello dalle sembianze di uno gnomo, le cui origini risalgono al 1800, e,  che protegge le aziende agricole i bambini, a quanto pare possiede anche un caratterino un po dispettoso, difatti bisogna lasciargli del  Risengrød, suo piatto preferito per accattiverselo e beneficiare della sua protezione.

un po come tradizionalmente vengono lasciati latte e biscotti per Babbo Natale in Nord America.
Una mandorla singola pelata viene aggiunto al piatto prima di portarlo in tavola e, chi la trova è probabile che si sposi entro l’anno.

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Il signor Kellog, i suoi cereali e variazioni sul tema “Rose del deserto” o biscotti ai corn flakes

Il signor John Harvey Kellogg, era sovraintendente di un sanatorio, ma principalmente  un avventista del settimo giorno, e gli avventisti, si sa, praticano una severissima dieta

Chiesa avventista del settimo giorno

vegetariana da cui sono esclusi alcolici, tabacco, caffeina, e non a caso un proverbio italiano recita Bacco, tabacco e venere riducono l’uomo in cenere, ma fattosta che i nostri amici avventisti, del settimo giorno, sono protestanti ed hanno come principale carattere distintivo l’osservanza del sabato (l’originale settimo giorno della settimana giudeo-cristiana), come giorno di riposo settimanale, inoltre sono  particolarmente conosciuti per  la loro proposta di uno stile di vita naturale (vegetarismo).
La chiesa avventista, attualmente conta 17,214,683 membri con una presenza missionaria in circa 200 nazioni e territori etnicamente o culturalmente diversi. La chiesa amministra in tutto il mondo numerose scuole, ospedali e case editrici come pure un’agenzia internazionale di sviluppo denominata ADRA (Adventist Development & Relief Agency). (cfr. wikipedia)

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Pere Mast'Antuono

Angie su Mondo del Gusto

Per Ferragosto, il mio caro amico Vincenzo Califano, ha voluto sorprendermi, inserendo nelle pagine del rotocalco telematico gastronomico “Mondo del Gusto” nella sezione dedicata alla mia amata costiera un articolo su di me e sulle ricette tipiche del ferragosto e cioe’ le “Pere mastantuono ‘mbuttunate” e le “Melenzane con la cioccolata”
Ed ecco a voi un piccolo stralcio:

Pere Mastantuono dolce tradizionale di ferragosto a Sorrento foto di Angie Cafiero

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Il Bicchinotto o Bucchinotto del Cavalcanti e la versione riveduta e corretta dei pasticcieri metesi

Del Bicchinotto o Bocconotto ce ne parla Ippolito Cavalcantinella suo preziosissimo trattato di Cucina teorico-pratica, qui di sotto la sua ricetta integrale ed in lingua napoletana.

Bicchinotto o Bucchinotto

Spieghiamo innanzitutto il perche’ di questo nome con gli amici di vesuvioweb che lo descrivono cosi’: Pasticcino, pastarella di piccola dimensione, per un sol boccone.

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Torta Sant’Honorè, Gateau Saint’ Honorè

Saint'Honorè d'Amiens

Sono due i santi francesi che portano il nome St. Honoré: St. Honoré di Arles ha istituito il famoso monastero di Lérins ed il St. Honoré (chiamato anche S. Onorato), della celebre Torta o Gâteau (alla francese) St. Honoré ed era un vescovo vissuto nel VI secolo ad Amiens.

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Il Bussolano del Capitano: il dolce di Biagio dell’Orso

Mantova - Palazzo del Podestà

“Quando quella mattina Biagio dell’Orso si recò al palazzo del Podestà trovò Gio Morisco e le altre guardie intenti a tagliare a fette un dolce. Avevano l’aria particolarmente soddisfatta.
«Buongiorno, capitano!» lo salutò allegro Morisco.
«Buongiorno a tutti! Cosa vi è successo? Di solito la mattina siete di pessimo umore e stanchi morti.»
«Niente di diverso dal solito. Avevamo fame e allora…gradite un pezzo di dolce?».
Il bargello gli porse una grossa fetta di bussolano, Biagio stava per prenderla quando sentì un forte fracasso arrivare dalle prigioni.
«Chi avete arrestato stanotte?». Senza aspettare una risposta, salì a due a due i gradini della stretta scala che portava al primo piano. Uno dei carcerati stava dando dei pugni contro la porta della cella. Scostato lo spioncino, si trovò davanti la faccia di Benedusi che

Stemma Gonzaga

tra le due sbarre di ferro sembrava ancora più storta. Gli occhi cerchiati di blu e talmente gonfi che a malapena si vedevano le pupille,
sullo zigomo destro e sulle labbra aveva dei tagli coperti di sangue rappreso.
«Capitano, voglio uscire di qui! Fatemi uscire, non potete tenermi rinchiuso qui dentro!».
Biagio dell’Orso assunse un’aria di circostanza, sforzandosi di nascondere la sua soddisfazione.
«Prima devo verificare di cosa siete accusato e poi si vedrà.»
«Non ho fatto niente! Sono stato aggredito! Fatemi uscire!».
Chiuso lo spioncino sulla brutta faccia del Benedusi, raggiunse il bargello che si stava tagliando la seconda fetta di dolce.
«Allora? Cosa è successo al povero signor Benedusi?».
«Siamo dovuti intervenire per sedare una rissa nella quale c’era anche lui, anzi sono sicuro che è stato lui a scatenarla…».
Il capitano alzò le sopracciglia, ma preferì non commentare.
«Benedusi era tanto ubriaco che è caduto» intervenne una delle guardie.
«Deve essere caduto molte volte per essersi ridotto in quel modo!» osservò Biagio.
«Sì, capita di inciampare nei sassi! Di notte…» commentò Gio Morisco guardando in alto, nell’angolo più lontano della stanza.

Le righe nere della vendetta

«Ma sta zitto e dammi una fetta di dolce! Quanto pensi che potremmo tenerlo dentro?».
«Io ce lo terrei un centinaio d’anni, ma ho paura che riusciremo a trattenerlo sì e no qualche giorno» rispose il bargello stappando una una bottiglia.
Biagio, con la bocca piena di bussolano, stava considerando se accettare o meno il bicchiere di vino bianco che gli veniva offerto di mattina presto, quando la stanza si oscurò.
…”

Le Righe nere della vendetta – Tiziana Silvestrin

Il Capitano di Giustizia, Biagio dell’Orso, è realmente esistito, a Mantova esistono dei documenti che portano la sua firma, e. Tiziana Silvestrin nei suoi romanzi ha dato vita ad un uomo affascinante, che lotta contro l’ingiustizia e si prodiga per aiutare i meno fortunati.
In questo passo da me riportato, tratto appunto da: Le Righe nere della vendetta, si parla del Bussolano, tipico di Mantova.
E’ un dolce che veniva sfornato a Mantova già nel XVI secolo, ed è nell’elenco dei prodotti realizzati a quell’epoca dai panettieri, ottimo quello con l’uva fragola fresca.
In origine veniva sempre dolcificato con il miele, lo zucchero di canna è apparso in Europa
durante il Medioevo ed era considerato una spezia.

Bussolano con uva bianca e nera

Nel Rinascimento, quando entrò a far parte degli ingredienti della cucina, aveva un costo elevato ed era utilizzato esclusivamente dai nobili e dai ricchi.
Nella sua versione classica, questa ciambella era anche durissima, perché all’epoca non esisteva il lievito chimico, che oggi viene aggiunto per renderlo più morbido, ed è proprio a causa di questa sua consistenza che veniva degustato sempre accompagnato con il vino, spesso inzuppato nel vino stesso.
La forma può essere a ciambella classica col buco oppure a panetto rettangolare.
Di seguito le due versioni per la preparazione del Bussolano che ho scovato in rete, e precisamente sul sito di “Mantovanotizie”
Prima quella più antica, poi quella in uso oggi, una variante meno “dura”.
Ricetta Tradizionale del Bussolano
Ingredienti:
– 400 gr. di farina bianca
– 150 gr. di zucchero
– 150 gr. di grasso
– due uova
– aromi

Esecuzione:
In una terrina mescolate tutti gli ingredienti. Il composto, relativamente asciutto, va impastato accuratamente.
Formate una ciambella sulla piastra del forno, senza stampo, e cuocete infornando a forno ben caldo (170°c) per 30-40 minuti. (Oggi viene bene in forno ventilato).

Ricetta Bussolano nella Versione più Morbida

Ingredienti:
– 400 gr. di farina bianca
– 150 gr. di zucchero
– 150 gr. di burro
– due uova
– 50 gr. di latte
– aromi
– lievito chimico

Bussolano Mantovano

Esecuzione:
Lavorate il burro o se preferite margarina) con lo zucchero, ed aggiungete  i tuorli, uno per volta e poi la farina. Aggiungete il latte: quanto basta per legare il composto. Per ultimo aggiungete gli albumi montati a neve. Per la cottura si procede come sopra.
Note:
Come aroma si può scegliere ciò che si preferisce: il più diffuso era un bicchierino di liquore all’anice, ma va bene qualsiasi cosa (scorza di limone grattuggiata o vaniglina, ad esempio).
Oggi la proposta corrente è il burro, una volta era lo strutto e, prima ancora, quando anche lo strutto era un lusso, si usava il grasso che il cotechino liberava durante la cottura (e gli aromi delle spezie che condivano il cotechino erano l’unico profumo del dolce). Oggi si può sostituire al burro la margarina vegetale, alcuni usano un bicchiere di olio d’oliva.
—> Intervista gastronomica a Tiziana Silvestrin

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Leggende e Tradizioni di San Patrizio

San Patrizio cade il 17 di marzo giorno della sua morte,  e come è ben noto, viene festeggiato da tutte le comunità irlandesi del mondo, oltre che nella nazione di cui è patrono insieme a Santa Brigida e a San Columba di Iona.

Il fiume Hudson in occasione dei festeggiamenti di san Patrizio

Il verde trifoglio  è il suo colore ed è anche la gradazione usata nella bandiera dell’Irlanda, ed è per questa ragione che è anche chiamato verde irlandese.

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Mozartkugeln – Le Palle di Mozart

Mozartkugel - Palle di Mozart

Tutti conosciamo l’Austria per la Sacher Torte, ma i golosastri e gli amanti sia del buon cioccolato che del pistacchio, conoscono le anche non meno famose Mozartkugeln, letteralmente “palle di Mozart”, che detto cosi’, non è che sia una cosa raffinatissima, e perdonerete sicuramente lo spensierato calembour, soprattutto se già avete avuto modo di leggere qualcosa in riferimento alle impertinenze, anche verbali, del musicista di Salisburgo e della sua grande passione per i pastiche linguistique, soprattutto se con allusioni erotiche.
Il termine teutonico non è dei più facili da pronunziare, per cui alla faccia del bon ton e dell’etichetta poco ci importa di chiamarle col loro nome tedesco, Mozartkugeln, sicuramente originale e molto musicale, ma a noi basta degustare le deliziose “palle” di marzapane e cioccolato, per sentirci in pace con il mondo e un po meno con le diete.
Gli ingredienti principali sono: il marzapane, i pistacchi, la crema di nocciole e la copertura di cioccolato fondente di ottima qualità.

Wolfgang Amadeus Mozart

Sono un’invenzione della antica e centralissima pasticceria Fürst che trovasi li’, nientepopodimenoche dal 1890, e furono realizzate per commemorare il centenario della morte del musicista (avvenuta nel 1791).
Fu il creativo Paul Fürst ad inventarle, pasticciere di Salisburgo, formatosi a Vienna ma che dimenticò di “brevettarle” per proteggerne la ricetta (a danno di Norbert suo pronipote, tuttora vivente).
Così, da quella data, Wolfgang Amadeus Mozart è famoso non solo per la sua musica immortale, ma anche per le sue… palle. Ebbene sì, le palle di Mozart (Mozartkugeln) sono dei gustosissimi cioccolatini esportati in più di 50 paesi nel mondo (pare ne siano vendute finora nel mondo 1.500.000.000).

Nell’anno 1996 la suprema corte di giustizia austriaca ha deciso che il pronipote di Paul Fürst, Norbert, non poteva avere il monopolio sul nome Mozartkugeln, ma è l’unico a poter utilizzare l’attributo originale.

ORIGINAL SALZBURGER MOZARTKUGEL

Ma Vediamo come viene realizzata questa bontà a base di marzapane, crema di torrone ed un cuore di pistacchio, il tutto ricoperto da cioccolato fondente: il cuore verde di pistacchio e marzapane viene infilato su di un bastoncino di legno, viene avvolto da una crema di nougat.
Successivamente, le nostre belle sfere, vengono intinte nel cioccolato fondente ed il bastoncino viene poi poggiato su un asse per far si’ che la pralina si possa asciugare
Il bastoncino viene poi sfilato ed il foro viene imbottito con il cioccolato; infine il cioccolatino viene avvolto in carta stagnola (quella originale è argentata con la scritta blu di Fürst “Original Salzburger Mozartkugel”).

La dicitura “original” viene negata alle altre grandi aziende, come Nestlé e Reber, poiché le loro creazioni non sono artigianali ma il loro delizioso dolcetto viene prodotto in grandi quantità per soddisfare l’enorme domanda in maniera industriale.
Herr Fürst possiede quattro negozi a Salisburgo, dove vende i suoi “Mozartkugeln” originali e con tre dipendenti produce più di un milione di questi cioccolatini all’anno. Un suo cioccolatino costa più di un Euro, mentre quelli degli altri produttori normalmente costano tra i 50 e i 70 Cent.
Mozart nomina spesso il cioccolato, nei suoi scritti privati e nello stesso Don Giovanni.

Fürst a Salisburgo

Onore dunque (e gloria, parafrasando un verso del Don Giovanni) a Paul Fürst, per avere pensato al grande musicista inventando questa prelibatezza ed rendendogli omaggio con il suo nome, una goduria gastronomica che si sposa dolcemente con il suo repertorio musicale regalando ancora più prestigio alla città di Salisburgo, tra le principali mete turistiche d’Europa e di gran lunga la più visitata al mondo fra le patrie dei grandi musicisti della storia.

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La Pastiera di Nonna Rachele

Cucina Teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti – Edizione del 1839

La pastiera napoletana, quella doc, non prevede aggiunta di ulteriori ingredienti oltre quelli contemplati dalla ricetta tradizionale, anzi, per dirla tutta, la Pastaccia del Cavalcanti non aveva nulla a che vedere con le attuali realizzazioni era infatti un composto di farina, uova, acqua sale e pochissimo strutto (le dosi non sono precisate).
Mi piace raccontare della pastiera, prima di trascrivere la ricetta di Nonna Rachele, con questo divertente aneddoto, realmente accaduto.
Figuriamoci, per i puristi, l’ortodossia di aggiungere, pezzetti di cioccolata, o addirittura le mandorle previste nella ricetta di nonna Rachele.
Vorrei anche parlarvi di Nonna Rachele, ma non so molto anzi, io non l’ho mai conosciutoa ma ha lasciato in eredità la sua preziosa ricetta, alla nipote Alessandra

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La Pastiera napoletana, tra storia e leggenda

La pastiera accompagnò le feste pagane che celebravano il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere
portavano in processione l’uovo, simbolo di vita nascente.
La tradizione del grano o farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbe invece derivare dal pane di farro delle nozze romane, dette appunto ” confarratio “.
Un’altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all’epoca di Costantino il Grande, derivate dall’offerta di latte e miele, che i catecumeni ricevevano nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.
Tra le storie piu’ popolari legate a questo tradizionale dolce partenopeo, conosciuto sinanche fuori dai confini italici, vi e’ quella legata al mito della Sirena Partenope che con il suo canto allietava gli abitanti di quella città che sarebbe divenuta Neapolis e poi Napoli, e

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Prove tecniche di Casatiello con “criscito” o lievito madre: ricetta di Tonino Di Maio

Coltivando il mio “criscito” o lievito madre, o pasta madre, o biga, chiamatelo come vi pare, ho pensato bene di cimentarmi nella preparazione dei casatielli dolci di pasqua, ero in prove tecniche, sperimentando la ricetta del mio mentore, Antonino di Maio, qui sotto è riportata la sua ricetta, di fianco le modifiche da me apportate, visto che ho dimezzato la dose.

il mio primo panetto messo a lievitare

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Lo “Schettino” dolce

io, con Pasquale e l'altro chef del grand Hotel Europa Palace, Aniello

io, con Pasquale e l'altro chef del grand Hotel Europa Palace, Aniello

Nell’ambito della Kermesse Idee Sposi 2012, evento organizzato magistralmente da Carolina Ciampa, quest’anno al Grand Hotel Europa Palace di Sorrento, mi piace raccontare delle cose buone che ho avuto modo di degustare preparate dal mio amico Pasquale Schettino, lo schettino dolce, che non è parente dell’ormai famoso Comandante Francesco Schettino della Concordia, e che per vocazione, passione e scelte di vita ha deciso di dedicarsi alla pasticceria.
Con Pasquale ci conosciamo da molto tempo, si e’ diplomato all’Istituto Alberghiero Raffaele Viviani di Castellammare di Stabia, e vi e’ ritornato in veste di “esperto” guidando i suoi alunni nella realizzazione del Carciocco dedicato al Carciofo violetto di Schito e, da me documentato prima nella guida al Mangiare Bene di Supereva e successivamente in queste pagine 
Da allora ne è passato del tempo, e il nostro amico ne ha fatta di strada.

Per Idee Sposi 2012 ha realizzato una torta con una dolcissima decorazione di camelie, rendendo cosi’  omaggio alla signora Anna Acampora, Imprenditrice, madre nonna che da anni qui in costiera ricopre un ruolo importante anche nella realizzazione di eventi culturali organizzati dalla FIDAPA e dal Garden associazioni di cui fa parte e al cui interno ha ricoperto cariche importanti e che è stata premiata all’interno della manifestazione con un opera del maestro Federico Iaccarino

La splendida torta realizzata da Pasquale Schettino

La torta racchiudeva nel suo interno una gustosa crema chantilly con fragoline di bosco, vi assicuro, veramente deliziosa.

Mi fa piacere rendere omaggio a lui ed al suo lavoro che svolge con grande passione, dedicandogli queste poche righe, supportate da un reportage fotografico di tutto rispetto, anche se, cari amici,  le foto, probabilmente, non sono obiettive e,  non riescono a mettere in moto i vostri succhi gastrici e stimolare la vostra fantasia per riuscire ad immaginare anche solo lontanamente,  i profumi ed i  sapori delle sue dolci preparazioni.

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Sfinci di san Giuseppe – i dolci tradizionali siciliani per la festa del papà

Sono i dolci caratteristici che tradizionalmente si mangiano a Palermo il 19 di marzo nella ricorrenza della festa di San Giuseppe, una delle celebrazioni più antiche e tradizionali del sud Italia e di questa città.

Hanno alcune caratteristiche particolari, quali una forma irregolare, e sono inoltre condite con crema di ricotta, grani di pistacchio e scorza d’arancia candita.

Sfince, sfingi, sfinci di san Giuseppe

Sono sempre ed ogni caso fritte in grassi ed addolcite con miele o zucchero, così come facevano gli arabi che le

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Le deliziose alla ricotta di Grazia

Le "Delziose"

Questo dolce partenopeo  è tra i più antichi, ed è presente sempre nelle vetrine delle pasticcerie napoletane, facendo bella mostra di se’, tra babà, cassatine, cannoli e choux; esistono anche nella versione mignon.
Questa e’ la ricetta di famiglia di Grazia, custodita in un preziosissimo quaderno e che si tramanda da almeno tre generazioni.
Con questa ricetta potrete preparare una quarantina di “deliziose”.

Pasta Frolla
Ingredienti
– gr 800 di farina
– gr 400 di sugna o burro
– gr 400 di zucchero
– 4 rossi d’uovo
– 1 pizzico di sale
– la buccia grattugiata di due limoni
– acqua o latte q.b.
– 1 pizzico di ammoniaca
– vanillina

NB: Le proporzioni tra gli ingredienti, possono essere cambiare: per ottenere una pasta frolla un po’ più secca si possono utilizzare uova intere anzichè solo tuorli.

Per aumentarne, invece, la friabilità si può aumentare la quantità di burro o quella dello zucchero.

Esecuzione
Procedere con l’impasto come x la pasta frolla, quindi formate dei dischi di 6/7 cm di diametro,adagiateli su una placca rivestita di carta da forno e cuocete in forno a 180° fino a doratura.
Sfornateli e lasciateli raffreddare.

Crema alla ricotta
Ingredienti
– 1 kg di ricotta
– gr 500 di zucchero
– 2 cucchiai di farina
– 1 bustina di vanillina
– cioccolata fondente
– la buccia di 1 limone grattugiato
– gr 150 di mandorle

Esecuzione:
Lavorate la ricotta aiutandovi con una forchetta, aggiungete la farina. la avanillina, la buccia di limone e lo zucchero, lavorate questa crema sul fuoco, fino a quando non comincia a sobollire, a quel punto spegnete il fuoco.
Lasciate raffreddare la crema, unitevi le mandorle tritate ed il cioccolato fondente a scaglie, se piacciono potrete aggiungere anche i canditi.

Farcite i dischi di pasta frolla con la crema, rotolate i bordi nella granella di nocciola e spolverate di zucchero a velo.

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Le Zeppole di San Giuseppe

Michelangelo – Busto di Bacco -1850

Nell’antica Roma il 17 marzo si celebravano le “Liberalia”, feste in onore delle divinità del vino e del grano. Per omaggiare Bacco e Sileno, precettore e compagno di gozzoviglie del dio, il vino scorreva a fiumi: per ingraziarsi le divinità del grano si friggevano delle frittelle di frumento.

Per San Giuseppe, che ricorre solo due giorni dopo (19 marzo), la fanno da protagoniste le discendenti di quelle storiche frittelle: le zeppole di san Giuseppe
Il 19 Marzo, si racconta che i friggitori napoletani si esibivano pubblicamente nell’arte del friggere

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Le Chiacchiere di Carnevale

Le chiacchiere sono i tipici dolci del Carnevale solitamente vengono fritti e cosparsi di zucchero al velo. I nomi variano a seconda delle regioni di provenienza: chiacchiere e lattughe in Lombardia, cenci e donzelle in Toscana, frappe e sfrappole in Emiliacròstoli in Trentino, galani e gale in Venetobugie in Piemonte , ma  “Chiacchiere”, però, sembra essere quello più usato, dal momento che viene adoperato nel Milanese, in Umbria, nel Lazio, in Campania, nella Puglia, nella Calabria, nella Sicilia e nella Sardegna.

chiacchiere

Questo nome, inoltre,  sembra voler alludere al fatto che, nel periodo carnascialesco, si può dire (o fare) qualsiasi cosa, senza timore di essere rimproverati.

Successivamente, prodotte in gran quantità dovevano poi durare per tutto il periodo della Quaresima.

Ingredienti
– gr 350 di farina
– 2 uova
– gr 50 di burro
– 1 bicchierino di liquore
– 2 bustine di vanillina
– gr 50 di zucchero a velo
– 1 pizzico di sale

per la frittura:
– olio di semi di girasole q.b.

Esecuzione:
Disponete su di una spianatoia la farina a fontana, e ponetevi al centro il burro, lo zucchero, la vanillina, le uova, mezzo bicchierino di liquore a vs. piacimento ed un pizzico di sale .
Lavorate bene gli ingredienti fino a qiando non otterrete un impasto liscio ed elastico, al quale darete la forma di una palla e che lascerete così riposare coperto con un canovaccio per una mezzoretta.
Lavorate e spianate la pasta con l’aiuto del matterello o per mezzo dell’apposita macchinetta, dovrete ottenere una sfoglia non troppo sottile dello spessore di 1 mm e mezzo.
Ottenuta una sfoglia liscia e compatta’ con l’aiuto di una rotellina a taglio smerlato, ricavatene delle strisce dello spessore di circa 5 cm per 10 cm, e praticate su ognuna di esse due tagli centrali e paralleli in orizzontale.
Ponete le strisce così ottenute 2 o 3 alla volta in abbondante olio ben caldo ma non bollente, rigirandole continuamente su ambo i lati e facendo attenzione a non bruciarle; appena saranno dorate, toglietele dall’olio e ponetele a sgocciolare sucarta assorbente
Una volta raffreddate, ponetele su di un piatto da portata e cospargetele di zucchero al velo vanigliato.

Chiacchiere al cioccolato

Ingredienti:
– 500 g. farina,
– 100 g. zucchero,
– 50 g. cacao amaro,
– 100 g. burro, 4 uova,
– 1 bustina di lievito,
– 1 bustina di vanillina
– la scorza grattugiata di un arancia
– sale,
– 2 bicchierini di grappa.
Olio per friggere, zucchero a velo.

Chiacchiere al cioccolato

Esecuzione:
Impastate la farina con lo zucchero, il cacao, le uova (una per volta), il burro a temperatura ambiente, il lievito, la vanillina, e la buccia grattugiata dell’arancia, la grappa e un pizzico di sale.
Lavorate fino a che non otterrete una pasta elastica e liscia. Coprite la pasta con pellicola e lasciatela riposare in frigo per 20 minuti. Tirate la pasta allo spessore di 1 mm. Ricavatene dei rettangoli di 6×12 cm, incidete il centro del rettangolo e rovesciate la pasta. Friggete le vostre chiacchiere in abbondante olio bollente, scolatele su carta assorbente e servitele cosparse di zucchero a velo.

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Il Sanremo 2012 di Antonio Cafiero: Gelato “Farfallina Fragolina”alla crema di fragola al profumo di sottobosco argentino

Una creazione golosa tutta dedicata al Festival di Sanremo 2012, la Kermesse canora che quest’anno ha preso il via, nella cittadina ligure il 14 e so protrarrà fino al 18 di febbraio, e che ogni anno incolla allo schermo tutti gli italiani, appassionati di musica e non solo.

Il gelato "Farfallina Fragolina" di Antonio Cafiero

Antonio Cafiero, si è ispirato con il suo  ultimo gelato, a sanremo:
un libidinoso Gelato alla  crema di fragola al profumo di sottobosco argentino  servito con deliziose scaglie di cioccolato che ricordano un’altra golosità: la foresta nera.

Gelato "Farfallina Fragolina"

Potrete degustare il tutto presso la sua Pasticceria di Sorrento al Corso Italia, 142
80067 – Sorrento (NA) info@primaverasorrento.it

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Oggi provo a fare le “briosce” :-)

Brioscie col tuppo

Il termine “brioscia” rievoca in me ricordi di fanciullezza, quando in estate di prima mattina, andavamo a prendere le “graffe”, le “bombe” e le “brioscie” dal mitico “Augusto” diventato successivamente bar Antonietta, ed il sapore di quella “brioscia” preciso bene, “col tuppo“, cioe’ colla pallina al centro,  a colazione, con una bella tazza di caffè caldo, è quanto di più corroborante per scaldare il cuore e far rivivere emozioni della verde età, che è ormai andata e mai più ritornerà…:-)
Galeotto fu i mio incontro, prima telematico e poi reale con un grande uomo, una bellissima persona, Antonino di Maio, che si allevava la sua bella famigliola  di ceppi di lievito madre, “criscito” nel nostro dialetto, fino a quando

poi, tramite Angela Cacace, ho avuto la soffiata ed ho deciso, che dovevo avere ad ogni costo il mio “criscito”

il mio criscito

Così detto fatto, ho contattato Antonino, che da quel momento in poi è diventato il mio mentore nonchè maestro nell’arte della panificazione, panificazione mo…, panificatore è lui, io posso solo definirmi una maestra di pasticci 🙂
Infatti, dopo le rituali spiegazioni di Antonino, che non a caso è anche ingegnere, mi sono coltivata il mio “criscito”, rinfrescandolo seguendo le sue dettagliate istruzioni, e ogni volta la mia mamma, ricordava sua nonna, quindi la mia bisnonna, che “lo rinfrescava” ritualmente nella madia per poi ricavarne il pane per tutta la famiglia.
Poco a poco, io ed il mio lievito abbiam preso confidenza, in effetti è diventato parte di me, del mio essere, prendendo gli odori della mia cucina, della mia vita, crescendo con me, ed io ne seguo i passi ogni giorno, insomma adesso ho anche io il mio bambino, pur non avendo mai avuto la gioia ed il piacere della maternità :-), ed il mio bambino, ora è diventato cuginetto del “criscito” di Angela e nipote diretto di quello di Tonino, insomma proprio una “generazione di fenomeni”, è il caso di dire 🙂

Pizza rustica “salsicce e friarielli”

Ho incominciato a misurarmi, con pizze margherite, focacce, pizze imbottite, con scarole, con broccoli e salsiccia, tutte venute magistralmente devo dire, fino a quando non mi è venuto lo sghiribizzo di provare le mitiche “brioscine” di Antonino

La ricetta che trascrivo è tratta dal suo sito “La Brioscia” dove potrete rendervi conto personalmente di cosa è capace di realizzare questo grande uomo, che sposerei subito a due condizioni: la prima e che dovrei ricredermi sugli uomini, la seconda e che dovrei ricredermi sul matrimonio, la terza è che purtroppo il giovanotto, è felicemente ammojato, e cosi’ io mi tengo il mio 112 fino a quando non mi decidero’ definitivamente di mandarlo dal paese di Pulcinella a quello di Stenterello, ma questi son tuttaltri fatti che di gastronomico hanno molto poco, dicevamo…ah si’ della ricetta di Tonino che potrete trovare qui

Ingredienti: per circa 35/40 brioscine:

– 600 gr farina
– 100 gr zucchero
– 2 uova intere
– 230 gr latte
– 200 gr lievito madre (criscito) (estate)/300 gr (inverno)
– 100 gr burro
– SALE 6/8 gr
– SALUMI MISTI (Salame/posciutto crudo/prosciutto cotto/mortadella) 500 gr
– Chi vuole può aggiungere del formaggio (a me non piace).

Brioscine messe a lievitare

Esecuzione:
Sciogliete il lievito madre con il latte e lo zucchero. Aggiungete la farina (io ho usato quella di manitoba che ben si adatta a questo tipo di preparazioni) e impastate fino a formare una specie di sabbia granulosa. Aggiungete a poco a poco le uova che precedentemente avrete sbattuto leggermente in un piatto.
Quando si sarà formata una pasta omogenea aggiungete a poco a poco il burro ammorbidito (non sciolto) fino ad incorporarlo tutto. Sbattete per qualche minuto nella impastatrice o a mano ( io l’ho fatto a mano: due bicipiti 🙂 (tipo babà). Aggiungete il sale e impastate ancora e infine aggiungete i salumi tagliati a dadini piccoli.

Fate riposare la pasta in luogo tiepido ben coperta per circa mezz’ora, quindi formate delle sferette di circa 60/70 gr cadauna e mettetele in teglia su carta da forno ben distanziate.
Lasciatele lievitare in luogo non ventilato e tiepido (inverno) per circa 14/16 ore. Io preferisco tenerle a lievitare in forno spento. Al mattino successivo toglierle dal forno e portarlo alla temperatura di 230°C in modalità statica.
Quando il forno è ben caldo, alla temperatura impostata, metterle a cuocere in una posisizone bassa, ma non sul fondo, diciamo a un terzo dell’altezza dal basso. Tenerle in forno per 15/16 minuti. Il colorito della parte superiore deve essere sul marrone, come nella foto inferiore.

Brioscine appena sfornate

Se si vogliono lucidare è possibile adoperare del rosso d’uovo spennellato prima di infornarle.

E questa la ricetta delle brioscine rustiche…
Io, invece ho dimezzato le dosi in questa maniera:

– 300 gr farina
– 70 gr zucchero
– 1 uovo intero
– 115 gr latte
– 150 gr lievito madre (criscito)
– 70 gr burro
– sale 4 gr
– la buccia di un limone grattugiato
– 1 bustina di vanillina
– 1/2 bustina di lievito paneangeli
– un po’ di anice
– un po’ di limoncello
e per la procedura vi riporto alle istruzioni della ricetta originale, raccomandando di farle lievitare in un posto riparato e per 14/16 ore.
Prima di metterle in forno ne ho cosparso la superfice con un po di zucchero, e ne ho messo ancora un po su appena sfornate, questo ovviamente se volete servirle come dolce e accompagnarle al latte o al te della prima colazione.

Il risultato ottenuto è stato ottimo, poichè non sono risultate dolcissime, quindi adatte per essere imbottite sia con marmellate o nutella, o anche per un spuntino agrodolce, con qualche fettina di prosciutto, salame e formaggio.

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Torta della dodicesima notte – Twelfth Night Cake – (Gran Bretagna)

Torta della dodicesima notte (Twelfth Night Cake)

« If music be the food of love, play on
Give me excess of it, that, surfeiting,
The appetite may sicken, and so die. »

«
 Se la musica è l’alimento dell’amore, seguitate a suonare,
datemene senza risparmio, così che, ormai sazio,
il mio appetito se ne ammali, e muoia. »
(Orsino, atto I, scena I)

William Shakespeare

Quando parliamo di dodicesima notte, non possiamo fare a meno di ricordare la commedia in cinque atti scritta da William Shakespeare tra il 1599 e il 1601.
La dodicesima notte o Quel che volete (in inglese: Twelfth Night, or What You Will)

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I dolci dell’Epifania

La befana distribuisce i doni

Tanti i proverbi popolari dedicati a questa ricorrenza quello più famoso è: L’Epifania tutte le feste porta via,

In questo giorno , ormai da secoli,  ha  la spiacevole peculiarità di concludere il ciclo delle feste dell’anno liturgico,  scopriamo insieme qualcuna delle vecchie  tradizioni, non solo gastronomiche legate alla festa più  desiderata dai bambini.
Celebrazione tradizionalmente legata al cibo, ma non tanto per la particolarità delle preparazioni collegate, quanto piuttosto per l’usanza di riempire di tante cose buone le calze appese al camino dai piccini.

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Le Pecorelle di Genga (AN) (Marche)

Le pecorelle di Genga

Genga è una piccolo borgo cinto da mura situato su un alto poggio, distante 65 km da
Ancona
. Fu l’antica patria dei conti della Genga da cui discese papa Leone XII. Oggi è famosa per le vicine grotte di Frasassi, il complesso carsico più vasto e noto d’Italia, nella valle del torrente Sentino.

Ingredienti:
Per la sfoglia

– 1/2 kg di farina di grano;
– 4 uova
– 100 gr di zucchero
– 50 gr di strutto fuso
– 1 bustina di lievito per dolci
– 1 bicchierino di mistra’;
– scorza di limone grattugiata;
– acqua calda.

Per il ripieno:
– 250 gr di marmellata di mele
– 100 gr di uva passa
– 100 gr di mandorle tritate
– 100 gr di fichi secchi tritati;
– 50 gr di noci tritate
– 100 gr di mele tritate
– 250 gr di sapa
– 1 pizzico di cannella in polvere

Pecorelle di Genga

Esecuzione:
Preparate una sfoglia con la farina, le uova, lo zucchero, lo strutto fuso, il mistrà ed una bustina di lievito, lavoratela bene stendetene due sfoglie di pasta abbastanza spesse e lasciate riposare.

In una terrina impastate tutti gli ingredienti per il ripieno. Con un cucchiaio sistemate il composto sulla sfoglia in modo da formare dei mucchietti non molto vicini tra di loro e ricopriteli con l’altra sfoglia avendo l’accortenza di premere i bordi intorno al ripieno.

Date la forma, ritagliando con un coltello appuntito, di pecorella, o di fiasco, o di befana.

Spalmate con il rosso d’uovo, allineate in una capace placca unta e cuocete a 150 gradi per mezzora.

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Ciambella dei Re Magi – (Liguria di Ponente)

Ciambella dei Re Magi

Ingredienti:
– gr 300 di farina
– gr 300 di farina Manitoba
– gr 130 di zucchero
– gr 140 di olio di oliva
– gr 100 di latte
– 1 tuorlo
– gr 50 di uvetta
– 1 uovo
– 1 limone
– gr 70 di canditi
– gr 35 di lievito di birra
– 2 pizzichi di sale

Ciambella dei Re Magi - Liguria di Ponente

Esecuzione:
Mescolate insieme le farine. Sciogliete il lievito di birra in 80 gr di acqua tiepida, quindi miscelatevi 80 gr di farina e 1 cucchiaino di zucchero. Coprite l’impasto con un canovaccio inumidito e lasciate lievitare in luogo tiepido per 30 minuti.
Preparate un secondo impasto con 120 gr di farina, lo zucchero, l’olio di oliva, il latte tiepido e le uova. Unitelo al primo impasto lievitato. Lavorate bene la pasta e lasciatela lievitare coperta e il luogo tiepido  per 1 ora (il suo volume deve raddoppiare). Riprendete l’impasto e aggiungete la farina restante, la buccia grattugiata del limone (attenzione a non grattugiare il bianco che rende amaro) e il sale. Lavorate energicamente e a lungo, fino a rendere la pasta omogenea e morbida. Completate con i canditi e l’uvetta. Dividete la pasta in 3 parti uguali, formate la treccia e adagiatela nello stampo già unto e infarinato. Coprite la ciambella con un canovaccio e lasciatela lievitare per altri 60 minuti.
Cuocete in forno a 170° per 35 minuti, abbassate la temperatura a 160° e proseguite la cottura per altri 5/10 minuti. Quando la ciambella  risulterà cotta, sfornatela e mettetela a raffreddare su una griglia.

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Anicini – Anexin (Liguria)

Anicini, anexin liguri

Anicini (Anexin)

Ingredienti:
– gr 500 zucchero
– 10 uova
– acqua aromatica ai fiori d’arancio
– 1 cucchiaio semi di anice
– gr 400 farina
– burro per ungere

Esecuzione:
In una grande recipiente meglio se di vetro, lavorate i soli tuorli con lo zucchero, mescolandoli con un cucchiaio di legno. A parte montate a neve gli albumi,ed uniteli ai tuorli, aggiungete i semi di anice e l’acqua aromatica. Mescolate ancora con cura quindi unite, per ultima, la farina.
Mescolate adagio e lasciate riposare un attimo.
Intanto ungete con il burro le pareti di uno stampo largo circa 10 cm, oppure procuratevi in negozi specializzati delle apposite scatole di carta resistente, strette e discretamente lunghe, da imburrare anch’esse; riempite gli stampi con l’impasto, spianate la superficie e mettete a cuocere in forno, già caldo a 170-180°, per circa 20 minuti.
Sfornate gli stampi, lasciate raffreddare quindi, una volta tolto l’impasto, tagliatelo a fettine, dello spessore di circa 2 cm e della grandezza di cm 4 x 6, stendete quest’ultime in una placca da forno e rinfornate per biscottarle. Servite gli anicini freddi. Si conservano a lungo racchiusi in scatole di latta, con coperchio a chiusura ermetica.

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