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E' inutile versare rum…

Category: Feste Tradizionali (Page 1 of 2)

La Giaurrina il dolce tipico di san Sebastiano a Barcellona Pozzo di Gotto

Il sodoma Martirio di san Sebastiano

Il sodoma Martirio di san Sebastiano

Le notizie storiche giunte fino a noi su san Sebastiano sono molto poche, ma la diffusione del suo culto ha resistito ai millenni, ed è tuttora molto vivo. San Sebastiano fu sepolto nelle catacombe che ne hanno preso il nome. Il suo martirio avvenne sotto l’imperatore Diocleziano.
Fu militare romano, martire per aver sostenuto la fede cristiana; venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa Cristiana Ortodossa, è oggetto di un culto antichissimo. Nacque a Milano sotto la dominazione dell’Imperatore Diocleziano, il padre era di Narbona e la madre

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La Torta degli addobbi o torta di riso bolognese

Papa Urbano IV

Papa Urbano IV

Fu Urbano IV che istitui’ l’11 agosto 1264 la festività religiosa del
Corpus Domini, più correttamente chiamata Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo.
Ma l’idea di una festa volta a celebrare il Santissimo Sacramento, non fu sua ma di una santa monaca agostiniana, Giuliana di Cornillon chiamata anche Giuliana di Liegi vissuta nella prima metà del Duecento, contattando ripetutamente, con grande insistenza, molti ecclesiastici, tra i quali anche l’arcidiacono di Liegi,  -dopo alcune visioni avute in gioventù –

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Le Delizie di Sant’Antonio da Padova

Tra i santi più noti e venerati nel nostro paese, particolare attenzione merita Antonio da Padova, il “santo dei miracoli”, che fa ritrovare le cose perdute, ma è

Sant'Antonio da  Padova

Sant’Antonio da Padova

soprattutto un grande maestro spirituale, così come indica il titolo di “dottore evangelico” attribuitogli dalla Chiesa Cattolica.
Padova è la città del Santo, qui sono custodite le sue spoglie, e dunque il suo culto è molto sentito.
Fernando Martins de Bulhões nacque a Lisbona il 15 agosto 1195 in portoghese Santo António de Lisboa, religioso canonizzato dalla Chiesa cattolica e proclamato nel 1946 dottore della Chiesa.
Abbraccia la vita monastica a Coimbra dal 1210 (fu monaco agostiniano) e, successivamente dal 1220 frate francescano. Viaggiò molto, vivendo prima in Portogallo quindi in Italia ed in Francia.

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I Gigi (Giggi) eoliani

Michele Belfiore

Michele Belfiore

Non conoscevo questi dolcini, tipici di carnevale, ma che si possono

trovare in tutto l’anno, è stato il mio amico Michele Belfiore, che trascorrendo molto

del suo tempo da felice pensionato, giu’ a Lipari, che me li ha fatti assaggiare per la prima volta.

La consistenza di queste delizie è molto simile agli struffoli campani, ma la variante eoliana si differenzia nel gusto.

Non sono esclusivamente eoliani ma li ritroviamo in altre parti della Sicilia e regioni meridionali, pur con qualche differenza.
La ricetta e’ quasi definibile familiare, come tanti dolci locali ogni famiglia e’ depositaria della ricetta, che è “tramandata”.
A metà tra il gusto delle tradizionali chiacchiere, le zeppole venete, le frappe  Romane e gli struffoli napoletani.

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Il san Valentino di Vico del Gargano protettore degli agrumi

Sempre di san Valentino si tratta, si quello umbro che fu decapitato, per ordine del prefetto romano Placido Furio sotto le persecuzioni dell’imperatore Aurelio, correva l’anno 273 d.C. ed era il 14 di febbraio.

San Valentino a Vico del Gargano

San Valentino a Vico del Gargano

Da quella data in poi, il santo umbro è diventato protettore di tutti gli innammorati.
Ma san Valentino non è solo patrono di Terni, ma di tante città qui in Italia, tra queste c’è un meraviglioso

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‘A Purpetta ‘e pastenaca ( polpetta di carote)

Come ben sappiamo il 14 febbraio viene festeggiato san Valentino, patrono di Terni, ma anche di altre città italiane, come Abriola in

Busto di san Valentino a san Valentino Torio foto Fiore Barbato

Busto di san Valentino a san Valentino Torio foto Fiore Barbato

provincia di Potenza e di Vico del Gargano
in provincia di Foggia.
Qui in Campania il santo umbro è patrono di san Valentino Torio, in provincia di Salerno, dove durante i locali festeggiamenti c’è la sagra della purpetta e pastenaca (polpetta di carote).
San Valentino è un territorio prevalentemente agricolo situato nella Valle del Sarno e dista circa 25 km da Salerno e circa 41 km da Napoli.
Dopo 1863 il Comune di San Valentino, assunse la denominazione attuale: divenne,  cioè, San Valentino Torio.

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Olivette di Sant’Agata (alivetti o aliveddi ri Sant’Àjita)

A Catania, tra i dolci tipici dolci tradizionali preparati per la ricorrenza di sant’Agata patrona della cittadina siciliana oltre alle famosissime Minne di Vergine vi sono le le olivette di sant’Agata (in siciliano alivetti o aliveddi ri Sant’Àjita) che vengono preparate prima e

Sant'Agata

Sant’Agata

durante la festa della santa.
Sono dolci a forma di oliva realizzati in pasta di mandorla ricoperti di zucchero e colorati di verde. Esiste anche una variante dove le tradizionali olivette sono ricoperte di cioccolato
Questo dolce si ricollega ad un avvenimento narrato nella agiografia della santa.
Un giorno, il proconsole Quinziano fu informato che in città, tra le vergini consacrate, viveva una nobile e bella fanciulla. Decise allora che

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Le zeppole natalizie metesi (della funesta Teresa)

Galeotta fu la Rai Tv, e per essere precisi, insieme a Carolina Ciampa e all’amico Giuseppe Caterino che ha realizzato per Tg3 Campania, per la rubrica “cucina in Campania” un servizio sulle nostre tipiche

Io e Giuseppe Caterino

Io e Giuseppe Caterino

zeppole natalizie, dicevo galeotta, poiche’ in questi giorni ho trascritto non so quante volte la ricetta di questa prelibatezza, che essendo un prodotto, tipico, proprio nostro, mio, della mia terra, fieramente ne racconto sempre, da quando cominciai a scrivere di gastronomia sulla guida di supereva, che ho curato per lungo tempo, per cui mi  è sembrato piu’ che giusto, scriverne ancora e con un articolo nuovo di zecca.

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Il cenone di Capodanno degli Esposito

Gli Esposito, nati dalla penna del mio amico Pino Imperatore, risiedono alla Sanità, in uno dei quartieri più popolari, ricchi di storia e di tradizioni di Napoli città dalle mille

Pino Imperatore

Pino Imperatore

contraddizioni e dalle tante difficoltà. In questo rione è nato il principe della risata Totò.
Tonino Esposito è qui che vive, con la sua famiglia allargata, orfano di un boss della camorra. Tonino riceve dal clan un sussidio mensile e potrebbe vivere di rendita. Invece si intestardisce a voler imitare le gesta paterne, senza riuscirvi. Perché è goffo, sfigato, arruffone, incapace di difendersi: un antieroe tragicomico e decadente, che tra incubi e visioni, ingenuità e imbranataggini, ne combina di tutti i colori.

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Torta di Sant’Alessandro

Del Sant’Alessandro che cade il 26 di agosto, sappiamo che è patrono della città di Bergamo, città in cui subi anche il martirio per decapitazione (a Bergamo, sul sagrato della Chiesa a lui intitolata vi è la colonna che indica il luogo della decapitazione) terminando i suoi giorni, 26 agosto 303.

Sant'Alessandro di Bergamo

Sant’Alessandro di Bergamo

Venerato come santo dalla Chiesa cattolica, fu alfiere della leggendaria legione Tebea, composta da soldati egiziani della Tebaide e comandata dal generale romano Maurizio anch’egli venerato dalla Chiesa cattolica con il nome di san Maurizio.

Secondo la tradizione, la centuria di cui Alessandro era comandante fu spostata intorno all’anno 301 dalla Mesopotamia alle regioni occidentali, prima a Colonia, poi a Brindisi, sino a giungere in Africa.

Durante il lungo viaggio dei legionari, diverse persecuzioni contro i cristiani furono ordinate dall’imperatore Massimiano, ma i soldati si rifiutarono di eseguire gli ordini pagando con la decimazione, avvenuta ad Agaunum, nell’odierna Saint Maurice-en-Valais che si trova nel cantone Vallese, in Svizzera.

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Ferragosto: tra tradizioni popolari e gastronomiche

Il 15 di agosto la Chiesa cattolica festeggia la ricorrenza dell’Assunzione di Maria. Il “Dogma” fu sancito da Pio XII il 1º novembre 1950, anno santo, attraverso la costituzione

Pio XII

Pio XII

apostolica Munificentissimus Deus (incipit latino, traducibile: “Dio generosissimo”), ma  già prima era presente nella tradizione apostolica cui si rifanno i cattolici. Ma anche in tradizioni orali e scritte di tutto il mondo antico, apocrife e no, in Occidente e in Oriente, da Giovanni Damasceno a Gregorio di Tours. Secondo queste tradizioni, Maria sarebbe spirata a Gerusalemme o a Efeso, dai 3 ai 15 anni dopo la morte del Cristo.  Per alcuni, sarebbe stata accompagnata nel suo viaggio celeste dall’arcangelo Gabriele, per altri da una nube misteriosa. Per altri ancora, prima di quel viaggio, il suo corpo trovò breve riposo

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Lo zuccherino Montanaro

Lo zuccherino montanaro bolognese, rientra nell’ Elenco dei prodotti agroalimentari

zuccherini

zuccherini

tradizionali dell’Emilia-Romagna,  antico dolce della montagna , bolognese. è un biscotto caratterizzato dalla presenza  nell’impasto di semi di anice o aroma naturale di anice e ricoperto da una glassa composta essenzialmente da zucchero e liquore di anice.
Nel comune di Grizzana Morandi, il 15 di agosto, a partire dalla tarda mattinata vengono allestiti stand per le vie del paese per la tradizionale sagra di Re Zuccherino.

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Porrea – Torta di Porri dei monaci di S. Lorenzo in Firenze

La notte di san Lorenzo, che cade in pieno agosto, c’è l’usanza e la tradizione di osservare le stelle cadenti, chiamate anche “lacrime di san Lorenzo”

Stelle cadenti

Stelle cadenti

In realtà, queste,  sono conosciute anche con il nome di  Perseidi ed in Grecia rappresentano la Trasfigurazione del Signore che cade il 6 agosto.
Solo nell’Ottocento venne scoperto il loro legame con la cometa Swift-Tuttle  che si deve all’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli a cui è intitolato l’osservatorio astronomico a Sacro Monte vicino Varese:  il quale nel 1866, a seguito del passaggio al perielio della cometa del

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L’anello di san Luigi Gonzaga

Con la festività di san Luigi Gonzaga, il 21 di giugno, inizia l’estate, dopo questa ricorrenza, è un susseguirsi di festeggiamenti di santi e patroni la cui tradizione è molto sentita nel nostro paese, infatti dopo di lui seguono, le ricorrenze di san Giovanni Battista il 24 a cui è legata la tradizione del “nocillo”,

san Luigi Gonzaga

san Luigi Gonzaga

san Pietro e Paolo il 29 di giugno, e ancora la Madonna delle Grazie, che si festeggia il 2 di

luglio,  sant’Anna e san Gioacchino il 26 di luglio, potremmo continuare ancora, ma ci fermiamo qui per raccontare la figura di san Luigi Gonzaga al quale è legato, come vedremo, un tipico dolce di  Castiglione delle Stiviere, qui Luigi Gonzaga  vede la luce il 9 marzo 1568 spegnendosi a Roma,  il 21 giugno 1591, giorno in cui lo si festeggia, gesuita è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.

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Le zeppole di san Giuseppe della Casa del Dolce a Piano di Sorrento.

Ho tanti amici, che sono nel settore gastronomico, ed ogni tanto vado a disturbarli, oggi è toccato a Giusy Aversa, che lavora nella Pasticceria a gestione familiare la “Casa del

Le zeppoline di san Giuseppe de La Casa del Dolce

Le zeppoline di san Giuseppe de La Casa del Dolce

Dolce” a Piano di Sorrento, un’attività artigianale, fondata da suo Papà Mattia, che ora non c’e’ piu’, ma tutta la famiglia da molti anni, Carmine Pollio, il pasticciere, ci lavora da 40 anni ed ha incominciato da ragazzino, sotto la magistrale direzione di Mattia Aversa, è cresciuto in mezzo a tante delizie, carpendo e seguendo i consigli del grande Maestro.

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…Dei Migliacci di Carnevale

Il Migliaccio, parola dai significati diversi secondo le regioni, ma dall’origine comune.
Deriva infatti dal miglio, la cui farina era un tempo usata per numerose preparazioni, e

Miglio

Miglio

forse rappresentò il principale grano di polenta, finchè non si diffuse quella del mais.
un tempo con questo nome veniva designata una torta o focaccia a base di miglio.

Attualmente esistono alcuni prodotti sul nostro territorio che portano questo nome che rievocano le loro umili origini ma la farina di miglio non è piu’ tra gli ingredienti, sostituita appunto da quella di mais ed è il caso del Migliaccio toscano che è una focaccia a base di

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Carnevale: tra tradizioni popolari e gastronomia

Tradizionalmente il carnevale è il periodo che precede la Quaresima ed è festeggiato in tutto il mondo con feste mascherate, sfilate di carri allegorici, danze.

Costume del Carnevale di Venezia - Foto Gianni Coppola

Costume del Carnevale di Venezia – Foto Gianni Coppola

La conclusione è il martedì grasso, che precede il mercoledì delle ceneri, e primo giorno di Quaresima. Le origini del nome sono con molta probabilità derivanti dal latino medievale carne levare, cioè “togliere la carne” dalla dieta quotidiana, in osservanza del divieto nella religione cattolica

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Berlingozzo o Berlingaccio

Il Berlingozzo è uno dei dolci di carnevale toscani, già celebrato da citato da poeti cinquecenteschi e da Lorenzo il Magnifico.

Lorenzo il magnifico

Lorenzo il magnifico

Molto simile ai brigidini, tipici soprattutto del pistoiese, sono però più ricchi di zucchero ed uova.
A Lamporecchio c’é una vera e propria tradizione tenuta viva da alcuni artigiani pasticceri che lo preparano proprio come una volta.
Talvolta si aggiungono i semi di anice ed una presa di sale.
Varie versioni di questo dolce:
L’impasto viene diviso in triangoli che successivamente vengono posti sulla placca del forno e fatto cuocere ad una temperatura moderata.
Vengono serviti con Vin Santo o con Marsala, con l’aggiunta di lievito e l’uso di altre essenze aromatiche (tranne l’anice): i dolci prendono allora il nome di

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Teste di turco – Testi di Tùrcu

Le Teste di Turco, Testi di Tùrcu, sono tipiche della sicilia e ritroviamo soprattutto nel comune di Castelbuono, in provincia di Palermo.
In molte altre località dell’isola con lo stesso nome vengono indicati dolci con ricette differenti. E’ un un dolce di origine araba che viene preparato per le feste di Carnevale.

Maria santissima delle milizie

Maria santissima delle milizie

Un dolce storico legato al ricordo della vittoria dell’esercito cristiano guidato da Ruggero d’Altavilla contro i turchi del 1091.
A Scicli, in provincia di Ragusa, vengono

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Orruviolos (orrubiolos)

Orruviolos

Dolce di carnevale sardo, detti anche (Rossignoli o Rossini)

Un grazie all’amico Caralau di Lingua e Cultura Sarda che mia ha aiutato nella ricerca sulle informazioni e la storia di questo dolce sardo, non tra i più conosciuti, ma tipico del

mamuthones

mamuthones

carnevale.

Cominciamo con l’analizzare il nome:arrubioluarrubio’u (in Campidanese, cioè nel sud della Sardegna);
orrubiolu (nei dialetti centromeridionali e in Ogliastra);
orruviolos e rujolus (dialetti centro settentrionali)…In generale possiamo dire

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La Torta di san Biagio di Cavriana

San Biagio, tra i tanti paesi di cui è patrono, lo è anche di Cavriana in provincia di Mantova, dove in occasione della sua ricorrenza viene preparata una torta che porta il suo nome: la Torta di San Biagio di Cavriana che viene preparato tradizionalmente in

Cavriana - Fiera di san Biagio

Cavriana – Fiera di san Biagio

occasione della festività del santo.

E’ un dolce dal sapore di mandorle e cioccolato, di forma circolare l’impasto, non è lievitato, ed è caratterizzato da una consistenza friabile.
Sulla superficie, le strisce ricavate dall’avanzo della pasta usata per foderare la tortiera, disegnano dei rombi sotto i quali si può riconoscere il colore scuro del ripieno.

In origine la torta a base di mandorle pare che avesse un diametro di oltre tre metri,  veniva poi tagliata ed offerta al pubblico convenuto in Piazza Castello.

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Le Tradizioni della Candelora

Il 2 febbraio la Chiesa Cattolica celebra la Presentazione del Signore,  anche detta della Purificazione di Maria, poiché, secondo l’usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi ed il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.

Presentazione di Gesù al Tempio

Presentazione di Gesù al Tempio

Popolarmente è  chiamata festa della Candelora, poiché in questo giorno vengono benedette le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento della presentazione al Tempio di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi. Nunc dimittis è il Cantico di Simeone con il quale chiede congedo a Dio perché ha finalmente potuto vedere il Cristo.
Solo nel VII secolo la Chiesa Romana adattò questa celebrazione al 2 febbraio in una festa che già  veniva celebrata in Oriente fin

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La Crepes (crêpe) della Candelora

La crêpe è un tipo di cialda sottile, morbida ed elastica, cotta su una superficie rovente tonda, farcite di ripieni vari, dolci o salati vengono arrotolate su se stesse per racchiuderli.

crepes

L’impasto viene realizzato con latte, uova, farina.
Notoriamente sono il simbolo della cucina francese, ma preparazioni simili sono presenti in vari paesi d’Europa.
Il nome, francese, deriva dal termine latino crispus (arricciato, ondulato).
Le crêpes condividono le origini di altre preparazioni a cialda e delle gauffres, ma l’attuale preparazione con la farina di frumento divenne comune solo nel IX secolo.

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Le Tradizioni della Candelora – 2

precedente
Sebastiano Pauli, nel suo libro intitolato “Modi di dire toscani ricercati nella loro origine“, dà una spiegazione decisamente bellica a questo modo di dire, secondo l’autore, infatti, tale espressione linguistica deriverebbe da un problema logistico in tempo di guerra: era necessità, verso la fine di gennaio di molti anni fa, di far passare un cannone

Giorni della Merla

Giorni della Merla

chiamato la ‘Merla’ al di là da un fiume.
Il grande freddo di quei giorni ne fece gelare le acque offrendo così un’occasione per risolvere il problema del trasporto.
Ma perché si dice che questi sono i giorni più freddi dell’inverno?

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Le gustose tradizioni san Biagio

San Biagio è ricordato dalla chiesa il 3 febbraio quando fu decapitato,  non viene  invocato nelle Litanie dei Santi, però si trova nel numero dei Santi Ausiliatori, il che significa che è stato tra i santi più venerati e popolari per ben oltre un millennio,  non solo patrono di Maratea, il santo armeno è patrono di almeno 24 importanti centri in Italia tra i quali Ragusa, Ostuni, Ruvo, Fiuggi.

I 14 santi ausiliatori

Biagio, era un medico di origine armena che visse nel IV secolo, divenne vescovo della città di Sebaste dove operò numerosi miracoli.

E’ venerato come santo sia dalla Chiesa cattolica che e dalla Chiesa ortodossa.
Durante la persecuzione di Licinio venne arrestato dal preside Agricolao, a causa della sua fede venne imprigionato dai Romani, durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana; per punizione fu straziato con i pettini di ferro, che si usano per

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Le Tradizioni gastronomiche di Santa Barbara Aghia Varvara in Grecia

Santa Barbara  nacque Nicomedia, III secolo – 306 circa ed è venerata come santa e martire  sia dalla Chiesa cattolica che dalla Chiesa ortodossa.
Non abbiamo dati certi sulla sua vita, ma ormai Barbara Αγία Βαρβάρα è diventata una figura leggendaria

Santa Barbara

grazie alla Legenda Aurea e il suo culto molto popolare ed è invocata contro i fulmini le esplosioni e le morti improvvise e violente, ed è patrona indiscussa degli Artificieri,E.O.D.,Vigili del fuoco, minatori, marinai, artiglieri, architetti, muratori, campanari, ombrellai.

Nacque nel III secolo d.C. in Asia Minore, in quella che è l’attuale İzmit, porto dellaTurchia, a quei tempi Nicomedia, per poi trasferirsi successivamente a Scandriglia, in provincia di Rieti.

Si racconta che suo padre, Dioscuro, di religione pagana, l’avesse rinchiusa in una torre per proteggerla dai suoi pretendenti e per evitare che utilizzasse le terme pubbliche, gliene fece costruire di private.

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Risengrød e Risalamande tradizioni di Natale tra Danimarca e Svezia

Risengrød in Danimarca, Risgrynsgröt in Svezia, piatto a base di riso, di latte e di mandorle viene servito nella cena della vigilia di Natale in Danimarca, preparato sia per i componenti della famiglia e, tradizionalmente,

Risengrød

come offerta a Nisse che è uno spiritello dalle sembianze di uno gnomo, le cui origini risalgono al 1800, e,  che protegge le aziende agricole i bambini, a quanto pare possiede anche un caratterino un po dispettoso, difatti bisogna lasciargli del  Risengrød, suo piatto preferito per accattiverselo e beneficiare della sua protezione.

un po come tradizionalmente vengono lasciati latte e biscotti per Babbo Natale in Nord America.
Una mandorla singola pelata viene aggiunto al piatto prima di portarlo in tavola e, chi la trova è probabile che si sposi entro l’anno.

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Tradizioni di Halloween Irlandesi – Oíche Shamhna

Nelle settimane che precedono la festività di Halloween è tradizione, nelle case irlandesi, preparare un delizioso dolce, il barn-brack che è una pagnotta a base di frutta, il nome deriva dal gaelico irlandese Breac Bairin che letteralmente significa pagnotta maculata.

Oíche Shamhna

In ogni famiglia la tradizione vuole che ogni membro della famiglia deve mangiarne una fetta, ma bisogna fare attenzione, poichè assaporando il piacevole intngolo, ci possono essere diverse sorprese nascoste all’interno della torta.
Se ad esempio si trova uno straccetto il proprio futuro finanziario non sarà un granché; se si trova una moneta si prevede un anno prospero e, mentre l’anello, infine, è segno di amore e felicità.

Un’ altra consuetudine prevede che, ogni membro della famiglia, metta una foglia di edera dentro una tazza di acqua e la lascia in ammollo per tutta la notte, senza toccarla. Se al mattino la foglia è ancora intatta e senza macchioline la persona che l’ha messa nella tazza può essere sicura di vivere 12 mesi in piena salute, fino al successivo Halloween.

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Pere Mast'Antuono

Angie su Mondo del Gusto

Per Ferragosto, il mio caro amico Vincenzo Califano, ha voluto sorprendermi, inserendo nelle pagine del rotocalco telematico gastronomico “Mondo del Gusto” nella sezione dedicata alla mia amata costiera un articolo su di me e sulle ricette tipiche del ferragosto e cioe’ le “Pere mastantuono ‘mbuttunate” e le “Melenzane con la cioccolata”
Ed ecco a voi un piccolo stralcio:

Pere Mastantuono dolce tradizionale di ferragosto a Sorrento foto di Angie Cafiero

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Nocino Modenese

L’Emilia Romagna è conosciuta per la sua eccellente gastronomia, e Modena e la sua provincia sono uno dei suoi fiori all’occhiello.

Modena Piazza Grande

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Il nocino ed il magico rituale della notte di san Giovanni

Il nocino e le noci di san Giovanni

“… unguento unguento
mandame alla noce de Benevento
supra acqua et supra vento
et supra omne maltempo “.

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Leggende e Tradizioni di San Patrizio

San Patrizio cade il 17 di marzo giorno della sua morte,  e come è ben noto, viene festeggiato da tutte le comunità irlandesi del mondo, oltre che nella nazione di cui è patrono insieme a Santa Brigida e a San Columba di Iona.

Il fiume Hudson in occasione dei festeggiamenti di san Patrizio

Il verde trifoglio  è il suo colore ed è anche la gradazione usata nella bandiera dell’Irlanda, ed è per questa ragione che è anche chiamato verde irlandese.

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La Pastiera di Nonna Rachele

Cucina Teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti – Edizione del 1839

La pastiera napoletana, quella doc, non prevede aggiunta di ulteriori ingredienti oltre quelli contemplati dalla ricetta tradizionale, anzi, per dirla tutta, la Pastaccia del Cavalcanti non aveva nulla a che vedere con le attuali realizzazioni era infatti un composto di farina, uova, acqua sale e pochissimo strutto (le dosi non sono precisate).
Mi piace raccontare della pastiera, prima di trascrivere la ricetta di Nonna Rachele, con questo divertente aneddoto, realmente accaduto.
Figuriamoci, per i puristi, l’ortodossia di aggiungere, pezzetti di cioccolata, o addirittura le mandorle previste nella ricetta di nonna Rachele.
Vorrei anche parlarvi di Nonna Rachele, ma non so molto anzi, io non l’ho mai conosciutoa ma ha lasciato in eredità la sua preziosa ricetta, alla nipote Alessandra

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La Pastiera napoletana, tra storia e leggenda

La pastiera accompagnò le feste pagane che celebravano il ritorno della primavera, durante le quali le sacerdotesse di Cerere
portavano in processione l’uovo, simbolo di vita nascente.
La tradizione del grano o farro, misto alla morbida crema di ricotta, potrebbe invece derivare dal pane di farro delle nozze romane, dette appunto ” confarratio “.
Un’altra ipotesi la fa risalire alle focacce rituali che si diffusero all’epoca di Costantino il Grande, derivate dall’offerta di latte e miele, che i catecumeni ricevevano nella sacra notte di Pasqua al termine della cerimonia battesimale.
Tra le storie piu’ popolari legate a questo tradizionale dolce partenopeo, conosciuto sinanche fuori dai confini italici, vi e’ quella legata al mito della Sirena Partenope che con il suo canto allietava gli abitanti di quella città che sarebbe divenuta Neapolis e poi Napoli, e

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Prove tecniche di Casatiello con “criscito” o lievito madre: ricetta di Tonino Di Maio

Coltivando il mio “criscito” o lievito madre, o pasta madre, o biga, chiamatelo come vi pare, ho pensato bene di cimentarmi nella preparazione dei casatielli dolci di pasqua, ero in prove tecniche, sperimentando la ricetta del mio mentore, Antonino di Maio, qui sotto è riportata la sua ricetta, di fianco le modifiche da me apportate, visto che ho dimezzato la dose.

il mio primo panetto messo a lievitare

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Tortano o casatiello????

Tortano o casatiello??? Un dilemma tutto napoletano

Il casatiello è la tipica torta rustica napoletana. Rappresenta la Pasqua di cui ne conserva i simboli: il salame, il pecorino, e sopratutto le uova fissate con delle croci di pasta. E’ ottimo sia caldo che freddo. Ideale per le gite nel giorno di Pasquetta.

Il Casatiello e’ tipico della tradizione culinaria napoletana del giorno di Pasqua, ma non eccediamo perche sicuramente non e’ tra le vivande piu’ dietetiche, anzi a Napoli, quando si parla di una persona pedante, logorroica e noiosa, spesso sentiamo esternare l’esclamazione “I’ che casatiello!”

Appartiene alla famiglia delle torte pasquali salate. Così come il tortano. (la torta pasquale dolce più famosa è certamente la pastiera)

Il termine casatiello deriva da“caso”, che

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Sfinci di san Giuseppe – i dolci tradizionali siciliani per la festa del papà

Sono i dolci caratteristici che tradizionalmente si mangiano a Palermo il 19 di marzo nella ricorrenza della festa di San Giuseppe, una delle celebrazioni più antiche e tradizionali del sud Italia e di questa città.

Hanno alcune caratteristiche particolari, quali una forma irregolare, e sono inoltre condite con crema di ricotta, grani di pistacchio e scorza d’arancia candita.

Sfince, sfingi, sfinci di san Giuseppe

Sono sempre ed ogni caso fritte in grassi ed addolcite con miele o zucchero, così come facevano gli arabi che le

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Le Zeppole di San Giuseppe

Michelangelo – Busto di Bacco -1850

Nell’antica Roma il 17 marzo si celebravano le “Liberalia”, feste in onore delle divinità del vino e del grano. Per omaggiare Bacco e Sileno, precettore e compagno di gozzoviglie del dio, il vino scorreva a fiumi: per ingraziarsi le divinità del grano si friggevano delle frittelle di frumento.

Per San Giuseppe, che ricorre solo due giorni dopo (19 marzo), la fanno da protagoniste le discendenti di quelle storiche frittelle: le zeppole di san Giuseppe
Il 19 Marzo, si racconta che i friggitori napoletani si esibivano pubblicamente nell’arte del friggere

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Pizza di Carnevale Sorrentina

Giandomenico Tiepolo Pulcinella acrobati

I piatti piu’ noti del periodo di carnevale sono senza alcun ombra di dubbio, le chiacchiere, o frappe, o cenci, i nomi cambiano in ogni regione della nostra piccola Italia, l’altro piatto e’ qui in campania tradizionalmente la lasagna, ma in penisola sorrentina, il giorno di carnevale non riusciamo a fare a meno della “Pizza di carnevale”, generalmente accompgnata dai friarielli saltati in padella.
Il giorno di Carnevale, tutti i maschietti ricevono gli auguri, infatti si dice: “si’ propeto nu carnuvale”, ed il giorno dopo, il primo giorno di Quaresima, a ricevere gli auguri siamo noi femminucce, e i maschietti solitamente ricambiano dicendo: “si’ propeto na Quaresima”

Pizza di Carnevale

Ingredienti:

Pizza di Carnevale previa cottura

– gr. 200 di farina
– 3 uova
– gr. 200 di burro
– 3 cucchiai di parmigiano
– gr. 300 di mozzarella o provola
– gr. 300 di ricotta
– gr. 300 salsiccia

Esecuzione:

Questo piatto si mangia nel periodo di Carnevale ed e veramente molto consistente. Ve lo consiglierei come piatto unico o accompagnato da qualche verdura, di solito noi utilizziamo i friarielli saltati in padella.
Preparate una pasta sfoglia col burro e la farina, o per accellerare i tempi potrete utilizzare quella surgelata.
Mettete in una terrina la ricotta e scioglietela bene lavorandola con un cucchiaio di legno aggiungete le uova, il parmigiano, la provola tagliata a dadini.

Pizza di Carnevale appena sfornata

Spezzettate la salsiccia e unitela al composto.
La salsiccia potra’ essere unita a crudo, o anche precedentemente cotta in padella ed in seguito sbriciolata all’interno dell’imbottitura.
Stendete la pasta sfoglia rivestitene una teglia imburrata, versate il ripieno preparato nella teglia, livellando bene e coprite con l’altra sfoglia.

Dorate la superficie con un uovo battuto con un po’ d’olio e fate cuocere a calore moderato per circa un ora.
Anche qui c’è una variazione, qualcuno aggiunge dell’uva passa dandole un sapore agrodolce.

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Le Lasagne Napoletane

Almeno una volta all’anno bisogna mangiarle per aumentare, almeno una taglia di reggiseno, il che non è poi tanto male:-).
La preparazione e’ molto elaborata ed il giorno in cui la si serve diventa una festa e se ne continua a parlare fino al giorno successivo cioe’ le ceneri, quando si comincia il “digiuno e l’astinenza”  che prevede nel menù partenopeo piatti di tutto rispetto, e cioè la tradizionale pasta e ceci (Lampp ‘e tuon) ed il “mussillo”

La cuisine des Polichinelles – GB Tepolo

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Le Chiacchiere di Carnevale

Le chiacchiere sono i tipici dolci del Carnevale solitamente vengono fritti e cosparsi di zucchero al velo. I nomi variano a seconda delle regioni di provenienza: chiacchiere e lattughe in Lombardia, cenci e donzelle in Toscana, frappe e sfrappole in Emiliacròstoli in Trentino, galani e gale in Venetobugie in Piemonte , ma  “Chiacchiere”, però, sembra essere quello più usato, dal momento che viene adoperato nel Milanese, in Umbria, nel Lazio, in Campania, nella Puglia, nella Calabria, nella Sicilia e nella Sardegna.

chiacchiere

Questo nome, inoltre,  sembra voler alludere al fatto che, nel periodo carnascialesco, si può dire (o fare) qualsiasi cosa, senza timore di essere rimproverati.

Successivamente, prodotte in gran quantità dovevano poi durare per tutto il periodo della Quaresima.

Ingredienti
– gr 350 di farina
– 2 uova
– gr 50 di burro
– 1 bicchierino di liquore
– 2 bustine di vanillina
– gr 50 di zucchero a velo
– 1 pizzico di sale

per la frittura:
– olio di semi di girasole q.b.

Esecuzione:
Disponete su di una spianatoia la farina a fontana, e ponetevi al centro il burro, lo zucchero, la vanillina, le uova, mezzo bicchierino di liquore a vs. piacimento ed un pizzico di sale .
Lavorate bene gli ingredienti fino a qiando non otterrete un impasto liscio ed elastico, al quale darete la forma di una palla e che lascerete così riposare coperto con un canovaccio per una mezzoretta.
Lavorate e spianate la pasta con l’aiuto del matterello o per mezzo dell’apposita macchinetta, dovrete ottenere una sfoglia non troppo sottile dello spessore di 1 mm e mezzo.
Ottenuta una sfoglia liscia e compatta’ con l’aiuto di una rotellina a taglio smerlato, ricavatene delle strisce dello spessore di circa 5 cm per 10 cm, e praticate su ognuna di esse due tagli centrali e paralleli in orizzontale.
Ponete le strisce così ottenute 2 o 3 alla volta in abbondante olio ben caldo ma non bollente, rigirandole continuamente su ambo i lati e facendo attenzione a non bruciarle; appena saranno dorate, toglietele dall’olio e ponetele a sgocciolare sucarta assorbente
Una volta raffreddate, ponetele su di un piatto da portata e cospargetele di zucchero al velo vanigliato.

Chiacchiere al cioccolato

Ingredienti:
– 500 g. farina,
– 100 g. zucchero,
– 50 g. cacao amaro,
– 100 g. burro, 4 uova,
– 1 bustina di lievito,
– 1 bustina di vanillina
– la scorza grattugiata di un arancia
– sale,
– 2 bicchierini di grappa.
Olio per friggere, zucchero a velo.

Chiacchiere al cioccolato

Esecuzione:
Impastate la farina con lo zucchero, il cacao, le uova (una per volta), il burro a temperatura ambiente, il lievito, la vanillina, e la buccia grattugiata dell’arancia, la grappa e un pizzico di sale.
Lavorate fino a che non otterrete una pasta elastica e liscia. Coprite la pasta con pellicola e lasciatela riposare in frigo per 20 minuti. Tirate la pasta allo spessore di 1 mm. Ricavatene dei rettangoli di 6×12 cm, incidete il centro del rettangolo e rovesciate la pasta. Friggete le vostre chiacchiere in abbondante olio bollente, scolatele su carta assorbente e servitele cosparse di zucchero a velo.

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Torta della dodicesima notte – Twelfth Night Cake – (Gran Bretagna)

Torta della dodicesima notte (Twelfth Night Cake)

« If music be the food of love, play on
Give me excess of it, that, surfeiting,
The appetite may sicken, and so die. »

«
 Se la musica è l’alimento dell’amore, seguitate a suonare,
datemene senza risparmio, così che, ormai sazio,
il mio appetito se ne ammali, e muoia. »
(Orsino, atto I, scena I)

William Shakespeare

Quando parliamo di dodicesima notte, non possiamo fare a meno di ricordare la commedia in cinque atti scritta da William Shakespeare tra il 1599 e il 1601.
La dodicesima notte o Quel che volete (in inglese: Twelfth Night, or What You Will)

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I dolci dell’Epifania

La befana distribuisce i doni

Tanti i proverbi popolari dedicati a questa ricorrenza quello più famoso è: L’Epifania tutte le feste porta via,

In questo giorno , ormai da secoli,  ha  la spiacevole peculiarità di concludere il ciclo delle feste dell’anno liturgico,  scopriamo insieme qualcuna delle vecchie  tradizioni, non solo gastronomiche legate alla festa più  desiderata dai bambini.
Celebrazione tradizionalmente legata al cibo, ma non tanto per la particolarità delle preparazioni collegate, quanto piuttosto per l’usanza di riempire di tante cose buone le calze appese al camino dai piccini.

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Galette de Roi Dolce dei Re Magi – (Francia)

Dolce dei Re Magi“Galette de Roi”
Il 6 gennaio giorno dell’Epifania e’ in Francia il giorno della festa dei tre re,  festa che  ha dato origine nella storia a numerose usanze, una di queste prevedeva l’elezione di un  re della giornata durante una  festa basata su abbondanti libagioni alle quali erano ammessi anche i poveri.

L’usanza prese  piede in Francia già nel X secolo, in Olanda ed in Belgio intorno al 1281.
Nel 1316 si celebrava la festa dei tre Re anche alla corte inglese. E’ tradizione preparare un dolce speciale ed il Dolce dei Re Magi, dalla sua origine ad ora ha subito numerose variazioni  inizialmente pare fosse un pane o un dolce piatto di forma rotonda. In Olanda venivano confezionate delle cialde, i dolci sfoglia e torte, mentre in Francia si preparavano ciambelle.

In Svizzera il Dolce dei Re Magi  e’ preparato  con un pezzo di pasta lievitata di forma rotonda intorno al quale si dispongono 5 o 6 pezzi di pasta dalla forma sferica  più piccole della stessa pasta in ognuna delle quali si introduce una figurina di porcellana o di altro materiale che dà diritto, a chi la trova, al titolo di re, oppure a seconda dei simboli, di principe, ministro, ecc. Prima della cottura il dolce  viene spalmato con ghiaccia alle mandorle o nocciole e cosparso di granella di zucchero. Un’altra caratteristica è quella di introdurre nel dolce un fagiolo od una fava oppure una moneta come portafortuna.

Galette de rois con “sorpresa”

Le ciambelle si prestano molto per mettere all’interno la fava, il fagiolo od una
moneta. Inoltre potete colare sopra del cioccolato fatto fondere a bagnomaria per renderle più ricche.

La tradizione francese prevede,  quando arriva l’atteso momento, che il più giovane dei conviviali vada  sotto il tavolo. Qualcuno taglia la torta, questo taglio viene fatto con la torta coperta da uno strofinaccio, in modo che, se il coltello incontra la fava, il tagliatore non possa sapere in che porzione si trovi, e che non si possa barare. Ma, chissà perché, spessissimo la fava si troverà nella porzione del bambino che sta sotto il tavolo… uno dei misteri familiari irrisolti!

Quando la torta è finalmente porzionata, si prende una fetta  e si chiede al bambino sotto la tavola : “per chi è questa ?” Il bambino risponde : “Per mamma, papa, Zia Tizia, me, sorella o fratello ecc.”, nell’ordine che vuole lui.

L’usanza prevede che vi sia una porzione in più del numero esatto dei conviviali. Si chiama : “la porzione del povero”.

Quando tutte le porzioni sono ben distribuite, si mangia. Quello che trova la fava è il re o la regina. Gli si mette sulla testa una corona di cartone dorato.
In qualche famiglia si  brinda all’onore del re, il quale deve bere in un solo colpo un bicchiere di vino o acqua (secondo l’età) mentre tutti gli altri ripetono: “Le roi boit, le roi boit, le roi boit” (il re beve), o “la reine boit” (la regina beve).
Poi il re sceglie nell’assistenza la sua regina (o la regina il suo re), che al proprio turno deve bere un grande bicchiere

Ingredienti:

Galette des Rois

– 500 gr Pasta sfoglia (per accellerare i tempi vi conviene prenderla surgelata o dal vostro pasticciere di fiducia
– 3 uova + 1 tuorlo
– 150 grammi di burro ammorbidito (lasciatelo un paio d’ore fuori dal frigo)
– 150 gr di zucchero
– 150 gr di mandorle polverizzate
– fava (piccolo oggetto in porcellana)
– zucchero a velo
Esecuzione:
Scaldate il forno a 180°. Dividete la pasta in due parti, stendtela  e ricavatene due cerchi uguali. Mettete uno dei cerchi su della carta forno. Sbattete a bene il burro con lo zucchero fino a a quando non diventeranno spumosi, aggiungete quindi le uova, una per volta senza smettere di rimestare, aggiungete quindi le mandorle e sbattete per amalgamare bene il tutto. Stendete questa crema nel centro del primo cerchio di pasta, in cerchio dal diametro di 20 cm alto almeno un centimetro e mezzo o due, lasciando dello spazio intorno di almeno 3.5 cm. Mettete la fava nella crema. Coprite con l’altro cerchio e unite bene i due pezzi di sfoglia premendo con le dita e ripiegando poi il bordo verso l’interno, in modo da creare un bordo intorno al vostro dolce. Praticate con un coltello appuntito, delle incisioni sulla superfice e sul borodo della galette.
Spennellatela dappertutto con il tuorlo sbattuto ed infornatela per una quarantina di minuti, o fino a che sia ben dorata uniformemente. A fine cottura, spolverizzatela di zucchero a velo e passatela 1 o 2 minuti sotto il grill del forno. Toglietela dal forno e lasciatela intiepidire.

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Le Pecorelle di Genga (AN) (Marche)

Le pecorelle di Genga

Genga è una piccolo borgo cinto da mura situato su un alto poggio, distante 65 km da
Ancona
. Fu l’antica patria dei conti della Genga da cui discese papa Leone XII. Oggi è famosa per le vicine grotte di Frasassi, il complesso carsico più vasto e noto d’Italia, nella valle del torrente Sentino.

Ingredienti:
Per la sfoglia

– 1/2 kg di farina di grano;
– 4 uova
– 100 gr di zucchero
– 50 gr di strutto fuso
– 1 bustina di lievito per dolci
– 1 bicchierino di mistra’;
– scorza di limone grattugiata;
– acqua calda.

Per il ripieno:
– 250 gr di marmellata di mele
– 100 gr di uva passa
– 100 gr di mandorle tritate
– 100 gr di fichi secchi tritati;
– 50 gr di noci tritate
– 100 gr di mele tritate
– 250 gr di sapa
– 1 pizzico di cannella in polvere

Pecorelle di Genga

Esecuzione:
Preparate una sfoglia con la farina, le uova, lo zucchero, lo strutto fuso, il mistrà ed una bustina di lievito, lavoratela bene stendetene due sfoglie di pasta abbastanza spesse e lasciate riposare.

In una terrina impastate tutti gli ingredienti per il ripieno. Con un cucchiaio sistemate il composto sulla sfoglia in modo da formare dei mucchietti non molto vicini tra di loro e ricopriteli con l’altra sfoglia avendo l’accortenza di premere i bordi intorno al ripieno.

Date la forma, ritagliando con un coltello appuntito, di pecorella, o di fiasco, o di befana.

Spalmate con il rosso d’uovo, allineate in una capace placca unta e cuocete a 150 gradi per mezzora.

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Ciambella dei Re Magi – (Liguria di Ponente)

Ciambella dei Re Magi

Ingredienti:
– gr 300 di farina
– gr 300 di farina Manitoba
– gr 130 di zucchero
– gr 140 di olio di oliva
– gr 100 di latte
– 1 tuorlo
– gr 50 di uvetta
– 1 uovo
– 1 limone
– gr 70 di canditi
– gr 35 di lievito di birra
– 2 pizzichi di sale

Ciambella dei Re Magi - Liguria di Ponente

Esecuzione:
Mescolate insieme le farine. Sciogliete il lievito di birra in 80 gr di acqua tiepida, quindi miscelatevi 80 gr di farina e 1 cucchiaino di zucchero. Coprite l’impasto con un canovaccio inumidito e lasciate lievitare in luogo tiepido per 30 minuti.
Preparate un secondo impasto con 120 gr di farina, lo zucchero, l’olio di oliva, il latte tiepido e le uova. Unitelo al primo impasto lievitato. Lavorate bene la pasta e lasciatela lievitare coperta e il luogo tiepido  per 1 ora (il suo volume deve raddoppiare). Riprendete l’impasto e aggiungete la farina restante, la buccia grattugiata del limone (attenzione a non grattugiare il bianco che rende amaro) e il sale. Lavorate energicamente e a lungo, fino a rendere la pasta omogenea e morbida. Completate con i canditi e l’uvetta. Dividete la pasta in 3 parti uguali, formate la treccia e adagiatela nello stampo già unto e infarinato. Coprite la ciambella con un canovaccio e lasciatela lievitare per altri 60 minuti.
Cuocete in forno a 170° per 35 minuti, abbassate la temperatura a 160° e proseguite la cottura per altri 5/10 minuti. Quando la ciambella  risulterà cotta, sfornatela e mettetela a raffreddare su una griglia.

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Anicini – Anexin (Liguria)

Anicini, anexin liguri

Anicini (Anexin)

Ingredienti:
– gr 500 zucchero
– 10 uova
– acqua aromatica ai fiori d’arancio
– 1 cucchiaio semi di anice
– gr 400 farina
– burro per ungere

Esecuzione:
In una grande recipiente meglio se di vetro, lavorate i soli tuorli con lo zucchero, mescolandoli con un cucchiaio di legno. A parte montate a neve gli albumi,ed uniteli ai tuorli, aggiungete i semi di anice e l’acqua aromatica. Mescolate ancora con cura quindi unite, per ultima, la farina.
Mescolate adagio e lasciate riposare un attimo.
Intanto ungete con il burro le pareti di uno stampo largo circa 10 cm, oppure procuratevi in negozi specializzati delle apposite scatole di carta resistente, strette e discretamente lunghe, da imburrare anch’esse; riempite gli stampi con l’impasto, spianate la superficie e mettete a cuocere in forno, già caldo a 170-180°, per circa 20 minuti.
Sfornate gli stampi, lasciate raffreddare quindi, una volta tolto l’impasto, tagliatelo a fettine, dello spessore di circa 2 cm e della grandezza di cm 4 x 6, stendete quest’ultime in una placca da forno e rinfornate per biscottarle. Servite gli anicini freddi. Si conservano a lungo racchiusi in scatole di latta, con coperchio a chiusura ermetica.

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Roscon de Reyes (Spagna)

Ciambellone dei re (magi), tipico della tradizione gastronomica spagnola per la festa dell’Epifania. Contiene sempre una sorpresa al suo interno: generalmente una moneta e chi la trova avrà buona fortuna tutto l’anno altri una fava e chi la trova dovrà pagare il roscòn (la ciambella).

Roscon de reyes (Ciambellone dei re) Spagna

Ingredienti:
– 400 gr di farina doppio 00
– 3 uova
– 100 gr di burro
– 100 gr di zucchero semolato
– 1 cucchiaio di lievito per dolci
– 1/4 l di latte fresco intero
– scorzette di 1 limone
– sale
– frutta candita a scelta per decorare

Esecuzione:
Mescolate in una piccola scodella 4 cucchiai di latte con il lievito a cui aggiungerete gr 100 della farina complessiva.
Impastate fino a che non otterrete un impasto dalla consistenza elastica e fatelo riposare coperta da un telo umido finché non raddoppierà il suo volume, all’incirca 2 ore.
Successivamente fate la fontana con il resto della farina ed al centro aggiungete le uova e lo zucchero, ed una presa di sale, il resto del latte e le scorzette di limone.
Mescolate bene ed aggiungete il burro ammorbidito. Impastate ancora per altri 2 minuti e aggiungete il panetto di pasta lievitata.
L’impasto ottenuto dovrà risultare liscio. Ponetelo a lievitare per altre 2 ore ed al termine sistemate il vostro impasto in una teglia rettangolare unta di burro e dategli la forma di un grosso anello nel cui interno nasconderete una monetina.
Chi la trova sarà fortunato.
Spennellate con un pò di latte.la superficie del vostro dolce. Spolverizzate di zucchero e mettete in forno a 160° per 15-20 minuti. Sfornate e decorate con frutta candita a piacere.

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Befanini toscani

Colleziono di libri che parlano di cibo, cucina e gastronomia, e tra i tanti ho rispolverato questa pubblicazione acquistata in uno dei mie viaggi a Firenze, la pubblicazione, a mio avviso è una delle migliori sull’argomento delle dolcezze di toscana ed è “Dolcezze di toscana” di Giovanni Righi Parenti

Dolcezze di Toscana di Giovanni Righi Parenti

… La Befana, cara Zia… tutte le feste le porta via…

“Così si lamentava lo scolaro giunto a questa data che un tempo segnava la fine delle vacanze di fine anno. E la zia consolava il nipote co’ Befanini. E’ una storia vecchia anche questa… ma anche i Befanini sono vecchi! per prima cosa vi debbo dire che sono un dolcino nato in quel di Viareggio e che per farli, ci vogliono gli stampi. Stelle, cuori, animali e poi le “befane” ed i “Befanotti”

Scambiarsi i “befanini” era un rito. L’operazione era affidata ai più piccini. I bambini per la metà li consegnavano ma i più se li mangiavano… Spesso avveniva l’incrocio ed uscivi di casa con un paio di cartocci per riportarne…tre. I Befanini rimangono i biscotti dei nostri nonni. Una fabbricazione rustica di mani e cuore he, per cominciare l’anno nuovo, risultava proprio ideale!”

dalla pubblicazione   “Dolcezze di toscana” di Giovanni Righi Parenti

 

Befanini

Preparazione tratta da  “Dolcezze di toscana” di Giovanni Righi Parenti

Ingredienti:
– kg 1 di farina 00
– gr 600 di zucchero semolato
– gr 200 di burro
– 5 uova intere
– una presa di vaniglina
– un pizzicone d’anici
– un bicchiere di latte (150 cc)
– due bicchierini di Rhum (o Sambuca, o Anisetta, o vino dolce)
– una busta e mezzo di lievito per dolci

Befanini Toscani

Inoltre:
– 1 uovo per lucidare
– Codette di cioccolato o confettini colorati di zucchero per guarnire

Esecuzione:
Battete le uova con lo zucchero in una scodella aggiungete la farina ed il burro tiepido ed il resto degli altri ingredienti.
Impaste ed infine unite per ultimo gli anici. Lasciate riposare l’impasto per poco tempo, quindi spianatelo poco per volta, formando uno strato alto poco più di mezzo centimetro ed incidetelo con gli appositi “stampini” sagomate, taglienti, rimpastando continuamente i ritagli.
Sistemate i vostri befanini in una teglia unta con un altro poco di burro e leggermente infarinata e spennellateli con un poco d’uovo sbattuto e decorateli con codette di cioccolato o confettini multicolori di zucchero. Infornate in forno non troppo caldo (170°)e cuoceteli per una ventina di minuti, più o meno, il tempo necessario affinche’ si imbiondiscano e si asciughino completamente.

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Dreikönigskuchen o dolce dell’Epifania – (Svizzera)

Le tradizioni non cambiano, siamo in Svizzera e, La torta dei re magi, si chiama Dreikönigskuchen (letteralmente il dolce dei tre re), una piccola torta a forma di fiore costituita da tante palline da staccare, cosparse di mandorle e zucchero.

Dreikoenigskuchen - Dolce dei tre Re (Svizzera)

Foto tratta dal sito Sposare uno svizzero
Ingredienti
:
– 750 gr di farina
– 75 gr più due cucchiai di zucchero<
– 1/2 cucchiaino di sale
– buccia grattugiata di un limone non trattato
– 125 gr di burro più quello per la teglia
– 3,25 dl di latte
– 30 gr di lievito di birra
– 5 cucchiai di acqua tiepida
– 2 uova più un tuorlo
– 200 gr di uvetta
– un oggettino resistente al calore e privo di sostanze nocive (es. di porcellana o di argento), oppure una moneta o un fagiolo o altro legume secco
– lamelle di mandorle

Esecuzione:
Mescolate la farina, lo zucchero (75 gr), il sale e la buccia grattugiata del limone in un recipiente
Fate sciogliere il lievito nell’acqua ed unitevi i due cucchiaio di zucchero, lasciate riposare qualche minuto.
Fate fondere il burro ed unitevi il latte ed incorporatevi il lievito e poi le uova, ed infine il miscuglio di farina e zucchero.
Lavorate il tutto fino a quando non otterrete un impasto soffice e non appiccicoso se avete la possibilità potrete tranquillamente utilizzare un’impastatrice elettrica o una planetaria. Terminate incorporando l’uvetta e l’oggetto prescelto da nascondere all’interno del vostro impasto
Dividete l’impasto in sei o otto o 10 pezzi (di cui uno può essere più grande e deponetelo al centro di una teglia ben imburrata e gli altri attorno formando un fiore.
Lasciate lievitare il dolce in un luogo caldo fino a quando non raddoppierà di volume. Poi lasciatelo riposare in un luogo fresco per un’altra oretta.
Spennelatelo con il tuorlo d’uovo e spolveratelo con le lamelle di mandorle. Cuocete per 40/50 minuti nella parte inferiore di un forno caldo a 200 gradi. Fatelo raffreddare su una gratella prima di offrirlo

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Vasilopita – pane di san Basilio (Grecia)

san Basilio

Vasilopita è un termine Greco composto da “Vasilo” e “pitta” e significa “pane di Basilio”.
Si racconta che in Cappadocia di Cesarea nella prima metà del quarto secolo  San Basilio il Grande, era un vescovo,  e, desiderava distribuire monete ai poveri della sua diocesi, così diede l’incarico a molte donne di cuocere in forno un pane zuccherato nel cui interno veniva inserita una moneta d’oro. Ogni famiglia così non appena avrebbe tagliato il pane avrebbe avuto una piacevole sorpresa trovandola.
L’evento, è oggi ricordato in tutte le case greche ogni anno il primo di gennaio.
Come vuole la tradizione, un pane dolce (in alcune zone della Grecia assomiglia ad una torta) viene preparato nelle case e per l’intera  comunità religiosa, il suo nome è Vasilopita.

Ingredienti:
– 230 gr di burro più quello per la teglia
– 200 gr di zucchero più un cucchiaio
– 5 uova
– 1 bustina di vanillina
– 300 gr di farina
– 1 bustina di lievito in polvere
– una manciata di mandorle intere o a lamelle
– 2 cucchiai di semi di sesamo
– 1 moneta piuttosto grande, oppure un oggettino resistente al calore e privo di sostanze nocive

basilopita o vasilopita (pane di san Basilio) Βασιλόπιτα Αγίου Βασιλείου Grecia

Esecuzione:
Preriscaldate il forno a 165 gradi. In una ciotola sbattete assieme il burro morbido e lo zucchero. Unitevi le 2 uova intere e tre tuorli (tenete da parte i tre albumi), ed infine anche due cucchiai d’acqua.
In un’altra ciotola passate al setaccio e mescolate la farina, il lievito in polvere e la vanillina che unirete al composto di burro, uova e zucchero.
Sbattete a neve ferma i tre albumi, ed unitevi il cucchiaio di zucchero e sbattete ancora. Incorporate gli albumi montati all’impasto preparato in precedenza, mescolando dall’alto in basso.
Versate l’impasto in una teglia ben imburrata ed inserite facendola sprofondare nell’impasto la monetina in modo che non si veda dalla superficie. Distribuite sopra al vostro dolce le mandorle ed i semi di sesamo.
Cuocete in forno caldo per circa 70 minuti, e controllatene la cottura con uno stecchino (infilzato al centro del dolce che dovrà risultare pulito). Fatelo raffreddare su una gratella.

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Fugassa de la Befana (Piemonte)

la Fugassa d’la Befana

E’ un dolce fatto a margherita e due petali contengono una sorpresa: in un petalo c’è una fava bianca e chi la trova paga la focaccia, nell’altro petalo c’è una fava nera e chi la trova offre il vino.

Ingredienti:

Fugassa d l'befana Piemonte

– 450 gr. di farina,
– 150 gr. di burro,
– 150 gr. di zucchero,
– 1 bustina di lievito di birra,
-150 gr. di cedro e arancia canditi,
– 3 uova,
– latte,
– sale,
– granella di zucchero,
– confettini colorati.

Esecuzione:
In una terrina impastate la farina, il burro, il lievito, i tuorli, i canditi: lavorate bene l’impasto e quando è ben compatto ed elastico ricopritelo con un panno e mettetelo a lievitare per una notte intera.
La mattina seguente reimpastatelo nuovamente e dividetelo in due parti  (la dose indicata è per 2 fugasse) che lascerete riposare ancora per una decina di minuti e poi successivamente stenderete sulla placca del forno ricoperta con l’apposita carta e con il coltello praticate delle incisioni disegnando i petali di una margherita, ma senza arrivare al centro. Accavallate leggermente ogni petalo su quello vicino, e spennellatene la superficie con l’albume delle uova e cospargete con la granella di zucchero. Cuocete in forno già caldo a 200° per 45 minuti circa e quando è intiepidita decoratela ancora con confettini colorati

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Silvestro I, il papa digiunatore

Da esperta ed appassionata di gastronomia, nella mia biblioteca gastroletteraria non poteva mancare questa preziosa pubblicazione, curata da Mariangela Rinaldi e Mariangela Vicini –  Buon Appetito Santità,  ed è da qui che ho trovato degli  interessanti spunti per questo mio articolo

San Silvestro  (314-335)

Il 31 dicembre, ossia l’ultimo giorno dell’anno,  si festeggia Silvestro I Papa, il 31 è il giorno della sua morte avvenuta a Roma nel 335.  Fu sepolto nella chiesa da lui voluta presso il cimitero di Priscilla.

Gli itinerari dei fedeli del VII secolo ne attestano la sepoltura.  E, secondo un’antica tradizione il 2 giugno 761papa Paolo I lo fece traslare nell’oratorio della Chiesa di San Silvestro in Capite ed il 17 luglio dello stesso anno lo fece portare all’interno della chiesa, dove fu ritrovato durante i restauri del 1596. Papa Clemente VIII lo fece deporre sotto l’altare maggiore.

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Storia ed origini del pandoro

Domenico Melegatti

Si racconta che le nonne veronesi, nell’Ottocento, rassicurassero i nipottini raccontando loro che dopo la morte sarebbero salite in Paradiso a mangiare con gli angeli il “pane d’oro”: ed intendevano veramente un pane fatto realizzato con il nobile metallo prezioso, che però il buon Dio avrebbe poi reso commestibile.
Ma, il  pan de oro era un dolce dalla forma conica della Serenissima, riservato ai nobili, che veniva ricoperto da sottili foglie d’oro zecchino
Ma, il dolce soffice e alto, dalla forma di cupola a pianta stellata, che il pasticciere Domenico

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Santa Lucia nella tradizione gastronomica siciliana

Santa Lucia

Premetto che quest’articolo ha visto una sua pubblicazione nella Guida al Mangiar Bene di Supereva, ed un successivo approfondimento nella Guida di Cucina Etnica che ho curato fino allo scorso febbraio.

Lo ripropongo in queste pagne ampliato e rimaneggiato.
La storia racconta che Santa Lucia, è  venerata sia dalla Chiesa cattolica che e dalla Chiesa ortodossa, nacque a Siracusa,

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Lussekatter panini allo zafferano svedesi

Lussekatter vuol dire letteralmente “gatti di Lucia”.
Nel periodo natalizio in Svezia si usa tantissimo zafferano e questi dolcini
altro non sono che focaccine dolci allo zafferano, arrotolate a forma di “esse” e di colore giallo, che sta a simboleggiare il sole nel lungo inverno nordico.

Preparazione dei Lusskatter

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Raffioli o raffiuolo napoletani

Raffiolo o raffiuolo con cassata

In Campania è tradizione quella di prepararli durante il periodo natalizio, sono diffusi in tutta la regione.
I Raffioli sono dolci dalla forma ovale a base di pan di Spagna ricoperti di glassa bianca o marmellata di albicocche, e anche farciti con ricotta, scorza di cedro candita, cioccolato e pistacchi.
Si conservano bene a lungo, per cui si possono consumare anche parecchi giorni dopo le feste.

Il sito dell’Agricoltura della  Regione Campania  ce li descrive cosi’ : Il raffiolo o raffiuolo è l’adattamento campano del raviolo salato del nord Italia, a cui si ispira, nel nome e nella forma. Questa specialità campana è, però, un dolce a base di pan di spagna che, nella versione originale, è ricoperto di marmellata di albicocche e poggia su una base di glassa di zucchero. La ricetta del raffiolo classico è antichissima e piuttosto laboriosa: si sbattono tuorli e albumi con lo zucchero per 6-7 minuti e poi si aggiungono altro zucchero, mezzo limone, un quarto di cucchiaino di ammoniaca, mezza bustina di vainiglia e l’albume montato a neve. Si mette il tutto in una tasca di tela da pasticceria e si dispongono dei cordoni di pasta di circa 14 cm l’uno ripiegati su sé stessi su delle placche da forno unte e infarinate. Cocendo per circa 10 minuti, i cordoni si allargano fino ad assumere forma ovale e devono essere tolti dal forno e lasciati raffreddare, per poi essere ricoperti di glassa sulla faccia inferiore spennellati con la marmellata di albicocche. Si velano, poi, con altra glassa e si lasciano di nuovo asciugare. La glassa deve essere preparata a parte, addirittura qualche giorno prima dell’uso, perché riposando coperta, si insaporisca. Prima dell’utilizzo, si deve far riprendere riscaldandola a bagno maria; si prepara cocendo a fuoco lento zucchero, acqua e un pizzico di bicarbonato, girando continuamente con un cucchiaio di legno. Una volta portata all’ebollizione, si fa cuocere per qualche minuto per

Raffiolo classico

poi toglierla dal fuoco e si versarla in una insalatiera a scodella, dove si continuerà a girare fino a che non si raffredderà e diventerà bianca e cremosa. Per spalmarla sui raffioli, deve essere usato un pennello o la lama di un coltello. È molto difficile, oggi, che i raffioli vengano preparati in casa, ma si possono trovare in tutte le pasticcerie artigianali della Campania, anche nella versione definita “a cassata”, farciti, cioè, con crema di ricotta, cioccolato, zucchero, canditi, cannella maraschino e vainiglia.

Il mio ricordo di questi dolci, o almeno quelli prodotti qui in costiera, è legato alle visite alle partorienti o gli ammalati a cui si usava regalare vassoi colmi di queste morbide delizie, un’altra curiosità qui da noi vengono chiamati Raffaioli

Le ricette che vado a  proporvi sono tre:

La prima è tratta dalla “mia Bibbia”, un testo fondamentale, a mio modesto avviso per chi vuol cimentarsi e provare a realizzare piatti tipici e della costiera sorrentina, e della Campania e del grande sud in generale, ed è “I Sapori del Sud” di Mariano e Rita Pane Edizione Rizzoli

Le altre due sono tratte dal Libricino di Lya Ferretti e Piero Serra interamente dedicato alla Pasticceria napoletana, Edizioni “il Libro in piazza”  Edizione del 1993

Raffaioli

Ingredienti:
– 5 uova
– gr 75 zucchero
– gr 220 farina
– 1/2 limone.

Per il naspro o ghiaccia bianca :
– gr 230 zucchero
– gr 230 acqua
– 1 li­
mone.

Raffioli con cassata

Esecuzione:
Battete i rossi con lo zucchero,  in un’altra montate le chiare, mi raccomando che il recipiente sia ben asciutto e successivamente strofinato con metà del vostro limone.
A questo punto amalgamate una parte delle chiare ai vostri tuorli adempiendo a questa operazione molto lentamente ed unendovi la parte restanti degli albumi e la farina setacciata, il trutto con estrema delicatezza.
Per la cottura si usa una teglia completamente coperta di farina, e si sistema la pasta avendo cura di formare tanti mucchietti piccoli e ovali della lunghezza di circa dieci centimetri.
Si ricoprono con altra farina e si cuociono in forno a calore molto moderato per circa quarantacinque minuti.
È assolutamente importante non aprire mai il forno fino a cottura ultimata.
Tolti che siano dal forno, si spazzola via tutta la farina che li ricopriva e si rivestono di uno strato sottile di naspro o ghiaccia bianca.
Questo naspro, o glassa o crosta, come vorrete chiamarla, è una di quelle cose dove un piccolo segreto ha il potere di capovolgere una situa­zione e dare quel tocco particolare che determinerà la buona riu­scita del dolce.
Per la sua perfetta riuscita si mette a bollire in una piccola casse­ruola lo zucchero in un decilitro di acqua fino a che, preso il li­quido tra le dita, risulti un po’ appiccicoso senza necessariamente fare il filo.
Cesserà allora di fumare e si formeranno delle bollicine più corpose. Allora levate la casseruola fuori dal fuoco e ponetela nell’acqua fresca rimestando sempre, e quando vedrete che il li­quido diventa opaco alla superficie, unite il succo di un quarto di limone e lavorate il liquido molto con il mestolo per ridurlo bianco come la neve. Otterrete una crema alquanto densa che stenderete sul vostro dolce.
Rimettete questo in forno soltanto per due o tre minuti e vedrete che la crosta prenderà un aspetto liscio, duro e lucido.

Raffioli Monacali (o sorrentini)
Ingredienti:
– quattordici uova
– gr 500 farina
– gr 700 zucchero
– gr 4 ammoniaca in polvere
– gr 300 zucchero a velo
– un   cuc­chiaino raso bicarbonato   di   sodio
– gr 150 marmellata di albicocche
– burro q. b.

Esecuzione:
Montate insieme con lo zucchero sette uova intere più sette tuorli. Unitevi, mescolando delicatamente, la fari­na e l’ammoniaca. A parte, montate a neve i sette albu­mi che avrete conservato, ed aggiungeteli all’impasto.
Stendetelo sulla spianatoia spolverata di farina, taglia­telo in piccoli rombi di cm. 10 per 6, allineateli su di una placca leggermente unta di burro e spolverizzata di farina e infornateli in forno caldo (da160 a200 gradi) per 20 minuti.
Fateli raffreddare  e  spennellateli con mar­mellata di albicocche sciolta sul fuoco con un cuc­chiaio di acqua e copriteli con la ghiaccia bianca

Raffioli con cassata
Ingredienti:
– gr 200 di farina
– 8 uova
– gr 70 di zucchero
– 1 limone
– gr 300 di ricotta
– gr 300 di zucchero a velo
– gr 50 cioccolata fondente
– gr 100 cedro e scorzette d’arancia canditi
– gr 100 pasta di pistacchi
– gr 100 armellata di albicocche
– Ghiaccia bianca q. b.

Raffioli con cassata

Esecuzione:
In una terrina battete i rossi d’uovo con 70 gr. di zuc­chero sino a farne una crema, aggiungete la farina, ia scorza grattugiata di un limone e i bianchi d’uovo bat­tuti a neve ben ferma.
Imburrate degli stampini ovali, versate in ognuno di essi un po’ dell’impasto che avrete ben lavorato e in­fornate, per circa 20 minuti, a calore moderato.
Preparate intanto il ripieno, passando la ricotta al se­taccio e mescolandola con lo zucchero a velo, la cioc­colata e i canditi tagliuzzati minutamente. Tagliate a meta ogni dolcetto e farcitelo con questo ripieno, ri­chiudetelo, ponete sulla superficie una striscetta di pasta di pistacchio, spennellate con marmellata di albi­cocche sciolta sul fuoco con un po’ d’acqua e coprite più volte, via via che si asciuga, con ghiaccia bianca che avrete preparato secondo la relativa ricetta.

Guarda pure —->”I dolci di Natale nella tradizione pasticcera napoletana”

 

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L’Insalata di Rinforzo

Quando ero piccina e mi proponevano nel rituale pranzo di natale, ed anche per il resto delle feste, questa insalata, a cui ogni giorno veniva aggiunto qualche ingrediente (per lo più sottaceti) mi chiedevo cosa avesse da “rinforzare” dopo tutto il ben di Dio che tradizionalmente veniva servito in quei giorni, poi mi è stato spiegato che il “rinforzo” veniva dato dagli ingredienti che venivano man mano aggiunti alla preparazione.

Insalata di rinforzo

Piatto tipico della tradizione natalizia napoletana, ci sono due teorie sul perche’ di questo nome: la prima in quanto pietanza servita originariamente durante il cenone della Vigilia di

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A Sorrento alla Pasticceria Primavera il presepe di cioccolato ispirato a Benvenuti al Nord

A Sorrento alla Pasticceria Primavera il presepe di cioccolato ispirato a Benvenuti al Nord

Il presepe di “Benvenuti a Nord” realizzato da Antonio Cafiero

Lo scorso anno l’eclettico Antonio Cafiero, titolare della nota pasticceria “Primavera” di Sorrento ci sbalordì con la creazione di un presepe dedicato al film campione di incassi di questa stagione “Benvenuti a Sud”

Anche quest’anno Antonio ci ha voluto sorprendere ideando un presepe per la cui realizzazione sono occorsi circa 400 kg di cioccolato, e la cui lavorazione è cominciata nel mese di ottobre coadiuvato dai suoi appassionati e bravissimi collaboratori, Antonio, Nicola, Silvana e Luigi.

Matador Cavani in cioccolato

La scelta è caduta quest’anno sul nuovo film del regista Luca Miniero, e cioe’ “Benvenuti a Nord” che sarà nelle nostre sale da gennaio 2012.

Nel goloso scenario sono stati realizzati da Antonio e la  sua equipe  i monumenti più rappresentativi del Nord Italia, come il Duomo di Milano per la cui realizzazione ci son voluti circa 60 kg di cioccolato, la Mole Antonelliana, il Balcone degli innamorati più famosi del mondo: Romeo e Giulietta, in rappresentanza della città di Verona, la Torre di Pisa realizzata tutta in cioccolato bianco, mentre al centro del paesaggio troneggia un Colosseo, vetusta e storica arena nel cui centro, Antonio, grande tifoso dal cuore azzurro, ha collocato un “moderno gladiatore” e cioè l’attaccante del Napoli,  il “Matador Cavani”.

Il trenino carico di struffoli Napoletani

Attorno al presepe gira un trenino che trasporta un gustoso carico di struffoli, dolce tradizionale natalizio campano che dal profondo sud arriva al nord, a raccontare un Italia che si unisce nella dolcezza.

Per l’occasione, durante il periodo delle feste, alla gelateria Primavera sarà possibile degustare anche tanti dolci tipici del Natale, non solo della tradizione locale ma anche internazionale come i celeberrimi gingerbread.

Il presepe sarà in esposizione fino al 6 gennaio 2012

Per ulteriori approfondimenti vi invito ad ascoltare l’intervista che Antonio ha rilasciato a Massimiliano Garavini, di Ravegnana Radio, del circuito “In Blu” all’interno del suo seguitissimo programma “Musica & Parole”

 Gelateria Primavera
Corso Italia 142 – Sorrento (Napoli)
081 8073252

Angie Cafiero
angiecafiero@gmail.com

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Un dolce san Martino: storia, leggenda e tradizione

El Greco – San Martino e il mendicante – National Gallery , Washington

Mi fa particolarmente piacere scrivere di San Martino, poichè questo è il nome del mio trisavolo, che da Siena venne qui in penisola sorrentina a lavorare al Dazio, si chiamava Martino Soldatini,  e tutti i Soldatini che risiedono qui in penisola sorrentina, son tutti parenti, suoi discendenti.
Molte le tradizioni non solo gastronomiche, ma di proverbi e poesie legate al culto di questo santo, ma anche canzoni, ricordiamo che Fiorello qualche anno fa portò in musica la  famosissima poesia di Giosuè Carducci: San Martino
Per San Martino, ogni mosto diventa vino, questo e’ tra modi di dire quello più popolare.

Martino, nasce in Pannonia, l’attuale Ungheria, figlio di un ufficiale romano e, si convertì al cristianesimo quando il padre si trasferi’ a Pavia

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